Andrea Zelio a EXPO Venezia

Il nostro pittore narrativo Andrea Zelio è presente con due installazioni, Il Gange e La Madre dei Fiumi, al Padiglione satellite di EXPO Venezia “AQUAE VENEZIA 2015” che approfondisce ed esplora la relazione tra l’Uomo, l’Ambiente e l’Acqua.

Come rappresentare un fiume? Andrea per EXPO Venezia ha realizzato due opere di grandi dimensioni: la Madre dei Fiumi si erge curva per 4 metri in altezza mentre il Gange, più dolce, si srotola per 6 metri in orizzontale.

Con la potenza e la lucentezza dell’acciaio, zincato e lucidato, Andrea porta alla luce visioni ancestrali e messaggi che scorrono come fiumi carsici dentro ogni essere: le forme sinuose dell’acqua che scorre, il suo suono rievocato dal vento che soffia attraverso le opere, la potenza dell’acqua che rigenera ma sa anche distruggere con la terribile indifferenza di madre natura.

E infatti la Madre dei Fiumi raccoglie le acque dal cielo con le mani per nutrire i suoi figli ma ha un urlo nel volto a rappresentare la contraddizione dell’essere a questo mondo e soffrire.

Il Gange invece dà pace, un fiume che come l’Isonzo di Ungaretti ci accoglie facendosi riconoscere come “una docile fibra dell’universo”.

Anzi, mentre osservate le due installazioni a Expo Venezia consiglio l’ascolto del poeta che recita “I miei Fiumi”, poesia che ha ispirato Andrea Zelio: anche chi non capisce l’italiano riuscirà a scorgere il suono delle acque che scorrono nella sua anima.

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gioielli siciliani

I gioielli siciliani nascono da una particolare combinazione e contaminazione di culture che si sono succedute su questa isola incantata del Mediterraneo.

Una successione di influenze islamiche, normanne, sveve, francesi, spagnole, greche, arabe e turche che hanno dato origine ad uno stile unico e riconoscibile. Uno stile presente anche nel mondo orafo e che caratterizza i Gioielli Siciliani. La tradizione parte dall’arte arabo-normanna iniziata intorno all’anno mille (la conquista araba ha inizio nell’827 e i normanni arrivano alla fine dell’XI secolo) e si arricchisce sempre di nuove influenze fino ai giorni nostri.

Ancora una volta la Sicilia si mostra artisticamente il cuore pulsante del Mediterraneo in cui convergono e si rielaborano con creatività suggestioni e influenze di diversa latitudine. Una produzione orafa e argentiere cresciuta grazie alle scuole volute dalla dinastia normanna e ad istituzioni come quello della maestranza degli orafi e argentieri di Palermo, nata nel 1447 e soppressa nel 1822.

L’arte arabo-normanna dei gioiellieri delle Nobiles Officinae

La cultura orafa siciliana nasce con l’istituzione dei una delle prime scuole orafe al mondo voluta dal Conte Ruggero che ha dato origine ad una dinastia capace di trasformare la Sicilia in uno dei centri culturali più attivi intorno al 1200. A Palermo vengono fondate le e Nobiles Officinae, chiamate anche Tiraz in arabo o Ergasterion in greco, una scuola situata all’interno del Palazzo Reale e gestita direttamente dalla casa reale.

In questo laboratorio si producevano tutti gli oggetti preziosi che dovevano adornare i palazzi reali e i luoghi di culto: sete ricamate in oro, cofanetti di ebano e avorio, avori incisi, smalti, vasi di finissimo cristallo, gioielli e accessori in oro e argento.

L’essenza di questa scuola reale era nella libertà espressiva dei suoi maestri, provenienti da culture e paesi diversi, che sperimentavano e creavano insieme dando così origine ad uno stile nuovo. Dal 1200 in poi i gioielli siciliani e l’arte arabo-normanna avrebbero caratterizzato in modo originale la Sicilia e sono riconoscibili in tutte le loro evoluzioni.

