Befana e la tradizione della Dea Diana
Le origini della befana: una festa dedicata alla natura

Tutto parte dal ciclo della natura e anche la festa del 6 gennaio era nata per festeggiare un momento importante della vita delle piante. Anche se oggi vediamo solo i Re Magi o la Befana, tutto ha inizio molti anni prima ed è legato al solstizio invernale.

L’inverno è il periodo in cui muoiono alcune piante ma è anche l’inizio delle nuove vite che iniziano lentamente a formarsi sottoterra e sui rami degli alberi. Per questo capodanno si festeggia in questo periodo dell’anno e la nascita e la morte della natura si rispecchiano anche nel passaggio dell’anno del calendario.

Ma dal solstizio in poi le giornate tornano ad allungarsi e la vita torna a battere in diverse forme. Così nella tradizione antica i dodici giorni dopo il solstizio sono i più importanti dell’anno e il periodo fra il 25 dicembre (che era tradizionalmente il solstizio) ed il 6 gennaio avvengono alcuni miracoli.

Secondo una tradizione Romana, proprio tra la fine di dicembre e il 6 gennaio la dea Diana volava sui campi coltivati per renderli fertili. Inoltre la dea portava doni di frutta o dolci ai più piccoli, e questo sembra veramente molto simile alla tradizione cristiana e a quella della befana.

Se i Re Magi portano doni arrivando su dorso di cammelli, la befana vola proprio come la dea Diana, ma usa una scopa, ed entrambi portano doni nella notte tra il 5 e il 6 gennaio. I doni della befana sono proprio dolci e caramelle e li mette nelle calze.
Esiste una leggenda che collega i Re Magi con una vecchietta alla quale avevano chiesto informazioni circa la strada per Betlemme. La vecchietta si pentì di essersi rifiutata di seguirli e uscì di casa iniziando a dare doni ai bambini che incontrava nella speranza che uno di loro fosse proprio Gesù.

Solstizio, Natale, Fine Anno, Capodanno, Epifania, Re Magi, Befana sono tutti connessi anche se oggi prevale decisamente la parte più pagana di Babbo Natale e della Befana.

Restano in molti paesi antiche tradizioni come l’accensione di falò che segnano proprio la fine dei rami secchi di Madre Natura dalle cui ceneri nasceranno poi ‘Figlie Natura’. Il fuoco e la cenere, i fuochi d’artificio e i botti si confondono ma sempre di più tornano ad essere elementi distintivi capaci di donare emozioni uniche a chi li vive.

In tutto il Veneto si accendono falò in cui si brucia un fantoccio di paglia che rappresenta ‘la vecchia’, ossia l’anno vecchio, gustando del vin brulè locale. Ottimo quello con il Valpolicella di Verona. In altre regioni italiane, come in Abruzzo o nelle Marche, una leggenda narra che in questa serata gli animali iniziano a parlare raccontando storie e facendo profezie e, per questo, i contadini dormono vicino a loro.

Al Serrone, un paese vicino Roma, la Befana arriva con il deltaplano dalla montagna del Serrone e a Mondovì, vicino Torino arriva in mongolfiera in occasione dell’annuale raduno internazionale.

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Dinosaur footprints in Sezze
Tre amici e i dinosauri di Sezze

La storia della più grande scoperta di orme di dinosauri di Sezze nel centro Italia, sui Monti Lepini, inizia in modo accidentale.

Siamo nel 2003 e Jurassic Park aveva inciso profondamente nella vita di ognuno di noi facendoci riscoprire il mondo dei dinosauri e facendo rinascere la voglia di essere scopritori. In molte parti del mondo iniziano ricerche di tracce della vita passata di questi animali.

Ad Altamura, in Puglia, viene scoperto un incredibile sito con oltre 40.000 impronte ben conservate e tutti i geologi iniziano a domandarsi se anche nelle loro vicinanze potrebbero trovarsi alcune di queste impronte.

