Kamasutra: Una lezione di dignità femminile

L’ideale collettivo del Kamasutra, a causa delle varie traduzioni e trasposizioni, nel tempo si è ridotto ad una tabella periodica degli elementi erotici, ossia: 64 posizioni (molte delle quali fattibili praticamente solo da atleti o da ginnaste). In realtà dentro questo manuale è racchiusa tutta la conoscenza alchemica dell’arte amatoria. Proviamo a sfatare qualche mito, e a ridare il giusto valore ad uno dei più bei libri d’amore che sia mai stato scritto.

Iniziamo proprio dal titolo di questo libro. “Kama Sutra”, che tradotto letteralmente dal sanscrito è “discorsi sull’amore” o anche “trattato sul desiderio sessuale”. Il “Kamasutra” è il primo testo indù che affronti in maniera dettagliata il tema dell’amore e del comportamento sessuale. La leggenda vuole che il Kamasutra abbia un’origine divina, ossia che sia stato inspirato dal dio indiano Shiva. La tradizione racconta che Shiva, dopo essersi innamorato della sua corrispondente femminile, volle dettare un trattato di arte erotica e prassi amorosa.

La stesura avvenne intorno al IV secolo, per mano di Mallanaga Vatsyayana. Il libro è suddiviso in 36 capitoli e tratta diverse tematiche. Questo libro esplora in successione: l’arte amatoria, i preliminari, le posizioni (che al contrario di quando si crede, occupano solo una piccolissima parte del libro), la scelta di una moglie, il corteggiamento e per finire come attrarre l’altra persona.

Obbiettivamente alcuni dei consigli riportati non sono più applicabili ai nostri giorni, ma per altri aspetti è un libro moderno e disarmante nella sua lucidità. In particolare ho scelto di soffermarmi proprio su come una donna dovrebbe saper attrare un uomo a se.

Come sedurre un uomo

Nella prima parte, al capitolo III “Delle arti e delle scienze da studiare”, Vatsyayana descrive, in maniera dettagliata, tutto quello che deve sapere una donna per attrarre a un uomo a se. Dei 64 precetti presenti in questo Sutra ne ho selezionati solamente alcuni, a mio avviso i più interessanti.

Una donna dovrà così studiare le seguenti arti, procedendo di pari passo coi Kamasutra:

4) L'unione del canto, della danza e della musica strumentale.

5) La scrittura e il disegno.

21) La magia o stregoneria.

23) L'arte culinaria.

27) La soluzione di enigmi, anagrammi, parole a doppio senso, giochi di parole, e giochi enigmistici.

30) La lettura, che riguarda anche il canto e l'intonazione.

32) L'uso della spada, del bastone, del bastone di difesa, dell'arco e delle frecce.

33) L'arte di fare deduzioni.

35) L'architettura, o l'arte del costruire.

37) La chimica e la mineralogia.

40) L'arte del giardiniere; l'arte di curare le malattie degli alberi e in generale delle piante; l'arte di saper mantenere bene le piante stesse e di saperne riconoscere l'età.

44) L'arte di decifrare le scritture private e le varie scritture delle parole.

45) L'arte di parlare alterando la forma delle parole. Questo gioco si fa in varie maniere. Alcuni cambiano il principio con la fine delle parole; altri intercalano delle lettere tra le sillabe di una parola, ecc.

46) La conoscenza delle lingue e dei dialetti provinciali.

48) L'arte di disegnare diagrammi mistici o di preparare incantesimi, o d'intrecciare braccialetti.

50) La composizione di poemi.

51) La conoscenza dei dizionari e dei vocabolari.

53) L'arte di cambiare l'aspetto delle cose, come di far credere seta il cotone e oggetti fini e rari gli oggetti comuni e volgari.

58) La scienza della guerra, delle armi, degli eserciti, ecc.

59) L'arte della ginnastica.

60) L'arte di indovinare il carattere di un uomo dalla fisionomia.

61) L'arte di scandire o di costruire dei versi.

Una donna pubblica, dotata di buone disposizioni, la quale alla bellezza aggiunga altre attrattive…. ha diritto, in una società di uomini, ad un posto d'onore. Sarà sempre rispettata dal re e lodata dai letterati, mentre tutti ne cercheranno i favori, divenendo così un oggetto di considerazione universale.

Ed anche la figlia di un re, o di un ministro, se possederà le doti di cui abbiamo ora parlato, potrà assicurarsi la preferenza del suo sposo anche se questi avesse migliaia di mogli. S'aggiunga a tutto ciò che qualora una donna si separi da suo marito o cada in miseria potrebbe comodamente guadagnarsi la vita, anche all'estero, con la sola conoscenza di tali arti.

