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Pensate stia parlando di un imprenditore edile? Sbagliato!

Tony Malizia è uno dei maggiori costruttori di ponti culturali fra Italia e Canada coinvolgendo tanti giovani dalle due sponde dell’oceano.

E costruisce anche di macchine per le industrie alimentari.

Ma come si diventa costruttori di ponti culturali?

Tutto inizia quando Tony lascia un territorio meraviglioso ma molto povero, la Val di Comino, per andare in Canada. Ma non riesce mai a scordare Settefrati e il suo Santuario della Madonna di Canneto.

[caption id="attachment_47270" align="center-block" width="750"]Settefrati- Santuario Madonna del Canneto by Tonino Bernardelli Settefrati - Santuario Madonna del Canneto by Tonino Bernardelli[/caption]

Una valle che sembra uscita da un quadro di Leonardo da Vinci, dove ogni altura ha un suo castello, dove il vino è profumato, il grano è alto e il formaggio è una vera delizia.

Ma la valle si trova proprio dietro la montagna dell’Abbazia di Montecassino e la Linea Gustav e la seconda guerra mondiale avevano portato fame e il bisogno di andare a cercare spazi altrove.

Durante la battaglia di Montecassino, sua madre era incinta di 7 mesi e aveva già 2 bambini e 1 bambina. Suo padre muore da vittima civile proprio durante gli ultimi giorni della ritirata dei Tedeschi da Montecassino attraversando la nostra Valle di Comino

[caption id="attachment_107605" align="center-block" width="750"] Tramonto su Settefrati by Tonino Bernardelli[/caption]

La storia di Tony: dalla Val Di Comino al Canada

L’arrivo a Toronto in Canada è quasi da manuale. Legge un annuncio in cui cercavano tecnici e manda la sua candidatura al consolato. Preso in meno di 30 giorni.

Aveva 21 anni e già una moglie e la figlia Diana, mentre poi Eddie nascerà in Canada.

Tony aveva studiato e la sua bravura, unita ad una educazione tecnica tradizionale italiana nell’Istituto San Lorenzo di Aversa, lo mette subito in risalto e lo rende sempre più prezioso.

Lavora nel settore delle macchine alimentari e da tornitore arriva ad essere capo-reparto e nel 1970 è già Production Manager.

Le sue alte capacita tecniche fanno crescere rapidamente l’impresa fino a triplicare il fatturato. La ditta viene venduta ad una grande multinazionale Americana (la Cherry Burrell) che progetta, costruisce e distribuisce equipaggiamento per l’industria alimentare in tutto il mondo.

Tony si ritrova fra i manager chiave e in breve tempo è promosso a Plant Manager, responsabile di tutto il reparto di ingegneria e manufattura. A 26 anni, inizia così un’altra fase della sua carriera nella progettazione impiantisca manageriale.

Ma sapendo del suo spirito indipendente, per non lasciarlo andare via gli offrono azioni nella società e Tony diventa direttore, azionista e membro del consiglio di amministrazione fino al 1984, quando i suoi soci decisero di vendere la ditta.

Subentra un’altra multinazionale, molto piu grande, e dopo un breve periodo è nominato Vice Presidente e responsabile per tutte le operazioni di progettazioni per l’industria alimentare e per la produzione in Nord America.

Una posizione di grande responsabilità che lo porta a dirigere oltre allo stabilimento di Toronto anche quello in Wisconsin, USA e lo proietta a livello internazionale come membro della task force ‘fusioni e acquisizioni’ del gruppo.

Ha raggiunto il livello più alto mai sognato, ha una splendida carriera, ma Tony ha un desiderio ed un sogno ancora più grande. Vuole creare una impresa speciale che parte dalla progettazione per arrivare alla costruzione e all’impiantistica di apparecchiature meccaniche per l’industria alimentare, farmaceutica e petrolchimica.

Rende il suo sogno noto ai responsabili della società dando un giusto preavviso e nel 1988 all’eta di 44 anni crea la ADM Stainless Inc che si può leggere come acronimo del suo nome o di quello della moglie e dei figli. Oggi la società è amministrata da suo figlio Eddie con il supporto amministrativo della figlia Diana

Quando decide di mettersi in proprio, allora inizia a costruire i suoi ponti. Ma prima un’altra storia e un incontro particolare.

Parlando con Tony, circa i suoi incontri nel suo mondo industriale ci racconta la sua ammirazione per Callisto Tanzi, un gigante dell’industria del latte nel mondo e il fondatore della Parmalat.

