Sgurgola
Passeggiando un martedì a Sgurgola

Un viaggiatore a Sgurgola, in un fine di Agosto a sud di Roma, nei Monti Lepini, in Ciociaria.

E’ stata una estate calda con molti piccoli incendi regolari ai bordi delle strade accesi da guidatori che si comportano ancora come nei vecchi film e gettano la sigaretta fuori dal finestrino per creare una ‘piccola conflagrazione’.

E’ stato un mese senza pioggia che ha trasformato sottobosco e cespugli in una polveriera. E forse gli agricoltori stanno aspettando la pioggia quando vedono le nuvole marroni di polvere create dai numerosi trattori mentre arano la terra secca. Ma oggi stiamo sfuggendo i campi e la valle per visitare ancora una volta Sgurgola, il paese più alto di questo versante dei Monti Lepini, una città che è nata grazie alle invasioni dei Barbari.

Arrivando a Sgurgola, la montagna appare con un aspetto vigoroso  sopra di noi ad ovest, mentre dalle colline di Anagni ad est attraversiamo la Valle del Sacco con le industrie farmaceutiche internazionali, le fabbriche di plastica e i magazzini accampati come reduci dal periodo dell’orgoglio industriale Italiano.

Sembra che a Sgurgola si siano due piazze, una ad ogni estremità di Corso della Repubblica. La prima, Piazza Dell’Arringo, dove mi siedo all’ombra di una quercia apprezzando la fresca brezza che arriva grazie alla montagna, e il corso sembra avere un solo bar aperto, sicuramente una situazione unica in Italia.

La piazza è serena, anche se c’è un continuo borbottio di voci in molti modi e i vecchi sono seduti sul parapetto. Tipiche famiglie italiane di nonni, mamme e bambini condividono un caffè e un conetto di tarda mattina. Studenti annoiati ammazzano il tempo dei loro giorni prima che la scuola ricominci. Tavoli di giocatori di carte senza i quali questa non sarebbe l’Italia.

Dalla parte opposta c’è un semplice memoriale alle vittime della guerra, con le parole “Ai Suoi Figli” incise in un plinto di cemento.

C’è un suono di campana alle 11:15, undici rintocchi e poi ancora uno. Oggi è Martedì, giorno di un mercato di frutta e verdura che rende il transito della circolare lungo il corso appena un po’ più pericoloso per i compratori e i passeggiatori. Eppure, deve essere stato questo piccolo segno di attività commerciale ad aver fatto uscire gli anziani cittadini di Sgurgola ad occupare, non solo la piazza, ma anche altri punti del Corso dove sono parcheggiati i furgoncini dei venditori.

Circa 200 metri a sud lungo il corso selciato, dopo il Laboratorio Salsicce, si trova la piazza principale (senza targa) ma con uno dei segni architettonici rappresentativi di Sgurgola, un arco con una torre di tre piani che sembra (ma non lo è in pratica) in equilibrio precario sui muri di una stretta strada (forse Via Roma).

Sul lato destro dell’arco sventola l'obbligatoria bandiera della città sopra ad un ingresso. Su questo lato, al piano terra, una porta ad arco con la luce verde indica una farmacia. Per i non esperti è necessaria una piccola informazione per comprendere che le bandiere rappresentano l’ingresso al municipio proprio sotto l’arco lungo ‘Via Roma’ e che gli uffici sono al piano di sopra.
A destra della piazza c’è un bar, ma quando il proprietario getta un'altra busta di bottiglie vuote dalla scorsa notte nel bidone del riciclo, mi ha ricordato che è chiuso durante le ore diurne, e ho avuto uno spunto del ciclo della vita di Sgurgola la notte.

Sull’altro lato della piazza si trova la chiesa di Santa Maria Assunta, dove la facciata di cortina del 1960 è ora ricoperta da un più estetico intonaco. Ha una navata singola con 4 cappelle su ogni lato, serena e solitaria in questo giorno d’estate, ad eccezione del suono di una mia moneta, metallo su metallo, quando l’offerta è stata accettata e una seconda candela elettrica lentamente è tornata a vivere. Una preghiera solitaria e mi ritrovo nella piazza senza un bar aperto, ma ancora con alcuni che chiacchierano sul loro giorno un po’ più rumorosamente che in Piazza Dell’Arringo.

L’estate ha avuto i suoi effetti su questo paese come sulla maggior parte dei Monti Lepini e della Ciociaria, le persone locali siedono aspettando il caldo del pomeriggio, e poi il tanto ricercato fresco della tarda sera, che può essere accompagnato da un ulteriore birra alla spina o da un gustoso vino locale per eccitare gli spiriti o di gustoso vino locale per eccitare gli spiriti e, infine, portare il sonno in un altro giorno Sgurgoliano.