Soltanto il conoscerle costituisce per una donna un'attrattiva, per quanto sia possibile metterle in pratica unicamente in determinate circostanze. Un uomo che conosca queste arti, e che sappia parlare gentilmente e con galanteria, conquista il cuore delle donne anche dopo una brevissima relazione. 

L’intelligenza è erotica

Questo libro è un inno al rispetto e l’amore prima di tutto verso se stessi. Un amore contagioso, capace di creare la stima di chi ti sta accanto. In particolare questo brano ricorda alle donne che, il solo conoscere tutte queste arti dà diritto “ad un posto d’onore”.

Vuoi vedere che il diritto di entrare nel mondo e nel cuore degli uomini non si conquista a suon di minigonne, ma con le “buone disposizioni… altre attrattive”?

Vatsyayana parla poi dell’importanza dell’indipendenza economica della donna “Una donna… potrebbe comodamente guadagnarsi la vita… con la sola conoscenza di tali arti.” Della serie una donna potrebbe anche non trovare marito, ma non morirà mai di fame. Questo è un manifesto sull’emancipazione e la dignità femminile. Il sapersi guadagnare da vivere è un atto di dignità, e un uomo prima di amare una donna ama la dignità che questa porta.

Il testo continua dicendo “Soltanto il conoscerle costituisce per una donna un'attrattiva”, ossia ci dice che la conoscenza è erotica(mente) attraente. Il cervello è il primo organo sessuale da stimolare. E’ lo strumento migliore per affascinare e per sedurre. La conoscenza delle arti e delle scienze può far scaturire una vera e propria erezione cerebrale. Attrarre il cervello dell’altro è dunque il primo passo per creare una relazione profonda, che non si basi unicamente sull’attrazione fisica.

“La soluzione di enigmi, anagrammi, parole a doppio senso, giochi di parole, e giochi enigmistici” ossia la capacità di ragionare, che si basa su tutte le conoscenze acquisite, porterà naturalmente ad un profondo coinvolgimento, allo scambio di stimoli culturali brillanti. Intrighi mentali che saranno il carburante di una curiosità reciproca. Una seduzione che si nutrirà di riflessioni sempre nuove e vivaci.

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Una breve storia di Babbo Natale

La storia di Babbo Natale inizia con: c'era una volta un vecchio Dio scandinavo di nome Thor che viaggiava attraverso il cielo in una slitta dicendo 'Io sono Thor'.
La sua slitta era tirata da due grandi capre cornute. Per le persone dei paesi del nord Europa, l'arrivo del cristianesimo ha fatto perdere un po' di brillantezza all’adorazione di Thor che fu sostituito da St Nicolas.

San Nicola è un santo 4° secolo con la reputazione di portare regali segreti, come ad esempio mettere le monete nelle scarpe di chi le ha lasciate fuori apposta per lui, una pratica celebrata il giorno della sua festa (il 6 dicembre nel calendario gregoriano, o il 19 dicembre del calendario giuliano).

Ma Nicola non è arrivato direttamente dalle tradizioni greche, ma dall’olandese Sinterklaas, che comunque deriva dal greco "San Nikolaos".

Quindi qui abbiamo avuto un credibile santo cristiano da pregare, ma avevamo bisogno di un sostituto per le capre. Ed è qui che la storia inizia davvero. Con buona probabilità la renna della Lapponia è una bestia amichevole, con una coda corta, zoccoli e corna - un sostituto ideale.

Ma è stato grazie agli americani di New York, una città con molti olandesi, coloni tedeschi e scandinavi, che è nata la leggenda di Babbo Natale (abbreviato da Sinterklaas). Nel 1821, l’editore di New York William Gilley ha pubblicato un opuscolo apparentemente anonimo chiamato “Un regalo per il nuovo anno”, che citava le renne:

Vecchio Babbo Natale con molto piacere
Le sue renne corrono in questa notte gelida.
Sopra i camini e le tracce di neve,
Per portare i suoi doni annuali a te.

Una volta le renna erano viste come creature misteriose associate in particolare ai paesi scandinavi. Lì, sono state spesso utilizzate nei trasporti, trainando slitte, e sono ancora una parte importante di alcune culture indigene del Nord Europa, in particolare i lapponi.

Così un autore forse di origine lappone avrebbe facilmente potuto raccontare di una renna con una coda corta che trainava una slitta attraverso i cieli.

I nomi della 7° e 8° renna della slitta di Babbo Natale come Dunder (Donner - Thunder) e Blixem (Blitzen - Fulmine), sono anche loro provenienti dal poema 'The Night Before Christmas' pubblicato nel 1823 nella Troy Sentinel, una area di New York con un forte insediamento olandese. Se questa connessione con Thor è stata accidentale o no, può dipendere dal nome inedito dell'autore.

Questo modo di fare omofoni, parole dal suono simile e immagini simili, è arrivato nella nostra lingua.

