Sgurgola Festival of Grapes
Festa dell’Uva a Sgurgola, la Ciociaria al meglio!

Sapevate che l’uva di Sgurgola era fra le prelibatezze di Monaco di Baviera? Ve li immaginate i cittadini tedeschi che si contendono le ceste cariche di uva di Sgurgola?

Questa era Sgurgola prima della ubriacatura delle industrie di massa e delle multinazionali: un’area fertile che grazie alla stazione ferroviaria esportava i suoi prodotti in tutto il mondo. E i suoi prodotti erano uva e olio.

Andiamo con ordine. Per prima cosa chiudete gli occhi e ammirate una fertile Valle del Sacco che produceva grano per il Mulino di Sgurgola, di proprietà dei feudatari Colonna e attivo sin dal 1200, e tutte le alture e i pendii dei Monti Lepini coperti di vigneti e di oliveti. I principi Colonna sono quelli della battaglia di Lepanto e qui hanno fatto il bello e il cattivo tempo per quasi 400 anni ed erano i proprietari anche dei due forni di Sgurgola.

Finisce il feudalesimo, arriva l’Unità d’Italia ma, soprattutto, la ferrovia con la stazione. Sgurgola, che era sempre stata al di fuori delle vie di comunicazione e aveva vissuto per molti secoli concentrata soprattutto su sè stessa, con la ferrovia si trova per la prima su una via di comunicazione importante.

Improvvisamente i cittadini si trovano collegati al resto del mondo e iniziano ad utilizzare il treno anche per il trasporto delle merci.

E i prodotti da esportare sono soprattutto la bella e dolcissima uva di Sgurgola. E gli sgurgolani lo fanno con classe e professionalità.

Allora esisteva un mestiere oggi scomparso, quello delle ‘ncestratrici’ (persone che incestavano). Erano donne che si recavano nei vigneti per selezionare i migliori grappoli, li mettevano in ceste che adornavano e che portavano alla stazione da dove partivano con i treni.

I cesti venivano  tutti rigorosamente fatti a Sgurgola, con le canne o con il vimini. Questa tradizione esiste ancora e, probabilmente, potrebbe essere rivisitata aggiungendo elementi di design. Durante la Festa dell’Uva, nel mese di Settembre, si possono vedere artigiani all’opera impegnati nella realizzazione di ceste.

Il treno portava l’uva disposta in queste raffinate ceste a Genova da dove poi veniva smistata e mandata a Monaco di Baviera, Varsavia e Madrid. Le ceste avevano una forma a tronco di piramide rettangolare e nella parte interna era ricoperta di carta velina patinata mentre il bordo aveva fori dove passavano nastri o pizzi.

Come era consuetudine, le donne cantavano e avevano le loro musiche che raccontavano la loro storia. Una di queste storie musicali è stata ripresa da un gruppo di musica popolare che ha recuperato le tradizioni ciociare e la ripropone in modo nuovo e coinvolgente.

La Festa dell’Uva a Sgurgola era nata negli anni ’20 per promuovere i prodotti locali e, in modo pagano, festeggiare il raccolto. Ha avuto due interruzioni dovute alla seconda guerra mondiale e al periodo della forte industrializzazione della valle che aveva spopolato il paese.

Da qualche anno è tornata a ‘furor di popolo’, come un modo per riscoprire le tradizioni e per immaginarsi un futuro con radici nel passato. A Sgurgola si stanno ripiantando i vigneti, è tornata la famosa ‘ciambella di Sgurgola’, si fanno i cestini e si cantano le canzoni delle ‘ncestatrici.

E nei tre giorni di festa tutti possono entrare nel mondo delle tradizioni ciociare dove accompagnati da organetti i poeti e i cantanti si sfidano con stornelli sconci che non lasciano spazio alla interpretazione. Se non siete ciociari magari non capirete tutte le strofe, ma gli sguardi delle persone saranno espressivi quanto le parole e il divertimento è assicurato.

La festa si svolge a Settembre nelle strade del centro di Sgurgola.
Foto di Valentino Faraoni

powered by social2s
Festa dellUva
Sgurgola: immagini di tre giorni di Festa dell'uva

Ancora una volta Giove ha mandato il suo splendore sui Monti Lepini e ha permesso a Bacco di mantenere la promessa di un grande raccolto di uva di Sgurgola e di una Festa dell’Uva ancora più emozionante.

