Il MU.Vi.S. - Museo di Vie e Storie è realizzato per l'ente Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili a Vicovaro.

Si trova nell'ex Chiesa di Santa Maria delle Grazie che era una semplice cappella votiva di proprietà degli Orsini.

In precedenza, la chiesa era stata un edificio romano che nel XIII secolo diventò un convento francescano.

La chiesa è stata rimaneggiata nel 1628 e ha un aspetto barocco. L'interno ha una navata unica con affreschi del Seicento.

E’ stata sconsacrata dalle truppe francesi ed è stata venduta ai privati.

Il museo si sviluppa in percorsi multimediali che riportano leggende e tradizioni del territorio.
 

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Il palazzo Cenci Bolognetti nasce dalla trasformazione della rocca di Vicovaro.

Nel 1191 Papa Celestino III concedeva il feudo di Varia (Vicovaro), ai nipoti Conti Orsini di Tagliacozzo che costruiranno una roccaforte inespugnabile.

Intorno al 1600 gli Orsini furono costretti a vendere i loro feudi, ed anche Vicovaro fu messo all'asta. Venne acquistato

Nel 1692 gli Orsini cedettero Vicovaro ad una nobile famiglia bolognese, da cui derivò il nome Bolognetti. 

Tra il 1693 e il 1721 la famiglia Bolognetti trasforma il castello medioevale in palazzo residenziale, e centro di amministrazione agricola, con l'architetto Sebastiano Cipriani.

Il Palazzo venne connesso alla nuova chiesa di San Pietro Apostolo attraverso una preziosa galleria affrescata con vedute e paesaggi realizzata dal pittore Salvatore Monosilio.

Dell'originaria rocca restano due torrioni cilindrici, la cordonata di accesso ed un portale gotico
 

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I musei di Velletri (Archeologico, di Geopaleontologia e Preistoria dei Colli Albani e Diocesano) si trovano nel palazzo comunale in un itinerario di visita lungo il quale si ricompongono le tappe fondamentali della storia di questa orgogliosa e libera città.

Il museo viene inaugurato nel 1920 e, il monumentale Sarcofago di Velletri o Sarcofago delle fatiche di Ercole. 

Si arricchisce anche di una biblioteca specializzata, di un laboratorio di restauro, due depositi, una sala conferenze

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Le mura attuali di Velletri risalgono al medioevo e sono state più volte rinforzate. Delle originarie otto porte ne rimangono tre: porta Santa Lucia, porta Napoletana e porta Romana.

Porta Napoletana venne edificata nel 1511 da manovalanze di lombarde ed impressiona per la sua mole. Nel 1596 sulla porta venne riportata la scritta "Si paga gabella" ad opera della Congregazione del Buon Consiglio.

Oggi ospita la sede locale dell'AIS (Associazione Italiana Sommelier).

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FOTO CLAUDIO PASQUAZI
Valmontone. Palazzo Doria Pamphilj

Originariamente Palazzo Doria Pamphilj era il palazzo baronale dei Barberini costruito su una precedente fortezza a Valmontone.

La sua forma attuale viene dalla ristrutturazione del principe Camillo Pamphilj che nel 1651 voleva creare una città ideale, la cosiddetta Città Panfilia, che comprendesse non solo il palazzo, ma anche la vicina chiesa e altri edifici, come stalle, magazzini, abitazioni. Il palazzo ha 365 stanze, molte delle quali affrescate.

Durante la guerra il palazzo ospitò i cittadini di Valmontone. Oggi è sede della vita sociale del paese e ospita il Museo storico di Valmontone.

Gli Affreschi del Palazzo

Il ciclo di affreschi che si possono ammirare al piano nobile di Palazzo Doria Pamphilj rapiscono il visitatore tenendolo con il naso all’in su e fanno del grande palazzo, insieme alla monumentalità della sua struttura, una delle testimonianze più rappresentative del territorio oltre a rappresentare un momento fondamentale della pittura romana del Seicento.

Camillo Pamphilj, nipote di papa Innocenzo X, aveva acquistato dal cardinale Francesco Barberini il feudo di Valmontone nel 1651 e già a partire dal 1657 iniziarono i primi interventi pittorici.

L’impresa pittorica, riguardò le quattro Stanze maggiori ed i quattro Camerini del piano nobile. La superficie dipinta interessava quasi esclusivamente le volte ad eccezione del Salone del Principe in cui vennero dipinte anche le pareti a trompe l’oeil.

È il maestro Pier Francesco Mola che esegue gli affreschi rappresentanti l’America, l’Africa e l’ormai perduta Aurora e sempre lui iniziò l’affresco dedicato all’Aria che, a causa di una controversia riguardante il pagamento pattuito con Camillo Pamphilj, fu terminato dal Mattia Preti.

Vari e vani furono i tentativi di riportare il maestro a Valmontone, tanto che Camillo, offeso dal comportamento dell’artista, fece distruggere nel 1659 da Francesco Cozza (altro artista chiamato ad intervenire nel cantiere pittorico) l’affresco incompiuto.