Questa breve storia di San Nicola
Viene da una leggenda con un trucco,
Collegamenti forti
'Storie gemelle di vecchie,
Capre Cloven con la coda corta,
Diventate renna con le vele;
Il fiammeggiante Thor nel suo giorno
Ora è un santo con una slitta;
E le storie dei regali d'oro
Giù camini o dai cumuli di neve;
La verità non conta,
Solo i regali che avete ottenuto

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direttore museo Antiquarium di Colleferro
Angelo Luttazzi: il valore dell’identità

Alla apertura di una mostra sul Castello di Piombinara di Colleferro mi sono trovata a riflettere su come ringraziare Angelo Luttazzi del lavoro che ha svolto in questi anni e ho deciso di farlo pubblicamente con un articolo. Non è un plauso solo al suo lavoro, ma al suo ruolo nella crescita di una comunità.

Molti di noi da ragazzi avevano sogni di assoluta gloria, di lasciare il paese di provenienza e di attraccare su altri lidi per fare fortuna, di arrivare sulla luna, di vincere il premio Nobel. Angelo ha sempre avuto l’idea di realizzare un museo archeologico nel suo paese e di trovare e conservare la memoria storica di tutta una comunità. E ci è riuscito.

E ora che la comunità ha perso la sua precedente identità e si interroga sul futuro, il ruolo di Angelo diventa importantissimo perché tutti sanno che da lui si può ripartire. Non per chiedergli soluzioni o per guidare i cittadini verso un futuro di gloria, ma per avere punti fermi a cui ancorarsi.

Angelo è quello che in sociologia si definisce un “valore”, qualcosa che non va messo in discussione e che è un elemento vitale della vita di un gruppo. Se un gruppo esiste è anche perché c’è anche qualcuno che si occupa della memoria storica, che ricorda chi eravamo e i risultati di cui essere orgogliosi.

Colleferro è sempre stato un paese industriale. Nato 80 anni fa intorno alle fabbriche, la storia della sua comunità non è districabile da quella delle fabbriche. Fabbriche belliche, chimiche, tessili, aerospaziali, cementifici e tutto il corollario di piccole imprese altamente specializzate e sofisticate, nate dai tanti tecnici delle fabbriche che si sono messi in proprio.

La storia di Colleferro segue esattamente quella italiana. Un paese dall’urbanistica avanzata cresciuto in fretta attorno ad una industria bellica, altamente tecnologica, e molto utile in tempi di guerra.

Un paese modello nato per volontà di imprenditori che realizzano un ciclo completo: fabbrica, asili, scuole elementari e medie, scuole professionali per gli operai, comune, caserma e chiesa, pompieri per la fabbrica, villaggi per lavoratori, dirigenti e direttori ed infine un centro sportivo e un ospedale all’avanguardia. Tutto sotto la supervisione di un grande ingegnere come Riccardo Morandi.

Un polo industriale e tecnologico all’avanguardia. Grandi fisici e matematici internazionali soggiornano a Colleferro, ma anche Gheddafi, Saddam Hussein e tanti altri.

Poi il paese ha cavalcato il boom economico con il cementificio e l’edilizia. Iniziano gli eccessi, la chimica degli insetticidi e infine lo spazio con la partecipazione all’Arianne. Insomma tutti più o meno ignari di quello che facevano ma contenti di fornire bombe a Iraq e Iran, di cementificare il più possibile e di usare plastica e viscosa a più non posso.

Poi l’amaro risveglio: l’inquinamento. Parte del boom era basato su inquinamento di falde, di terreni e di aria. Le grandi imprese non investono più ma preferiscono speculare e abbandonano un’area che inizia a “scottare”, in cui l’inquinamento non può più essere nascosto e il cui nuovo skyline è delineato da una enorme discarica e due imponenti termocombustori in bella vista sopra una collina all’ingresso del paese.

La deindustrializzazione è evidente e il processo è uguale al resto d’Italia: vendita a multinazionali straniere, appropriazione di brevetti e know-how e abbandono del sito.

Chi era un ingegnere importante e riverito negli anni ’50 oggi non sa più chi è. Chi pensava di essere parte di una gloriosa impresa si ritrova ad essere complice di inquinatori e di non aver saputo salvaguardare l’ambiente per i proprio figli. Nel frattempo giovani hanno il mito di calciatori e veline e mettono in secondo piano persone che, con la loro etica e il loro lavoro, hanno mantenuto il sapere per metterlo a disposizione di tutti al momento opportuno.

E’ ora di invertire la rotta. Oggi Colleferro è un paese in transizione verso qualcosa che non ha ancora individuato, un cambiamento inevitabile ma che si delinea in modo positivo. Giovani che ritornano ai valori e ad apprezzare le piccole cose.

