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Artisti per la Pace

La mia amica Antonella Pagano è una poetessa che ti trascina dentro le sue poesie. Quando le recita entra in contatto con ogni spettatore ed emozioni positive vibrano nell’aria. Penso che per queste ragioni sia stata invitata ad Assisi tra gli “Artisti di Pace” che partecipano al Meeting “L’Oriente incontra l’Occidente”.

Antonella, quale messaggio porterai questa volta?

Lasciami intanto dire dell’emozione di essere qui ad Assisi, un territorio che è sintesi di luogo fisico e luogo dell’anima: gronda di così tanta spiritualità e di energia che provo un tumulto benefico. I semi di San Francesco continuano a germogliare in ogni stagione, in ogni tempo, in ogni giorno che s’avvicenda sulla terra.

La passata esperienza l’avevo fatta con il racconto della Bellezza, che rendo visibile col suono dei miei mille campanelli, il tulle su cui mi siedo, i libri con le pagine di seta su cui le stesse storie sono manoscritte.

Questa volta racconterò di uno speciale stormo di “Fenicotteri di pace”, una lirica lasciata agli aliti di vento e ai palpiti di ciascun spettatore. Eccone alcuni passi:

Questo sole straniero sbandiera ancore bizzarre
infiorate arcobalenanti che m’intrigano alla follia.
Volo su fenicotteri di pace.
Han volti di donne e bambini
volano alti su prati d’un verde coraggioso.
I vulcani qui eruttano petali e soffioni
le lave accorate abbracciano il cuore
suturano ogni dolore.
Sento nacchere
belati pascolanti
Le lune volteggiano nel cielo.
Odo voci bambine intonare canzoni dolci di fichi
odo donne con voci d’uva
odo terre sommesse
odo mari e venti e flebili sciacquii
odo fluttuar d’ali
cospargere nuvole di zucchero su monti coraggiosamente aguzzi.
Odo anime attonite allo sciacquio
braccia che stringono altre braccia
mani di seta gareggiar col vento.

La XVIII edizione del meeting ha tema ”L’Oriente incontra l’Occidente per una Nuova Civiltà di Pace”. Come ti hanno scelta?

La fondazione “Il Mandir della Pace” è una rete internazionale di volontariato culturale, sociale e umanitario, fondato da Maria Gabriella Lavorgna. Il 2015 è un anno dedicato da Papa Francesco alla Misericordia e il mio stormo di “fenicotteri di pace” è piaciuto molto.

Inoltre sono stata investita come Dama dell’”Ordini Venerabilis Sodalicii Mariae SS. Boni Consilii Mortis et Misericordiae”, un ordine cavalleresco che vanta un millennio di storia.

Ma veniamo al Meeting, un appuntamento con arte, ecologia, scienza, etica, economia perché la cultura della Pace possa essere sempre più concreta e percorribile. Dal 1998 Assisi si è animata e ha avvicinato gli emisferi apparentemente antitetici, anche quelli cerebrali, per dimostrare quanto sia possibile una loro integrazione propositiva e cooperattiva (non ho sbagliato, ho volutamente raddoppiato la t), per dire quanto sia possibile l’interazione tra le due polarità: la razionale e l’intuitiva.

"Il risveglio della consapevolezza: tutto è Uno”: la vita quale viaggio per farsi pienamente dentro la propria identità e nella consapevolezza di essere parte del Tutto. Le sfide contemporanee richiedono Uomini agili nel confrontarsi con la diversità, abili nello sperimentare i molteplici aspetti dell’Unità. Non è utopia e comunque, se lo fosse, direi che mi piace battermi per le utopie, essere in prima linea con un mazzo di fiori in mano da donare a ciascuno scettico, annichilito, indifferente.

Questa realtà bipolare, parlo dei due emisferi, ha generato grandi conflitti ideologici, la loro integrazione, invece, fonda la nuova Scienza in cammino evolutivo con la Coscienza. I nuovi paradigmi scientifici ci aiutano a scandagliare il grande, affascinante, intrigante mistero della Vita, della mente, dello spirito.

