La Biennale dell'Arte a Venezia.

Una primavera calda e momenti di grande, grandissima creatività. Si inaugura così la 56° Biennale di Venezia con un tema, “All the world's futures”, scelto da Okwui Enwezor, il curatore nigeriano della manifestazione.

Definita da alcuni una “Biennale Politica” dove per politica si intende la volontà di sentire il rumore del mondo, le vibrazioni, lo shock. Il Presidente della Biennale di Venezia Paolo Baratta così spiega la scelta del tema: "Volevo andare a fondo, svelare le relazioni col mondo.

Toccare il presente e illustrarlo. Non volevo fare un’esibizione che raccontasse la vita tranquilla. Anche perché non possiamo parlare del presente senza considerarlo complicato”.

La creatività e la sensibilità degli artisti interpreta questa attualità, contraddistinta da problematiche fortissime e futuri incerti. 136 gli artisti coinvolti. 89 di loro presenti per la prima volta. 53 i paesi rappresentati, di cui 5 alla prima partecipazione - Grenada, Mauritius, Mongolia, Repubblica del Mozambico e Repubblica delle Seychelles - e altri - Ecuador, Filippine e Guatemala - assenti da lungo tempo.

Un messaggio di evoluzione e movimento che si snoda tra le calli (qualcuno è caduto in qualche canale!), i ponti e i campi di Venezia.

Una città unica e incantata che vive di una magia speciale durante la Biennale di Venezia d’arte.

Venezia si anima di vernissage, incontri e feste in un clima di scambio internazionale. E' davvero emozionante poter essere testimone, anche solo per una notte, di tanta Energia e Bellezza.

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La carta a mano di Subiaco

Subiaco è una splendida cittadina, nella valle dell’Aniene a due passi da Roma, dove è stata riattivata una produzione di carta a mano nel Borgo dei Cartai.

Per secoli queste aree erano state il centro artigianale-industriale dello Stato Pontificio e proprio qui era nata la prima cartiera e zecca nel 1587 da Papa Sisto V.

Qui è stato stampato il primo libro in Italia e una cartiera è stata in funzione fino a pochi anni fa, quando una multinazionale ha depredato il know-how e la ha portata alla chiusura. Storia banale nella sua disperazione.

Il declino della cartiera corrisponde a quello del paese e la sua storia è parallela a quella della comunità dei residenti. L’idea della rinascita ripartendo dall’artigianalità della carta a mano viene ad un gruppo di amici spinti da un profondo amore per la cultura e l’arte, spesso alla base di molte tradizioni locali dei centri italiani.

Uno degli artifici di questa operazione è Marco Orlandi, fondatore dell’Associazione L’Elice, che oltre alla sua attività artistica è impegnato nel ruolo di educatore e di stimolatore della creatività individuale.

In un antico mulino ristrutturato, il mulino Carlani, nasce allora Il Borgo dei Cartai, un centro dove la tradizione incontra l’Hi-tech. Un luogo di produzione di carta a mano, un museo con modellini in legno che riproducono gli antichi macchinari e e una scuola per trasmettere cultura e sapere e stimolare la creatività.

Rileggere il passato con le lenti del futuro, questo è il senso di riportare in vita una produzione di carta a mano saltando i danni provocati da una generazione di speculatori.

Ripartire dalla qualità e dalla storia per costruire il futuro. Smuovere l’orgoglio di una città, Subiaco, che per secoli è stata uno dei centri di cultura industriale più importanti d’Italia.

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Gli sci di Franco Sonzogno con il legno delle gondole

Gli sci di Franco Sonzogno “sono come violini”, ha detto sua moglie Angela appena li ha provati la prima volta. Sci che il marito le aveva preparato con infinito amore usando il legno delle gondole di Venezia.

E così sono nati gli ‘Sci Stradivarius’ (dal nome del famoso liutaio) e nel 2000 un club che comprende gli appassionati della montagna e dell’arte, che oggi raggruppa 350 membri nel mondo.

Franco tu sei un uomo dalle mille risorse: dopo una vita trascorsa in Telecom sei diventato il creatore dei famosi sci ‘Stradivarius’ conosciuti nel mondo….