La chiamano la “generazione Youtube” perché sta tornando ad imparare gli “antichi e  futuri” mestieri dal web saltando la formazione codificata tradizionale. La scuola tradizionale non riesce a seguire i cambiamenti in corso. E imparano di tutto ed in fretta!

E torniamo alla presentazione del libro e della mostra su Piombinara e alla sala gremita da un pubblico interessato che faceva domande. Alla domanda sul perché finanziare una ricerca archeologica, lo storico Luca Calenne fa questo esempio:

“se mando all’asta un quadro anonimo del 500 il suo valore è di circa 30.000 Euro, ma se mando all’asta lo stesso quadro con un nome e una storia, di chi lo ha dipinto o di dove e come è stato ritrovato, lo stesso quadro vale 300.000 Euro”.

E’ un problema di identità. Il tuo valore aumenta se sai chi sei. Una lezione che arriva da lontano, da Socrate che ci esortava a conoscere noi stessi a Gesù che predicava di “amare gli altri come amiamo noi stessi”. E’ un problema che dobbiamo affrontare tutti nei periodi di cambiamento, quando sapevi chi eri eppoi lo hai perso.

Spesso, infatti, ci identifichiamo con il lavoro: sono un ingegnere, un avvocato, un imbianchino, un pompiere (quasi un acronimo di noi stessi). Perso il lavoro si perde anche l’identità artificiale, quella convenzionale che usiamo per comunicare con gli altri. Eppure non cambiamo e siamo ancora ingegneri, avvocati, imbianchini e pompieri. Solo che non guadagniamo regolarmente da questi acronimi.

La metafora del valore dell’archeologia mi ha rincuorato per il lavoro che abbiamo iniziato circa quattro anni fa ma che ancora non sappiamo definire con un acronimo. Giriamo l’Italia in cerca di artigiani, famosi e meno famosi, di persone che tornano a produrre con sapienza oggetti e manufatti e che hanno bisogno di essere conosciuti e di avere una identità e un valore riconosciuto anche dalla comunità in cui vivono.

Grazie Angelo per ricordarci il nostro valore e la nostra storia. Per ricordarci che con la tenacia si raggiungono i propri sogni e per l’etica che deve sempre essere parte dei nostri sogni. Grazie per aver messo la cultura alla base dei tuoi sogni.

Personalmente aggiungo la bellezza. Cultura e bellezza penso siano i punti dai quali ripartire. E' armonia. La strada è lunga, ma costruire è più emozionante che distruggere. Far parte della squadra che “ricostruisce” da una felicità interiore senza prezzo. E questo lo dico seguendo il mio acronimo di “ingegnere” che si ricorda della gioia di progettare qualcosa di bello e di entrare in un cantiere per partecipare alla sua realizzazione.

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Un mercato di artigiani fra i paradossi

Siamo stati attratti da Subaugusta a Roma in una fredda domenica pomeriggio dalla consapevolezza che questa settimana gli artigiani delle zone intorno a Roma stavano presentando i loro lavori artigianali e dimostrando i loro vari talenti.

Arrivando in metro sono uscito verso via Tuscolana e mi sono trovato in un grande incrocio. Di fronte a me, sul lato opposto della strada, una grande bancarella che vendeva portafogli tipici di merci a basso costo provenienti da India e Cina, e mi sono chiesto ...

Dopo aver attraversato la strada con o senza il supporto del 'semaforo', tre file di piccoli stand di tela sono emersi da dietro questo grande stand, l’inizio del mercato di artigiani al lavoro. Passeggiando lungo i corridoi delle bancarelle artigianali, sono passato attraverso gioiellerie, pelletterie, lampade, cappelli, abbigliamento per bambini, lavorazione del legno e produttori di candele per trovare la nostra troupe televisiva dalla Germania. Era già intenta a riprendere un lavoratore del cuoio impegnato con una lama a bordare un raffinato cinturino in pelle.

Dopo aver visto per diversi minuti, ho concluso che la creazione dei suoi lavori artigianali erano soprattutto una espressione di amore per il modo che aveva scelto di commerciare le sue creazioni.

Ho trovato Claudia Bettiol e mi ha spiegato che queste persone erano membri di un'associazione di artigiani che frequentano questo mercato Sub Augusta. Ognuno aveva dovuto passare un test 'Gilda' per dimostrare la capacità di produrre i lavori artigianali venduti. E come questo artigiano del cuoio, molti altri stavano dimostrando le loro abilità.

Mi sono intrattenuto con un falegname che stava pazientemente intaccando una lastra per produrre una ciotola. Aveva trovato un nodo nel legno e ho sognato l'opera di Wagner, «Der Meistersingers» in cui l'apprendista può diventare un membro della ‘Gilda’ solo dopo aver cantato la sua canzone che aveva personalmente composto. Ho immaginato che la merce esposta potesse essere la canzone di quell'opera.

