Town Ambassador per Fumone all’inglese Lisa Eagles

Fumone uno dei borghi più belli e misteriosi del Lazio con il suo piccolo borgo medioevale racchiuso da mura e il suo castello dove è stato imprigionato papa Celestino V e dove il fantasma di un bambino aleggia fra le stanze del castello.

Per tutte queste sue caratteristiche Fumone è molto amata dai suoi cittadini ma anche da tutti coloro che nel passato hanno dovuto abbandonare la Ciociaria e l’Italia. Con l’amministrazione di Fumone avevamo già premiato l’americana Deborah Caponera che risiede a New York, ed ora raccontiamo la storia di un nuovo Town Ambassador: Lisa Eagles.

Un Town Ambassador un po’ diverso dagli altri perché Lisa è inglese e tanti anni fa per amore si è trasferita in Italia e ne è rimasta folgorata. Da allora, grazie anche alla sua attività di B&B è diventata un naturale punto di riferimento per tutti coloro che volevano scoprire Fumone e la Ciociaria, magari in cerca delle loro radici italiane.

Lisa Eagles è nata a Epsom, in Inghilterra, per lei la città dell’amore perché è proprio qui che ha conosciuto Giampaolo e lo ha seguito fino in Italia.

Ma Epsom è un posto e una città mitica, è famosa in tutto il mondo per almeno due aspetti: i “Sali di Epsom”, che offrono numerosi benefici alla bellezza e alla salute, e il Derby.

Questa è forse la più ricca e prestigiosa corsa dei cavalli che si disputa in Inghilterra, ma possiamo anche dire che è fra le più famose del mondo. Ogni anno, l’ippodromo della città diventa il centro sportivo e mondano per tutti gli inglesi, dalla regina giù fino a raggiungere ogni singolo suddito.

Ma come ha fatto Lisa a lasciare una città cosi interessante e coinvolgente? “Ho scelto l’amore, e lo rifarei altre mille volte. Quando ero in Inghilterra lavoravo in una farmacia e la sera, per mantenermi l’affitto e le spese andavo in un wine bar. Il proprietario era un italiano, il cugino di mio marito”.

Lisa ha conosciuto Giampaolo quando lui era andato in Inghilterra per lavoro e, pur parlando due lingue diverse, si sono subito capiti e innamorati. Dopo qualche anno a Epsom, Giampaolo ha sentito il bisogno di tornare in Italia, il lavoro era usurante e aveva una gran voglia di tornare alle radici:

“La scusa erano i mondiali del 1982, mio marito è appassionato di calcio e in quell’anno si giocavano in Spagna e così l’ho seguito. E che vittoria per l’Italia! Ci ha fatto venire voglia di rimanere. Per me l’Italia era appetitosa, mi faceva pensare al bel tempo e alle vacanze, quindi sono partita felice e sono rimasta senza rimpianti”.

In Italia Lisa si impegna in molti lavori insegnando inglese a giovani e adulti e facendo la baby-sitter. Poi il matrimonio con Giampaolo nel 1984 e qualche anno tre meravigliosi gemellini, tutti maschi!

Per avere una vita più semplice con tre bambini, Lisa e la sua famiglia si trasferiscono a Fumone, il paese dove era nato suo marito e che lei ha sempre amato di riflesso.

Il suo amore per questo bellissimo borgo la porta ad investire nel turismo, creando uno dei primi B&B della Ciociaria proprio nel centro storico di Fumone.

Il B&B Antico Borgo è subito diventato un punto riferimento di moltissimi stranieri che Lisa coccolava grazie alla sua grazia, al suo inglese e alla sua accoglienza dal sapore ‘italiano’. Tutti gli ospiti si sono sempre sentiti a casa e sono sempre tornati.

Da subito Lisa ha fatto quello che oggi viene definito un coach esperenziale, aiutava gli ospiti a scegliere esperienze di vita italiana vera da vivere durante il soggiorno.

Per l’amore e la passione verso Fumone, Lisa, si è appassionata anche di politica locale ed è diventata consigliere comunale: “Dovevo restituire a Fumone tutto quello che mi aveva dato”.

Nei suoi anni di politica ha celebrato un matrimonio “full english” ad una coppia di stranieri che quando erano venuti in visita a Fumone se ne errano innamorati e lo avevano scelto per celebrare il giorno più bello e importante della loro vita.

Durante i suoi anni da consigliere comunale ha sempre cercato di costruire ponti con gli emigrati all’estero per trasmettere loro le stesse emozioni che lei aveva provato in Italia. Avrebbe voluto digitalizzare la vecchia anagrafe, ma era in anticipo sui tempi. In ogni caso è stata l’interlocutore di tanti emigrati di III e IV generazione che cercavano i loro antenati a Fumone”.

Ancora oggi, nonostante il suo mandato sia concluso Lisa continua a mantenere legami con i clienti e con tutti i discendenti degli emigrati che cercano le radici italiane. Come il caso della sua amica Deborah Caponera, un’americana in cerca di connessioni a Fumone con cui poi ha stretto un legame forte e che è già stata premiata come Town Ambassador.

