Un cheesecake ai lamponi su un piatto speciale

Il cheesecake è una torta al formaggio le cui radici affondano nel tempo. Si pensa che già gli atleti dei primi giochi olimpici del 776 AC a Delos (Grecia) si nutrivano di un dolce realizzato con pasta, formaggio, miele e alloro.

Questa tradizione è stata poi ripresa dai romani che ne hanno fatto uno dei loro piatti preferiti. Oggi, le due versioni cotta e cruda si ritrovano  praticamente in ogni paese ma con varie differenti interpretazioni.

E’ un piatto perfetto per conquistare gli ospiti, soprattutto quando è servito in uno dei raffinati piatti di design creati ad hoc da Glass Made. Qui proponiamo una versione italiana del cheesecake ai lamponi, una ricetta facile da realizzare. Seguitemi nella sua preparazione.

Ingredienti della ricetta:

Per la base
300 gr di biscotti secchi (tipo digestive o oro saiwa)
160 gr di burro

Per il riempimento:

500 gr di ricotta
120 ml di panna da montare
100 gr di zucchero semolato
10 gr di gelatina in fogli (colla di pesce)
3 cucchiai di latte

Per la gelatina di lamponi:

300 gr di lamponi
2 cucchiai di zucchero
8 gr di gelatina in fogli (colla di pesce)

Preparazione:

Fate ammorbidire per 10 minuti la colla di pesce in acqua fredda. Sbriciolate i biscotti e metteteli in una terrina insieme al burro. Amalgamate fino ad ottenere un composto omogeneo.

Foderate una teglia con carta da forno e stendere il composto di biscotti sul fondo premendo bene con l'aiuto di un cucchiaio.

Intanto fate bollire il latte e aggiungete la colla di pesce.

In una ciotola mettete la ricotta, lo zucchero, il latte con la colla di pesce, la panna montata e mescolate bene fino ad ottenere un composto cremoso. Versate il composto nello stampo preparato in precedenza, livellate la superficie del dolce con il dorso di un cucchiaio.

Poi frullate i lamponi e versate tutto in una padella insieme allo zucchero. Fate cuocere, a fuoco dolce, per 3-4 minuti aggiungendo, a fuoco spento, la colla di pesce. Lasciate intiepidire la gelatina di lamponi poi versatela sulla superficie del cheesecake. Fate riposare il dolce in frigorifero per 4-5 ore prima di servirlo.

Per presentare un dolce è importante la scelta del piatto giusto su cui servirlo. In fondo si tratta di “un’opera d’arte culinaria”. Noi abbiamo scelto una linea moderna e di design, un piatto realizzato da una coppia di artigiani di Limana (vicino le Dolomiti), Maya Lapp e Denis Perera . La loro impresa artigianale Glass Made  è specializzata in produzioni artistiche per la tavola.