Nelle Nobiles Officinae si è sperimentato un processo di integrazione culturale (ripreso successivamente in secoli diversi dalla casata dei Borboni del Regno delle Due Sicilie) che ha portato ricchezza e prosperità al Sud Italia.

Un revival siciliano nei gioielli

Mirko Noto, storico e artista di gioielli siciliani, ha fondato “L’Officina del Conte Ruggero” in onore agli inizi della storia artistica Siciliana: l’arte arabo-normanna. L’architettura e la flora della sua terra sono una forte d’ispirazione per i suoi gioielli, che uniscono tradizioni e design.

Mirko Noto realizza gioielli che sono una dichiarazione d’amore alla storia della sua terra. Monili che coniugano antiche tecniche di lavorazione, come lo sbalzo e il cesello, e design grazie all’esperienza di un artigiano. I gioielli sono realizzati in argento 925, ottone, rame il tutto smaltato e lavorato a mano.

Bracciali, orecchini e pendenti che rileggono le forme e i segni della cultura siciliana in modo artistico per gli amanti della cultura e i Sicily lovers di tutto il mondo. Un vero omaggio alla bellezza della nostra isola, da vedere ed indossare!

Collezione di gioielli siciliani “Dalla terra al mare”

Mirko Noto ha realizzato una linea di gioielli che si ispira al fico d’India, una pianta tipica della Sicilia e simbolo di forza. Il suo saporito frutto nasce da una pianta selvatica, non irrigata e che sopravvive a mille intemperie.

Collane, bracciali e anelli realizzate con le tecniche del cesello e dello sbalzo, riprendono le forme delle foglie di Fico d’India e per far indossare il “sapore della Sicilia” (poi verrà aggiunto link e-commerce).

Quindi si può indossare la Sicilia? Grazie prima all’eredità arabo-normanna e alla creatività di Mirko Noto, possiamo dire di si.

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Il segreto del Frosinone Calcio

Una cosa va detta sui giocatori del Frosinone Calcio: corrono fino all’ultimo minuto e corrono felici.

Certamente arrivare alla Serie A provenendo da un piccolo centro nella Ciociaria, una bella area nota all’estero per il famoso film con Sofia Loren, è un sogno non da poco, ma c’è qualcos’altro. E’ un messaggio di poesia contro lo strapotere della finanza e dei diritti televisivi che considerava una “iattura” l’arrivo di piccole squadre note solo ai loro concittadini.

Ho avuto il privilegio di poter “piluccare” la dolcezza questa poesia assaporando i frutti che andavano maturandosi. Conosco il medico sportivo del Frosinone Calcio da diversi anni, Michele Pirelli è stato il mio dottore e ogni volta che lo andavo a trovare mi aggiornava sulle vicende della squadra.

Andavo per parlare di cavalli e mi ritrovavo ad ascoltare la dieta dei calciatori calcolata in base al loro DNA e al loro gusto personale. Cercavo di dirottare il discorso sui cavalieri e mi sentivo consigli su come essere pronti ad “apprezzare il momento” soprattutto quelli sportivi: ogni evento è unico e va goduto fino in fondo.

Una filosofia orientale, ma Michele è un medico che ama il suo lavoro e il karate. Ha scelto Medicina Sportiva proprio per poter capire scientificamente quello che la filosofia giapponese gli aveva insegnato sulle relazioni fra il corpo umano, la mente e le prestazioni degli atleti. Shin (mente), Ki (cuore, energia) e Tai (corpo, tecnica).

Dopo la promozione del Frosinone Calcio, lo ho incontrato chiedendogli quali fossero i segreti di questo successo e quale il suo ruolo in questa squadra. Mi ha risposto Ichi-go Ichi-e (ogni incontro nella vita è unico), parole così profonde che in Giappone erano state messe come sottotitolo del film Forrest Gump.