Si erano incontrati come un industriale e un fornitore di processi industriali e da questo era nata una collaborazione e un rispetto reciproco che portò vantaggi tecnici e finanziari ad entrambi.

Il primo incontro era avvenuto alla fiera del latte di New Orleans dove nacque una intesa e una cooperazione che portò la Parmalat in Nord e in Sud America con impianti di processi di alta qualità costruiti dalla ADM Stainless Inc.

Un traguardo che porterà ad una grande credibilità mondiale e alla proposta di fusione della ADM con il mondo Parmalat. Fusione che Tony riuscirà a deviare restando indipendente ed essenziale.

Forse è proprio questo connubio fra intuito commerciale e sapienza tecnologica che fece crescere il gigante del latte nella prima fase della sua storia, nel continente Americano, prima che l’ubriacatura finanziaria distruggesse tutto.

Tantissimi imprenditori come Calisto Tanzi hanno apprezzato la grande e sempre innovativa qualità dei macchinari e le novità che ogni giorno la ADM Stainless di Tony apporta con idee e soluzioni tecniche. Una ricerca di perfezione totale riconosciuta come “Solution Providers”. Oggi Eddie e Diana sono già al servizio creativo di quelle industrie dove lo spirito di innovazione tecnologica non può mancare.

Ma torniamo al costruttore di ponti. Fra Settefrati in Val di Comino e la comunità di italiani in Canada.

Subito, appena arrivato in Canada, Tony è il co-fondatore del Comitato Pro Settefrati per promuovere le tradizioni della Valle di Comino e per i devoti della Madonna di Canneto, un santuario che ogni anno vede circa 60.000 persone da 3 regioni andare in pellegrinaggio a Settefrati durante il mese di agosto.


Nel 1968 il comitato Pro Settefrati (fra cui il giovane Tony di 24 anni nelle vesti di segretario del comitato) con la cooperazione e il supporto del famoso Settefratese Domenico Vitti, fanno costruire una copia della statua della Madonna. Questa permette di replicare il pellegrinaggio da Settefrati a Canneto presso il Monastero di Mary Lake dei Padri Agostiniani a circa 50 km a nord di Toronto.

Il Monastero si trova in un’area di oltre 320 ettari con un lago ed un paesaggio che ricordano emozionalmente un poco la Valle di Canneto a Settefrati. Un ottimo posto pere fondere cultura, tradizione e religione nell’animo dei devoti della Madonna di Canneto.

Gli anni passano, aumentano le generazioni nella famiglia e nascono nuove esigenze. I piccoli non sono più italiani emigrati ma sono canadesi con radici italiane. Il comitato Pro Settefrati diventa la Canneto Society inc, con la speranza di allargare gli orizzonti, ma questo non avviene perché le visioni, la cultura e le tradizioni si sono confuse con quelle Nord Americane.

Le loro visioni e i sentimenti nei confronti dell’Italia sono diversi ma Tony vuole che i giovani Italo Canadesi, sappiano trarre forza e vantaggio dalle radici italiane e, in particolare, della Valle di Comino.

Allora nel 2018 Tony, con il sostegno totale della comunità, decide di prendere il controllo della Canneto Society avvicinandosi ai giovani Italo/Settefratesi/ Canadesi di seconda e terza generazione per risvegliare in loro il desiderio di riscoprire le loro origini e l’amore per il luogo di provenienza.

In Italia i ragazzi non si sentono veramente a casa, ma la forza viene dalla intersezione di Canada e Italia e bisogna gettare un ponte fra le due culture. Un ponte nato dalla fusione delle due culture, fra le quali la originale Valcominese dovrà sopravvivere e fecondare.

Sorpresa: l’80% degli iscritti alla Canneto Society appartiene alla 2° e 3 ° generazione. Il ponte interculturale, intergenerazionale, interspaziale.
Il ponte per il futuro.

Ed ora sta a noi osservare chi attraverserà questo ponte dalle due sponde, e magari raccontare qualche storia per aiutarli a penetrare nella nuova cultura. Cultura Canadese per i ragazzi italiani e cultura italiana per i ragazzi canadesi.

Per questa sua attività di costruttore di ponti italo-canadesi e per la sua valorizzazione e promozione di Settefrati, Tony Malizia ha ricevuto il Premio Town Ambassador di Settefrati.

