Fumone. Il giardino pensile del Castello di Fumone

Il giardino pensile del Castello di Fumone ha una pianta vagamente trapezoidale e si distende su una superficie di circa 3500 mq a quota 803 metri slm.

Con questi dati è uno dei giardini pensili più estesi d’Europa a questa quota.

La sua costruzione fu ultimata nel XVII secolo con l’impiego di almeno 20.000 ore di lavoro, centinaia di tonnellate di terra di castagno, trasportate a dorso di mulo e a spalla, che furono poste sulle volte dei vecchi servizi di guardia che vennero trasformati in cisterne per l’irrigazione e come riserva idrica per le attività del Castello.

È in effetti è il giardino pensile a caratterizzare maggiormente la trasformazione dell’antica rocca militare in residenza signorile, ingentilendone l’aspetto. La sua costruzione si ispira ad alcuni canoni scritti nei trattati sui giardini del XV secolo come, ad esempio, il trattato di architettura “De re aedificatoria” del grande Leon Battista Alberti.

I Marchesi Longhi sfruttarono la potenzialità scenografica delle vedute panoramiche e dei dislivelli, introducendo nei loro giardini prospettive variate e indefinite.

Dal punto di vista botanico preferirono coltivare delle specie sempreverdi, piante dal fogliame fitto e compatto come l’alloro, il bosso, la tuia e altre piante adatte a creare siepi e recinzioni con forme geometriche. Per la parte arborea scelsero di piantare soprattutto pini, cipressi e lecci.

Il giardino fu dotato inoltre di un efficiente sistema di drenaggio che, con un ramificato sistema di canali interni, permetteva alle acque di defluire verso l’esterno per mezzo di un ingegnoso sistema di pendenze.     

I giardini del Castello di Fumone sono posti su due livelli diversi: la struttura superiore, di circa 2000 mq, è caratterizzata dalla suddivisione in compartimenti regolari bordati con siepi di bosso, posto sui lati di un viale centrale a affiancato da cipressi.

Il viale centrale, nel quale ad un certo punto affiora dal terreno la cima di Monte Fumone, che secondo la leggenda sarebbe foriera di buona fortuna da guadagnarsi con un sol tocco, termina con una colonna romana in marmo di Luni del II secolo DC. La colonna è istoriata con decorazioni in bassorilievo che raffigurano foglie e pigne. 

Un secondo livello più basso, fu realizzato agli inizi del 1700 ed è caratterizzato dalla presenza di alberi di alloro secolari.

Tra le curiosità custodite nei giardini pensili vi è una cavità ricoperta da un grosso blocco di pietra posta un centinaio di anni fa, si dice per ricordare un importante desiderio esaudito.

È molto apprezzato dai visitatori l'albero dell'amore, un gigantesco cipressus funebris frutto dell'unificazione di due alberi.

L’incomparabile cornice di questo giardino è sicuramente il magnifico paesaggio che si può ammirare mentre si passeggia. Lo sguardo meravigliato, da questa postazione eccezionale, può abbracciare circa quarantacinque paesi, dai Colli Laziali a nord ai Monti Ausoni a sud, limitato dalla catena dei Monti Ernici a oriente e da quella dei Lepini a occidente.

È da qui che si comprende l’importanza strategica di Fumone nel tempo, una castellania ambita e per questo sottoposta a “giurisdizione particolare” da parte dello Stato Pontificio.
(Elisa Potenziani)
 

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Le molte preziose e originali Madonne di Vico nel Lazio

