La Selva Park Paliano
Intitoliamo il Parco La Selva al ‘Principe Antonello Ruffo di Calabria ’

Ci sono uomini che lasciano delle orme profondissime sulla terra dove passano e altri che le lasciano solo nei cuori. Antonello Ruffo di Calabria ha cambiato la storia di Paliano costruendo un parco naturalistico dedicato agli uccelli in un momento storico in cui tutti costruivano industrie.

La travolgente storia di questo principe visionario è stata raccontata da Giusy Colmo nel libro ‘Il principe che spostava le colline’ che ha raccolto direttamente dalla sua voce le sue incredibili storie e le trascritte in modo avvincente. La presentazione del libro a Paliano ha fatto scoprire alcuni lati del principe sconosciuti a molti che lo rendono un ‘eroe moderno’.

Storie del padre aviatore amico di Dannunzio, dell’infanzia durante i bombardamenti di San Lorenzo, della dolce vita romana, dei numerosi viaggi ma, sullo sfondo, sempre La Selva di Paliano e l’idea di trasformarla in un centro naturalistico e culturale.

Il suo obiettivo è quindi stato quello di modificare il paesaggio accompagnando una trasformazione delle linee dell’orizzonte da campagna a parco. Ad esempio creando insenature per ospitare eventi e colline per nascondere punti naturalistici da scoprire, piantando milioni di alberi e, soprattutto, creando i laghetti e portando uccelli per il Parco La Selva.

E’ stato un vero paesaggista, i suoi segni erano sempre morbidi ma erano riconoscibili a distanza e dall’alto. La sua visione dell’ambiente non è mai stata quella di un giardiniere ma di un ‘principe’ che modellava il suo regno per renderlo incantato. E questo regno doveva essere riconosciuto a distanza e con i 5 sensi. Così nascono i milioni di alberi di mimose e cipressi (il cui profumo si sentiva in tutta la valle del Sacco per un paio di settimane), le linee di bambù, i parcheggi alberati dalle linee morbide e i laghetti.

L’anima culturale è stata animata da pittori, scultori e letterati che avevano ne La Selva il loro punto di riferimento. Il parco si popolava di sculture alcune delle quali rispecchiavano l’ironia e lo spirito ribelle di don Antonello come il grande spaventapasseri di tufo nel cui cappello si trovava il cibo per gli uccelli.

Ho avuto la fortuna di lavorare per lui un periodo della mia vita ed è grazie a questo legame che sono venuta a vivere a Paliano.

E l’occasione del libro di Giusy ha riacceso un interesse in tutte le persone. Praticamente in ogni famiglia di Paliano ci sono episodi che riguardano La Selva e il principe e che il tempo trasforma sempre di più in ‘ricordi memorabili’.

Mentre mi recavo alla presentazione del libro e facevo la spesa in frutteria o nei piccoli alimentari, tutti parlavano di Don Antonello: chi aveva scritto la lettera a Fidel Castro per far arrivare i primi fenicotteri al parco, chi non capiva la sua proibizione della Coca Cola nei ristoranti del parco, chi aveva colto l’uva nel vigneto e chi aveva preso parte a qualcuna delle sue innumerevoli manifestazioni.

Alla presentazione del libro e dei ricordi che ognuno di noi voleva condividere con gli altri è nata una proposta che vorrei condividere e realizzare: intitolare il Parco La Selva al "Principe Antonello Ruffo di Calabria” e dedicare il 31 maggio ad una ‘Festa della Primavera’ da celebrare ogni anno al parco. Il 31 maggio è il suo compleanno e i miei ricordi vanno ad una incredibile festa organizzata dai suoi figli in occasione dei suoi 60 anni in cui ‘natura e cultura’ si integravano perfettamente.

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arte Contemporanea cinese
Breve storia dell’arte contemporanea cinese

Mentre godo guardando alcune sculture o dipinti di arte contemporanea cinese nel Museo Nazionale d'Arte, mi sento sempre confusa fino a quando non leggo la piccola etichetta di introduzione o di descrizione dell’opera.

Il desiderio di capire le creazioni degli artisti, i loro metodi e fini mi ha spinto a fare qualche ricerca e vorrei condividere con voi alcune storie interessanti del secolo scorso. Così, quando si viaggia a Pechino e si visitano alcuni musei o gallerie, si può meglio comprendere l'arte contemporanea cinese!

