Gashi painted by Gjergj Kola
Albania da scoprire con i suoi grandi artisti contemporanei

Artisti e una mostra d’arte su Santa Madre Teresa di Gjergj Kola e di Hevzi Nuhiu per una Albania da scoprire insieme ai suoi grandi artisti contemporanei.

L’occasione della mostra era quella di festeggiare i 25 anni di relazioni diplomatiche tra l'Albania e la Santa Sede che si erano interrotte durante il comunismo. In questi anni due papi hanno visitato l’Albania: Papa Giovanni Paolo II nel 1993 e recentemente Papa Francesco e la santificazione di Madre Teresa ha unito le sponde del mare Adriatico.

Uno degli interventi più toccanti della mostra è stato quello del poeta Visar Zhiti, che è anche l’ambasciatore presso la Santa Sete. La storia di Visar è molto toccante perché da giovane è stato incarcerato dieci anni per una poesia. Dieci anni trascorsi in una cella per delle parole che, in fondo, sono parole d’amore dedicate alla vita. Ma quei dieci anni di sofferenze si ritrovano nella pace della sua voce e del suo sguardo che supera il momento e si incide nel cuore.

La parte pittorica, con i ritratti di Madre Teresa, è stata affidata alla maestria e alla sensibilità di Gjergj Kola, un artista albanese specializzato in ritratti. Gjergj dipinge le persone in uno stato di trance, entrando nello spirito di chi ha di fronte. I suoi volti colgono gli aspetti più profondi e arrivano direttamente al cuore del visitatore.

Accanto ai ritratti la mostra continua con le sculture di Hevzi Nuhiu Lavori direttamente scolpiti nel legno di ulivo che riportano ad una dimensione più materica di Madre Teresa e che creano un collegamento fra uomo e natura, fra divino e terrestre.

L’Albania da scoprire appare sempre di più come un paese effervescente, dove la cultura ha assunto un ruolo fondamentale nella nuova immagine che si sta costruendo. Poeti, musicisti, pittori e scultori sono chiamati a cambiare pregiudizi e superstizioni legati all’immagine di un paese chiuso e non aperto al mondo.

Non a caso il primo ministro dell’Albania è quel Edi Rama, pittore e artista lui stesso, che è diventato famoso quando da sindaco di Tirana ha iniziato a dipingere con allegri colori tutte le grigie case realizzate secondo uno stile anonimo durante il regime comunista.

Le celebrazioni continuano con un concerto al pianoforte del maestro Alexander Gashi la cui bravura gli ha portato una cittadinanza onoraria italiana. La musica di Gashi penetra con la stessa forza delle pennellate di Gjergj Kola che lo ha idealmente raffigurato in un ritratto insieme a Madre Teresa.

La grandezza dell’Albania da scoprire e l’alto livello raggiunto dai suoi artisti è ormai un fatto acclarato e uno dei maggiori artisti contemporanei è sicuramente lo scultore Helidon Xhixha, le cui opere si trovano esposte nei maggiori musei del mondo. Recentemente l’artista ha avviato una collaborazione per alcune opere nella collezione della Fiam, una importante impresa italiana attiva nel design del vetro. Vittorio Livi, fondatore dell’impresa di Pesaro, lo ha voluto per arricchire la sua offerta di opere e di specchi destinati ai mercati raffinati internazionali.

La cultura ha talmente assunto un ruolo fondamentale che il musicista e compositore Admir Shkurtaj ha realizzato l’opera ‘Il Naufragio’ dedicata alla tragedia dell’affondamento della motovedetta albanese Kater I Rades nel 1997. L’opera è già stata presentata alla Biennale di Venezia riscuotendo un grande successo.

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Shazia Naqui I Sport Travel
Shazia Naqui: il destino nel viaggiare

Shazia Naqui Carfagna: nel suo nome è racchiuso tutto il suo destino. Shazia è un nome di origini persiane e, come tutti i nomi dei bambini della cultura Urdu, è stato scelto dai genitori con un preciso significato: ‘rara’ ‘principessa’ – bellezza e regalità.