Per tre giorni il corso, le vie del centro storico e piazza dell'Arringo sono state affollate di locali e visitatori, provenienti almeno da Stati Uniti d'America, Canada, Australia e Svezia.

Il centro dell’azione è stato il parapetto attrezzato di Piazza dell'Arringo da dove la lontana città di Frosinone e la più vicina Anagni possono essere viste, con lo sfondo dei Monti Ernici coperti da nuvole vorticose, quelle dei temporali, che sembravano un cavallo grigio rampante che nitrisce verso il sud.

Per quelli con un'inclinazione culturale o storica, il centro antico di Sgurgola invita all’avventura, con i suoi gradini e scale: dalla piazza della chiesa di Santa Maria, attraverso l'arco-torre dell'orologio e poi giù fino alla Chiesa di San Giovanni. Poi ancora fino al vecchio campanile e oltre i tanti murales sugli edifici in tutta la città, ogni dipinto con un tema sulle gioie musicali.

Il palcoscenico della festa è stato sistemato in Piazza dell'Arringo per le tre notti di musica popolare creativa della Ciociaria ma anche da altre regioni del sud Italia, Puglia e Napoli sono specificamente ricordati. Il week-end di musica e danza ha cominciato in modo appropriato il Venerdì sera con lezioni di Saltarello, la famosa danza locale, fatte dalle belle giovani di Sgurgola, ragazze di tutte le età vestite nel tradizionale abito Ciociaro.

Le cantine intorno alla piazza, lungo il corso e nel centro storico, hanno saziato la fame e la sete di visitatori con piatti tradizionali ciociari (compreso il Baccala) e vino, per lo più Cesanese o Passerina da Sculca e da altri produttori locali. Mentre la sera avanzava, sulla scena si avvicendavano saltarelli ballati da persone meno giovani e il Sabato sera le danze sono arrivate fino quasi all'alba.

Eppure per molti, sono state soprattutto le belle donne a dare il gusto ai più rinomati alimenti di Sgurgola. Come suggerito da Laura Pace, che ha raccontato la storia della Ciambella 'Regina' che sembra una corona, desiderosi consumatori ricercavano pezzi di ciambella da intingere nel vino locale. È interessante notare che il caffè non è stato una voce del menu in questa Festa, per la gioia di Bacco.

Domenica pomeriggio è arrivato troppo in fretta per molti, quando la Piazza dell'Arringo ha visto i frutti della vendemmia esposti nei carri della sfilata dei produttori locali. I grandi disegni dei carri, realizzati con grappoli d’uva, sono stati gradualmente decimati quando i grappoli sono stati dati ‘in pasto’ alla folla mentre i visitatori erano ammaliati dalle storie raccontate dal genio inventivo degli affabulatori dei carri.

Nel frattempo siamo stati avvolti da una banda musicale ‘La sbandata’ con musicisti vestiti di Carnevale che arrivavano da Soriano nel Cimino. Oltre al nucleo tradizionale di strumenti in ottone, i musicisti suonavano strumenti inventati come uno a fiato realizzato con un corno bue, uno con tubi di plastica e un elemento di timpani creato da una grande pentola di metallo con coperchio (sul quale sedeva una scimmia), che veniva sollevato e abbassato al ritmo di un tamburo, e ancora altri non meglio descrivibili.

Una anteprima della serata finale ha visto coppie di un antico gruppo folkloristico di Sgurgola, Le Ciocie, tornare a ballare in un modo simile a una vecchia 'Barn Dance' inglese. In questa occasione anche gli uomini indossavano abiti tradizionali, tra cui le semplice ma pratiche calzature, le 'ciocie'.

Alla cena della domenica, i volontari della cantina mostravano qualche segno di ‘usura’ finché la serata è rinata grazie alla musica popolare degli Hernicantus che ha espresso una grande musicalità in brani emozionanti suonati con strumenti tradizionali del sud Italia, tra cui la Zampogna.