Lisa e Deborah hanno un bellissimo rapporto e insieme hanno aiutato il famoso artista anagnino Jago nel suo viaggio a New York:

“Ho conosciuto Jago per caso mentre passeggiavo tra i vicoli di Anagni e ho apprezzato subito le sue opere. Quando ho saputo che era in America ho chiesto a Deborah di andarlo a trovare, così lei ha portato moltissimi studenti della sua università a visitare l’esposizione di Jago”.

Lisa ama certamente Fumone e l’Italia ed è una vera costruttrice di ponti culturali ed emozionali fra il borgo e tutto il mondo che parla inglese.

È un punto di riferimento per questa comunità e per questa sua attività, Discoverplaces.travel e il sindaco di Fumone Maurizio Padovano sono onorati di conferire Lisa Eagles il Premio Town Ambassador.

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Il deputato John Avoli premiato come Town Ambassador per Trivigliano

Un piccolissimo ma grazioso borgo della Ciociaria come Trivigliano e la Camera dei Deputati della Virginia hanno qualcuno in comune: John Avoli.

Come è possibile?

Magia della professionalità, generosità e caparbietà delle persone della Ciociaria e della bellezza degli Stati Uniti dove per molti si è avverato il loro sogno americano.

Ma ripercorriamo la storia della famiglia Avoli per arrivare al punto di oggi.

Era il 1954 e il padre di John lasciò da solo il borgo di Trivigliano per andare negli Stati Uniti dove mise su una piccola impresa di calzature. Un duro lavoro e una vita di risparmi per riunire la sua famiglia e solo nel 1959 lo raggiunsero sua moglie e i suoi figli.

John Avoli era nato a Trivigliano grazie ad una sia zia che era ostetrica e ci restò fino a 9 anni quando si imbarcò con la mamma per raggiungere il padre. Era gennaio, in inverno, appena dopo Natale e faceva molto freddo.

Curiosamente la nave si chiamava Cristoforo Colombo e il viaggio fu talmente burrascoso da ricordare proprio le peripezie di Colombo partito alla scoperta delle Indie.

Il bel tempo e la fine del mal di mare li trovò solo al suo arrivo al porto di New York, a quel tempo Ellis Island era già chiusa e John raggiunse subito il padre a Pittsburgh in Pennsylvania. Poi si spostano a circa 8 ore di distanza in una miniera di carbone a Weirton in Virginia.

L’industria del carbone era talmente grande che aveva attratto persone da ogni parte del mondo. C’erano talmente tante persone, lingue e culture che sembrava proprio di sperimentare quello che molti anni dopo McLuhan definì come il ‘melting pot’, crogiolo di razze (prendendo a prestito il nome da un romanzo di Israel Zangwill del 1908).

John era incantato da questo mondo così diverso da quello del piccolo borgo ciociaro, ma dovette imparare subito ad inserirsi in un simile contesto. Era gennaio, la scuola era già cominciata e lui non sapeva una parola di inglese.

Ogni giorno una lotta diversa per inserirsi, ma poi tutto cambiò quando gli altri cominciano ad apprezzare le sue doti sportive e lui diventò uno dei pilastri della scuola nella squadra di Football Americano.

Non esisteva una vera comunità del suo paese di Trivigliano, ma gli italiani avevano creato un loro gruppo e con tutti gli altri immigrati si aiutavano a vicenda. Era come ‘vivere avendo tante mamme e tanti papà, tutti controllavano i figli degli altri ed erano pronti ad aiutarli a crescere’.

E grazie allo sport, John vince una borsa di studio per l’università di Richmond e inizia così la seconda parte della sua vita con un buon bagaglio di prospettive e opportunità.

Diventa un insegnante di inglese e un coach sportivo e si sposa con una insegnante. Continua a studiare e crescere nella sua professione.

L’educazione all’interno della comunità e l’adolescenza in una ‘famiglia allargata’ gli avevano lasciato il desiderio di continuare a fare qualcosa per gli altri. Un terreno fertile che spinge un uomo alla vita politica e così John diventa consigliere e poi sindaco di Staunton.

Un sindaco molto amato se i cittadini lo votano per 16 anni!

Contemporaneamente si impegna anche nella cultura e diventa direttore del Frontier Culture Museum della Virginia di Charlottesville . Il suo lavoro al museo lo porta ancora di più a favorire gli scambi interculturali e l’integrazione delle differenze e il museo diventa un punto di riferimento per persone da molti stati americani.

Oggi John Avoli è il rappresentante del XX distretto alla House of Delegates, uno dei due rami dell’Assemblea Generale della Virginia insieme al Senato.

Ma quale è il suo rapporto con Trivigliano e cosa lo unisce ancora a questo piccolo paese posto su un cucuzzolo di un monte dal cui belvedere si domina tutta la Valle Anticolana e il Lago di Canterno?

Sua sorella non si era spostata in America e il loro legame è sempre stato rafforzato da viaggi reciproci. I suoi genitori, poi, negli anni ’80 erano tornati a vivere a Trivigliano dopo la loro pensione.

È così che inizia ogni anno ad organizzare viaggi culturali in Italia e dagli anni ’90 fino alla sua pensione nel 2017 ha portato circa 3.000 americani a Trivigliano.

