Cori. Oratorio della SS. Annunziata

L’oratorio della SS. Annunziata di Cori con la sua cappella affrescata è una delle opere più straordinarie del Quattrocento ed è un monumento nazionale.

L’oratorio era un locale annesso alla chiesa dedicata al S. Crocifisso e si trova lungo la strada che collegava Cori alla pedemontana.

Da una scritta sul portale di ingresso si legge che è stato voluto dal cardinale Pedro Fernández de Frías, che governava le province di Campagna e Marittima.

Gli affreschi sono stati realizzati in tre fasi e gli ultimi risalgono al XV secolo. Vi sono rappresentate scene dal Vecchio e dal Nuovo Testamento e storie di santi locali.

Accanto alla porta, si trova il più antico stemma del Comune di Cori.

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Chiesa di Santa Maria della Pietà
Chiesa di Santa Maria della Pietà

La chiesa di Santa Maria della Pietà è la chiesa collegiata di Cori, ed è stata costruita su un tempio romano forse dedicato alla dea Diana e Fortuna.

L’edificio originario in stile romanico risale al XII secolo ma la chiesa ha subito una grande trasformazione nel XVII secolo.

Accanto alla chiesa si trova l’oratorio dell’Arciconfraternita del Gonfalone.

L’interno ha 3 navate e racchiude molti tesori come un candelabro del cero pasquale del XII secolo che è il più antico conosciuto ed è stato realizzato da artisti di Cassino.

Un'altra opera di pregio è un sarcofago cosmatesco del XII secolo e un quadro della Madonna del Rosario del XVI secolo.

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Il Santuario della Madonna del Soccorso di Cori risale al 1634 ed è stato costruito ampliando una precedente cappella dedicata ad una apparizione della Madonna.

Il progetto è dell’architetto Mario Arconti e la facciata ha un portico con tre archi a tutto sesto. Negli anni ‘50 accanto alla chiesa è stato realizzato un albergo per pellegrini.

L’interno della chiesa ad unico navata coperta da volte a botte che termina con una cupola sormontata da una lanterna.

Ai lati della navata si trovano 4 altari e proprio sotto la cupola si apre la porta della originaria Cappella dell’Apparizione.

Lo stile interno è barocco, come quello dell’epoca della costruzione, e contiene molti tesori come una immagine del Trecento della Madonna con bambino, angeli e Oliva di scuola fiorentina.

Una leggenda narra che il 4 maggio del 1521 una bambina di nome Oliva che andava a trovare la mamma che lavorava nei campi si perse nei monti di Cori proprio durante un grande temporale.

Oliva cercò riparo sotto una ginestra e qui le apparve la Vergine che la protesse e la nutrì per 8 giorni.

Proprio nel luogo dove fu ritrovata la piccola Oliva, venne rinvenuto anche una icona della Madonna e lo stesso anno venne deciso di costruire una cappella per proteggere il dipinto.

Sul luogo arrivarono così tanti pellegrini che nel giro di un secolo fu deciso di ampliare la cappella e di realizzare il santuario che oggi possiamo ammirare.

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Formia. Parco Regionale di Gianola e Monte di Scauri

Questo parco nei pressi di Formia, si trova all’interno del più ampio Parco della Riviera di Ulisse si trova sulla lingua costiera che separa i Monti Aurunci dal mare del Golfo di Gaeta.

Rappresenta uno dei pochi lembi verdi in un territorio molto antropizzato.

Il clima è di tipo decisamente mediterraneo con un particolare fascino durante la primavera quando ginestre, cisti, eriche, gladioli e altre piante della macchia mediterranea, colorano le scogliere a picco sul mare.

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La chiesa di Santa Maria di Castagneto si trova accanto al cimitero di Formia e risale al 1170.

Fu fondata dai monaci benedettini e faceva parte di un complesso monastico più grande, oggi distrutto.

Questo monastero è descritto dalle bolle papali di Alessandro III e di Innocenzo III.

L’interno è formato da un’unica sala con due campate coperte con volte a crociera a sesto acuto.

Vi sono affreschi medioevali e resti dell’antico pavimento cosmatesco.

Il campanile è in laterizio di stile romanico.

Nella costruzione del portico della chiesa sono state utilizzate parti di un antico tempio romano.

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Il santuario di San Michele Arcangelo a Formia è stato costruito inserendo una facciata del XVII secolo, su un antico cenobio benedettino dell’VIII secolo.

Nella grotta si trova una sorgente perenne e, sull’altare, la statua in peperino nero di San Michele Arcangelo.

Secondo una leggenda fu la statua ad indicare il luogo in cui voleva essere venerata.

L'ultima domenica di giugno la statua del Santo viene portata in processione accompagnata da antichi canti votivi e dagli zampognari.

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