E poi a letto. La Festa dell'uva di Sgurgola: da non perdere il prossimo anno.

powered by social2s
Cesanese Grape Festival
Cesanese del Piglio DOCG e la 47° Festa dell'Uva

Per la maggior parte delle persone fuori dai confini della Ciociaria e di Roma, l'uva e il vino Cesanese del Piglio DOCG è ancora un mistero, una idiosincrasia del Lazio la cui storia ha un ruolo nelle storie delle uve italiane e della fiorente viticoltura.

Per la maggior parte degli stranieri, i vini del Lazio sono rappresentati dai bianchi Frascati dei Castelli Romani, più noto per essere tracannato nelle pizzerie e trattorie nei dintorni di Roma e nei ristoranti italiani di tutto il mondo. Ma per la gente della Strada Del Cesanese, l'uva Cesanese ha sempre avuto la sua maestosità e un'importanza che è stata riconosciuta nel 2008 con l'assegnazione dell’imprimatur DOCG, il primo e uno dei soli tre nel Lazio.

Il Cesanese ha dato credibilità alla cultura del vino del Lazio. I vigneti sono sparsi sulle colline di alcuni piccoli centri soprattutto a nord e a sud di Piglio, la sua sede tradizionale nonostante il fatto che il paese si trovi su uno sperone ben sopra i vigneti.

Eppure nella valle del Piglio si coltiva la vite e si produce il vino fin dall'epoca etrusca, e in epoca romana per la prima volta nel 133 AC. La capacità professionali dei Romani sono ben documentate e questi terreni 'poveri' di ferro con terre rosse a base di tufo eroso sono stati riconosciuti come ideali per questi vitigni di rosso corposo.

L'area DOCG, che comprende i paesi di Piglio, Acuto, Affile, Serrone e le città di Paliano e Anagni, è riparata dal Monte Scalambra e dalle colline di Paliano e Anagni. I vigneti tendono ad affacciarsi a sud-ovest e sono esposti ad un clima generalmente temperato, tranne durante i periodi di siccità di metà estate quando

il frutto comincia a maturare.

Fortunatamente il gelo è raro e, anche se in ritardo, i temporali estivi con grandine possono devastare le viti. La raccolta di Cesanese è infatti tardiva per dare ai grappoli il loro giusto 'tempo al sole', altrimenti il vino che ne deriva può essere troppo sottile per gli intenditori.

Ci sono due sottovarietà di Cesanese: Comune e d'Affile (con origini nella città di Affile). Le note associate al Cesanese definiscono un vino che tende ad avere aromi fini di sottobosco, mora, mirtillo, violetta e ginepro. Il calore, l'equilibrio e i tannini lo rendono perfetto per molti accoppiamenti come con quello con gnocchi di patate, polenta e salsiccia, costine di maiale, abbacchio o pecora in umido.

Se facciamo un giro lungo la Strada del Cesanese, dal 30 settembre al 2 ottobre a Piglio si terrà la 47° Festa dell'Uva, oltre 2000 anni dalla sua fondazione.
Per i turisti il cammino è entusiasmante e partendo da nord, dai Monti Affilani con la città di Affile e i suoi vitigni Cesanese, e andando verso sud si attraversa il centro di Serrone che offre una splendida vista sulla valle ed è ben conosciuto da chi pratica 'Volo Libero' dalle vette sopra il paese.

Serrone è anche il punto d'incontro con la strada che viene da Paliano, la città collinare che Marcantonio Colonna aveva selezionato per il suo castello e il suo palazzo. Il forte è stato depredato e messo a nudo dalle truppe di Napoleone che hanno rubato perfino le maniglie delle porte ed è stato poi resuscitato come un carcere (e ancora ha questa funzione). Ma la sua presenza non ostacola la crescita dell’uva Cesanese sulle pendici intorno alla città.

Il viaggio da Serrone prosegue verso Fiuggi con la deviazione su per la collina di Piglio. Il centro storico di Piglio ha una forma a mezzaluna, o a ferro di cavallo, che ricorda al visitatore inglese una versione medievale delle strade di Bath. Geograficamente occupa uno sperone roccioso sul versante occidentale del Monte Scalambra, il ‘protettore ambientale’ di questa zona.

