MATERIA, un museo per l’arte e la sostenibilità

In Val di Bisenzio, a Cantagallo (Appennino Tosco-Emiliano), è nato il museo MATERIA - Museo di Arte e Tintoria, Energie Rinnovabili e Ambiente per formare e avvicinare alla sensibilità ambientale un vasto territorio con una natura spettacolare.

L’area di Prato è famosa sin dal medioevo per le lavorazioni tessili, dalla creazione di ogni tipo di tessuto sino alla sua colorazione e per far questo occorre creatività, energia e continua innovazione nella chimica dei coloranti. Molte imprese tessili, quindi, nascevano vicino ad una delle più antiche forme disponibili di energia: quella idraulica delle pale lungo canali, una energia pulita e rinnovabile.

Da qualche anno proprio a Prato la sostenibilità è tornata in primo piano e le industrie del tessile hanno creato un distretto eco-tessile. Questo ha portato due imprese, il Gruppo Colle esperto di colori e Andritz Group leader nella produzione di turbine, a far nascere questo museo molto originale che ripercorre due storie apparentemente lontane ma fortemente interconnesse: quello del tessile e quello dell’energia.

MATERIA è anche informazione su cosa è oggi l’attività del tessile più legata alla chimica, la tintoria, e sulle evoluzioni che l’hanno resa sempre meno impattante sull’ambiente. Il tessile pratese e italiano ha investito moltissimo in questo ambito e le imprese devono farlo sapere per recuperare vantaggio competitivo.

Il museo si insedia in un mulino della fine del XVI secolo e si può vedere l’antico canale ‘margone’ con la diga e la ristrutturata turbina idraulica dei primi del secolo scorso con la ruota orizzontale con palette a cucchiaio, detta ritrecine. Uno sguardo al futuro, nel presente ma partendo dal passato. Ci sono secoli di lavoro e di ingegneria che si leggono attraverso l’architettura industriale messa in evidenza con passione nel percorso del museo MATERIA.

Quello che molti definivano un progetto visionario è ora un centro per conoscere la storia della lavorazione tessile nella valle pratese, l’importanza della forza delle acque ma anche il rispetto dell’ambiente e delle energie sostenibili e rinnovabili. Il progetto è stato curato dall’architetto Giuseppe Guanci uno tra i migliori ‘archeologi industriali’ Italiani.

Una nota originale: all’interno del museo c’è anche un “confessionale”, una stanza rossa con poltrona e postazione video in cui il visitatore sarà invitato a dichiarare le sue colpe verso l’ambiente e a manifestare le sue intenzioni per migliorarsi.

Mi guida alla scoperta del luogo Elisa Fabbri, responsabile del museo, e partiamo dalla visita alla turbina e al cosiddetto “inferno”, una suggestiva cavità sotterranea di contenimento dell’acqua del 1450. Intorno altre turbine e ingranaggi antichi che mostrano bene l’evoluzione della tecnologia idraulica. MATERIA è energeticamente autonoma: l’elettricità arriva da un impianto fotovoltaico e da una turbina idroelettrica, mentre il riscaldamento è assicurato dal passaggio degli scarichi della confinante tintoria.

All’interno, invece, si respira aria moderna con schermi che mostrano le lavorazioni tessili e l’industria della Val di Bisenzio. Elisa mi racconta che proprio partendo dall’importanza del colore, MATERIA ospiterà mostre d’arte evidenziando il rapporto che lega tutto ciò che è bellezza: arte, moda e ambiente.