Infatti ogni viaggio alla scoperta dell’Italia terminava con un soggiorno di circa 4 giorni a Trivigliano dove le persone potevano provare il vero stile di vita italiano, quelle dei piccoli paesi così ricchi di tradizioni.

Potevano sperimentare il calore delle persone che si conoscono e che vivono la giornata come una sola comunità.

Forse proprio questo senso di comunità è quello che ha caratterizzato tutta la vita di John e che lo ha fatto integrare in America. Forse questo senso comune di persone che spendono la loro vita insieme, è quello che accomuna Italia e America fuori dalle grandi città.

Per tutti questi motivi e per aver sempre costruito ponti fra Trivigliano e gli Stati Uniti, John Avoli ha ricevuto il premio Town Ambassador dal sindaco Ennio Quatrana e da Discoverplaces.travel.

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La gloria internazionale di Tony Vaccaro non gli ha mai fatto dimenticare le sue origini italiane e Bonefro è per sempre nel suo cuore.

New York e Bonefro sono intimamente legate grazie a quest’uomo energico che ha attraversato il Novecento conquistando una fama perenne.

Ma partiamo dall’inizio e dalla sua nascita nel 1922 a Greensburg in Pennsylvania da genitori oriundi di Bonefro nel Molise. Una regione tanto piccola che in Italia chiamiamo curiosamente il Molise come la ‘regione che non esiste’.

Nel 1926 la famiglia torna in Italia per sfuggire alla mafia, e poco dopo i genitori di Tony muoiono e il piccolo a quattro anni viene preso in custodia e cresciuto dalla nonna paterna mentre la sorella venne messa in un orfanatrofio.

Una infanzia non felice costretto dallo zio paterno a lavorare sin da bambino, ma una solitudine interrotta dalla bellezza del borgo e delle campagne molisane. Una bellezza che lo legherà per sempre alle sue radici italiane.

Con la crescita del fascismo e l’avvicinarsi della Seconda Guerra Mondiale, Tony lascia l’Italia per sfuggire alla guerra grazie al suo passaporto americano e si diploma al liceo di New York. Ma il suo destino è un altro e si troverà coinvolto in ogni caso nella guerra ma nelle file dell’esercito americano.

Così, nel 1943 vede la proposta dell’esercito americano di esperti di fotografia che potessero documentare la guerra e Tony si candida. Manda come esempio le fotografie che aveva fatto durante il liceo e viene scartato per la sua età.

Viene però poi mandato come privato cittadino a seguito della 83° Divisione Fanteria e combatte in Normandia, Belgio, Lussemburgo e Germania. Il suo ruolo era quello di andare in avanscoperta e di scattare alcune fotografie con la sua Argus C3 compatta.

Da Omaha Beach a Berlino, questo il suo percorso!

Bellezza ed ironia sono le lenti con cui decideva le pose e gli scatti e le sue foto mai banali riuscivano a penetrare nell’animo di chi le guardava. Ha documentato tutta la vita al fronte ma anche la quotidianità dell’esercito e delle persone che incontravano nei vari paesi.

La dignità dell’uomo è sempre stata rispettata e scatti come Kiss of Liberation, Last Step of Jack Rose e Death in the Snow fanno parte della storia della fotografia e sono un patrimonio di tutto il mondo.

Alla fine della guerra, Tony Vaccaro decide di restare in Germania e ottenne il suo primo lavoro come fotografo per una impresa di Francoforte e poi per la rivista Stars and Stripes dell’esercito americano. Resterà in Germania fino al 1949 fotografando e documentando la vita post bellica di questo paese.

Per questa sua capacità di vedere oltre l’apparenza, tornato negli Stati Uniti, Tony diventa un fotografo molto richiesto da riviste di attualità come Life. E viene conteso da tutte le celebrità del mondo della moda e dello spettacolo che vogliono essere immortalate dalla sua macchina fotografica.

La lista delle celebrità e dei capi di stato che si sono fatti fotografare è impressionante!

Dal 1973 al 1978, poi, Tony sarà un professore di fotografia alla Copper Union nell’East Village.

Tutto questo mentre Tony cercava in ogni modo di trascorrere le sue vacanze in Italia e di trasmettere il suo amore per il nostro paese ai suoi figli nati da un matrimonio con una modella finlandese.

Il Molise è sempre presente e il comune di Bonefro gli ha dedicato un museo che raccoglie parte del suo immenso archivio (anche se circa 4.000 fotografie sono andate perdute nel 1947).

Ha pubblicato diversi libri di fotografie ed è stato insignito di riconoscimenti in moti paesi come America, Italia, Francia, Germania e Lussemburgo e premiato al Boston Film Festival per un documentario che racconta la sua vita.

Molte delle sue immagini non sono state viste ed ora ha allestito un grande studio a New York dove è possibile vedere una grande selezione del suo archivio personale. Il Tony Vaccaro Studio è curato da uno dei figli che lo segue amorevolmente nella promozione del suo lavoro perché sia di esempio per le nuove generazioni.

Abbiamo incontrato Tony in videochiamata e ci ha raccontato della sua vita ma anche del suo amore per il Molise. Sogna ancora la fattoria circondata dalle piante di olivo e che apparteneva alla famiglia Vaccaro sin dal tempo di Dante Alighieri.