Shazia nasce in Pakistan, a Karachi, da genitori indiani che si erano trasferiti dopo l’indipendenza dell’India e suo padre avvia un’attività di esportazione di materie prima dal Pakistan e lavorazione del cotone arrivando ben presto a fornire le migliori catene di distribuzione americana. Ma il loro destino è l’Italia.

Come è strana la vita! Quando suo padre aveva soli 12 anni, ed una conoscenza molto limitata del mondo, durante un gioco aveva detto che sarebbe andato a vivere in Italia e così quando molti anni dopo la Camera di Commercio Pakistana gli ha chiesto dove volesse andare a lavorare e a promuovere il loro paese, lui non ha avuto dubbi e ha risposto: ”in Italia!”.

Così a 3 anni Shazia arriva in Italia con la sua famiglia, frequenta le scuole americane e inizia a costruire questa sua particolare personalità in cui emergono almeno 3 culture: la dolcezza e la profondità di quella Indo Persiana (Urdu è una delle 3 lingue ufficiali dell’India), il pragmatismo di quella americana e la gioia e creatività di quella italiana. Anzi ‘Romana’!

L’Italia è un magnifico paese composto da molte anime. Io mi sento profondamente romana. Amo questa città in cui sono cresciuta e che ho imparato a conoscere in modo particolare. I primi anni a scuola era come se vivessi in un mondo parallelo. Parlavo soprattutto Urdu e Inglese e i miei compagni erano tutti internazionali. Roma mi è entrata nell’anima respirando l’aria e gli umori delle persone!

Con questo mix di culture non poteva che avere successo nella vita. Un successo scritto nel destino.

Il suo nome italiano, Carfagna, è quello del marito che ha conosciuto durante un tamponamento sulla Roma-Fiumicino (l’autostrada che porta all’aeroporto). Credo che questa sia la cosa più ‘romana’ che esista: la fila di auto sul Grande Raccordo Anulare e il tamponamento. Se non ti è mai successo nella vita, allora non sei di Roma.

Il suo lato americano emerge negli affari e Shazia gestisce imprese da quando aveva 19 anni, quando un malore del padre la obbliga a prendere in mano le redini della impresa di commercio internazionale di famiglia. Lo fa con classe e con successo. Gira il mondo ma non sente che quello è il suo destino.

Ha lavorato per supportare suo padre, poi per suo marito in imprese che amava di riflesso, perché erano care alle persone della sua vita, ma non erano il suo destino. Quando diventa mamma ha l’occasione per concentrarsi di più su se stessa e su sua figlia e finalmente inizia il suo cammino.

Quando si ha la fortuna di amare il proprio lavoro è come se non si lavorasse mai. Vita e lavoro si confondono in un piacevole percorso. Ho iniziato I Spor Travel, la società di viaggi legata al mondo dello sport, ispirata dal desiderio di far crescere bene mia figlia e i suoi compagni di scuola. Il mondo dello sport era rimasto ancorato a schemi di business che non favorivano scambi culturali e una formazione aperta e internazionale dei ragazzi. Ho seguito le tendenze del mercato inglese e abbiamo creato nuove opportunità per i ragazzi e le famiglie, italiane e da tutto il mondo.

Il segreto di questa impresa è quello di dare subito una impostazione professionale ai ragazzi portandoli a contatto con i grandi campioni o le grandi società sportive, facendoli vivere da campioni e spingendoli ad assaporare il sapore della vittoria. Quando un ragazzo capisce la bellezza della adrenalina positiva poi è spinto a dare il meglio.

Ma le madri hanno un altro interesse, dare ai propri figli una conoscenza ampia del mondo, far apprezzare arte e cultura e i viaggi di Shazia sono sempre accompagnati da esperienze nella cultura dei luoghi.

Per me che ho vissuto con i piedi e il cuore in un mondo interculturale è importante poter conoscere e apprezzare lo spirito dei luoghi. Quel patrimonio intangibile fatto di sfumature che bisogna imparare a leggere come ho fatto io da bambina!

I Sport Travel è cresciuta ed oggi si rivolge ad un pubblico di tutte le età a cui propone una combinazione di Sport e Cultura Italiana, mantenendo il suo spirito iniziale di un viaggio nel meglio delle espressioni dell’uomo.