Daniele Raponi è un paleontologo di Pontinia che ama profondamente i Monti Lepini e che li ritiene uno dei migliori parchi geologici d’Italia:

L’area dei Lepini presenta 95 diverse particolarità geologiche. E’ una sorta di paradiso per noi studiosi. Possiamo trovare i resti di antiche scogliere, lagune tropicali, pieghe e faglie nelle rocce carbonatiche, varie forme di carsismo che ci sembra di essere immersi in un trattato geologico.

Daniele contatta Fabio Marco della Vecchia, un esperto di dinosauri e di rettili e gli chiede se è disponibile a studiare insieme l’area dei Lepini. Fabio si ricorda di un articolo apparso molti anni prima sul Piccolo di Trieste che parlava proprio dei Monti Lepini e del ritrovamento di un osso di un Adrosauro, i dinosauri a becco d’anatra.

L’articolo era stato scritto da un suo amico amatore con il quale andavano spesso in Istria a cercare orme insieme. Questo amico si era recato sui Monti Lepini e aveva trovato delle tracce ma non era riuscito a pubblicare nulla perché non voleva rilevare i dettagli precisi del luogo in quanto tutte le riviste e una parte della comunità scientifica seguivano la corrente di pensiero comune dell’epoca che non vi erano dinosauri nell’Italia Centrale.

Oltre ai due amici c’è un altro geologo, Gaspare Morgante, e insieme convincono la Comunità Montana a finanziare i viaggi di Fabio e ad autorizzare le ricerche. Inizia così il giro di tutte le cave alla ricerca di un particolare piano geologico, quello del Cenomaniano nella parte alta del Cretacico Inferiore, in cui pensano si possano trovare le orme.

Girano tutte le cave invano e restava solo la cava di Sezze, oggi parzialmente occupata da un impianto di calcestruzzo. Appena entrano capiscono subito che è quella giusta.

Una emozione incredibile. Camminando riconosciamo subito i segni di Mud Cracks, ossia fratture nel fango ormai litificate, ossia divenute parte integranti della roccia calcarea. Sono un segno indiscutibile di emersione subaerea della superficie. Insieme ai Mud Cracks abbiamo subito riconosciuto “strane” depressioni nella roccia ricolme del sedimento originale ormai divenuto anch’esso una roccia. In pratica l’orma ormai fossilizzata del dinosauro era stata riempita e coperta, in un momento diverso, da altro fango carbonatico e che noi abbiamo portato via con il nostro martello per portare alla luce le impronte originali. Siamo rimasti a bocca aperta riconoscendo i segni del passaggio di questi animali.

A Sezze si trovano sia sauropodi erbivori di taglia media, lunghi fra gli 8-10 metri e dal peso di diverse tonnellate. Poi specie di carnivori.

200 impronte di dinosauri di Sezze, specie diverse di animali su tre diversi strati geologici: questo è in numeri il parco di Sezze che ora la Regione Lazio ha elevato a Monumento Naturale.

Per avere maggiori informazioni sui dinosauri si può andare sul sito http://compagniadeilepini.it della Compagnia dei Lepini che promuove questo incredibile territorio.

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orchestra da camera di Frosinone
‘Ultimo’ tango a palazzo Colonna

Astor Piazzola, Palazzo Colonna, Paliano, Orchestra da Camera di Frosinone: che cosa hanno in comune? Un ‘Tango a palazzo’ per il nostro piacere.

Non è un paradosso che una musica sensuale del 20° secolo faccia vibrare le spesse mura di pietra di un palazzo rinascimentale o persino di una precedente architettura medievale. Questo era il programma in una fredda serata invernale a Paliano, per provare un 'Tango a palazzo' (o forse solo l'Ultimo tango a Paliano?) nella casa di famiglia del principe di Paliano, Marcantonio Colonna.

A partire dalla metà del 1600 questo palazzo è stata la residenza di 'campagna' del ramo principale della storica famiglia Colonna, il cui il principe è spesso chiamato Marcantonio. Il più famoso Marcantonio Colonna è stato il secondo, ammiraglio della flotta papale nella battaglia contro i Turchi a Lepanto.

Ha vinto, ma questa è una lunga storia da raccontare un altro giorno, una storia raccontata su un fregio nella fortezza Paliano che da metà del 1800 è un carcere per i prigionieri speciali.