Eppure c'è una vita segreta di Sgurgola, una vita fatta di arte all'aperto, di "affreschi" che combinano musica e arte, le opere di 'sgurgoladepingerelamusica' dipinte sui muri del centro storico. Appena su lungo la strada che attraversa l'arco della torre con l’orologio, passato il municipio, ci si trova di fronte a 'Beatlemania', 'Nota di colore' e 'Il Sogno', e ce ne sono di più, come l'eccellente 'Ultimo Tango' nel Corso. Chi cerca trova. Forse la città è un altro dei luoghi del saltarello? Per saperlo dobbiamo aspettare fino a sera?

Sgurgola si sta animando per la sua annuale Festa  dell’Uva a settembre, un festival che porta entusiasmo alla città e che risveglia anche il più assonnato sognatore estivo ai piaceri di Bacco e della danza. E che da l’opportunità di conoscere nuovi piccoli segreti di Sgurgola.

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Una 'bella storia': la Madonna Della Neve tra Industria e Religione

Siamo a ridosso del 5 agosto, il giorno in cui gli abitanti di Rocca Priora scendono in piazza per festeggiare la Madonna della Neve aspettando, dopo la messa e la solenne processione, che il miracolo della neve d'estate avvenga ancora.

Il miracolo è una copiosa nevicata artificiale che trasforma il viale principale del paese in un tappeto bianco, un omaggio alla neve che è stata per secoli il motore economico di Rocca Priora. Una delle feste più attese di questo centro montano e di Roma.

La storia della festa ritorna nelle parole e nel racconto di Luciana Vinci, una incredibile donna, giornalista e memoria storica di una comunità che dopo la neve non ha avuto una altra identità così forte.

Cerchiamo di capire che cosa era l’industria della neve e come Rocca Priora fosse così importante da essere sotto il diretto controllo della Stato Pontificio. Se Rocca Priora non ha avuto il Rinascimento, e le ville che caratterizzano gli altri comuni dei castelli romani, è proprio per la neve. Non esistevano frigoriferi e la neve era essenziale per la conservazione del cibo e per la medicina.

L’industria della neve

Il particolare microclima porta abbondanti nevicate a Rocca Priora, e nasce l’idea di conservarla in ‘pozzi della neve’ e di trasportarla di notte verso la capitale. La Camera Apostolica capisce l'importanza strategica di questo commercio e prende sotto il suo controllo il paese e l'appalto dell’Oro Bianco affidandolo solo ai suoi ministri più fidati.

A Rocca Priora la neve è una vera industria strategica regolata da editti e leggi speciali che organizzano la sua raccolta, la custodia e la protezione dei pozzi del ghiaccio. Ad esempio, dopo una nevicata venivano dati 5 scudi alle osterie per rimanere chiuse nei giorni della raccolta in modo che le persone non fossero distratte dal vino e lavorassero per più ore. In poco tempo bisognava sistemare tutta la neve nei pozzi e pigiarla. Più neve nei pozzi significava più soldi per tutti!

 

Il trasporto verso Roma, poi, avveniva con un "carro speciale", barozze trainate da buoi, immune da ogni controllo (altrimenti il ghiaccio poteva squagliarsi), così spesso al ghiaccio si univa il contrabbando di armi lungo l'antica Via Latina. Conosciamo ancora i nomi di coppie di buoi: Fiordispina-Biancofiore, Sergente-Tamburrino, Albanese-Frascatano, secondo l’usanza tutta roccapriorese di attribuire nomi particolari agli uomini e agli animali!

Quando arrivava il giorno della nevicata, al suono delle campane uomini, donne, bambini, soldati e sacerdoti iniziavano la raccolta. Tutti erano ben pagati e nell’archivio di Rocca Priora sono documentati 30 bajocchi al giorno per sacerdoti, guardie (nevaroli), responsabili della raccolta, del controllo dei pozzi, della sistemazione della neve nei pozzi e per i carreggiatori che consegnano la "merce". Le donne e i bambini invece, ricevevano solo 10 bajocchi

Ma cosa è un ‘pozzo della neve? Ne esistono ancora?

Dopo la raccolta, la neve viene ammassata e disposta in grandi buche nel terreno a forma di piramide rovesciata. Si arrivava nel fondo con scale laterali nel terreno. La neve veniva sistemata a strati che venivano pigiati, per trasformarla in ghiaccio, divisi da strati di paglia e terra che mantenevano il freddo.