Lasciarsi viaggiare da Shazia è come lasciarsi andare alle emozioni.

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homeopathy in vineyards in Piglio
Cesanese del Piglio, omeopatia per il vigneto più amato

Piglio è famoso per il suo vino Cesanese DOCG ed ora anche per il particolare modo con cui alcuni viticoltori si prendono cura dei loro vigneti. E’ il caso di Geminiano Montecchi che usa l’omeopatia per i vigneti, con cui protegge le sue piante, e organizza corsi per diffondere questa cultura.

Geminiano Montecchi e la sua compagna Maria Ernesta Berucci sono viticoltori e la famiglia Berucci produce Cesanese e Passerina al Piglio da secoli. Prima di tornare alle loro radici hanno girato il mondo e lavorato a contatto con culture e popoli diversi, portando innovazione nella conduzione dei loro vigneti.

In uno dei suoi viaggi Geminiano incontra Radko Tichavski, Direttore dell'Istituto Comenius in Messico che diffonde il metodo "omeopatico" in agricoltura tramite corsi e consulenze. Tichavski è andato oltre la classica “agro-omeopatia” e ha coniato il termine di “olo-omeopatia”, che riprende il concetto di "Olone" del filosofo Arthur Koestler, nel 1968. L’olone è un sistema dove ogni elemento contiene la stessa informazione del tutto e un minimo cambiamento in una parte del sistema si ripercuote in tutto il sistema.

Secondo il metodo olo-omeopatico l’azienda agricola è un unico organismo, un sistema complesso di elementi viventi e non viventi di cui l’uomo svolge il ruolo centrale di curatore. Il centro dell’attenzione sono le relazioni e non i singoli elementi, sono le relazioni che devono essere rinforzate. Geminiano è un geologo e conosce bene come si stabiliscono le relazioni fra gli elementi naturali e ora ha studiato come intensificarle.

Tutto è in comunicazione. Le piante, ad esempio, comunicano tra loro attraverso i COV (Complessi Organo Volatili) emessi nell'aria dalle foglie e con altre molecole emesse dalle radici nel suolo. Il suolo, poi, mette tutti in connessione grazie ai funghi che con le loro ife, estese anche per chilometri quadrati, costituiscono il ‘web del suolo’. Parassiti e malattie non sono visti come nemici da debellare, ma come messaggeri di un disequilibrio nella dinamica vitale del sistema, che automaticamente si ritirano quando viene ristabilito l’equilibrio.

L’agricoltore interagisce con il sistema utilizzando i cinque sensi: odora il suolo e le piante per valutarne lo stato di salute, assapora le piante, osserva la loro disposizione e quella delle loro single parti (come rami, fiori, frutti, crescite asimmetriche ecc..), osserva i cambiamenti episodici, giornalieri e stagionali. Maria mi spiega il concetto con parole molto semplici:

Curare un vigneto secondo l’omeopatia, quindi, significa osservare il tutto. Osservare le piante e leggere le informazioni che ci inviano per aiutarle a crescere. Un po’ come quando si educano i bambini assecondando la loro indole e non intervenendo solo nelle crisi.

Come noi osservano gli amici dei nostri figli per capire come si stanno incamminando nella vita e se sono in pericolo, Geminiano e Maria osservano, ad esempio, gli alberi di noce e di melo, che sono gli amici e le ‘sentinelle’ del vigneto, e le altre piante vicine.

Lo scopo del metodo olo-omeopatico è quello di prendersi cura del sistema agricolo intensificando le relazioni tra i vari organismi viventi in modo da creare un sistema più' "robusto" e in salute, e fortificare le piante per produrre alimenti sani, di qualità, rispettando tutti gli esseri che vivono nell’ambiente in cui operiamo.

Le tecniche utilizzate nell'omeopatia per i vigneti sono la consociazione di piante idonee tra di loro, il suolo non viene arato per non rompere le radici, e non disconnettere le piante, e vengono dati preparati omeopatici generici e specifici.