Quando si parla di arte contemporanea, non possiamo trascurare il luoghi della produzione e la generazione coinvolta. Ogni particolare tipo di arte appartiene a un determinato periodo della storia e racconta proprio una angolazione della ‘storia di quel tempo’.

In Cina, dal Nuovo Movimento Culturale del 4 Maggio fino alla fine della Rivoluzione Culturale nel secolo scorso, l'arte modernista con caratteristiche cinesi è diventata la tendenza dominante dell’arte cinese quotidiana. Si leggono le atmosfere di una doppia tensione di una rivoluzione sociale e ideologica, che confermano uno spirito realista e un modo proattivo di favorire l'integrazione nella società con elementi che mostrano un grande spirito pionieristico.

Dopo aver sofferto durante la Rivoluzione Culturale, le ferite della nazione avevano bisogno di essere rimarginate. In quel tempo gli artisti hanno iniziato a riconsiderare la storia recente e a criticare la realtà per esprimere il loro dolore. Così alla fine del 1970, sono emerse in successione "Scar Art", "Stars Art Exhibition", "85 New Wave" e poi "89 Modern Art Exhibition" che rappresentavano i pensieri e gli approcci artistici degli artisti.

L’arte cinese d'avanguardia è sempre stata strettamente legata con il sistema politico e la vita sociale. Così la maggior parte degli artisti ha scelto come soggetti artistici le preoccupazioni umanitarie e la vita rurale per le loro opere.

Quando passiamo in rassegna la storia dell'arte contemporanea cinese, "Stars Art Exhibition" è considerato come l'inizio del movimento avviato da diversi giovani nel 1979 come un modo per esprimere la propria individualità. Quando "Il 30° anniversario della fondazione della Mostra Arti Nationali" è stata esposta nel Museo d'Arte Nazionale della Cina, la gente era più profondamente attratta dalle opere d'arte spontaneamente appese in strada, fuori del Museo d'Arte Nazionale.

I giovani artisti hanno esposto i loro dipinti ad olio, sculture e altre opere d'arte. Questa mostra ‘non ufficiale’ e sembrava 'strana' rispetto a quella all'interno del Museo Nazionale d'Arte. Il suo tema artistico e i materiali hanno stupito quelli abituati allo stile della "Rivoluzione Culturale".

Per la maggior parte degli spettatori potrebbe essere stata la prima volta che hanno visto qualcosa di completamente nuovo e diverso dalla loro precognizione e formazione artistica.

La nuova ondata di arte cinese è stata inevitabilmente influenzata dall’arte occidentale. Dal 1990, simboli culturali tradizionali cinesi sono stati utilizzati 'meccanicamente' per attrarre più curatori occidentali.

Credo che volessero copiare i modelli di Arte Occidentale ed erano ansiosi di trovare un loro linguaggio nella pittura occidentale e, quindi, entrare nel mercato occidentale. Attraverso la "Political Pop" e " Gaudy Art", gli artisti hanno criticato la realtà e la politica.

La tendenza dell'arte contemporanea cinese ha costruito la base per la comparsa delle ‘zone d'arte’. Nel 1990, l'arte e gli artisti cinesi erano in una condizione imbarazzante. Non ricevevano alcun sostegno da parte del governo o della società. Per evitare interferenze esterne, i cosiddetti gruppi di artisti radicali si sono uniti alla ricerca di un posto dove potevano sopravvivere e creare le loro opere.

A Pechino si possono trovare le aree “Imperiale Palace Art Zone”, “East Village Art District”, “798 Art Zone”, “Songzhuang Art Zone” e “Blackbridge”.

Ogni distretto arte ha una sua storia che racconterò in un altro momento.

Credo che lo sviluppo dell'arte contemporanea cinese è essenzialmente un processo di risveglio di una ideologia sociale delle persone. Gli artisti ripensavano il sistema sociale e avevano il desiderio di un coinvolgimento sociale. Hanno lottato e faticato nel buio per trovare la luce. Sono proprio quegli artisti che hanno dato una voce alla società per adempiere la loro missione sociale. E ora possiamo vedere che esiste una diversità di forme d'arte in Cina.