A Rocca Priora se ne trovano 3: Pozzo Stella e il Pozzo Nuovo che contengono circa 460 barozze (6250 q di neve) mentre un terzo pozzo più piccolo non è stato localizzato.

L'ultimo giorno della raccolta si festeggia. Il popolo si reca al "suono di pifferi e tamburelli" alla piccola cappella della Madonna della Neve (costruita dalla famiglia Savelli per devozione) per ringraziarla delle abbondanti nevicate che hanno portato lavoro e guadagno a tutto il paese. Tutta la storia è rappresentata dal quadro del pittore Curzio Pagliari con il paese innevato con la popolazione che raccoglie la "candida messe" .

La "bella storia" si interrompe con la fine del commercio della neve per l'invenzione del ghiaccio artificiale, ma a Rocca Priora è ancora festa.

La connessione con la nevicata di Roma a Santa Maria Maggiore?

Un'insolita nevicata il 5 agosto del 352 a Roma imbiancò l'esquilino e Papa Liberio tracciò nella neve il perimetro della nuova basilica dedicata alla Signora delle Neve. In santa Maria Maggiore si trova la tomba della famiglia dei Savelli, signori di Rocca Priora che per devozione fecero costruire l'omonima Chiesa a Rocca Priora.

E per questo si è scelto il 5 agosto per festeggiare la Madonna delle Nevi a Rocca Priora.

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Gavignano Calici nel Borgo
Gavignano, una speciale notte di divertimento

Nella notte dei 'Calice nel Borgo’ di Gavignano, oltre un migliaio di visitatori estivi si uniscono ai cittadini di Gavignano per risalire la tortuosa strada verso la piazza del Palazzo Baronale, fermandosi lungo la breve salita. Ammirano tutta la distesa della valle verso Paliano e gli altri paesi arroccati sulle colline mentre arriva il crepuscolo.

Per quelli che devono ancora essere ‘iniziati’, Gavignano siede sul dorso di un corpo roccioso e ci si arrampica lungo la spina dorsale per trovare la sua testa nel Palazzo Baronale. Quelli di noi che desideravano iniziare le 12 stazioni della degustazione, hanno iniziato a comportati come normali italiani in una piazza del loro paese, aumentando il volume delle chiacchiere che andavano così a formare una gentile cacofonia.

Una parte della piazza era allestita con un palco per l’Italian Jazz Quartet di Patrizia Scascitelli, che ha messo in moto la notte quando la città ha aperto le porte per gli ansiosi ‘degustazionisti’. Per alcuni, come per l’energico sindaco Emiliano Datti, c'è un vantaggio speciale per soli 5 euro extra: 'Rhum e sigari', un sorso di rum e un buon sigaro.

Molto senso comune è stato usato da Mauro Campanello, il consigliere responsabile per la serata di ricerca del piacere, per posizionare le 12 stazioni in modo che fosse tutto in discesa fino al piazzale della chiesa parrocchiale. Dopo aver acquistato i nostri recipienti per il sostentamento, un bicchiere di vino per porzioni abbondanti con il suo porta bicchiere a tracolla, abbiamo iniziato il 'Percorso Eno-Gastronomico' e accettato la sfida di sorseggiare e gustare ‘vini e sapori nostrani’.

Mentre discendevamo assaporando i nostri piaceri, i suoni del jazz si arrampicavano verso il cielo e a circa a metà del percorso gastronomico siamo arrivati nello spazio aperto della chiesa e abbiamo cercato una scala su cui riposare. Eravamo circondati da bancarelle di degustazioni per soddisfare le attenzioni di sommelier e dei molti appassionati 'eno-filiaci'. Mentre sorseggiavo un bicchiere di un vino da un vigneto locale, i primi suoni di una 'banda' mi hanno colpito, provenivano da un angolo lontano della piazza.

C'è una selezione eterogenea di strumenti che identificano il gruppo come folk o come jazz. Sono tutti vestiti di nero con magliette con la scritta PGF stampata in bianco, che forse non significa Federazione Professionale di Golf ma ‘Parquaria Gruppo Folk’. Apprezziamo i meravigliosi suoni e le dissonanze di questo gruppo, che gioca su 'melodie' ciociare ad un ritmo che deve provenire da Belzebù.

Bisogna esserci! Ed è stato con grande piacere che abbiamo soddisfatto le nostre responsabilità degustazionali e, quelli di noi che avevano gli arti allentati, si sono addirittura lanciati in un Saltarello, una danza locale senza mosse specifiche ma in cui il corpo risponde con la libertà al ritmo e alle note della banda. Si può ballare anche in coppia.