Sì, la vita sorprende e la mia è stata proprio inaspettata: sono nato diverse volte. Avevo sempre amato la montagna, che frequentavo solo d’estate con i miei familiari, ma non potevo immaginare che sarebbe stata il mio destino. A 25 anni, con il primo stipendio, mi sono pagato il primo corso di sci e a 50 il corso per realizzare il primo paio di sci!

Come regalo per i miei 50 anni, infatti, mia moglie Angela mi ha offerto un corso di “ski-man” a Biella, perché voleva che realizzassi un paio di sci sicuri per noi. Al tempo, la sicurezza in questo sport non era un concetto diffuso ed eravamo insoddisfatti di quello che trovavamo.

Gli ‘Stradivarius’ nascono dal sogno di creare sci che fossero come uno strumento musicale: che trasmettessero la sensazione di volare e che potessero essere “ri-accordati” per essere sicuri e divertenti.

Quale sapienza racchiudono i tuoi sci? Quale collegamento con le gondole di Venezia?

E’ impossibile descrivere il tempo e la dedizione che impiego a costruire un paio di sci. Il progetto prende vita dalle mani di quattro artigiani che collaborano con me: io lo creo come idea, loro costruiscono le parti distinte che io assemblo rispettando i giusti tempi dell’accoppiamento e delle colle del legno.

Usiamo quattro tipi di legno, tra cui faggio e frassino, che deve essere stagionato a lungo e per questo mi sono avvicinato al mondo delle gondole. A Venezia, sull’isola della Giudecca ci sono gli unici due laboratori che ancora costruiscono e riparano le gondole impiegando legni stagionati, anche, di 50 anni.

Io mi rifornisco da loro e questo legno veramente stabile mi permette di raggiungere livelli elevati di perfezione nella creazione degli sci.

Che emozioni trasmettono a te e ai tuoi clienti gli ‘Stradivarius’?

I miei sci sono opere d’arte, che ricordano le curve di una donna oltre a quelle di un violino. Mi trasmettono gioia, voglia di divertirmi e vitalità. All’inizio gli ‘Stradivarius’ li ho creati solo per me e mia moglie Angela, oggi sono felice di sapere che vengono calzati da molti sciatori nel mondo e perfino da alcuni reali.

Per renderli unici, poi, ogni paio di sci è studiato con grafiche particolari esaltando la combinazione dei colori. Dalla collaborazione con Lucio Bubacco, maestro del vetro di Venezia, abbiamo ideato anche una linea speciale dove sono rappresentate le sue opere d’arte.

Ho creato anche una base di appoggio che permette di poter esporre gli sci quasi come scultura. Queste basi sono dipinte ad olio dal pittore Gianni D’este, in arte ‘Widmann’. Gli sci e la base, quindi, sono come un’opera d’arte che il cliente si può tenere in casa e ammirare in ogni istante!

Gli ‘Stradivarius’ sono espressione di stili diversi e di epoche diverse: richiamano in ogni centimetro Venezia. Sono sci romantici ma tecnologicamente avanzati. In loro, tutto è armonia.

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Kamira: una nuova caffettiera per l’espresso italiano

L’espresso italiano ha un nuovo gusto! Il gusto accattivante, corposo e pieno che Nino Santoro ha saputo esaltare con la caffettiera Kamira di sua invenzione.

La storia della caffettiera Kamira è una delle belle storie della creatività italiana, anzi siciliana e nasce a Taormina dall’amore viscerale di Nino per il caffè. Un espresso italiano personalizzabile per buongustai, che si ottiene semplicemente accendendo il gas. Una vera novità che, come una star, sta raccogliendo i consensi di fan italiani e stranieri dai vari angoli del mondo.

Nino, come nasce la tua Karima per l’espresso italiano in casa?

Il desiderio di bere un buon caffè mi ha portato a creare una macchinetta come la volevo io per gustarmi un vero espresso che lasci un buon sapore in bocca.

Era il 1998: ho preso una vecchia caffettiera, l’ho tagliata, modificata e ne ho fatta una personalizzata.

Da quel momento, fino al 2012, ho continuato a sperimentare registrando tre brevetti e utilizzando un dispositivo capace di controllare 5 funzioni: pressione, temperatura, portata, velocità e miscela. E’ indistruttibile e permette di personalizzare il caffè. La magia della caffettiera Kamira sta in questo sistema!

Kamira oggi sta spopolando come una vera rockstar ed è diventata virale sul web….

