Panorama di Picinisco by Bernardelli
Panorama di Picinisco

Ogni estate per raggiungerla percorrevo l’autostrada adriatica. L’anno scorso decisi di andare ma di cambiare la strada.
È quello che ogni tanto si fa anche nella vita, e ci permette di scoprire cose, luoghi, sensazioni persone nuove.
Così decisi di andare in Puglia percorrendo l’Autosole dandomi come tappa per spezzare il lungo viaggio, Montecassino.

Sono una appassionata della 2 guerra mondiale e da poco avevo letto un libro ambientato in quei luoghi, teatro di guerra con il culmine del bombardamento dell’abbazia benedettina.
Volevo vedere i luoghi ove passava la Linea Gustav.
Arrivata a Montecassino in un assolato pomeriggio di luglio rimasi incantata dei luoghi conosciuti nei libri di storia, così belli, verdi con dolci declivi e ordinati filari di vigne e frutteti.
L’Abbazia di Montecassino, se pur ricostruita maestosa e serena, e la campagna attorno così verde e lussuriosa con in seno i tanti cimiteri di guerra.
Visitai l‘abbazia di cui ancora conservo il ricordo e che consiglio di visitare per la sua misticità e per il ricordo della storia del nostro paese.
Terminata la visita, avevo programmato di fermarmi in un paese non molto distante, Picinisco.
La mia scelta era stata dettata dall’aver appreso che li vi era un hotel diffuso dove poter dormire.


E così attraversato un altro pezzettino sconosciuto del nostro paese, tra vigne e campi di granturco e pendii collinari, sono arrivata verso il tramonto a Picinisco.
Una vera sorpresa!
Questo antico borgo di circa 1.000 abitanti nella provincia di Frosinone, si adagia tra il confine del Lazio dell’Abbruzzo e del Molise ed è a 700 metri di altezza nella Valle di Comino all’interno del Parco Nazionale d’Abbruzzo, Lazio e Molise.
È stata un incanto che mi ha fatto tornare indietro nel tempo.

All’arrivo sono stata accolta dai proprietari dell’hotel diffuso tra più palazzetti: una coppia di simpatici e gentili avvocati di Edimburgo, i cui bisnonni erano andati ai primi del ‘900 in Scozia a far fortuna.
Per accedere all’hotel occorre transitare per una Porta detta degli Orologi, considerato che il borgo si è sviluppato all’interno della cinta muraria posta a difesa del castello, di cui conserva le caratteristiche dell’impianto medievale fortificato.
Dalla Porta degli Orologi si percorre via Maggiore dove si trovano alcuni palazzi nobiliari di interesse e da lì si diramano viuzze con case e piazzette in un’esplosione di colori grazie a balconi e giardinetti fioriti.
Gerani cadenti, margherite, rose, ortensie, profumi dicono le anziane e distinte signore che verso sera annaffiano.
Una poesia. Niente macchine ed un ovattato cicaleccio tra un balcone ed un altro.
Mi sono ritrovata in un mondo che credevo perso, la pace, la signorile bellezza e la cura delle viuzze e dei fiori.



Ritornata all’hotel con vista sulla sottostante vallata di ulivi e vigne, un aperitivo sulla piazzetta antica sotto l’arco con vista sulla sterminata pianura e sul gruppo montuoso delle Mainarde, con il patron dell’hotel.
Praticamente si conoscevano tutti e tutti parlavano in inglese, i bambini, gli anziani, i giovani.
E si perché il mio patron John mi ha spiegato che d’estate a Picinisco tornano tutti gli inglesi e gli scozzesi nipoti e figli degli Italiani Picinisco emigrati in massa nel ‘900 nelle terre d’Albione.
E poi in quella piazzetta con quella vista sotto un platano a berci lo spritz, John mi racconta un po’ di storia. Terra di conquista dei sanniti e poi dei romani. Poi normanni, svevi, angioini, aragonesi, francesi, spagnoli e poi coi Borbone e infine l’arrivo dei briganti.
Ma si stava facendo giusto l’ora di cenare e così mi sono avventurata per uno street-food laziale in un delizioso chalet quasi montano dove chi ama i formaggi di fossa va a nozze. Me ne sono fatta dare 2 forme di pecorino stravecchio. E poi pane e pasta fatta dalle anziane signore. Un altro mondo.
Pace, tranquillità, bellezza, storia, un certo non so che. Questa per me è stata Picinisco.
Poi la mattina mi sono avviata verso la Puglia senza prima fermarmi nell’antico borghetto i Ciacca dei nonni che l’avvocato John ha restaurato e ove ha fatto una magnifica cantina di produzione vinicola all’avanguardia di Maturano salvando così una vite autoctona che altrimenti si sarebbe estinta.
Questa è la cosiddetta Italia Minore!
Luoghi profumi saporì che ci riportano ad un’arcadia dimenticata ma che esiste.
Se potete visitate questi luoghi!