Forse il prossimo anno passerà più velocemente finché ancora una volta non ci immergeremo nel profondo di 'Calici nel Borgo'. Grazie Gavignano.
Foto di Fernando Conti

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I famosi profumi personalizzati di Arnò a Venezia

Conoscete i profumi della Sicilia? Siete stati avvolti dal profumo di zagare (i fiori di arance e limoni) a fine marzo?

Se avete provato queste emozioni, allora potete capire la storia di Giuseppe Arnone e della sua creazione Arnò hanno portato profumi personalizzati a Venezia, all’ex Chiesa Santa Chiara di Murano.

Giuseppe crea profumi e ha inventato un modo per classificare le essenze in modo da riuscire a personalizzare un profumo naturale per chi desidera qualcosa di speciale, qualcosa che lo contraddistingua.

Tutto inizia quando era bambino a Pozzallo, sul mare vicino Ragusa, nel cuore della Magna Grecia dove l’arte di vivere raggiunge le sue massime espressioni. Giuseppe è un bambino curioso sempre ad odorare tutto quello che lo circonda: “leva il naso da sopra le pentole che ti scotti!”, gli diceva sempre sua nonna.

Era naturale il desiderio di soddisfare la sua indole, di completare la parte emozionale con quella tecnica, e Giuseppe diventa un chimico. Inizia a ricercare i legami che connettono la materia e a cercare nuovi effetti per il suo lavoro.

Ma come passatempo continua a classificare tutto quello che trova in base agli odori e a raccogliere essenze nella sua cantina per sperimentare la loro combinazione. Il primo profumo lo crea per sua moglie Daniela, inseparabile completamento di tutto quello che fa. Accanto alla loro impresa di detergenti, si divertono insieme a ‘giocare’ con i profumi sotto lo sguardo curioso dei cittadini di Pozzallo.

Aprono un negozio di profumi proprio sulla piazza centrale, con un terrazzo dal quale si domina il paese, e il mare, e iniziano a creare ‘eventi olfattivi’. E’ memorabile una 'serata araba’ con danzatrice del ventre e la ricreazione degli odori dei mercati di spezie delle città orientali. Le emozioni che danno i profumi di resine e di incensi. Dalla piazza piano piano tutto il paese si è lasciato coinvolgere nel gioco di sensazioni orientali.

“Quando abbiamo fatto la serata ‘spagnola’ mi sono lasciato ispirare dalla rosa che le ballerine di flamenco stringono in bocca e dal suono dei tacchi sul legno. Ho realizzato profumi che ricordavano gli aromi del legno e dei fiori. Una sensualità morbida ma decisa, intrigante”.

Nella profumeria non vendono i profumi, li creano coinvolgendo i clienti nel processo ideativo, facendoli sentire speciali e unici. E ora una di queste profumerie ha aperto all’isola di Murano all’interno della ex Chiesa di Santa Chiara diventata un elegante centro dove conoscere l’arte del vetro, guardare gli artigiani che lavorano, e trovare il migliore artigianato italiano.

Giuseppe con il suo ‘banco di profumiere’, un sistema che aiuta a trovare la composizione di profumi perfetta per ogni persona, ha aperto un corner e ha iniziato a far provare questa esperienza anche a Venezia.

“In questi anni ha cercato le essenze migliori in giro per il mondo. Ci sono alcuni posti magici come la Turchia per la rosa, la Calabria per il bergamotto e la Cambogia per l’oud, una resina molto particolare che forma un albero quando viene attaccato da funghi. In Cambogia praticano un foro dentro l’albero e ci mettono questo fungo che ‘mangia l’albero’ dal di dentro. Poi aspettano che l’albero abbia il ‘suono giusto’ prima di prendere la resina”.

Scegliersi un profumo personalizzato è una esperienza che tutte le persone dovrebbero provare. Lasciarsi guidare fra aromi di fiori, legni, frutta, incensi e trovare quello che vogliamo trasmettere agli altri, le emozioni che vogliamo far provare, è inusualmente sensuale.

Anche io ora ho il mio profumo personalizzato, perfetto per la mia pelle, un equilibrio fra la mia personalità e i profumi della natura. E ho la mia bottiglietta personalizzata con la composizione ‘segreta’ (che non vi rivelerò) realizzata per me a Murano da un maestro dell’arte di vivere.