powered by social2s
Quello che facciamo con Energitismo

Abbiamo creato Energitismo per dare visibilità a persone speciali con competenze e passione artistiche, e mentre stavamo ascoltando le loro storie è emerso che avevamo bisogno di trovare una strategia comune per promuovere queste persone, le loro creazioni e le loro città, ovunque vivano.
Ci sono molti luoghi in tutto il mondo che sono ben noti, ma ci sono molte più città sconosciute che sono alla base della nostra società. In Energitismo, scopriamo queste città e i migliori artisti e artigiani e promuoviamo loro e le loro opere attraverso il blog, il portale e i nostri programmi speciali di potenziamento.
In sintesi, operiamo all'incrocio di tre sfere che sono gli elementi fondamentali per la crescita di business sostenibili: persone, creazioni e territori:
• Persone - scoperta dei "tesori dell’umanità”
• Creazioni - Eleganti prodotti artigianali
• Città e territori - Portiamo il mondo da voi
La congruenza di queste sfere di influenza è la base del 'Rinascimento', rinascita per la società attraverso il successo delle imprese artigianali, di crescita dell'economia per un distretto, e del turismo sostenibile notevolmente migliorata.
La prima sfera di Energitismo è quella dei creatori - le persone. Scopriamo i “Tesori dell’umanità" quelle persone (eroi) che dimostrano talento artistico e artigianale interconnessi con tecnologia nuova e tradizionale. Noi li intervistiamo, creiamo una vetrina digitale e raccontiamo le loro storie al mondo. Loro sono creatori e maestri, le loro botteghe possono essere modellate su quelli degli antichi maestri. Le loro creazioni hanno valore.
La seconda sfera si occupa della promozione delle loro creazioni. Esponiamo sul web e in occasione di eventi reali nei loro paesi d'origine e all’estero. Una selezione delle loro opere è in vendita sull’e-commerce di Energitismo. Siamo in contatto con selettori dei negozi di importanti musei e con gallerie e punti vendita per corner. Molti artigiani hanno venduto le loro opere grazie ai nostri articoli. Supportiamo gli artigiani a migliorare la presentazione e la qualità dei loro prodotti attraverso la collaborazione con gli altri membri. Energitismo prevede la promozione di queste opere in otto modi: articoli sul nostro sito web promossi in tutto il mondo; definizione del prodotto e pubblicità; sponsorizzazione sui social media; promozioni e interviste su carta stampata; eventi locali e internazionali; corners per negozi; e-commerce e fiere.
Il terzo ambito è il programma per migliorare la visibilità regionale e internazionale di una particolare area o città. Sosteniamo gli imprenditori locali per sviluppare o avviare nuove attività di hosting per il turismo internazionale. In dipendenza promuoviamo l'area con i nostri racconti sui maestri, la storia, curiosità, colline e valli, piazze, spettacoli e fiere, bar e ristoranti, le famiglie e gli amici, lo stile architettonico e l’arte di strada, cibi e vini, giardini e fiori, artigianali punti vendita e gallerie, agriturismi e alberghi. L'orgoglio e la gioia della gente della zona verso il loro mondo è ciò che attrae e cattura l'interesse dei turisti, fornisce un ambiente in cui la creazione sono promosse, e sostiene la società. Distretti relativamente sconosciuti possono diventare famosi attraverso l'orgoglio dei residenti.
Insieme, le tre sfere si intersecano e sotto la guida di Energitismo creano la vera sostenibilità, la crescita di una società con una migliore stile di vita, orgoglio e indipendenza. Consapevolezza internazionale del loro ambiente, "tesori dell’umanità” e le loro creazioni e la storia del territorio portano turismo artigianale che, infine, porta ricchezza al territorio stesso.
powered by social2s
Artisti americani per i paesaggi della Ciociaria

Volete conoscere la vera Italia, lo spirito di questo curioso paese? Andate fuori dai circuiti turistici tradizionali, incamminatevi nelle piazze e nelle vie vissute da Italiani, e troverete gioielli come la Ciociaria, uno splendido territorio a sud di Roma.

Una piccola presentazione storica: questa area è così vicina a Roma che molti importanti personaggi vivevano qui, come Cicerone da Arpino ancora famoso per il Certamen, una competizione annuale in retorica latina che richiama studenti da tutto il mondo.

La Ciociaria è nota per essere stata il teatro della guerra civile fra Mario e Silla, per la splendida abbazia cistercense di Casamari, per la Via di San Benedetto che collega l’Abbazia di Subiaco con quella di Montecassino, per le città con le mura ciclopiche, i borghi storici e per le bellezze naturalistiche della Val Comino.

Fra tanta bellezza ci si può perdere, e questo è quello che è successo ad una artista americana quando per la prima volta è arrivata a Piglio, un paese arroccato su una montagna e conosciuto solo da locali o dagli emigranti.

Fino ad allora Nancy Campbell conosceva la Ciociaria per il film premio Oscar con Sofia Loren e per alcuni racconti dei suoi nonni. Nancy vive nello Stato di NY non lontano dal confine canadese ed è cresciuta con il mito dei suoi nonni italiani. Non era mai riuscita a capirli completamente perché nonostante fossero arrivati in America da giovani non avevano mai imparato la lingua inglese.