MATERIA è più uno strumento per formare la sensibilità ambientale che un museo tradizionale e una esperienza da provare per tutti i turisti in cerca di esperienza e di qualcosa di unico. Dalle tradizioni del medioevo al grande distretto dei tessuti di oggi in una cornice suggestiva. Parte anche da qui la nostra Terza Rivoluzione Industriale del Cetri.

powered by social2s
Versi d’amore per abiti da sposa poetici

In mostra in Piazza di Spagna a Roma uno degli abiti da sposa poetici più belli e romantici che siano mai stati creati, un abito di jacquard in seta con manoscritto un poema d’amore in 129 versi.
La poesia è scritta a mano da Antonella Pagano, una delle poetesse italiane più incisive che ha donato una delle sue performances a tutti noi che siamo andati a curiosare alla mostra.
Avevo già indossato una della stole “Abbracci della poesia” create da Antonella ma questo abito chiamato “Pensiero d’Amore” è diverso. E’ un inno alla vita e viene da pensare a chi vorrà indossarlo per il matrimonio. L’abito è di una raffinata eleganza, semplice nelle forme che seguono la sinuosità del corpo femminile.
Il pannello anteriore, in raso, su cui è manoscritta la poesia può essere rimosso e utilizzato come forma di arredo in casa o secondo la fantasia della donna. In questo modo l’abito può essere utilizzato per altre circostanze. L’originale giacca “Pensiero”, in organza di seta, completa l’insieme dell’abbigliamento. Sia l’abito che la giacca hanno in bella vista una preziosa etichetta in oro coniata seguendo la grafìa di Antonella.
Seta e parole si “sposano” in un messaggio poetico che è un inno all’amore e alla magia del giorno nuziale in cui la coppia incorona il sogno e la promessa di eterna felicità. La poesia che Antonella ha scelto per questo abito da sposa rappresenta al meglio il suo spirito, il suo stupore per la vita e l’incanto e l’ammirazione per le magie che riserva. Il testo può essere personalizzato sulla storia d’amore che si rappresenta in quella giornata e contribuire ad aumentare le emozioni nuziali.
Sono rimasta stupita anche dall’eleganza della calligrafia con cui ha impresso le parole sulla seta. Una scrittura perfetta in cui il calore del testo, scritto a mano, conferisce maggiore spessore alle parole. Aggiunge poesia alla poesia. Amore all’amore. Non deve essere un caso se la cultura giapponese eleva la calligrafia a forma d’arte e le conferisce grande spazio nella loro storia.
[rev_slider Antonella_Pagano]
Durante la mostra, Antonella ha recitato alcune sue poesie e una performance sulla storia di due donne lucane “brigantesse” nel periodo dell’unità d’Italia. Una performance che ha lasciato tutti senza fiato in un crescendo, in un turbine di emozioni che partono dalla storia delle donne, ma arrivano direttamente al cuore di ciascuno di noi. Invitano a riflettere sulla nostra vita e sul significato della nostra permanenza su questo pianeta.
Ci deve essere un legame fra la Lucania, Matera e la poesia che supera le convenzioni e le abitudini moderne e riaccende le emozioni delle persone intorno alle parole scritte e recitate. Matera è stata nominata Capitale Europea della Cultura del 2019 forse proprio perché, oltre alla poesia delle pietre della città vecchia ci sono poesie ancora più profonde, seppure meno evidenti.
L’associazione “Matera Poesia 1995” celebra i suoi 20 anni di attività e il discorso di Antonella Pagano nella serata di festa è un vero inno alla sua terra da cui dice di aver imparato quasi tutto. Matera e la Lucania ispirano tutta la sua creatività e le sue ideazioni. Un luogo che nasce dal succedersi di uomini, manufatti, pensieri ma che mantiene una spropria precisa identità riconoscibile finanche nelle pietre e nelle poesie.
“La mia suggestione è provocatoria: c’è bisogno di una nuova generazione di giganti. Troppi pigmei sulle spalle dei giganti che ci hanno preceduto. La poesia è un lievito possente. E’ importante che sapienti, scrittori, poeti e intellettuali facciano un generoso gesto di umiltà verso se stessi. Dobbiamo smettere di credere di poter dominare il nostro destino presumendo e pretendendo arrogantemente di conoscere tutto della nostra vita fino ad arrivare, a volte, anche all’estremo gesto di non avere il bisogno di vivere la vita.”

