Albano Laziale ricorda l’imperatore Settimio Severo il 4 febbraio

Ogni 4 febbraio ad Albano Laziale celebriamo il grande imperatore Settimio Severo, nato nel 193 e morto in questo giorno del 211 d.C. ad Eburacum (oggi York) in Britannia, a cui dobbiamo la nostra stessa storia.

Pochi saprebbero collegare il nome di questo importante imperatore romano con la città di Albano Laziale,  eppure esistiamo nella nostra attuale forma urbanistica (e forse sociale) proprio grazie a lui.

Infatti nel 202 Settimio Severo stanziò nel territorio dell’Albanum la Legio II Parthica, la sua personale guardia del corpo legionaria.

Un caso unico nella storia romana di una legione stanziata vicino Roma e prospiciente la via Appia. La posizione strategicamente elevata sul cratere del Monte Albano permetteva la vista di tutto l’Agro Romano, dal Tevere ad Anzio ed il controllo di questo accesso alla città di Roma.

Per i suoi legionari l’Imperatore fece costruire un grande accampamento di cui oggi si riconoscono e si vedono ancora resti importanti: come l’imponente Porta Pretoria, gli enormi Cisternoni e tratti di mura e torri.

Ma collegato a questo accampamento fece costruire anche un grandioso Anfiteatro , molto ben tenuto e che pochi conoscono, il più grande del Lazio dopo il Colosseo dove tutt’oggi vengono effettuati spettacoli all’aperto e vengono celebrate delle magnifiche rievocazioni storiche.

Nella vicina Ariccia, la presenza della legione è testimoniata dai resti degli edifici termali sulla via Appia Antica, dalla necropoli all’interno del Parco Chigi, che conserva le caratteristiche cupae, e dalle tombe da riscoprire nell’area dell’Ospedale Spolverini.

Grazie all’accampamento della legione sorse prima un villaggio e quindi un borgo, poi questo divenne un municipio e, durante il medioevo, il rinascimento e il barocco, la città crebbe d’importanza sino ai nostri giorni.

La storia della legione stanziata da Settimio Severo è così importante che Albano Laziale le ha dedicato persino un apposito museo,  ben tenuto e molto interessante. Una recente mostra fotografica sul locale gruppo di rievocazione storica con eventi collaterali, si è tenuta nel più grande Museo Civico di Albano Laziale.

Con la Legio Secunda Parthica Severiana rievochiamo proprio l’epopea di Settimio Severo e siamo molto conosciuti ed apprezzati non solo dal pubblico ma anche dalle Istituzioni, musei e scuole. Facciamo ricerche filologiche nei costumi, prepariamo la didattica con i tavoli espositivi e siamo spettacolari nelle marce, nelle figure e nei combattimenti simulati, sempre con ordini dati rigorosamente in latino.

Il gruppo viene invitato negli eventi più importanti di rievocazione storica romana e partecipa da protagonista agli eventi degni di tutela della Regione Lazio, come le splendide “Atmosfere del mondo romano antico” ad Albano Laziale (giugno) e le “Feriae Latinae” che prevedono la risalita del Monte Cavo lungo la Via Sacra e le celebrazioni in onore di Giove Laziale seguendo la descrizione fattane da Cicerone (maggio).

Il gruppo rappresenta degnamente la storia antica di questo territorio.

Chi volesse mettersi in contatto o desideri farne parte, come legionario, arciere, danzatrice o artigiano antico, può telefonare a Roberto Alessandrini (328 0993 319) o inviare un’e-mail ad Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

 

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Sono una normale ragazza di campagna nata negli anni '70 nel villaggio di Yucun e attualmente lavoro come narratrice per il villaggio.
Al momento della mia nascita, l'economia mineraria di Yucun era nei suoi giorni di gloria. Per quanto posso ricordare, tutta la mia famiglia era così impegnata ogni giorno.
Mio padre lavorava nella cava e mio fratello maggiore, un trattore, portava materiali come il minerale alla cementeria. Entrambi uscivano di casa per andare al lavoro alle 3 del mattino presto e tornavano verso le 19 o le 20 di sera, entrambi esausti e coperti di polvere.