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Sculpture by the sea 2016
Torna con sorpresa la mostra Sculpture by the Sea a Sydney

Da 20 anni le ‘Sculpture by the Sea’ di Sydney (Australia) ogni primavera abbelliscono le passeggiate costiere, i parchi e le spiagge a Sud di Bondi Beach e di Tamarama, una zona panoramica di grande bellezza naturale.

In piedi sopra il Bondi Icebergs Club e guardando a nord oltre la piscina-oceano, si gode del perfetto panorama di Bondi, probabilmente la spiaggia più famosa del mondo. Eppure quest'anno, agli inizi di ottobre, la spiaggia era deserta e il grande 'set' è finito a rotolarsi nella sabbia.

Onde alte fino a 10 metri si sono infrante sulla costa e un mare bianco ha riempito la baia. La passeggiata lungo la costa è stata chiusa a sud di Bondi quando i cavalloni hanno cancellato il percorso. A Tamarama la spiaggia era stata travolta e numerose sculture non erano più in piedi. Sono sopravvissute alle onde le opere in metallo montate in modo sicuro sulle rocce, pur essendo state intrise dagli spruzzi del mare.

“Sculpture by the Sea” attrae con le sue circa 100 opere realizzate dai principali scultori provenienti da tutto il mondo, soprattutto dall’Australia, Asia orientale ed Europa. La mostra è gratuita ed ha rivitalizzato l'interesse dei ‘Sydneyani’ nella scultura e nell'ambiente ed è stata un catalizzatore dell’aumento delle sculture nei parchi pubblici in tutta la città.

Quest'anno ha celebrato il lavoro di Inge Kim An scomparso a 100 anni solo pochi mesi prima. Due dei suoi lavori, 'Link III' 'Celestial Rings I' sono state esposte a picco davanti al mare turbolento.

Le opere hanno tutte un elemento di ispirazione e la maggior parte può essere pienamente apprezzata solo visitando la mostra, e a piedi lungo la passeggiata dall’Iceberg Club a Tamarama. Permettetemi di ricordare alcuni lavori che hanno catturato la mia attenzione.

La prima scultura sulla quale mi sono imbattuto fuori dall’Iceberg Club è stata la 'Borsa da Viaggio' di Yumin Jing dalla Cina che si spiccava su roccia con le onde e la schiuma poco oltre. Un grande sacchetto aperto in acciaio inox con fiori ed erba che spuntano dalla parte superiore aperta.

Pochi passi più avanti sul sentiero, il visitatore si trova davanti ad un collage di rifiuti di plastica su una rete colorata di Ian Swift, l'artista, che li ha disposti in modo da coprire la roccia accanto alla passeggiata. Lo ha chiamato 'Detritus Parasitus'.

Poco oltre, nel parco, ci siamo imbattuti in un approccio ancora più grottesco alla 'spazzatura' con un grande pala meccanica con la benna piena di spazzatura e di lattine di plastica. Sean Cordeiro e Claire Healy hanno chiamato questo lavoro 'After Party'.

Le altre opere che hanno afferrato la mia attenzione si trovavano nel parco protetto dal mare. C'era un vistoso cervello stilizzato di colore rosa che, ad una osservazione più attenta, è un divano che doveva essere visto da vicino per essere riconosciuto.

Sono stato affascinato da 'The Message', una disposizione stile Stonehenge di zeri e di uno (1,1,0,0,1,0,1,0,1,0), realizzato in acciaio pre-arrugginito. Solo la cifra iniziale non è stato comunicata ai ‘decifratori disperati’ di Marcus Tatton.

Un'altra sfida intellettuale è stata ‘Infrastructure 5', due estremità di una nave di blocchi di piccole dimensioni di sequoia. La nave era spaccata e stava affondando sotto la collinetta erbosa mentre la prua sembrava la rinascita o città medievale e una città moderna si trova nella poppa. Interpretazione è stata una sfida complessa.

Infine, vicino all'uscita dal parco ho trovato un'altra opera con un elemento di interrogativo dal titolo 'Ooroo' (australiano per 'Arrivederci'), di Richard Tipping.

L’opera comprende due grandi segnali di pericolo lungo la strada, il primo segno 'canguro' con il canguro tagliato e la parola Ooroo (che credo significhi che il 'roo' è andato), mentre il secondo segno comprende il canguro che era stato tagliato fuori. OOROO !!!