Ho visitato tre volte le circa 40 bancarelle per assaporare l'umore e ammirare gli artigianati, lasciando la mia razione di 'soldi' lungo il percorso. Ero perplesso dal fatto che non vi erano artigiani del cibo e bevande e ho commentato circa la 'capacità di resistenza' di visitatori. Per un “sostentamento caldo”, abbiamo attraversato di nuovo la strada e ci siamo seduti con caffè e cioccolato in un bar.

Improvvisamente il cielo si è oscurato e abbiamo guardato fuori per vedere una scena di un film di Hitchcock, uno stormo di uccelli di Roma che sono apparsi da dietro un edificio sulla sinistra, inarcando la strada, e scomparendo sulla destra.

Lo stormo è durato per più di un minuto, molte decine di migliaia di merli sembravano uno sciame di locuste. Ogni volta che ho la possibilità di vedere questa nuvola di uccelli sulle strade di Roma, mi stupisco di come abbia una vita propria. Come ogni uccello trova la sua linea di volo, e come un radar istintivo di ognuno assicura che la nube non perda ‘gocce’ durante il suo passaggio.

Siamo tornati al mercato, passando il paradossale stand di merci a buon mercato, chiedendoci perché hanno permesso questa forma di inquinamento del mercato di artigiani. Questo mi ha incoraggiato a prendere coscienza del contesto in cui ci trovavamo. Sul ciglio della strada dello stand del lavoratore della pelle e di sua moglie compagno c'era un grande bidone della spazzatura di plastica nera.

Guardando oltre, dall'altra parte della strada, un altro paradosso nella architettura e nello stile degli edifici che minacciava di distruggere qualsiasi immagine della bellezza nel mondo. Palazzi di cinque piani, in ogni angolo di via Tuscolana, costituiti da una miscela di cemento e mattoni rossi che sembrano ‘lego', con camere sporgenti e strane scale incapsulate in una scatola con linee metalliche diagonali.

Le parole non possono rendere questo fallimento delle abilità dell'architetto. Solo una fotografia potrebbe convincere lo spettatore che questo edificio esiste realmente. La sua 'attrazione' è completata dal suo cortile occupato da un traboccante distributore di benzina TotalErg. La sua segnaletica rosso e verde si aggiunge alla cacofonia di colori e, purtroppo, non è in alcun armonia simmetrica o addirittura amorfa al contesto.

Con un po' di pace ci siamo resi conto che il sole stava tramontando dietro questa costruzione e che presto le forme e i colori di questo paradosso dello sviluppo umano sarebbero scomparsi nella notte.

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Candele di Candelara

Una folla di persone arriva a Candelara da tutte le strade locali dal primo pomeriggio per tre fine settimana natalizi. La maggior parte arriva dalla direzione di Pesaro e cerca parcheggio per ridurre la salita verso questo borgo collinare.

Il sole finisce il suo giorno sulle colline e le montagne a ovest poco dopo le 4, in questo periodo dell'anno, e la gente del posto e visitatori abituali irrobustiti dal pallido calore del giorno sono pronti al fresco brivido nel borgo. Il gelo esaurisce subito gli stand di vino brulé delle bancarelle del mercatino di Natale, e le migliaia di visitatori attendono il crepuscolo vagando da una bancarella all’altra confrontando la moltitudine di candele e di idee regalo correlate.

Ci sono alcuni artigiani speciali che mostrano la loro merce, uno scultore di metallo la cui specialità è appropriata alla festa, i titolari di vecchio stile di candela, un intrecciatore di fronde di salice di ceste per i raccoglitori di funghi, oltre tradizionali borse, e decorazioni di vetro per l'albero di natale. Gli artigiani delle candele di Candelara con le creazioni dimostrano i loro diversi approcci per creare ricercati disegni.

Ogni sera ci sono due spettacoli a lume di candela. Il primo assomiglia a un gremito concerto rock senza la band, o ad una cerimonia di santificazione. Le persone si mettono in piazza stretti come sardine per sperimentare lo spettacolo delle luci di candela e l'illuminazione della torre della chiesa, un evento che confidiamo non porti alla perdita del legame di malta tra le pietre.

Ad un tempo selezionato, le luci elettriche si spengono e il borgo risuona con famosi brani classici come le ouverture rossiniane. I piccioni sanno che è il momento di volare quando i loro posti dormitori nella torre diventano rosa e verdi per le fiamme effervescenti dei fuochi d'artificio di Guy Fawkes. Le luci di Natale appaiono sul campanile della chiesa e, dal balcone, un centinaio o più di grandi palloni bianchi vengono rilasciati dai bambini. Queste sfere salgono rapidamente verso il cielo scuro creando un flusso di piccoli diamanti nella serata scura.