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Vorrei fare una scommessa e chiedere quanti di voi conoscono Cellino San Marco? Probabilmente tutti ad esclusione dei teen agers.

E come è possibile tanta notorietà per un piccolo comune del nord Salento tra Brindisi e Lecce? un paese non toccato dal mare e senza episodi clamorosi nella sua storia?

La risposta è semplice: l’amore.

Un amore per la terra collegato ad una grande storia d’amore, quella fra Albano Carrisi e Romina Power.

Tutto nasce quando i due si conoscono e scoppia la scintilla fra la ragazza americana di buona famiglia, con famosi genitori attori di Hollywood, e un giovane del sud dalla voce incredibile che si era spostato a Milano per fare fortuna.

E Al Bano (nome d’arte di Albano Carrisi perché nessuno sa mai come si scrive e ha paura di sbagliare) amava molto Milano che allora era così diversa dal suo piccolo Cellino San Marco. Negli anni ’60 la Puglia non era ancora un brand, le masserie erano fattorie e non posti turistici, la pizzica la suonavano i nostalgici e la vacanza la facevano in pochi.

Allora la Puglia era sudore della fronte per una terra da domare, vino forte che veniva venduto in Francia per tagliare i loro vini e oliveti altissimi. Non c’erano molte opportunità e chi voleva avere successo nel mondo dello spettacolo doveva lasciare la propria terra.

Una volta andati via, il rapporto con il paese d’origine era dato dai legami familiari ma non da una attrazione fisica verso i luoghi natali, verso un paesaggio che ricordava sofferenza più che sogni.

Quando Albano porta Romina a Cellino San Marco, gli occhi di questa giovanissima ragazza americana vedono altro. Vedono quello che Albano non riusciva ancora a vedere perché aveva delle lenti di rassegnazione.

Romina si innamora dei paesaggi con gli olivi e i vigneti, della terra piatta che profuma di mare, della cucina che cambia di famiglia in famiglia ancora prima che di paese in paese. Si innamora della genuinità delle persone, che sono l’opposto dell’ipocrisia dei parvenue (e ne doveva aver conosciuti tanti nei suoi anni americani).

E subito gli chiede di comprare il Bosco di Curtipetrizzi, l’ultimo lembo di terra con l’originale macchia mediterranea che ricopriva la Puglia prima di lasciare il posto ai vigneti e agli oliveti. Un bosco mantenuto da un folle barone che lo aveva recintato con un muro, probabilmente anche lui doveva essere stato un uomo pieno d’amore.

È Romina che accompagna Albano alla riscoperta del suo paese, di Cellino San Marco, e lo spinge a recuperare le sue radici pugliesi dando loro una nuova dimensione affettiva.

Il linguaggio della pietra, il linguaggio della natura.

Cellino è molto di più del paese natale. È l’amicizia che non si interrompe con le persone della propria età con cui si è andati a scuola e si sono trascorsi assolati pomeriggi al bar. È il profumo dei piatti di mamma Jolanda che vengono tramandati da generazioni. È la casa dove tornare e dove far crescere i propri figli. 

E dopo il bosco arriva il borgo, dove si trova la loro casa attorno alla quale è nata la cantina, l’albergo, il ristorante, la piscina, la sauna e anche la chiesa. Un piccolo villaggio dove ogni pietra è messa in un certo modo seguendo un ricordo, un sogno, un’idea, un decoro.

Albano dice di essere un ‘architetto mancato’ ma in realtà è più di un architetto. Ma lo è per il suo villaggio dove ogni angolo ha un suo segno diverso e una sua storia. 

Ancora una volta è amore. Questa volta quello per le radici ritrovate che sono arrivate ancora più in profondità e dovevano essere mostrate a tutti nei segni del borgo. Una vita pubblica intensa, una vita privata spesso resa pubblica, nel bene e nel male, ha tanti segni da mostrare.

Intanto Cellino San Marco è cresciuta e non è più il borgo degli anni ’60 da cui Albano era partito. Eppure come in uno scherzo del destino, oggi i giovani sono tornati a lasciare il paese, soprattutto i laureati continuano, come una emorragia, a cercare fortuna fuori.

Allora serve una Romina Power per tutti che riesca a far vedere quali opportunità si possono realizzare nel proprio borgo natale. Anche perché la tecnologia e i trasporti creano altre vicinanze. Si parte ma si può tornare più facilmente, se si ha un motivo per tornare. 