Nelle arti marziali questo è usato per ammonire gli studenti a non essere negligenti, a non fermarsi a metà strada nelle tecniche ma di "riprovare", nonostante gli errori. Non solo perché in una lotta per la vita o di morte, non vi è alcuna possibilità di "provare di nuovo", ma per essere pronti e godere di ogni evento singolare e decisivo nella vita.

Con questa filosofia Michele si è avvicinato alla medicina sportiva e con questa dedizione e perfezione orientale si prende cura dei giocatori: “Un giocatore è una macchina complessa, a livelli del professionismo per ottenere prestazioni migliori bisogna lavorare sui dettagli e avere sempre la considerazione della mente, del cuore e del corpo.

Il mio primo approccio è quello di essere il “medico sociale”, il dottore di famiglia dei giocatori in modo da non separare mai le componenti di un giocatore, un approccio olistico all’uomo di cui il giocatore è l’espressione visiva.”

Nei suoi racconti ho in parte preso parte al sogno di questo gruppo di giocatori in cui anche la dedizione, l’amore e la professionalità di Michele hanno contribuito al sogno della serie A.
Ichi-go Ichi-e Frosinone!

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hoga zait

Ogni anno la cultura cimbra rivive a Roana con il festival HOGA ZAIT, espressione del mondo cimbro.

Quest’anno il tema è stato l’Australia e il filo conduttore della manifestazione era quello di ricollegarsi e interagire con le diverse nuove culture nate dalla emigrazione nel paese “Down-under”.

“Non può esserci cultura se non c’è verità’ e un collegamento diretto con la fonte storica e con la memoria ancestrale dei diretti discendenti e rappresentanti” dice Florio Pozza, artista italo/australiano e codirettore artistico del Festival cimbro insieme ad Andrea Valente, responsabile del comune di Roana.

Festival Hoga Zait

Il festival è stato organizzato dal comune di Roana nelle frazioni del proprio territorio e questo anno ha avuto un notevole riscontro e successo di pubblico (sia turistico che cimbro) che si è riconosciuto negli eventi proposti. L’Australia è stata una delle mete prescelte dalla forte emigrazione del secolo scorso e le connessioni fra le culture sono sentite e palpabili nei numerosi eventi.

Infatti gli eventi sono stati studiati sia per far conoscere le due culture nelle loro identità che per farle interagire. In queste, gli artisti coinvolti hanno espresso il proprio talento e stile partendo dalle ’radici’ cimbre e aborigene.

Leggende, storia, arte, musica, usi e costumi hanno interagito tra di loro creando opere di grande bellezza e valore culturale. ‘Anguanagoana dance’, ‘The Cukiridoo song’, ‘Il sogno australiano’, ‘Luci ab-origini del Tunkelbalt’, ‘Anguana dreaming’, ‘Lettera dall’Australia di Mario Rigoni Stern’ sono alcuni dei titoli rappresentativi dell’interazione multiculturale.

 

Gli Schellatragar, i rappresentanti delle sei frazioni di Roana, e custodi della campana cimbra, hanno ‘battezzato’ ogni evento interagendo di volta in volta con strumenti diversi: dal didjeridoo alle percussioni, fino al gayandi, creando sonorità di carattere simbolicamente universale.

Se l’interazione artistica e culturale è possibile, allora il dialogo tra popoli in nome della conoscenza del rispetto e della pace, è possibile. Il festival si è concluso con uno streaming in diretta con la comunità cimbra di Melbourne che aveva assistito a tutta la serata di musica letture e danza. Gli australiani hanno poi iniziato a raccontare storie, aneddoti e racconti legati al proprio vissuto con testimonianze dirette dell’epopea cimbra, il risultato è stato una serata di grande impatto emotivo.

Cultura Cimbra e Cultura Australiana

Molti elementi culturali e artistici delle due culture possono svelare e interpretare significati e senso delle cose attraverso “neo linguaggi espressivi”. Ad esempio il linguaggio del didjeridoo si basa sullo stesso principio delle ossessioni della ‘pazzia’ dell’artista Carlo Zinelli, uno dei massimi esponenti mondiali dell’arte Brut, e proietta in una dimensione ‘oltre’ in cui musica e pazzia dialogano generando armonia.