Antonella ci invita a compiere il passaggio dal virtuale al reale, dalla razionalità alla emotività e ci stimola a non aver paura di affrontare la vita reale perché solo così si può arrivare a sperimentare la felicità.
“… in fondo la vita può essere dura, difficile, fallita, sbagliata quanto si pensi, ma prima o poi ci dona l’incontro con il fiore che ha petali sui quali leggere che il destino non era segnato. Possiamo allora accorgerci che spesso la nostra infelicità nasce nel cercarla in direzione sbagliata.“

Il discorso integrale di Antonella, al ventennale di Matera poesia, è stato pubblicato interamente da diversi giornali, fra gli altri “Sassilive” sulla pagina culturale. Il Comitato Club Unesco di Matera lo fatto proprio e lo sta divulgando quale vero e proprio Manifesto della Poesia e come Manifesto per l’Educazione Sentimentale, per la sua potenza pedagogica.
Mi convinco ogni volta di più che non potremo sbagliare con la guida e le emozioni positive che nascono ogni volta che si ascoltano (o si leggono) le poesie di questa piccola donna dal cuore dirompente di vita. E deve dare un’emozione molto particolare indossare un abito con parole d’amore, anche al partner, e… per la vita mentre si sta vivendo il giorno che, per molti, è ancora il più bello.
powered by social2s
I sorprendenti gioielli di Maria Greca

Siamo in Piazza di Pietra vicino al Pantheon. Sì, Roma antica ancora vive nella Roma moderna. A dominare la piazza sono le dieci colonne e la facciata del Tempio di Adriano (l'Imperatore).

Ogni colonna è composta da dieci pietre di marmo cilindrico perfettamente lavorate, scolpite per creare un tempio corinzio, anche se oggi non più perfetto come Adriano avrebbe preteso. La facciata ha visto 2000 anni di corrosione, erosione e lavori, e c’è da chiedersi se si avvererà il vecchio adagio 'la goccia che fa traboccare il vaso'. Eppure, se il Colosseo resiste e il Pantheon ancora presenta la sua perfezione, sembra che l’affidabilità nella progettazione sia stata una caratteristica dell’architettura romana.

Ma noi siamo qui per un motivo diverso, per condividere un rinascimento e trovare alcuni degli esempi più eccellenti della cultura artigianale romana del 21° secolo. Ci sono 28 artigiani romani che mostrano le gioie del loro talento e della creatività. Cerchiamo di incontrarne una, Maria Greca. Ma senza fretta.

C'è un insolito tavolo, nero grigio con striature sulla superficie liscia, e gambe di bambù. Il suo creatore, Roberto Baffigo, è lieto di parlare con me e così facendo mi informa che questo non è che un esempio della collezione e mi introduce a Maria Greca, sua madre. Un buon uomo dovrebbe sempre ammirare sua madre, e di certo Roberto lo fa. Non solo perché un uomo dovrebbe sempre rispettare la madre ma anche perché Maria è la genesi artistica della azienda di famiglia che lavora gioielli e oggetti d'arte.

Ci possono essere migliaia di madri italiane come Maria (e non solo a Napoli) che sono gli artigiani dei marchi di tutto mondo. Tutte le grandi case di moda sono costruite sulle mani, aghi e filo, macchine per cucire, cuoio e strumenti di lavoro in metallo di famiglie, dove il vecchio e il giovane dedicano tutti i loro giorni alla creazione di magnificenza per i ricchi ricevendo le briciole per le loro tasche.

Allora, cosa c'è di speciale Maria Greca (http://www.mariagreca.com)? I suoi gioielli, creato per le grandi case di moda, utilizzano materiali hi-tech come il titanio e la fibra di carbonio in combinazione con materiali locali e stile. Una tecnologia che ogni scienziato con un dottorato in campo sarebbe orgoglioso di essere in grado di replicare. Braccialetti in fibra di carbonio fusi con forme ovoidali d'oro, progettati in casa e trasformati in realtà grazie ad una stampa 3D. Solo pochi anni fa, Roberto ha convinto la madre ad uscire dalla clandestinità e presentare al mondo le sue grandi doti artistiche e i materiali di ingegneria con il suo nome.

“Sì, siamo entusiasti di questi pezzi di gioielleria ad alta tecnologia che certamente eccitano i mercato di Houston, Los Angeles, Londra e Milano.”