Siamo entrati nell’imponente Salone degli Arazzi del palazzo e ci siamo trovati in una grande sala, di proporzione cubica, con un alto soffitto. E' stata una serata in cui il calore dalla stanza veniva risucchiato dal profondo cielo.

Il salone era sistemato con una cinquantina di posti a sedere che riempivano i 2/3 della stanza e lasciavano uno spazio prima dei leggii dei musicisti posti vicino la parete di fondo.

Il salone era già pieno, e ci siamo diretti verso una panca contro il muro. Tre delle pareti della sala era ornate con magnifiche grandi bandiere della famiglia Colonna, con lo stemma di famiglia in cui una singola colonna di marmo bianco definisce il nome della famiglia.

Sotto la colonna appare il motto di famiglia "Colonna Semper Immota" - letteralmente tradotto come "sempre impassibile".

Dopo essermi seduto mi sono ricordato delle parole di una principessa di un’altra famosa famiglia romana che mi ha consigliato di:

visitare il suo palazzo in inverno indossando almeno due cappotti e scialli perchè le pietre del palazzo potrebbe congelare la vita dal cuore più caldo!

Per fortuna, i musicisti hanno capito il rischio del pubblico di ‘battere i denti fuori tempo’, il ritmo del Tango, e sono subito arrivati entusiasti sul palco per riportare la vitalità.

I musicisti sono stati semplicemente perfetti a catturare il pubblico, ogni strumento, ogni musicista emozionava con virtuosismo e il gruppo si perdeva nel ritmo di tango. Così, presto abbiamo perso la sensazione del freddo e siamo rimasti ‘intrappolati’ nei suoni creativi di Astor Piazzolla.

Tra una melodia e l’altra, Maurizio Turriziani, il conduttore, ci ha raccontato alcune storie della vita e dello stato d'animo di Astor Piazzolla e questo ha aumentato il piacere della musica stessa.

‘Libertango’, dedicato a coloro uccisi durante le Olimpiadi di Monaco, ‘Autunno al porto di Buenos Aires' e la ‘Trilogia dell'Angelo’ sono solo tre esempi della connessione emozionante tra il tango e la vita.

Astor Piazzolla è stato in grado di elevare una musica popolare ad una forma d'arte e i musicisti della Orchestra da Camera di Frosinone, la bellezza del palazzo Colonna a Paliano e l'aria invernale ghiacciata hanno trasformato questa notte in qualcosa di speciale. Qualcosa che ricorderemo per sempre.

Non vediamo l'ora del prossimo concerto nel palazzo per 'Un altro Tango (musica) a Paliano'

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best barber of the world Isola del Liri
Isola del Liri: il miglior barbiere del mondo o un museo?

Proprio in pieno centro di Isola del Liri, di fronte l’imponente cascata, in un caseggiato tardo barocco napoletano ti trovi qualcosa di inaspettato: il miglior barbiere del mondo!

Non so se Marco Sardellitti sia veramente il miglior barbiere del mondo o meno, ma certamente è il più originale. A prima vista non si capisce se il suo sia un negozio di barbiere o di arredamento vintage.

Si scrutano le vetrine e si trovano antiche sedie da barbiere risistemate e restaurate, poi strani divanetti per l’attesa ricavati da una parte di una vecchia Cinquecento FIAT o di un bidone, poi si scoprono le antiche insegne rosse e blu dei barbieri.

Guardando bene la vetrina, si scorge una zona molto elegante, con una parete decorata con strisce beige e marroni in cui si vedono anche attrezzature moderne e si capisce che quello è veramente un barbiere. E farsi tagliare i capelli o fare la barba in quel posto deve essere veramente una esperienza unica.

Non posso resistere e cerco di capire come raggiungere Marco. E’ domenica e i negozi sono chiusi ma ci riesco tramite Facebook e quando chiedo chi sia questo barbiere ricevo molte informazioni e infine riesco a parlagli personalmente. Trovo una persona solare e piena di vita:

Ho raccolto praticamente tutte le attrezzature dei vecchi barbieri di Isola del Liri, le ho restaurate ed esposte. In una bacheca ho anche tutti gli antichi strumenti che usavano i barbieri, praticamente una sezione del negozio è un museo dedicato alla cura dell’uomo.