Il puntinato dell’arte aborigena da forma anche alle Anguane, le figure fiabesche cimbre che dimorano nelle fonti e nei corsi d’acqua di montagna. La danza contemporanea interagisce con le movenze della danza aborigena al suono del didjeridoo e del “cuco”. I graffiti della Val d’Assa diventano sculture di luce.

Infine David Hudson, aborigeno australiano del Queensland e antesignano della diffusione del didjeridoo e della cultura aborigena nel mondo a partire dagli anni ’80, è stata una delle ‘fonti’ che ha interagito con la popolazione riscuotendo un grande successo.

La sua attitudine al dialogo e all’interscambio e la bellezza del suo spettacolo musicale abbinato a immagini e video dell’Australia ha incantato il pubblico. Altra ‘fonte’ aborigena è stata Rina Louise Dal Cengio, aborigena del popolo Gubbi Gubbi del Queensland da parte materna, che ha partecipato e animato un laboratorio sulla pittura aborigena. Il festival ha avuto il patrocinio della Ambasciata Australiana.

Florio Pozza ha partecipato come artista, chitarrista e suonatore di didjeridoo in vari eventi del festival creando interazione tra le tradizioni musicali e letterarie. I momenti più intensi e significativi della sua partecipazione, sono stati proprio il duetto con David Hudson che lo ha invitato spontaneamente e personalmente a suonare con lui, e il duetto tra didjeridoo e i cuchi dell’altipiano suonati da Moreno Corà.

Cimbra e Australiana sono due culture agli antipodi ma simili sotto molti punti di vista: sono accomunate da arte e musica originali che hanno creato commozione, curiosità, bellezza, e soprattutto dialogo (che è il senso della vera evoluzione umana).

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Il Bene Comune Greco

NO !!! Basta!

Un grido dalle anime della gente che ha inventato la democrazia al mondo che usa la parola “democrazia” come sinonimo di avidità.

È oggi che si rinasce?

È il catalizzatore per un’altra rinascita dei valori dell’umanità?

È l’inizio della fine della maledizione del regime fiscalista?

È il giorno temuto da tutti i banchieri? Il punto di svolta?

Chi seguirà?

Per alcuni è il primo giorno di un’occasione per i piccoli di diventare ancora importanti, perché il loro lavoro sia rivalutato, per non essere più foraggio per banchieri, per noi di ricordare altri eventi di rinascimento, come quando la famiglia de Medici dette valore alla gente comune.

La gente comune si è ribellata alle urne. Devono vincere questa guerra contro la corruzione del FMI, della BCE, contro il potere degli oligarchi dell’EU e del mondo dei piani nascosti che conducono a una sola cosa: potere attraverso il denaro e furto dei diritti civili.

La società umana comprende tutte le azioni atte alla sopravvivenza del genere umano. Una società che rispetta la gente, condivide con tolleranza e senza tornaconto personale nel nome di un “trattamento equo” per tutti, protegge l’ambiente per i nostri nipoti e chi verrà dopo ancora, prova ad affrontare le differenze senza rancore.

Non dobbiamo dimenticare: l’oligarchia del potere non rispetta i valori umani, e nemmeno la vita umana. Non siamo altro che delle pedine a buon mercato nel loro gioco di potere. Non è neanche una partita a scacchi, è un crudele monopolio dove tutte le squadre libere sono “in gabbia”.

Le porte della prigione sono aperte. La gente vuole uscire dalle celle e cominciare una nuova vita in una terra antica, rinnovata dalla democrazia, con la determinazione di creare un Bene Comune Greco.

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gioielli in corallo

Dall'alba i turisti attendono il tramonto di Santorini.