Mia madre era impegnata a fare sacchi di cemento sulla sua macchina da cucire ogni giorno. A quel tempo lavorare alla cava era la principale fonte di reddito della mia famiglia.
Negli anni '80, la mia famiglia costruì una casa a due piani, comprò una motocicletta e godette di una vita che era l'invidia di tutti gli altri abitanti del villaggio.
Ma con la ricchezza arrivava un costante senso di paura. Ogni volta che venivano usati esplosivi per far saltare le rocce nella cava, gli edifici del villaggio erano soggetti a forti vibrazioni.
Ogni anno, gli abitanti dei villaggi sono rimasti feriti e persino uccisi da incidenti all'interno della cava. Così ogni notte, fino a quando mio padre e mio fratello maggiore non erano tornati a casa, io e mia madre aspettavamo lungo la strada e fissavamo la direzione verso la cava, finché non lo facevano.
Durante quel periodo di tempo, gli abitanti dei villaggi locali avevano guadagnato molti soldi, ma sacrificando l'ambiente.

Grave inquinamento dell'aria e dell'acqua si è verificato a causa della cava, del cementificio e dell'impianto chimico. Invece di essere cristallina, l'acqua di Yucun era bianca come il latte e sempre più abitanti dei villaggi prendevano malattie dopo aver bevuto o fatto il bagno.
Ricchezza o morte, gli abitanti dei villaggi locali hanno dovuto affrontare una scelta difficile di fronte a loro.
Nel 2000, la contea di Anji ha lanciato l'iniziativa della contea ecologica e le cave e le fabbriche di cemento sono state chiuse una dopo l'altra.
Di conseguenza, abbiamo perso lavoro, reddito e ci siamo trovati intrappolati.
Tuttavia, quando il destino chiude una porta, apre una finestra. Nello stesso anno, un'attrazione turistica di classe AAAA chiamata Jiangnan Heaven Pool e altri punti panoramici come Hidden Dragon Hundred Falls e Changgu Valley sono stati aperti nella nostra città. Questo ha fatto vedere agli abitanti del villaggio il promettente futuro dell'ecoturismo per lo sviluppo del villaggio di Yucun.

La gestione di una pensione era il tipo di attività che sia la città che il villaggio incoraggiavano i suoi cittadini a portare avanti. Tuttavia, a quel tempo, gli abitanti del villaggio erano più o meno preoccupati per le novità, temendo che avrebbero speso troppi soldi, non avrebbero avuto ospiti e non sarebbero stati in grado di recuperare i costi.
Grazie alle politiche preferenziali attuate dalla città e dal villaggio, insieme nei loro sforzi congiunti, la mia famiglia ha deciso di essere la temeraria della situazione e ha preso l'iniziativa di costruire la prima pensione del villaggio nella città.
Da allora, abbiamo intrapreso per la seconda volta la strada dell'avvio di una nuova attività.
Ma come potrebbe essere così facile gestire una pensione?
Il primo passo è stato la ristrutturazione della casa. In effetti, rispetto ai 600.000 yuan necessari per gestire una pensione, il nostro deposito di soli 30.000 yuan era tutt'altro che sufficiente.
Abbiamo preso in prestito denaro da parenti e amici, abbiamo anche ricevuto un grosso prestito dalla banca. Avviare un'impresa con questo enorme debito non è mai stato facile. Come abbiamo osato! Ma in questo modo, la Chunlin Mountain Villa è stata aperta al pubblico il 1 maggio 2005.
Insieme c'erano altre 9 guesthouse nel villaggio di Yucun tra i primi gruppi ad aderire all'attività. All'inizio, il numero esiguo di ospiti non era sufficiente a coprire i costi.
Per affrontare il problema e rafforzare la nostra fiducia, la città e il villaggio hanno preso l'iniziativa e hanno istituito un'associazione di pensioni, incoraggiando modelli di gestione del gruppo e lanciando una serie di corsi di formazione per gli operatori di pensioni.
Tuttavia, l'attività della pensione era ancora in circostanze difficili.
Il 15 agosto 2005, il presidente Xi Jinping, allora governatore della provincia di Zhejiang, visitò Yucun per indagare e parlò molto bene della decisione del villaggio di chiudere le cave, adottare il business dell'ecoturismo e delle pensioni e perseguire lo sviluppo verde.
Quello che ci ha detto è stato come un'iniezione di speranza in noi, per diminuire le nostre preoccupazioni. Ancora una volta, avevamo piena fiducia nel futuro della nostra attività di guesthouse in città.
Da allora, più corsi di formazione sulle operazioni della pensione sono stati organizzati dal villaggio e dalla città. Oltre al marketing online, alcuni operatori di guesthouse si sono recati insieme in grandi città come Shanghai e Wuxi per esplorare le possibilità del mercato.
A poco a poco, c'erano sempre più turisti nel villaggio e anche l'attività delle pensioni stava migliorando sempre di più.