Da Piglio si prosegue ulteriormente verso Fiuggi e troviamo Acuto che segna il confine orientale della zona di produzione del Cesanese del Piglio DOCG. Provenendo da sud, il territorio è delimitato poi da Anagni la "Città dei Papi", una città d'arte ricca di monumenti medievali tra cui spicca la Cattedrale di Santa Maria Assunta, uno delle più belle del Lazio. Gli straordinari affreschi di XIV secolo conservati nella sua cripta le hanno attribuito il soprannome di "Cappella Sistina del Medioevo".

Ma durante il week-end alla fine del mese di settembre è tempo di passeggiare per il centro storico di Piglio, assaggiare le uve e sorseggiare la scorsa annata del famoso Cesanese del Piglio DOCG.

powered by social2s
Fuori Museo in Trani
Tornare a Trani per l’arte di Piovani al Fuori Museo

Siamo tornati a Trani per goderci il concerto di Nicola Piovani al Fuori Museo, all'aria aperta di fronte alla spettacolare cattedrale di San Nicola Pellegrino.

Il concerto fa parte del programma ‘Fuori Museo, Eventi d'Estate’ organizzato dalla Fonazione SECA che gestisce il Polo Museale di Trani.

Dopo una serata di musica coinvolgente e una cena iniziata ben oltre la mezzanotte, il giorno seguente ha portato poca attenzione ai travagli di scrittura creativa, e fino al tramonto sono andato alla deriva in città e passeggiavo sul belvedere per ammirare l'ultimo tramonto sulla cattedrale.

Il porto di Trani è un piccolo gioiello, con la sua flotta di barche da pesca e il nastro continuo di ristoranti che avvolgono le acque tra le braccia. E che sprigionano, dalle loro cucine, l'aroma delle pescato delle barche ormeggiate al poto nella zona del molo più vicino alla cattedrale.

Mentre camminavamo sul belvedere, sempre più persone stavano arrivando sul porto, ora chiuso al traffico. Per rilassarci abbiamo ricercato un caro ricordo dalla nostra ultima visita, eppure era solo un bar. Il Bar Caffe Nautico di Paolo si trova più seguendo i suoni di Haydn che la segnaletica e mentre ci avvicinavamo allo stretto ingresso, siamo stati accolti calorosamente dal proprietario seduti ad un tavolo libero di fronte al bar. Un momento dopo è ricomparso con mio biglietto da visita Energitismo, conservato dalla nostra una visita precedente.

Paolo riconosce istintivamente che forse Haydn non è l'accompagnamento ideale per un rinfrescante bicchiere di eccellente rosato locale e subito la marcia da Aida risuona attraverso il cielo della sera. Nella mia mente già vedo elefanti e giraffe, tra un viale di creature di Noè, passarmi di fronte lungo il molo.

Alla nostra destra, in basso sul molo viene arrangiato un tavolo per chi vuole leggere le carte e, credo, per il piacere di conoscere il proprio futuro attraverso i Tarocchi. Il veggente è seduto e aspettato paziente con la schiena verso il mare.

Aida cambia in Tosca, e arriva ‘E lucevan le Stelle’, forse cantata da Placido, o mi sbaglio, Carreras?

Il primo bicchiere di rosato è intramezzato da olive locali, quando Paolo mette in evidenza la sua offerta per questa sera, una delizia locale di cozze, patate, formaggio e, forse, cipolla di Zapponeta e pomodoro. Può sembrare un po’ ordinario in inglese ma in italiano mescolato con l’abilità artistica e artigianale dello chef, proprietario, sommelier, afficianado dell’opera, è un'opera d'arte culinaria ideale per questa sera.

Appena sotto la nostra sinistra una piccola macchina della polizia locale arriva con le sue due luci blu brillanti. Mi impressiona come uno dei poliziotti sembri una piccola versione di Montalbano. Si allontana verso i ristoranti, mentre un giovane poliziotto alto e magro è lasciato a sorvegliare le folle di residenti e turisti, e per proteggere la proprietà automobilistica della città. Non ha fondina.

Un ciclista arriva e cominciano a chiacchierare, mentre l'ufficiale orgogliosamente indossa il suo cappello e la camicia a maniche corte dell’uniforme estiva. Due persone brillantemente vestite, possibilmente da una linea di sangue senegalese, sono accolti dalla gendarmeria e un altro gruppo di giovani di Trani passa in bicicletta salutando e chiamando.

