Versi d’amore per abiti da sposa poetici

In mostra in Piazza di Spagna a Roma uno degli abiti da sposa poetici più belli e romantici che siano mai stati creati, un abito di jacquard in seta con manoscritto un poema d’amore in 129 versi.
La poesia è scritta a mano da Antonella Pagano, una delle poetesse italiane più incisive che ha donato una delle sue performances a tutti noi che siamo andati a curiosare alla mostra.
Avevo già indossato una della stole “Abbracci della poesia” create da Antonella ma questo abito chiamato “Pensiero d’Amore” è diverso. E’ un inno alla vita e viene da pensare a chi vorrà indossarlo per il matrimonio. L’abito è di una raffinata eleganza, semplice nelle forme che seguono la sinuosità del corpo femminile.
Il pannello anteriore, in raso, su cui è manoscritta la poesia può essere rimosso e utilizzato come forma di arredo in casa o secondo la fantasia della donna. In questo modo l’abito può essere utilizzato per altre circostanze. L’originale giacca “Pensiero”, in organza di seta, completa l’insieme dell’abbigliamento. Sia l’abito che la giacca hanno in bella vista una preziosa etichetta in oro coniata seguendo la grafìa di Antonella.
Seta e parole si “sposano” in un messaggio poetico che è un inno all’amore e alla magia del giorno nuziale in cui la coppia incorona il sogno e la promessa di eterna felicità. La poesia che Antonella ha scelto per questo abito da sposa rappresenta al meglio il suo spirito, il suo stupore per la vita e l’incanto e l’ammirazione per le magie che riserva. Il testo può essere personalizzato sulla storia d’amore che si rappresenta in quella giornata e contribuire ad aumentare le emozioni nuziali.
Sono rimasta stupita anche dall’eleganza della calligrafia con cui ha impresso le parole sulla seta. Una scrittura perfetta in cui il calore del testo, scritto a mano, conferisce maggiore spessore alle parole. Aggiunge poesia alla poesia. Amore all’amore. Non deve essere un caso se la cultura giapponese eleva la calligrafia a forma d’arte e le conferisce grande spazio nella loro storia.
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Durante la mostra, Antonella ha recitato alcune sue poesie e una performance sulla storia di due donne lucane “brigantesse” nel periodo dell’unità d’Italia. Una performance che ha lasciato tutti senza fiato in un crescendo, in un turbine di emozioni che partono dalla storia delle donne, ma arrivano direttamente al cuore di ciascuno di noi. Invitano a riflettere sulla nostra vita e sul significato della nostra permanenza su questo pianeta.
Ci deve essere un legame fra la Lucania, Matera e la poesia che supera le convenzioni e le abitudini moderne e riaccende le emozioni delle persone intorno alle parole scritte e recitate. Matera è stata nominata Capitale Europea della Cultura del 2019 forse proprio perché, oltre alla poesia delle pietre della città vecchia ci sono poesie ancora più profonde, seppure meno evidenti.
L’associazione “Matera Poesia 1995” celebra i suoi 20 anni di attività e il discorso di Antonella Pagano nella serata di festa è un vero inno alla sua terra da cui dice di aver imparato quasi tutto. Matera e la Lucania ispirano tutta la sua creatività e le sue ideazioni. Un luogo che nasce dal succedersi di uomini, manufatti, pensieri ma che mantiene una spropria precisa identità riconoscibile finanche nelle pietre e nelle poesie.
“La mia suggestione è provocatoria: c’è bisogno di una nuova generazione di giganti. Troppi pigmei sulle spalle dei giganti che ci hanno preceduto. La poesia è un lievito possente. E’ importante che sapienti, scrittori, poeti e intellettuali facciano un generoso gesto di umiltà verso se stessi. Dobbiamo smettere di credere di poter dominare il nostro destino presumendo e pretendendo arrogantemente di conoscere tutto della nostra vita fino ad arrivare, a volte, anche all’estremo gesto di non avere il bisogno di vivere la vita.”