Quegli anni sono stati davvero dolorosi ma felici per noi. Solo in pochi anni avevamo saldato i debiti e il nostro risparmio cresceva.
Nel 2007 mio fratello maggiore, che aveva assaporato il dolce sapore del successo, non poteva essere soddisfatto di quello che avevamo ottenuto, ha reinvestito 3 milioni di yuan per espandere la nostra pensione da 3 stanze a 23 stanze.
Gli abitanti del villaggio venivano spesso a casa nostra per avere
ounsel e conoscere la nostra esperienza aziendale. Secondo noi, fare soldi per te stesso è un'abilità, e aiutare tutti a fare soldi è un'altra, ancora più grande.
Su iniziativa di mio fratello maggiore, è stata fondata un'alleanza di pensione di sei fattorie con Chunlin Mountain Villa come centro. All'interno dell'alleanza, è stata condotta la gestione del gruppo e abbiamo condiviso tra loro le risorse turistiche e delle camere.
Il momento più felice di tutti è stato il periodo bonus delle vacanze del fine settimana, ovvero quando mio fratello maggiore è diventato il "Dio della ricchezza" ai nostri occhi.
Ora gestiamo un'agenzia di viaggi, una società di trasporti e un centro di lavaggio delle forniture alberghiere, che costituiscono il servizio di un pacchetto per il turismo.
In tutti questi anni, abbiamo assistito a un drammatico cambiamento nel nostro sviluppo.
Invece di vivere di cave, stiamo approfittando del bellissimo paesaggio e dell'aria pulita per guadagnare i nostri soldi, che è anche un modo molto più semplice, sicuro e conveniente per rilanciare l'economia locale.
La mia vita è cambiata rispettivamente con Chunlin Mountain Villa e Yucun Village.
Prima ero un operaio di una fabbrica di abbigliamento, ora sono una guida turistica del villaggio e una cameriera a casa. Porto spesso i visitatori al ristorante di casa mia e mi affretto sempre a prendere gli ordini dei clienti e a servire i piatti, non ho nemmeno il tempo di togliermi l'auricolare.
Sebbene sia impegnato ogni giorno, sono così orgoglioso, soddisfatto e felice di presentare lo Yucun Village e la Chunlin Mountain Villa agli ospiti di tutto il mondo!

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Nella memoria e nel cuore di Noi che abbiamo vissuto i “Cappuccini” negli anni ’80, le emozioni vissute durante la nostra infanzia e adolescenza nella amata Paliano sono indelebili.

La cosa può stupire… perché è facile domandarsi: ”in che modo un paese povero e piccolo che negli anni ’80 era maggiormente popolato da anziani, fondato su agricoltura e pastorizia, ha potuto segnare cosi tanto le vite di molti di noi?”