I vantaggi del metodo olo-omeopatico sono una alta qualità dei prodotti, un maggiore gusto e valore alimentare. L’armonia e la vitalità delle piante si manifestano con una maggior resistenza ai parassiti, alle malattie, e alle avversità climatiche. Il tema è affascinante ma per chi non è esperto restano molte domande come quale sia la differenza tra l'agricoltura biologica e quella omeopatica.

L'omeopatia cura il malato e non la malattia, lavora sui livelli energetici. Secondo l'omeopatia la malattia non è uno stato ma un processo. Un essere vivente si trova sempre in una situazione di equilibrio dinamico tra gli estremi salute-malattia che sono tra loro complementari. L’agricoltura biologica lavora con la materia (compostaggio, ecc.) mentre l’olo-omeopatia lavora con l'energia.

Ad esempio, quando si verifica una distorsione nel sistema si deve preparare una soluzione specifica, ma un preparato omeopatico non si può trovare con una analisi chimica del prodotto perché è totalmente diluito nell’acqua. Durante la fase di dinamizzazione del preparato, le nano-particelle di silice si staccano dal contenitore di vetro e creano delle matrici con le particelle d'aria. Su questa matrice si stampa il "messaggio energetico" che verrà dato alla pianta mediante l'acqua (il vettore).

Questa è la differenza: un messaggio energetico invece di un messaggio chimico. In questo modo si immette nel sistema la capacità di riequilibrare i suoi livelli energetici specifici per correggere le sgradite distorsioni che si sono verificate.

Alcuni concetti di bio-dinamica erano noti ai coltivatori nella aree dove la tradizione vitivinicola è antica. Ad esempio si possono osservare piante di rose all’inizio di ogni filare di viti perché le rose hanno il compito di avvisare quali stress e attacchi sta subendo il filare, come ad esempio l’attacco di peronospora.

Per avere notizie sui corsi di omeopatia nei terreni potete seguire la pagina Fb o chiamare l’agriturismo Casa Berucci al Piglio.

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Larissa Museum Thessaly
Due milioni di anni in Tessaglia

Le grandi città del mondo antico come Roma e Atene sono bambine in confronto con i paesi della Tessaglia nella Grecia centrale.

L'area di Larissa, la capitale della Tessaglia, è stata continuamente occupata fin dal neolitico e ci sono recenti scoperte che risalgono al periodo Paleolitico.

La Tessaglia oggi è una provincia della Grecia e i suoi confini variano poco da quelli dei tempi antichi, alcune città sono scomparse, altre sono nate ma la geologia e la geografia rimangono le stesse. La pianura della Tessaglia è delimitata a sud dalle montagne e dai laghi di Kardiza.

A ovest si trovano i monoliti giganti di Meteora che sostengono i favolosi monasteri bizantini così famosi al mondo. A nord si eleva il Monte Olimpo mentre a sud-est la pianura termina con le acque del mare e le città di Volos, la mitica città si Tebe e da cui iniziano le avventure di Giasone.

Così le persone di Larissa e della Tessaglia hanno molto da ricordare ed essere orgogliose come inizio della civiltà in Grecia. Persone che lavoravano i terreni ricchi di pianura e adoravano i loro dei sui monti.

Circa 30 anni fa fu indetto un concorso per la progettazione di un museo per raccogliere il 'passare del tempo' in Tessaglia e in particolare la zona Larissa. La costruzione del museo è stata completata dieci anni fa mentre il museo è stato completato nel 2013. Si tratta di un museo ‘fresco’ e non esiste ancora un negozio del museo, un libro fotografico o un catalogo, anche se gli alberi di pino nel parco risalgono a 40 anni fa.

Il Museo Diacronico di Larissa in 11 sezioni racconta la storia della regione partendo, dalle prime tribù, e come i conquistatori hanno lasciato le loro impronte. Si inizia dalla Paleologia e si arriva al Neolitico per poi scivolare nella all'età del bronzo prima di incontrare i grandi periodi classica ed ellenistica. L'arrivo dei Romani è seguito dall'avvento del cristianesimo e poi il relativamente lungo periodo bizantino.

