Nel 1500 una cappella rupestre decorata da affreschi si trovava nella parte occidentale della città, lungo un’antica mulattiera. Quando il Vescovo veniva in visita pastorale a Militello, si fermava qui per indossare gli abiti pontificali. Nel 1568 poco distante dalla cappella fu costruita una chiesa, abbellita nella seconda metà del 1700 da un portale in pietra intagliata e da pregevoli stucchi. Vi si trova una magnifica statua dell’Addolorata, profondamente venerata dai militellesi.
La Chiesa nota come il Purgatorio fu costruita nel 1613 in onore di San Vito e San Gregorio Magno. Anch’essa fu riparata dopo il 1693 e oggi si presenta a una sola navata, abbellita da pregevoli stucchi con figure allegoriche a vivaci colori, mentre il monumentale altare maggiore a gradoni è realizzato in legno dorato. Il tronetto per l’esposizione del Santissimo Sacramento è esposto sull’altare. L’organo originale si trova ancora al suo posto, nella cantoria in legno decorata a intaglio.
La confraternita di San Sebastiano aveva qui sede dal 1504. Nel 1572 il popolo attribuì al Santo il miracolo di averli liberati dalla peste, dichiarandolo compatrono di Militello. Distrutta nel 1693, la Chiesa fu ricostruita inglobando nella facciata l’antico portale. Sull’altare maggiore, incorniciato da una cappella barocca (1708), è esposta la statua di San Sebastiano con fercolo ligneo, mentre il reliquario in argento si trova con altri preziosi presso il Tesoro di Santa Maria della Stella.
La Chiesa cinquecentesca di San Michele Arcangelo fu ricostruita nel 1657 e dedicata all’Angelo Custode. A una sola navata, fu restaurata dopo il 1693. Le pareti e il tetto sono ricchi di stucchi in stile rococò, a contorno del pavimento in ceramica di Caltagirone (1768). Nel 1754 furono costruiti due altarini, dedicati a San Michele Arcangelo, a sinistra, e a San Raffaele Arcangelo, a destra, i cui dipinti sono conservati a Santa Maria della Stella, come l’organo a canne che stava in cantoria. Una storia “caritatevole” Nella chiesa dedicata a San Michele Arcangelo, nel 1500, aveva sede l’ospedale retto dalla Compagnia dei Bianchi, o della Carità, finché nel 1628 la sede dell’ospedale non venne costruito vicino alla chiesa di Sant’Antonio Abate. La chiesa di San Michele cadde in disuso a tal punto da essere barattata, nel 1639, con un terreno di ulivo. Solo grazie alle elemosine dei pii militellesi si riuscì nel 1657 a ricostruire la chiesa, dedicandola all’Angelo Custode. Qui si istituì l’Umile e Caritatevole Congregazione di Maria SS. degli Agonizzanti, formata da dodici nobili e dodici rappresentanti delle maestranze (come i Dodici Apostoli), che aveva proprio l’obbligo di assistere i moribondi e di provvedere alla sepoltura e alle messe in suffragio dei poveri.
Un vero e proprio pantheon al femminile è la Chiesa della Madonna della Catena, costruita nel 1541 e sopravvissuta al terremoto. All’interno, una decorazione barocca secentesca in stucco bianco e dorato adorna le pareti, con le figure di dodici Sante Vergini siciliane nell’ordine inferiore e i Misteri Gaudiosi in quello superiore. Un tripudio di putti, conchiglie e festoni circonda le figure principali. Della metà del 1600 è il soffitto ligneo a cassettoni intarsiati, come la cantoria lignea.
Poco distante da Militello sorge il Monte Caruso sulla cui vetta, nel 1610, fu innalzata una croce di legno, come fu sul Golgota. Per questo, quando nel 1617 fu edificata una chiesa, fu chiamata del Calvario. La croce in legno, simbolo di questo luogo e sopravvissuta al terremoto (che qui fece un centinaio di vittime), è esposta sotto il portico ed utilizzata per la processione del Venerdì Santo. Al suo interno, l’immagine del Crocifisso è esposta nella cappella centrale, con numerose reliquie.
Secondo la tradizione, prima un’edicola e poi una chiesa (1503-1574), vennero costruite proprio nel punto in cui Sant’Antonio di Padova si sarebbe fermato. Decorato a fasce alterne di pietra bianca e nera, il campanile è opera di Antonio Scirè Giarro. All’interno, la cinquecentesca cappella del presbiterio, originariamente nota come Cappella del Santo Sepolcro, si attribuisce a Giandomenico Gagini senior e a Antonuzzo Gagini, uno degli ultimi rappresentanti della grande famiglia di scultori.
Costruita nel 1724, questa chiesa era destinata all’esposizione del Santissimo Sacramento. La sua facciata barocca a profilo concavo rivela come l’architetto militellese Antonino Scirè Giarro abbia risentito, a livello progettuale, dell’influsso del Borromini. L’interno è decorato da stucchi. Molte opere d’arte che l’arricchivano sono state trasferite presso il Tesoro di Santa Maria della Stella per scongiurare i numerosi furti.
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