La prima stanza affrescata che si incontra salito lo scalone sul lato meridionale del palazzo è la Stanza del Fuoco. Gli affreschi sono opera dell’artista Francesco Cozza. Appena al di sopra della cornice che lo contiene inizia l’affresco che non presenta divisioni o ripartizioni.

La fascia basamentale dell’affresco è un susseguirsi di figure di uomini intenti nella lavorazione del metallo all’interno della fucina di Vulcano mentre al centro della volta capeggia Venere, compagna del dio del Fuoco. Nella grande composizione si alternano numerose figure di eroi e divinità.

La successiva Stanza dell’Aria è stata affrescata in soli 16 giorni da uno degli ultimi artisti che prendono parte alla fabbrica di Valmontone: Mattia Preti.

Le tradizionali partizioni architettoniche, rintracciabili nelle Stanze dell’Acqua e della Terra e probabilmente nell’originario disegno del Mola per questa stanza, vengono eliminate: le figure rappresentate fluttuano liberamente nello spazio come se stessero realmente volando nell’aria. Al centro della scena viene raffigurata la personificazione dell’Aria, circondata dalle Ninfe e dai Venti; agli angoli si trovano le figure allegoriche del Tempo, dell’Amore, della Fama e della Fortuna.

L’incessante alternarsi delle fasi del giorno è scandito dalla presenza, ai lati, dei carri astrologici: Aurora anticipata da angeli sparge i fiori, Apollo sul suo carro scintillante trainato da cavalli bianchi sono l’allegoria, rispettivamente, della Mezzanotte e del Mezzogiorno. Diana che si allontana da Endimione dormiente è la Sera, la Notte è una bellissima figura assopita sul suo carro, ai piedi del quale il pittore si ritrae mentre si riposa dopo le fatiche della giornata.

Lasciata quella dell’Aria si passa alla Stanza dell’Acqua, dipinta da Guglielmo Cortese, allievo di Pietro da Cortona. Proprio all’impostazione impartita dal grande maestro del primo Barocco si può ricondurre lo schema di ripartizione in finti stucchi che divide la volta in cinque riquadri: in quelli laterali vengono rappresentati le divinità legate all’acqua come Nettuno, mentre in quello centrale ci sono Amorini che scoccano frecce ed un fanciullo che si affaccia versando acqua da una conchiglia.

La successiva Stanza affrescata da Giambattista Tassi è dedicata alla Terra la cui personificazione impugna scettro e globo e guida un cocchio trainato da leoni cavalcati da un putto.

Infine la grande Sala del Principe sulle cui pareti è ricreata una architettura illusoria composta da un colonnato che sorregge un terrazzo con giardino pensile da cui si affacciano delle figure riconducibili a personaggi della corte dei Pamphilj. Nella volta, imponente, lo stemma della famiglia alla quale si devono queste impareggiabili opere.

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Il museo civico di Vallepietra è nato per raccontare la storia del borgo ma anche per raccogliere l’incredibile patrimonio culturale degli ex voto di tutti i pellegrini che nei secoli si sono recati al Santuario della Santissima.

Il museo è diviso sale dedicate a particolari aspetti: la sala degli arredi e paramenti sacri che racconta la storia delle famiglie nobiliari del posto, quella delle Confraternite, quella dei sacerdoti che si sono succeduti a Vallepietra ed infine quella dedicata agli ex voto e ai ricordi dei pellegrini.

Accanto al museo si trova un centro di documentazione che raccoglie immagini e filmati che documentano la storia del santuario della SS. Trinità di Vallepietra.

Una vera particolarità è la parte del museo dedicata al Pianto delle Zitelle, una laude di Francesco Tozzi che risale al 1700 e che ogni anno viene cantata dalle ‘zitelle’ in una rappresentazione che si svolge la mattina della festa della SS Trinità.

Questa suggestiva rappresentazione con la Madonna vestita di nero e le zitelle vestite di bianco ripercorre le ultime ore della vita di Cristo.

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Torre Caetani
Torre Caetani

Il borgo di Vallepietra si è formato attorno ad un castello di cui oggi è visibile soprattutto la grande Torre Caetani, proprio nella piazza principale del paese, le porte di accesso e alcuni tratti di mura. L’antico castello, poi trasformato in palazzo nel rinascimento, è invece andato distrutto durante il terribile terremoto della Marsica del 1915.

Il suo nome riprende quello della importante famiglia Caetani che ha dato i natali a papa Bonifacio VIII e che durante il medioevo è stata fra le più importanti in Europa. I Caetani hanno sistemato il castello e governato Vallepietra in un periodo compreso fra il 1267 e il 1670.

La torre ha una base quadrata e una altezza di circa 24 metri e dalla sua sommità si gode di una vista su tutta la Valle dell’Aniene e la catena dei Monti Simbruini. Alla sua base è stata realizzata una fontana che forniva l’acqua al borgo.

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