Quando si parte ci si arricchisce sempre: le contaminazioni creano ricchezza e in fondo anche Romina è stata una contaminazione per Cellino San Marco. Ma la sfida ora sono i figli di Albano e tutti i giovani di Cellino. 

Torneranno? Oppure troveranno il modo di mettere la loro energia e creatività per far prosperare Cellino San Marco (che stiamo ora usando come metafora di tanti paesi del sud Italia e oggi anche di parte del nord)?

Quanto questi ragazzi conoscono il loro paese e quanto riescono a vederlo con gli occhi di uno straniero che si innamora del profumo, del paesaggio, dei sapori e delle tradizioni? Quanti riescono a vedere opportunità per creare una propria impresa o attività che possa trarre vantaggio dalla notorietà di Cellino San Marco e del Salento? 

Albano è stato un visionario, è andato contro corrente tornando a vivere nel borgo natio e ha dimostrato di aver vinto. Ha aiutato il suo comune promuovendolo in tutti i modi. Ha fatto interviste a Cellino San Marco con televisioni da tutto il mondo. E ha fatto conoscere la Puglia da 50 anni.

È stato un visionario e ha iniziato a lavorare con i bambini delle scuole tanti anni fa, troppo in anticipo sui tempi per essere compreso. Ma se sapremo guidare i giovani come Romina ha guidato Albano, allora il futuro sarà splendido e i giovani doneranno le loro energie per continuare a far crescere la comunità. Anche se in un modo diverso rispetto ai modi del passato.

E noi saremo felici.

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La storia che vi voglio raccontare è tutta di cose semplici, cose che possono succedere a qualsiasi individuo, sono fatti della vita dell’uomo che va in giro per il mondo in cerca di fortuna e d’avventura.


Però vi garantisco che sono fatti veri, fatti successi tanto tempo fa, fatti che ancora oggi possono accadere e continueranno ad avvenire nel tempo finché ci sarà l’essere umano sul nostro pianeta.
Sono nato durante il secondo conflitto mondiale in un piccolo paese di provincia, Cinisi. Dico piccolo paese perché io penso che questo mio amato paese non ha mai dato una grande storia ai suoi figli. Però al contrario ha dato il più bel regalo che una madre può dare ai suoi figli: un carattere genuino, forte e costante ma al tempo stesso complicato e tormentato nelle sue tradizioni e nei suoi costumi.
La mia famiglia, modesta nelle sue origini campagnole, non è mai stata ricca di denaro ma è stata forte e unita, di un amore che hanno tramandato ai suoi figli. L’amore verso il signore e uno speciale rispetto sono ancora oggi sono le fondazioni della mia stessa esistenza.
Sono cresciuto come tanti altri miei coetanei andando a scuola, alternando il gioco con gli amici del vicinato, sempre attento ai richiami delle persone più grandi, specialmente a quelli della mamma.

Il tempo libero di ragazzo passava spensierato, e quasi non mi accorgevo del cambiamento giornaliero che si susseguiva. Tutto sembrava normale, semplice e fermo nel suo tempo. Invece no, la vita era un susseguirsi di cambiamenti e alternative. Ieri ero solo un ragazzino seduto nei banchi delle scuole elementari poi, dopo pochi anni, mi sono ritrovato adolescente seduto nei banchi delle scuole medie.
Questa volta le idee erano di differente natura, c’erano altri campi da scoprire, altre alternative. Ma erano solo di un ragazzino di ieri che stava crescendo in fretta con poche potenzialità e tante cose ancora da imparare.
Continuo la mia vita di ogni giorno spensierata, sempre occupato con lo studio e giocando con gli amici tempo libero, però attento ad aiutare mio padre nei bisogni domestici della famiglia: andare a raccogliere le mandorle in campagna nella prima estate e poi in aiutarlo durante la vendemmia a settembre. Questa mi dava la gioia di essere con gruppi di giovani più grandi che aiutavano nella raccolta dell’uva.
Ho imparato tanto da quegli anni trascorsi in paese, non li dimenticherò mai più.
A scuola ho studiato tante materie, dal latino al francese oltre al nostro italiano (una delle poche bellissime lingue parlate al mondo). La matematica non andava giù facilmente, al contrario però ero un buon atleta e mi cimentavo in qualunque tipo di antagonismo.
La bicicletta rimaneva la mia passione e sognavo di diventare un novello Ercole Baldini o un Gastone Nencini, oppure un Jacques Anquetil, il biondo francese che vinceva tutto a quei tempi. Questi sono stati i miei eroi dello sport di allora.
Ma erano sogni proibiti per quegli anni fine ’50, il nostro paese a quel tempo offriva poche possibilità di sfoghi di gioventù. Non potendo trovare spazi nello sport, noi giovani ragazzi ci sfogavamo delle nostre passioni nel gioco con gli amici del vicinato. La nella strada dietro la mia, oppure andando laggiù alla fine della strada al famoso ‘Chiancello’ e giocavamo tutti insieme. 
Giochi molto semplici ma al tempo stesso affascinanti perché contenevano sfide e valori, ‘la mazza e lu scanneddu’,’atti vitti’, ‘a la verra’, ‘a sutta giacomu’, ‘a la banda a quattro e quattrotto’ e tanti altri giochi che ho quasi dimenticato.
Il mio gioco di ragazzo-giovanotto continuava ancora, solo che il panorama della vita cominciava a trasformarsi: la piazza, la montagna e il mare erano diventate le mete preferite sia mie che dei miei compagni.
Qui nel gioco i sogni si moltiplicano, si diventa più seri, e incomincio a fumare le prime sigarette dividendo le emozioni del fumo con gli amici. Poi scatta il click verso le ragazze. I sentimenti del cuore si fanno sentire incomincio a capire che sto crescendo in fretta, mi sento già un adulto.

