‘Quizling’ educare con il divertimenti nei Musei

Vorremo il meglio per i nostri figli e abbiamo bisogno di trovare un modo di educare con divertimento per farli crescere sani e curiosi.

Fra le nuove forme di 'edutainment' o 'infotainment' abbiamo trovato 'Quizling' un tool sperimentato in Australia per avvicinare i bambini al mondo delle visite guidate a musei, siti di interesse, luoghi storici, impianti sportivi, giardini, zoo, ecc.. Ognuna di queste istituzioni accoglie molte migliaia di bambini ogni anno.

Normalmente i bambini dovrebbero memorizzare migliaia di 'bit' di informazione da queste visite mentre la loro soglia di attenzione ‘non è alta’. Per questo il processo di apprendimento dovrebbe essere il più possibile vicino ad un gioco.

Per esempio, in Australia ci sono quasi 4 milioni e in Inghilterra ci sono oltre 8 milioni di studenti che compiono circa 4 escursioni all'anno. Le istituzioni più grandi, come i musei nazionali o i parlamenti di solito offrono tour talvolta non connessi al curriculum degli studenti. Salvo rari casi, quindi, non ci sono feedback per determinare se gli studenti hanno acquisito conoscenze durante la visita.

E' dimostrato che le mostre interattive e laboratori all'interno di museo e gallerie attirano l’attenzione degli studenti, ma non è facile attrezzare laboratori per i bambini a tutte le ore del giorno. Così come si possono giustificare queste gite nel bilancio della scuola?

Questa domanda è stata posta a due insegnanti di scuola australiani e la loro risposta, in linea con lo stile di vita e le aspettative dei bambini di oggi, è Quizling, un nuovo strumento per educare con divertimento usando i quiz. Una app con una innovativa piattaforma di apprendimento basata sui quiz, che permette agli studenti di ottenere il massimo giocando e condividendo i quiz su dispositivi mobili.

L'applicazione è scaricabile gratuitamente e gli utenti hanno accesso immediato a centinaia di quiz, anche su argomenti accessori come quelli sportivi. L’impegno è potenziato da una competizione amichevole e una condivisione sociale (tutto in un ambiente sicuro per i bambini). D’altra parte già alla fine del 2012, secondo il Daily Mail, la media dei bambini di dieci anni che possiedono un dispositivo mobile si avvicina al 50%. Il mercato è poi in crescita da quando molte scuole hanno adottato politiche di BYOD (Bring Your Own Device) sin dalle scuole elementari in molti paesi.

Lo strumento di educazione quiz Quizling è stato già testato e sperimentato con organizzazioni come la Zecca Australiana che ha creato avvincenti quiz sulla storia della moneta e sulle caratteristiche di monete e banconote australiane.

La Zecca incontra una vasta gamma di pubblico, da governi e banche centrali stranieri (per le quali produce moneta), a numismatici (collezionisti di monete). Molte migliaia di persone visitano il suo sito a Canberra e circa 70.000 studenti delle scuole superiori. La visita di solito dura meno di un'ora, per cui la densità di comunicazione è alta e, di norma, la conservazione dei dati è bassa.

L'app Quizling è un modo moderno di aggiungere valore al prodotto turistico, e ha permesso alla Zecca di ‘infilare’ conoscenza sulle monete e direttamente nei telefoni delle persone e "speriamo di aver creato un rapporto duraturo così che i visitatori diventino ambasciatori nella propria comunità e consiglino di visitare la Zecca".

La Zecca ha visto l’opportunità di docenti che utilizzano l'applicazione per condensare l'apprendimento e distribuire contenuti nel corso della visita, "possiamo prevedere che l'insegnante relazioni sulla visita, incoraggiando gli studenti a usare il loro dispositivo per ripassare le informazioni. Quindi questi divertenti quiz sono una vera opportunità di apprendimento". Fare quiz è una fonte di divertimento come è dimostrato da molti giochi web basati su giochi da tavola, per cui vi è poca resistenza anche da parte degli studenti più recalcitranti.

 

Quindi quali sono le caratteristiche uniche di questo innovativo strumento didattico basato quiz?

1. Canali per le istituzioni per l'invio di quiz di qualità a studenti, docenti e genitori

2. Accesso alle risposte da parte di studenti, genitori e insegnanti

3. Feedback per genitori e insegnanti in merito al valore di apprendimento di una particolare esperienza

4. Aumento dell’appeal delle istituzioni

5. Dati e analisi utili alle istituzioni culturali, genitori e insegnanti

6. Divertimento, impegno creativo per gli studenti anche oltre il curriculum formativo.

I mercati di riferimento di Quizling sono quattro:

• Gli studenti e i bambini che possono scaricare il quiz gratuitamente e le cui risposte sono registrate e memorizzate

• I genitori interessati nello svolgimento dei loro figli che possono acquistare con una piccola sottoscrizione l’accesso ai risultati e soluzioni

• Gli insegnanti e le scuole i cui interessi sono le prestazioni dei loro studenti, cioè i risultati e le analisi, e migliorare quindi la qualità dei programmi educativi

• Le istituzioni che diventano ‘Innovation Partner’ e utilizzano l'app Quizling per espandere il loro mercato di riferimento e aumentare il fascino dei loro prodotti.

L'app si rivolge a studenti della scuola primaria e secondaria, ai loro genitori, agli insegnanti e a chi vuole stabilire un legame diretto con gli studenti in un formato didattico divertente.