Alla mattina presto il vento può raggiungere Beaufort 7 e montare cime bianche nel mare nella caldera intorno al vulcano. Poi il potere del 'vecchio sole', mentre si arrampica faticosamente su nel cielo, inonda a poco a poco le scogliere con il suo calore e rimprovera la brezza rinfrescante.

Poi, nel tardo pomeriggio, quando si sta seduti per una prima “Yellow Donkey” o un cocktail guardando oltre il mare da uno dei molti punti panoramici sopra la caldera, dovunque sopra il nuovo porto di Oia, è possibile notare che le acque sotto di voi hanno perso la loro forza e sembra che ci sia solo una lieve ondulazione su un mare apparentemente sereno.

Mentre il sole scende lentamente sopra le isole Cicladi via a nord-ovest, le isole in lontananza diventano più definite e si possono riconoscere sotto il sole al tramonto, Folegandros, e alla sua destra, Sikinos. Ma allora saresti un locale e un po' immune allo spettacolo che sta per iniziare. Eppure, per le migliaia di persone che affollano il bordo della caldera poco prima del tramonto a Santorini, si tratta di una esperienza visiva unica, una promessa della vita celeste e la morte non perdere.

Mentre il mare nella caldera si deposita, brevi raffiche di vento fuggono dalla calda roccia nera delle pareti della caldera e disturbano le bouganville che drappeggiano ristoranti e negozi. Queste raffiche poi svaniscono quando i raggi del sole si raffreddano da un colore giallo brillante verso una più morbida tonalità dorata, ma ancora ‘ballano’ sul mare.

Folegandros sembra galleggiare su un foglio dorato separato dal suo mondo mortale nel mare. Il sole scende e inizia il suo attacco su questa isola, ma possiamo vedere che è caduta nelle grinfie di Folegandros che aveva precedentemente sollevato in cielo. Folegandros, per vendetta, drena gradualmente il sole della sua energia che, nell'ora dell’arancio di Valencia rifugge la sua brillantezza con sfumature cremisi negli strati del cielo.

Ora si è stabilito nella sua casa, il mare, l'isola poco a poco arrivano le rondini del sole. Il potere del sole è stato ormai assorbito e la sua ultima immagine si annulla in un rosa cremisi. La brezza è finita con la perdita del suo amico e il mare è alla ricerca di una tranquilla serata. Le rondini volano ampie nel cielo. L'aura del sole è tutto ciò che rimane della sua morte, di questo giorno.

Il cielo è pieno di colori tenui, da un viola fumo sopra la pira sulla superficie dell'isola, poi tonalità di rosa, e come noi esploriamo il cielo, pallido giallo, tigli, acquamarine leggeri e profondi blu azzurro.

E a coloro che siedono in cima alla caldera è data la possibilità di assistere all’intero ciclo di vita; come si rivolgono a est possono trovare l'intera luna rossa che sorge nel cielo per prendere il suo ruolo in questo ciclo, apparentemente senza fine, di energia celeste.

E noi continuiamo le nostre riflessioni sul tramonto a Santorini nella galleria d'arte di Apostol con vista sull'infinito.

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Trani Live, una città da assaggiare

Trani è un piccolo gioiello sulla costa adriatica della Puglia, con tutte le gioie che questa regione porta. La città vecchia intorno al porto è sfuggita alle devastazioni di uno sviluppo senza stile e a tutti gli errori di architettura che si sono verificati lontano dal centro turistico.

Così, provate ad assaggiare Trani Live. Se siete alla ricerca di perdervi per pochi giorni o state cercando di trovare voi stessi, provate la pace e la quiete del porto e delle circostanti strade medievali: Trani è il posto perfetto per coloro che non cercano la “vita selvaggia”.