Mi ricordo quando mio padre terminati gli studi della scuola media mi ha incoraggiato da buon genitore a continuare nello studio ‘così da grande potrai diventare qualcuno’. Io da bravo ragazzo gli ho ubbidito così ho frequentato per un paio di anni il liceo scientifico di Palermo.
Purtroppo la mia carriera di studente è durata poco. Colpa di nessuno, una decisione che a quel tempo ho preso da solo. Le condizioni economiche della famiglia e un futuro che non vedevo tanto brillante forse sono state le ragioni del mio fallimento scolastico.
A distanza di tanti anni, confermo il mio dolore di aver terminato gli studi troppo giovane e quei pochi anni che ho passato in paese sono stati di tristezza e di angoscia per non poter soddisfare il sogno di mio padre. Ho creduto fermamente di aver perduto la battaglia più importante della mia vita.
Una ferita si era aperta nel mio cuore, una piaga aperta mi assillava notte e giorno e non si sanava mai. Però il gioco con gli amici continuava, anzi si era arricchito di più e svaghi e altri interessi si alternavano l’uno all’altro.
Qualcosa mi mancava, ma non mi confrontavo con me stesso, accettavo la temporanea sconfitta, anche a malincuore, e mi preparavo alla scossa, al vero passo da giocare qualora se ne fosse presentata l’occasione.
La campagna e il mare, dicevo poco fa, erano due fonti di svago della mia prima gioventù. 
I campi, le messe, i giardini, la grandezza maestosa delle montagne che circondano quasi ad anfiteatro il nostro territorio mi davano forza e coraggio di continuare nella vita.
Mentre il mare, con la sua vastità in quel suo letto divino, sopito a volte nella sua coltre che sembrava fatta di madreperle o a volte abbruttito dalla sua rabbia incomprendibile, mi dava la carica dell’avventura, mi dava la sicurezza che ce l’avrei fatta.
In quei momenti di sogni ad occhi aperti ho capito che la mia vita stava cambiando. Un sogno si stava realizzando, la mia partenza per l’America era già un fatto compiuto.
Questo è stato il mio destino e lo ho seguito. Pentimento non ce ne è mai stato, ma amarezza si. Problemi di lingua, di assestamento sociale, posizione economica.
Dopo anni costanti di lavoro, i lati negativi sono scomparsi. Oggi dopo aver vissuto per più di 40 anni in America, posso confermare che questo mosaico di gente che vive nel nuovo mondo mi da carica e mi rende un vero cittadino di questo pianeta.
In America mi sento a casa mia, non mi sento per niente straniero. Questa è la mia filosofia: un italiano la ha scoperta, un italiano gli ha dato il nome. Un certo Philip Mazzei (un caro amico di Thomas Jefferson) ha scritto la bozza dei diritti della libertà dell’uomo, il famoso ‘Cicerone’ gli ha prestato il codice civile istituzionale della civiltà umana.
Infine l’americano oggi sta imparando ad apparecchiare la tavola e non lo potrebbe fare senza i prodotti e le ricette del bel paese.
Caro amico che mi stai leggendo, non pensare che nella vita c’è solo la soddisfazione di arrivare, insieme a questo bagaglio di felicità c’è anche il dolore.
Se forse non hai provato questo tipo di dolore, allora sei stato fortunato. Quindi io che non ti conosco, ti voglio dare un consiglio d’amico: ti invito ad amare di più la tua-la mia Italia. Ti suggerisco di amarla di cuore e con più sincerità. Allora se ci riesci capirai il mio dolore e il grande amore che riserbo alla nostra ‘Italia’.