Lo sposalizio Scienza esatta/Scienza analogica festeggia il superamento della muraglia tra Ragione e Intuizione. Il rapporto uomo/natura/ambiente fisico è corrispondente alla correlazione corpo/mente/spirito. Riconosco che vi sono altri alternativi percorsi, ma tutti debbono prima o poi confrontarsi con questo. E’ così che si può sperimentare la pace a livello personale e contribuire a lastricare la strada della pace universale.

Ma tutto, non mi stancherò mai di indicarlo, va insaporito e colorato con la gioia.

Lei parla di gioia e di letizia e, molto spesso e ne parla con gioia: è sbalorditivo.

Si, si chiama Gioia anche la protagonista di un romanzo che non riesco a terminare mai. Trovo così tanti colori della gioia che quando penso d’averlo finito, debbo aggiungere un nuovo capitolo. Che meraviglia!

 

Anche san Francesco era un poeta. Quel suo “cum tucte le creature” è un messaggio chiaro. Quel “cum”, con… pesa quintali, mentre spesso si è contro. Pesa tonnellate quel “tutte” in cui mi pare di vedere tutti noi umani stringerci le mani e camminare insieme. Eppoi la parola “creature”, con la quale al sud si chiamano anche i bambini, pesa tantissimo, almeno per i credenti.

E mi dà gioia pensare a quanto sia importante il rapporto uomo/terra, uomo/cielo, uomo/aria, uomo acqua, uomo/stelle, uomo/peso, uomo/assenza di gravità, colore di pelle, abilità manuali, intellettuali, genialità, inventiva, carità, semplicità, complessità, identità, mistero.

Pesa immensamente, ma può anche essere immensamente lieve, in questo la poesia è maestra, immaginare di sentirsi ed essere poi davvero responsabili verso il tutto che ci circonda: animali, piante, natura e nostri simili.
Penso che possa sembrare banale, scontato, ma in verità noi usiamo il paravento della banalità per fare quello ci pare. Il pianeta che ci ospita è un giardino accogliente e generoso.

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Prefuturisti, Prefuturismo e Targa Florio

Benvenuti nel Prefuturismo! Il Novecento si presenta come un secolo straordinario. I primi aerei e le prime automobili hanno sconvolto la fantasia di molti intellettuali che di colpo si sono trovati a poter immaginare un futuro diverso pieno di macchine e intriso di potenza e velocità.

Il Futurismo è l’epiteto di queste emozioni e sin dall’uscita del primo Manifesto su “Le Figaro” di Parigi, artisti di varie discipline hanno iniziato a cercare di rappresentare le emozioni provocate dalla interazione con aerei, dirigibili, treni e veicoli di varie fogge. Non più soggetti statici ma esigenza di mostrare dinamismo, movimento e potenza. Colori decisi, energici e parole trancianti!

Nei primi del novecento nascono le prime competizioni sportive, dove arditi piloti si misuravano cercando di battere confini umani della velocità che per millenni nessuno immaginava di poter varcare. La storia della Targa Florio è la prima e una delle più belle ed emblematiche di questa epoca.

Ho avuto la fortuna di incontrare anni fa Antonio Marasco e di partecipare alla prima edizione della Eco-Targa Florio, una nuova edizione basata sui motori elettrici. Assieme a Leone Martellucci e a Fabio Massimo Frattale Mascioli abbiamo gareggiato su e giù per le Madonie avvolti in una natura potente e strepitosa e paesaggi mozzafiato. Ci siamo poi ritrovati a Palermo per una indimenticabile cena in una tonnara siciliana mentre un cuoco ci preparava una “cassata” con ricotta fresca, il migliore dolce al mondo.

Antonio Marasco è socio fondatore della Fondazione Targa Florio e l’ideatore di questa gara. Dire che è innamorato della storia e delle tradizioni automobilistiche è ridurre la forza della sua passione. Non sono solo i motori ad elettrizzarlo ma tutto il contesto culturale attorno al quale sono potute nascere e fiorire le grandi idee. La sua è una missione di cultura sportiva in uno sport, il motociclismo, che è sintesi di innovazione e competizione.

Antonio ha fondato due musei, il Museo storico del Motorismo Siciliano e della Targa Florio a Termini Imerese e quello di Collesano di cui è stato co fondatore e che raccolgono testimonianza dello “spirito dei tempi”. Nell’incontro che abbiamo avuto mi ha travolto con notizie a dir poco sorprendenti riguardanti il movimento dei futuristi e i suoi primi semi piantati in Sicilia ed in qualche modo connessi con la Targa Florio.