A maggior ragione la mia vita, che ero “straniero” in casa avendo tutta la mia amata famiglia paterna a Paliano ma vivendo nel Veneto, questa domanda può nascere spontanea.
Di fatto sono tre le cose che ancora oggi a distanza di più di 40 anni mi consentono di dare una risposta inequivocabile a questa domanda.
[caption id="attachment_48878" align="center-block" width="750"]Paliano- Panorama paese by Benedicta Lee Paliano- Panorama by Benedicta Lee[/caption]
La prima sono LE PERSONE DI PALIANO apparentemente chiuse, rudi e con espressioni del volto arcigne, ma invece ora come allora, genuine, semplici, amabili, unite. Amiche da una vita, e forse oggi ancora più unite grazie al lato bello della tecnologia che, pur avendo sostituito le romantiche cartoline e le rare telefonate, oggi ci consente di vivere le quotidianità di ognuno noi come una FAMIGLIA.
La seconda è il PARCO DEI CAPPUCCINI, che per noi non era solo un luogo di divertimento… ma un punto di ritrovo fidato, sicuro, uno spazio in cui vivere amori, litigi, compiti di scuola, canzoni, partite a carte, i balli notturni. Un luogo che ha visto delle trasformazioni ma al quale rimaniamo legati ora come allora.
La terza è il PAESELLO… Paliano nasconde una storia e un fascino misto fra Medioevo e Rinascimento che in pochissimi conoscono. Alcuni valori storici (Palazzo Colonna, Caravaggio), una architettura affascinante che si respira fra i suoi vicoli strettissimi. Una potenzialità turistica ancora da sfruttare a pieno … il Palio, le Cantine Aperte, il Parco “La Selva”.
Chi ha vissuto Paliano e chi transita per Paliano non può rimanere immune da tutto quanto è stato qui scritto… perché l’energia di una popolazione la respiri camminandoci dentro, a qualsiasi età.
I ricordi della mia adolescenza che mi legano alla Contrada dei Cappuccini sono troppi e di natura molto diversa: dai più divertenti ai più romantici fino a quelli sconsiderati. Senza tralasciare quelli malinconici …
Forse uno li riassume tutti: ovvero il giorno in cui sono diventato tifoso della Lazio.
Una delle attività più incoscienti alla quale piaceva dedicarci da adolescenti nelle serate estive, era quella di “disturbare” il custode del convento che si trova alla fine di Via San Francesco D’Assisi (e che da il nome alla contrada “dei Cappuccini”).
Molti di noi si nascondevano dietro gli alberi che a quel tempo costeggiavano l’ultimo tratto della via prima di aprirsi sul piazzale della chiesa e, a turno, uno di noi si spingeva fino a sotto il portico di ingresso al convento.
Poi, con un misto di timore e spregiudicatezza, tirava la corda che a quel tempo ancora faceva suonare la campanella che fungeva da chiamata. Ovviamente a quel gesto seguiva un fuggi fuggi generale con successivo rifugio all’interno del Parco.
Tutti noi sapevamo che all’interno del convento era presente un custode. Un personaggio storico del paese che portava sempre con sé tre cani al guinzaglio: Atos Portos e Aramis, in nome dei tre moschettieri.
Una mattina mentre ero seduto sullo scalino di casa mia al civico 60 (che era lo scalino della porta di ingresso dell’alimentari che i miei nonni gestivano negli anni ‘70/’80 e dal quale transitavano e si rifornivano tutti i bambini che andavano a scuola proprio nel convento) vidi spuntare proprio il custode con i suoi cani al guinzaglio dalla salita che poi portava per l’appunto al convento.
Ovviamente il terrore a quella vista mi invase perché era fortissimo il timore che il custode mi riconoscesse come uno di quei discoli che la notte lo disturbavano. Quindi mi irrigidii come un sasso e abbassai lo sguardo.
Il custode giunto alla mia altezza dalla parte opposta della strada si fermò all’improvviso e mi guardò rivolgendomi una domanda secca di ambito calcistico: ”MA TE, DE CHE SQUADRA SEI?”
E li la paura di commettere un errore fatale mi fece dare una unica risposta ”DAA LAZIO”.
E lui appagato dalla mia risposta prosegui la sua passeggiata in direzione Paliano lasciandomi con una semplice “BRAVO”.
Questo ricordo racchiude in sé tutte le emozioni che sopra ho anticipato.
Il divertimento derivato dalla condivisione di queste bravate con gli amici più cari, il romantico ricordo di un personaggio storico del paese (del quale anni più tardi è stata affissa una fotografia nel bar centrale del paese unitamente alle foto di altri personaggi storici del paese) e infine quelli malinconici legati personalmente all’affetto e all’amore per quello scalino.
Lo scalino che ricorda i tempi passati in cui la mia famiglia gestiva il suo alimentari e la taverna come ripeto sempre: PALIANO per me è tutto.
Casa, famiglia e amici. Certezza, amore e emozione.
Grazie Paliano. Grazie Famiglia. Grazie Amici.