Vico nel Lazio ha un particolare rapporto con la Madonna con 5 preziose statue protette in chiese, 6 chiese dedicate alla madre di Gesù, 4 confraternite e 5 feste. Ma come nasce tutto questo amore?
Il culto della Madonna ha inizio con il cristianesimo stesso e, forse, rappresenta un ponte fra i culti pagani e la nascente chiesa cristiana. Nella Madonna, che viene dal latino ‘mea domina’ (mia signora), rivive la concezione del principio femminile come creatore e datore di vita. Non a caso la parola ‘maria’ in antico ebraico vuol dire ‘buco’ da dove si origina il tutto.
Nel periodo egizio e romano Iside era una delle dee più adorate e aveva molti seguaci, era considerata la "Santa Madre" del mondo antico. Nel culto di Iside si dice "che tutto vede e tutto può, stella del mare, diadema della vita, donatrice di legge e redentrice". Iside era a Dea della luna, della bellezza, della magia e del mistero e la si rappresentava come una giovane donna, inghirlandata dal loto azzurro della luna crescente, con il figlioletto Horus tra le braccia.
Nel corso dei secoli successivi alla nascita e diffusione del cristianesimo molte statue di Iside furono trasformate in rappresentazioni della Madonna.
Il termine ‘madre di Dio’ viene poi stabilito nel 431 dal Concilio di Efeso dove si autorizza la trasformazione di tutti i precedenti templi e culti pagani in centri cristiani.
Nel Medioevo il culto Mariano si sviluppa ulteriormente e Maria è sempre presente nelle preghiere dei monaci. Si inizia a parlare di Maria come “Regina”, “Madre di Misericordia” e “Madre dei Miracoli a favore dei peccatori”. Proprio da queste definizioni inizia e dalle diverse corone Mariane deriverà poi il Rosario.
A Vico nel Lazio l’adorazione della Madonna appare in tutta la sua potenza sia nel nome delle Chiese, delle Confraternite e delle Feste. Ad ogni festa è in generale associata almeno una statua o una immagine della Madonna.
La statua più antica è la Madonna Addolorata una statua lignea risalente al periodo benedettino. La preziosa statua medioevale è custodita nella chiesa di San Martino e sul legno sono ancora visibili tracce del colore che la rivestiva.
La storia di questa statua è particolare perché ha subito due furti ma è stata sempre ritrovata. Ora si trova ‘dietro le sbarre’ protetta in una teca ma a disposizione di chi vuole dedicarle una preghiera.
Secondo una tradizione questa è chiamata anche la ‘Madonna dei 7 dolori’ in opposizione a quella dei ‘7 veli’ che è detta anche ‘la madonna delle 7 allerezze (allegrie)’
Madonna dei Sette Veli o Madonna dell’Allegrezza in contrapposizione alla Madonna Addolorata. I sette veli corrispondono alle sette fasi della vita della madre di Gesù.
Il nome deriva direttamente dal fatto che questa era una statua ‘vestita’ ossia ricoperta con vere vesti che venivano cambiate a seconda del periodo dell’anno e delle particolari occasioni. Le vesti venivano donate dalle famiglie abbienti che competevano nella loro preparazione. Alcune di queste vesti erano impreziosite da ricami, fili di oro e pietre ornamentali.
L’originale statua in cera è stata sostituita nel 1942 da una in gesso, che oggi appare anche un po’ sproporzionata rispetto alle vesti. Le vesti sono state restaurate e sono protette in una custodia opportuna.
Il nome della Madonna dei 7 veli può sembrare in una strana attinenza con un altro culto della dea Iside e con la ‘danza dei 7 veli’, anch’essa di origine pagana, che è originata da una danza sacra delle sacerdotesse proprio in onore della Dea Iside. Ogni velo caduto rappresentava la eliminazione di una negatività e di un ostacolo che rendono difficile la nostra evoluzione.
A Santa Maria si trova anche la statua della Madonna del Rosario.
Per chi volesse celebrare la Madonna a Vico nel Lazio, le feste della Madonna sono:
la festa della Madonna del Rosario ad ottobre, della Madonna Addolorata l’ultima domenica di agosto, della Madonna della Concordia il secondo sabato di settembre, della Madonna del Campo il 1 maggio e infine la messa della Madonna delle Grazie.
Tutte le feste sono organizzate dalle Confraternite della Madonna del Rosario, della Madonna Addolorata, della Madonna della Concordia e della Madonna del Campo.
Una ultima curiosità: anche l'azzurro delle maglie della nazionale italiana ha attinenza con il culto della madonna e fa riferimento proprio alla devozione mariana dei re piemontesi. L’Azzurro ‘Savoia’ era il colore ufficiale della monarchia usato durante le onorificenze maggiori e deriva infatti dal colore del manto della madonna.
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ArtisticIsBetter- Liceo Artistico Grottaferrata
ArtisticIsBetter- Liceo Artistico Grottaferrata