Dal terrazzo al web! Il mio primo laboratorio è stato nella terrazza di mio padre, il mio primo fan, e ho costruito i primi esemplari in modo artigianale per parenti e amici. E’ il loro supporto che mi ha spinto ad andare avanti.

L’industria del caffè produce diversi miliardi di cialde e capsule: solo Lavazza ne ha prodotte 1 miliardo e 400 milioni nel 2013. Per cui abbiamo pensato che forse potevamo trovare uno spazio! Nel 2012 abbiamo fondato l’impresa a Santa Teresa di Riva, vicino Taormina (nella splendida Sicilia). Abbiamo deciso di puntare subito sul web, che è la finestra sul mondo, e di vendere Kamira con l’e-commerce. Non ci siamo sbagliati!

Nel 2014 abbiamo raggiunto 11.000 pezzi venduti e la previsione per il 2015 è di 20.000 pezzi! Oltre l’Italia ci contattano da Inghilterra, Germania, Belgio, Francia, Scandinavia e siamo arrivati anche in Canada e Australia, Stati Uniti, Giappone, Corea, etc..

Nino ma sei diventato ambasciatore dell’espresso ecologico italiano nel mondo!

Incredibile! Ho creato Kamira per me stesso, ma in breve tempo la mia invenzione ha fatto felice tante persone e questo mi rende orgoglioso. Inoltre è economica: solo con 5 centesimi si può bere un ottimo espresso italiano a casa. Riceviamo molte mail di entusiasmo e abbiamo dei veri fan!

Qui in Sicilia c’è un vecchio detto di Pino Caruso, protagonista anni fa di un noto spot pubblicitario sul caffè siciliano, che diceva: “Più si và al Sud e più il caffè è buono!”. Il caffè di Kamira è intenso come è intensa la cultura siciliana e profumato come il suo mare.

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Il Mondo di Energitismo

Il mondo di Energitismo è un’avventura nel Rinascimento. L’avventura consiste nella ricerca dei “Tesori dell’Umanità”, quelle persone che creano eleganza fatta-a-mano. È un’avventura gioiosa, che ci porta ai quattro angoli del mondo e, visto che la creazione artistica non ha mai fine, la nostra ricerca è una rinascita quotidiana.
I tesori dell’umanità che cerchiamo, nel macrocosmo del mondo, come nel microcosmo di un villaggio, possono essere già famosi, oppure condurre vite umili con la loro famiglia tra gli amici in un villaggio tra le pianure vicino al mare o tra i boschi. E il nostro lavoro è cercare queste persone, artisti, artigiani, piccole imprese e portarle nel mondo di Energitismo.
Quello che stiamo creando è una rete connessa dallo spirito dello sforzo artistico: una rete che offre a queste persone un’opportunità per esprimersi a livello mondiale e realizzare i loro sogni.
Energitismo collabora con altri network con approcci simili ma diverse ambizioni, una di queste è Ad Hoc Consilia, un’associazione di imprenditori, fondata da Giordano Agrizzi a Treviso. Queste persone condividono con noi lo scopo di cercare le eccellenze nella vita e nel lavoro e accrescere il loro business attraverso la collaborazione.
Uno dei mezzi attraverso cui il mondo di Energitismo promuove i membri sono gli eventi durante i quali gli artisti e gli artigiani presentano i loro lavori a un pubblico selezionato. Attraverso questi eventi gli artigiani trovano un modo conveniente di fare marketing, in cui i costi della pianificazione promozionale e dell’esibizione sono ammortizzati dalle quote dei membri partecipanti e sono supportati dagli investimenti di Energitismo. Un elemento chiave di questi eventi sarà la location che dovrà sempre riflettere gli standard di eccellenza a cui ogni membro aspira.
Il 29 aprile, il mondo di Energitismo ha organizzato un evento con Ad Hoc a Villa Tacchi, una grande villa tra Padova e Vicenza. Trentacinque tra i nostri membri dall’Italia, Grecia e Canada hanno esibito le loro opere e quattro hanno mostrato le loro capacità artistiche e artigianali: Paolo Bellò dipingeva un affresco classico, Gjergj Kola ritraeva, Adriano Spigarolo e…l’arte ceramica, e D’orica creava e faceva sfilare i nuovi gioielli in seta e oro creati riportando in vita l’industria della seta in Italia.
I partecipanti sono stati presentati con gioia e aplomb da Claudia Bettiol, la presidente e “narratrice in capo” di Energitismo. Raccontare la storia di un’opera, l’artista, il luogo, sono elementi chiave del mondo di Energitismo, così riusciamo a portare al cliente finale la vita che sta dietro alla realizzazione di un’opera.
Dopo una cena conviviale, i quasi 100 ospiti hanno seguito una “esperienza educativa” su come sorbire del vino da una Bossa Buffona, come in un matrimonio tradizionale veneto.
Una serata da ricordare che ha riunito creatori in tutti gli ambiti della vita.
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Stole glamour per donne eleganti