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Non so a quanti di voi è capitato, trovandosi sul lungomare di Reggio Calabria, di guardare verso la Sicilia e vedere, restando sbalorditi e allo stesso tempo affascinati, un particolare miraggio.
La città di Messina con le sue case era come riflessa sul mare e appariva vicina, tanto vicina, da poter essere quasi toccata allungando le braccia.

Un’illusione, in realtà una magnifica illusione che gli antichi chiamarono della Fata Morgana.
L’illusione è spiegabile scientificamente come un fenomeno di rifrazione della luce, che in determinate condizioni atmosferiche consente di assistere a questo “inganno” visivo.
È uno spettacolo suggestivo che può essere ammirato solo in particolari condizioni atmosferiche.

Si tratta di un fenomeno di rifrazione della luce che, proiettando sul mare la dirimpettaia città di Messina con le sue case e i suoi monti, da l'impressione che le due sponde possano essere toccate allungando la mano.


Gli antichi, affascinati ma sicuramente anche spaventati per quello che vedevano, non riuscendo a darsi una spiegazione hanno utilizzato il mito, quello appunto, della fata Morgana.


Morgana, che secondo la leggenda era la sorellastra di re Artù e aveva scelto la Sicilia come dimora. Con i suoi poteri traeva in inganno i naviganti determinando il fenomeno che dava l’impressione che Messina fosse vicinissima.
Ma così, però, non era.
Per noi, oggi, quel fenomeno ottico, che a volte riusciamo a vedere restando “ammaliati”, ha una spiegazione scientifica.
Ma riesce ancora a meravigliarci rapendo il nostro sguardo e riportando alla mente Morgana.
La fata che, gelosa della sua isola, fa materializzare con la sua “magia” le case della dirimpettaia città di Messina, su questo mare che sembra un lago racchiuso com’è tra le due sponde.  
Foto di Copertina da Wikipedia
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Pantelleria la riconosco dai suoi profumi.
Beh... certo... qualcuno mi potrà dire che sono di parte, ma non è vero.
Ho girato la mia splendida Sicilia in lungo e in largo, anzi tutta Italia!
Ci sono nata quasi per caso ma certamente per fortuna.
Se dovessi nascere di nuovo non vorrei poterlo fare in altro luogo che non sia lei... Pantelleria!


L'esplosione di gioia di un dio sottomarino.
Una perla nera, preziosa ma da scoprire come le donne di un tempo passato che celavano le loro forme per lasciarle scoprire a chi le sapeva amare.
Così, Pantelleria non si concede al turista distratto ma a chi si inoltra nelle sue viscere, chi si inebria dei suoi profumi intensi che non esistono in nessun'altra parte del mondo.

Se fossi incappucciata la riconoscerei dal suo profumo.


Ti accoglie aspra quasi sospettosa, con le sue lastre di lava con le sue rocce taglienti quasi infide.

Rocce che tentano di scoraggiare l'avventura che ti rapirà l'anima quando ti avvolgerà con le sue acque termali insospettate, con i suoi colori che non esistono in nessuna tavolozza.
L'ospitalità dei Panteschi veri! Che amano accogliere e non essere invasivi e che difendono i propri valori, la propria cultura che vive nei loro dammusi incredibili.
I dammusi …. quasi fortezze inespugnabili di serenità. La loro storia fatta di lavoro estenuante ricompensato dal pregio delle sue uve, dei suoi capperi conosciuti in tutto il mondo.

E non vi parlo del suo lago, della sua montagna, del suo mare, delle sue grotte.
Pantelleria si può solo vivere ed amare senza condizioni, non può essere descritta!
Non ci ritorno dal 1993, ho 74 anni ma rimane il mio punto d'arrivo.
 