Sculpture by the Sea è un altro motivo per allungare la visita a Sydney, la città più bella del mondo ogni primavera e forse il prossimo anno ci sarà di nuovo una piccola inondazione.

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stuart pianoforti a coda
Nuove esperienze musicali con i pianoforti a coda Stuart Grand Piano

Wayne Stuart è un fiero australiano che ha portato la più incredibile rivoluzione nella realizzazione di Gran Piano.

E’ il designer e il creatore degli Stuart Grand Piano, strumenti che aggiungono una ulteriore dimensione emozionale ai tradizionali marchi, come Steinway e Yamaha, aumentando la gamma delle ottave. Il suo marchio è Stuart & Sons.

Wayne Stuart è un uomo elegante dagli anni incerti con la barba grigia, come ci si aspetterebbe da un nativo di Terra di Van Diemen, infatti è un Taswegian dalla Tasmania. Wayne è arrivato in terraferma e ha passato la sua vita e la sua imprese in una fattoria di 13,5 acri, appena ad est del palindromo Tumut.

Si trova vicino uno dei rami del gigantesco schema fluviale delle Snowy Mountains, nella parte meridionale del New South Wales, ed è attraversata dal fiume Tumut. Da qualsiasi parte si entri in città, da ovest o da est, guardando in avanti o indietro, è sempre e ancora Tumut, che ora ha anche una nuova icona.

Ho avuto la fortuna di incontrare Wayne in compagnia di uno dei suoi capolavori in un concerto presso le Gallerie Peter Crisp, circa 90 minuti a nord di Tumut. Abbiamo trascorso del tempo chiacchierando, di piccole aziende agricole e dei terreno buoni, prima di chiedergli di raccontarmi la sua storia. Ha cominciato col dirmi che è una progenie di Gough Whitlam, quel gigante d’uomo e il ‘rivitalizzatore’ della politica australiana nei pochi anni in cui è stato primo ministro a metà degli anni '70.

A Wayne è stato concesso un finanziamento nel 1976 per trascorrere un anno in Giappone per migliorare la sua abilità nel commercio dei pianoforti a coda. Successivamente ha avuto una ulteriore esperienza internazionale in Europa, prima di decidere di aggiungere il suo spirito e l'esperienza artigianale alla progettazione di pianoforti a coda in Australia. Inizia così la fabbricazione degli Stuart Grand Piano oltre 20 anni fa.

Wayne Stuart produce qualcosa di unico fra i pianoforti a coda, così come anche aggiunge un tocco ironico. Su ogni pianoforte a coda Stuart è riportato il nome del produttore, Stuart & Sons, seguito dal resto del marchio - 'Terra Australis’.

Si lamenta che i grandi compositori per pianoforte sono stati limitati da Steinway e dagli altri all’ambito di 88 tasti (gamma di frequenza) perdendo la possibilità di sperimentare nuove vaste gamme di composizione. La risposta ovvia a questo enigma è stata quella di estendere la gamma con 102 tasti. Questo è stato possibile grazie alla collaborazione con i produttori di acciaio armonico che hanno prodotto un filo di acciaio al carbonio super forte.

Il mio obiettivo è quello di condividere i miei sentimenti e non quello di dare un trattato di ingegneria. Vorrei semplicemente incoraggiare gli amanti della musica per pianoforte a provare uno dei 55 pianoforti a coda Stuart prodotti finora e di ammirare la qualità del suono e la gamma dinamica dello strumento.

Ho chiesto a Wayne quale legno ha usato per la cassa armonica. Non sono sicuro che mi abbia dato una risposta diretta (ma la risposta è abete rosso), perchè subito mi ha iniziato a parlare entusiasta dei pianoforti del futuro realizzati con materiali diversi dal legno, di casse armoniche che creano suoni sferici e del ruolo dei compositi nella struttura.

Mi ha ricordato i miei molti anni passati nello sviluppo di dispositivi sonar subacquei che utilizzano proprio questi tipi di materiali, che pur offrendo soluzioni per la difesa offrono proposte ‘Stradivariane' per la creazione di strumenti musicali a corde.

E’ stato un emozionante pomeriggio di novembre, quando Peter Crisp Gallerie ha ospitato una performance del 3° Concerto per pianoforte di Rachmaninoff con due pianoforti a coda. Uno Stuart in un angolo del fienile e un Yamaha molto più piccolo nella direzione opposta: la musica ha riempito i cieli.