Mi attraversa una sensazione di caldo, quella di essere a Trani questa sera in cui i giovani locali e quelli provenienti da tutte le parti e anche apparentemente di tutte le religioni, vivono in pace e buona volontà. A poco a poco il molo si riempie di venditori con le loro merci e ci sono molti passeggini, mentre i ristoranti vicini cominciano a riempirsi.

Ci vengono offerte alcune fresche deliziose pesche locali di una varietà 'vecchio stile', raccolte e offerte a perfetta maturazione. Il nostro ospite dimostra la sua preferenza per Carreras con un CD di musiche di Verdi, ma anche con uno per gli amanti dell'operetta austriaca, 'Tu sei la gioia del mio cuore‘ da 'Il paese del Sorriso' di Lehar, una scelta adatta per questa serata. Un’opera da brivido, Donizetti e ‘Una furtiva lagrima’, che io condivido lungo la guancia, e quindi 'Un bel dì vedremo’ per Butterfly. Un altro sorso.

Praticamente nessuno fuma, ma a giudicare dal numero di carrozzine e passeggini, i giovani di questa città hanno qualcosa di meglio da fare con il loro tempo libero, e apparentemente i bambini sono felici, non piangono, non urlano, solo la musica riempie l'aria della notte.

Finendo la seconda rosato notiamo che il calore fa parte dello stile di vita di questa città. Lo stile di vita di Trani è proprio 'nell'arte della vita’.

powered by social2s
Fuori Museo Trani
Eventi a Trani? La magia del Fuori Museo

Trani, sulle acque chiare blu dell’Adriatico leggermente a nord di Bari, è un luogo dove le persone arrivano a ‘stormi’ dal nord. Alla sera magici eventi estivi all’aria aperta donano un piacevole ristoro dal caldo sole estivo. Specialmente quelli nella piazza della Cattedrale, dove i profumi del mare aggiungono nuove esperienze sensoriali.

Ai turisti che cercano le spiagge e il mare e che arrivano per la prima volta intorno a Trani, potrebbero sfuggire i piaceri della Trani vecchia. Noi abbiamo avuto l’emozione di svegliarci nel meraviglioso borgo antico costruito attorno ad una piccola baia.

Qui una flotta di una dozzina di pescherecci espone il loro pescato sul molo e lo vende direttamente ai locali e ai commercianti. All’estremità nord della baia svetta la Cattedrale dedicata a San Nicola Pellegrino e realizzata in ‘gloriosa’ pietra locale. Nicola era un giovane uomo arrivato in Puglia dalla Grecia, girovagava per le strade cantando ‘Kyrie Eleison’ attraendo bambini e la derisione dei locali.

Alla sua scomparsa prematura, nel 1094, è stato subito santificato nel 1098 e la nuova cattedrale ha avuto il suo santo al suo completamento nel 1200. La piazza della cattedrale è delimitata a nord est da un parapetto sul mare, a nord ovest dal Palazzo di Giustizia e a sud ovest da un meraviglioso polo museale che combina in modo eclettico il Museo Diocesiano, il Museo Sinagoga Sant'Anna e il Museo della Macchina per Scrivere.

E sono proprio le serate del FUORI MUSEO che ci hanno riportato ancora una volta eventi a Trani. Fuori Museo è una serie di eventi musicali organizzati dalla Fondazione SECA, che sono iniziati con una Rockabilly Band a fine Giugno e si concluderanno con un concerto gratuito della band di Matteo Borghi il 4 Settembre.

La nostra visita era per la serata delle emozionanti storie musicali di Nicola Piovani e del suo gruppo ‘jazz’, Compagnia della Luna, dal titolo ‘La Musica è Pericolosa’. Per molti la serata era anche ascoltare dal vivo la musica dal film ‘La vita è Bella’ di Roberto Benigni, che gli ha dato l’oscar. Nicola ha mantenuto le sue promesse con una scelta eclettica, toccando una ampia varietà di musiche e raccontando le storie dietro alla loro composizione.

La sua compagnia ci ha deliziato con gli aneddoti delle relazioni con famosi registi attraverso la band di un sassofono, clarinetto, chitarra, violoncello, basso, fisarmonica e timpano, e con Nicola al piano.