Isola del Liri è un paese molto particolare ed è l’unico comune in Europa con una cascata di un fiume in pieno centro storico. Sopra la cascata si stende imponente il castello che dal 1100 ha influenzato la storia di tutta questa valle e che oggi è un monumento nazionale.

Ho iniziato a fare il barbiere per una scommessa di mio padre oltre 15 anni fa. Aveva fretta ed era andato a farsi i capelli ma aveva trovato una lunga fila. Il titolare gli disse che se era in grado di trovargli un apprendista gli avrebbe fatto i capelli gratis per un anno. Ed eccomi avviato alla professione!

Fare il barbiere è una scelta quasi controcorrente, sembra una professione del passato ma Marco la ha resa una esperienza continua. Non solo la sua bottega è un museo e un laboratorio artistico dove si vive una esperienza unica, ma si può vivere un’altra esperienza particolare seguendo Marco nella sua opera di ‘barbiere di strada’.

Il migliore barbiere del mondo ha attrezzato una postazione mobile in una elegante Apetta con la quale gira e offre servizi gratuiti o per beneficienza. Marco collabora con molte associazioni benefiche, è andato a tagliare i capelli ai terremotati di Norcia, ai clochard, alla comunità di Sant’Egidio e al reparto di pediatria oncologica del Bambin Gesù. Con il ricavato ha già finanziato attrezzature per l’ospedale di Sora ed il prossimo obiettivo è un apparecchio per il Bambin Gesù di Roma.

Ci sono persone positive dentro che sono in grado di vivere la vita prendendo solo la parte positiva e di superare gli ostacoli senza farsi prendere la mano. Mi ricorda la poesia di Hikmet ‘Alla vita’ quando nei primi versi ci dice come ‘prendere la vita sul serio’…

La sua positività è contagiosa e, forse, è anche merito suo se questa parte di Isola Liri ha un fascino particolare e le botteghe e i locali hanno uno stile confortevole e accogliente. Devo tornare a Isola del Liri durante il Festival del Blues a luglio perché con il sole, la musica e il suono della cascata questo paese deve essere magico.

E forse chiederò a Marco di lavarmi i capelli e massaggiarmi la testa. Non sono un uomo ma vorrei proprio sedermi su una di quelle sedie davanti a quello strano specchio ricavato da un antico baule.

Quanto mi è piaciuto scrivere questo articolo!

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Presepe del Serrone
Presepe del Serrone, una nuova Betlemme

E' un giovedì dopo Natale in un inverno precoce al Serrone, vicino Roma, con un sole luminoso e una brezza che soffia le foglie dagli alberi di quercia e li diffonde in piccoli vortici sulla strada.

Il nostro amico Giancarlo mi ha attirato dalla quiete della mia stanza per cercare qualcosa che dice mi riempirà di entusiasmo: il Presepe di Serrone.

Serrone si trova su un lato del monte Scalambra, a circa un terzo, e il suo centro storico sembra essere costruito dentro la collina, rimodellando il terreno, con gli edifici che si arrampicano gli uni sulla schiena degli altri senza nessun apparente motivo per non scivolare giù nella valle.

Perché questo punto particolare sulle falde dei monti Ernici sia stato scelto dagli abitanti del villaggio medievale non è ovvio. Potrebbe essere stato un modo per evitare le orde barbariche, ma potrebbe anche essere stato il magnifico panorama sui monti Lepini e su tutta la valle del Sacco o forse il calore del sole nel pomeriggio. Dal nostro punto di osservazione abbiamo una visione quasi perfetta delle valli attraverso i quali 'visitatori' sarebbero arrivati. Serrone deve il suo nome ai 'Serroni', ossia i ripidi pendii dei monti Ernici.

Chiedendomi quale sia la particolarità del presepe di Serrone, mi tornano in mente tutte le varietà di Presepe che ho trovato in Italia. Dalla magnifica strada dei presepi nella vecchia Napoli a quello vivente di Città delle Pieve.