Si fantasticava di strane parentele e di fughe d’amore e per questo Nancy aveva sempre avuto la curiosità di sapere qualcosa di più sulla loro storia e sulle sue radici. Finito l’impegno civile di assessore alla cultura di Saugerties e di direttrice della scuola d’arte Woodstock a NY, compie un viaggio in Italia e arriva a Sora, splendidamente adagiata sul fiume Liri. Da qui la indirizzano al Piglio e mentre cerca suo nonno trova le sorelle di sua nonna.

Fotografie, biscottini e fettuccine e un cugino di secondo grado che parla inglese.

Inizia a girare per la Ciociaria e rimane incantata dallo spirito italiano. Nonostante le sue bellezze questa è un’area poco nota al turismo di massa e le persone conservano tutte le abitudini che gli stranieri sono abituati a vedere nelle parodie. Sono le abitudini della gestualità, dell’amore per la famiglia, della vita nelle piazze e nei centri storici fatti di case di sassi bianchi con il palazzo vescovile al centro. Le feste storiche come il Palio di Paliano e la musica tradizionale dei Compari delle Cantine – Hernicantus.

Tutte situazioni speciali per chi ama dipingere paesaggi e bere un buon caffè in piazza. Da buona pragmatica americana, Nancy decide di dividere questa gioia con amiche e organizza un sito web  per proporre viaggi per dipingere i paesaggi della Ciociaria.

L’iniziativa ha successo e Nancy inizia ad organizzare questi tour di pittura per un numero selezionato di artisti alla volta in modo da poter essere la loro guida personale alla scoperta delle bellezze della Ciociaria e degli italiani che la abitano.

In questi anni di viaggio Nancy ha raccolto schizzi e dipinti su molti paesi e paesaggi ed è giunto il momento di intensificare gli scambi culturali fra i due paesi e per il prossimo anno pensa di organizzare a Paliano una mostra di “Landscapes of Ciociaria”.

PS. Per chi fosse curioso, il termine Ciociaria deriva da Ciocie una calzatura molto semplice costituita da una base di cuoio e da lacci che si annodano lungo il polpaccio.

powered by social2s
energitismo

Museion Bolzano, un’opera d’arte è stata cestinata.

Un fatto, per alcuni tragico e per altri divertente, è accaduto venerdì 23 Ottobre, ma che per tutti ha riaperto un dibattito sulla delicata questione sulla definizione di opera d’arte.

 

Le signore addette alle pulizie del Museion di Bolzano hanno letteralmente pulito tutto lo spazio espositivo contenente l’installazione “Dove andiamo a ballare stasera?” delle artiste Goldschmied & Chiari, gettando nel sacco nero della spazzatura bottiglie vuote di champagne, bicchieri, stelle filanti e i coriandoli che la componevano.

Si tratta di un’opera d’arte “ambientale” che si inserisce in un progetto espositivo, curato dal critico d’arte Achille Bonito, e che coinvolge diversi musei. Le artiste hanno voluto dare immagine allo spirito degli anni ’80:

“Gli anni Ottanta sono per noi la fase dell’infanzia, è stata l’epoca del consumismo, dell’edonismo, delle speculazioni finanziarie, della televisione di massa, della politica socialista e delle feste. Nella fase di ricerca abbiamo ritrovato una guida alle discoteche della penisola scritta dal politico (e ai tempi ministro degli esteri) Gianni De Michelis, “Dove andiamo a ballare questa sera?” del 1988, con la prefazione di Gerry Scotti, che ci ha ispirato il titolo dell’opera".

Una festa che è diventata uno stato quindi, una pratica diffusa che dura un decennio, gli Ottanta, e segna un pezzo di storia italiana: questo è ciò che il duo ha voluto esprimere, mostrandone i tristi resti.

Goldschmied (1975) e Chiari (1971) lavorano dal 2001 a Milano e riscuotono di grossa fama internazionale con partecipazioni alla Biennale di Venezia, alla Dublin Contemporary, a Berlino, a Tel Aviv e a Roma. Insomma, di strada queste donne ne stanno facendo!