Prefuturisti e Prefuturismo in Sicilia

“Come può nascere l’idea di fare una gara sportiva? Quale humus ha permesso ad una serie di figure intellettuali e sportive di emergere?”, queste sono le domande che hanno animato le ricerche di Antonio Marasco in Sicilia. E le risposte sono veramente sorprendenti.

Nei primi del novecento Vincenzo Florio era forse il maggior imprenditore Siciliano ed era una figura intellettualmente molto attiva, tanto che a lui è stato dedicato l’aeroporto di Trapani. La sua famiglia era già nota da generazioni ed era tra le famiglie più ricche d’Italia, disponeva di una flotta di novantanove navi e di un impero industriale che spaziava dalla chimica al vino, dal turismo all'industria del tonno. Erano i protagonisti europei della Belle Epoque tanto che anche l’imperatore tedesco Guglielmo II soggiornava spesso da loro.

Era naturale che anche gli intellettuali dell’epoca gravitassero nell’orbita dei Florio proponendo le innovazioni più ardite e nuovi paradigmi culturali. Fra gli amici di Vincenzo si ritrova un giornalista genovese, Mario Morasso, che aveva fondato riviste di auto e scriveva passi memorabili per L’Ora e per Rapiditas di Palermo.

Mario Morasso è l’autore del libro “La nuova arma” del 1905 dedicato all’automobile e il cui protagonista è Wattman (il moderno uomo-macchina). Era un promotore del mito della velocità e delle macchine e sognava un mondo moderno e meccanico. Nel suo libro possiamo dire che aveva prefigurato la nascita dei robot (anche se questo termine è stato creato anni dopo da Capeck in “R.U.R.”) con delle figure di “uomini metallici, di automi invulnerabili, mostruosi e docili, geniatura vera dell’uomo e forse sua erede e continuatrice sul nostro pianeta assiderato”.

Lui e Vincenzo si vedevano a Palermo e si scambiavano idee. Poi Vincenzo andava spesso a Parigi (aveva poi sposato una francese) dove incontrava Marinetti lungo i caffe dei boulevard. Il collegamento culturale è immediato e le somiglianze fra gli scritti di Morasso (1905) e quelli di Marinetti (1909) denotano una influenza del primo sul secondo.

Futurismo e innovazione tecnologiche

Questo fervore “meccanico” siciliano è stato un perfetto humus anche per innovazioni tecnologiche come quelle della telemetria, oggi normalmente usata in ogni manifestazione sportiva, ma introdotta inizialmente nelle Targhe Florio, e quella dei telai di sicurezza.

Ma la storia raccontata con più passione da Antonio Marasco è quella di “Ciccio si Cefalù”, un signore di 80 anni che è stato il primo a ideare e realizzare scarpe personalizzate per i piloti automobilistici. Le sue creazioni sono in mostra in ogni museo automobilistico del mondo: da quello della Targa Florio (ovviamente) a quello della Porsche e della Mercedes a Stoccarda.

Il compito della Fondazione Targa Florio è quello di indagare ancora e di raccogliere storie, cimeli e reperti capaci di aumentare le proposte di qualità e le offerte turistiche. Il turista che viene in Sicilia e Italia cerca lo spirito della nostra creatività e stimolanti curiosità culturali.

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Albana Termali

Per conoscere Albana Temali siamo andati a Bologna dove vive e lavora. La conoscevamo dal suo sito www.albacenter.it diventato un punto di riferimento per l’arte e la cultura albanese nel mondo ma non la avevamo mai incontrata di persona.

L’appuntamento sotto la Fontana del Nettuno, pieno centro vicino San Petronio e le torri degli Asinelli e la Garisenda ci aveva lasciato intendere che non sarebbe stata una giornata qualsiasi. La mattinata di sole rendeva Bologna più fascinosa e scorgiamo Albana mentre fotografa la fontana.

Una donna elegante e gentile che subito ci lancia una sottile sfida: “Vi ho invitato qui perché siamo in una area con importanti monumenti. A voi piace l’arte? Vorrei portarvi alla Chiesa di Santa Maria della Vita a vedere le statue di terracotta del 1400 di Niccolò dell’Arca e la Biblioteca dell’Archiginnasio dove si trova la prima università del mondo e la sala dello Stabat Mater - dove Rossini ha eseguito la prima della sua opera sotto la direzione di Doninzetti”.