Le luci si ri-risvegliano e i visitatori si disperdono rapidamente verso i loro autobus e camper. Le famiglie con carrozzine e passeggini non formano più un blocco di bambini sovreccitato, e le vie del paese e la piazza tornano disponibili al passeggio per una piacevole ricerca dei prodotti degli artigiani. Ora è tempo di passeggiare, aprire il portafogli un po', e anche di condividere un vino in attesa del secondo spettacolo, che premia con una vista senza ostacoli dello spettacolo festoso delle candele e di un'altra corsa dei piccioni.

Sembra che anche con l'introduzione di percorsi a senso unico a piedi, Candelara potrebbe aver raggiunto il punto di saturazione per questa piccola festa di paese, e auguriamo alla Proloco e al team organizzativo 'bocca lupo' nella gestione delle folle di quest'anno e dei festeggiamenti futuri. La sfida emozionante sarà quella di migliorare ancora di più l'esperienza dello spettacolo delle candele mantenendo la sensazione del borgo tradizionale antico e i desideri della folla turistica.
Torneremo l'anno prossimo per condividere un pomeriggio o due con i visitatori di tutto il mondo le candele di Candelara.

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Colleferro e la sua associazione di modellismo

La festa di Santa Barbara è il momento in cui le persone di Colleferro si avventurano per la fiera e i musei locali come quello del modellismo.

Colleferro è spesso conosciuta solo per il suo passato industriale e il suo attuale ruolo di importante centro di gestione dei rifiuti, e meno per i diversi musei che ospita. Eppure non dovrebbe sorprendere che gli uomini di Colleferro nel loro tempo libero dalle occupazioni industriali, come quella spaziale della costruzione di razzi, si siano dedicati con passione ad hobby storici e tecnologici.

Uno di questi hobby, perfetto per artigiani della tecnologia come elettricisti, pittori di dettaglio e meccanici, è la costruzione di modelli. A Colleferro è possibile visitare una meravigliosa e sorprendente collezione di modelli e conoscerne i costruttori.

L'Associazione Culturale "Club 2000" Modellisti Colleferro rappresenta lo spirito e la “sede” per circa 20 uomini del genere. Non è però un club facilmente rintracciabile.

La sua sede attuale è in un grande scantinato sotto il Museo delle Telecomunicazioni, con il suo omaggio a Marconi che racconterò in un'altra occasione. L'edificio mi ha ricordato di un puntello del palcoscenico del film Ghostbusters. La porta d'ingresso, in un vicolo laterale ad un parcheggio è identificata da una tradizionale cabina telefonica inglese abbandonata, forse un refuso dall’edizione di un Dr Who - Signore del Tempo.

L'ingresso non dà alcun idea delle meraviglie che si possono trovare sia nel grande memoriale per le telecomunicazioni che nella qualità artigiana delle creazioni di modelli esatti. Come si entra nel palazzo, se ci si avventura a sinistra, è possibile trovare delle scale che conducono ai locali dell'associazione nel seminterrato.

A prima vista, di fronte a noi, subito un modello immacolato della 'Victory' di Nelson e intorno, sulle pareti e sui tavoli, molti altri modelli di famose navi da guerra e di alcune navi moderne funzionanti. Il nome Ennio De Rosa è sulla targhetta della 'Victory' e di diverse altre navi e imbarcazioni. Il nostro anfitrione chiama “Ennio!” e subito ci appare un uomo dai lucenti capelli grigi.

Incontriamo e salutiamo Ennio De Rosa e lui ci racconta la sua vita e le inevitabili connessioni con Claudia e la sua famiglia. Il suo primo modello di barca, La Couronne, la famosa nave della marina francese, è stata costruita nel 1973, facendoci notare un'altra imbarcazione che ha donato per la mostra del Club. Ora in pensione, Ennio ha ampliato i suoi interessi e ci porta verso l'altra estremità della sala per mostrarci la sua ferrovia a scartamento 'ridotto' con tutte le necessarie gallerie, incroci, stazioni, cortili, passaggi a livello e la varietà di treni, fino all'attuale modello di Italo ad alta velocità.

Troviamo anche un grande tavolo, lungo forse 7 metri, sul quale la squadra del club sta lavorando per espandere la complessità del loro 'gioco'. Dico 'gioco' perché, come Ennio ci dice, lo scopo originario dei trenini doveva essere di creare un giocattolo per i figli ma, come anche nel mio caso, il padre era più affascinato e interessato a questi magici modelli del figlio.

Siamo attratti da una piccola stanza con una serie di Presepi, tutti modellati sulle scene di Roma. Alberto Vita ci introduce e ci spiega la storia di ogni Presepe: uno tratto dalla vecchia Trastevere e un altro da un acquedotto romano. Ancora una volta le arti e il mestiere imparato durante la carriera nel settore high-tech ha aiutato questi appassionati a creare questi esatti modelli della vita del 18° secolo a Roma.