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Jos carreras
José Carreras, una grande voce e una grande storia

Solo 70 anni fa, una delle più belle voci di tenore nasceva a Barcellona, ​​una città con una grande storia di musica e architettura. José Carreras è un grande e meraviglioso figlio di questa città. Nel 1992 è stato il direttore musicale per la cerimonia di apertura e chiusura delle Olimpiadi.

Ma José Carreras è meglio conosciuto come uno dei tre tenori insieme con Luciano Pavarotti e Placido Domingo. I loro concerti sono iniziati nel 1990 a Caracalla a Roma, alla vigilia della finale della Coppa del Mondo FIFA e sono continuati fino al 2003.

Miliardi di persone hanno visto o sentito questi concerti, tra cui quello a cui ho avuto la fortuna di partecipare a Melbourne nel 1997, una notte di rapimento.

La mia passione per il canto di ognuno dei tre tenori, e in particolare Josè Carreras, nasce da un programma radiofonico in Australia. Ogni Domenica sera veniva trasmesso ‘Cantanti di Ventura’ presentato da John Cargher. Lo spettacolo ha funzionato per 42 anni ed è stato il più lungo programma radiofonico in esecuzione, fino al 2008.

Cargher mi ha presentato José Carreras durante un certo momento negli anni 70 lodando la perfezione della sua voce di tenore. Fu attraverso Cargher, credo nel 1987, che ho appreso che Carreras era affetto da leucemia, una malattia che in quei giorni era ancora più terminale rispetto ad oggi. Eppure, grazie a Dio e allo spirito di José, è sopravvissuto per arrivare poi al famoso spettacolo di Caracalla con i suoi due compagni d'opera.

José Carreras si innamorò dalla voce tenorile e dell’opera quando aveva solo 6 anni e vide Mario Lanza, che divenne il suo eroe, che cantava in 'Il grande Caruso'.

Si dice che José quasi dava il suo benvenuto a casa sempre ripetendo la sua interpretazione di 'La donna è mobile'. Eppure la sua perseveranza ha pagato e ad 8 anni ha dato il suo primo concerto pubblico di questo classico Verdi. In realtà Verdi e Puccini sono stati i due compositori preferiti da Carreras.

Il suo primo grande successo in un ruolo di primo piano gli è arrivato da una grande prima donna: Montserrat Caballe. Dopo averlo sentito cantare in una piccola parte nella Norma, lo ha invitato a cantare nel ruolo di Gennaro con lei in Lucrezia Borgia il 19 dicembre 1970, quando aveva solo 24 anni, un giovane in pantaloni lunghi.

José Carreras ha vinto numerosi premi all'inizio della sua carriera e il suo debutto in Italia è stato come Rodolfo (La Boheme) a Parma all'inizio del 1972. Rimanendo con Puccini ha giocato Pinkerton nel suo debutto al New York City Opera. Al Met, il suo primo ruolo è stato come Cavaradossi in Tosca. A Vienna, ha aperto con Alfredo ne La Traviata. E su di essa ha attraversato gli anni Settanta e Ottanta. Le sue 'signore principali' sono state i maggiori "nomi" del palcoscenico operistico. Eppure la sua collaborazione con Katia Ricciarelli a partire dal Parma nel 1972, è durato 13 anni sul palco e su registrazioni discografiche.

Carreras ha iniziato la sua carriera come tenore lirico, come la maggior parte dei suoi ruoli dimostrano, e poi si è spinto a ruoli tra il tenore lirico e drammatico, come Cavaradossi. Carreras ha "un timbro nobile, riccamente colorato e sontuosamente risonanza" (Fraga). Carreras è anche noto per la bellezza e l'espressività del suo fraseggio e per la sua appassionata recitazione, qualcosa che condivde con Giuseppe di Stefano che ammirava molto.