E mentre pronunciava queste parole si capiva che la nostra risposta sarebbe stata il metro con cui ci avrebbe giudicato e sul quale sarebbe nata la nostra relazione. Una misura di amore per l’arte, la cultura e la creazione umana. La parte migliore dell’uomo quando si ricorda il valore della vita e non si perde a pianificare guerre e distruzione.

Visitare la prima università mi ha emozionato pensando a tutti gli studenti che nel corso di secoli avevano percorso prima di noi quei corridoi, al tempo dedicato a studiare e investigare nella vita del mondo e di noi stessi. Ai loro vestiti, ai loro costumi e al linguaggio così diversi nel corso dei quasi 10 secoli dalla fondazione dell’università.

Albana è stata una pioniera nel comprendere l’importanza dei piccoli artisti ed artigiani e nell’aiutarli a crescere e ad affermarsi. Un percorso parallelo al nostro nato dall’amore per l’arte ma anche dalla necessità di dare un senso alla sua doppia anima di nativa albanese ma con una vita trascorsa con la sua famiglia italiana.

Seduti a mangiare in un piccolo ristorante dietro San Petronio rappresentavamo un esempio di multicultura e integrazione: un australiano, una albanese e una italiana innamorati della vita e delle cose belle che l’uomo può creare. Innamorati delle storie e dei piccoli segreti che in modo sorprendente e inaspettato portano alla bellezza.

“Sapete che Bologna ha 45 km di portici? Sapete perché sono stati costruiti?” ci domanda Albana. Non avevo la più pallida idea - a parte la banale protezione dalla pioggia e dall’umidità dell’inverno. “Perché quando sono cominciati ad arrivare i primi studenti a Bologna cercavano stanze da affittare e i bolognesi hanno pensato bene di allargare le loro case. Potevano allargarsi solo verso le strade ma dovevano rispettare i negozi aperti al piano terra. Così hanno costruito delle ‘stanze sospese su colonne’ e sono nati i portici”.

E la pragmatica osservazione australiana è stata: “un po’ costosi ma sono 700 anni di affitto (tanto antica è l’università di Bologna) e se li saranno ben ripagati!”.

Abbiamo lasciato ‘Bologna la dotta’ con la certezza che è la relazione con Albana è nata sotto i migliori auspici ed è destinata a continuare a livello personale ma anche lavorativo. Grazie Albana per quello che hai fatto e per averci disvelato alcune delle perle di Bologna.

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Un rifugio per i rifugiati

Circa 60 anni fa, da giovane ragazzo, abitavo vicino all'aeroporto di Sydney in una casa modesta con giardini ben curati. Ogni fine settimana veniva un giardiniere – uno degli immigrati jugoslavi, probabilmente serbo - chiamato Joe.

Tagliava l’erba e toglieva le erbacce dai giardini. Era cordiale e papà diceva che era un buon lavoratore. Eppure, mia madre, una WASP (White Anglo-Saxon Protestant - bianca protestante anglo-sassone) lo definiva un 'wog', un termine 'razzista' dispregiativo usato per descrivere gli europei del sud di status sociale più basso. Mi piaceva Joe.

Mio padre era un contabile e ‘teneva i libri "per una serie di piccole imprese. Uno dei clienti alla fine degli anni '50 era un immigrato italiano che aveva aperto una lavanderia a secco. Era molto gentile e lavava 'gratis' le nostre cose. Quando veniva a casa nostra, si sentiva l’odore dei fumi su di lui. Un nauseabondo dolce odore di tetracloruro di carbonio, utilizzato nel settore fino a pochi anni più tardi. Questo odore lo avrebbe ucciso quando era ancora sulla quarantina. Era un uomo gentile che era riuscito a realizzare una nuova vita per la sua famiglia.

Nel 1959, sono andato su una gita scolastica in pullman nelle Snowy Mountains, 2 ore a sud di Canberra, per visitare la 'Snowy Mountains Scheme', che è il più grande progetto di infrastrutture dell'Australia. Era stato ideato per generare energia idroelettrica e controllare l’afflusso dal fiume Snowy ai due principali fiumi est-ovest, il Murray e il Murrumbidgee, per l'irrigazione del bacino Riverina e del Murray.