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Great Wall with crowd
Antiche dinastie nella Cina Ultramoderna

La prima cosa che notano i turisti occidentali che visitano la Cina, da qualsiasi parte entrino in questo paese di 1,4 miliardi di abitanti, è un'America moderna con grattacieli e autostrade bloccate.

Atterrando a Pechino il turista trova una struttura stradale ad anelli e raggi con 5 tangenziali per servire gli oltre 20 milioni di abitanti. In questa città del futuro ci sono molti tesori, ma tre sono giustamente i famosi tesori di dinastie recenti e antiche: la Grande Muraglia, la Città Proibita e le tombe Ming.

I padri della città e del governo hanno fatto un grande sforzo negli ultimi 20 anni per promuovere e proteggere questi tesori dopo gli eccessi della Rivoluzione Culturale, che aveva cancellato il bianco delle Tombe Ming verniciandolo con il rosso. Da quando ho visitato Pechino nel 1998, ci sono stati grandi cambiamenti, non solo nel paesaggio urbano ma anche nei siti turistici per soddisfare il milione o più di cittadini e turisti che cercano di visitarli ogni giorno.

La prima volta che ho visitato la Grande Muraglia era un giorno d'inverno freddo con ghiaccio e neve che creavano una sorta di pista di pattinaggio sui marciapiedi. Ci sono stati meno di 100 turisti che sfidavano il ghiaccio sulla Muraglia a Badaling, e c'erano pochi servizi turistici.

Oggi, pur arrivando alle 9 e 30, siamo stati diretti ad un parcheggio a 3 km di distanza e poi portati con un autobus al punto di partenza a circa 400 metri da una funivia che ci avrebbe condotti più in alto sulla parete. Scendendo ci siamo scontrati con una folla bi-direzionale ed era quasi impossibile salire o iniziare a camminare lungo il camminamento sulla parte superiore del muro. Eppure, la pazienza ci ha ricompensato e siamo riusciti a sostare qualche secondo in un paio di posti lungo la Grande Muraglia e per scattare le nostre foto, copie di migliaia di altre foto della Grande Muraglia già sul web, forse giusto per occupare un po’ GB di memoria dei nostri IPhone.

Un paio di ore più tardi, lungo la Grande Muraglia arriviamo di nuovo a Badaling, e ci troviamo in una centro turistico senza guide. Troviamo una indicazione del Museo della Grande Muraglia e lo seguiamo fino ad un edificio che secondo la biglietteria, sembra essere definitivamente chiuso. Poi camminiamo ancora per alcune centinaia di metri fino al punto di carico dell’autobus passando decine di negozi per turisti e prendiamo il testimone da un autobus strapieno di turisti.

Mentre, all'arrivo ci hanno subito caricati in autobus, al ritorno siamo stati inseriti in un labirinto di un parco giochi e di una serie di locali che offrivano, in caratteri cinesi, quasi ogni cibo da asporto che un ragazzo cinese potrebbe immaginare. Un luna park interrato che offriva giochi che vanno dal tiro con l'arco per interni fino ai classici flipper. Per me è un peccato che l'industria del turismo cinese ha copiato il peggio della cultura americana. Tuttavia, vale la pena visitare questa meraviglia delle antiche dinastie, la cui magnificenza offusca la mediocrità dell’intrattenimento.

Mentre siamo in fila per la sicurezza in una deserta piazza Tienanmen, un quadro gigante sopra l'ingresso della Città Proibita, creata durante la dinastia Ming, e che comprende circa 1.000 edifici, ci informa che questa dinastia cinese è stata fondata da Mao. La sua reputazione è protetta perché le sue guardie rosse, che perseguivano alla lettera le sue parole sulla rivoluzione culturale e artistica, sono state fermata dalla distruzione dalla saggezza del premier Zhou Enlai e dal suo fedele battaglione dell'esercito.

La mia prima visita nel 1998, 10 anni dopo la riapertura, era in una giornata fredda di febbraio, quando abbiamo fatto una passeggiata da soli attraverso i corridoi senza consapevolezza delle enormi tesori artistici e artigianali racchiusi. Ora, tornando, molti di questi tesori sono esposti in musei che mostrano ogni d'arte possibile, ci sono presto riempiti dalla grandezza di quello che oggi è conosciuto come il Museo del Palazzo.

Oggi, come in ogni giorno dell'anno, solo 80.000 visitatori sono autorizzati ad entrare in quello che è il museo più popolare del mondo e un must per ogni cinese a Pechino. A molti, le magnifiche ceramiche e porcellane di antiche dinastie creano ricordi più forti. Per gli orologiai occidentali, la collezione di grandiosi orologi ci ricorda che questa arte è stata portata in Cina dai commercianti inglesi e francesi nel 1700.