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Quando mi chiedono di parlare del mio paesello mi si illuminano gli occhi.
Ho avuto la fortuna di crescere in un piccolo borgo sui Nebrodi e Peloritani, abbracciato dall’Etna da un lato e adagiato come su un tappeto sulla baia di Tindari, sul golfo di Patti con lo sfondo delle isole Eolie.

Una cartolina naturale fatta di profumi, paesaggi, colori che ti incontrano mentre percorri la strada salendo dall’uscita del casello autostradale di Falcone della A/20 Messina –Palermo.
Dopo questa prima suggestione, anche se la strada è un po’ impervia e piena di curve, arrivi a quasi 1.000 metri dal livello sul mare in uno dei borghi più belli d’Italia: Montalbano Elicona.
Qui incomincia l’incanto perché arrivare a Montalbano significa entrare in un’altra dimensione.
Non a caso Federico II lo scelse come dimora estiva nel suggestivo castello svevo aragonese (XIII).
Ed è proprio il castello, ancora ben conservato, che è stato il motore propulsore per salvaguardare e tutelare un centro storico ricco di beni architettonici, di testimonianze storiche e di bellezze naturalistiche.
Qui, soprattutto nei mesi estivi si può assistere alle varie mostre che ospitano i saloni del castello, alle serate di musica jazz, ai numerosi eventi culturali tra i quali il suggestivo corteo storico.


Una rievocazione in abiti medievali con cavalli, sbandieratori, personaggi di corte che rappresentano l’ingresso del re Federico II d’Aragona e Costanza d’Altavilla.
Inoltre, le serate animano la naturale bellezza scenografica del borgo grazie agli spettacoli di mangiatori di fuoco, arcieri, giullari e cene tematiche, preparate con pietanze tipiche medievali proprio nel mese di agosto.
Ma Montalbano Elicona non ha solo l’elemento visivo, perché qui puoi degustare la tradizione dei prodotti tipici come la famosa provola di Montalbano accompagnata da un pane fatto di grani antichi e lievito madre.
[caption id="attachment_120269" align="center-block" width="982"]Montalbano Elicona - Foto di Alessandro Grussu https://www.flickr.com/photos/alessandrogrussu/18704259341 Montalbano Elicona - Foto di Alessandro Grussu[/caption]
Altro elemento affascinante è l’Altopiano dell’Argimusco: la Stonehenge italiana.
Ha ospitato l’evento Icham (comitato di esperti internazionali per la gestione del Patrimonio Archeologico) e Icomos (comitato scientifico della Commissione Unesco) avviando la procedura per l’inserimento tra i Beni Patrimonio dell’Unesco.
Si tratta di un affascinante complesso di megaliti in roccia di arenaria quarzosa multiforme.
Uno spettacolo suggestivo immerso nella natura incontaminata che affianca l’altrettanto meritevole bosco di Malabotta.
Anche qui, soprattutto nei mesi estivi, si possono organizzare visite guidate ed escursioni con la possibilità di assistere allo spettacolo delle stelle della notte di San Lorenzo.
Montalbano incarna il prototipo della bellezza in un paradigma narrativo unico, da vivere direttamente.
Ed è qui che piacevolmente torno ogniqualvolta posso, per rigenerarmi nel corpo e nell’anima.
Il mio angolo di Paradiso.

Foto di Copertina di Alessandro Grussu
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In qualsiasi momento dell'anno arrivi in Sicilia, gli odori e i profumi che ti accolgono sono squisitamente "siciliani", unici.
Profumo di limoni, aranci, mandorli e basilico, sapore di mare e, se arrivi di mattina, in ogni angolo senti a tratti un caratteristico odore di pane caldo che in questa terra, per chi non è del luogo, può essere assimilato quasi ad un dolce o a un dessert.

Effluvi, fragranze, profumi, sapori, odori, colgono irrazionalmente la tua mente e ti seguono e ti inseguono anche dopo aver lasciato questo frammento di paradiso.


Vi sono angoli i cui odori, mescolati nell'ambiente che li accoglie, rimangono indelebilmente in te.
È il caso della Pescheria di Catania un luogo unico in cui non è solo l'odore del pesce che ti prende ma un'interminabile e variabile sequenza confusa di odori anche sgradevoli.