Ci sono circa 16 grandi dighe e 7 centrali elettriche costruite nel corso di 25 anni a partire dal 1949. La chiave delle statistiche è che dei 100.000 lavoratori coinvolti nel progetto, circa 65.000 erano immigranti, soprattutto da tutte le parti d'Europa. Grazie a loro si è potuto centrare il bilancio economico, e circa 120 di questi uomini sono morti nella costruzione. Senza l'impegno di questi immigranti, disposti a lavorare in condizioni difficili pur di realizzare una nuova vita, il progetto non sarebbe potuto andare avanti.

L'Australia è, dopo tutto, un paese che, dopo gli aborigeni che sono stati lì per circa 40.000 anni, è stato totalmente basato su immigrazione forzata o volontaria. Gli immigrati australiani stanno arrivando “solo” da 225 anni. La storia del trattamento degli aborigeni nativi è meglio raccontarla altrove, si tratta di una lezione a sé stante.

Dal tempo dello ‘Snowy Scheme’, subito dopo la seconda guerra mondiale, l'Australia ha accolto questi immigranti europei con le braccia aperte. In parallelo l’Australia ha avuto un sistema di immigrazione per cui certe a persone ‘razzialmente qualificate’ (ai sensi della White Australia Policy) sono stati concessi ingressi, compreso il trasporto dall'Europa, per £ 10.

Faccio un passo in avanti alla fine degli anni '60, quando all'università, uno dei nostri assistenti tecnici era un artigiano del vetro dall'Ucraina altamente accademicamente qualificato. Era arrivato in Australia nel 1960 circa, a Perth, e gli era stato richiesto di lavorare nell'entroterra per 2 anni prima di essere libero di perseguire i propri interessi. Ha lavorato nelle foreste del nord sud-ovest, della città di Denmark.

Durante questo periodo ha affinato la sua padronanza degli scacchi e del suo inglese. Oleg era eternamente grato per l'opportunità datagli nonostante quegli anni duri nell'entroterra, e la sua intraprendenza nella chimica ha creato la prima ricerca di sol-gel in Australia. Le basi chimiche che successivamente ho usato per il mio dottorato di ricerca nel campo delle nanotecnologie sono nati dal lavoro al fianco di Oleg.

Quando, una generazione più tardi, nel 1990 ci siamo trasferiti in una fattoria vicino a Canberra, sono stato sorpreso dal fatto che il settore delle costruzioni nella capitale nazionale era prevalentemente controllato da costruttori serbi e croati che erano stati tutti lavoratori nel programma Snowy Mountains fino agli inizi degli anni ‘70.

È interessante che, in alcuni dei 'boschi' a est di Canberra, c’erano campi illegali di addestramento militare per i combattenti nel conflitto che covava in 'Jugoslavia'. Eppure queste perturbazioni per la sicurezza nazionale sono state eliminate e la polizia è tornata a caccia delle piantagioni di marijuana, mentre la seconda e la terza generazione di immigranti espandevano le loro imprese e il nostro apprezzamento culinario.

Che cosa è andato storto in Australia? Il razzismo non conosce limiti ed è così facilmente alimentato dalla ‘paura della perdita’. Una volta ho avuto un amico, un politico laburista nel Parlamento federale. La sua area elettorale di Kalgoorlie allora era più grande di tutta l’Europa occidentale. Ha rappresentato gli interessi degli Aborigeni, pastori, minatori e prostitute con una abilità senza pari. Tuttavia, intorno al 1993, è entrato sotto l'influenza di una nuova forza nella politica australiana, un movimento razzista anti-immigrazione.

Mi ha spiegato che nel suo elettorato la pressione più forte per ridurre la immigrazione gli veniva dalle comunità di immigranti. Vero o no, l'Australia dal 1990 è entrata in uno ‘stato d'assedio’ che accoglie solo i ricchi, uno stato in cui coloro che cercano disperatamente il loro diritto alla vita e alla libertà sono allontanati. La gloria di uguaglianza dell'Australia, costruita economicamente e culturalmente con il lavoro degli immigranti, è stata dimenticata dai politici che si rendono conto che per catturare il voto dei mediocri, bisogna solo sventolare il terrore anti-immigrazione e striscioni religiosi.