Rosolino Lo Duca è un cittadino americano originario di Cinisi, vicino Palermo, e per il suo amore per le sue due patrie è oggi è assessore agli emigrati di Cinisi e  il Presidente del Comitato Scientifico del Premio Town Ambassador dedicato a chi svolge un ruolo proattivo nella promozione del suo paese.
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Il Premio Town Ambassador a Michael Chirco, un vero Americano con un cuore Italiano

Discoverplaces.travel insieme alla città di Cinisi in Sicilia sono onorati di premiare Michael Chirco come “Town Ambassador”.

Town Ambassador è un premio e un riconoscimento per gli uomini e le donne che hanno promosso la loro città di origine, e che lo stanno ancora facendo, indipendentemente dalla distanza che li divide, creando ponti culturali che durano tutta la vita. Sono persone che fondono passato e futuro a beneficio delle prossime generazioni.

Ma chi è Michael Chirco?

È facile dire chi è Michel Chirco, nominato ‘Uomo dell'anno’ nel 2018 dal governatore del Michigan. È uno dei 5 migliori costruttori nel Michigan e tra i primi 100 negli Stati Uniti.

È un grande filantropo e il principale mecenate del St Louis Children Centre di Chelsea, tra le altre cose. Da notare che è nato il 5 agosto, il giorno in cui le forze aeree statunitensi hanno lanciato la bomba nucleare su Hiroshima.

Se questo dice qualcosa sull'uomo d'affari, non è sufficiente per conoscere l'uomo e la sua intrigante storia personale di un cuore diviso tra America e Sicilia, in Italia.

Michael è la terza generazione di una famiglia italiana che si trasferì in America all'inizio del 1900. Suo padre arrivò in Florida con un viaggio rocambolesco su una nave che si era per metà riempita d'acqua a causa delle cattive condizioni meteorologiche. Sopravvisse vivendo nell’acqua sul fondo della nave. Incredibile.

Suo padre lasciò la bellissima città siciliana di Cinisi, con la sua costa soleggiata e il mare limpido, senza alcuna idea di cosa avrebbe trovato.

Il loro bagaglio era leggero: una valigia di cartone e un'anima piena di orgoglio. Erano persone che volevano dimostrare di essere brava gente, soltanto che erano nate nel posto giusto ma nel momento sbagliato. Volevano guadagnare dei soldi e tornare nella loro città natale.

I loro principi erano semplici: fai il meglio per la tua famiglia, per la tua comunità e per il tuo paese. E i loro paesi erano Italia e America. Volevano lavorare, guadagnare soldi, pagare le tasse e inviare denaro ai parenti in Sicilia in modo che potessero acquistare terreni e costruire una casa.

Sembrava un piano semplice. Ma le cose sono andate diversamente. Nonostante il fatto che alcune famiglie siano state divise in due, con alcuni membri in Italia e alcuni in America, le nuove generazioni hanno messo radici profonde e amore per l'America.

L'Italia era nel loro stile di vita, nel loro cuore, ma a migliaia di miglia di distanza dalla loro vita quotidiana.

A quel tempo, la loro situazione era interessante, infatti sulla scala sociale gli italiani erano considerati inferiori ai neri perché non erano nati in America. Quindi, le famiglie hanno cercato di far crescere i figli come una generazione di americani completamente integrati: i bambini dovevano parlare bene l'inglese, comportarsi bene a scuola ed essere rispettati. Michael era uno di questi bambini. Poteva sentire i suoi genitori parlare in siciliano ma lui doveva parlare un buon inglese.

È stato negli anni '60, quando aveva 15 anni, che finalmente andò a Cinisi dove trascorse 6 mesi. Ha incontrato sua nonna per la prima volta e ha conosciuto la vera cultura italiana. Sua nonna ha costruito il primo bagno a casa sua proprio per l’arrivo di Michael e dello zio Sam con famiglia.