Le emozioni della Fondazione SECA continuano gli eventi a Trani del 3 Agosto con Renzo Arbore e la sua Orchestra Italiana, con il loro stile inconfondibile. Il 6 è la volta del NAIF Tour di Malika Ayane, con la sua voce dal colore “arancione scuro che sa di spezia amara e rara”. Sergio Rubini farà un suo recital ‘Sud’ il 12 Agosto. Poi il 21 Agosto, dopo la pausa di Ferragosto, l’Orchestra dei Suoni del Sud farà un omaggio alla carriera di Mina Mazzini.

Skin ci riporta infine nella ‘Generazione del Millennio’ con una DJ performance nella zona sud di Trani, Venerdì 2 Settembre, mentre Matteo Borghi con la sua band concluderanno gli eventi estivi del Fuori Museo il 4.

I concerti hanno la direzione artistica di Gerardo Russo, una vera garanzia di emozioni e, se sono come quelle che abbiamo condiviso di Nicola Piovani, faranno il tutto esaurito.

Per sapere di più degli eventi a Trani visitate il sito della Fondazione SECA www.fondazioneseca.it e cercate FUORI MUSEO – EVENTI D’ESTATE. Se venite da lontano cercatevi un B&B vicino al porto nella città vecchia, e assicuratevi di avere il tempo per visitare la cattedrale e il meraviglioso Museo delle Macchine per Scrivere

powered by social2s
Un gelato indimenticabile

Cosa è un gelato indimenticabile? Con la mia lunga esperienza di ‘dipendenza cronica da gelato’ la risposta è una esperienza olistica.

Assaporare un gelato è un’esperienza. Mangiando un gelato ci regaliamo un momento di gioia. Quando andiamo in un bar a comprare un gelato siamo mossi dal desiderio di trascorrere un momento piacevole che possiamo imparare a portare ad un livello più elevato.

Possiamo entrare nella gusto e nella storia del produttore del gelato, perché alcune esperienze stanno diventando solo una ‘banale dipendenza’ e non ci soddisfano nel profondo. Dobbiamo imparare a scegliere il giusto gelato altrimenti cadiamo nella trappola del conteggio delle calorie e dei sensi di colpa.

Da molti anni ci siamo abituati ad un monopolio dei sapori, pochi marchi in tutta Europa in cui cambiano ogni anno i colori delle confezioni ma non il sapore. Edizioni limitate di sapori artificiali, preparati in bustine che hanno invaso anche molte gelaterie ‘mordi e fuggi’.

Eppure ieri mi sono regalata una esperienza indimenticabile. Sono andata a prendere il gelato da chi è tornato a farlo con il 'Latte Nobile' e con la frutta vera. Ho la fortuna di abitare non lontano dalla Fattoria La Frisona e di essere andata a visitarla per incontrare Andrea Colagiacomo.

Ho fatto un tuffo nel passato: profumi e panorami che sembravano quelli della mia infanzia. Una famiglia che si tramanda il sapere e l’amore per l’agricoltura e l’allevamento. La nuova generazione ha studiato ed è tornata a chiudere il ciclo produttivo fondando un proprio marchio e producendo prodotti di alta qualità: La Frisona.

Fanno parte dei migliori circuiti come Eataly, Slow Food e associazioni il cui nome è un tripudio all’amore: “Associazione Nazionale Formaggi Sotto il Cielo". Sono abituata a leggere le storie sulle riviste e non immaginavo di poterle vivere direttamente vicino casa.

Ho preso un loro gelato da portare a casa. ‘Latte Nobile’, che vuol dire proveniente da animali che pascolano prevalentemente nel prato, frutta presa da coltivazioni biologiche e preparata da loro a temperatura e pressione giuste, per non far perdere il nutrimento (a 80 gradi sottovuoto). E l’ultimo ingrediente è il sorriso delle persone che li preparano, che sanno di fare la cosa giusta.

La sera ci siamo gustati questo gelato sul terrazzo, con i profumi dell’estate e gli ultimi suoni della campagna. Un gelato indimenticabile per i sapori e le emozioni. Mi scorreva la storia della famiglia e il piacere di sentire il fresco sapore della vera frutta.