Le stole glamour di Antonella Pagano combinano forme inconsuete con colori armoniosi e sono personalizzate da versi di poesie sull’ amore della vita scritti “rigorosamente” a mano.

La moda e lo stile sono cose differenti. La moda è imposta da scelte di altri, lo stile è personale e si riconnette immediatamente ad una persona. Anche la cultura di una persona è unica e nasce da una interpretazione soggettiva di tutto quello che ci accade nel corso della vita.

Combinare cultura e moda significa realizzare dei capi che donano un piacere unico, una esclusività da indossare come le stole glamour di Antonella Pagano.

Antonella ha sempre amato l’arte e la poesia e come molte donne, la sua ricchezza interiore è esplosa quando ha completato il ruolo quotidiano di mamma a tempo pieno e si è potuta donare del tempo.

“Il tempo è la cosa più preziosa che abbiamo” ci dice quando la abbiamo incontrata ad una esibizione di Energitismo vicino Padova: “Ho la fortuna di avere la vita e la voglio assaporare fino in fondo celebrando la Bellezza”.

Dietro l’immagine sognante, Antonella Pagano nasconde un pragmatismo e una concretezza invidiabile, forse ereditata dal padre che da bambina la portava nei boschi della Basilicata (dove si trovava per il Piano Marshall) e le faceva “sentire” la natura.

Per trasmettere l’essenza della poesia, che nel suo caso è un messaggio di amore e di bellezza, Antonella sperimenta nuove strade e incrocia il mondo della moda.

Le sue stole “Abbracci” sono diventate poi dei raffinati capi, le “Giacche Pensiero”  ricordano dei Kimono giapponesi: capi da gustare con tutti i sensi. La morbidezza della seta per il tatto e il frusciare per l’udito. A questi piaceri si aggiungono le emozioni della calligrafia con versi di Antonella sul senso della vita.

Le “Giacche Pensiero” hanno forme inusuali e sono indossabili in molti modi diversi in modo da assecondare l’umore di chi li indossa e rivelare qualcosa in più dello stato d’animo della donna che si incontra.

Per trovare e provare le sue stole glamour potete contattare direttamente Antonella Pagano o cercare sul sito di Energitismo. Scegliete quello che meglio vi rappresenta e le parole che vi toccano il cuore.

O il cuore di chi volete conquistare!

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Borse pelle artigianali. Le creazioni di Alfio Terroni

Le storia di Alfio Terroni è intrigante quanto le sue borse in pelle artigianali dallo stile "Hippy". Alfio Terroni ha iniziato a lavorare la pelle e a realizzare borse quando era un “figlio dei fiori” e viveva in una comunità hippy in tenda sulle spiagge di Jesolo.

Al mattino producevano cinture, fermacapelli, piccole borse molto lavorate e braccialetti in pelle e filo argentato. La sera li vendevano in piazza Aurora e in piazza Mazzini col tappeto in terra per finanziare la comunità. Quindi nessun vero maestro ma ognuno apportava conoscenza e la insegnava agli altri. Il risultato è stato una fusione di gusti e stili che, con gli anni, ha fatto poi nascere il mio stile speciale.

Alfio, ti definisci un artigiano? Cosa ha di speciale la tua arte?

Artigianato è una bella parola. E’ la sintesi di una vita di sperimenti passata ad apprendere con amore una lavorazione. Eppoi, quando ad una materia, anche povera, aggiungi testa, occhio e cuore, allora questa materia si trasforma in artigianato.
Per fare un oggetto bello serve tempo, questo è il vero valore aggiunto. Il vero artigiano non cerca mai la quantità, che non è nel suo pensiero, cerca invece la qualità, quasi unicità.