Eppure, Maria ci mostra anche una collana a forma di serpente bianco coperto da noduli.

"Da dove viene questo materiale?"

"Le acque tra la Thailandia e l'Indonesia"

"Ti prego, dimmi che cosa si tratta?"

"Pelle di manta" !!!

Sono confuso, dobbiamo parlare di nuovo. Come un gioielliere di Roma è arrivato a creare pezzi magici da pelle di manta e fibra di carbonio? Forse dovreste chiederlo a Maria Greca. Cercatela a Roma in Via dei Quattro Cantoni 39 bis. Se volete essere unici, comprate un pezzo di gioielleria assolutamente unico e raccontate al mondo la sua storia.

powered by social2s
Claudio Brunello: Parole di arte

Fino al 4 febbraio, a Vicenza c'è un'esperienza da vivere che può affascinarvi lentamente. Al piano superiore della Libreria Galla, nel Caffe' Galla si trova la mostra di Claudio Brunello con una selezione dei suoi lavori degli ultimi anni.

Ha scelto il titolo ingelese 'Happy', e non 'Felice'. Per capire il perché dovete visitare questa ‘espressiva scrittura artistica’, sedetevi con un caffè e leggete la sua guida 'Il fascino della parola nella foto'.

Per la maggior parte di noi capire Claudio Brunello come artista è ‘una curva di apprendimento’ stimolante. La sua precedente mostra a Bassano del Grappa aveva messo in evidenza gli ‘Identity Container’, scatole di plexiglas trasparente contenenti lettere, parole, note musicali che avevo chiamato con nomi come letter box, music box, colouring box. Eppure, allora Claudio ancora non aveva afferrato la mia attenzione. Non avevo capito il rapporto che ha la parola scritta nell'arte.

In questa mostra ha ancora una volta disegnato sulle parole scritte, parole di arte. Per esempio, dando seguito ai Identity Container, un’opera contiene una mensola visiva con tante parole scritte, ognuna con un colore, in nero su un quadrato trasparente di plastica incolore. Il lavoro è, naturalmente, titolata 'Colore'. Vicino ad un lavoro contenente pezzi di materiali diversi scrive 'ACCIAIO' - il titolo è 'Elementi'. Ma non stiamo rendendo giustizia alla mente e alle opere di Claudio Brunello.

Abbiamo cercato di interpretare le altre opere, ma ogni volta abbiamo avuto bisogno della voce guida e della mano del maestro delle "Parole di Arte”. A poco a poco, girando per la mostra forse per la quarta volta, ho iniziato a capire che Claudio Brunello ha una storia d'amore con la descrizione intellettuale. Egli vede una scena come la vediamo noi e poi apparentemente la decostruisce nelle sue parole descrittive, frasi e lettere. La sfida per lo spettatore è quella di viaggiare indietro lungo le tracce della sua mente per apprezzare la 'bellezza' degli acronimi artistici.

Il lavoro che ha dato il titolo della mostra era costituito da un cilindro bianco sul quale erano scritte molte ideologie e forme di 'governo'. Una rappresentazione di un uomo che può scorrere su e giù sul lato del cilindro ha una mano sul 'repubblicanesimo' e l'altra su 'Repubblica islamica'. Claudio spiega che l'umanità vive in qualsiasi ideologia e l'uomo cerca sempre di essere 'felice' nella sua esistenza. Forse Claudio ci sta dando una visione cinica della realtà della vita umana.

L'opera di un artista è per antonomasia portatrice prioritaria d'immagini. Nel mio tariffa arte, Spesso E contaminata, Occupata, Condivisa con La parola scritta Che Oltre al significato semantico si appropria di un Aspetto Che Gli fa Assumere forma visiva e forza espressiva.

Un modo piacevole di trascorrere una pausa caffè nel centro storico di Vicenza, sfidando noi stessi ad imparare le musiche scritte che Claudio Brunello suona con le sue "Parole di Arte”.