La sopravvivenza della religione è toccante con particolare attenzione al buddismo e Buddha d'oro. La ristrutturazione e la ricostruzione dei piccoli musei tematici si avvarrà delle competenze di artigiani cinesi per molti anni ancora. E’ facile immaginare di voler visitare la Città Proibita quasi ogni giorno per ammirare i musei e testimoniare il rispetto che i cinesi hanno per il mantenimento della pulizia e dello spirito di questo luogo.

Eppure, in queste due visite abbiamo trovato esempi di grandezza nell’ingegneria e nell'arte delle antiche dinastie della Cina, ma non ciò che resta della cultura del popolo, della vita in un villaggio durante la dinastia Ming. Per questo dobbiamo andare alla ricerca della cultura cinese in campagna.

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Antica Fanfara di Paliano
Antica Fanfara di Paliano: il potere dell’allegria

In Italia ci sono molte rievocazioni storiche, ma quando a queste si aggiunge la musica queste diventano una festa che avvicina passato e presente e questo è quello che fa l’Antica Fanfara di Paliano.
Noi non sappiamo esattamente come vivevano le persone nel passato, come si divertivano, quali battute le facessero ridere. Quando indossiamo i loro vestiti camminiamo su strade asfaltate e ben tenute. Ma quando arriva la musica la situazione cambia, specialmente se è musica ‘per ballare’.
Il corpo inizia sentire vibrazioni e sale un irrefrenabile desiderio di seguire il ritmo: non importa se sia musica elettronica o di una gironda, iniziamo tutti a ballare.
Ed ecco la magia che arriva: questo stato di benessere è lo stesso del rinascimento o del medioevo, è lo stesso dei romani ed è lo stesso in tutti i paesi del mondo. La musica è un linguaggio universale e il desiderio di muoversi seguendo il ritmo e la melodia è innato.
Questa è la magia che compie l’Antica Fanfara di Paliano quando viene invitata in qualche manifestazione di rievocazione storica. Connette due mondi lontani, porta allegria, avvicina i cuori. E lo fa con classe, utilizzando fedeli riproduzioni di strumenti antichi e con una profonda ricerca storico musicale!
L’Antica Fanfara nasce per caso, come spesso accade alle cose belle, da un uomo che aveva la passione musicale incisa nel suo DNA: Mauro Salvatori.

Mauro suonava il flauto nelle grandi orchestre, ed era felice. Andava in giro per il mondo spesso accompagnato da sua moglie Bruna Ascione che canta, ed era felice. Lavorava con gli Istituti di Cultura Italiani e portava la cultura musicale italiana nel mondo, ed era felice.


Poi sua figlia arriva all’età scolastica e ha bisogno di un posto dove stare e scelgono di tornare a Segni. Mauro inizia a dirigere la sua forte passione per la musica, nel frattempo cresciuta dal cambiamento di stile di vita, nell’insegnamento ai bambini.
Grazie al suo importante curriculum viene subito preso nelle scuole medie con indirizzo musicale, e qui scopre il mondo dei bambini ai quali riesce a trasmettere il suo amore. Una occasione gli fornisce l’idea di combinare le sue passioni: quella della musica e quella dell’orchestra.
A Paliano, dove Mauro Salvatori insegna nelle scuole, da qualche anno si riproponeva il corteo storico dei festeggiamenti in onore di Marcantonio Colonna tornato vincitore dalla battaglia di Lepanto. Il corteo doveva essere accompagnato da suonatori di tamburi e da qualche altro sottofondo musicale.
Inizia così un percorso di approfondimento della musica rinascimentale e di tutti gli strumenti che si usavano all’epoca e si inizia a formare il primo nucleo di piccoli musicisti. La moglie cuce i vestiti storici e suona la gironda mentre lui si preoccupa degli strumenti storici, della preparazione degli orchestrali e della direzione artistica. Oggi hanno circa 90 strumenti storici molto particolari fra cui un raro esemplare di Buttafuoco, uno strumento che contemporaneamente è a corde e a fiato.
Dal gioco di una estate, inizia un nuovo capitolo della sua vita. Se chi si occupa di un corteo vive solo poche settimane di preparazione, chi si occupa della musica, e deve preparare una piccola orchestra, vive ogni giorno proiettato su questo obiettivo.
Mauro inizia a fare ricerche storiche su musiche, strumenti e stili di vita al punto che a Segni, suo paese di origine dove vive, si sistema la sua cantina secondo lo stile antico e con un suo amico ristoratore la apre in qualche occasione particolare per feste in stile.
L'Antica Fanfara cresce e inizia ad avere una sua vita autonoma dal solo Palio di Paliano (che si svolge durante il mese di agosto) e viene chiamato in diverse regioni d’Italia e al Vaticano. Ovunque porta allegria e una irrefrenabile voglia di ballare con i ritmi rinascimentali.
L’ Antica Fanfara di Paliano oggi ha 25-30 elementi, persone che vanno dagli 11 ai 60 anni, con vesti storiche e strumenti antichi, e un vasto repertorio di musica antica. Mauro ha continue richieste di adesione alla fanfara (molti genitori vogliono suonare assieme ai figli) e i suoi occhi trasmettono quella allegria che già ti mette di buon umore e ti fa chiedere: “quando posso venire a ballare con voi? Dove è il prossimo appuntamento?”