Sogna di tornare a Bonefro per le vacanze e trasmette questo suo amore in ogni sguardo e in ogni parola. Per questo motivo, Tony Vaccaro ha ricevuto il Premio Town Ambassador da Discoverplaces e dal sindaco Nicola Giovanni Montagano di Bonefro.
 

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Avete mai visto un italiano che non ami il bel canto?

Questo è quello che il mondo pensa di noi italiani e Dino Valle è esattamente il perfetto esempio di un italiano per gli Americani.

Dino è un vero musicista italiano, un eccellente baritono, un uomo dalle mille vite che ha sempre avuto ben chiaro il desiderio di vivere seguendo la sua ispirazione.

È nato in Italia a Ceprano, un paese della Ciociaria sul maestoso fiume Liri che nel passato ha segnato il confine meridionale della Repubblica di Roma (prima di Cesare e dell’Impero). Dall’altra parte c’era il belligerante popolo dei Sanniti che furono sconfitti solo dopo 3 grandi battaglie e oltre 50 anni di scontri.

Allora il fiume era navigabile e costituiva una grande barriera naturale da Le rovine delle antiche città di Fregellae e Fabrateria Nuova sono ancora a testimoniare l’importanza strategica di questa zona.

Dino si trasferisce in America all’età di 17-18 anni, quasi per caso. Il suo desiderio era di andare all’Accademia Militare mentre quello del suo amico Carlo era quello di andare all’Accademia dei Carabinieri.

Carlo Corsetti riesce e arriva ad essere Generale dei Carabinieri, mentre Dino viene scartato alla prova fisica per una congiuntivite agli occhi. Oggi questa malattia è banale ma allora si temeva ce potesse contagiare tutta la truppa.

La delusione lo colpisce molto e i suoi genitori gli propongono di andare in America on un visto di studente. Infatti loro erano nati in Brasile da genitori italiani e poi erano tornati alla loro Ceprano, ma come cittadini Brasiliani potevano andare direttamente negli Stati Uniti prima dei 18 anni.

Ceprano e tutta la Valle del Liri erano stati teatro di guerra e pesantemente bombardati durante la Seconda Guerra Mondiale per cui molte persone andavano a cercare fortuna all’estero e in particolare in USA e Canada.

Dino e la madre si imbarcano così per gli Stati Uniti e vanno direttamente a Detroit dove si trovava il loro sponsor, un amico di Ceprano.

Dino si ingegna subito a fare tutto prima di frequentare la sua prima scuola di inglese. Una scuola che gli cambia la vita dove incontra ragazzi di tutte le nazioni e gli si apre un mondo. Per un ragazzo che era arrivato da Ceprano in Ciociaria dove aveva conosciuto solo persone del suo paese, trovare tanta diversità è stato inebriante.

Da Ceprano al mondo in un momento! La bellezza delle scuole in America!

Iniziano gli amori e una ragazza olandese riconosce il suo estro artistico e lo invita a frequentare i corsi di specializzazione per diventare parrucchiere. Poi 2 anni di scuola in cui continua a specializzarsi fino ad insegnare cosmetologia.

Intanto continuava a cantare. Sin da piccolo aveva imparato musica e solfeggio a Ceprano e con il suo amico Carlo andavano a fare serenate alle ragazze con una barca sul fiume Liri. Ma non aveva mai pensato che potesse diventare una professione fino a quando un’altra ragazza non gli aprì gli occhi.

Cherchez la femme… la ragazza gli consiglia di iscriversi all’università di musica dove viene apprezzato immediatamente come un ‘baritono Verdiano’. E questo amore e professione ancora continua.

Nel frattempo un’altra donna (che strano destino) gli consiglia di sfruttare la sua bella voce anche per la radio. Infatti una radio cercava un giornalista per condurre un programma giornaliero e uno settimanale in italiano per gli immigrati italiani in America.

Paradossalmente Dino deve riprendere qualche lezione di italiano e ci penserà il prof. Paolo Polidori, un musicista originario di Castro dei Volsci che aveva musicato l’Inno Ciociaro.

Dal 1973 ad oggi, Dino continua il suo ruolo di giornalista e di musicista.

Oggi il suo è diventato un programma in inglese sulla musica italiana classica e operistica. Ma c’è sempre qualche battuta in italiano!

Ma non ha mai smesso il suo legame diretto con l’Italia, in parte perché parte della sua famiglia e i suoi amici d’infanzia erano ancora a Ceprano ma in parte perché il suo cuore è stato sempre diviso fra Italia e America.

Un episodio ilare da raccontare è quello che riguarda un concerto in Vaticano alla presenza di Papa Benedetto XVI dove aveva cantato una bella Ave Maria. Il papa si dimise il giorno dopo e gli amici di Dino si sono sempre domandati se il suo concerto è stato determinante per questa scelta.

Intanto Dino ha avuto 3 figli in America. Tutti hanno mantenuto legami con l’Italia ma a loro modo, chi con la musica e chi con l’architettura. Sono venuti spesso ma non hanno realmente un rapporto con Ceprano.