Ogni spazio si apre con la cultura del periodo descritta in modo da creare interesse e il visitatore si trova immerso nello sviluppo del genere umano della Tessaglila. Il tempo è compresso e a si ha l’impressione di scavare nel passato con una progressione apparentemente logaritmica.Un milione di anni di Paleolitico, diecimila di Neolitico, mille, un centinaio di anni, registriamo le variazioni dei popoli e lo sviluppo della tecnologia e stile di vita, come corriamo verso il ventunesimo secolo DC.

Una delle mostre più sorprendenti è la gamma di ciotole in ceramica fine del Neolitico, fino a 8.000 anni fa. Queste ciotole sono state realizzate in forni aperti a circa 850 gradi.

L'area della Tessaglia è rinomata per i suoi cavalli fin dall'antichità e ci viene ricordato che Bucefalo, il magnifico stallone di Alessandro Magno, veniva proprio da qui e per questo il cavallo è il simbolo della locale squadra di calcio e si trova nelle maglie dei giocatori.

Arriviamo al periodo di controllo turco e alla città di Ampelokia che per quasi cento anni dalla metà del 1700 è stata la prima cooperativa al mondo, e ha avuto un grande successo nella tessitura e in particolare la coloritura delle stoffe con un rosso particolarmente resistente che resisteva al sole.

Ancora oggi, guidando ad ottobre nella pianura della Tessaglia, si rimane colpiti dai molti campi di cotone e ogni strada ha un bordo bianco di cotone soffiato dai carri utilizzati nella raccolta.

La ricchezza di Ampelokia era venuta dalla capacità di colorare questo cotone con la loro tintura rizari ed esportavano il cotone filato e tinto nelle principali città europee. Purtroppo i coloranti all'anilina hanno sostituito i rizari nel 1800 ma la storia ci insegna che il rizari era il prodotto migliore.

Non solo per il colorante, la visita al Museo Diacronica di Larissa è un'esperienza davvero coinvolgente, quasi ogni mostra ha una storia che affascina. Non abbiate fretta di attraversare la Tessaglia andando alle Meteore, al Monte Olimpo o alla tomba di Filippo e prendere un giorno o più in questa città per godere della sua storia e dei suoi musei, tra cui la statua e il piccolo museo di Ippocrate che è morto proprio qui a Larissa.

E Mentre sorseggiate un caffè, cercate Antonis Karakonstatakis su Fb e andatelo ad incontrare per iniziare la vostra collezione di gioielli realizzati con i mosaici di pietra del Monte Olimpo.

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Un paese di artisti: Songzhuang Art District a Pechino

Cosa vi viene in mente se dico Songzhuang? E se dico Greenwich, Soho, Montmartre, Via Margutta? In questo secondo caso subito la mente si popola di artisti, tavolozze di colore, immagini, suoni e poesie.

Ora provate ad immaginare di moltiplicare per 10 tutto quello che avete visto a New York, Londra, Parigi o Roma. 10 volte più colore, artisti, gallerie, sculture … Il risultato è un ambiente frizzante e creativo dove si respira un’aria insolitamente impertinente intrecciata ad un rispetto della classicità.

Questo è Songzhuang Art District a Pechino, a 20 km dal centro e oltre il sesto anello (che significa il sesto Grande Raccordo Anulare per chi è di Roma). Un centro dove vivono e lavorano circa 6.000 artisti, e penso che sia la più grande comunità di artisti del mondo.

La particolarità di Songzhuang è che è ancora ‘pura’, nel senso che, non essendo ancora nota al pubblico di turisti e di curiosi, conserva una sua genuinità e gli artisti che abbiamo incontrato sono molto più concentrati a creare che a commercializzare le proprie opere.

Questo quartiere artistico di Pechino nasce intono al 1994 quando un gruppo di artisti dell’avanguardia cinese sente il bisogno di ritrovarsi per condividere ispirazioni e un comune modo di vivere. Una iniziativa un po’ privata e un po’ ispirata dalla politica iniziata quando Li Xianting, iniziatore del movimento “Political Pop” e “Cynical Realism”, sceglie questa zona per il suo gruppo.