Antonella ci invita a compiere il passaggio dal virtuale al reale, dalla razionalità alla emotività e ci stimola a non aver paura di affrontare la vita reale perché solo così si può arrivare a sperimentare la felicità.
“… in fondo la vita può essere dura, difficile, fallita, sbagliata quanto si pensi, ma prima o poi ci dona l’incontro con il fiore che ha petali sui quali leggere che il destino non era segnato. Possiamo allora accorgerci che spesso la nostra infelicità nasce nel cercarla in direzione sbagliata.“

Il discorso integrale di Antonella, al ventennale di Matera poesia, è stato pubblicato interamente da diversi giornali, fra gli altri “Sassilive” sulla pagina culturale. Il Comitato Club Unesco di Matera lo fatto proprio e lo sta divulgando quale vero e proprio Manifesto della Poesia e come Manifesto per l’Educazione Sentimentale, per la sua potenza pedagogica.
Mi convinco ogni volta di più che non potremo sbagliare con la guida e le emozioni positive che nascono ogni volta che si ascoltano (o si leggono) le poesie di questa piccola donna dal cuore dirompente di vita. E deve dare un’emozione molto particolare indossare un abito con parole d’amore, anche al partner, e… per la vita mentre si sta vivendo il giorno che, per molti, è ancora il più bello.
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Silvio Rossignoli, un uomo fortunato

Quando incontrate qualcuno come Silvio Rossignoli che vi dice di essere “un uomo fortunato” ascoltatelo con attenzione perché è una persona da cui si possono imparare molte cose. Tutti passiamo attraverso momenti difficili e di disperazione, non esiste la vita perfetta, ma chi riesce a trovare positività anche nelle avversità è qualcuno che ha compreso il segreto della vita.

Lo avevo sentito ad una riunione in Regione Lazio dove partecipava in rappresentanza delle piccole imprese del Lazio. Era l’ultimo relatore ma era quello che aveva parlato con il cuore. Si capiva che accanto a grandi competenze tecniche c’era un profondo amore per il ruolo che ricopriva. Il suo intervento è stato una apologia degli imprenditori e delle piccole imprese. Lo avvicino e gli chiedo un appuntamento per conoscerlo meglio e ci incontriamo il giorno dopo.

Così Silvio ti dice che è fortunato per il lavoro creativo che fa, di essere entrato da giovane laureato in ingegneria aeronautica in una grande impresa come la GE eppoi di aver lasciato il mondo delle grandi imprese da cui ha appreso la disciplina e le metodologie. Racconta di essere fortunato di aver ricominciato a studiare per imparare il mestiere di ‘formatore’ e di averci messo il cuore per capire come trasmettere concetti. Per spiegare la qualità si è divertito a realizzare due libri a fumetti con Bruno Bozzetto. Non male per un ingegnere, una figura ancora oggi che richiama stereotipi di ottusità.

Poi dice di essere stato ancora fortunato a tornare a lavorare nell’alta tecnologia come consulente di una grande impresa inglese per la quale svolgeva il ruolo creativo di ‘risanatore’. Prendevano aziende in crisi ma con potenzialità, le facevano tornare competitive e le rimettevano sul mercato. Uno dei lavori più complessi ed esaltanti che si possano immaginare, dove le sfide sono tecnologiche, economiche, finanziarie ma anche umane.

Infine dice di essere fortunato perché andando a lavorare in una di queste imprese ad Aprilia si è innamorato della tecnologia e ha deciso di diventare imprenditore. Nasce la Aero Sekur e la sua ‘terza’ vita lavorativa in una impresa di tessuti tecnologici.ù

“Sono rimasto affascinato dai tessuti per motivi filosofici e per gli stimoli creativi che mi trasmettono. Un tessuto per sua natura è collegato al concetto di protezione. E’ la prima protezione per quasi ogni uomo sulla terra, i vestiti ci avvolgono, ci nascondono e ci proteggono dalle intemperie e dagli sguardi. E questo senso di protezione aumenta con i tessuti tecnologici, pensiamo al paracadute o al salvagente in mare. Pensiamo agli airbag nelle automobili… una creatività ancora da esplorare”.

La sua azienda ha sede ad Aprilia ma in rapida espansione in altre regioni, ogni volta che trova stimoli di nuove applicazioni o nuove competenze creative da aggregare.

“Invece di una multinazionale siamo una multiregionale e questo mi affascina per la storia che trovo in ogni luogo. Non è solo la storia dell’arte ma quella del sapere tecnico che in Italia si è consolidato in aree e distretti geografici e che ancora resiste allo smantellamento industriale. Mi diverto a cercare questi saperi per contaminare il nostro lavoro sui tessuti.”