 

powered by social2s
Sirin: Dall’Antica Mitologia alla Magnificenza nei gioielli

Quelli di noi che amano un lusso elegante e che ricercano il massimo in termini di creazioni artistiche, vivono in un mondo pieno di creature mitologiche, un mondo dove la bellezza finale si combina con il meglio degli elementi della natura per creare poteri magici.

Le nostre vite comprendono la ricerca di queste creature uniche, unicorni, sirene e fate, e la gioia che queste possono offrire. Al Salone dei Gioielli di Dubai, ne ho scoperto uno, la Sirin, la leggendaria creatura femminile con il corpo di un uccello del paradiso e la testa e il torace di una bella donna che cantavo meravigliosi inni sulla gioia che ancora deve arrivare. Questa Sirin si ritrova nelle leggende russe ed è tornata in vita nel 1990 dai maestri artigiani della fabbrica di magici gioielli di famiglia di Mosca quando hanno cercato un'immagine che rappresentasse la loro arte e le sfide che accettano.

La prima immagine che ho avuto della bellezza della Sirin è stata quella di un cavallo d'argento (il nome della statua - Le Allure), forse uno stallone arabo creato per questa mostra a Dubai, in piedi su una base di serpentina. Le briglie e le cinghie erano di oro 18 carati e decorate con diamanti e rubini. Ma ciò che mi ha colpito è stata la posa, un trotto esteso di dressage, un cavallo in perfetto equilibrio.

Sopra questa magnifica scultura coperta di gioielli vi era uno stallone rampante simile, di argento scuro, chiamato Akhal-Teke. Questo è decorato con diamanti e turchesi. Nei due ripiani sottostanti si trovavano cammelli arabi, uno cavalcato da un beduino che mi ha ricordato l'arrivo di Sherif Ali (Omar Sharif) in Lawrence d'Arabia. Affascinato da queste sculture che mi creavano immagini meravigliose, ho cercato di saperne di più sulla maestria della squadra conosciuta come Sirin.

Sono stato subito attratto da due scatole smaltate e da una libellula in un oro e smalto trasparente. E' stato mentre ascoltavo la spiegazione sulle diverse fasi di produzione e sulla selezione della purezza dell'oro, che ho iniziato a capire la profondità della scienza, della tecnologia e gli anni di esperienza artigianale che sono necessari per produrre queste opere d'arte apparentemente perfette. Per uno specialista tecnico come me, la dimostrazione della trasparenza negli smalti - nei vetri smaltati, oltre la purezza dei colori nelle forme che ricordano una miniatura di una vetrata, hanno creato un'impressione durevole.

Sirin è formata da artisti e artigiani con grande esperienza le cui opere hanno vinto riconoscimenti in Russia e all'estero. Sirin, come suggerisce il nome, attinge alla tradizione, ma è orgogliosa dello stile russo a cavallo fra il 20° e il 21° secolo. Sirin è stata parte della rinascimento dell’arte russa in particolarmente nel periodo imperiale - che si collega alle grandi creazioni delle Uova di Pasqua di Fabergé e della sua squadra. In realtà, questa squadra, che è diventata Sirin, era stata incaricata di creare un supporto d'oro per un Uovo Imperiale di Pasqua di Faberge nel 1908.

Gran parte della creatività di Sirin è rappresentata da fantastici 'oggetti d'arte', questo termine francese è conosciuto come 'obzhedar' nella lingua russa, e mi ha richiamato di nuovo le creazioni di Cellini in Italia e in Francia nel 1500 e fino al periodo Russo precedente che ha ispirato Fabergé, e potevo sentire l'importanza della tradizione che sottende uso delle tecnologie moderne accanto all’esperienza artigianale.

Le opere di Sirin combinano l'antico e il moderno. Un guscio di Nautilus, di 5 milioni di anni, è montato in argento finemente traforato attraverso il quale si può trovare il segreto, una perla. Le parole sono insufficienti. Cercate e ammirate con qualche gelosia questo 'porta biglietti da visita' che solo una persona può acquistare. Naturalmente, la gioia per una squadra di grandi artigiani è la creazione delle uova di Pasqua, ognuna con una sorpresa diversa. Sirin ha vinto il Gran-Prix in Russia con il suo Uovo di Pasqua 'Solennità di Maria Santissima Madre di Dio'. Il collegamento delle uova con l’antichità è una zanna di un mammut scolpita incorniciata in oro e tempestata di diamanti.