Gli anni passano e, dopo un periodo di diffidenza, oggi è famoso il Songzhuang Art Festival e il governo ha deciso di promuovere questa area costruendo una strada e le infrastrutture e qui presto saranno spostati parte degli uffici amministrativi del governo cinese. L’idea di fondo è di creare un grande attrattore turistico.

Mei Jin

Con un gruppo di amici abbiamo scoperto Songzhuang un venerdi pomeriggio quando, dopo una riunione di lavoro sul ruolo dei musei nello sviluppo di un territorio, avevo scelto alcune foto del gruppo di artisti del 798, l’ex fabbrica trasformata in un insieme di gallerie d’arte e laboratori. Il nostro ospite cinese ci guarda e ci dice che:

“gli artisti di 798 sono diventati troppo commerciali. Se volete respirare lo spirito dei nostri tempi dovete andare a Songzhuang. Vi organizzo un viaggio questo pomeriggio e una visita a un paio di artisti”.

Ed è così che entriamo nello studio di Mei Jin, una delicata artista cinese, minuta e raffinata, che ha studiato e lavorato a lungo in Russia, in Tagikistan. La sua casa studio si trova all’interno di un edificio moderno di design realizzato troppo in fretta e con poca manutenzione.

La sala principale è piena di quadri che raffigurano persone. Si respira una grazia e una eleganza particolare. Tradizione, classicità e modernità si fondono in colori sereni e in volti che trasmettono pace. Le pose delle persone sono inusuali, i vestiti richiamano stili indefinibili ma l’insieme trasmette armonia e viene voglia di portarsi via uno dei suoi ritratti per poterlo godere per sempre.

Mei Jin non parla inglese e ci aiuta la sua allieva Monik, molto positiva e accogliente. Insieme ci preparano un te e ce lo offrono con una cerimonia non ‘cerimoniosa’ che diventa allegra quando Bruno Grassetti indossa la sua medaglia di ‘Amico della Cina’, un riconoscimento del Governo Cinese per la sua lunga collaborazione con questo paese.

Mei Jin è una artista che incarna lo spirito cinese e dona ad ognuno di noi una calligrafia del maestro Qingfang Mu. Poesie e frasi scritte per suscitare riflessioni e ricondurre lo spirito dell’uomo al vero valore della vita: una relazione diretta con la terra e con l’universo.

Gulistan

Mei Jin e Monik ci portano poi a conoscere un’altra artista, Gulistan che abita a dieci minuti di macchina. La zona è molto ben tenuta e accanto ad edifici tradizionali si trovano strutture architettonicamente interessanti. L’interno della casa/studio di Gulistan ha uno stile molto diverso e appare come un loft pulito e ordinato.

Gulistan parla un buon inglese e ha avuto molti contatti con Londra e questa influenza occidente si ritrova non solo nella disposizione della casa ma anche nello stile pittorico. Molti dei suoi quadri erano ad una mostra e ci ha potuto far vedere solo poche opere dalle quali abbiamo tratto un particolare interesse. Ovunque troviamo un po’ della nostra storia e un po’ di quella orientale. Tratti familiari intersecati con tratti esotici.

La sua accoglienza è stata calorosa e ha avuto un momento molto intenso quando ci ha fatto vedere una prefazione di un suo catalogo di una mostra in Italia. Le era stata dedicata una poesia in italiano e Bruno la ha recitata ad alta voce suscitando brividi di emozione per la profondità del testo.

Al termine della visita, Mei Jin e il maestro calligrafo Qingfang Mu ci hanno ricondotto in albergo attraversando una Piazza Tienammen in pieno fermento per i preparativi della festa della Repubblica del giorno dopo.

Una Pechino diversa, persone speciali e emozioni particolari: Songzhuang merita decisamente di essere conosciuta e visitata.

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Nike Borghese Giubileo Australiano
Le celebrazioni australiane per il giubileo di Papa Francesco

Il Giubileo Australiano ha un suo proprio spirito e verso la fine dell'Anno della Misericordia si celebra in modo speciale con tre dei suoi migliori artisti: Nike Borghese, Kevin Brophy e George Palmer.