In realtà la su azienda crea attorno a due concetti: i tessuti e l’aria. Avevo visitato la sua impresa qualche anno fa con l’università ed ero rimasta colpita da quello che riuscivano a fare confinando l’aria. A partire dalle applicazioni più scontate come quelle di supporto agli elicotteri o alla realizzazione di ricoveri protettivi fino ad arrivare alle serre per le coltivazioni di ‘food for space’. Infatti la Aero Sekur lavora nell’agrospazio, ossia forme di agricoltura compatibili con situazioni estreme, per produrre il cibo dei colonizzatori di Marte.
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Mi trovavo ad Aprilia, in una zona che non può certo essere considerata fra le più belle d’Italia, in una piccola impresa non nota al grande pubblico e i tecnici di questa impresa mi mostravano come pensavano di costruire una serra per il pianeta Marte. E la stavano realizzando! Ho chiesto di poter assaggiare la prima insalata nata in queste serre speciali e sono in fila (ma ho chance di provare presto questa emozione).

“D’altra parte se noi terrestri vogliamo veramente avere una colonia su Marte dobbiamo pensare a come coltivare del cibo su questo pianeta. Dobbiamo essere indipendenti. E per far questo è nato il concetto di agrospazio, ossia coltivazioni per zone estreme. Analizziamo la situazione locale e cerchiamo di realizzare una struttura in grado di mantenere le condizioni terrestri che permettono alcune coltivazioni, tipo la coltivazione idroponica.”

Sembra una frase banale, eppure sono sicura che moltissimi mie amici tecnici avranno immediatamente iniziato a pensare a come risolverebbero il problema. Credo che chiunque abbia una preparazione e una curiosità tecnica si vorrebbe cimentare in questi problemi. Bene, per tutti questi tecnologi amanti del futuro consiglio di partecipare al convegno biennale sull'agrospazio e al ‘Food for Space’ organizzato da Silvio Rossignoli e la Aero Sekur. Un appuntamento a cui partecipano studiosi e tecnici da ogni parte del mondo e che è giunto alla sua 7° edizione  a Sperlonga, una perla della costa laziale. Me lo appunto nella agenda e ci andrò.

Quante sorprese e stimoli in un breve incontro che non vorrei terminasse. La mia curiosità non si ferma perché oggi sul bigliettino da visita di Silvio c’è scritto ‘Federlazio’ e gli chiedo come è avvenuto questo passaggio: da una sua impresa così creativa e in espansione al ruolo di presidente di un importante sindacato di imprese. Cosa lo ha spinto ad allontanarsi da un mondo che lo diverte ancora così tanto (e lo capisco dal tono della voce e dalla luce negli occhi).

“Ho 71 anni e la mia impresa doveva imparare a camminare da sola. Non sarei mai riuscito a lasciare liberi i miei collaboratori se gli fossi rimasto troppo vicino. La tentazione di continuare ad essere il protagonista della ricerca e delle scelte quotidiane sarebbe stata troppo grande. Così mi sono allontanato impegnandomi in Federlazio. Sono fortunato, ora posso utilizzare le competenze imparate quando ero un ‘consulente’ di imprese e un formatore.”

E sono sicura che presto ci saranno delle importanti novità perché l’ottimismo pragmatico di Silvio e il suo profondo amore per la figura dell’imprenditore (e del suo ruolo nella società) sono contagiosi.

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Anna d’Alessandro: come internazionalizzare le produzioni italiane

Incontrare Anna d’Alessandro è una esperienza particolare, la sua capacità comunicativa e la ricchezza delle sue esperienze ammaliano e incuriosiscono.

La sua è una storia a cavallo fra due continenti, gli Stati Uniti e l’Italia, fra l’agile pragmatismo americano e la creatività italiana, inserita in un sistema barocco di gestione degli affari. Anna studia architettura a San Antonio, in Texas. Dopo il Bachelor torna in Italia e si accorge che non c’è reciprocità dei titoli universitari.

Poco importa: essendo cresciuta all’estero, desidera approfondire la storia e la cultura italiana. Torna all’università, questa volta in una facoltà umanistica e arriva fino alla specializzazione e al dottorato di ricerca in “Cultura dell’età romano-barbarica”.

“Ho sempre amato la storia e ho voluto approfondire gli aspetti sociali ed economici di quel particolare periodo perché li trovo molto affini ai nostri giorni. I primi 4 secoli del medioevo hanno visto prima lo scontro e poi l’incontro di culture molto diverse tra loro ed è stato molto interessante studiare come sono stati gestiti i cambiamenti sociali ed economici. Dal passato ho imparato molte tecniche e dinamiche sociali che mi sono poi servite nel mio lavoro quotidiano”.

Una volta apprese le dinamiche della gestione dei cambiamenti, la voglia era quella di sperimentarle anche nella vita quotidiana. A quel punto torna a farsi sentire il pragmatismo americano e Anna inizia a volersi confrontare con il mondo del lavoro. E’ venuto naturale occuparsi di scambi interculturali e di relazioni internazionali per le imprese interessate ad aprire nuovi business all’estero.