L'Italia ed i suoi ammiratori italiani ricordano José Carreras non solo attraverso le sue registrazioni e il riconoscimento delle sue opere, ma gli hanno dimostrato il loro apprezzamento con la concessione del titolo di Cavaliere di Gran Croce e Grande Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

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San Martino with Cesanese
Cesanese del Piglio: a San Martino ogni mosto diventa vino

Anche questo anno festeggeremo San Martino l’11 novembre provando il nostro novello Cesanese di Piglio, un vino naturale che questo anno abbiamo prodotto per la seconda volta nella nostra cantina di Paliano. Si ripete la tradizione che vuole questo giorno dedicato ai frutti dell’autunno: vino, castagne e polenta.

Una tradizione che per molti anni si è tenuta all’Antica Casa Massimi di Piglio, la splendida abitazione della famiglia Massimi Berucci al centro del paese, dove anticamente si trovava il frantoio e il serbatoio per conservare l’acqua del paese e distribuirla nei periodi di bisogno.

Nella casa, che attualmente è una delle poche abitazioni sopravvissute all’incendio del 1799, si può ammirare uno dei rari esemplari di carta da parati sette-ottocentesca. Sono praticamente dei quadri stampati che riproducono storie mitologiche in paesaggi dal caratteristico stile neoclassico.

Ma come nasce la tradizione dell’11 novembre e dell’estate di San Martino?

La storia di San Martino è molto particolare, un martire di origine ungherese mandato ad evangelizzare la Gallia e che è diventato oggi il protettore della Francia. Era talmente venerato che il suo giorno era festa nazionale e oggi Ungheria e Francia hanno recuperato il suo antico cammino.

In Italia il santo è in oblio e qualcuno lo ricorda per il vino novello o perché su alcune carte da gioco è riportata la frase ‘Per un punto Martin perse la cappa’. Il detto ricorda l’episodio in cui nel 335 Martino divise il suo mantello in due per donarlo ad un viandante infreddolito e seminudo. Questo viandante era Gesù, in incognito, che lo ripagò facendo tornare il suo mantello sano.

La cappa (mantella) divenne una importante reliquia posta direttamente sotto il controllo dei re Merovingi dei Franchi e diede origine alle parole ‘cappellano’ e ‘cappella’ che, originariamente, indicavano i custodi della reliquia e la chiesa privata dei re dove la ‘cappa’ era riposta.

L’11 novembre è stato il giorno della sepoltura del santo e nei secoli la festa ha iniziato ad assumere connotati anche pagani e legati al ritmo della natura. In Svezia si festeggia con una zuppa a base di oca, a Venezia si prepara un dolce speciale e in molte città questo giorno è dedicato al vino novello.

Tutte queste tradizioni sono ben note ai produttori del Cesanese che si ritrovano ad assaggiare il loro vino in un incontro che si ripete da quasi venti anni. Il Cesanese del Piglio è l’unico DOCG a bacca rossa del Lazio ed è una vera delizia per gli intenditori. Si distinguono due varietà a seconda dei terreni in cui viene coltivato: quella con profumi e sapori della frutta rossa (ciliegia e amarena) e quella con profumo che ricorda le erbe (radici di liquirizia, frutti del sottobosco).

La Strada del Cesanese che si snoda lungo i paesi di Acuto, Affile, Anagni, Piglio, Paliano, Serrone e lambisce Subiaco è ormai una meta per turisti in cerca di emozioni particolari fra natura e cultura. A Paliano, da Donna Vittori Borgo Agricolo (www.donnavittori.com), questo viaggio nei profumi del vino si arricchisce sempre con le mostre d'arte dedicate ai quadri di cavalli grazie alla collaborazione con la Fondazione Horse Museum (www.horsemuseumfoundation.org)

Siamo in una delle aree più belle del Lazio dove le colline incontrano le montagne e dove si può vivere la storia passeggiando negli splendidi centri storici, La cattedrale di Anagni e il Monastero di Subiaco sono solo gli esempi più famosi. Il Cesanese è uno dei vitigni più antichi ed è parte della nostra identità. Ci siamo associati alla Strada del Cesanese per far conoscere questi luoghi speciali, l’amore dei nostri viticoltori e la qualità dei nostri vini.