La passione per l’arte e la cultura diventa un lavoro per una giovane donna che passa le sue giornate a servizio di giovani studenti, che sognano di vivere d’arte, e crea un emozionante nuovo brand.
Nel 2013, Electra, una vulcanica ragazza di 26 anni, e sua mamma decidono di salvare il Liceo Artistico di Grottaferrata da chiusura certa. Davanti a chi si arrende alle difficoltà burocratiche ed economiche, loro affrontano con coraggio, forza e passione la loro nuova avventura.
E così dopo mille difficoltà, trovano il modo di realizzare il sogno della scuola d’arte in una villetta nel centro di Grottaferrata.
Grottaferrata, uno dei più eleganti paesi dei Castelli Romani, è famosa per i suoi villini costruiti dalla nobile borghesia romana per trascorrere i giorni di villeggiatura.
La scuola si trova a pochi metri dall’antica Abbazia fortificata di San Nilo, importante centro religioso da cui è possibile scorgere l’antica Tuscolum, posta in cima alla collina che sovrasta il territorio del Comune.
Accogliente e piena di storia, la scuola è diventata una vera casa dello studente: corridoi e classi decorate, giardini che cambiano colore a seconda delle stagioni e che sono teatro perfetto per lezioni alternative e esposizioni d’arte.
Sporcarsi le mani per disegnare, scolpire e dipingere: i giovani alunni plasmano le loro idee che vengono valorizzate in mostre e fiere di successo. La bellezza di questi ragazzi è nella loro “diversità” nel loro essere stravaganti, liberi e pieni d’amore per l’arte. Sono dei veri artisti e loro opere parlano di sogni e passioni!!!
“Una scuola dove crescere coltivando l’amore per l’arte per la vita e per essere felici”
 Un rapporto speciale con ogni alunno: Luana, più da mamma, Electra più da sorella maggiore. Guidano il percorso di ogni ragazzo, coltivando i loro sogni maturando con loro l’idea che possa trasformarsi in realtà.
Vivere d’arte e possibile ed Electra ci crede: ha creato un marchio di abbigliamento artisticisbetter che spera possa diventare anche un marchio editoriale e di design. Cosi che “da grandi” i suoi ragazzi potranno già avere un lavoro al quale dedicarsi e del quale nutrirsi.
Sognare non costa nulla e l’idea di una piccola Bauhaus nell’elegante cornice di Grottaferrata è un sogno nel quale credo anche io!
 
www.liceoartisticosangiuseppe.com
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Genazzano- Ninfeo del Bramante by Carlo Ribaudo
Genazzano- Ninfeo del Bramante by Carlo Ribaudo

Il 2017 è stato dichiarato ‘Anno Martiniano’ in onore dei seicento anni dall’elezione al soglio di San Pietro di papa Martino V Colonna nel 1417.

La nostra storia e quella del mondo occidentale è stata fortemente intrecciata a quella della potente famiglia Colonna ma in fondo sappiamo poco di una delle sue figure più interessanti: Oddone Colonna diventato papa con il nome di papa Martino V.

Ci immaginiamo i Colonna sempre come grandi condottieri: chi da lo schiaffo di Anagni, e in qualche modo segna l’inizio allo scisma della chiesa, o chi vince i turchi nella battaglia di Lepanto e ferma l’islamizzazione dell’Europa. Tutti valorosi soldati di cui si ammirano le gesta eroiche ma non quelle politiche.

Papa Martino V è diverso, credo sia uno dei politici più interessanti della storia. Si è fatto eleggere in Germania al Concilio di Costanza facendo dimettere tutti e tre i ‘papi’ e gli ‘antipapi’ che rivendicavano il loro potere. A lui si deve l’impostazione amministrativa dello Stato Pontificio così come lo conosciamo e con lui arriva il Rinascimento a Roma.

Ma andiamo per ordine perché la storia dei 3 papi è intrigante e merita di essere raccontata.