Lavorare a livello internazionale significa per prima cosa interagire con culture, modi di fare e consuetudini sociali diverse. Un imprenditore, per avere successo, deve sapersi presentare correttamente, gestire la propria immagine in modo efficace e in tempi brevi. Solo così raggiungerà il proprio obiettivo di business. Non importa quale sia il tipo di impresa, le tecniche non cambiano ma bisogna sapersi confrontare con il diverso e con i continui cambiamenti che la società globale di oggi ci impone.

“Il cambiamento deve avvenire, prima di tutto, dentro di noi. Non possiamo semplicemente pensare di continuare a comportarci come facciamo di solito e ritenere che le persone possano percepire la nostra evoluzione. Dobbiamo imparare a presentarci in modo sintetico, lanciando pochi ma precisi segnali e lasciando agli altri lo stupore della scoperta e la voglia di approfondire.”

E veniamo alla Aldebaran Distribution e all’idea di portare i cartoni animati italiani nel mondo. Anna voleva creare una società che rappresentasse la sua personalità creativa e pragmatica allo stesso tempo, dove poter mettere a frutto tutta la sua esperienza internazionale.

“Il settore dell’animazione, a mio avviso, è pura espressione della capacità creativa italiana, che nulla ha da invidiare al resto del mondo. Per vari motivi sociali, culturali e legislativi, l’animazione italiana ancora non ha trovato piena espressione a livello internazionale.”

La mission di Aldebaran è proprio quella di aiutare i produttori di animazione italiani a farsi conoscere nel mondo e ha già ottenuto risultati notevoli. E’ stata la prima società italiana in assoluto a vincere il prestigioso premio “International Pitch Award” al MipJunior in Cannes dove è risultata fra le top 10 rating companies.

Per incontrare questa affascinante e positive donna, per scambiare nuove idee e costruire nuove strategie per raggiungere nuovi mercati, contattate Anna e ditele che vi manda Claudia.

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MATERIA, un museo per l’arte e la sostenibilità

In Val di Bisenzio, a Cantagallo (Appennino Tosco-Emiliano), è nato il museo MATERIA - Museo di Arte e Tintoria, Energie Rinnovabili e Ambiente per formare e avvicinare alla sensibilità ambientale un vasto territorio con una natura spettacolare.

L’area di Prato è famosa sin dal medioevo per le lavorazioni tessili, dalla creazione di ogni tipo di tessuto sino alla sua colorazione e per far questo occorre creatività, energia e continua innovazione nella chimica dei coloranti. Molte imprese tessili, quindi, nascevano vicino ad una delle più antiche forme disponibili di energia: quella idraulica delle pale lungo canali, una energia pulita e rinnovabile.

Da qualche anno proprio a Prato la sostenibilità è tornata in primo piano e le industrie del tessile hanno creato un distretto eco-tessile. Questo ha portato due imprese, il Gruppo Colle esperto di colori e Andritz Group leader nella produzione di turbine, a far nascere questo museo molto originale che ripercorre due storie apparentemente lontane ma fortemente interconnesse: quello del tessile e quello dell’energia.

MATERIA è anche informazione su cosa è oggi l’attività del tessile più legata alla chimica, la tintoria, e sulle evoluzioni che l’hanno resa sempre meno impattante sull’ambiente. Il tessile pratese e italiano ha investito moltissimo in questo ambito e le imprese devono farlo sapere per recuperare vantaggio competitivo.

Il museo si insedia in un mulino della fine del XVI secolo e si può vedere l’antico canale ‘margone’ con la diga e la ristrutturata turbina idraulica dei primi del secolo scorso con la ruota orizzontale con palette a cucchiaio, detta ritrecine. Uno sguardo al futuro, nel presente ma partendo dal passato. Ci sono secoli di lavoro e di ingegneria che si leggono attraverso l’architettura industriale messa in evidenza con passione nel percorso del museo MATERIA.

Quello che molti definivano un progetto visionario è ora un centro per conoscere la storia della lavorazione tessile nella valle pratese, l’importanza della forza delle acque ma anche il rispetto dell’ambiente e delle energie sostenibili e rinnovabili. Il progetto è stato curato dall’architetto Giuseppe Guanci uno tra i migliori ‘archeologi industriali’ Italiani.

Una nota originale: all’interno del museo c’è anche un “confessionale”, una stanza rossa con poltrona e postazione video in cui il visitatore sarà invitato a dichiarare le sue colpe verso l’ambiente e a manifestare le sue intenzioni per migliorarsi.