I suoi tre nipoti si sentono americani, ma sono curiosi delle loro radici italiane e hanno bisogno di avere uno stimolo per poter recuperare la voglia di avere un ponte costante con l’Italia e con Ceprano.

Nel frattempo ha fondato la Bellini Opera Theater e promuove la musica italiana in America e la musica Americana in Italia con il programma ‘What America means to me’.

Per questa sua attività di costruttore di ponti fra le due culture, Dino ha ricevuto il Premio Town Ambassador per la città di Ceprano da Discoverplaces e dal sindaco Marco Galli.

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Un mio pensiero dedicato ad Umberto Schina e al suo amore per Paliano, un amore con esplosioni di emozioni come il suo carattere di burbero bonario.


L’ultima sua opera lo ha visto diventare un imprenditore del vino piantando il più grande vigneto del territorio, proprio in uno dei luoghi simbolo della storia del bellissimo borgo ciociaro.
L’ingresso di Paliano è il simbolo della città stessa: il Parco Uccelli da una parte e dall’altra uno splendido vigneto che si adagia dolcemente su un pendio. Il vigneto è stato ripiantato ed è costantemente curato da Umberto Schina, un uomo e un imprenditore che nella sua vita ha amato Paliano e la sua famiglia.

Umberto è uomo di principi forti, tutto di un pezzo, generoso con i bisognosi ma inflessibile sul lavoro. È stato un benefattore per il suo paese di adozione forse perché non si è mai dimenticato il cammino che lo aveva portato al successo.
Originario di Filettino, un borgo fra i Monti Simbruini e Monti Catari, a 16 anni, dopo la morte del padre, ha lasciato la scuola per guidare l’azienda familiare di taglialegna che dava lavoro a una ottantina di persone.
La vita è stata in salita, arriva a Paliano e apre imprese nell’edilizia e nelle sistemazioni stradali ma, ricordandosi della sua storia, non ha mai lasciato a piedi un operaio.
Negli anni ‘70 arriva alla presidenza della BCC di Paliano in un momento in cui la Cassa Rurale ed Artigiana (il precedente nome della banca) aveva seri problemi. Da coraggioso condottiero, Umberto firma una cambiale di garanzia di 40 milioni di vecchie lire alla Banca D’Italia.
Un assegno che ha custodito per anni dopo averlo onorato con un incredibile lavoro di risanamento. La conclusione è che la banca cresce, apre nuove filiali e, ancora oggi, è un esempio di istituto di credito al servizio delle persone.
Entra anche in politica, sempre come consigliere di minoranza ma sempre sugli scranni a controllare l’operato degli amministratori.
Essere un consigliere comunale in minoranza, e partecipare con assiduità alla vita pubblica, è veramente un atto di amore verso il proprio paese soprattutto per un uomo abituato a prendere decisioni. La minoranza osserva, controlla ma raramente può decidere qualcosa.

Il più grande atto di amore per Paliano si ha quando, una mattina del lontano 1981, crollano le mura castellane di Viale dei Bastioni. Si incominciarono a palleggiare le responsabilità politiche e amministrative tra il comune e la provincia, e Umberto rompe gli indugi e risana tutta la frana.


Costruisce un nuovo potente muro di sostegno e nel giro di qualche mese ridona alla città la giusta visibilità che merita.
Tre impegni condotti con passione e caparbietà (Imprenditoriale, politica e amministrativa) lo portano a ricevere dalle mani del sindaco di Roma il premio “La lupa del Campidoglio” alla soglia dei suoi primi 80 anni.
Infine il ritorno alla terra e l’arrivo alla produzione dei vini Cesanese DOCG, Passerina del Frusinate e altri. L’occasione è ancora quella di riportare prestigio a Paliano, alla Selva di Paliano, fondata dal principe Antonello Ruffo di Calabria, e ai suoi vigneti che erano stati compromessi da un incendio.
Non ci pensa due volte e partecipa all’asta pubblica acquistando gli oltre 80 ettari di terreno lungo la via di ingresso a Paliano e fa rinascere un incredibile vigneto.
Una impresa che coinvolge tutte le generazioni della famiglia unite nella creazione di un’azienda agricola modello per metodi produttivi, la scelta delle uve e la cura del paesaggio.

Infatti il vigneto è la prima immagine che riceve un viaggiatore che arriva al Parco, o che vuole andare a Paliano, e Umberto ha trattato il paesaggio con la cura di un architetto paesaggista rispettando i disegni e le forme volute dal Principe Antonello.


Per non parlare del campetto del convento di Santa Maria, costruito in 4 giorni per permettere ai bambini di fare il campo scuola nel bellissimo convento da dove si gode uno dei panorami più belli di Paliano. Poi tutti i bambini sono stati invitati in piscina per un bagno ristoratore!

Umberto, un uomo tutto di un pezzo, con sani principi che ha sempre portato avanti con fierezza e umiltà le sue imprese senza mai dimenticare le sue origini.
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Fumone- Porta Romana by Alberto Bevere
Fumone- Porta Romana by Alberto Bevere

Premio Town Ambassador a Deborah Caponera per il suo amore per Fumone e la sua promozione in tutto il mondo.