Un uomo più giovane è seduto con una serie di mini-cacciaviti intento a riparare una videocamera, senza il supporto di un manuale. Stefano Murro è un socio di Alberto Vita e un altro membro del Club. Ognuno di questi uomini ha un vasto interesse nel modellismo. Ci sono arrivati in differenti modi: da aerei (fissi o modelli radiocomandati), auto, barche radiocomandate, soldatini, treni, o vecchie navi. Sembra che il desiderio di creare modelli perfetti attragga ognuno di loro, vista la varietà di mezzi di trasporto e di espressione artistica, e il loro entusiasmo riempie il seminterrato del Club di gioia.

Portate qui vostro figlio, o veniteci da soli ma rimaneteci un intero giorno.

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Innocenzo III
Innocenzo III

Chi si ricorda di Papa Innocenzo III e dei suoi 800 anni?

Non tutti concordano sull’esatto numero dei Papi che si sono succeduti negli anni, ma il numero oscilla intorno al 268. Impossibile ricordarli tutti e conoscere il ruolo che hanno avuto nella loro epoca. Eppure ogni tanto qualcuno riemerge dall’oblio e questo ci fa scoprire qualcosa di più sul nostro mondo occidentale.

Ad Anagni, luogo di provenienza della famiglia di questo Papa che era nato a Gavignano, un gruppo di ricercatori ha trascorso molto tempo negli archivi storici ed ha tradotto tutta la corrispondenza di papa Innocenzo III con la corte inglese. Questa documentazione è presentata dal comitato "800 anni Innocenzo III 1216-2016” in occasione degli 800 anni della morte di questo papa, originariamente Lotario dei Conti di Segni.

Innocenzo III è il papa che ha benedetto San Francesco e dato inizio agli Ordini Minori, il papa della IV crociata con Riccardo Cuor di Leone, della lotta ai Catari, della lotta alle eresia eppoi del tribunale dell’Inquisizione. Sembra che sia stato anche il Papa che ha aperto all’“indulgenza dei 100 anni”, ispiratrice dei giubilei.

Ma cosa c’è di particolare in questa corrispondenza con la corte inglese? Uno dei momenti più significativi della storia europea, l'approvazione della Magna Charta Libertatum ossia del documento che possiamo considerare come la nascita della borghesia.

Con questo documento il re Giovanni Senza Terra riconosceva una serie di diritti ai baroni e, di fatto, poneva dei limiti al potere della monarchia.

Tra i più innovativi punti della Magna Charta il divieto per il sovrano di imporre nuove tasse ai suoi vassalli diretti, senza il previo consenso del “consiglio comune del regno” formato da arcivescovi, abati, conti e i maggiori tra i baroni. Un consiglio che doveva essere convocato secondo certe regole e che approvava a maggioranza dei presenti.

Un altro punto è la garanzia del giusto processo per tutti gli uomini liberi: niente prigione senza un giudizio di un tribunale (si ribadisce il principio dell'habeas corpus integrum). E la pena doveva essere proporzionale rispetto al reato.

Non deve stupire il fatto che nel consiglio di “controllo” del re ci fossero anche ecclesiastici. Papa Innocenzo III era stato molto attivo in Inghilterra nell’elezione dell’arcivescovo di Canterbury. Una delle decisioni più forti del suo papato era stata la nomina centralizzata di tutti i vescovi. Innocenzo III aveva abolito tutte le decisioni locali e i vescovi diventavano espressine diretta delle politiche papali.

Così a Canterbury sia il Papa che il re ne nominarono un proprio arcivescovo e iniziò un’aspra lotta per l’affermazione del potere della chiesa. Innocenzo III arrivò a scomunicare Giovanni Senza Terra e a supportare i baroni nella loro ribellione.

La Magna Charta, quindi, nasce anche per volere di Innocenzo III e la corrispondenza conferma questo ruolo attivo giocato dal papa di Anagni. Un papa che per affermare un suo primato temporale ha accettato la nascita di forze dal basso, come i baroni inglesi o San Francesco e gli Ordini Mendicanti. Un papa che ha consolidato il suo potere con lo strumento delle eresie seguite poco dopo con l’inizio dell’inquisizione da una parte, e delle indulgenze plenarie dall’altra.

Non so dove gli storici metterebbero Innocenzo III, ma i cittadini di Anagni, Segni, Colleferro, Ferentino e Gavignano sicuramente lo metterebbero in paradiso per l’occasione che sta donando loro di riscoprire le proprie radici. E’ nato un comitato guidato da Luca Pierron, un libro con la corrispondenza tradotto da Stanislao Fioramonti e le conferenze di presentazione del libro sono affollate.

"Innocenzo III fu il primo riformatore della curia pontificia, senza di lui e il suo famoso sogno ritratto da Giotto ad Assisi forse non avremmo avuto uno dei più grandi e amati santi: S. Francesco d'Assisi”.