Dopo l’accaduto, come prevedibile, i social si sono scatenati.

Nella maggior parte dei commenti (su Facebook, così come sugli spazi delle testate online) gli utenti si sono schierati a favore delle signore delle pulizie. A scagionarle, non la loro presunta ingenuità (che poi, se fosse disattenzione nel proprio lavoro, sarebbero difendibili ugualmente?) ma piuttosto il giudizio diffuso verso l’installazione delle due artiste definita, da esperti e non, “immondizia, non arte”. Sgarbi compreso.

Lo scenario artistico contemporaneo scatena quotidianamente dibattiti di questo tipo coinvolgendo sia esperti critici sia l’opinione pubblica comune.

Non credo sia possibile trovare una verità assoluta, non può esistere norma o legge che possa definire ciò che è Arte. Ogni artista, così come ogni uomo, è libero di compiere il suo percorso trovando nel proprio tempo e con i propri tempi, le risposte che cerca (ed è possibile che le strade che percorrerà siano già state percorse da altri).

Una domanda, infine, mi sorge: ma se ci teneva tanto il direttore del Museo non era capace di prevenire il fatto dando le giuste istruzioni? Oppure è stata tutta una questione di pubblicità…?

powered by social2s
ARTE DA PAURA!

Sapete che l’arte di tutte le epoche ha rappresentato graficamente la morte usando scheletri e teschi, proprio i simboli della festa più macabra dell’anno, Halloween? La notte più terrificante è alle porte!

Halloween è una festività anglosassone legata al Capodanno Celtico Samhain, parola gaelica che significa “fine dell'estate”, e indicava la conclusione della stagione dei raccolti e l'inizio dell'inverno. Per i Celti era un momento di festa vissuto, allo stesso tempo, con una grande paura della morte. Per questo motivo erano soliti celebrare riti propiziatori e falò indossando maschere grottesche e pelli di animale per spaventare gli spiriti.

Il tema della morte è un grande punto interrogativo che fin dalla Preistoria ha coinvolto l’umanità e che, per diversi motivi, l’umanità ha voluto rappresentare in varie forme d’arte. Dalla Preistoria, passando per il Medioevo e il Rinascimento fino all’Arte Contemporanea, molti artisti ne sono stati affascinati componendo bellissime opere piene di significato artistico e culturale.

Il carattere di immediatezza della Morte, il suo manifestarsi improvviso, e l’impotenza dell’uomo ha spinto gli uomini a cercare risposte nella Religione e nel culto della vita dopo la morte. Incredibile quello che si trova nelle tombe Etrusche o nelle Piramidi Egizie, oppure alla rappresentazione grafica delle divinità che accompagnavano le anime nell’Aldilà.

Nel Medioevo, invece, per far conoscere e diffondere la dottrina cristiana alle masse povere e analfabete vennero commissionati molti cicli di affreschi. Quale modo migliore per comunicare con il popolo analfabeta, se non attraverso le immagini? Dalle scene bibliche e dagli immagini dei Santi si potevano apprendere le buone condotte e fuggire alle tentazioni del peccato. Come le predicazioni, l’arte rappresentava un monito ben rappresentato dalla frase “ricordati che devi morire!” (memento mori).

Dapprima il tema del “trionfo della morte” era connesso a quello del Giudizio Universale, correlato alla rappresentazione del Paradiso e dell’Inferno. Nel tardo Medioevo invece assume una dimensione desolata, in cui la Morte decima “gratuitamente” la popolazione (è il periodo della peste) e si traduce in una visione fantasiosa di una tremenda esperienza collettiva.

I simboli sono scheletri armati di falce che decimano Re, Papi e gente comune allo stesso modo, e teschi, immagini della caducità fisica dell’uomo e della dimensione terrena dell’esistenza che cessa con la morte. Tra gli esempi illustri: il “Trionfo della Morte” del Buffalmacco a Pisa, lo stesso tema presso il Palazzo Abetellis di Palermo, e “La signora del mondo” all’Oratorio dei Disciplini a Clusone (Bergamo).