Naturalmente può essere ampliato per qualsiasi fascia di età, anche per professionisti. Ogni azienda può iscriversi e presentare quiz per il proprio target di riferimento. Un programma di Partner Innovation è sviluppato appositamente per le organizzazioni educative, come musei e gallerie, ed è impostato per ampliare ulteriormente la qualità e la divulgazione dei contenuti.

Mentre i programmi di quiz esistenti sono realizzati in lingua inglese e il test del prodotto finale è in corso in Australia, Quizling è interessata ad espandere il suo programma in altri paesi e diventando multilingue. Se sei interessato a far parte di questa storia di successo come un affiliato, istituto o dell'autorità scolastica,contattate Dion Oxley a Quizling su Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e intanto testate la app Quizling!

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Article about new form of networking
Dal distretto a nuove forme di network per piccole imprese

Per competere a livello internazionale con i grandi colossi, le piccole imprese hanno solo una soluzione: cooperare e studiare forme di network per piccole imprese.
La cooperazione è stata sempre vincente, anche se le forme di aggregazione si sono evolute in funzione dei tempi e dei mercati e oggi sono più vicine alla rete e al network. Distretti, associazioni di categoria e club di imprenditori di settore avevano tutti lo scopo di proteggere e favorire soprattutto le PMI permettendo una messa in comune di interessi e una sana competizione per conquistare il mercato.
Per anni il successo delle PMI italiane, in particolare di quelle del nord est, è dipeso proprio dai ‘distretti industriali’, ossia aree geograficamente definite in cui vi era una alta concentrazione di piccole imprese nate generalmente intorno ad un prodotto. All’interno di queste aree si stimolavano in modo naturale forme di cooperazione/competizione in cui, intorno alle imprese manifatturiere, nascevano fornitori settorialmente specializzati.
Questi fornitori che offrivano servizi di alto valore erano il vero ‘cuore’ del sistema: costituivano il vantaggio competitivo del distretto. Potremo dire che svolgevano il ruolo che nelle reti neurali è chiamato di “contaminatore”, ossia di hub in grado di favorire il trasferimento tecnologico e la crescita della rete.
La maggior parte di questi distretti, infatti, era nata attorno a lavorazioni artigianali dove il vero valore aggiunto era dato dalla conoscenza dei processi di lavorazione e del ‘saper fare’ più che dalla ricerca scientifica e dai brevetti. Si tratta di una conoscenza non codificabile che nasce dal contatto diretto con le linee produttive e che viene favorita da agenti che conoscono molti differenti processi produttivi. Una azienda di servizi, che supporta e interagisce con più di una impresa, è in grado di stimolare quelle piccole innovazioni di processo che rendono più efficiente il sistema e che qualificano il prodotto finale rendendolo unico.
La natura geografica del distretto permetteva poi una totale aggregazione verticale delle lavorazioni e la possibilità di creare altri servizi comuni come: sistemi di vendita di gruppo, come fiere e mostre di settore, consulenti amministrativi e finanziari specializzati in quel settore e una immagine comune che diventava un naturale attrattore internazionale. Una sorta di 'brand territoriale' capace di suscitare fiducia e di emozionare il compratore finale.
Tutto questo sistema ha funzionato benissimo fin quando la domanda del mercato interno è stata molto forte e ha permesso la sopravvivenza di imprese con produzioni molto diverse fra loro, da quelle economiche che competevano solo sul prezzo a quelle di qualità. Con l’arrivo sulla scena di prodotti a basso costo provenienti da altri paesi, le imprese che competevano solo sul prezzo sono entrate in crisi e il sistema aggregativo del distretto ha perso la sua forza data dall’alto numero di imprese presenti su una stessa area.
Alcuni distretti si sono disaggregati e sono rimaste solo le imprese che si sono posizionate su prodotti di alta gamma e hanno imparato a conoscere i loro esigenti acquirenti, che spesso provengono da paesi lontani. Ad esempio nel settore orafo di Vicenza, famosa per la sua fiera dell'oro che richiama acquirenti da tutto il mondo, il numero di imprese è passato dalle oltre 1500 a poche centinaia e la fiera ha ridotto le sue esibizioni e cerca di avere angoli in alte parti del mondo. Con la mancanza di prossimità geografica, è diventato quindi sempre più vitale la necessità di aumentare la qualità del prodotto e la competitività dell’impresa raggiungendo nuovi mercati, aggiungendo servizi ai clienti finali ed emozionandoli con storie legate alla cultura del luogo e dell'impresa stessa.

Ma come si raggiungono questi nuovi clienti sempre più accerchiati da produttori di ogni parte del mondo? Cosa fare quando non si hanno più fornitori e consulenti vicino alla propria impresa? Si può solo ricorre al sistema delle associazioni, delle reti di impresa e del networking.