Nel frattempo, negli Stati Uniti suo padre ha avviato un'attività di successo nel mercato del pesce nonostante alcune difficoltà, come quella che il suo camion non aveva la retromarcia e poteva solo andare avanti. Le cose sembravano migliorare, ma un incendio distrusse tutto e Michael ha dovuto andare a lavorare in un'impresa di costruzioni.

Come sempre, la vita è la vita e quella che sembra essere sfortuna finisce per essere una felice sorpresa. Michael ha iniziato dal basso, ma ha imparato rapidamente e presto ha aperto la sua impresa. Col tempo, e senza paura, è diventato uno dei migliori costruttori d'America.

Ha sposato Mary Grillo, una donna originaria di Terrasini, una città non lontana da Cinisi. Hanno avuto 6 figli e 12 nipoti che sono ormai adulti e il loro legame con l'Italia è totalmente diverso.

Michael ancora invia denaro ogni anno per la festa della patrona Santa Fara a Cinisi e per quella di Terrasini (la città di famiglia di sua moglie).

Qualche anno fa, ha pagato la riparazione della facciata della chiesa principale senza fare pubblicità. La sua è l'umiltà di sapere di essere stato fortunato e di voler condividere parte della sua fortuna: il St. Louis Children Center, gli abitanti di Cinisi e altri.

Michael e io abbiamo fatto una bella chiacchierata a Ceprano, a casa di un amico comune (il generale dei carabinieri Carlo Corsetti), e sua figlia Eva mi ha aiutato a capire meglio alcuni aspetti della mentalità americana. Nel frattempo anche io l'ho aiutata a capire meglio la parte italiana di suo padre.

Eva Evola è una rinomata soprano. Ogni anno fa un tour in Italia "What America America means to me – Cosa l’America significa per me" con il Bellini Opera Theater di Detroit insieme ad altri cantanti americani di origini italiane: Dino Valle (un baritono) e Aaron Caruso (un tenore). 

Conosce l'Italia, ma fino a quando non abbiamo chiacchierato con suo padre, non aveva compreso appieno i sentimenti di suo padre verso l'Italia e la Sicilia. La vera connessione che i suoi genitori hanno con l'Italia e i contatti diretti che hanno con le persone italiane è qualcosa che lei non ha veramente sperimentato. 

Eva è la quarta generazione americana della sua famiglia italiana. È profondamente americana però ha anche un patrimonio italiano. Nonostante canti le arie d'opera italiane, i suoi legami con l'Italia sono più emotivi che fisici.

La storia di Michael Chirco è uno dei migliori esempi dell'evoluzione delle relazioni tra Italia e America nel corso degli anni. Possiamo imparare da lui come creare valore da questo "doppio cuore". Come l'integrazione può creare persone migliori che fanno il meglio per le loro comunità.

Penso che sia tempo di creare un diverso tipo di ponti tra italiani e americani, tra due culture che si guardano l'un l'altro con rispetto e amore ma non hanno il vocabolario giusto per tradurre l'un l'altro la loro reciproca cultura.

Il modo migliore per raggiungere questo obiettivo sarà il tema delle prossime chiacchierate che ho intenzione di avere con Mr. Chirco e il tema del Premio Town Ambassador dedicato agli oriundi italiani.

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Da Sonnino in America: ricordi dalla Grande Mela

Un giorno speciale per guardare indietro al passato. Mi è sembrato opportuno visitare la "Little Italy - Piccola Italia" di New York con il mio Premio Town Ambassador, per tornare da dove tutto ha avuto inizio per molti immigrati provenienti da tutta Italia (e dal mondo). Un quartiere che è diventato il simbolo di una connessione eterna con radici lontane, qualcosa a cui tutti noi stessi discendenti di quegli immigrati teniamo con amore e cura.

Non importa quanto siano profonde quelle radici, troviamo sempre la via del ritorno.

Un premio, molte storie ...

Lo sfondo di questa foto è Mulberry Street, nel cuore di "Little Italy". Probabilmente la più famosa di "Little Italy - Piccole Italia" perchè divenne la nuova casa per quasi 10.000 immigrati italiani prima del 1910 e all'epoca si erano stabilite molte comunità italiane provenienti da tutto il paese.

Gli immigrati provenienti da diverse regioni d'Italia si stabilirono in diverse strade nella parte bassa di Manhattan. I siciliani si riunirono in Elizabeth Street, i genovesi in Baxter Street, gli italiani del nord in Bleecker Street e i napoletani in Mulberry Street, conosciuta come "la Wall Street italiana" per tutte le banche che aiutavano gli italiani a depositare i risparmi e inviare a casa i loro guadagni.