Le opere di Sirin si possono trovare in ambasciate e palazzi in tutto il mondo e in collezioni private dei più famosi collezionisti. Per trovare Sirin in una fiera internazionale e per condividere la gioia di diventare un membro della famiglia di collezionisti Sirin, contattare Anastasiia o chiacchierate con Gavin sulle creazioni, che non hanno alcun uso pratico se non la gioia di ammirare grande la loro meraviglia artistica, e alcuni degli oggetti belli Sirin che hanno alcune applicazioni pratiche come, ad esempio, i loro gloriosi cofanetti smaltati.

powered by social2s
Scultura in legno di Toni Venzo in Messico

Dalle Dolomiti al Messico, da Pove del Grappa a Guadalajara, una scultura in legno di Toni Venzo nel cortile principale dell’Università di Michoacan. L’occasione è un simposio internazionale di scultura in legno.

Forse perché la montagna di Guadalajara ricorda il Monte Grappa sopra Pove, forse perché la valle del Rio Santiago (Barranca de Oblatos) assomiglia alla valle del Brenta o forse per il grande bosco urbano di Colomos.

Forse perché è stata capitale della cultura americana nel 2005 o forse perché è una città in crescita, Guadalajara investe in arte e le sue vie e case si abbelliscono con opere di valore. Le gallerie d’arte ospitano simposi, mostre e richiamano artisti dal resto del mondo.

Questo è quello che è successo a Toni Venzo invitato ad un simposio di scultura (Simposio Internacional de Escultura en Madera ) organizzato nel Bosque Colomos a Guadalajara dove artisti di fama internazionale insieme ad artisti messicani sono stati chiamati a scolpire alcuni legni del bosco.

“Elevando le Radici al cielo. Questo Eucalipto disteso al parco Colomos mi aspettava da venti anni!!!” racconta Toni Venzo del tronco che gli hanno assegnato.

Il simposio era organizzato da Colomos Bosque Cultural in modo da far vivere l’emozione della creazione artistica lasciando che gli scultori lavorassero in mezzo al parco sotto gli sguardi delle persone. Una opportunità di avvicinarsi all’arte con leggerezza mentre otto artisti lavoravano diverse essenze locali, eucalipto, mango e giacaranda, albero di rosa morada o palo de rosa.

“L'idea è quella di far vedere al pubblico il processo di creazione di diversi scultori in modo che le persone si avvicinino agli artisti e parlino con loro del lavoro che fanno”, racconta Ana Paula Luna, scultrice e organizzatrice del simposio.

Toni Venzo è stato anche onorato di parlare all’università di Michoacan durante la presentazione della sua scultura. Una emozione che si porterà sempre nel cuore. Le sue figure fluenti che sembrano essere sagomate naturalmente dal vento o dall’acqua hanno incantato Guadalajara e lo hanno consacrato come un artista internazionale.

L’arte è il migliore investimento che una città può fare per il benessere dei suoi cittadini. L’Italia è stata resa grande da centinaia di anni di investimento in opere d’arte e in architettura ed oggi è una delle maggiori mete del turismo internazionale.

powered by social2s
Benvenuti nelle tecnologie del vetro (con il cuore)

Migliaia di anni fa, la scoperta del vetro ha aperto una rivoluzione nel settore dei prodotti e della bellezza che continua fino ad oggi nei centri dove si studia la tecnologia e l’arte del vetro.

Il vetro è un enigma - un liquido freddo che si ammorbidisce e scorre quando viene riscaldato direttamente. Ma se si raffredda troppo velocemente potrebbe frantumarsi e non si può piegare o si romperà. Poi di nuovo, se solo si raffredda rapidamente la superficie ad una temperatura speciale, questo diventa immensamente duro. Forse non è il migliore degli amici per un artigiano, è una sposa esigente e può 'tagliare sul vivo' ma, quando prende forma con gioia, è capace di cantare una melodia pura.