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Quando ero bambina, non c'era nulla di più bello che andare a trovare i miei parenti a Sciacca.
Abitavano nel cuore del borgo antico, proprio all’ingresso del quartiere arabo che attraverso una lunga scala permetteva di addentrarsi nella casbah.
Tutti insieme, i miei parenti stavano seduti in strada sui gradini della scala e sulle sedie formando un grande cerchio.
Transitare da lì era un passaggio obbligato per chi doveva raggiungere l'antico quartiere di San Michele nella parte alta del paese.
Tutte le sere, parenti e amici stavano seduti su quei gradini e su quelle sedie variopinte che davano la sensazione di scivolare, dato che la strada era in discesa.
In quel posto, gli adulti sono diventati anziani e i piccoli sono diventati grandi.

Ricordo un mio zio molto alto che sedeva tutto rannicchiato su quelle sedioline. Un ricordo molto bello è quello di una vicina di casa che un giorno scese alla chiazza per comprare dei mandarini per tutti. La signora Lia mi fece assaggiare dei mandarini dolcissimi che ancora sento in bocca se chiudo gli occhi.
Che dirvi? La signora non portò nessun mandarino a casa.
E che dire della signora Rosalia del primo piano sempre sul ciglio del balcone... aveva la capacità di intercettare i turisti e vedendoli spaesati tra i vari vicoli e scalinate.
Era lei a proporsi nel dare indicazioni, e una delle singolari indicazioni stradali che era solita dare restò nei miei ricordi e se ci ripenso ancora adesso rido. Per indicare la strada e svoltare a destra e subito dopo svoltare a sinistra se ne uscì con un "prendi sempre dritto poi gira a mano dritta e subito dopo a mano manca!
Il mio sogno è quello di portare i miei ospiti in quei luoghi per far conoscere loro quelle persone e per farli sedere in cerchio sui gradini e sulle sedioline colorate.
E allora ditemi, cosa vedete voi una strada, dei gradini, un gruppo di persone sedute? 

Io vedo l'amore di una famiglia unita. Vedo giochi, risate, grida. Vedo gelati, pizze, pane cunzatu, amici, storie, stagioni.
Vedo persone che non ci sono più ma soprattutto vedo l'amore che ci hanno lasciato.
Questi pensieri sono dedicati a tutta la mia famiglia e a tutte quelle persone che riescono a vedere ciò che ho visto io.
Ogni gradino è una storia...ogni angolo è una persona, ogni gesto è amore.
Affiorano i ricordi di una vita vissuta: intere generazioni hanno giocato su quelle scale e tutti hanno provato a scivolare sullo sciddicaloro della chiazza. Posto più bello non c’è!
 
Inoltre, voi non immaginate l'emozione di noi da bambini, abituati a stare soli perché abitavamo in periferia, tutti seduti a cerchio a sentire le nostre voci già dai primi gradini della scalinata.
Ci emozionavamo perché sapevamo che lì c'era la famiglia.

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Ogni volta che sento il rumore delle onde che si infrangono dolcemente sulla riva, la mia mente mi riporta al molo di Anguillara Sabazia, e inizio a ricordare.
Ricordo il silenzio che accompagna quelle piccole onde nelle giornate invernali, capaci di cullarti l’anima. Perché Anguillara fa così: ti guarisce lo spirito.
Da piccola le feci una promessa: “Ogni volta che sarò giù di morale, verrò a trovarti al tramonto.”

Poi quella promessa è diventata un appuntamento fisso, soprattutto in autunno, quando il sole si poggia sul lago e il cielo si tinge di rosso, quasi come se fosse imbarazzato dinanzi a tanto splendore.
A due passi da quella tavola blu c’è il paese che si specchia ogni giorno nel lago, a vederlo sembra un dipinto.
Che poi Anguillara non è più un paese, ma una città, ed è qui che si trova il suo punto forte: si divide in due.
C’è la città, la parte vivace e rumorosa, piena di negozi vari, e poi c’è il paese che dà l’illusione di essere in tutt’altro luogo. E’ il centro storico, che non è altro che una collinetta piena di vecchie case affacciate al molo e di vicoli stretti composti con soli sanpietrini.