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alimentari
Un insolito alimentari nel centro storico di Paliano

La magia dei centri storici è data da due fattori: la bellezza del posto e le emozioni che trasmettono le persone che lo vivono, in particolare i commercianti che con i loro negozi animano le vie del centro.

Paliano è un piccolo comune vicino Roma con strade e vicoli ben curati e pieni di fiori, con una vista panoramica mozzafiato e con alcuni negozietti particolari, come l’alimentari di Giuliana che merita una visita.

Gli Alimentari una volta erano il cuore dei paesi, erano il posto dove si trovavano selezioni dei migliori prodotti della zona. Il commerciante era un esperto intenditore che sapeva riconoscere la qualità e le particolarità che meritavano di essere assaggiate. Mano a mano che la distribuzione è diventata sempre più professionale e hanno aperto i supermercati, il commerciante ha iniziato a perdere la sua identità.

Tutti quelli che hanno tentato di mettersi in competizione sul prezzo con supermercati e con grandi magazzini hanno perso. E questo vale in ogni settore: dall’alimentari all’abbigliamento. Ma negli anni molti supermercati hanno aumentato la loro avidità ed hanno iniziato a commercializzare prodotti dalla dubbia provenienza o realizzati con ingredienti ‘non selezionati’.

Questo ha portato alla rinascita dei mercati locali, dove il rapporto produttore-cliente è diretto e a nuove opportunità per i tradizionali alimentari che tornano ad essere un punto di riferimento credibile per chi vuole qualcosa di genuino e di provenienza certificata. E la novità è che diventano un punto di riferimento sia per il produttore locale che per il cliente.

E qui inizia la storia di Giuliana Pantellini e del suo negozio nella via principale del centro storico di Paliano. Una famiglia che da 7 generazioni gestisce un negozio ed entrando ci si accorge subito che non è un banale alimentari. Lo spirito del luogo si percepisce subito da alcuni ripiani con distributori di sapone liquido e da cassettine di bottiglie vuote di plastica. Un tempio della sostenibilità, un paradiso per tutti quelli che vogliono fare la loro parte per aiutare il mondo.

Giuliana, forse anche per la sua passione per la chimica, ha creato e selezionato molti tipi diversi di sapone, con profumazioni e specificità per ogni esigenza. Saponi per chi ha pelli delicate e altre esigenze personali.

“Perché essere ecologici non significa trascurare il piacere di selezionare profumi e di accettare quello che viene proposto. Io guido alla selezione e spiego le qualità di ogni sapone. Poi metto da parte le bottiglie di plastica perché so che le persone si possono dimenticare di portare il contenitore vuoto e così offro loro questo servizio”.

Si è poi addentrata in tutta una serie di dettagli sui saponi che mi hanno fatto capire come la scelta di offrire saponi sfusi non è stata dettata da una operazione di facciata ma è nata da una sua esigenza di dare un servizio ai suoi clienti e di insegnare ad amare il rispetto del nostro pianeta.
Ma questa non è l’unica sorpresa. Ho finalmente visto le confezioni di biscotti e pasta realizzata con il ‘grano monococco’ da un produttore di Paliano, Livio Bertacco. Livio da qualche anno ha ricominciato a produrre questa varietà di grano che era andata perduta e si coltivava solo in poche aree.

“Questo grano è particolare perché lo possono mangiare anche i celiaci. Sono contenta di averlo perché supporto un produttore locale offrendogli un modo di ‘raccontare il suo prodotto’ e offro un servizio ai miei clienti. Oggi molti sono intolleranti o allergici e ho preparato per loro una selezione dei migliori prodotti per ogni esigenza. Ho quasi voglia di chiamare il mio negozio ‘Senza’: senza glutine, senza lattosio, senza olio di palma…”

Giuliana ha capito lo spirito del tempo e oggi è felice di essere tornata ad essere un punto di riferimento per i cittadini di Paliano che non vanno da lei solo a comprare i prodotti, ma vanno a chiedere consigli a una esperta che li aiuta nelle loro esigenze. E’ tornata l’alimentari del paese, dove le persone vanno sicure di trovare quello che cercano.