Così, dopo aver parcheggiato alla fine della strada, siamo entrati nel centro storico attraverso un'ampia scalinata con un finto ingresso sorvegliato da due centurioni romani o, meglio, manichini a grandezza naturale dei centurioni.

Sotto la porta, su una targa di legno si legge 'Betlemme’ e subito dopo l’ingresso alla nostra destra un post con la scritta 'Censimento' ci ricorda che la nascita di Gesù a Betlemme è dovuta al fatto che Maria doveva tornare a casa a Betlemme per il censimento romano.

Saliamo le scale che costeggiano lentamente il fianco della montagna e troviamo altri personaggi impegnati nei loro lavori quotidiani: uomini e donne, tutti fedelmente in costume locale, con molte delle donne che indossano i tradizionali in gioielli corallo da Torre del Greco. Gli uomini svolgono compiti come fabbro, ciabattino, cacciatore, boscaiolo, costruttore, scalpellino.

Le donne sono immerse in altre attività, come la riparazione dei piatti rotti in ceramica, il cucito, i doveri della cucina, la raccolta di frutta e olive. Altre lavano i panni e, naturalmente, si prendono cura dei bambini.

Continuando la passeggiata incontriamo tutti gli aspetti della raccolta e la vendita del cibo: un braciere di castagne, ortaggi, noci e semi, verdure, frutta. Infine la preparazione del cibo: polenta, formaggio, pane. In una Osteria ci sono uomini che giocano a briscola (un gioco di carte che conoscevano a Betlemme?

Sto perdendo il conto del numero delle scena e delle quinte quando Giancarlo ci presenta la sorella Elisa e il cognato Tonino Serafini, che è presidente dell'associazione locale che crea il magnifico presepe di Serrone da 19 anni. Ci sono oltre 100 manichini in circa 40 scene sparse lungo il presepe.

Ogni volta che troviamo un'apertura tra gli edifici ci fermiamo ad ammirare la magia del Serrone, sembra di essere su un palco reale al teatro dell'opera della natura: la migliore vista di una grande produzione artistica.

Infine, al termine del giro in una piccola piazza a metà strada dalla rocca dei Colonna, sono arrivato al vero presepe e ad una sorpresa che racconterò in un altro capitolo del racconto su questo borgo.

Sì, il presepe di Serrone è unico, è grande, e racconta non solo la storia della Natività ma è un ricordo fedele del modo di vivere in questa parte d'Italia nei secoli passati.

Le scene del presepe resteranno al loro posto fino alla Befana, quindi c'è ancora tempo per chi apprezza la maestria artigianale di guidare arrampicandosi sul lato del monte Scalambra e di passare qualche ora passeggiando e su e giù nella Serrone storica, facendosi catturare dagli scorci e godendo del presepe di Betlemme ‘Serroniano’.

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bagpipe in Trevi nel lazio
Cornamuse al Castello Caetani di Trevi nel Lazio

Il mio tour del pomeriggio con Giancarlo Flavi, nel penultimo giorno dell'anno, mi porta sulle montagne dei Simbruini nel Parco Regionale, attraverso i vigneti Cesanese del Piglio e le alte pianure del Arcinazzo, per sentire le Cornamuse scozzesi a Trevi nel Lazio, una cittadina ciociara appollaiata a 820 metri nell’alta valle dell'Aniene lungo la vecchia strada romana verso l’Abruzzo.

Arriamo ​​vicino al tramonto, con la temperatura che si era assestata temporaneamente intorno allo zero e il cielo che variava da un arancio brillante a ovest e un profondo e avvolgente grigio-blu ad est. La nostra destinazione era il Castello Caetani, la fortezza originale che ha preso nome dal cardinale Francesco Caetani, il nipote di papa Bonifacio VIII che ha acquisito la fortezza nel 1297.

Siamo arrivati ​​all'unisono con il Sindaco che ci ha accolti calorosamente e ci ha portato per le scale attraverso il centro storico fino alla Civita, seduta sulla acropoli. Era ancora troppo presto per vivere l'atmosfera dei lampioni 'Vittoriani', così tipici delle città collinari in Ciociaria.