Odori di diversa natura che rendono il tutto ineguagliabile anche per l'incidenza dell'elemento folkloristico, in quanto alla "Piscaria" si vende tutto, dalla carne alla frutta, agli insaccati, ai formaggi freschi, agli alimentari di vario tipo.
Insomma si vende tutto ciò che può essere commestibile, ma nello spazio di qualche migliaio di metri quadrati!
La Sicilia è anche (scrivo a caso per ricordi istintivi): pasta al sapore di sughi inimmaginabili... Olio d'oliva, oro verde, il divino pistacchio nella veste dolce e salata e poi le melanzane con quel sogno di caponata e parmigiana ...
Ma che dire del riso ai frutti di mare, cibo degli Dei, o delle arancine, piccolo pezzo di cielo in terra.
I pomodori, da gustare già con gli occhi, da fotografare, le dolcissime fragoline di bosco, segantiniana pittura.

Non si può non ricordare la grande quantità di formaggi da mensa Reale.
I dolci siciliani non possono essere descritti, devono essere assaggiati ed io in tre anni ancora sono solo all'inizio... cannoli di ricotta, paste di mandorla, la cassata, e tra gli ultimi arrivati la "setteveli" (squisito dolce a base di cioccolato, il mio preferito).
Dimenticavo, la gelateria. Ho visto banconi con oltre 60 gusti diversi!
In questo settore merita un discorso a parte la granita. Un dolce freddo al cucchiaio, tipico siciliano, dagli innumerevoli sapori che ha una regina del settore: la "granita di mandorla" (che i siciliani chiamano "minnulata").

Non parlo da "gourmet", metto per iscritto sensazioni istintive di una straniera che visitando ama ed amando visita questa terra del sole del fuoco e dei contrasti.
Parlo da turista che, dopo esserci stata tre volte in tre anni, forse per un ancestrale istinto, non si stancherebbe mai di ritornare negli stessi luoghi.
Per scoprire quanto di bello, quanto di antico, quanto di attraente, quanto di moderno (ma anche quanto di contrastante e misterioso) nasconda ancora questa millenaria terra, patria di cultura ma anche di dissonanti dominazioni straniere.
A presto, Sicilia...

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Aprire la finestra e respirare, respirare quello stesso profumo di sempre!
È incredibile come il tempo passi in fretta, ma ancora più incredibili sono i ricordi che riaffiorano. Si perché a nessuno piace crescere! D’altronde è bello avere la consapevolezza degli anni che passano e sapere che si avranno storie da raccontare. 
[caption id="attachment_47585" align="center-block" width="750"]Torre Cajetani- Nicola Paoloni (7) Torre Cajetani- Nicola Paoloni[/caption]
Storie delle quali le persone che ascoltano potranno essere solamente spettatori e tu, tu sai che nessuno mai potrà esserne il protagonista.  
Non resta allora che chiudere gli occhi ed ascoltare. 
Ricordo quando ero piccolo e non vedevo l’ora di uscire, di incontrare i miei amici, quegli amici che sarebbero stai compagni di avventure, compagni di una vita che scorreva velocemente e che senza di loro non avrebbe mai lasciato il segno.
Si è cosi perché oggi basta guardare uno di loro per far riaffiorare un ricordo… ”Ti ricordi quando….?”.

Ricordo le giornate passate a giocare a nascondino, a pallone, a correre con le bici, ad infastidire gli anziani del paese, bussando alle loro porte e, scappando, prendendoli in giro scherzosamente. Quei pozzi di storie e di sapienza. 


Quegli stessi anziani che da li a poco ti sarebbero mancati rendendoti conto di esserti preso sulle spalle il peso di dover essere il narratore principale delle loro vite. Sarebbero rivissuti nel futuro tramite i tuoi racconti e storie!