Ecco perché per diventare un maestro di questo materiale si ha bisogno di eccellere nella tecnologia, nelle competenze artigianali, avere un tocco artistico e un'anima - una sensibilità per il suo comportamento. Vittorio Benvenuto ha trascorso la sua vita nella comprensione del vetro trovando il modo di "farlo cantare" e oggi è un maestro. Lo abbiamo incontrato, abbiamo visitato il suo atelier e ci ha raccontato alcuni dei tanti strumenti che usa per creare le sue opere d'arte. Tutto mentre eravamo intenti a sognare nuove meraviglie.

Vetrate rilegate e la tecnologia 'Tubage'

La tecnologia più comune per la produzione di vetrate, in uso per oltre 1000 anni, utilizza piombo per connettere i pezzi di vetro. Meno di 100 anni fa è stata inventata un'altra tecnica: una pasta senza piombo da utilizzare con una siringa per disegnare i pezzi di vetro, poi un riempimento con smalti colorati e grisaglie e poi diverse cotture per fondere il tutto sui pezzi di vetro che vengono poi rilegati assieme. Questa tecnologia è stata chiamata 'tubage'.

La tecnologia Tubage era simile ad alcuni dei primi cermet (un materiale composito di ceramica a metallo) che consistevano di particelle di dimensioni micron di metallo prezioso mescolato con una piccola percentuale di polvere fine di vetro.

Questa tecnologia è diventata essenziale per la tenuta del vuoto delle valvole elettroniche e degli elettrodi per i condensatori ceramici. Eppure, nell'industria del vetro colorato è andata persa e la sfida per Vittorio Benvenuto e altri tecnologi del vetro nel 1990 è stata quella di riscoprire i materiali e i metodi del Tubage. La sfida è stata accolta e Vittorio ha aggiunto questa alla sua lunga lista di tecnologie del vetro e la condivide con altri artigiani.

Fin dai primi anni dell’introduzione delle vetrate nelle cattedrali, la pittura su vetro con smalti è stata una tecnica per realizzare i dettagli di una vetrata. Vittorio collabora con artisti che creano le loro opere utilizzando vetri e smalti sviluppati proprio da Benvenuto Mastri Vetrai invitando gli artisti a lavorare a fianco della sua squadra per raggiungere i loro sogni e le scene più impegnative.

Smaltatura e fusione del vetro

Per centinaia di anni la smaltatura di forme di metallo è stata la tecnologia scelta per rivestire il metallo con un vetro colorato che protegge dalle corrosioni. La tecnologia prevede normalmente tre strati, il primo per unire il vetro al metallo minimizzando il disadattamento alla dilatazione termica. Il secondo strato sigilla lo smalto e fornisce una barriera chimica. Il terzo strato è il cappotto colorato di vetro smalto che dà l'effetto decorativo. La sfida è quella di evitare fratture e scorticamenti dello smalto.

Nel vetro fuso, la sfida di fondere un vetro su di un altro aumenta se la forma del vetro ha un significativo spessore ed è non-continua. L'artista deve capire la resistenza agli shock termici, le diverse condizioni di flusso per ogni vetro, e la loro compatibilità chimica.

Grazie alla sua padronanza della materia, Benvenuto produce opere di grande pregio artistico e di grande qualità tecnica. Alcuni esempi di queste tecnologie possono essere viste e ‘vissute’ visitando TINAS (Questo non è un Showroom) con le sue opere a Treviso. Si tratta di una sorta di labirinto nel buio in cui vi guida della musica speciale e delle luci che si accendono in sequenza su ogni pezzo d'arte in vetro. Ci sono 6 diverse opere d'arte che corrispondono a 6 differenti tecnologie di vetro. Si aprono gli occhi e l'anima alle gioie delle creazioni di un maestro vetraio.

powered by social2s

Iscriviti alla Newsletter

Scopri un territorio attraverso le emozioni di chi l'ha raccontato in prima persona.