La forma quadrata del castello con le torri svettanti verso il cielo serale con i loro merli appare come un potente ricordo di un forte passato militare.

Il castello è stato restaurato circa 30 anni fa e oggi siamo saliti sui circa 120 gradini fino al livello più alto per uscire dalla scala a chiocciola nel crepuscolo che mi ha portato un piccolo brivido: uno spettacolo impressionante. La vista spazia dalle cime delle montagne fino alle città e alla pianura. Occasionalmente ascoltavamo i suoni ossessionanti di cornamuse che sgorgavano fuori del grembo del castello.

Sono stato catapultato a ricordare con nostalgia i miei giorni a scuola al Collegio Scozzese a Sydney durante il mio ultimo anno nel 1964, quando ogni mattina una banda di cento fra zampognari, suonatori di tamburo e tube faceva pratica nell’Ovale o nel piazzale della scuola.

Mi sono ricordato anche di quando l'ampia strada principale davanti alla scuola di Bellevue Hill era stata bloccata dal 'Sarge' (il sergente di noi studenti) per far marciare la band in file di sei, ispirandomi sensazioni che ancora mi rimangono. Mi sono anche ricordato del battere dei tamburi per il ritiro e l'orgoglio delle centinaia di cadetti della scuola militare (Esercito, Aeronautica e Marina) la maggior dei quali indossava kilt in Blackwatch tartan, e l’orgoglio dei pochi di noi che mostravamo la spada cerimoniale da parata.

Ora torno a quasi 52 anni dopo, al Castello Caetani e alle cornamuse scozzesi di Trevi nel Lazio, e ci siamo uniti alla gente del posto e ad alcuni turisti ad ascoltare i due suonatori di cornamusa di Roma che mi riportavano le vecchie arie, come Amazing Grace intramezzandole con pezzi più moderni. I suonatori davano spiegazioni dettagliate dello strumento e della tecnica in italiano-romano, sorprendenti per un orecchio allenato a scuola a decifrare frasi scozzesi.

I suonatori di cornamuse indossavano i loro abiti tradizionali delle Highlands, kilt con sporran (borselli). Ho notato un colore insolito del tartan e ho cercato maggiori dettagli. Questo è il tartan ufficiale della banda del Comune di Roma, che per un uomo di origini scozzesi, mi rende orgoglioso che gli scozzesi hanno raggiunto una tale posizione nella città eterna. Lo sfondo del tartan è nero e blu che sono i colori della nazionale italiana di calcio. Il giallo è per l'oro del Vaticano e arancio e marrone sono i colori ufficiali di Roma.

Il piacere dei tanti brani con le cornamuse è seguito dall’imparare alcune storie della città attraverso le foto del museo e della mostra di artigiani, accompagnato da ciambelline, tè e un bicchiere di Cesanese del Piglio. Sono stato ricompensato dal ricevere alcuni splendidi opuscoli sui Simbruini che ora attendono pazientemente la mia traduzione.

Poi, con un arrivederci ai nuovi amici trovati, siamo entrati nel cuore della serata di approfondimento per scoprire che l'universo ci aveva rubato altri 5 gradi durante questa piacevole soggiorno e che la gente del posto, in risposta aveva acceso un grande falò per ammorbidire la sera.

Non lasciare che l’arrivo del profondo inverno interferisca con una visita a Trevi nel Lazio e un giro nella Civita e nel Castello Caetani. C'è qualcosa di speciale in questa imponente architettura e nelle fredde pietre del castello in questo periodo.

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New Zealand Rugby Museum
Museo del Rugby e Confucio

Il rugby è uno sport con un’etica unica che contraddistingue giocatori e tifosi. Uno spirito che va oltre lo sport e sconfina nella vita. L’incontro fra due direttori di Musei del Rugby mi ha stranamente ricordato gli insegnamenti di Confucio. Ma andiamo per ordine.