Martino diventa prelato ed arriva a far parte del gruppo di diplomatici che conduce le trattative per porre fine allo strappo di Avignone ma le sue posizioni sono così originali che il papa romano Gregorio XII lo scomunica.

A quel punto la situazione diventa così contorta che viene eletto un terzo papa a Pisa e Martino si ritrova in qualche modo coinvolto nella vita del dei due papi pisani che hanno generato questa anomalia e in particolare a papa Giovanni XXIII (più che papa questo è un antipapa e il vero papa Giovanni XXIII è quello che tutti conosciamo e amiamo per la sua opera ‘Pacem in Terris’).

Protagonista della riconciliazione diventa il re (poi imperatore) Sigismondo che convoca un Concilio a Costanza, in un ‘luogo neutrale’, invitando il papa romano Gregorio XII, l’antipapa di Avignone Benedetto XII e l’antipapa di Pisa Giovanni XXIII.

Martino è protagonista attivo di questo concilio di Costanza e, mentre un papa fugge, dopo circa 4 anni di trattative tutti si dimettono e in soli tre giorni viene eletto papa Martino V Colonna proprio il giorno di San Martino.

Le abilità di Martino V e la sua capacità di tessere relazioni internazionali è evidente quando si considera che il Concilio di Costanza aveva stabilito che le votazioni si sarebbero tenute per nazioni e non per persone e, quindi, mettendo in minoranza gli italiani. Quattro anni di trattative e accordi per poi arrivare ad una elezione che si è risolta in soli 3 giorni!

La potente famiglia Colonna finalmente ha un papa che si ritrova però a governare su popoli e paesi stremati da lotte e da giochi di potere.

Famiglie cardinalizie abituate a sgambettarsi e a schierarsi indifferentemente con uno o l’altro potere.

Martino V decide di arrivare da Costanza a Roma lentamente per far calmare i bollenti spiriti e lungo il cammino si ferma in importanti città. Ad esempio trascorre un anno e mezzo a Firenze dove incontra soprattutto i grandi maestri dell’arte che stavano dando l’avvio al Rinascimento toscano e che, poi, lo avrebbero seguito a Roma per far ‘rinascere’ anche la capitale.

Papa Martino V Colonna entra a Roma il 30 settembre 1420 ed ha le idee molto chiare. E’ il primo papa romano dopo 135 anni e vuole far splendere la città: deve ricostruire lo Stato Pontificio partendo dalla burocrazia amministrativa per arrivare fino all’arte e all’architettura.

Martino riesce in tutta questa incredibile opera ma con un sistema che darà poi avvio ad un uso negativo e improprio del sistema stesso: il nepotismo. Martino V non si fida di nessuno e si circonda solo della sua famiglia che fa eleggere nei posti chiave.

Libera Roma dall’esercito napoletano della Regina Giovanna II ma fa eleggere i fratelli come duca di Amalfi, di Venosa, principe di Salerno e altro.

Un papa capace di usare anche la forza contro i nemici come il condottiero Braccio da Montone ma di indire un Giubileo del 1423 per avere la scusa di riportare Roma ad una eccellenza artistica e un vivo centro culturale. Chiama i migliori artisti dell’epoca per far tornare a splendere la città e con lui vengono aperti i cantieri al Laterano e al Vaticano, dove trasferisce la sede del papato.

Brunelleschi e Donatello vengono più volte a Roma, si lasciano ispirare dalle architetture della città e gettano i semi per una rinascita culturale e artistica che darà i suoi frutti negli anni e nei secoli successivi.

La grandezza di Roma, il Rinascimento poi tutti gli altri stili che si sono succeduti sono in gran parte dovuti all’opera di questo papa e alla sua abilità di avere una visione che supera i contrasti momentanei. Un pragmatismo in politica come nell’arte che porta Martino V ad essere annoverato fra le grandi figure della nostra storia.

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ANTONIS KARAKONSTANTAKIS - Pietre viventi dalle montagne della Grecia

Le Pietre Viventi sono pietre naturali intarsiate che provengono dai campi e le montagne della Grecia centrale. Grandi pietre naturali sono sezionate e lucidate e infine intarsiate con gemme e pietre colorate per creare sculture di mosaico da appendere.