Non credo di poter tornare alla banalità. Mi sono informata e ci sono due bar a Segni e uno a Colleferro che hanno questi gelati. Provare per credere.

powered by social2s
Priverno
Museo di Priverno ricordando Privernum

La strada che porta dal casello di Frosinone verso la località balneare di Terracina è un flusso continuo di auto e camion in ogni giorno d'estate, e quasi tutti i viaggiatori non prestano attenzione alle diffuse città dei Monti Lepini che punteggiano la basse delle colline e delle montagne più alte.

Ma in questo caldo giorno d'estate, poco prima di Ferragosto, la nostra meta non è il mare ma il borgo storico di Priverno, con il suo centro medievale e la sua antica storia dei Volsci e dei Romani.

Ci sono tre panchine di pietra, sul lato sinistro della piazza principale della città vecchia (Giovanni XXIII), in parte protette dal tardo sole del mattino da vecchi alberi sul bordo della strada. Cercate un posto auto. Un caffè al bar è seguito dalla possibilità di rilassarsi su una delle panchine di fronte alla cattedrale e di fianco al municipio. Dietro di noi sono ci proteggono la stazione di polizia locale e il Museo Archeologico.

Madri, bambini e uomini d'affari passano a piedi dando un caloroso benvenuto al funzionario della polizia locale in piedi vicino al bordo stradale. Lui conosce il suo lavoro e controlla le poche macchine parcheggiate irregolarmente in piazza. Cerchiamo di conoscere un po' più di questa piazza che è dominata architettonicamente dalla cattedrale e da Palazzo Antonelli (ora sede del Comune), quindi ci spostiamo per salire i 31 gradini della chiesa.

La prima impressione è quella di entrare in una stanza buia e, mentre gli occhi si abituano all'atmosfera, arriva una aria fresca di benvenuto nella pace sotto la tribuna dell'organo e del coro. Un lento giro della chiesa ci disvela un altare a sinistra della navata, mentre la cappella meglio illuminata è alla fine della navata laterale di destra, con le sue statue bassorilievo di San Tommaso d'Aquino e San Sebastiano. Sulla navata sinistra si trova una ispirante statua della Madonna Assunta in Cielo.

Ci sono molti dipinti, difficili da discernere nell'ambiente scuro illuminato suggestivamente da una moderno rosone circolare nella facciata proprio sopra il portale centrale. Due adolescenti sono seduti sul pavimento in una cappella laterale, forse solo assaporando il fresco, e rispettano la quiete della cattedrale. Noi accendiamo tre candele e offriamo una preghiera silenziosa. Poi, fuori, sperimentiamo di nuovo il calore del giorno che sembra essere aumentato. Immediatamente sulla nostra sinistra una scalinata sale verso l’interno del municipio.

Torniamo al nostro 'campo base' ed entriamo nel museo Archeologico. Sui tre livelli mostra tutta la sua 'ricchezza' proveniente dagli scavi intorno a Privernum. Si tratta di un eccellente museo, senza pari, che, in circa 20 camere copre la storia, la mitologia e l'archeologia della città a partire dal periodo della regina Camilla dei Volsci fino alla fine dell'impero romano. Ogni elemento in ogni camera a tema è illustrato e spiegato con relazioni.

Ci sono, purtroppo, solo un paio di panchine dove ci si può riposare e assorbire l'atmosfera. È evidente che questa mostra è stata accuratamente pianificata in ogni dettaglio. La responsabile che ci guida dichiara con orgoglio che il museo di Priverno da spazio alle donne e una stanza è dedicata esclusivamente al genere femminile. Forse lo stanno facendo per il mancato riconoscimento di millenni al potere e ai ruoli del secondo sesso.

Per il viaggiatore internazionale, c'è solo una sfida, tutte le descrizioni dettagliate sono in italiano per cui suggerisco di migliorare ulteriormente l'attrattività di questo museo e del centro storico di Priverno per un turista esperienziale come me. Eppoi, per le molte migliaia di italiani che passano Priverno per andare al mare, godetevi un meraviglioso monumento al passato romano nella piazza del Duomo a Priverno: basta suonare il campanello ed entrate.

powered by social2s

Iscriviti alla Newsletter

Scopri un territorio attraverso le emozioni di chi l'ha raccontato in prima persona.