A meno di due miglia di distanza, più in centro, c'è Castle Garden, la prima stazione di immigrazione d'America tra il 1855 e il 1890 ed Ellis Island, la stazione di ispezione degli immigrati più trafficata della nazione dal 1892 al 1954.

Una valigia sottile di carta e un cuore pieno di speranza

Nel 1870 c'erano circa 25.000 immigrati italiani in America. L'immigrazione italiana in America è aumentata a oltre 4 milioni nel 1924 e gli italo-americani rappresentano ora il quinto gruppo etnico più grande del paese.

Per la maggior parte degli italo-americani di oggi, Ellis Island è stata il primo capitolo della storia della loro famiglia negli Stati Uniti, tra cui la mia famiglia pugliese, siciliana e laziale.

All'inizio del 1900, la popolazione immigrata italiana aveva già iniziato a diffondersi in altre città al loro arrivo e in periferie più spaziose di New York come Brooklyn e il Bronx

Molti Sonninesi si stabilirono a Filadelfia, a Syracuse, a Pittsfield e a Boston, compreso il sobborgo di Quincy dove vivevano la mia bisnonna (di Sonnino) e il bisnonno (di Fondi). Il mio bisnonno arrivò a Ellis Island nel 1910, viaggiò prima a Pittsfield e poco dopo a Boston, dove lo raggiunse la mia bisnonna l'anno seguente.

Perché sto raccontando questa storia da New York City?

Oltre al significato della famiglia che passa attraverso le porte di Ellis Island, sto raccontando questa storia da New York City perché è da dove provengo sia io che i miei genitori. Posso continuare a descrivere i grandi quartieri italo-americani in cui siamo cresciuti, ma è per un'altra storia.

Cos'è il Town Ambassador Award?

Denise Dumont è uno degli Ambassador del proprio paese che hanno ricevuto il premio Town Ambassador di Discoverplaces, clicca qui per saperne di più sulla sua storia e su ciò che rappresenta il nostro Town Ambassador!

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Premio Town Ambassador all’imprenditore Antonio Moschetta

Giovani imprenditori di successo? Il Premio Town Award ad Antonio Moschetta, ingegnere, musicista e imprenditore di Andria, uno dei più bei paesi della Puglia.

Antonio è stato uno studente modello ma soprattutto è riuscito a conciliare tre mentalità in un modo che pochi riescono a fare. È ingegnere, ma è anche diplomato al conservatorio e ha iniziato da subito una attività imprenditoriale nei servizi alla musica e alle manifestazioni in piazza.

Ma la sua curiosità lo ha portato a vivere qualche tempo in Cina e in Albania che ha vissuto con un occhio da ricercatore di opportunità. Il filtro con cui ha sempre guardato le situazioni all’estero lo ha portato a dire:
“La vera Albania e la vera Cina sono in Italia!”

Con questa frase Antonio Moschetta idealmente si rivolgeva a tutti i suoi coetanei che vanno in cerca di fortuna all’estero perché non riescono a vedere le opportunità che offre l’Italia.

Certo, se noi guardiamo la situazione presente con le lenti dei nostri genitori o con quelle delle generazioni che ci hanno preceduto non riusciremo a capire quello che sta accadendo.

Sono saltati tutti gli schemi: quello che prima sembrava una situazione stabile oggi è un incubo. Abbiamo dimenticato il coraggio di provare, di compiere qualcosa di grande.

Ed in fondo il termine imprese descrive proprio la voglia di fare qualcosa di grande, un elemento di rottura della situazione presente per costruire qualcosa di migliore. Ovviamente esistono anche imprese di malfattori, ma di queste non ci occupiamo noi e soprattutto non si occupa Antonio.

Ma torniamo ad Antonio Moschetta. Lo chiamo ogni volta che voglio una iniezione di positività, ogni volta che cerco idee per modificare la rotta sulla quale sto navigando.

Ed Antonio mi continua a sorprendere sempre, mentre nel frattempo è diventato un imprenditore di successo fortemente radicato con il cuore nella sua Puglia e soprattutto ad Andria.

Il Premio ad Antonio è un premio ai giovani imprenditori ed il suggerimento di impegnarsi nella promozione della cultura imprenditoriale tra i giovani in modo da far nascere nuove imprese in Italia e non portare la creatività dei nostri giovani all’estero.

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