Le immagini si riferiscono ad antiche costruzioni in pietra, muri a secco, paesaggi marini della Grecia di oggi. Antonis Karakonstantakis ha creato questi mosaici di pietra, dalla quale sono nate molte culture, da immagini incise nella sua memoria.

Antonis crea lavori unici grazie al suo amore per la Grecia, vivendo semplicemente e creando tra la gente locale della sua comunità e promuovendo il suo lavoro artistico in fiere ed esposizioni in Grecia. Non si fa pubblicità, ma sfrutta il passaparola per attirare le persone che sanno apprezzare il suo legame con la pietra naturale. Energitismo è orgoglioso di essere la sua voce. 

Antonis Karakonstantakis lavora con la natura, trasformandola in arte capace di sopravvivere per migliaia di anni. La fusione dei colori delle pietre naturali con il fluire delle venature delle rocce danno un respiro vitale alla pietra, creando eleganti lavori per l’anima.

 Antonis lavora anche il metallo creando delle sculture ‘giganti’ che sono installate in piazze pubbliche e riproduce alcuni di questi lavori in piccola scala per vendite private. Sta attualmente sviluppando una collezione di nuovi modelli.

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Khachaturian sulla strada per Spartacus

Khachaturian, è riconosciuto dagli estimatori più informali della musica classica come uno dei grandi compositori russi del XX secolo.

Nato il 6 giugno 2003, oggi è il 112° anniversario, è meglio conosciuto per il suo appassionato balletto del 1954, Spartacus e la precedente Saber Dance dal balletto 'Gayenah', presentato per la prima volta durante la seconda guerra mondiale nel 1942 quando Khachaturian era già un ben- affermato compositore "russo".

Eppure, come tante altre "star internazionali", la sua anima e il suo diritto di nascita appartengono all'Armenia. All'interno delle pagine del suo libro della vita, l'Armenia appare fin dai primi paragrafi. Aram è nato da genitori armeni in quella che oggi è conosciuta come Tbilisi (Tiflis), una "città della musica". Suo padre aveva un mestiere tradizionale armeno, quello della legatoria. L'atmosfera musicale della città ha avuto una varietà di fondamenti ed è stata una fonte di entrambe le scuole di compositori armeni e georgiani.

I più famosi compositori, artisti e cantanti dell'era tra le due guerre hanno visitato Tiflis, tra cui Rachmaninov e Chaliapin. Khachaturian ha ammesso che la musica degli strumenti popolari della sua infanzia, come il sazandartar, faceva parte della sua anima musicale. È interessante notare che durante la sua giovinezza c'era una divisione locale della Russian Musical Society, che potrebbe aver influenzato il giovane Khachaturian, così come un teatro dell'opera italiano che sembra aver avuto un impatto minore.

A 19 anni si è recato a Mosca e ha studiato violoncello alla Gnesin Music School. Parallelamente, ha conseguito una laurea in biologia presso l'Università statale di Mosca. Eppure anche la sua maturità musicale fu rapida durante questo periodo e fu riconosciuto come uno dei migliori studenti a Gnesin, dove fu particolarmente colpito dall'incontro con Prokofiev.

Negli anni fino alla seconda guerra mondiale, dopo la sua prima sinfonia nel 1935, Khachaturian compose musica per accompagnare il dramma così come i suoi più noti concerti per violino e pianoforte. Nel 1943, ormai quarantenne, e prossimo al suo picco creativo come compositore, completò la seconda sinfonia di cui Shostakovich scrisse: “questa composizione è ……. una combinazione di tragedia e affermazione di vita, qui sta acquisendo un grande potere”.

Accanto alla sua crescita come compositore internazionale nella sfera russa, e nonostante le sue note biografiche lo registrano come "privo di nascondigli", l'anima di Khachaturian si manifesta mentre componeva l'inno nazionale armeno nel 1944. Nel 1946, parallelamente al suo Concerto per violoncello, Aram compose il ciclo vocale su versi di poeti armeni, la sua prima avventura nel ciclo vocale.