Il sistema sindacale delle imprese è però anch’esso entrato in crisi non riuscendosi ad adattare ai rapidi cambiamenti e alla necessità di nuove professionalità legate alla interazione con i nuovi mercati internazionali e con i clienti finali. Un mercato esterno si raggiunge con poche missioni mirate se si è lavorato bene costruendosi una ‘web reputation’ con una mirata strategia volta ad accrescere il valore percepito della impresa e del prodotto. E se nel network si riesce a ricreare lo spirito di una 'filiera verticale' (come nel distretto geografico), questo aumenta l'appeal della storia culturale del prodotto finale.
Servono quindi persone con una preparazione interculturale capaci di costruire o rafforzare un brand, trovando gli elementi nella storia dell’impresa o del territorio che possano aumentare il valore percepito del prodotto. Persone che lavorino nell'intersezione fra conoscenze tecniche e umanistiche, dove il racconto del prodotto si confonde e si esalta con la sua storia, quella dell'imprenditore e quella del territorio. Persone che però siano anche in grado di gestire relazioni internazionali con clienti esigenti che chiedono servizi personalizzati. Tutto questo è facilitato se si conoscono i ‘trucchetti’ del web e si sappia fare promozione muovendosi fra i social networks.
E' un processo semplice nei momenti in cui l’economia tira e si ha il tempo e la testa per pensare ad una strategia complessiva e alla gestione di tutte le diverse professionalità che devono essere coinvolte. Ma in momenti di mancanza di liquidità o di depressione dei mercati, questa complessità può spaventare e portare alla inazione. Il problema principale non è nella mancanza di qualità o di conoscenze tecniche, ma nella depressione psicologica in cui possono cadere imprenditori che hanno un momento di sofferenza o che vedono i loro amici/concorrenti crollare intorno a lui.
Bisogna allora pensare a nuove strategie di networking in cui la prima operazione di chi organizza il network è quello di 'lavorare sulla persona' ancora prima che sull'imprenditore. Aiutarlo a riscoprire il senso del suo lavoro e ad aumentare il suo spirito collaborativo. In particolare in Italia sappiamo benissimo che uno dei limite alla crescita delle piccole imprese è proprio la nostra innata difficoltà a lavorare in gruppo e la tentazione di essere sempre dei solisti. Se quindi si opera sugli aspetti emozionali dell'imprenditore si ottengono due vantaggi: la sua capacità a fare rete con altri imprenditori come lui e un aumento della capacità di delegare all'interno della propria impresa.
In questi network, le imprese si incontrano con il preciso scopo di ‘fare business’, traendo vantaggi da una cooperazione che non è più solo geografica ma di ‘filiera verticale’. La gestione degli incontri è fatta in modo professionale e l’attenzione è catalizzata attorno ad una vision e declinata secondo un piano in cui le identità dei singoli non si perdono ma seguono una idea aggregativa o progettuale comune.
Questa visione deve poi essere sapientemente promossa a livello di comunicazione sul web in modo da mantenerla viva e presente nella vita delle persone che compongono le imprese. Sui social e sul web si deve mantenere accesa la connessione fra gli individui che, però, hanno bisogno di momenti di aggregazione reali.
Le recenti leggi sulle reti di impresa cercano proprio di colmare questo spazio offrendo forme cooperative con vantaggi fiscali ed amministrativi e già sono attive associazioni di reti di impresa che mettono in comune le attività e si scambiano le esperienze. Queste associazioni usano soprattutto portali di business come Linkedin e si riuniscono ogni volta in luoghi differenti.
Ma questo modello non può essere generalizzato e ci sono altri network molto interessanti che sono nati (e continuano a nascere) attorno a particolari temi imprenditoriali sfruttando piattaforme di incontro virtuali (http://richmonditalia.it/) che poi si materializzano in incontri in luoghi suggestivi (http://energitismo.com/energy-business-forum-energia-bella/?lang=it). La limitazione di questo modello è che le piccole imprese non hanno vera dimestichezza con le piattaforme virtuali e questi incontri sono naturalmente destinati ad imprese di dimensioni medio-grandi.
Per le PMI sono nate altre forme associative che hanno affinità con modelli del passato di tipo americano (Rotary, Lions, ecc..) ma con un forte accenno alla idea di ‘etica d’impresa’ e di ‘business insieme’ e ruotano attorno alla figura degli imprenditori stessi. In questo caso si sfuttano le potenzialità dei social per essere in contatto ma si preferiscono forme di aggregazione reali. Le innovazioni aggregative sono soprattutto nel modo di gestire gli incontri e nel taglio dichiaratamente pragmatico di alcuni eventi.
Ci sono quindi piattaforme gestite in cui le imprese si iscrivono per programmare incontri con possibili partner per un matching immediato, ma ci sono anche forme associative in cui un sapiente edu-tainment favorisce la contaminazione e la interazione di filiera, come il caso di Ad Hoc in Veneto (http://www.adhocconsilia.it) che comunque mantengono un carattere fortemente territoriale.
Per quanto riguarda la web reputation e lo story telling la situazione è un po' più complessa perché richiede alcuni investimenti e una strategia comune. Per capire cosa vuol dire 'lavorare sul web' in appoggio ad attività reali, un imprenditore deve aver già raggiunto un livello di maturità personale che lo porti a lavorare in squadra e a capire i vantaggi di operazioni culturali. Il passaggio dall''io' al 'noi' e al 'noi territorio' o 'noi filiera verticale' è soprattutto mentale e non può essere semplicemente delegato ad esperti: l'imprenditore lo deve aver assorbito e fatto suo.
Una strategia per accelerare questo processo è la costruzione di nuovi brand ‘cappello’ sotto il quale le identità dei singoli si rafforzano, e in questi anni sono nati migliaia di piccoli brand di 'Made in local' come Roma, Firenze, Vicenza, Milano, ecc…. Il rischio è di una confusione per tutti i clienti stranieri non europei in cui la conoscenza del territorio italiano è limitata alle grandi città: un brand fortemente geografico può funzionare per aree a forte vocazione turistica e in presenza di compratori-turisti che sono stati emozionati durante il loro soggiorno, ma non risolve il problema di tutti gli altri.
Per ovviare a problemi di localizzazione geografica possiamo menzionare portali come quello di Energitismo dove il focus sono le storie degli imprenditori e degli artigiani messi in connessione con i territori in cui si trovano. Questi portali rappresentano una 'parte terza' che garantisce la qualità e operano come dei grandi 'blog' in cui esperti selezionano le storie e le raccontano in modo 'fresco' ma sono aperti ad imprenditori di tutti i territori. Storie scritte in doppia lingua che spesso sono le uniche notizie disponibili per gli stranieri, che siano turisti di aree minori o compratori business. Storie che sono un mezzo fondamentale per aumentare il valore percepito dell’imprenditore nel momento in cui questo vuole interagire con il mondo esterno. La loro ottimizzazione SEO, poi, le rende subito fruibili al navigatore di internet.
L'effetto di queste storie è anche quello di restituire valore agli imprenditori in un momento in cui proprio a loro viene chiesto di non abbandonare le proprie imprese, di non lasciare il paese e di continuare a produrre in Italia. Gratificarli in eventi studiati durante gli incontri del network, e sul web con un uso sapiente dei social, è una delle migliori strategie per rafforzare il sistema delle PMI e di farne nascere ancora di nuove.
In ogni caso, che si tratti di associazioni reali o aggregazioni sul web, l’importante è che le storie siano raccontate con passione e con semplicità per rendere lo spessore di quello che si racconta ma per deliziare il lettore con un piacevole momento di informazione. E che siano storie reali controllate da terzi, il web non perdona chi mente o fa il 'furbetto'.