Ogni volta che ho il fiatone mi vengono in mente le passeggiate per quei vicoli, tutte scale e salite che portano in cima. Qui si trova La Collegiata, la chiesa più importante di Anguillara, da dove ci si può affacciare vedendo tutto il molo con la sua passeggiata che va a formare un angolo retto.
Quando vedo il sole sorgere mi vengono in mente i pescatori, e i colori dell’alba mi riportano ai carnevali di quando ero bambina, con i carri dai mille colori in una piazza piena di gente che balla e ride, ed è bello sapere che dopo venti anni è ancora così.
Quando mi affaccio a un balcone penso alle famiglie che vivono nel centro storico da generazioni, e, come ogni paese degno di chiamarsi così, ricordo gli anziani che al minimo suono di voce si affacciavano al balcone per darti il buongiorno.
E quando avevano l’impressione di conoscerti chiedevano puntualmente: “Di chi sei figlio tu?”
Ricordo gli odori che sentivo venire da tutte quelle cucine e mischiarsi, creando aromi meravigliosi, mi facevano venire voglia di andare a pranzo da nonna.
Ricordo le sagre di paese di ogni estate, quanto impegno si metteva per far sì che tutti fossero contenti e quanto ne andavano fieri gli Anguillarini di quelle sagre, sacre tradizioni popolari, con il molo illuminato da quei pochi lampioni e le tante bancarelle.
Ricordo quanto giocavo da bambina, tutte le partite a pallone, e quanto mi piaceva correre a piedi nudi sulla spiaggia, libera, senza pensieri, con i raggi del sole che mi accarezzavano la pelle.

Ricordo di quando guardavo il lago, circondato da altri paesini e tante colline collegati da un’unica strada, mi sembrava che dopo non ci fosse nient’altro, solo quel piccolo paradiso.
Ricordo l’odore della pioggia sull’asfalto bagnato nei primi giorni caldi e il profumo dei fiori quando la primavera bussava alla porta, ricordo il canto degli uccellini che mi svegliava tutte le mattine e mi faceva sentire come se fossi dentro una fiaba.
Anguillara mi ha lasciato un dono prezioso, evitando di farmi perdere quella parte dell’uomo indispensabile per potersi sentire tutt’uno con il mondo: mi ha insegnato ad amare e rispettare la natura e tutti i suoi esseri viventi.

Mi ha insegnato che la bellezza sta davvero nelle piccole cose, che basta un attimo, basta guardarsi intorno per riassaporare la felicità.


Mi ha insegnato ad amare le stelle e ad ammirare il lago vedendo sparire tutto ciò che lo circonda nel buio della notte, per poi tornare il mattino dopo.
Mi ricorda che anche se ci sono momenti nella vita in cui vedo tutto nero, e mi sembra come se non ci fosse niente intorno a me, il mattino dopo, quando aprirò gli occhi, il sole sarà tornato a splendere.
Ho imparato camminando per quei vicoli, con il fiatone e la stanchezza di chi non riesce più ad andare avanti, che per quanto dura è la salita, una volta arrivata in cima, ciò che ho lasciato dietro di me non varrà niente in confronto a ciò che ho davanti. Posso guardare tutta la strada che ho fatto da una nuova prospettiva, perché ogni cosa vista dall’alto diventa più bella.
Quel paesaggio in cima alla collina mi fa apprezzare tutte le volte in cui mi sono fermata per riprendere fiato, capendo che va bene cadere e disperarsi, delle volte, quello che conta è non arrendersi mai, per poter dire: “Ne è valsa la pena.”
Io sono cresciuta passeggiando per Anguillara Sabazia, e ad ogni mio passo crescevo sempre un po' di più, fino a diventare una piccola donna che, comunque, quando vede il cielo tinto di rosso mentre il sole sta andando via, torna quella bambina che correva a piedi nudi sulla spiaggia senza pensieri, accarezzata dai raggi del sole e cullata dal suono delle onde.

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Quale sentimento ci coinvolge di più nelle nostre scelte? La prima cosa che viene in mente è l'amore, che possiamo anche declinare in passione.
Credo che questo sia uno dei primi criteri di scelta per una vacanza, per me personalmente è il mare, il cibo e la cultura che sono alcune delle mie passioni...
Ma ho un’altra piccola passione che è la lettura, mi piace leggere libri ambientati in posti che conosco o viceversa andare in posti che ho amato leggendo i libri.

La Sicilia racchiude tutte queste mie passioni!
Ecco perché una delle nostre vacanze (con mio marito) ha avuto come meta i luoghi di Montalbano.
I nomi dei luoghi dove il commissario più famoso della televisione italiana, tratti dai libri del l'indimenticabile Camilleri, sono inventati ma i luoghi sono reali e visitabili e così Vigata e il suo commissariato si trovano nel comune di Scicli, un piccolo paesino che ad ogni suo angolo vi troverete a ricordare scene della fiction se ne siete appassionati come me.
Attenzione però il commissariato è il comune di Scicli, io non ci sono entrata ma ho potuto fare una foto sui famosi scalini.