L’Australia, che con meno di 25 milioni di persone è un continente che dovrebbe essere in grado di supportare oltre 200 milioni di esseri umani, un rifugio per i rifugiati, è uno dei migliori esempi al mondo di razzismo. Si può solo sperare che i paesi europei usino più generosità nei confronti dei rifugiati - qualunque sia il loro motivo di fuga – ed essere samaritani.

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La volpe e il vecchio pazzo (o la volpe e la vittima)

Non molto tempo fa c'era un vecchio solitario, non di queste parti, un po' curvo per i dolori alla schiena e ‘morbidamente rotondo’ per una predilezione per la birra, che si era perso nei campi vicino alla foresta.

Si sdraiò sull'erba nei pressi di un albero di quercia, sognando di fare l'amore con belle donne e di vedere le loro immagini in morbide nuvole nel cielo blu.

Nelle vicinanze una volpe era alla ricerca di una nuova casa e camminava dolcemente attraverso l'erba alta, nel caso un cacciatore fosse nelle vicinanze. In verità, lei era sia il cacciatore che la preda, in cerca di trovare tane dove poter dormire e conigli e polli da poter divorare, mentre doveva evitare di essere catturata e messa in una gabbia.

La brezza soffiava dolcemente attraverso l'erba e la volpe annusò un profumo che era nuovo - forse di un uomo - ma diverso. Presto si imbattè nel vecchio, sdraiato sul prato perso nei suoi sogni e lei azzardò di portarsi un po' più vicina. Lui si svegliò e si allungò molto lentamente. Lei annusò la punta delle dita e si avvicinò. Lui sentì la morbida pelliccia ed era ammirato dal suo pelo lucido e dalla figura atletica, e vide sul volto un sorriso sottile ma malizioso.

Lui si mise a sedere e si irrigidì dalla paura, sapendo che lei sarebbe potuta scappare, che tutti gli uomini sono cacciatori e che non ci si poteva fidare di nessuno. Ma mise la mano appena fuori dall'erba e così lei si sedette accanto e cominciò a rilassarsi. Il vecchio immerse l'altra mano nella sua borsa e tirò fuori un sandwich di pollo, lo fece a metà ne diede una metà alla volpe.

Lei non era troppo affamata, ma era sempre interessata al piacere di mangiare. Così sono rimasti seduti lì, il vecchio e la signora volpe che mangiavano un panino di pollo nella luce screziata, ognuno perso nei sogni e magari anche in quello di stare insieme.

Ed è qui che la storia inizia davvero ...

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tirana

L’arrivo all’aeroporto Madre Teresa di Tirana immerge il visitatore nella tipica architettura di una città in crescita di una qualsiasi parte del mondo, strutture moderne ma senza ponti aerei che riflettono la scelta di un trasporto a basso costo. La corsa in taxi mi porta per mezz'ora per in giro per il centro della città passando prima per un nuovo parco commerciale e poi per l’Università Epoka, placidamente in ordine fra i campi aperti.

Avvicinandomi al centro della città lungo i viali si scoprono le sfaccettature più caotiche di Tirana Live. La zona commerciale si estende per diversi chilometri con una gamma completa di architettura che sarebbe potuto essere il “risultato condensato” dei progetti dell’ultimo anno di architettura.

Più vicino al centro, appaiono gli edifici dell’era stalinista, non nei toni incolori grigi della loro costruzione, ma colorati come per un concorso di architettura in stile Hundertswasser. Questa città è stata immaginata dal sindaco Edi Rama (e attuale primo ministro) a metà degli anni '90 come un modo per portare "joie de vivre" fra la gente quando guardavano alla loro città. Alcuni possono criticare il progetto e alcuni edifici ora hanno bisogno di una seconda mano, ma senza dubbio la “copertina di un libro” ha più appeal di un cartoncino grigio, e la maggior parte dei libri sono venduti sulle attrazioni della copertina prima che per il loro contenuto.

Una rapida revisione Wikipedia e dei bunker costruite nei 45 anni del regime comunista di Hoxha chiarisce quale buona idea Rama ha avuto. Piuttosto che soffrire sotto la minaccia di una bomba atomica statunitense o sovietica, l'Albania, e in particolare di Tirana, sta vivendo la sua esplosione cosmopolita anche senza i grattacieli così presenti in altre città in rapida crescita.