Potrebbe essere stata una sfida creare un altro successo della grandezza di Spartacus, ma Khachaturian ha composto tre "rapsodie" ciascuna per violoncello, violino e pianoforte nei primi anni '60.

Aram Khachaturian è stato ricordato come membro dell'Accademia delle scienze della Repubblica sovietica armena, ma oggi è più onorato per la sua produzione musicale e la sua eredità. La sua fama internazionale è registrata nella sua musica e nelle sue regolari apparizioni in concerti e cicli di balletto, oltre che nel suo premio come accademico onorario dell'Accademia Musicale Italiana “Santa Cecilia”.

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best barber of the world Isola del Liri
Isola del Liri: il miglior barbiere del mondo o un museo?

Proprio in pieno centro di Isola del Liri, di fronte l’imponente cascata, in un caseggiato tardo barocco napoletano ti trovi qualcosa di inaspettato: il miglior barbiere del mondo!

Non so se Marco Sardellitti sia veramente il miglior barbiere del mondo o meno, ma certamente è il più originale. A prima vista non si capisce se il suo sia un negozio di barbiere o di arredamento vintage.

Si scrutano le vetrine e si trovano antiche sedie da barbiere risistemate e restaurate, poi strani divanetti per l’attesa ricavati da una parte di una vecchia Cinquecento FIAT o di un bidone, poi si scoprono le antiche insegne rosse e blu dei barbieri.

Guardando bene la vetrina, si scorge una zona molto elegante, con una parete decorata con strisce beige e marroni in cui si vedono anche attrezzature moderne e si capisce che quello è veramente un barbiere. E farsi tagliare i capelli o fare la barba in quel posto deve essere veramente una esperienza unica.

Non posso resistere e cerco di capire come raggiungere Marco. E’ domenica e i negozi sono chiusi ma ci riesco tramite Facebook e quando chiedo chi sia questo barbiere ricevo molte informazioni e infine riesco a parlagli personalmente. Trovo una persona solare e piena di vita:

Ho raccolto praticamente tutte le attrezzature dei vecchi barbieri di Isola del Liri, le ho restaurate ed esposte. In una bacheca ho anche tutti gli antichi strumenti che usavano i barbieri, praticamente una sezione del negozio è un museo dedicato alla cura dell’uomo.

Isola del Liri è un paese molto particolare ed è l’unico comune in Europa con una cascata di un fiume in pieno centro storico. Sopra la cascata si stende imponente il castello che dal 1100 ha influenzato la storia di tutta questa valle e che oggi è un monumento nazionale.

Ho iniziato a fare il barbiere per una scommessa di mio padre oltre 15 anni fa. Aveva fretta ed era andato a farsi i capelli ma aveva trovato una lunga fila. Il titolare gli disse che se era in grado di trovargli un apprendista gli avrebbe fatto i capelli gratis per un anno. Ed eccomi avviato alla professione!

Fare il barbiere è una scelta quasi controcorrente, sembra una professione del passato ma Marco la ha resa una esperienza continua. Non solo la sua bottega è un museo e un laboratorio artistico dove si vive una esperienza unica, ma si può vivere un’altra esperienza particolare seguendo Marco nella sua opera di ‘barbiere di strada’.

Il migliore barbiere del mondo ha attrezzato una postazione mobile in una elegante Apetta con la quale gira e offre servizi gratuiti o per beneficienza. Marco collabora con molte associazioni benefiche, è andato a tagliare i capelli ai terremotati di Norcia, ai clochard, alla comunità di Sant’Egidio e al reparto di pediatria oncologica del Bambin Gesù. Con il ricavato ha già finanziato attrezzature per l’ospedale di Sora ed il prossimo obiettivo è un apparecchio per il Bambin Gesù di Roma.

Ci sono persone positive dentro che sono in grado di vivere la vita prendendo solo la parte positiva e di superare gli ostacoli senza farsi prendere la mano. Mi ricorda la poesia di Hikmet ‘Alla vita’ quando nei primi versi ci dice come ‘prendere la vita sul serio’…

La sua positività è contagiosa e, forse, è anche merito suo se questa parte di Isola Liri ha un fascino particolare e le botteghe e i locali hanno uno stile confortevole e accogliente. Devo tornare a Isola del Liri durante il Festival del Blues a luglio perché con il sole, la musica e il suono della cascata questo paese deve essere magico.