Ricordo le corse per precipitarmi a casa quando un urlo stridente di mia madre rimbombava per le strade del paese, in fretta e furia ti precipitavi verso casa e salendo le scale sentivi quegli odori, odori estivi, odori invernali, odori primaverili, odori di familiarità, odori di affetto…


[caption id="attachment_47590" align="center-block" width="750"]Torre Cajetani- Nicola Paoloni (9) Torre Cajetani- Nicola Paoloni[/caption]
Mi manca Torre, Torre Cajetani, scendere per strada e trovare tanti paesani.
Partendo da giovane e arrivando fino ad ora, come dimenticare Oliva "ciciarona": bussavi alla finestra e correvi tanto. Ma prima o poi t'arrivava un secchio d'acqua o una legnata al fianco, dietro a un muretto o su un albero sopra sopra, urlavi "Giovannà" e lei usciva con la scopa.
A pallone ogni giorno andavamo a giocare in piazzetta a 'cerano nsomma do te pare!’
In piazzetta era un teatro tra Piera, Tarquinio e zio Angelo … non se sa quanti palloni ci hanno bucato.
 Al laghetto che te lo dico a fare arrivava zio Rolly e stavamo sempre a scappare.
Il tempo passava molto più in fretta, tra ludoteca amici e una corsa in bicicletta.
L'inverno comunque non si faceva quasi niente, ma l'estate da Roma a Milano non arrivava poca de gente!

“Ragazzi che facciamo stasera?” - “Un'idea ce l'avrei: pizza, coca-cola e patatine! Andiamo da Enzo allo chalet che ci mette alle capannine!”


Tra il caldo e le cicale mentre camminavi in tranquillità, ti fermavi a prendere un gelato con Zona che stava a urlare. 
E come dimenticare quel "muretto" … ogni giorno alla stessa ora ci incontravamo tutti da Zi Checco. Giù a cerano ogni sera t'andavi a buttare, con Paolo Sante o Valerio che con la chitarra ti facevano cantare!
Tra musical, festa dei bambini e banda sempre a fare una prova con le coreografie di Ignazio no c’era storia!
Mi ricordo quel periodo, tutto il paese in festa a scalpitare, tutti insieme uniti abbellivano le contrade che il palio stava per cominciare!
I ricordi sono davvero tanti, ma con poche parole spero di avere strappato un sorriso a tanti.
[caption id="attachment_47594" align="center-block" width="750"]Torre Cajetani- Nicola Paoloni (13) Torre Cajetani - Nicola Paoloni[/caption]

Mi manchi Torre, mi manchi tanto, e chissà se un giorno ritornerà tutto quanto!  

 

Mi manca Torre , Torre Cajetani,
scende pe strada e trovà tanti paesani.
Partendo da giovane e arrivando fino ad ora,
come dimenticare Oliva “ciciarona”,
bussavi alla finestra e correvi tanto,
ma prima o poi t’arrivava un secchio d’acqua o na legnata al fianco,
dietro a un muretto o su un albero sopra sopra,
urlavi “Giovannà” e lei usciva con la scopa.
A pallone ogni giorno andavamo a giocà,
in piazzetta a cerano ‘nsomma do te và!
in piazzetta era un teatro,
tra Piera, Tarquinio e zì Angelo,
non se sà quanti palloni c’hanno bucato,
A Cerano che te lo dico a fa
arrivava zio Rolly e stavi sempre a scappà.
Il tempo passava molto più in fretta,
tra ludoteca amici e na corsa in bicicletta.
L’inverno comunque non se faceva quasi niente,
ma l’estate da Roma a Milano n’arrivava poca de gente!
Regà che facciamo stasera?
n’idea ce l’avrei: pizza coca-cola e patatine,
andiamo da Enzo allo Chalet che ci mette alle capannine!
Tra caldo e cicale mentre camminavi in tranquillità,
te fermavi a prende un gelato con zona che stava a urlà.
E come dimenticà quel “muretto”,
ogni giorno alla stessa ora ci incontravamo tutti da zi checco.
Giù a cerano ogni sera t’andavi a buttà,
con Paolo Sante o Valerio che con la chitarra te facevano cantà!
Tra musical, festa dei bambini e banda sempre a fa na prova,
con le coreografie di Ignazio non ce stava storia!
Me ricordo quel periodo tutto il paese in festa a scalpità,
tutti insieme uniti abbellivano le contrade che il palio stava pe comincià!
I ricordi sono davvero tanti,
ma con poche parole spero d’avè strappato un sorriso a tutti quanti!
Mi manchi Torre, mi manchi tanto,
e chissà se un giorno ritornerà tutto quanto!
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Finalmente è estate e liberi di uscire e di lasciarci alle spalle l'esilio del lockdown vado alla scoperta di un nuovo angolo di terra. Un luogo dove tutti i miei sensi verranno appagati.
Mi trovo a Sasso di Castalda, nel potentino, paese meraviglia della Basilicata.
Camminando, questo piccolo borgo poco a poco mi apre il suo scrigno ad ogni angolo, in ogni vicolo, di bellezze e tesori nascosti, lasciandomi letteralmente a bocca aperta!