Secondo Wikipedia, New York ha 8.399.000 abitanti e Fumone ne ha 2.044. Qualche ordine di grandezza in meno ma entrambi hanno fascino da vendere, e sono stati capaci di arrivare al cuore di Deborah Caponera.

Ma partiamo dall’inizio.

Come è arrivata a festeggiare felicemente i suoi 50 anni a Fumone?

Come si capisce immediatamente dal cognome, Deborah ha chiare origini italiane ed in particolare da una bellissima zona della Ciociaria a sud est di Roma. Un territorio veramente magico che è stato protagonista della storia ancora prima della nascita dell’Impero Romano.

Possiamo dire che Deborah è la storica della famiglia, quella che va in giro a chiedere notizie sui loro antenati e ha dovuto superare diversi misteri.

Suo bisnonno Vincenzo Caponera era arrivato in America agli inizi del ‘900 e per qualche ragione si era trasferito nel Connecticut dove forse non ha trovato proprio il sogno che desiderava e ha dovuto faticare per integrarsi nella comunità.

Infatti non ha mai voluto raccontare la sua storia e ha fatto in modo che i suoi figli fossero cresciuti americani puri dimenticandosi delle radici italiane. Aveva sposato una donna di origini irlandesi che aveva combattuto in famiglia per unirsi a questo strano emigrato italiano.

Forse anche per questo Vincenzo aveva abbandonato ogni tradizione italiana cercando di integrarsi totalmente in quelle americane e forse in quelle irlandesi della moglie. E tutto si è perso fino all’arrivo della IV generazione.

Poi tutta una serie di figli maschi che continuano il cognome Caponera e continuano a vivere nel Connecticut e sposano donne americane fino ad arrivare a Deborah, la cui mamma discende direttamente ad uno dei primi pellegrini arrivati in America con il Mayflower.

Veramente vorrei precisare che sua madre e la madre di suo padre hanno entrambi antenati che discendono dai primi pellegrini. Quindi Deborah ha 3 radici su 4 che sono connesse all’inizio della storia dell’America.

Nel suo viaggio a ritroso, Deborah ha sempre in mente il suo strano cognome un po’ difficile da pronunciare e inizia il suo viaggio dal DNA risalendo poi ad un piccolo paese italiano.

Fumone è sul cucuzzolo di un colle con un castello medioevale e i giardini pensili più alti in Europa. Il castello è stato la prigionia di un papa e ha anche il suo mistero con un fantasma che si aggira per le sue stanze. Il borgo è ancora tutto raccolto dentro le sue antiche mura medioevali.
Per la sua posizione è stato un posto di vedetta sin dal periodo romano e da qui si controllavano le vie di collegamento con il sud. Il suo nome deriva proprio che quando si vedevano i segnali di fumo dal castello significa avere problemi per tutti.

Così, 7 anni fa dopo un po’ di ricerche, Deborah arriva al nome di Fumone e fa una ricerca su internet.
Già alla prima immagine del borgo è un ‘colpo di fulmine’. Resta senza fiato. E subito propone al marito Greg di trascorrere la loro prossima vacanza nel borgo Ciociaro.

La prima immagine si trovava sul sito di Lisa Eagles, una splendida donna inglese che per amore si era trasferita anni prima a Fumone e aveva aperto un B&B. Lisa era stata anche coinvolta nell’amministrazione di Fumone e per la sua conoscenza della vita italiana costituisce un ponte interculturale per tutti coloro che vogliono entrare nello spirito italiano.

Infatti per conoscere l’Italia in tutte le sue migliaia di sfaccettature nate da questa incredibile storia che abbiamo e che risale almeno a tremila anni fa (e non ci dimentichiamo mai di nulla) serve un aiuto.

Altrimenti si resta su uno strato superficiale e si perde la parte più bella dell’Italia, il suo patrimonio intangibile fatto di relazioni sociali.

Ed arriviamo al 2015, quando Deborah e Greg decidono di venire in Italia e di trascorrere un giorno a Fumone per poi andare a Roma.

Si aspettavano di vedere donne vestite di nero con lo sguardo basso e si sono invece ritrovati in un paese solare che li ha accolti in modo caloroso fin dal momento in cui hanno parcheggiato la macchina poco fuori le mura del borgo.

La prima persona che hanno incontrato è stata Lisa che li ha subito condotti nella casa di origine dove hanno incontrato un anziano signore che era stato un amico del suo bisnonno. Uno scultore che li ha subito invitati ad entrare a casa sua.

Poi Lisa, passa parola e Facebook hanno fatto il resto.

Un suo lontano cugino ha visto che si trovava a Fumone e ha riportato tutta la famiglia a casa dalle vacanze per offrirle un pranzo. E che pranzo!

C’era tutta la famiglia allargata, praticamente mezza Fumone.

Una esperienza indimenticabile che ha cambiato il suo modo di vedere la vita. E anche quando è tornata in America, dove vive a Brooklyn e insegna graphic design all’università, ha sparso un po’ di stile di vita italiano.

Ed ora è diventata ‘ossessionata’ da Fumone e non vede l’ora di tornarci. Ed è tempo di creare collegamenti ancora più forti fra giovani di Fumone e di New York per far vivere il meglio dei due paesi e creare nuovi legami.