Mi guida alla scoperta del luogo Elisa Fabbri, responsabile del museo, e partiamo dalla visita alla turbina e al cosiddetto “inferno”, una suggestiva cavità sotterranea di contenimento dell’acqua del 1450. Intorno altre turbine e ingranaggi antichi che mostrano bene l’evoluzione della tecnologia idraulica. MATERIA è energeticamente autonoma: l’elettricità arriva da un impianto fotovoltaico e da una turbina idroelettrica, mentre il riscaldamento è assicurato dal passaggio degli scarichi della confinante tintoria.

All’interno, invece, si respira aria moderna con schermi che mostrano le lavorazioni tessili e l’industria della Val di Bisenzio. Elisa mi racconta che proprio partendo dall’importanza del colore, MATERIA ospiterà mostre d’arte evidenziando il rapporto che lega tutto ciò che è bellezza: arte, moda e ambiente.

MATERIA è più uno strumento per formare la sensibilità ambientale che un museo tradizionale e una esperienza da provare per tutti i turisti in cerca di esperienza e di qualcosa di unico. Dalle tradizioni del medioevo al grande distretto dei tessuti di oggi in una cornice suggestiva. Parte anche da qui la nostra Terza Rivoluzione Industriale del Cetri.

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Il Barbiere di Siviglia compie 200 anni

Allora, che cosa è che ha fece arrabbiare così tanto Giovanni Paisiello il 16 febbraio 1816? Per 34 anni era stato lodato come il compositore di un'opera molto popolare, Il Barbiere di Siviglia.

Eppure, in quel giorno organizzò una claque per distruggere la prima di un'opera di un giovane compositore parvenu che dal punto di vista di Paisiello aveva plagiato il suo lavoro, aveva rubato il tema che giustamente gli apparteneva. Anche se la nuova opera non aveva nemmeno lo stesso titolo (originariamente si chiamava 'Almaviva, o sia L'inutile precauzione') e anche se in quei 34 anni altri due compositori avevano presentato opere sullo stesso tema.

Mentre si dice che Paisiello contestava l'uso del basso buffo, forse quello che veramente gli dispiaceva era che questa nuova versione de Il Barbiere di Siviglia aveva grandi melodie. Non tutte erano proprio nuove melodie. Per esempio, l'ouverture di questa nuova opera era stata ascoltata molte volte prima in altre due opere dello stesso compositore, Elisabetta, regina d'Inghilterra e Aureliano in Palmira. Così, in una certa misura, Paisiello aveva un punto a suo favore, anche se un punto pirrico.

Gioachino Rossini non ha avuto problemi con il plagio, anche delle proprie opere. Era tutta una questione di mettere la melodia giusta al posto giusto. L'ouverture in Rossini non aveva una grande importanza e a volte è stata scritta per ultima sulla strada verso la premiere. Il ‘riciclaggio’ di una buona sintonia è uno degli elementi più comuni di intrattenimento musicale, nella misura in cui esistono alcune opere famose basate esclusivamente sul successo di un motivo o di un’aria principale.

Tuttavia, Paisiello riuscì a raccogliere i suoi sostenitori e a rovinare la prima del Barbiere di Siviglia di questa nuova stella, nata e cresciuta a Pesaro, quando fu presentata in prima quel giorno al Teatro Argentina di Roma.

Ma una buona sinfonia vince sempre indipendente dalla qualità o veridicità della trama e le lamentele da parte dei gelosi (come Puccini scoprì quasi un secolo dopo). Oggi siamo in grado di ascoltare le grandi arie del Barbiere di Siviglia, perché alla sua seconda rappresentazione è stata giustamente accolta con applausi, e così non molto tempo dopo ha avuto un ricevimento simile a Londra.

Le arie famose de Il Barbiere di RossinI si sono rapidamente affermate, in particolare 'Largo al factotum' è entrata nella top-ten delle arie d’opera più eseguite di tutti i tempi, ed è stata messa in scena praticamente in tutto il mondo. Così famosa che è cantata anche da voci non proprio d’opera spostando l'intonazione di Rosina da un soprano alto ad uno di coloratura. Un sogno sarebbe quello di ascoltare Maria Callas e Marilyn Horne cantarle insieme, un duetto che anche Rossini avrebbe goduto.

Felice bicentenario ad un Barbiere senza età.