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Rigenerare i sogni: il Manifesto per i Beni Comuni Europei

Era il 2011 ed io trascorrevo molto tempo a casa per una battaglia personale contro un tumore al seno che mi stava iniziando a cambiare la vita.

Avevamo da poco fondato un “gruppo di strategia” e facevamo continuamente scenari su come sarebbe cambiato il mondo. Con Gavin Tulloch e Alessandro Politi passavamo ore a capire quale strada avrebbe intrapreso la crisi e quale doveva essere il nostro ruolo per costruire un mondo migliore.

Un giorno, sentendo una notizia sulla Grecia alla televisione mentre lavavo i piatti, improvvisamente tutto diventa chiaro e con Gavin e Alessandro iniziamo a scrivere un Manifesto per i Beni Comuni Europei - European Common Goods. Non sapevamo bene dove saremmo arrivati ma ci siamo incamminati con il nostro sogno in tasca.

Subito si uniscono Francesco Alemanni e Angelo Bonelli. Dario Tamburrano lo fa tradurre in molte altre lingue e Angelo Consoli lo porta subito al Parlamento Europeo.

Arrivano Report e il Corriere della Sera e l’articolo con la mia intervista sulla Grecia arriva a 40.000 lettori sul web. Subito conquistiamo le prime pagine di molti giornali e vengono ad intervistarci da tutto il mondo: dall’Europa fino all’America Latina. Il Manifesto viene sottoscritto immediatamente da migliaia di persone: da rettori delle università a DJ, da casalinghe a professionisti. Un successo planetario.

Arriviamo a Bruxelles dove il Manifesto è sottoscritto da Jo Leinen e Gianni Pittella, attuale vice presidente del parlamento Europeo, che organizza una presentazione al Parlamento del Manifesto.

Poi tutto si ferma (forse avevamo suscitato un clamore in un momento in cui ancora non si poteva parlare di riscatto delle persone ma di salvataggi di banche) e ci siamo trovati a prendere una decisione di vita.

Abbiamo deciso che ci dovevamo occupare delle piccole imprese e delle persone e aiutarle a raccontare la loro storia e a mostrare le loro creazioni nel portale Energitismo. Di dare voce a quelli soffocati dalla crisi ma che sono Specialpeople. Eppoi di raccontare di Specialplaces facendo in modo che sempre di più le persone tornino ad amare la loro terra, dove vivono, a considerare il luogo dove vivono come il loro bene comune e a prendersi cura del loro paese.

Intanto in questa giornata di nostalgia ho ripreso il Manifesto da cui siamo partiti e lo ripubblico.

La crisi che colpisce l'economia mondiale e di conseguenza l'euro in questi mesi richiede una risposta radicalmente diversa da quelle attualmente programmate e realizzate. Il modo in cui l'Europa, i suoi governi e gli elettori si occuperanno della crisi greca creerà un precedente importante per la prossima crisi ed i connessi rischi di default nazionali.

Le decisioni probabili del governo greco, praticamente lasciato solo, come altri governi in simili crisi di debito, si basano sulla massiccia vendita di beni pubblici a compratori non meglio identificati in modo da raccogliere il denaro necessario per garantire prestiti ulteriori.

Questa decisione è sbagliata non solo sul piano politico, ma anche in termini pratici. Politicamente abbiamo avuto ampie dimostrazioni nel quarto di secolo passato che la deregulation e le privatizzazioni non sono sinonimo di efficienza, investimenti, modernizzazione e competitività.

Al contrario, c'è un lungo elenco in Europa e nel mondo, di clamorosi fallimenti e di distruzione di valore da parte di quelle stesse forze di mercato che erano invece state celebrate come portatrici di soluzioni durature a tutti i problemi dell'economia nazionale e internazionale.

L'ultima crisi economica e finanziaria del mercato globale ha dimostrato oltre ogni dubbio che i mercati da soli non sono in grado di governarsi, che non esiste la mano invisibile che bilancia i diversi interessi e che il denaro pubblico ha salvato gli stessi oligopoli che in teoria non avrebbero dovuto esistere in un ambiente competitivo sano, favorito da un mercato liberalizzato. Ma come non ci sono pranzi gratis, così non esiste un mercato deregolato che pensi al bene comune.