Per il Rinascimento basti l’esempio del San Girolamo di Caravaggio (1605-1606), opera commissionata dal cardinale Scipione Borghese oggi conservata nella Galleria Borghese di Roma. San Girolamo viene raffigurato mentre traduce la Bibbia dall’ebraico al latino, soggetto molto promosso nell’epoca della Controriforma. Vi sono pochi elementi, e ognuno ha un proprio significato simbolico.

Tra questi, il teschio posato sui libri del Santo: è il simbolo della caducità dell’uomo che posa sul sapere, che invece è eterno. E’ anche il simbolo delle frivolezze umane che dopo la morte non esisteranno più, quindi un monito per il fedele ad occuparsi le cose veramente importanti, come S. Girolamo.

Infine, l’arte contemporanea non è da meno!

L’esempio è quello di Damien Hirst, artista inglese capofila del gruppo Young British Artists. Ha dominato la scena artistica degli anni 90 con il tema della morte, appunto!

Manifesto della sua poetica è “L'impossibilità fisica della morte nella mente di un vivo”, consistente in uno squalo tigre di oltre 4 metri posto in formaldeide dentro una vetrina. Quell'opera divenne il simbolo dell'arte britannica degli anni novanta e la sua vendita nel 2004 ha reso Hirst l'artista vivente più caro dopo Jasper Johns.

“Per l’amor di Dio” è una sculture del 2007 che consiste in un teschio umano fuso in platino arricchito da 8.601 diamanti. 100 milioni di dollari il valore di mercato. Hirst vuol dimostrare come il teschio, emblema di morte, è ormai abusato, è un oggetto di consumo come tanti altri (su magliette, borse, gioielli…) quindi perché non renderlo prezioso? In fondo il cranio dell’uomo su cosa ragiona? Cosa desidera se non ricchezza, danaro, successo? Gli aspetti materiali della vita quotidiana moderna tradotti in arte.

Buon Halloween allora, ricco di storia, simboli e di quel fascino oscuro che sempre stuzzicherà l’uomo.

powered by social2s
Lo spirito della vera Roma in uno Street Philosopher

Rincontro Massimiliano Massimi su Fb dopo tanti anni di lontananza, talmente tanti che non sapevamo più nulla delle nostre vite. Sono colpita da alcune sue frasi “sagge” sul modo di prendere la vita.

Ci ricontattiamo e ci ritroviamo con qualche nuova moglie/marito, figli e una passione comune per andare a cercare il senso ultimo della vita. Mi sembra che abbiamo percorso sentieri mentali paralleli pur partendo da punti di partenza diversi. Ed ora abitiamo su colline parallele a Paliano .

Massimiliano è stato un giovane politico che ha avuto la fortuna di essere in una amministrazione innovativa che amava arte e architettura e cercava di portarle a Paliano. Il coraggio di far venire un architetto di rottura come Massimiliano Fuksas, allora non così famoso, a realizzare una palestra “de-strutturata”, allora scandalosa e ora in tutti i libri di architettura (non a caso Fuksas si è sposato dentro la palestra a Paliano considerando questo edificio come il suo trampolino di lancio internazionale).

Si laurea in scienze cognitive e diventa un importante manager. Poi la crisi e la libertà. Lo ho sentito dire a dei giovani durante un corso di orientamento filosofico:

“Quando non hai niente da perdere perché intorno a te tutto sta cambiando è quando sei libero di tornare a sognare e di impegnarti a fare quello che veramente ti piace”.

Massimiliano  fa corsi di filosofia per manager e per ragazzi al bivio. Ma è qualcosa di più: è il vero e autentico rappresentante dello “spirito romano”, un diretto discendente del poeta e pensatore Gioacchino Belli.

Spesso accompagno amici, che dall’Italia e dall’estero vengono a visitare Roma, in cerca dei fasti dell’antico impero anche nello spirito delle persone del posto. Immancabilmente sono delusi di questa mancanza di orgoglio e audacia dei romani e devo spiegare loro che dopo gli imperatori ci sono stati secoli di Papi e tutti sapevano che “morto un papa se ne fa un altro” senza possibilità di sfuggire al destino.