Orgogliosa di essere una Città Slow, una nuova generazione di città in fuga dal trambusto delle grandi e dei mercati finanziari. A Trani, a parte i pescatori che arrivano al mattino presto, i cittadini amano salire un po’ più tardi. A metà mattina, le panchine nella Villa Comunale sul mare e le sedie nei bar lungo il molo sono elegantemente occupate da chi chiacchiera, sogna e legge. L’unico rumore nel parco è quello del “Dotto-train” senza rotaie che porta i suoi giovani passeggeri lungo i marciapiedi.

Trani sta entrando in una nuova rinascita dopo nove secoli, non per cambiare pelle ed essere diversa ma per migliorare per i suoi cittadini e per i turisti: un sogno che il sindaco sembra impegnato a portare a compimento. Non troverete un “resort 5 stelle” in città, nonostante i suoi 50.000 abitanti, ma nella città vecchia potete alloggiare in una pletora di piccoli B&B di alta qualità nascosti nei vicoli e nelle strade. E ogni volta che si assaggia Trani, sicuramente ci sarà un'altra piacevole sorpresa che vi attende.

Questa città ha un passato interessante incentrato sui suoi diversi vantaggi chiave. E’ nota tra gli storici e gli architetti per la “pietra di Trani“, un pregiato marmo avorio pallido con cui la città vecchia è costruita. Il mare che brilla ogni mattina d'estate porta il pesce fresco al porto attraverso i quasi 20 pescherecci allineati banchina vicino alla cattedrale. Una passeggiata mattutina al sole morbido vi immerge nell'aroma dei pescherecci da traino mescolato con quello del caffè dei bar nelle vicinanze.

“Trani Live” e la sua vivacità si ritrova fra i suoi calzolai e stilisti ed è famosa per gli artigiani del legno e delle cornici. Una passeggiata nel tardo pomeriggio nella città vecchia, prima di un cocktail di nuovo al porto, ha ricompense sorprendenti.

L'anima di Trani è morbida con una importante storia dal 12° secolo delle comunità ebraiche e una certa tristezza per il suo passato medievale a seguito del glorioso regno di Federico II. Ma ciò che resta di quella tristezza è quasi donchisciottesco.

L'edificio più grandioso è la Cattedrale di Trani dedicata a San Nicola Pellegrino, non un famoso martire o un soldato di Cristo, ma un giovane pellegrino greco che aveva ricevuto l’illuminazione sulla via verso il Papa, e qui morì per caso nel 1094 prima di portare a termine la sua missione. Il perché sia stato santificato rimane oggetto di congetture, ma il suo passaggio ha dato l’immagine di Trani per tutti i secoli a venire.

Dall'altra parte della piazza della cattedrale si trova il castello di Federico II. Ma questa non è una lezione di storia. Per conoscere il fascino e le idiosincrasie di Trani e del suo passato medievale, è necessario assaggiarla, visitare la Cattedrale, il castello, palazzi, musei e molti altri piaceri della città vecchia.
Poi, quando arriva la sera, cenare in uno dei tanti ristoranti o bar che costeggiano il porto, assaggiando il pesce locale accostato ad un bianco pugliese, per poi finire con un Moscato locale. Infine, una breve passeggiata sotto il cielo Puglia e il suo tempo per i sogni di domani.

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festa della ceramica
festa della ceramica

Nella piccola cittadina di Nove, in provincia di Vicenza, si è giunti alla 18° Edizione della Festa della Ceramica, un appuntamento internazionale a cui partecipano artisti da tutta Europa. Gli eventi sono programmati dal 5 fino al 24 settembre 2015.

Un caffè con Michele Barbiero, presidente dell’Associazione Nove Terra di Ceramica, mi ha permesso di capire l’entusiasmo e gli intenti che animano la manifestazione, costringendomi, per così dire, ad innamorarmene!

Michele è un architetto e professore di Nove, che ha viaggiato e vissuto in altri paesi; appassionato di arte, di giovani e della vivacità culturale che anima i luoghi. Una ventina di anni fa, passato il grande boom dell’industrializzazione di massa, un gruppo di amici ha deciso di aiutare la comunità a compiere un passo nuovo.