Noi crediamo fortemente, ispirati da una visione politica ed etica nonché dall’esperienza pratica, che le politiche pubbliche non possono solo limitarsi a regolamentare il neolaissez-faire, a sostenere interessi privati in nome di una presunta competitività nazionale o limitarsi a ridistribuire un reddito in diminuzione.

Le politiche pubbliche devono tutelare gli interessi pubblici , sotto controllo democratico, il che significa che hanno il compito di promuovere beni pubblici e investimenti a lungo termine, sostenuti da una gestione efficiente e da una tassazione sensata che tenda al bene della società.

Invece di lasciare che le proprietà pubbliche della Grecia siano svendute a prezzi ridicoli a grandi potenze, che hanno un forte interesse a controllare i mercati per rinforzare la loro competitività (fatalmente a discapito dei nostri interessi), o ad investitori privati che sono totalmente irresponsabili verso la società, gli elettori e gl’interessi nazionali, proponiamo di utilizzare in modo più efficace il denaro pubblico che abbiamo già impegnato nei prestiti della UE e del Fondo Monetario Internazionale, oltre che nelle misure di sostegno della BCE.

I beni pubblici greci, come quelli di altri paesi a rischio, dovrebbero essere venduti ad un raggruppamento economico europeo, pubblico o partecipato da quota di maggioranza pubblica, in modo da ottenere il denaro necessario direttamente da governi e istituzioni internazionali.

Questo permette di proteggere due interessi vitali a livello europeo e nazionale:

• I beni saranno rimborsabili da parte del paese interessato nei tempi necessari ed a condizioni ragionevoli o produrranno profitti proporzionali ai governi, ma la loro gestione avverrà tenendo conto delle esigenze economiche e sociali. Se esistono i fondi sovrani, non si vede perché imprese pubbliche, adeguatamente gestite e vigilate, siano inconcepibili.

• I beni rimarrebbero patrimonio economico e industriale europeo, invece di essere dispersi nel mondo, soggetti ad futuro molto incerto. L'Europa ha creato una formidabile entità integrata, soprattutto a livello economico: sarebbe un suicidio se, nei momenti di massima emergenza, l'Europa si rifiutasse di attuare una politica industriale di semplice buon senso.

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Experiencial tourist
Le nuove frontiere del turismo esperenziale

Cosa è il turismo esperenziale? I turisti di oggi sono gli stessi di 10 o 20 anni fa? Come fanno le strutture turistiche a seguire le evoluzioni del comportamento dei turisti?

Oggi siamo tutti ‘digitali’ e cresce l’età media degli utenti Fb a comprova di una sempre maggiore connessione di tutte le fasce generazionali. La rivoluzione digitale ha cambiato molti nostri comportamenti quotidiani, i social network hanno perfino cambiato il modo in cui ci relazioniamo con gli altri. Tutto è accelerato e veloce, spostamenti, comunicazione, lavoro, al punto che per molti si è persa l’esperienza del contatto con la realtà.

Sono ormai nati nuovi modelli di business che partono dal digitale per arrivare alla dimensione reale, al contatto diretto e all’esperienza umana. Imprese nate prima sul web eppoi con sedi reali in varie parti del mondo. Era prevedibile: ogni eccesso porta alla nascita del proprio opposto, come insegna la filosofia orientale di Yin e Yang.

Così, in contrapposizione alla vita veloce nasce e ha successo tutto quello che è Slow - lento, partendo dal cibo con Slow Food fino ad arrivare ad ogni aspetto della vita e anche al turismo. La lentezza è la capacità di sentire lo scorrere della nostra vita attraverso le nostre emozioni. Regalarsi o dedicarsi del tempo è forse la cosa più preziosa che si possa fare, soprattutto quando si è turisti.

Il turismo quindi viaggia su due binari: quello delle grandi organizzazioni (basato soprattutto sul prezzo del viaggio) e quello indipendente di chi trascorre del tempo da solo ad organizzarsi i propri spostamenti.

Questo secondo gruppo di persone rappresentano un fenomeno socialmente interessante perché sono mosse da un certo spirito di “avventura”. Non tanto nell’andare incontro all’ignoto, come nel passato quando non si sapeva molto del mondo, quanto dal desiderio di trovare situazioni uniche o riservate a pochi. Situazioni che possano portare ad emozioni da condividere poi fra gli amici e nei social networks.

Questo turista è compresso da due forti esigenze: quella di avere poco tempo e quella di voler riprovare emozioni particolari. Il risultato di questa combinazione sono soggiorni brevi ricercando particolarità di posti famosi (in cui parte delle emozioni sono date dalla fama del luogo) oppure luoghi sconosciuti o poco noti che offrano emozioni particolari.

Ma cosa significa emozioni particolari? Come si comunica con questo turista?

Il turismo esperenziale non è classificabile in modo unitario perché ognuno trova benessere per il proprio spirito e la propria persona in modo diverso. Ci sono fattori comuni come la cura del corpo e la gentilezza con cui si è accolti, ma ognuno ricerca esperienza in campi diversi seguendo i propri interessi e la propria indole. Questo turismo è la somma di tanti individui e non un gruppo omogeneo.

La magia attrattiva di un posto è data da 3 fattori: luogo, persone e creazioni. Natura, storia, cibo, arte e artigianato giocano tutte un ruolo importante e quando un luogo ha tutte queste caratteristiche, allora diventa speciale e può attrarre visitatori. Visitatori che saranno poi i primi a raccontare le loro esperienze sui social e a fare promozione per il luogo stesso.