Non ci sarà la varietà del supermercato perché qualcuno ha già selezionato il meglio per noi, e questo qualcuno ci accoglie alla porta con un sorriso e ogni giorno con qualche nuova idea e suggerimento.

Se avete problemi di ‘senza’ o se volete gustare qualche particolarità di produttori locali, andate a sentire le storie che vi racconta Giuliana e la selezione che ha fatto per voi. Noi intanto ci siamo selezionate il nostro detersivo ecologico sfuso e abbiamo preso i biscotti senza glutine perché siamo diventati intolleranti a questa farina bianca troppo trattata chimicamente.

Viva le persone vere, i piccoli produttori e i commercianti che ce li fanno conoscere.

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Opening ex Chiesa Santa Chiara
Festa e musica a Murano nell’ex Chiesa Santa Chiara

Ieri sera è accaduto qualcosa di speciale a Murano che ha iniziato una sua trasformazione mondana con l’apertura di un centro di ritrovo per artigiani, artisti e turisti. Musica a Murano: le note di una orchestrina vibravano nell’aria e seguendole si arrivava ad una grande festa in un luogo ‘misterioso’.

Attraverso un portale in stile bizantino di marmo bianco si entra in un grandissimo spazio che evoca tante diverse emozioni. Da una parte la storia e dall’altra un tripudio di creazioni: dal vetro declinato in tutte le sue migliori forme espressive alle borse in pelle artigianali (La Belle), dai quadri ai gioielli in argento (Massimo Pizzato) fino ad un ‘artista delle essenze’ che prepara profumi personalizzati (Arnò profumi).

Al centro della grande sala, il maestro Silvano Signoretto realizzava una opera in vetro sotto lo sguardo sognante di molti curiosi che si domandavano quali forme stesse modellando e cercavano di indovinare il risultato finale. Il maestro lavorava con gesti rapidi e precisi e con uno sguardo fulminante con il quale comunicava con il suo assistente.

L’occasione della festa era l’apertura della Ex Chiesa Santa Chiara e l’atmosfera riportava alla gioia dei veneziani e alle loro leggendarie feste. E la musica aleggerà sempre nell’aria come si comprende osservando il grande pianoforte bianco fatto arrivare il giorno prima bloccando il canale di Murano per un paio di ore.

Ma cosa è l’ex Chiesa Santa Chiara?

E’ una esposizione di prodotti artigianali italiani, in cui è possibile assistere a dimostrazioni dal vero di maestri e artigiani del vetro, gustando un aperitivo in giardino accompagnati da un sottofondo musicale. E’ un posto dove gustare dei piacere dell’isola e apprezzare la creatività italiana.

E’ un capovolgimento dello stile di Murano dove i maestri vetrai iniziano a lavorare presto e il turismo termina con il traghetto del pomeriggio che torna a Venezia.

Pochi restano nell’isola che quindi non offre molti svaghi serali. La sfida è grande: far tornare Murano presente nei sogni  di ‘tempo lieve’ dei visitatori, andando oltre il giro mattutino negli atelier del vetro.

La storia, che ha portato alla festa, inizia cinque anni fa quando la famiglia Belluardo di origini italo-canadesi torna a vivere a Venezia e decide di aprire una propria attività. Trovano una ex chiesa semidistrutta a Murano che Napoleone aveva sconsacrato e che era stata utilizzata in vari modi prima di essere abbandonata.

Il padre Giovanni se ne innamora. E sono sicura che è amore perché solo quando si perde la testa per qualcuno o qualcosa non ci si accorge delle difficoltà e delle fatiche a cui si andrà incontro. Basta pensare all’imponente tetto in capriate in legno da rifare rispettando tutte le indicazioni di un edificio storico e senza poter usare una gru.

Ma l’amore è forte e ieri Giovanni ha dato la ex Chiesa Santa Chiara ‘in sposa’ alla città di Murano con una festa memorabile. Da oggi il suo compito cambia ed è nata una associazione che avrò il compito di organizzare eventi e di stringere collaborazioni per far vivere non solo l’ex Chiesa di Santa Chiara ma l’idea stessa di Murano.

Murano da ieri torna mondana e attrae nuovi spiriti e turisti.

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