Come prepari le tue borse in pelle artigianali?

Uso solo le mani, una taglierina o un bisturi. Non uso macchinari né per tagliare né per cucire ma assemblo e cucio tutto con ago e filo. E tanto occhio. E tempo. Il tempo ti da modo di pensare, trasformare, cambiare, abbellire. Stupire.

Come è nata l’avventura a Palazzo Pitti?

Nel 2014 una commissione a Firenze ha visionato i prodotti di una sessantina di piccoli artigiani e giovani hobbisti che operano nel mondo della moda per organizzare una manifestazione collaterale a Palazzo Pitti. Ne hanno scelti tre: uno per le borse in pelle artigianali, uno per la sartoria, uno per i gioielli.

Ci hanno offerto uno stand gratuito. Abbiamo avuto come riconoscimento la visibilità e la pubblicità su televisioni nazionali e internazionali. Su riviste specializzate italiane ed estere. Questo mondo si alimenta con la visibilità e la pubblicità.

Che sogno hai per il futuro?

Fino agli anni '70 i ragazzi umilmente andavano a bottega, imparavano il mestiere e condividevano il rapporto con una società di individui più grandi di loro: i loro maestri. La moderna legislazione non lo permette più. Quindi l'artigiano non assume più apprendisti, i maestri con l'età muoiono e i mestieri con loro.

Sogno che mia figlia con suo figlio proseguano con questa attività unica, senza concorrenza e appagante, la creazione di borse in pelle artigianali E che i nostri governanti si accorgano di quello che potenzialmente l'Italia può offrire e vendere nel mondo.
 

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Arte viva

Graziano Vivian fa parte della vivace famiglia di artisti di Nove, in Veneto sulle rive della Brenta, non lontano da Bassano del Grappa.
Ha passato gli anni della gioventù tra l’arte, sua sorella è una fine ceramista e il figlio, Giuseppe Facchinello, è un artista professionista della ceramica. La vita scolastica non faceva parte dell’agenda di Graziano, la vita l’ha portato lontano dal pennello e dalla tavolozza, tuttavia ci è poi tornato, non per sostentamento, ma per necessità vitale.
L’espressionismo di Graziano Vivian non è figurativo, ma puramente astratto, arte dello spirito, arte dell’anima, arte viva. Le sue pennellate muovono dal cuore, senza l’interferenza degli occhi. La scelta dei colori viene da dentro, o a volte da fuori. Il supporto per i suoi lavori può essere di plastica, di legno antico, vetro o piastrelle in ceramica.
Aggiunge vita a queste superfici inanimate con trame di stucco, terra o sabbia, e colori. E che cosa fa l'assenza di colore o la pienezza del colore con la trama? Qual è il ruolo dell’ombra? Alcune opere vivono mentre si osservano, raccontano una storia mentre gli si passa accanto: struttura, colore, brillantezza e ombra.
Se si prova ad approcciare questa arte viva con mente analitica si rimane delusi. In qualcuno dei suoi lavori esposti lungo i tre piani della sua casa, e del suo ampio studio, siamo rimasti colpiti da un approccio al colore che ricorda Pollock, un altro famoso artista per cui l’analisi sembra del tutto inutile (nonostante i numerosi tentativi). E inoltre Graziano non ha limiti stilistici.
Dipinge sempre ascoltando musica intensa, qualche volta Puccini, che diventa un compagno nella creazione, un amico che lo aiuta a trovare il canale per fare fluire l’arte attraverso il suo corpo trasparente. Le parole che fluiscono nella poesia lo accompagnano anche lungo la strada della creazione.
Graziano non cerca di vendere le sue opere e l’idea di un prezzo per la sua arte vivace non si accorda con la sua anima. Dice che in ogni opera lascia un po’ della sua vita, in questo modo vendere significa prostituire il suo essere. La sua casa è piena di pezzi di vita di Graziano Vivian: nelle stanze, sulle pareti, sui soffitti e anche nei pavimenti. Non andateci come andreste a una mostra, semplicemente entrate e lasciate che qualche opera della sua arte viva parli al vostro essere.
La sua prossima sfida sarà quella di creare arte e musica insieme, in una sera d’estate tra verdi prati, forse ci sarà posto anche per qualche poeta. La sfida per gli artisti sarà quella di comunicare in armonia e non in cacofonia.
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