Antonio Piero Barresi costruì una chiesa per S. Maria Annunziata intorno al 1480, ingrandita col monastero tra il 1503 e il 1515. Vi si stabilirono i Domenicani e, dal 1613, i Frati Minimi di San Francesco di Paola. La chiesa è abbellita all’esterno da un portico a colonne, decorato da affreschi con la Gloria del Paradiso e le Pene del Purgatorio; la navata interna è rivestita da stucchi tardo-barocchi, mentre sono secenteschi quelli dell’altare maggiore, che incorniciano la statua del Santo.
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Militello in Val di Catania. Chiesa e Monastero di Santa Maria degli Angeli dei frati Cappuccini

Caterina Barresi fondò il monastero nel 1575, accanto a una piccola chiesa preesistente. Il complesso fu ristrutturato nel 1709 e ha ospitato i frati fino al 1980 circa; oggi la messa viene celebrata solo una volta al mese dai frati cappuccini di Augusta (SR). La chiesa, a una sola navata, è abbellita da cappelle elegantemente intagliate e da una splendida pala con Santa Maria degli Angeli e sei santi dipinta Filippo Paladini (1612), superbamente incorniciata da un altare maggiore in legno.
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Fu Francesco Branciforti a far edificare la chiesa e il convento per i Domenicani, inaugurandoli nel 1613. Danneggiato nel 1693, fu restaurato con una facciata classicheggiante dal timpano a guglie. I locali del convento, a lungo adibiti a scuole e abitazioni private, dopo un intervento di valorizzazione oggi ospitano uffici comunali, la Biblioteca Comunale “A. Majorana” e il Museo e la Pinacoteca Civica “S. Guzzone”. La Chiesa, a navata unica ancora decorata da stucchi, è adibita a Auditorium.
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La chiesa fu costruita dai Barresi verso la metà del 1500, come sede di una confraternita devota a quest’eremita. I Branciforti costruirono il monastero, dove nel 1631 furono trasferiti i monaci Agostiniani che risiedevano fuori città. Risparmiato dal terremoto del 1693, oggi giace in rovina: la chiesa entrò in disuso e il monastero fu riadattato a sede di scuole pubbliche fino al 1950. Le sue preziose opere d’arte, fra cui la statua seicentesca di San Leonardo, si possono ammirare presso il Museo San Nicolò.
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Militello in Val di Catania. Chiesa e Monastero femminile di Sant’Agata

Una chiesa con reclusorio esisteva già agli inizi del 1500. Usato come collegio per zitelle, il monastero fu concesso alle monache benedettine. Lo stile neoclassico della facciata si data alla fine del 1700. A una navata, conserva l’altare maggiore con una cappella seicentesca in pietra policroma, in cui è esposta la statua con fercolo della Madonna delle Grazie. Conserva la bella grata della cantoria, un organo a canne settecentesco e le statue secentesche di Sant’Agata e altre Vergini Martiri.
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Militello in Val di Catania. Chiesa e Monastero femminile di San Giovanni Battista

Fondato intorno ai primi anni del 1400 e danneggiata dal sisma, la Chiesa conserva ancora il portale rinascimentale e, all’interno, il pavimento in maiolica seicentesca, realizzato a Caltagirone, e il coro delle monache nella cantoria. Qui, oltre alla statua di San Giovanni Battista, si venera la preziosa reliquia del suo pollice; i preziosi arredi liturgici sono oggi esposti nel Tesoro di Santa Maria della Stella.
Un legame “Speciale” con San Giovanni 
Il monastero di San Giovanni Battista ebbe una ricca dote da parte di Eleonora Speciale, figlia del viceré di Sicilia Niccolò Speciale e vedova del barone Blasco II Barresi di Militello. Eleonora scelse questo monastero, nel 1470, per trascorrervi gli ultimi anni della sua vita. Proprio dal monastero di San Giovanni proviene il Ritratto di Niccolò Speciale, dalla stessa Eleonora commissionato al grande scultore dalmata Francesco Laurana nel 1471, uno dei più insigni rappresentanti della scultura rinascimentale. Eleonora era, dunque, figlia di uno tra i maggiori personaggi storici della Sicilia di metà Quattrocento: Niccolò, infatti, esponente della famiglia Speciale dei baroni di Nicosia, fu Viceré di Sicilia dal 1423 al 1432 su investitura del re aragonese Alfonso il Magnanimo in persona.
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Militello in Val di Catania. Chiesa e Monastero di San Benedetto

Costruito tra il 1616 e il 1646, è il terzo monastero benedettino di Sicilia, dopo Catania e San Martino delle Scale a Palermo. L’impianto secentesco manierista è attribuito a Valeriano De Franchi, mentre le decorazioni barocche furono ultimate nel 1725. La chiesa a una sola navata, parrocchia dal 1952, conserva pregevoli opere d’arte, fra cui il reliquiario settecentesco in argento di San Benedetto e lo straordinario coro ligneo dei monaci del 1734. I locali dell’ex Abbazia sono oggi sede del Municipio.
I Branciforti e San Benedetto 
Il complesso benedettino, imponente nel suo elegante travertino color miele, è una delle più maestose manifestazioni della munificenza di Francesco, Giovanna e Margherita Branciforti, come ricorda la targa commemorativa sul portale centrale. La posa della prima pietra fu celebrata dall’esecuzione di composizioni musicali create dalla stessa Giovanna e di rappresentazioni sceniche. Giovanna stessa poi donò una statua della Vergine del Rosario, come ex-voto per la vittoria del padre Giovanni nella Battaglia di Lepanto contro i Turchi. Non è un caso che Francesco volle essere seppellito qui. Il suo corpo imbalsamato giace da quattro secoli nella cappella del Santo Bambino (insieme ai resti di tre bambini, forse le  figlie Caterina e Flavia, morte prematuramente e il nipotino Antonio Colonna, e del fratello abate Vincenzo, morto nel 1620), dietro una grata, ricordato da un’epigrafe e circondato da splendidi affreschi.

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Militello in Val di Catania. Chiesa Madre di San Nicolò e del Santissimo Salvatore

La Matrice, dedicata a San Nicolò e poi nel 1788 al nuovo patrono SS. Salvatore, fu costruita nel 1721 su disegno dell’architetto Girolamo Palazzotto, con un prospetto tripartito, slanciato sull’alta scalinata. Fu aperta al culto nel 1740 e nel 1765 completata con il secondo ordine e il campanile, opera dell’architetto Francesco Battaglia. La cupola in cemento armato fu aggiunta nel 1904, su progetto del militellese Salvatore Sortino. I locali sotterranei ospitano il Museo di San Nicolò.
Il culto di San Nicola 
Altrettanto antico quanto quello di Santa Maria a Militello è il culto di origine greco-bizantina di San Nicola da Myra. A lui era dedicata una chiesa, nota come San Nicola il Vecchio, nei pressi del Castello, andata distrutta dal terremoto del 1693. La nuova Matrice fu costruita in un altro punto della città e in posizione predominante. Al suo interno si conservano preziose testimonianze della vecchia Chiesa Madre: l’antica macchina lignea secentesca che abbellisce l’altare di San Nicolò, incorniciando la pala d’altare con la Predicazione di San Nicolò, opera di Vito D’Anna (1763). La statua lignea del Santissimo Salvatore, qui custodita, è opera dello scultore palermitano Girolamo Bagnasco (1818) ed è abbellita da un fercolo con angeli che sorreggono una corona, opera del ragusano Corrado Leone (1842).
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