Camminamenti a piedi, percorsi per biciclette o ippovie, mostre d’arte, mercati artigianali, parchi naturali, cibo locale, monumenti, botteghe artistiche e laboratori artigianali e speciali sistemazioni in luoghi caratteristici. Il nuovo turista cerca emozioni nelle particolarità del territorio in cui arriva e nelle persone che trova, un’essenza data da una miscela di storia, accoglienza e persone che rappresentano l’unicità del luogo.

Per trovare questi turisti il segreto è raccontare storie che possano essere trovate su internet o sui social: fare promozione con lo story telling. Se qualcuno sta cercando un posto magico dove andare, allora quel posto deve farsi trovare con tutte le sue particolarità. Non c’è limite alla L’importante è che le storie siano vere (per non avere un effetto boomerang sui social network) e che siano ben scritte. Una storia deve saper trasmettere emozioni che poi spingono il lettore a voler andare a vedere quel posto e ad incontrare quelle persone.

Ad esempio per sottolineare quanto lo story telling siano importante, citiamo il caso di un articolo su artigiani in mostra a Zagarolo. Una televisione franco-tedesca lo ha letto ed è venuta a fare delle tre giorni di riprese sui luoghi intervistando gli artigiani. Un altro esempio è un articolo su un artista di Segni che ogni mese riceve decine di persone nel suo studio sperso nelle stradine del centro storico.

Il turista esperenziale cerca siti, come quello di Energitismo Specialpeople Specialplaces, che raccontano storie uniche su persone e luoghi che magari non sono noti e che aprono la porta a nuove esperienze. Una strada dove si incontrano artigiani, artisti e ci si può emozionare con la bellezza delle loro creazioni. Dove si scoprono luoghi speciali.

Esperienza virtuale, prima, che poi si trasforma in esperienza reale: questo è il turismo esperenziale.

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Come scrivere una lettera d’amore per San Valentino

Non sai cosa scrivere per la tua lettera di San Valentino? Ti aiutiamo noi. Ecco qui alcuni semplici consigli per rendere unica la tua lettera d’amore.

Lo sappiamo che sei un nativo digitale, e che per San Valentino vorresti risolvere spedendo una mail alla tua amata, ma l’amore viaggia ancora con i vecchi mezzi, ossia carta e penna.

In giro ci sono troppi amori volati ed effimeri che durano il tempo d’invio di una mail, quindi mio caro innamorato innanzitutto per riconfermare il tuo amore la prima cosa da fare è comprare un bel foglio di carta pregiata e una penna stilografica.

Tutte queste accortezze daranno più peso e più valore alle tue parole. L’amore vuole concretezza. Magari puoi scrivere prima una brutta al computer e poi copiare la versione finale in bella calligrafia.

Partiamo dall’inizio. Sappiamo anche che non saprai scrivere del tuo amore come Pablo Neruda o Emily Dickinson, ma non importa.

Ami e questo è quello che conta. Ma come far diventare tutto quel tripudio di emozioni e sentimenti, un qualche cosa di piacevole da leggere e che lasci il solco nel cuore dell’amata? Permettimi di darti qualche dritta su come scrivere una lettera d’amore.

Tutti i consigli che troverai per semplicità vengono dati come se a ascrivere dovesse essere un uomo, ma ovviamente valgono per ambe due i sessi.

 

La prima volta

Dove vi siete incontrati? Cosa avete fatto al primo appuntamento? E il primo bacio?

Cominciate la vostra lettera parlando proprio di come è nato il vostro amore. Troppo spesso gli amori hanno la memoria corta e tendono a dimenticare quello che gli aveva fatto battere il cuore. Le prime emozioni, le farfalle allo stomaco, la paura del rifiuto.

Tutti ricordi che con il tempo si affievoliscono e che spesso vengono sostituiti dalla serenità, dalla sicurezza e dalla routine di una rapporto consolidato. Ma un rapporto senza nuove emozioni e senza il ricordo di quelle passate è una minestra senza sale.

Magari potresti incominciare:

Maria, tesoro mio,

te lo ricordi la prima volta che ci siamo incontrati? Tu eri in biblioteca che leggevi quel libro di storia. Io ti ho visto, e con la scusa che non avevo il temperino mi sono avvicinato a te…

Cose che ti piace di lei

Dopo aver descritto i primi momenti e le prime palpitazioni, potresti ricordarle cosa ti piace di lei, ciò che ami di lei. Dille se ti piacciono i suoi sorrisi, i suoi lunghi capelli biondi. Dille che ami quando ti prepara il tuo piatto preferito, ecc. L’amore non vive di telepatia, ha bisogno di parole di apprezzamento e di cura che lo mantengano vigoroso e forte.

Potresti continuando scrivendo:

Amo la cura con cui ogni mattina mi prepari il caffè. Amo quando ti provi un nuovo vestito e ti guardi allo specchio, così fiera e sensuale. Amo le tue labbra e le parole che escono da esse, mi curano i pensieri.

Parla del futuro

“Gli amanti sono gli unici che sanno coniugare i verbi al futuro” così dice lo scrittore Massimo Gramellini, esperto di cuori e di amori tormentati.

All’amore non può bastare il presente, l’amore ha bisogno di quel per sempre, ma tra l’adesso e il per sempre ci sono tante cose da programmare, tanti progetti da fare insieme. Viaggi, comprare una casa a mare, decidere di avere un figlio, sono tutte scelte che cementificano l’amore.