La performance, chiamata 'Faces of Mercy ", si è tenuta a Sydney il 23 ottobre e sarà a Roma nel mese di novembre, presso l'Australian House direttamente nel cuore della cristianità.

I ‘Volti della Misericordia’ è una performance che risponde alla chiamata di Papa Francesco di 'annunciare la misericordia di Dio come il cuore pulsante del Vangelo' e che per questo ha proclamato un giubileo straordinario per 'guardare con più attenzione alla misericordia'. Le parole del Papa:

Se apriamo i nostri cuori a quelli ai margini della società, allora possiamo vedere quante sono le ferite sulla carne di coloro che non hanno voce perché il loro grido è soffocata dall'indifferenza dei ricchi.

La grande novità di questo Giubileo è il fatto che ogni chiesa può festeggiare il proprio anno di misericordia e questo ha portato meno pellegrini a Roma ma più attività in tutto il mondo. Questo è il motivo per cui anche l'Australia, dove la fede cattolica non è dominante e la distanza dal Vaticano è di diverse migliaia di chilometri sulla terra e sul mare, ha progettato la propria festa nella Cattedrale di St Mary a Sydney.

John McCarthy, il precedente ambasciatore australiano presso la Santa Sede, ha concepito lavoro artistico basato su un dipinto originale, la poesia e una composizione musicale. Voleva riflettere l'attuale spirito dell’Australia, un paese in cui l'arte è nella sua età dell'oro e molti artisti sono arrivati sulla scena internazionale. John ha scelto artisti di talento tra i suoi collegamenti fra Australia e in Italia.

La performance ha coinvolto tutti i sensi del pubblico attraverso una combinazione di immagini, suoni e parole ispirate. Per creare il trittico che ‘imposta la scena', ha invitato la principessa Nike Arrighi Borghese di Artena, che è cresciuta ed educata a Sydney. Nike indaga a fondo il tema del comportamento umano, dalla disperazione alla misericordia fino all'amore, in un grande quadro suddiviso in tre parti con un dominante blu intenso che guida il visitatore verso la Gioia.

Il poeta Kevin Brophy ha scritto il 'libretto', una raccolta di sue poesie, di preghiere di Papa Francesco e il Salmo 69.
George Palmer ha trasformato queste immagini e la poesia per creare una musica ispiratrice. Il suo collegamento con l’arte è davvero interessante. Prima di arrivare ad essere compositore di musica a tempo pieno, era un giudice della Corte suprema del NSW, ben noto a John McCarthy per essere un ‘Consigliere della Regina’.

La composizione musicale ha combinato la voce parlata delle poesie di Kevin Brophy con le canzoni per un soprano e il coro della cattedrale. Cinque strumenti d'archi e fiati hanno creato lo spirito e il sottofondo musicale. L’esito di questo impegno creativo è stato una in tre parti, 'cantata' compresa la voce parlata.

La composizione è stata prodotta e diretta dal direttore artistico australiano Michael Campbell. Il luogo della performance è stato la cripta della cattedrale e questo ha esaltato l’aspetto mistico della manifestazione.

Santa Maria è una tradizionale cattedrale neo-gotica e la cripta sottostante ricorda alcune chiese medievali Italiane. Eppure, si tratta di una struttura relativamente moderna costruita sulla 'calda' roccia arenaria di Sydney in oltre 100 anni dal 1865. L'arenaria nella cripta reagisce alla luce su di essa creando emozioni che riflettono i temi in ogni fase della performance.

Le parole del Papa Francesco e le canzoni sono state eseguite da Amelia Farrugia, un soprano molto amato dal pubblico australiano, che si era esibita come solista alla Messa Finale per Papa Benedetto XVI, e nel Festival di Spoleto.

Sono stato estremamente felice di assistere allo spettacolo e sono sicuro che sarò a Roma il 17 novembre 2016 per condividere con mia moglie in Italia il vero Spirito Australiano del Giubileo.

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Barangaroo Reserve Sydney Australia
Barangaroo Reserve: una nuova meravigliosa area a Sydney

L’area di Barangaroo Reserve di Sydney era occupata dal popolo Gadigal forse da oltre 10.000 anni fa.