E forse chiederò a Marco di lavarmi i capelli e massaggiarmi la testa. Non sono un uomo ma vorrei proprio sedermi su una di quelle sedie davanti a quello strano specchio ricavato da un antico baule.

Quanto mi è piaciuto scrivere questo articolo!

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Gashi painted by Gjergj Kola
Albania da scoprire con i suoi grandi artisti contemporanei

Artisti e una mostra d’arte su Santa Madre Teresa di Gjergj Kola e di Hevzi Nuhiu per una Albania da scoprire insieme ai suoi grandi artisti contemporanei.

L’occasione della mostra era quella di festeggiare i 25 anni di relazioni diplomatiche tra l'Albania e la Santa Sede che si erano interrotte durante il comunismo. In questi anni due papi hanno visitato l’Albania: Papa Giovanni Paolo II nel 1993 e recentemente Papa Francesco e la santificazione di Madre Teresa ha unito le sponde del mare Adriatico.

Uno degli interventi più toccanti della mostra è stato quello del poeta Visar Zhiti, che è anche l’ambasciatore presso la Santa Sete. La storia di Visar è molto toccante perché da giovane è stato incarcerato dieci anni per una poesia. Dieci anni trascorsi in una cella per delle parole che, in fondo, sono parole d’amore dedicate alla vita. Ma quei dieci anni di sofferenze si ritrovano nella pace della sua voce e del suo sguardo che supera il momento e si incide nel cuore.

La parte pittorica, con i ritratti di Madre Teresa, è stata affidata alla maestria e alla sensibilità di Gjergj Kola, un artista albanese specializzato in ritratti. Gjergj dipinge le persone in uno stato di trance, entrando nello spirito di chi ha di fronte. I suoi volti colgono gli aspetti più profondi e arrivano direttamente al cuore del visitatore.

Accanto ai ritratti la mostra continua con le sculture di Hevzi Nuhiu Lavori direttamente scolpiti nel legno di ulivo che riportano ad una dimensione più materica di Madre Teresa e che creano un collegamento fra uomo e natura, fra divino e terrestre.

L’Albania da scoprire appare sempre di più come un paese effervescente, dove la cultura ha assunto un ruolo fondamentale nella nuova immagine che si sta costruendo. Poeti, musicisti, pittori e scultori sono chiamati a cambiare pregiudizi e superstizioni legati all’immagine di un paese chiuso e non aperto al mondo.

Non a caso il primo ministro dell’Albania è quel Edi Rama, pittore e artista lui stesso, che è diventato famoso quando da sindaco di Tirana ha iniziato a dipingere con allegri colori tutte le grigie case realizzate secondo uno stile anonimo durante il regime comunista.

Le celebrazioni continuano con un concerto al pianoforte del maestro Alexander Gashi la cui bravura gli ha portato una cittadinanza onoraria italiana. La musica di Gashi penetra con la stessa forza delle pennellate di Gjergj Kola che lo ha idealmente raffigurato in un ritratto insieme a Madre Teresa.

La grandezza dell’Albania da scoprire e l’alto livello raggiunto dai suoi artisti è ormai un fatto acclarato e uno dei maggiori artisti contemporanei è sicuramente lo scultore Helidon Xhixha, le cui opere si trovano esposte nei maggiori musei del mondo. Recentemente l’artista ha avviato una collaborazione per alcune opere nella collezione della Fiam, una importante impresa italiana attiva nel design del vetro. Vittorio Livi, fondatore dell’impresa di Pesaro, lo ha voluto per arricchire la sua offerta di opere e di specchi destinati ai mercati raffinati internazionali.

La cultura ha talmente assunto un ruolo fondamentale che il musicista e compositore Admir Shkurtaj ha realizzato l’opera ‘Il Naufragio’ dedicata alla tragedia dell’affondamento della motovedetta albanese Kater I Rades nel 1997. L’opera è già stata presentata alla Biennale di Venezia riscuotendo un grande successo.

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