I romani sono abituati a servire le mollezze del potere e conoscono le nefandezze dei potenti di turno. Per noi era normale sapere che molti Papi avevano amanti, figli e famiglie e che queste si facevano la guerra. Nella capitale non c’era San Francesco e la chiesa degli umili ma la vendita delle indulgenze per completare la Fabrica di San Pietro e primeggiare sulla terra.

I romani tollerano tutto questo da secoli con sarcasmo. Sono talmente abituati alle debolezze umane che le accettano e sono indifferenti a qualsiasi abuso, non si indignano ma le deridono, “je rimbarzano”. E in questo sono unici e grandi. Mi ha sempre messo tristezza Alberto Sordi e cerco di non usare la cadenza romana ma, se devo guardare con distacco qualcosa e non farmi coinvolgere emotivamente da qualche sgradevole circostanza, il romanesco “è liberatorio”.

Massimiliano è questo, il più grande fra i nuovi poeti romaneschi. Ti incanta con la sua chitarra intramezzando grandi musiche con commenti sarcastici sulla vita. Poi ti dice

“ma perché devo seguire qualche guru della comunicazione se il più grande oratore di tutti i tempi viene da qualche chilometro solo da casa mia? Imparo da Cicerone, rileggo le sue lezioni con gli occhi dei nostri tempi e le trasmetto agli imprenditori”.

Poi ti sorprende definitivamente quando ti spiega che nessun venditore è mai stato tanto grande come Sant’Agostino che era un avvocato che cercava di convincere le persone a convertirsi al cattolicesimo. Il suo libro “De Catechizandis Rudibus”, vere e proprie istruzioni per i catechisti affinché imparino la migliore arte persuasiva, è il miglior trattato di psicologia delle vendite sia mai stato scritto.

Perché a Roma? I Papi sono stati anche originali nel loro regno talvolta crudele e tolleravano alcune forme di satira. A Roma sono famose le “statue parlanti” e in particolare quella di Pasquino dove tutti potevano andare a mettere fogli satirici contro il potere. Gli unici veri poeti dialettali sono Trilussa e Belli entrambi con scritti scanzonatori contro il potere e l’arroganza. Massimiliano è il loro migliore erede. E io non voglio perdere le sue lezioni di Street Philosophy.

powered by social2s
Cosa dà la felicità?

Sono tranquillamente seduto nel giardino alla ricerca di felicità dopo aver fatto esercizio nel tardo pomeriggio con i tre cani che, in qualche modo, si sono affezionati alla mio irrilevanza.

Ho messo una sedia sul sentiero di pietra che porta dalla casa al canile, bevendo da un bottiglione da 5 litro di buon bianco ciociaro dal frigorifero, e mi siedo sorseggiando il nettare e sognando di alcuni grandi ‘bianchi’ del passato. Uno dei cani sceglie di sedersi con me e di condividere i sentimenti, ma non il vino.

Alzo gli occhi al cielo e vedo una scia di vapore d'oro e d'arancia in streaming attraverso il cielo a metà sulla mia destra. L'aereo passa sopra una fiammante luna nuova che è appena arrivata in una valle tra due banchi di nubi grigie. Questa 'valle' disegnata da montagne e da tutta la gamma di nuvole sparsi nel cielo. Due pipistrelli, che svolazzano nella scena disegnando picchiate e vortici in un apparente volo caotico, mi riportano al presente e al locale.

Permetto al mio sguardo di allungarsi e vedo in basso in lontananza il cementificio di Colleferro (maledicendo questa vista) e dietro le luci provenienti dalla collina di Segni. Più vicino c’è il bosco di La Selva, il sogno di un principe che la realtà ha quasi distrutto. Proprio sotto di noi e in tutta la valle ci sono gli altri giardini, mini oliveti e 'orti' di sud Paliano. Tutto di un verde intenso con la tonalità scura che si deposita una all'imbrunire.