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Un’andata di amore unisce Marche e Michigan in un abbraccio ideale grazie ad Albert Santoni. Un legame riscoperto dopo un viaggio nelle radici della propria famiglia che lo porta ad innamorarsi di nuovo del paese da dove erano partiti suo nonno e sua nonna.

Ma andiamo per ordine e lasciamoci guidare dalla storia della famiglia Santoni sin dal suo arrivo in America.

Tutto inizia nel 1905 quando il nonno di Albert va in America e si stabilisce ad Iron Mountain nel Michigan, un centro minerario a confine con il Wisconsin in grande sviluppo grazie alla crescita economica americana.

Il suo nome di ‘Montagna di Ferro’ fa riferimento ad una vicina montagna dove si trovavano vene pure di ferro utili allo sviluppo del sistema ferroviario americano.

Durante il suo soggiorno, per questioni di salute arriva nel Wisconsin, precisamente a Green Bay sulle sponde del Lago Michigan, per una operazione di appendicite. Un viaggio che gli allarga gli orizzonti del sogno americano.

Nel 1910 torna in Italia per sposarsi con Lucia, una giovane di Sassoferrato che apparteneva alla ‘classe nobile’ del bellissimo borgo italiano. Per sposarsi, Lucia aveva addirittura contrastato la famiglia che non appoggiava la sua scelta.

Ma i due innamorati superano ogni pregiudizio e insieme tornano in America.

Per coincidenza, Sassoferrato è stato un importante centro minerario in Italia e oggi tutte e due le cittadine, americana e italiana, hanno creato un museo e un parco geologico attorno alle antiche miniere.

Anche l’etimologia dei loro nomi praticamente coincide: Iron Mountain e Sassoferrato.

Sassoferrato si trova sugli Appennini Marchigiani, la catena montuosa che corre lungo la penisola italiana, proprio vicino le Gole della Rossa create dal fiume Genga e le stupefacenti Grotte di Frasassi.

La bellezza artistica dei borghi marchigiani, la cultura enogastronomica e la rigogliosità della natura rendono questa parte italiana veramente magica con una ‘bellezza naturalmente storica’.

Ma torniamo agli inizi del ‘900. Molti emigrati italiani già a quel tempo avevano raggiunto Iron Mountain e avevano creato un loro ‘distretto italiano’ dove si potevano trovare negozi italiani, una chiesa e qualche ricordo dello stile di vita del loro paese d’origine.

E così che spesso anche la seconda generazione di italiani ha trovato il coniuge all’interno della comunità italiana e anche la mamma della moglie di Albert è originaria italiana. Precisamente di Capestrano in Abruzzo.

La seconda generazione è già nata in America, la loro lingua madre è l’inglese e sono cresciuti totalmente immersi nella cultura americana. Anche se sono orgogliosi delle loro radici italiane, non tornano spesso in Italia.

Ed infatti i genitori di Albert non sono tornati in Italia. Ma le tradizioni della cena della domenica in famiglia dalla nonna e della cucina a base di pasta, ravioli e polenta ricordavano sempre le loro radici.

Il papà di Albert aveva frequentato la scuola militare e aveva combattuto nella II Guerra Mondiale, in Belgio e Francia, dove si era distinto per meriti vincendo diverse medaglie al valore.

Finita la guerra era tornato in America facendo vari lavori fino a quando nel 1960 comprò un centro per la lavorazione del legno da una vicina area boschiva e nel 1970 inizià un’attività che ancora oggi i suoi discendenti continuano: la Dickinson Homes (www.dickinsonhomes.com).

Nel frattempo si erano chiuse le miniere di Sassoferrato ed era partita una nuova ondata di emigrazione.

Un attacco di cuore cambia i destini e Albert e i fratelli devono subentrare nella conduzione dell’azienda. Una scomparsa che fa nascere il desiderio di conoscere sempre di più le proprie radici. Magari andando a vivere in Italia i racconti che sin da piccolo aveva sentito dal nonno.

La scoperta inizia con la ricostruzione dell’albero genealogico della famiglia e nel 2004 il primo viaggio in Italia: 4 giorni a Roma e poi una macchina per raggiungere Sassoferrato e la frazione di Monterosso. Quella nella cui piazza viveva la famiglia, in una casa proprio vicina la chiesa.

Riescono a trovare un cugino del nonno e incontrano altri lontani parenti: tutti Santoni come loro. Nelle trattorie del posto assaggiano i passatelli e i cappelletti e per loro è come tornare indietro nel tempo ai sapori della loro infanzia.

A quel primo viaggio ne sono seguiti altri 9 in cui li hanno seguiti anche i figli Anthony e Mario. E un desiderio sempre crescente di trasmettere anche ai loro nipoti un pizzico di italianità e in particolare della vita del borgo di Sassoferrato.

Oggi è nato un gemellaggio tra Sassoferrato e Iron Mountain e sono state pianificate molte attività che coinvolgono le nuove generazioni.

Per questa attività e per il loro amore, Albert Santoni ha ricevuto il Premio Town Ambassador da Discoverplaces e dal sindaco Maurizio Greci di Sassoferrato.