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Rocca Priora and ice age
La strana relazione tra una glaciazione e le castagne di Rocca Priora

Cosa c’entrano le castagne di Rocca Priora con la piccola glaciazione del 1709? Come mai Rocca Priora è circondata da boschi di castagno?
Nel mese di novembre i boschi di castagno si animano con persone che si dedicano alla raccolta delle castagne. Un momento scolpito nella memoria familiare di tutti, eppure tutto ha inizio in un preciso anno e in un preciso momento storico.
I colori rossi, gialli e verdi dei boschi di castagno, con le loro sfumature disegnate ad arte dal sole che incontra la natura, vengono da una precisa scelta strategica. I boschi nascono per salvare Rocca Priora dalla miseria e dall'abbandono.
Siamo nel gennaio del 1709, quando un intenso anticiclone siberiano raggiunge tutta Europa che fu colpita da una piccola era glaciale. In poche ore temperature polari gelarono pozzi, fiumi, laghi e l'apocalisse bianca distrusse ulivi, alberi da frutto e intere foreste.
A Venezia si pattinava sulla laguna, il Lago di Garda per l'unica volta nella storia fu attraversato da una sponda all'altra da carri e cavalli, le navi rimasero bloccate nei porti gelati di Genova e Marsiglia, la Regina a Londra provvide all'acquisto del carbone per riscaldare i poveri.
La carestia divenne reale e le malattie bronco-polmonari dovute al gelo si trasformarono in epidemie e si avvertirono stenti per la fame: il terribile inverno provocò oltre un milione di morti nel vecchio continente.
Rocca Priora si trovò in una situazione disastrosa: i suoi ”boschi sacri” di faggi, lecci e latifoglie erano stati completamente sterminati. La popolazione allo stremo decise di abbandonare il paese: 1000 abitanti in meno in un solo anno!
Cosa fare per far ripartire il paese? Oltretutto il ruolo di Rocca Priora era fondamentale per la vita di Roma alla quale assicurava il ghiaccio necessario per gli ospedali e per la conservazione del cibo.
Dopo la glaciazione, l'industria del ghiaccio, che era il motore economico di Rocca Priora, con l’abbandono della popolazione mancava manodopera nel periodo della raccolta della neve. Era assolutamente necessario riportare gente nel paese.
La Camera Apostolica, che controllava e amministrava Rocca Priora, decise di sostituire gli alberi morti con una coltivazione monovarietale di alberi di castagno e scelse il tipo di albero più idoneo, quello che dava i frutti migliori ed era resistente alle temperature locali. Oggi le castagne di Rocca Priora sono note e rinomate.
Dopo la piantumazione diede in enfiteusi 1.000 mq di terreno a chi tornava nel paese mettendo in moto una nuova industria. L'enfiteusi è un diritto reale, ormai in disuso, che fu usato durante l’800 per permettere agli agricoltori di affittare dei terreni dando loro la possibilità di affrancarli e di divenirne proprietari.
Una scelta vincente dell'uomo che ha adoperato la natura per far rifiorire il paese e dargli una nuova identità. La raccolta delle castagne nei mesi di ottobre e novembre raggiungeva le 300 rubbie/anno (pari a circa a 600 quintali) e la farina di castagno, così ricca di vitamine e sostanze nutritive, è stato uno dei principali alimenti dei contadini.
I castagneti di proprietà della Camera Apostolica erano controllati da un guardiano stipendiato e, come per il trasporto della neve, leggi speciali tutelavano i boschi. Durante la raccolta era vietato l’ingresso ai buoi e agli animali da pascolo per non rovinare le castagne di Rocca Priora.
Dai boschi di castagne nacque poi un’altra industria che rese Rocca Priora molto famosa il secolo scorso: quella dei bottai e dei falegnami. Il pregiato legno di castagno di Rocca Priora arrivava fino a Venezia, dove era utilizzato nelle fondazioni dei palazzi della Laguna. La sua durevolezza e resistenza all'acqua, garantite dalla particolare struttura molecolare che allontana umidità e ossigeno, lo rendono perfetto per ambienti subacquei.
Interi vagoni di treni carichi di legno, poi, raggiungevano la Spagna per essere trasformati in doghe da botte. Anche in questo caso il legno di castagno è ideale per contenere pregiati spiriti Spagnoli.
In attesa di ottenere risposte scientifiche sul DNA dei nostri alberi, godiamoci dei frutti del bosco e del sottobosco. Lasciamo che gli amanti cercatori provino l'emozione di scoprire i famosi funghi di Rocca Priora, funghi di un bosco “costruito dall'uomo”.
Ma ricordiamoci che tutto è iniziato con una glaciazione!
 
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