Il paesino è leggermente diverso da come si vede alla TV perché durante le riprese viene chiuso e modificato per creare ambientazioni diverse delle storie.
Un’altra perla da visitare per perdersi nei luoghi di Montalbano è Ragusa Ibla con il duomo di San Giorgio sfondo di tanti episodi e dove si trova la trattoria da Calogero, dove nei primi episodi il commissario va a spesso a pranzo.
Nella piazza abbiamo mangiato una buonissima granita con la brioche.
Non perdetevi il giardino ibleo con i suoi viali alberati che nell'episodio "La luna di carta" diventa una signorile casa di cura.

Ma sicuramente il luogo più famoso è la casa di Santa Marinella che si trova a Punta Secca, oggi è anche un B&B con la possibilità quindi di soggiornare e affacciarsi proprio dalla famosa terrazza del commissario.
Io mi sono accontenta di farmi le foto bussando alla, sua porta, sognando che mi venisse ad aprire "di persona, personalmente".

 
 
 
Una curiosità, pare che la casa sia stata scelta proprio da Elvira e Enzo Sellerio (Editori per Camilleri) che andavano in vacanza in un’altra casa lì vicino). 


Letteralmente a pochi passi si trova il ristorante "da Enzo" in cui si può mangiare guardando il mare come fa tante volte Montalbano, e poi farsi 4 passi fino al faro per digerire o semplicemente perdersi nel blu del mare e del cielo.
Un altro luogo che abbiamo visitato è stata la Mannara che si trova a Sampieri, nella fiction è una tonnara ma in realtà sono i resti di una fornace.
Noi ci siamo fermati lì vicino nella spiaggia libera, che per la sua bellezza merita veramente una visita ma c'è anche quella attrezzata.
In un piccolo box proprio vicino al parcheggio ci siamo dissetati con una granita al limone affogata alla birra... Da provare assolutamente!

Ci sono altri luoghi da visitare come il castello di Donnafugata, ma il nostro soggiorno era ormai finito, ma sono sicura che ci rivedremo.

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Quando nasci in Sicilia, difficilmente cogli subito la tua fortuna.
Da piccola non ti interessa minimamente ciò che ti circonda, da adolescente odi tutto il mondo, e se abitassi sulla luna odieresti anche lei.
Poi ti scontri con la parte più difficile del mondo del lavoro e molte volte, come nel mio caso, decidi di andare via e di lasciare questa terra.
[caption id="attachment_124450" align="center-block" width="750"] Lei, come una mamma paziente, ti lascia andare ma sa che ritornerai a lei perché sa che ha creato in te un legame indissolubile.[/caption]
Ed eccoci qui, come ogni estate. Per prima cosa dall'aereo cerchi lei... La bellezza svettante dell'Etna.
Lei che sembra abbracciare la città e in quell'abbraccio ci sei anche tu. Poi un giro per la città.
Sai che non cambierà mai, le sue stradine sempre piene di odori e cibi che difficilmente troverai in altri posti. Un giro me lo concedo per le sue vie.
[caption id="attachment_124453" align="center-block" width="750"] Prima l'immancabile visita alla Villa Bellini, con una scoperta nuova: per terra incastonati con i sassolini si vedono i simboli di Catania, l'Elefantino e la A di Sant'Agata.[/caption]
Uscendo ci sta un giro per le vetrine di via Etnea, uno sguardo all'antico Palazzo delle Poste appena ristrutturato che dona nuove luce e splendore a questo gioiellino della prima metà del '900.
Un pranzo all'insegna della tradizione: polpette, parmigiana e dolce rigorosamente al pistacchio.
Riprendo il tour alla riscoperta della mia città, della mia casa… l'imponente Piazza Duomo. Il Duomo e il “Liotru” è il nome catanese dell’Elefante, simbolo della città di Catania, sacro e profano che si intrecciano da sempre e per sempre.