La mancanza di imperativo economico dà a Tirana un'adolescenza indipendente, che speriamo non sia danneggiata in futuro. Ci sono solo due edifici alti nel centro della città, non ancora finiti che sono un esperimento architettonico emozionante rispecchiando la ricostruzione un po' caotica della città. Uno di loro, una struttura a scacchiera di circa 20 piani, è benedetta con un murale su un lato di una pubblicità della birra Elber (almeno non è Coca Cola o Heineken).

Museo Nazionale

L'architettura comunista è rimasta in alcuni edifici chiave della città, in particolare il Museo Storico Nazionale in Piazza Skanderbeg, dove ho partecipato ad una mostra di Gjergj Kola, il grande artista espressionista albanese. Si tratta di uno dei migliori esempi di architettura comunista e il museo custodisce la storia albanese sin dalla preistoria. C'è un certo tema comune tra architettura fascista italiana e questa albanese degli anni '70 e '80, anche se il marmo non viene da Carrara.

Tirana è una città pulita e sembra che ci sia un orgoglio pervadente per questa città cosmopolita in crescita, con ricchi caffè all'aperto tutti pieni, anche se non sempre con clienti paganti come i giovani seduti di fronte a me.

Tirana è una città molto conveniente e questo è un punto di vantaggio nello sviluppo economico del paese. L'ambiente non è inquinato, la gente è amichevole, la cucina balcanica e il piacevole vino locale, trasformano questa “città adolescente” in una giovane adulta capace di accogliere nuovi amici e amanti. Passate per Tirana o soggiornateci per un periodo più lungo per provale l’esperienza di come nasce una città.

E non bisogna dimenticate che c'è un altro livello nell’architettura albanese: i tunnel dell’epoca di Hoxha che attraversano tutta la città di Tirana. Sono strutture che cercano il centro della terra piuttosto che il cielo. I 700.000 bunker avvistati in giro per il paese forse sono un non così appassionato ricordo della vecchia Albania e la gente del posto avrebbe preferito dimenticare anche se immaginare un loro riuso è intrigante.

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Rivoluzione in una casa confortevole e di lusso

Una casa confortevole (e magari di lusso) è il più importante investimento di una famiglia in ogni periodo della vita.

Quando sceglie o si costruisce una nuova casa, la gente cerca un luogo di cui andare orgogliosi quando lo si mostra alla famiglia e agli amici, una casa confortevole è fonte di benessere domestico e lusso tutto l’anno, facile da mantenere e conveniente. Ovviamente tutti vogliono il lusso e il benessere per le loro case cercando di evitare spese eccessive.

Come risolvere questo paradosso apparente? La soluzione classica per il benessere domestico e il lusso è di commissionare i lavori ai dei bravi artigiani, ma per la maggior parte della gente il costo di decorazioni come affreschi o mosaici rientra difficilmente nel budget totale.

Quindi le persone cercano qualcosa di speciale nei sistemi e nei materiali di costruzione che possa dare un tocco di lusso alla loro casa: benessere e lusso nel budget.

E la soluzione è qui. Utilizzare sistemi e materiali di costruzione creati “internamente” con le migliori caratteristiche architettoniche, altamente performanti e nel rispetto delle più severe specifiche di conformità. Questi elementi sono poi assemblati in loco e danno personalità alla casa offrendo alte prestazioni tecniche: benessere domestico

Due anni fa abbiamo incontrato Preformati Italia che ha soddisfatto i sogni di coloro che cercavano dei giochi d’acqua per le loro case, spa, saune, piscine e fontane; e raggiunge questo risultato grazie a un materiale leggero e lavorabile con uno splendido isolamento termico, molto resistente, caratterizzato da grande isolamento acustico ed eccellente barriera per l’umidità. Si tratta dell’EPS, polistirene espanso. Il polistirene è stato usato per anni come isolante, l’introduzione di questa tecnica di ingegneria è più recente.

Quindi non è stata una sorpresa all’Open Day di Tondin Porte il 27 giugno trovare che l’azienda di porte e finestre in legno di Luca Tondin sta collaborando con Marco per produrre “casse” per finestre con EPS compresso. La rivoluzione del design sta nella creazione di un nuovo metodo di assemblaggio delle finestre di alto livello negli edifici.