L’occasione della partita tra gli All Blacks e l’Italia ha portato a Roma la squadra Neozelandese e Stephen Berg, il direttore del New Zealand Rugby Museum. Stephen è venuto a visitare il museo italiano e ad incontrare il suo presidente Corrado Mattoccia. In suo onore è stato organizzato un III Tempo speciale, la cena con la quale si finanzia il museo, alla quale hanno partecipato oltre 300 persone.

Italia e Nuova Zelanda sono due paesi molto lontani che hanno in comune le bellezze della natura, i terremoti e due importanti musei del Rugby. Certo quello degli All Blacks può vantare delle storie più antiche e un prestigio unico al mondo che lo rende speciale ma quello italiano è sorprendentemente cresciuto negli ultimi anni.

Inutile raccontare chi sono gli All Blacks, quanti campionati mondiali hanno vinto (3) e cosa è la Haka (la performance dei giocatori all’inizio degli incontri), ma è interessante sapere altre storie. Ad esempio che dopo le partite a turno tutti i giocatori puliscono gli spogliatoi e lasciano tutto pulito, che il rispetto della famiglia è così importante che le maglie vengono date alla moglie o alla mamma e che non esistono nemici ma solo rivali.

Stephen è arrivato al museo con il padre Peter che, oltre a divertirsi alle partite degli All Blacks, era stato invitato ad un pranzo con la Regina Elisabetta II per i meriti acquisiti con il suo consorzio di ‘custodi delle foreste della Nuova Zelanda’. I ‘Kiwi’, il nomignolo con cui sono conosciuti nel mondo inglese, fanno parte del Commonwealth e condividono i reali inglesi con altri paesi.

Il padre osservava il figlio da lontano e si poteva percepire un legame fortissimo fra di loro. Questa forte connessione con la famiglia che poi si estende alla famiglia allargata dei compagni di squadra, quando si gioca, e poi ai tifosi della propria squadra e infine a tutti gli appassionati del rugby mi ha ricordato Confucio.

Secondo il maestro cinese, vissuto nel IV secolo AC, ognuno di noi dovrebbe spendere la sua vita cercando di migliorare se stesso e per farlo deve impegnarsi nello studio e rispettare i valori fondamentali della famiglia e delle relazioni della comunità. I rapporti fra le persone hanno un qualcosa di innatamente sacro che nessun uomo deve ‘sporcare’.

Questa è anche l’etica del rugby e questo è proprio quello su cui dibattevano i due direttori: quanto rispetto bisogna avere del passato e dei giocatori che hanno dimostrato destrezza e umanità. Secondo Stephen il loro compito è estremamente importante per supportare la crescita dei ragazzi

Il museo del Rugby preservando la memoria delle persone grandi aiuta i bambini e i ragazzi ad avere esempi positivi da emulare. Li aiuta a non disperdere le loro energie ma a concentrarsi su sfide positive per la loro formazione e per la comunità in cui vivono. Un museo del Rugby raccoglie i frutti nel medio periodo e il suo scopo va oltre il momento della visita.

In Nuova Zelanda una sezione del museo è interattiva e viene data ai ragazzi la possibilità di toccare alcuni cimeli e di essere sfidati con qualche gioco:

Per permettere ai ragazzi di toccare alcune maglie storiche abbiamo fatto delle repliche perfette. Abbiamo preso un telaio d’epoca e preparato il tessuto a mano. Poi abbiamo fatto cucire la maglie e ricamare il logo a mano. Ad essere pignoli, l’unica differenza fra l’originale e la copia è che il filo del ricamo oggi è seta cinese e un tempo era di cotone… E’ stato un grande lavoro ma lo stupore dei ragazzi ci ricompensa ampiamente.

In Italia la sperimentazione ha riguardato l’arte e il museo del rugby ha avviato un progetto di ‘Arte e Rugby’ con l’associazione Energitismo facendo dipingere da un artista alcune palle da rugby in ceramica, una delle quali è stata donata proprio al museo neozelandese.

I due direttori sembravano grandi amici, la loro passione e la serietà con cui si divertivano li ha portati a scambiarsi consigli su come migliorare il loro ruolo nella diffusione di questo sport. Concordavano su tutto e anche sul fatto che sotto i 5 anni i bambini hanno una bassa concentrazione e 'vogliono solo giocare’.