Un giro per la via che è diventata il punto più instagrammato di Catania, una piccola viuzza costellata di ombrelli. Un'iniziativa per dare un volto nuovo alla città. Mi piace molto, quel tocco di colore in contrasto con la pietra lavica che costeggia la strada.
Passo in un bar per una cena veloce e l'indecisione si fa strada... Cosa potrei scegliere tra tutte quelle leccornie? La nostra tavola calda, patrimonio di tutti i palati.
Ed ora si torna a casa, da domani mare. E che mare, aggiungerei!
Alla prossima visita, città mia.

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Cara Villarosa,
la tua gente se n'è andata, sei rimasta da sola e abbandonata. Ma ti porterò per sempre nel mio cuore.
È triste vederti giù, la chiusura delle miniere ha costretti i tuoi figli a fuggire via.
Ancora oggi i tuoi figli scappano, ma non scappano da te Cara Villarosa, scappano dalla fame e dalla miseria in cerca di lavoro.
Ricordo la maestosa festa patronale, le tante bancarelle lungo il tuo corso principale, le luci per le strade e il profumo dello zucchero filato.

Ero piccolo, ma mi stavo già affezionando a te e alle tue feste.
Ricordo quando in estate la gente si sedeva fuori. Nessuna poltrona, soltanto sgabelli e sedie apribili di legno.
Mentre la nonna raccontava le sue avventure al mercato io giocavo per le tue vie a nascondino. Quanti bei nascondigli che mi hai fatto scoprire, non mi catturavano mai!
Ricordo quando quella stessa nonnina che si sedeva fuori la sera, la mattina mi portava con sé al mercato e mi comprava le caramelle o le patatine, o le palline di Natale quando era dicembre.
Ricordo quando correvo in bicicletta nella tua diga.
Diga, che brutta parola, il tuo è un magnifico lago, se pur artificiale, e la flora e la fauna che vi abitano farebbero invidia a qualsiasi "Diga" del mondo!
Oggi il tuo laghetto è lasciato a sé stesso, un tempo c'era un chioschetto, una strada ben asfaltata e dei cartelli informativi sulla flora e la fauna.
Ora... Il silenzio.

Cara Villarosa,
come ti sei ridotta, avevi un cinema BELLISSIMO. Quanto ho sognato da piccolo affinché lo riaprissero. Volevo vedermi "Cars" o "Toy Story" nel mio paesino con i miei amici. E invece...
Il tuo treno-museo è mozzafiato, unico in tutta Europa. Alle elementari ho scattato tante di quelle foto che ho perso il conto: presepi antichi, attrezzi da minatore, attrezzi da contadino, ecc.…

Tanto ero innamorato che un mio compleanno, se ti ricordi bene, l'ho festeggiato in un vagone del treno-ristorante. Strambo non credi?


Villarosa mia, la tua torre dell'orologio è piccola ma ha il cuore grande perché è il simbolo di tutto il paesino. Mi piangeva il cuore quando le tue campane hanno smesso di suonare, dopo un anno sono state aggiustate e il mio cuore è tornato a sorridere.

Chissà a quanti rintocchi è arrivato il tuo orologio.
Le tue chiese non sono cattedrali, ma non importa. Sono bellissime lo stesso, abbine cura, ogni pietra racconta una storia diversa e avvincente.
Nessuno ci può capire. Solo i tuoi figli ti apprezzano veramente per quello che sei, nessuno sa quanto può essere grande l'amore che abbiamo verso di te.
Come noi non possiamo capire fino in fondo cosa provano i nostri fratelli di Villapriolo, il tuo fratellino minore.
Il Duca Notarbartolo, il tuo papà, ci ha fatto il regalo migliore del mondo: ci ha regalati il paese della pace, dell'aria pulita e di campagna.
Ero piccolo e tutto mi sembrava meraviglioso, cara Villarosa, ma ora sono un po' più grande e presto toccherà anche a me lasciarti.
Sei bella sì, ma appartieni al passato e non puoi offrirmi più niente per il mio futuro.
Resterai sempre nel mio cuore. Abbi cura dei tuoi palazzi, delle tue chiese, dei tuoi piccoli boschi e della tua umile storia contadina e mineraria.
Infine abbi cura della tua stazione, la stessa dove un giorno partirò come fecero i nostri nonni e bisnonni abbandonandoti per sempre.
Io però tornerò, cara Villarosa, è una promessa.
Viva Villarosa!

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