Potresti sorprenderla aggiungendo:

Ti ricordi quel viaggio in Messico che volevamo tanto fare, ho preso i biglietti. Lo so ho fatto una pazzia, ma tu vali tutte le pazzie di questo mondo.

Unicità

L’amore è un sentimento narcisistico, deve presupporre un senso di unicità e di esclusività. Di tutte le donne che ci sono al mondo tu hai scelto lei. E lei si sente bella solo attraverso i tuoi occhi. Lei ama se stessa attraverso te.

E per questo potresti concludere scrivendo:

L’amore è un miracolo, ma a volte i miracoli accadono, e tu sei il mio. Tu sei la moglie migliore che si possa desiderare.
Con amore,
tuo marito Marco

Scrivere è prima di tutto un percorso di scoperta personale. Scrivendo prima di comunicare all’amata comunichi a te stesso.

Scrivere ti dà l’occasione di capire quali sono i sentimenti, i desideri e quello che vuoi, anche e soprattutto in amore. Una lettera d’amore è come un resoconto in cui si mettono i più e i meno di una relazione. E’ un’occasione per far crescere e rafforzare un amore. Scrivi lettere d’amore tutto l’anno e intanto per iniziare approfitta proprio di questo San Valentino.

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Come risultare vincenti fin dalla prima impressione

Tutti vogliamo fare bella figura quando incontriamo qualcuno per la prima volta. Ma come riuscirci? Quali sono i trucchi da utilizzare e quali le cose da non fare assolutamente?


L’efficacia comunicativa, la sensibilità nei confronti degli altri, può essere sia un dono naturale, quello che comunemente viene chiamata intelligenza emotiva, ma anche un affascinante mondo da scoprire e da cui imparare. Capire le sfumature e le peculiarità del tuo stile comunicativo ti potrà aiutare ad essere più efficace nel mondo del lavoro e nelle relazioni interpersonali.
Le persone si fanno un’idea di voi, rapidamente e inconsciamente. Fanno supposizioni basandosi su ciò che dite e come lo dite. Siamo portati a credere che le prime cose che veniamo a sapere corrispondano a verità. Ecco perché è così importante riconoscere i limiti e i punti di forza del proprio stile comunicativo. Qui di seguito ho riportato alcuni semplici suggerimenti che ti potranno essere d’aiuto per migliorare il tuo modo di comunicare.
Sorridi
Alle persone piace essere di buon umore, ridere, sentirsi sollevate. Questo non significa che bisogna per forza essere dei cabarettisti per riuscirci, basta essere di buon umore, mostrarsi allegri e divertenti. Le persone si stancano delle persone tristi. Sorridendo comunichi che sei una persona felice che valga la pena di essere conosciuta. E come dice un bellissimo detto “Sorridi, non possiedi tutti i problemi del mondo”.
Sii avvicinabile
Il modo in cui vi muovete, parlate, vi relazionate è il vostro primo bigliettino da visita. Una postura rigida, il non guardare negli occhi alla persona con cui si state parlano vi renderà poco attraenti. Mostrarsi rilassati, guardare negli occhi e una bella stretta di mano trasmettono sensazione positive e vi rendono avvicinabili.
Generosità
Vi siete mai chiesti come si sentono gli altri dopo aver parlato con voi? Sarebbe bene farlo, perché se il vostro interlocutore si sente compreso e felice, proietterà su di voi tale sensazione e vi considererà in modo positivo. Concentrarsi sullo stato d’animo altrui, su come gli altri si sentono in relazione a se stessi e a noi è fondamentale per instaurare un buon rapporto con l’altro. Un comportamento generoso, dal punta di vista sociale, induce gli altri a ricambiare le vostre attenzioni e a soddisfare i vostri desideri.
L’apprezzamento
Tutti cerchiamo l’approvazione dell’altro. Mostrare apprezzamento significa proprio far sapere a qualcuno che lo rispettate per le sue qualità positive. Lodare la persona per i risultati ottenuti è sicuramente sarà ben disposta nei vostri confronti.
La connessione
L’essere empatici, il condividere gli stessi ideali, creerà sicuramente un legame con l’altro. Dire frasi del tipo “anche io la penso come te”, “anche a me piace andare a correre”, “sono pienamente d’accordo con te” creano un legame con il nostro interlocutore. In questa maniera le persone si sentono capite e sentono un senso di appartenenza.
Prendere e cedere la parola
Dosare la giusta quantità di parole tra quelle che dite voi e quelle permettete di dire al vostro interlocutore è molto importante. Una buona norma potrebbe essere quella di adattarsi all’andamento del vostro interlocutore senza risultare troppo logorroici, sfiancandolo di parole, o il caso contrario risultare troppo silenziosi.
Trasmettere degli insegnamenti
Essere persone che sanno trasmettere nozioni nuove renderà la vostra compagnia sicuramente più stimolante e ricercata. Raccontate di un qualche cosa che magari avete letto di recente in un libro, o che avete sentito alla tivù. La persona che vi sta accanto sarà grata di aver imparato delle idee e prospettive nuove.
Zero lamentele
Si dice che le persone che si lamentano spengono i neuroni. La lamentela potremmo considerarla la sorella della banalità. Se volete ottenere la ricetta perfetta per annoiare il vostro interlocutore basta tirare fuori qualche lamentela e il piatto è servito. Per non parlare degli effetti che si ha nel lamentarsi dei propri problemi. Sfinire il nostro interlocutore raccontano tutta la disanima dei nostri problemi quotidiani equivale a violare una delle regole sociali comunemente accettate.
Gli errori attraggono
Non tutti sanno che confessare a qualcuno le proprie debolezze può rivelarsi un colpo vincente. Parlare di un errore commesso, mostrando di avere senso dell’umorismo, è un buon metodo per stringere un legame con una persona. Quest’ultima si sente a suo agio, e sarà più disponibile nei tuoi confronti. Paradossalmente, parlare delle proprie debolezze vi fa apparire forti, sicuri di sé e molto umani. E ciò induce gli altri ad aprirsi.
Sex appeal
Vi dico una cosa che forse vi potrà sembrare inusuale, ma il sex appeal, il facciano e l’attrattività di una persona non sono direttamente correlati al suo aspetto fisico. Quest’ultima qualità è connessa più che altro al senso di sicurezza che trasmettete e non ai centimetri di pelle che decidete di scoprire. E il modo in cui vi mostrate orgogliosi di voi stessi e del modo in cui vivete
Riassumendo, facendo sentire speciale una persona, e mettendola di buon umore, diventerete socialmente desiderabili. Più vi mostrate inclini ad ascoltare, a legare con gli altri, più questi contraccambieranno l’attenzione.
Voglio concludere riportando una frase di J.W. Goethe che a tal riguardo dice:
“Sono giunto alla spaventosa conclusione che sono un elemento decisivo. E’ il mio approccio a determinare il clima. E’ il mio umore che determina il tempo, giorno per giorno. Possiedo il potere terrificante di render la vita miserabile, o gioiosa. Posso essere strumento di tortura o di ispirazione, posso umiliare o rallegrare gli animi, ferite o guarire. In goni situazione, è il mio responso che decide se una crisi è stata superata, o se si è aggravata, se una persona è umanizzata o deumanizzata.”
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I sorprendenti gioielli di Maria Greca