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I più bei carnevali d’Italia

Durante il mese di febbraio, in tutte le città italiane si festeggia il Carnevale. Un tripudio di maschere, coriandoli, stelle filanti, sfilate e carri allegorici. Una festa che ha origini antichissime e che rappresenta uno degli elementi folkloristici più caratteristici del bel paese. Ma quali sono i più bei carnevali d’Italia da vedere? Quale sono le manifestazioni più famose?
Ecco qui una guida ai carnevali più belli d’Italia.
Carnevale di Venezia
Sicuramente è il carnevale più famoso e ricco d’Italia. Le sue origini sono antichissime e risalgono al 1094, quando le oligarchie veneziane (la Serenissima) incominciarono a concedere alla popolazione, compresi i ceti sociali più poveri, un momento dedicato al divertimento e ai festeggiamenti. Durante questo periodo i veneziani e i forestieri scendevano nelle piazze per fare festa con musiche, balli e suggestive maschere.
Caratteristico e il volo dell’angelo o della colombina in cui una donna imbragata si cala dal campanile di San Marco per rendere omaggio al doge.
La parte più bella di questo carnevale in assoluto rimangono le sue maschere. I mascherini, ossia gli artigiani delle maschere, lavorano tutto l’anno per creare i personaggi tipici della tradizione veneziana: la meretrice, la Moretta, il tabarro e così via. Insomma un carnevale che almeno una volta nella vita va visto.
Carnevale di Ivrea
Caratteristica del carnevale di Ivrea è soprattutto il complesso cerimoniale della tradizione storica, come ad esempio la spettacolare "Battaglia delle arance" che è diventata il simbolo stesso del Carnevale. La battaglia con le arance, risale all’epoca del dominio napoleonico in Piemonte. La battaglia ha luogo gli ultimi tre giorni del carnevale, ovvero la domenica, il lunedì grasso e il martedì grasso, sempre di pomeriggio, e rappresenta il momento più spettacolare di tutta la manifestazione.
Carnevale a Viareggio
Il carnevale di Viareggio è uno tra i più importanti in Italia e in Europa a motivo della sua sfilata di carri allegorici. I carri di questa sfilata sono tra i più grandi e movimentati del mondo. Tema fondamentale di questi carri è sempre la satira, la presa in giro politico e sociale. Nel 1873 il ceto borghese decise di mascherarsi in segno di protesta per le tasse troppo elevate che erano costretti a pagare. Così da questo atto di protesta nacque uno dei carnevali più spettacolari d’Italia.
Carnevale di Putignano
È il carnevale più noto della Puglia ed anche uno dei più lunghi per durata, infatti inizia il 26 dicembre ed ha anche un seconda edizione in estate. Termina con una sfilata serale e con la celebrazione del funerale del carnevale, rappresentato come un maiale. Durante tutto il periodo dei festeggiamenti hanno luogo quattro sfilate di carri allegorici in carta pesta. I tempi di questi carri sono presi del mondo della politica, della cultura o della società. La bellezza di questo carnevale sta proprio nella raffinatezza, l’originalità e le finiture con cui viene trattata la cartapesta dei carri.
Carnevale di Fano
Il più antico d’Italia dopo quello di Venezia. Tipico di questo carnevale è il “getto” dai carri di dolciumi, leccornie e caramelle che vengono lanciati sui festeggianti in strada. Caratteristica è anche la sfilata dei Grandi Corsi Mascherati, in cui i carri allegorici vengono accompagnati da gruppi folcloristici, spettacoli musicali, maschere e costumi. Alla fine della sfilata si dà il via a un ricchissimo spettacolo pirotecnico.
Carnevale di Oristano
Fondato nel 1358 è famoso soprattutto per la Sartiglia, la corsa alle stelle (il nome è legato alla sorte e alla fortuna), che si tiene l’ultima domenica e il martedì di carnevale. Di origine medievale è uno tra i più spettacolari e coreografici carnevali della Sardegna. E’ una vera e propria manifestazione equestre. I cavalieri che vi partecipano lanciano i propri cavalli nelle strette vie del centro. Obiettivo è infilzare con una spada una stella d’argento che si trova lungo il percorso. Lo spettacolo prevede anche l’esibizione delle pariglie, ossia tre gruppi di cavalieri che compio coraggiose ed emozionati acrobazie.
Carnevale di Mamoiada
Carnevale tipicamente sardo con le caratteristiche maschere Issohadores e Mamuthones.
Gli Issohadores: sono uomini vestiti con un corpetto rosso e una maschera bianca. Con dei lacci catturano le giovani donne. Un gesto propiziatorio per una buona salute e la fertilità.
Gli Mamuthones: sono uomini che portano una maschera nera con i lineamenti rozzi. Indossano pellicce e pesanti campanacci appese sulla schiena.
I Mamuthones, disposti in due file parallele si muovono lentamente curvi sotto il peso dei campanacci e con un ritmo scandito dagli Issohadores, danno un colpo di spalla per scuotere e far suonare tutti i campanacci. La sfilata dei Mamuthones e degli Isshoadores è uno degli eventi più folkloristici della Sardegna.
Carnevale di Acireale
E’ il più bel carnevale della Sicilia, si svolge nello stupendo scenario barocco del centro storico di Acireale, e ha il suo culmine nella magnifica Piazza Duomo. Caratteristica è la sua sfilata di carri allegorici grotteschi in cartapesta. Carri dotati di un sofisticato impianto meccanico, idraulico e illuminotecnico che offrono uno spettacolo unico. Altra peculiarità sono i carri infiorati simile a quelli dei carri della Costa Azzurra o della Liguria.
Insomma ad ognuno il suo carnevale, venendo in Italia non vi rimane che l’imbarazzo della scelta.
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Claudio Brunello: Parole di arte