Per ogni finestra, il bordo esterno che si interfaccia con il muro dell’edificio rimane in legno. Il legno racchiude l’EPS attorno al quale le finestre e gli accessori sono montati. L’EPS è ricoperto da intonaco come le pareti dell’abitazione. Il blocco assemblato è sigillato alla struttura con schiuma di poliuretano espanso e le giunture sono coperte da nastro che isola dal vapore. La resa della barriera termica è ottimizzata, l’estetica e le linee della finestra fanno felice anche il più critico degli architetti, nel rispetto del motto di Tondin “Serramenti di valore!”.

Tuttavia c'è un ulteriore elemento di soddisfazione per il cliente: la garanzia e l’impegno aziendale, in caso di danni accidentali. La garanzia aziendale non è solo una questione finanziaria, è una questione personale, è l'orgoglio del produttore e fornitore nel rendere ogni cliente felice con le merci fornite, offrendo benessere e lusso per la vita della casa confortevole.

E ' in occasione di eventi come “Tondin apre le porte” che si sviluppano la fiducia per cui Luca Tondin, sua moglie Valentina, il padre Adriano e il suo team sono pienamente impegnati, competenti e orgogliosi del loro lavoro: è la dimostrazione della loro qualità di vita.

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Piscine e vasche idromassaggio

Nuove idee per piscine e vasche idromassaggio da interni ed esterni ci arrivano da una innovativa impresa italiana: Preformati Italia. Grazie all’EPS, polistirene espanso, un materiale estremamente versatile simile al polistirolo, Preformati riesce a personalizzare vasche idromassaggio, bagni di vapore, hammam, panche riscaldate, percorsi kneipp ed ogni elemento di un centro benessere.

Salute e benessere

La parola Wellness si usa per indicare un equilibrio salutare della mente, del corpo e dello spirito che dona una generale sensazione di ben-essere. Il significato copre anche un diverso approccio dell’assistenza sanitaria incentrato nella prevenzione delle malattie e nel prolungare la vita senza aspettare di trattare una malattia già manifesta.

Il concetto del Wellness è stato formulato per la prima volta negli anni ’50 negli Stati Uniti, quando un medico ha proposto “un metodo integrato di pratiche orientate a massimizzare il potenziale di cui l'individuo è capace."

In ogni caso la parola Wellness è divenuta di uso comune solo a partire dagli anni ’70 e oggi chi non ha mai passato qualche ora a mollo nelle piscine e vasche idromassaggio di un “centro benessere”?

A partire dalla metà del 19esimo secolo nel mondo occidentale grazie alla crescita economica i bisogni primari delle persone (descritti nella scala di Maslow), ossia quelli di nutrirsi - riempirsi la pancia - e avere un tetto sopra la testa, sono stati soddisfatti e parte della popolazione, la classe media benestante, ha trovato il tempo e le risorse da dedicare a se stessa e alla cura personale: vacanze, fitness e sport, diete e centri benessere.

La società attuale, inoltre, con i suoi ritmi serrati, ci espone a stress fisici e psicologici che sono all’origine di molte patologie: diventa essenziale per ognuno di noi prendersi del tempo per rigenerarsi e "ricaricare le pile". Alimentarsi in modo sano, fare moderata attività fisica, dedicare del tempo al relax: a casa, in giardino o nelle SPA di alto livello.

Una nuova vasca idromassaggio: Acca2One

Ed è proprio questo bisogno che Preformati Italia  va a coprire con i suoi prodotti, per rispondere alle esigenze di benessere dei suoi clienti. In particolare la nuova vasca idromassaggio a due posti Acca2One, dal design esclusivo che si sposa sia con gli ambienti interni di una casa sia con il giardino o il terrazzo.

La vasca idromassaggio è realizzata interamente in EPS ad alta densità riciclabile al 100%, è dotata di un impianto idromassaggio ecologico e di un piccolo caminetto al bioetanolo. Questo caminetto ci ricorda che quando gli opposti come l’acqua e il fuoco raggiungono l’armonia, e producono un così bel risultato, anche noi possiamo sempre ritrovare il nostro equilibrio in ogni momento della giornata con un bagno in piscina o nella vasca idromassaggio!

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