Siamo in Piazza di Pietra vicino al Pantheon. Sì, Roma antica ancora vive nella Roma moderna. A dominare la piazza sono le dieci colonne e la facciata del Tempio di Adriano (l'Imperatore).

Ogni colonna è composta da dieci pietre di marmo cilindrico perfettamente lavorate, scolpite per creare un tempio corinzio, anche se oggi non più perfetto come Adriano avrebbe preteso. La facciata ha visto 2000 anni di corrosione, erosione e lavori, e c’è da chiedersi se si avvererà il vecchio adagio 'la goccia che fa traboccare il vaso'. Eppure, se il Colosseo resiste e il Pantheon ancora presenta la sua perfezione, sembra che l’affidabilità nella progettazione sia stata una caratteristica dell’architettura romana.

Ma noi siamo qui per un motivo diverso, per condividere un rinascimento e trovare alcuni degli esempi più eccellenti della cultura artigianale romana del 21° secolo. Ci sono 28 artigiani romani che mostrano le gioie del loro talento e della creatività. Cerchiamo di incontrarne una, Maria Greca. Ma senza fretta.

C'è un insolito tavolo, nero grigio con striature sulla superficie liscia, e gambe di bambù. Il suo creatore, Roberto Baffigo, è lieto di parlare con me e così facendo mi informa che questo non è che un esempio della collezione e mi introduce a Maria Greca, sua madre. Un buon uomo dovrebbe sempre ammirare sua madre, e di certo Roberto lo fa. Non solo perché un uomo dovrebbe sempre rispettare la madre ma anche perché Maria è la genesi artistica della azienda di famiglia che lavora gioielli e oggetti d'arte.

Ci possono essere migliaia di madri italiane come Maria (e non solo a Napoli) che sono gli artigiani dei marchi di tutto mondo. Tutte le grandi case di moda sono costruite sulle mani, aghi e filo, macchine per cucire, cuoio e strumenti di lavoro in metallo di famiglie, dove il vecchio e il giovane dedicano tutti i loro giorni alla creazione di magnificenza per i ricchi ricevendo le briciole per le loro tasche.

Allora, cosa c'è di speciale Maria Greca (http://www.mariagreca.com)? I suoi gioielli, creato per le grandi case di moda, utilizzano materiali hi-tech come il titanio e la fibra di carbonio in combinazione con materiali locali e stile. Una tecnologia che ogni scienziato con un dottorato in campo sarebbe orgoglioso di essere in grado di replicare. Braccialetti in fibra di carbonio fusi con forme ovoidali d'oro, progettati in casa e trasformati in realtà grazie ad una stampa 3D. Solo pochi anni fa, Roberto ha convinto la madre ad uscire dalla clandestinità e presentare al mondo le sue grandi doti artistiche e i materiali di ingegneria con il suo nome.

“Sì, siamo entusiasti di questi pezzi di gioielleria ad alta tecnologia che certamente eccitano i mercato di Houston, Los Angeles, Londra e Milano.”

Eppure, Maria ci mostra anche una collana a forma di serpente bianco coperto da noduli.

"Da dove viene questo materiale?"

"Le acque tra la Thailandia e l'Indonesia"

"Ti prego, dimmi che cosa si tratta?"

"Pelle di manta" !!!

Sono confuso, dobbiamo parlare di nuovo. Come un gioielliere di Roma è arrivato a creare pezzi magici da pelle di manta e fibra di carbonio? Forse dovreste chiederlo a Maria Greca. Cercatela a Roma in Via dei Quattro Cantoni 39 bis. Se volete essere unici, comprate un pezzo di gioielleria assolutamente unico e raccontate al mondo la sua storia.

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