Fino al 4 febbraio, a Vicenza c'è un'esperienza da vivere che può affascinarvi lentamente. Al piano superiore della Libreria Galla, nel Caffe' Galla si trova la mostra di Claudio Brunello con una selezione dei suoi lavori degli ultimi anni.

Ha scelto il titolo ingelese 'Happy', e non 'Felice'. Per capire il perché dovete visitare questa ‘espressiva scrittura artistica’, sedetevi con un caffè e leggete la sua guida 'Il fascino della parola nella foto'.

Per la maggior parte di noi capire Claudio Brunello come artista è ‘una curva di apprendimento’ stimolante. La sua precedente mostra a Bassano del Grappa aveva messo in evidenza gli ‘Identity Container’, scatole di plexiglas trasparente contenenti lettere, parole, note musicali che avevo chiamato con nomi come letter box, music box, colouring box. Eppure, allora Claudio ancora non aveva afferrato la mia attenzione. Non avevo capito il rapporto che ha la parola scritta nell'arte.

In questa mostra ha ancora una volta disegnato sulle parole scritte, parole di arte. Per esempio, dando seguito ai Identity Container, un’opera contiene una mensola visiva con tante parole scritte, ognuna con un colore, in nero su un quadrato trasparente di plastica incolore. Il lavoro è, naturalmente, titolata 'Colore'. Vicino ad un lavoro contenente pezzi di materiali diversi scrive 'ACCIAIO' - il titolo è 'Elementi'. Ma non stiamo rendendo giustizia alla mente e alle opere di Claudio Brunello.

Abbiamo cercato di interpretare le altre opere, ma ogni volta abbiamo avuto bisogno della voce guida e della mano del maestro delle "Parole di Arte”. A poco a poco, girando per la mostra forse per la quarta volta, ho iniziato a capire che Claudio Brunello ha una storia d'amore con la descrizione intellettuale. Egli vede una scena come la vediamo noi e poi apparentemente la decostruisce nelle sue parole descrittive, frasi e lettere. La sfida per lo spettatore è quella di viaggiare indietro lungo le tracce della sua mente per apprezzare la 'bellezza' degli acronimi artistici.

Il lavoro che ha dato il titolo della mostra era costituito da un cilindro bianco sul quale erano scritte molte ideologie e forme di 'governo'. Una rappresentazione di un uomo che può scorrere su e giù sul lato del cilindro ha una mano sul 'repubblicanesimo' e l'altra su 'Repubblica islamica'. Claudio spiega che l'umanità vive in qualsiasi ideologia e l'uomo cerca sempre di essere 'felice' nella sua esistenza. Forse Claudio ci sta dando una visione cinica della realtà della vita umana.

L'opera di un artista è per antonomasia portatrice prioritaria d'immagini. Nel mio tariffa arte, Spesso E contaminata, Occupata, Condivisa con La parola scritta Che Oltre al significato semantico si appropria di un Aspetto Che Gli fa Assumere forma visiva e forza espressiva.

Un modo piacevole di trascorrere una pausa caffè nel centro storico di Vicenza, sfidando noi stessi ad imparare le musiche scritte che Claudio Brunello suona con le sue "Parole di Arte”.

 

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Nunzio Martinello, l’informatica fra Italia e India

Ci sono persone che iniziano a camminare con le proprie gambe molto presto, Nunzio Martinello è una di queste. Nell’informatica molti giovani diventano imprenditori, ma pochi arrivano al successo e lo sanno mantenere.