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Quel giorno Eolo lasciò Siracusa, città natale di suo padre, per andare a scoprire le altre meraviglie della terra dei suoi avi. Veniva dall’Australia e aveva già percorso svariati km, quando il suo tranquillo viaggio viene bloccato dall'interruzione di un ponte.

Eolo non conosce il territorio e non sa quale strada percorrere per raggiungere la sua meta. Da lontano vede un incrocio con alcuni cartelli stradali e spera di trovare qualche indicazione utile.

Mentre legge i nomi di paesi a lui sconosciuti vede che dalle cime dei monti sta venendo giù una soffice nebbia grigia, che lentamente abbraccia tutto intorno.

La sua decisione è immediata sceglie un paese poco distante: Polizzi Generosa.

Mentre percorre la strada per raggiungere il paese la nebbia si infittisce. La nebbia delle montagne è quella degli dei: è benevola, protettiva e avvolgente.

Raggiunge Polizzi e ferma l’auto davanti al seicentesco Collegio dei Gesuiti, sede del Comune. Spinto da un'attrazione strana, entra nel palazzo dove di recente era stato aperto il Museo Civico Archeologico.

Sono molti i reperti del museo che catturano la sua attenzione ma, più di ogni altro, viene attratto dal disegno di una statua con tre teste raffigurante, con molta probabilità, la dea Iside Triforme.

Questo è quanto mi racconta Eolo Paul Bottaro australiano di nascita ma con radici siracusane e modicane trasferitosi in un bellissimo borgo nel Parco delle Madonie.

Siamo a Polizzi (Polis) Generosa definita l'Atene di Sicilia da Diodoro Siculo. Polizzi nei secoli passati fu punto nevralgico della viabilità tra Palermo, Messina e Agrigento.

Circondata dai Monti Madoniti e da lussureggianti valli, Polizzi Generosa vive avvolta in un'aria medievale che trascina delicatamente il visitatore in un mondo fiabesco. Chiese, conventi e palazzi sono il segno della passata presenza di nobili casate vissute in quei luoghi dove il tempo sembra essersi fermato.

Camminando per strette strade, cortili e piazzette si ha la sensazione di dovere incontrare dame e cavalieri rimasti a proteggere l'antica bellezza di un borgo senza tempo.

Dopo avere ammirato i tesori nella chiesa madre inizia la nostra passeggiata in paese ed Eolo riprende il racconto della sua avventura polizzese:

-  La statua Triteste, dopo il suo ritrovamento in un pozzo, rimase per più di cento anni nella chiesa di Santa Maria Maggiore. Poi, nel 1764 venne spostata a causa di alcuni lavori di ristrutturazione della chiesa.

Nel 1775, quando fu il momento di ricollocarla, Monsignor Castelli, vescovo di Cefalù, si oppose al suo ricollocamento in chiesa sostenendo che la statua fosse un simbolo pagano. L'alto prelato, sfidò l'ira dei Polizzani, fece prevalere la sua aberrazione di iconoclasta e la fece distruggere.

- Mi sembra di capire che quando hai visto il disegno il tuo spirito dell'arte ti ha suggerito una decisione.
- Si. Non avevo mai visto nulla di simile. Quando ho visto il disegno fui colpito subito dalle tre teste: quelle di una fanciulla, di un vecchio e di un bimbo sul corpo di una donna.

Subito dopo cercai di capire qualcosa dei due serpenti su un braccio, del disco retto da una mano e del triangolo in fronte con dentro un fiore a cinque petali. Giorno dopo giorno, iniziai a chiedere alle persone del luogo informazioni sulla statua.

Tra antiche leggende legate al suo ritrovamento e aneddoti sulla sua distruzione percepii che tutti a Polizzi erano legati a quella statua.

Al Progetto Iside ha collaborato tutto il paese ed insieme abbiamo intrapreso un cammino che darà a Polizzi un nuovo percorso artistico, storico e culturale ed una ricerca delle proprie radici.
- Insomma la statua ti ha affascinato.
- Da subito e così presi la decisione di dare una nuova vita a Iside Triteste.
- Tu sei uno scultore, ma la statua è in terracotta.
- Si, ho rispettato le tradizioni del territorio lavorando la terracotta e poi dipingerla. Questo mi ha permesso di ampliare il mio progetto con la pittura.

Eolo Paul Bottaro ha sempre manifestato grande interesse per il recupero di opere antiche rilette in modo moderno facendo emergere lo splendore di una Sicilia dall'immenso patrimonio artistico e culturale. Una Sicilia che dispensa bellezza e meraviglie solo a chi sa cercarle.

La Sicilia, terra delle sue radici, è sempre presente nei lavori di Eolo che ama dipingere le assolate terre del centro della Sicilia e le pareti innevate dell'Etna.

Ha costruito la sua fama di pittore in Australia trasferendo nelle sue opere i toni forti della terra dei suoi antenati e creando con i colori quel ponte che lo lega alle sue radici sicule.
Cammina e parla di Siracusa, di Comiso, di Polizzi e dei suoi progetti per questa terra.

La Sicilia è sempre nei suoi dipinti, perché è nel suo cuore.

Vai a visitare il suo Sito https://eolopaulbottaro.com/

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