Ricordo la domanda che mi perseguita. Che cosa ti dà la felicità?

E mi viene dal profondo un brano ricco e gioioso, "The Blind Ploughman" (Aratore Cieco) cantata da Feodor Chaliapin, una canzone che non lascia mai il mio essere anche se per alcuni periodi si nasconde nel profondo della mia anima. Una canzone che finisce con:

"Dio che ha fatto il sole per brillare su entrambi, voi ed io,

Dio che mi ha tolto gli occhi in modo che possa vedere"

Cercatela e avrete lacrime di gioia. Per me la gioia della vista è quello che mi dà la felicità. E' senza parole ed è meravigliosa.

powered by social2s
la ciociara

Sofia Loren non fa certo parte dell’Italia sconosciuta. E’ la più famosa attrice del cinema italiano, con quasi 100 presenze, ed ha anche l'onore di essere il soggetto (e non solo oggetto) dell'adorazione di uomini da tutti i paesi ed età della vita, dal relativamente giovane agli anziani che la possono ancora ricordare.

Per molti Sofia Loren si classifica come la donna perfetta. E molti capiscono nei loro cuori famosa frase di Sofia: "Il sex-appeal è al cinquanta per cento quello che hai e al cinquanta per cento quello che la gente pensa che hai".

Allora, chi è la donna della Ciociaria? La Ciociara prende vita come un libro di Alberto Moravia nel 1957 poi diventato un film diretto, da Vittorio De Sica e prodotto da Carlo Ponti nel 1960, interpretato da Sofia nel ruolo di una vedova in Ciociaria, verso la fine della seconda guerra mondiale, che cercava di proteggere sua figlia.

Non è il classico film sensuale con protagonista una bella signora, ma un film un po’ tragico e reale in cui la nostra eroina ha rivelato il suo talento di attrice al mondo. Il film è diventato la prima produzione di lingua non inglese ad aver ottenuto un Oscar per l’interpretazione di Sofia. Eppure quasi uniformemente, gli anglofoni non conoscono La Ciociara perché il film è stato re-intitolato ambiguamente "Due donne” per il pubblico americano.

Sofia Loren è stata scelta per molti film con gli eroi del grande schermo, Cary Grant, Clark Gable, Marlon Brando ecc ecc ecc Le sue opportunità di essere una amante sullo schermo sembravano non finire mai ma, dalla fine degli anni '50, la sua vita sentimentale ruotava quasi esclusivamente intorno a Carlo Ponti. Forse questo riflette la sua eredità napoletana? Certamente non era un accordo dovuto a insicurezza finanziaria o alla mancanza di pretendenti e venditori.

Sofia sembra essere una donna pragmatica: “Tutto ciò che vedete lo devo agli spaghetti" è sicuramente inutilmente umile, infatti non conosco nessun altra signora meridionale italiana che può vantare tale successo con questo pasto preferito. Penso che la seguente citazione sia una verità lapalissiana: "Devi essere nato un sex-symbol. Non si diventa tale. Se sei nato tale, lo sarai anche a 100 anni".

Certo, il punto di vista di Sofia che: "un abito di una donna dovrebbe essere come un recinto di filo spinato: servire il suo scopo senza ostruire la vista" è una sfida che la maggior parte degli uomini sarebbero stati entusiasti di provare con delle tronchesi sensuali.

Sofia Loren ha mostrato il suo essere senza tempo come attrice quando, circa 28 anni dopo La Ciociara, ha interpretato di nuovo il ruolo di Cesira in un remake televisivo. Ora basta 81, la signora porta la sua età con la magnificenza e Sofia è un riflesso positivo della sua dichiarazione che:

"Non ho mai cercato di bloccare i ricordi del passato, anche se alcuni sono dolorosi. Non capisco le persone che si nascondono dal loro passato. Tutto ciò che si attraversa vivendo contribuisce a renderti la persona che sei ora".

powered by social2s

Iscriviti alla Newsletter

Scopri un territorio attraverso le emozioni di chi l'ha raccontato in prima persona.