La prima volta che lo ho incontrato con Gavin sono rimasta sorpresa dall’accento indiano del suo inglese e dalla assoluta padronanza con cui con grazia dominava la conversazione. Nell’informatica si manifesta una dinamica sociale molto interessante: i giovani insegnano ai ‘meno giovani’. Potremo quasi definirlo un processo di ‘mentoring inverso’ che inevitabilmente coinvolge anche me che non appartengo alla ‘generazione digitale’. I figli insegnano ai padri.

Nunzio era ancora più giovane di oggi, la barba (forse per aumentare la percezione della sua età) e le mani in tasca eppure spiegava a due navigati leoni come noi quello che secondo lui avremo dovuto fare per la nostra idea di portale web rivolto alle piccole imprese, artigiani di qualità. E gli abbiamo dato fiducia e lo abbiamo incaricato del portale.

Dopo un primo momento di smarrimento, più dovuto alla percezione di quello a cui stavamo andando incontro che ad altro, ci siamo seduti in platea ad ascoltare la sua storia. La serata del club di imprenditori veneti di Ad Hoc era dedicata a quello che era riuscito a fare per ‘i’m Watch’ (ora chiusa dopo l’ingresso nel mercato dell’Iwatch di Apple).

Anche ‘i’m Watch’ era una start-up che aveva bisogno di vendere sul web il suo orologio e si era rivolta a Nunzio per la strategia digitale e il supporto nella sua implementazione. Il successo è stato talmente incredibile che la storia viene raccontata da molti giornalisti e blogger ed ancora rimbalza fra convegni e tavole rotonde.

La sua storia imprenditoriale è in realtà iniziata da una app di Fb che lo aveva proiettato giovanissimo sulla ribalta e gli aveva posto il primo quesito: continuare l’università o immergersi totalmente nella sua impresa?

“Non importa se segui un percorso accademico o meno, l’importante è sapere che non si deve mai smettere di studiare. L’informatica è basta sull’innovazione continua e bisogna sempre conoscere le evoluzioni tecnologiche e saperle leggerle con una mente aperta e creativa”.

Nunzio decide di optare inizialmente per l’impresa, riservandosi in un secondo momento di tornare all’università. Con il suo inseparabile amico Nicola Possagnolo apre Noonic (www.noonic.com) (Noonzio e Nicola) a cui subito si unisce Sebastiano Favaro.

Sin da subito il loro approccio è professionale e proiettato verso il mondo. Nunzio trascorre molti mesi in Australia per imparare l’inglese e aprirsi a nuovi modi di pensare (Gavin aveva riconosciuto anche l’inflessione australiana nel suo inglese) e Noonic sin dall’inizio ha una sede in India.

Per chi non conosce bene l’India dobbiamo raccontare che questo magnifico paese ha molte contraddizioni fra le quali una incredibile scuola di matematica e di informatica in università talvolta non adeguatamente note. La mentalità e la filosofia indiana sono perfette per le astrazioni matematiche e per seguire la logica dei computer. Il numero zero, ad esempio, è nato in India eppoi è arrivato in Europa tramite gli Arabi.

Così, Nunzio parte e vive per 6 mesi in India, il tempo necessario per aprire una società e formare il personale e da allora la sua vita si divide fra lunghi soggiorni in India e frenetici ritorni in Europa. Se si segue Nunzio sui social network ogni tanto si possono trovare foto di incredibili spiagge esotiche o di situazioni di quotidiano caos nel traffico.

“Se si vuole capire l’India bisogna sempre avere tolleranza per le sue enormi contraddizioni, per la povertà e lo sfarzo. È un paese dove il divario fra ricchi è poveri è costantemente visibile e le usanze sono spesso distanti dalle nostre, nella vita di tutti I giorni così come nel business.. Per riuscire con successo in India è necessario avere una mente aperta e spirito di adattamento, rispettandone le traduzioni e la cultura millenaria”

C’è della saggezza in qualcuno che così giovane riesce a far convivere una mente imprenditoriale, a gestire personale di diverse culture eppoi a mantenere la freschezza della sua età quando suona musica o crea con i suoi coetanei. C’è creatività negli incontri in cui delinea e implementa strategie di penetrazioni nel web per imprese molto diverse fra loro.

C’è saggezza in chi decide di investire tempo in azioni di volontariato destinate ad aiutare altre giovani start up ma anche associazioni umanitarie come quelle che fanno informazioni sull’Alzheimer .

“L’idea di questo video ci è venuta dopo aver visionato un video molto simile fatto da un’associazione spagnola. L’idea era davvero buona e, grazie alle conoscenze dei membri della nostra associazione, siamo riusciti a riproporla, migliorandola, su scala internazionale e sfruttando meglio il web ed il marketing digitale”.

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