Si doveva accompagnare la transizione dalla produzione di massa a quella di pezzi unici o serie limitate: potremo dire quasi un ritorno all’artigianato. E’ nata cosi l’Associazione Nove Terra di Ceramica.

L’Associazione è nata per catalizzare l’attenzione sulle piccole produzioni di qualità e per permettere agli imprenditori di incontrare artisti da tutto il mondo e appassionati. In questi 18 anni sono stati raggiunti traguardi importanti in termini numerici ed il livello raggiunto merita un viaggio a Nove in un fine settimana immerso nell’arte della ceramica.
 
Il paese durante la Festa della Ceramica

La fortuna di Nove nasce grazie ad un banco di argilla e alla vicinanza con Venezia che assorbiva gran parte della produzione e che, con le sue richieste di qualità, ha contribuito ad elevarne il livello. Nel momento di massima occupazione il paese aveva semafori per le biciclette e le fabbriche prevedevano dei turni lavorativi, in modo da non avere troppo traffico.

Per questo, il momento clou della Festa della Ceramica, è rappresentato dall’appuntamento Portoni Aperti, dove è possibile visitare gli antichi laboratori. Si tratta di un suggestivo percorso per le vie del paese, alla scoperta dell’antica arte della ceramica, che da secoli continua a contraddistinguere Nove.

Stand di artigiani e artisti occupano le strade del centro mentre laboratori e happening animano la città creando un clima che è proprio quello di una Festa.

E’ difficile raccontare un territorio ricco di sapere, dove vecchio e nuovo convivono, con la possibilità che ciascuno professi la propria verità (o convinzione, appunto) personale e inamovibile. Quest’anno più che mai l’intento della Festa è quello di superare le vecchie tradizioni, appoggiando una visione contemporanea, ovvero “essere per il SENSO DELLA TRADIZIONE, ma non per la forma”, con il rischio, viceversa, che si creino dei vuoti formalismi.

Un suggerimento accolto dall’associazione Energitismo che da due anni lavora per rilanciare la tradizione della Bossa Buffona, una caraffa “bucata” da cui sembra impossibile riuscire a bere, che veniva usata come regalo nei matrimoni e per divertirsi fra amici. La Bossa Buffona è stata riletta in stili diversi e durante la Festa si potrà tentare di bere nello spazio della Associazione.
 
Le mostre in corso

Due sono le parole chiave che Michele Barbiero ha sottolineato: MESTIERE e ARTE.

Non sempre accade… ma i due termini si sovrappongono, si intrecciano, si contaminano.

La mostra “Il mestiere dell’Arte” con Isabella Breda e Pasquale Difonzo, nel mulino Antonibon Barettoni Bortoli, e la mostra “Tutto tu doni al pian nulla ricevi”, presso lo spazio Terramica, dove esporranno i giovani artisti Francesco Ardini, Pasquale Difonzo, Giorgia Fincato, Pol Polloniato, Alberto Scodro, Silvia Stefani.

“MetroQuadrato” è invece la parete-manifesto adiacente la Piazzetta Museo Civico, pensata e realizzata dagli allievi del Liceo d’Arte di Nove: pensieri e volontà che diventano segni-disegni-oggetti. L’importanza dei giovani e delle scuole come dinamici centri culturali è testimoniata anche dalla partecipazione del Liceo d’Arte di Este, che esporrà delle opere nel brolo Barettoni.

Più legata alla tradizione, invece, la Mostra “Cibo & Ceramiche” presso l’Anticolo Mulino Baccin Cecchetto Stringa, per la quale sono stati selezionati alcuni pezzi prodotti nel XX secolo con decorazioni correlate al cibo.

Molti altri eventi e collaborazioni in programma, facilmente consultabile qui.

Impressioni di un Settembre ricco, ricchissimo di creatività, apertura e scambio artistico e culturale. Ed infine, con l’immagine reale e metaforica dei portoni novesi aperti.

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