I miei grandi occhi verdi sono rapiti dalla perfezione del paesaggio.
Qui Madre Natura ha sapientemente intinto i suoi pennelli nei colori più vivaci e diffuso i suoi profumi più inebrianti. Non a caso scopro di essere nel cuore di un Parco Nazionale, il Parco Appennino Lucano Val d'Agri Lagonegrese.
Mi sorprendo entusiasta di vivere un turismo lento, rispettoso della quiete che mi circonda e fondamentale per catturare ogni dettaglio di questo paese che a stento esiste sulle cartine geografiche.
Cammino, saluto... chiedo informazioni e arrivo nel centro storico che custodisce l'attrattore principe: il Ponte alla Luna.

Il Ponte alla Luna è un percorso che vede l'attraversamento di due ponti tibetani sospesi nel vuoto.
Pazzesco!
Con l'adrenalina a mille mi accingo ad indossare l’imbracatura per vivere questa nuova avventura che si rivelerà essere fra le più belle mai vissute finora. L'emozione è davvero tanta!

Scalino dopo scalino mi sorprendo ad ammirare uno scenario unico nel suo genere, perché attraverso a più di 100 metri di altezza (!) un sito geologico di rilevanza nazionale.
Intanto, lentamente, un'intera vallata si apre ai miei occhi lasciandomi senza parole.
Vado via felice come una bambina entusiasta di aver scoperto un piccolo tesoro, ma con la promessa di ritornare in questo posto che tanto ha saputo regalarmi: Sasso di Castalda.
E per avere informazioni è semplice, basta cliccare https://www.pontetibetanosassodicastalda.com

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Alicudi-18-1024x683.jpg

Sono nata in Sicilia 50 anni fa, e ho trascorso gli ultimi 23 lontano da lei.

Non immagini mai che un giorno potresti sentirti un turista nella terra in cui hai mosso i primi passi.


La terra dove vive ancora la tua famiglia, dove hai frequentato la prima scuola a Catania e hai avuto il tuo primo amore.
Appartengo a quella generazione che pensava ancora che il tuo paese e l'Europa, o qualsiasi altro continente per quello che conta, siano due cose molto distinte.
Sono stata la prima generazione di Erasmus, sono tornata in Sicilia e ho pensato che tutto avrebbe dovuto essere diverso perché avevo vissuto in modo diverso per la prima volta nella mia vita.
Ho sposato uno straniero, sono andata a vivere in un altro paese e all'improvviso, un'estate, mi sono resa conto che non ero così diversa da tutte quelle persone che atterrano con me in un charter per le vacanze estive all'aeroporto di Catania.
Ero diventata un turista con alcune connessioni fortunate con il posto e con le persone.

Anche i miei figli sono nati all'estero, quindi ho deciso che avrebbero avuto la possibilità di vedere il meglio della Sicilia, dimenticando la sua vita quotidiana.
I miei genitori non sono mai stati grandi viaggiatori, tutto quello che sapevo sulla mia isola era la mia città natale, i luoghi in cui ho trascorso la mia infanzia e quelli in cui sono andata con le gite scolastiche.
Non sono sicura di essere stata molto più avanti dei miei figli in termini di conoscenza della Sicilia.

Ho usato "Take it Slowly" come compagna in questa scoperta della Sicilia ed è stata davvero un'esperienza straordinaria.
Ho visitato luoghi e angoli che non avevo mai esplorato prima, i miei ragazzi hanno imparato cose nuove, abbiamo provato alcune sfide entusiasmanti e per tutto il tempo abbiamo pensato che ci siamo trovati benissimo.
Dubito che, se non avessi mai lasciato la Sicilia, mi sarei presa il tempo di intraprendere questo viaggio di scoperta.
Non vedrai mai le cose nella loro proporzione e nei loro dettagli reali finché non sei abbastanza lontano.
La distanza mette le cose in prospettiva.
Grazie alla mia ‘compagna di viaggio’ per ricordarmi quanto la Sicilia è bella e ricca: a volte hai bisogno di aprire gli occhi per sapere che avevi tutto ciò di cui avevi bisogno proprio di fronte a te.
 

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