Allora il porto con le colline circostanti erano abitate da circa 1500 persone quando i Britannici arrivarono a Camp Cove e dichiararono che la terra era di 'nobody’, una Terra Nullius, e se ne impossessarono senza consultare la popolazione locale - i veri proprietari - e anche senza offrire palline e un contratto di vendita.

Gli inglesi erano solo l’ultima potenza marittima fra i visitatori. I cinesi erano venuti nell’XI secolo e poi in sequenza olandesi, portoghesi, inglesi e francesi. Quando il capitano inglese Arthur Phillip arrivò il 26 gennaio 1788, portava con sé un carico di detenuti dalle carceri sovraffollate di Londra.

Gli aborigeni di quel tempo erano per lo più pacifici e soggiornavano accoglienti senza rancore intorno al porto. Per molti anni dopo l'insediamento dai colonizzatori, la vita marina del porto, e in particolare i frutti di mare del porto interno, sono state condivisi.

A quel tempo, Barangaroo era una persona chiave nella comunità aborigena locale, una donna Cammeraygal tra i cui mariti c’era il leggendario Benelong, probabilmente il più noto Aborigeno fino alle recenti stelle dello sport.

Il primo insediamento di Sydney nacque intorno a ciò che ora è conosciuto come Circular Quay. Lo sviluppo maggiore si è poi verificato a Millers Point e nella zona conosciuta come The Rocks, quella sopra la quale approda il gigante flusso di auto del Sydney Harbour Bridge.

La zona è costituita da case a schiera in pietra e da una pletora di vecchi 'pub' (alberghi e taverne) ciascuno con un suo unico marchio. Con l’aumento del commercio e del traffico, il porto è stato ampliato e sono stati costruiti moli in varie insenature e baie, principalmente sul lato sud del porto, e uno significativo sul lato ovest di Millers Point e Walsh Bay.

Con la costruzione del ponte nel 1932, l'accesso ad ovest si è ridotto e le navi da crociera come la Queen Mary non potevano più passare. Eppure da circa 50 anni fa le attività portuali si sono estese oltre il porto di Sydney.

Circa 10 chilometri a sud del porto si trova Botany Bay dove gli inglesi sbarcarono nel 1770. Le navi entrano con Capo La Perouse sulla loro destra, che prende il nome dall’esploratore francese che ha perso la gara per colonizzare l'Australia. Qui un nuovo porto container è stato costruito nel 2003 ed è stato deciso di spostare tutte le attività portuali di Sydney Harbour a Botany Bay.

Questo riassetto ha lasciato alla riqualificazione del lato occidentale di Millers Point. I governi spesso non gratificano i loro elettori in tempi brevi e diverse persone si sono impegnate per un futuro sostenibile assicurando che il sito sarebbe sviluppato in una riserva, Barangaroo Reserve. Il ricordo di Barangaroo in questa riqualificazione è appropriato e Benelong è il punto vicino all’Harbour Bridge dove si trova la Sydney Opera House.

Il progetto ha comportato la creazione di una nuova collina per collegare il porto a The Rocks e la messa a dimora di circa 78.000 piante e alberi locali. In qualsiasi pomeriggio di fine settimana, non c’è miglior passeggiata di una che inizia a bordo dell'acqua e arriva sulla vetta di una collina in uno spazio aperto sopra sei piani con colonne giganti che ricordano un colosso dell'antichità.

Una volta in cima è, la passeggiata continua verso il Lord Nelson con la propria fabbrica di birra, e giù lungo Windmill Street fino all’Hero of Waterloo, meglio conosciuto per i suoi gruppi jazz che sfidano la famosa band dell'Hotel della Pace al Bund per la loro eccellenza in ‘Jazz geriatrico’.

Barangaroo Reserve aggiunge la rivendicazione di Sydney di essere definitivamente la più bella città del mondo e vi spinge ad aggiunge un giorno durante la vostra prossima visita in questo luogo meraviglioso in cui le culture dei tradizionali si fondono con il moderno occidentale, dove le meraviglie di ingegneria emoziona e dove l'uomo dimostra che si preoccupa del suo ambiente.

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