Alla fine siamo arrivati al Terzo Tempo con la cena preparata dal gruppo dei volontari del museo, ai quali va tutta la mia personale stima, e abbiamo fatto tutti insieme gli auguri via ‘Snapchat’ alla sorella di Stephen che compiva gli anni.

Mi resta il dubbio di cosa avrebbe potuto pensare Confucio del Terzo Tempo. Secondo me gli sarebbe piaciuto!
Il museo si è ora spostato ad Artena. 

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Futsal Intercultural exchange
Marco Giustinelli Scambi interculturali nel Calcio a 5

Mi imbatto quasi per caso in Marco Giustinelli e nella storia della invincibile squadra della Polisportiva Forte Colleferro di Calcio a 5, anche se dire quasi per caso è un po’ fuorviante perché la sua stazza non lo fa passare certo inosservato.

Sguardo vivace e occhi quasi trasparenti che fanno intravedere tutte le sinapsi del suo cervello che lavorano ad un incredibile ritmo. Marco ha vissuto più di qualche vita e oggi le sta finalmente riunendo tutte. Sportivo e giocatore da giovane, manager di una multinazionale con incarichi sui controlli di qualità, ed infine educatore e direttore di una Istituto di formazione che avvia i ragazzi alle professioni. Una scuola dove convivono ragazzi provenienti da oltre 20 diversi paesi del mondo.

Ma il suo tempo libero è tutto dedicato alla passione sportiva e in particolare al Calcio a 5 in cui oggi è il responsabile della comunicazione della FIGC Calcio a 5 del Lazio e della Polisportiva Forte Colleferro, allenata e gestita da Paolo Forte, uno dei più importanti tecnici italiani di questo sport. La professionalità e l’amore per il loro lavoro li ha portati ad essere un punto di riferimento per scambi internazionali con i paesi asiatici, in particolare con il Giappone.

Il calcio a 5 è fondamentale per educare bene i ragazzi al gioco di squadra ed è molto importante per avviare i bambini al calcio. E’ un gioco che mette in risalto la tecnica e il campo piccolo permette a tutti i bambini di divertirsi mentre in un campo grande solo quelli dotati riescono a essere protagonisti delle partite.

Tutto nasce quando Marco aveva bisogno di una palestra per la scuola in cui far esercitare i ragazzi e si rivolge a Paolo Forte che con la sua Società ha in gestione un palazzetto dello sport a Colleferro completo di palestra, sala pesi, e tribune per 1000 posti.

Lo scambio avviene sul terreno della passione e Marco ottiene la palestra per i suoi ragazzi in cambio della telecronaca delle partite e della comunicazione della squadra di Paolo. I due scoprono di avere lo stesso modo di intendere lo sport e una visione comune sul loro ruolo come educatore dei ragazzi.

Inizia un periodo di successi in cui gioco e vita si intersecano in modo estremamente professionale. La squadra di ragazzi viene trattata con estrema professionalità con medico sportivo, massaggiatore, dietologo e con un canale di comunicazione che in breve tempo ‘sbanca’.

La loro radio web e i canali social sono seguiti da oltre un milione di spettatori ed iniziano le richieste di scambi culturali ad alti livelli.

Hanno iniziato con Spagna, Malta, Venezuela e, da ultimo, con il Giappone e da anni ospitano gruppi di ragazzi di varie età. Il programma si svolge in una settimana e viene studiato in funzione dell’età dei ragazzi e delle esigenze del loro allenatore.

La settimana in genere comprende visite a Roma e nei magnifici comuni della Ciociaria e si conclude con un torneo triangolare con altre squadre con tanto di radiocronaca, medaglia e coppa a ricordo della bella esperienza italiana. Sono settimane gratificanti e la parte più difficile è quella di imparare bene i cognomi giapponesi per fare la telecronaca!

Lo sport è fondamentale nella crescita dei ragazzi e gli permette di imparare le regole della società impegnandosi e divertendosi. Non tutti diverranno campioni ma tutti diverranno adulti e dovranno iniziare a percorrere la loro propria strada.

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