Cresce l’interesse attorno alla figura di questo papa e intorno al patrimonio conservato nell’archivio storico della Cattedrale di Anagni: un motivo per essere sempre di più orgogliosi del proprio passato. E su questo passato iniziare un nuovo percorso di crescita.

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Una visita a Città della Pieve

Anche se Città della Pieve si trova nel cuore dell’Italia, la sua storia è quella di una città di confine. Queste città sono speciali perché si ritrovano tracce di diverse culture che si sovrappongono nei secoli per poi confluire in uno stile e uno spirito del luogo che è unico.
Così anche per questa originale città, tutta fatta con mattoni di un rosso vivace che contrasta il cielo e si riconosce da lontano. Ha iniziato la sua storia come città di confine del mondo etrusco e si ritrovano ogni giorno nuove tracce come la recente tomba di Laris. Gli etruschi sono una delle prime popolazioni che hanno abitato l’Italia, forse provenienti dalla Turchia, e i primi re di Roma sono stati tutti etruschi.
Poi sono arrivati i popoli dal nord Europa e Città della Pieve ancora una volta si è trovata ad essere un confine, questa volta fra l’impero Romano d’Occidente ed il Regno dei Longobardi, di cui era il punto di avvistamento verso Perugia. A testimoniarlo una inusuale Via Lombardia (oggi via Manni) che attraversa il centro storico di questa cittadina.
Probabilmente proprio per questa sua posizione strategica, i vescovi costruiscono una prima Pieve, ovvero una chiesa di campagna con funzioni battesimali, dedicata ai patroni Santi Gervasio e Protasio. Le pievi erano il modo con cui nascente stato pontificio affermava la sua religione e si espandeva. Attorno alle pievi nascevano poi borghi e paesi. Dopo la Chiesa viene la fortezza militare, chiara espressione del dualismo fra regno dei cieli e regno terrestre.
E questo spazio fra cielo e terra e occupato dagli uccelli e i migliori osservatori e predatori sono le aquile. Forse per questo la forma urbanistica medioevale di Città della Pieve è proprio quella di un’aquila che guarda verso Roma. Il corpo di questa aquila era stato idealmente suddiviso in tre parti, “Terzieri”, che corrispondevano a tre diverse classi sociali e che ancora oggi si sfidano durante il famoso Palio dei Terzieri. La testa (Terziere Castello) corrispondeva ai cavalieri e all’aristocrazia, la pancia (Terziere Borgo Dentro) alla borghesia e infine l’ala-coda (Terziere Casalino) ai contadini. La sfida del Palio dei Terzieri rievoca la caccia al toro e i partecipanti si sfidano a gare di tiro con l’arco con sagome mobili di toro.
Poi inizia il periodo dei comuni e qui Città della Pieve è compresa fra Firenze, Siena, la belligerante Perugia e un sempre più forte stato pontificio. Sempre alla ricerca della sua indipendenza, orgogliosamente ghibellina (a favore dell’imperatore), finalmente riesce ad essere un comune libero grazie all’imperatore Federico II da 1228 fino al 1250. Florida grazie ai suoi commerci ma mai straricca.
Il suo ruolo “di cerniera” lo si capisce bene durante il processo contro Giovanni da Parma, ministro generale dei francescani. Assisi è non lontano da qui e se San Francesco “vince” la sua sfida con il papa e il suo ordine viene riconosciuto, il successore di San Francesco viene processato proprio qui a Città della Pieve nel 1262. Tanto per far capire chi ha il vero potere sulla terra.
Nel rinnovato clima di libertà e di benessere del Rinascimento, nasce Pietro Vannucci (1448-1523), detto il Perugino, uno dei più significativi pittori italiani. Qui a Città della Pieve si possono trovare alcuni suoi capolavori come quello molto particolare dell’Adorazione dei Magi. A parte la sua bellezza, questo grande affresco viene commissionato dalla Congrega di Santa Maria dei Bianchi per abbellire la loro sede. E ancora oggi lo si può visitare in questa sede entrando direttamente da Via Vannucci, la principale via cittadina tutta in mattoncini. Sembra di entrare nella storia, nella sala sono appese le tonache bianche che i confratelli ancora oggi usano per le loro cerimonie.
Uscendo dall’Oratorio e tornando all’esterno si ha la stessa sensazione di un tuffo nella storia. Risalendo Via Vannucci si arriva a Palazzo della Corgna, realizzato dal Marchese Ascanio, nobiluomo perugino, governatore di Città della Pieve e protagonista di grandi imprese e si può godere di un buon caffè di fronte alla Cattedrale. Oppure andare al Teatro degli Avvaloranti.
Ovunque si volga lo sguardo ci si accorge di essere al centro della grande bellezza dell’Umbria e dell’Italia.
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