La chiesa di Santa Caterina Alessandria è stata realizzata nella seconda metà del XV secolo a Trevignano Romano.

La struttura è stata realizzata inglobando e ristrutturando una preesistente chiesa dell’XI-XII secolo.

Le irregolarità delle sue mura in opera reticolata e la facciata con la lesena in asse, sono un indice delle origini medioevali della chiesa.

Mentre i cubilia’ di pietra lavica sono stati ricavati da un edificio di epoca romana.

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In origine la chiesa di San Tommaso Apostolo era la cappella del castello di Torrita Tiberina.

La chiesa è stata infatti inglobata nelle mura.

Ha subito notevoli cambiamenti durante il ventennio fascista e oggi non è più possibile capire le sue forme iniziali.

La parte originaria è rappresentata dalle imponenti mura esterne che inglobano un torrione cilindrico.

Al suo interno sono da rimarcare l’affresco della ‘Circoncisione di Gesù’, il tabernacolo del XV secolo e le tele del Pinturicchio e del Maratta.

La fonte battesimale è composta da un frammento di colonna con due capitelli corinzi contrapposti.
 

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Chiesa di San Giovanni dell’Acqua
Chiesa di San Giovanni dell’Acqua

La chiesa di San Giovanni dell’Acqua si trova in una delle strade più belle del Lazio realizzata nel 1930 per collegare Subiaco con Jenne. La strada attraversa i boschi ed è stato realizzato scavando gallerie nella roccia che donano fascino al percorso che sempre di più è scelto da ciclisti, motociclisti e amanti del trekking.

A circa 6 km da Subiaco si incontra la chiesetta di San Giovanni costruita nel luogo dove era stato realizzato uno dei 12 monasteri fondati da San Benedetto nella zona della Valle dell’Aniene. Sulla vicina parete rocciosa si può osservare l’acqua scorrere, che sia dice sia uno dei miracoli di San Benedetto per alimentare il piccolo monastero, e che dà il nome alla chiesa.

La dedica a San Giovanni Battista nasconde le origini più antiche, infatti il santo viene festeggiato il 24 giugno in corrispondenza del solstizio estivo e spesso gli edifici di culto a lui dedicati erano stati costruiti su precedenti edifici di culto pagani.

In questo luogo si praticava un rito religioso molto antico per curare i bambini che avevano problemi legati all’ernia e ai testicoli.

Il rito era legato agli alberi e un ramo veniva aperto in modo che un bambino potesse passare attraverso l’apertura. I bambini venivano prima portati in processione notturna e a mezzanotte i genitori li affidavano a chi aveva il compito di farli passare attraverso l’apertura dei rami. Questo rito si chiamava ‘passata’ e doveva essere ripetuto per tre volte.

Poi il ramo veniva legato e ricomposto e se l’apertura si rinsaldava voleva significare che il rito era stato efficace, altrimenti andava ripetuto il giorno seguente.

Il giorno di San Giovanni è poi dedicato al rito della ‘comparanze’, molto sentito in tutto il basso Lazio in cui le persone celebravano la loro amicizia legandosi attraverso un cerimoniale che comprendeva anche il bagno nelle acque sacre.

 

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Subiaco. Monastero di Santa Scolastica

Il monastero di Santa Scolastica, sorella gemella di San Benedetto, è l’unico dei dodici monasteri voluti dal santo in questa valle (detta ‘Valle Santa’), che ha resistito ai terremoti e alle distruzioni saracene.

E’ un complesso di edifici costruiti in epoche e stili diversi e si trova a Subiaco.

Dall’ingresso sul quale troneggia la scritta “Ora et Labora”, si passano in rassegna vari stili architettonici.

In senso inverso si attraversano tre chiostri: il primo Chiostro Rinascimentale del secolo XVI, il secondo Chiostro Gotico del secolo XIV e, infine, il terzo Chiostro Cosmatesco del secolo XIII.

Il campanile è del XII secolo e l’ultima versione della chiesa attuale è del 1700.

Nel 1465 i due chierici tedeschi A. Pannartz e C. Sweynheym vi allestirono la prima tipografia dello stato pontificio (e quindi italiana).

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Subiaco. Monastero di San Benedetto o Sacro Speco

Il monastero di San Benedetto o Sacro Speco è un monumento ‘ad memoriam’ costruito in ricordo dell’eremitaggio di San Benedetto.

San Benedetto ha vissuto a Subiaco in una grotta (oggi parte del monastero) per circa tre anni.

La grotta era meta di pellegrini e nell’XI secolo venne edificato questo monastero.

Si trova a 650 metri di quota su un fianco del monte Taleo.

Si entra al Sacro Speco dalla Chiesa Superiore, del XIV secolo.

La chiesa ha affreschi medioevali della scuola senese (XIV secolo) relativi agli episodi dell’ultima parte della vita del Cristo.

Sono stati realizzati  altri affreschi dalla scuola Umbro-marchigiana (XV secolo) riguardanti la vita di San Benedetto.

Il pavimento della chiesa è adornato da mosaici in stile cosmatesco maestri artigiani italiani.

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Sant'Angelo Romano. Chiesa di Santa Maria e San Biagio

La chiesa di Santa Maria e San Biagio era in origine la chiesa del castello di Sant’Angelo Romano che nel 1742 venne distrutta e ricostruita.

La storia narra che i cittadini chiesero al principe Borghese il permesso per la sua costruzione ma finirono i soldi prima della sua conclusione. Chiesero allora un prestito al monastero dell’Umiltà a Roma e nel 1759 riuscirono a far consacrare la nuova chiesa.

L’edificio si presenta rialzato dal luogo in cui si trova, e la facciata si presenta come un semplice edificio neoclassico ed è arricchita solo da 4 lesene che terminano con un timpano.

L’interno è ad una sola navata con una copertura con volta a botte e 5 cappelle laterali. La chiesa termina con un’abside che ospita la zona altare e il coro.

Nell’aspide una apertura lascia filtrare un fascio di luce e fra le opere si segnala una Vergine con Bambino di Federico Barocci ed un trittico realizzato da Antoniazzo Romano del XV secolo.

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Sant'Angelo Romano. Chiesa di Santa Liberata

La chiesa di Santa Liberata è la più antica di Sant’Angelo Romano e con il suo convento risale al XIV secolo. La storia narra che venne eretta dai cittadini per averli salvati dalla peste.

La chiesa è stata ristrutturata più volte e al suo interno si possono osservare i diversi interventi. Nel 1737 è stato ampliato il convento grazie all’intervento di Giovanni da Evora.

All’esterno appare come un edificio in stile neoclassico, con una facciata ripartita in tre sezioni in corrispondenza delle tre navate interne. Ha un solo portone di ingresso ma tre finestroni che illuminano l’interno e la parte centrale della facciata termina con un timpano.

La chiesa ha tre navate con 2 cappelle per ogni lato. L’interno è ricco di opere d’arte come la zona dell’altare sotto una volta a crociera e che un tempo ospitava il coro. Dietro l’altare si trova un tempietto che mostra una pala del XV secolo che rappresenta Santa Liberata in un ampio mantello mentre si rivolge a Dio.

Sopra la porta di ingresso si trova la cantoria.

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Sant'Angelo Romano. Chiesa di San Michele Arcangelo

La chiesa di San Michele Arcangelo ha una lunga storia e sembra che facesse parte della prima fortezza di Sant’Angelo Romano. Secondo la tradizione è stato papa Eugenio III, un papa colto e di origine monastica, ad inaugurare questa chiesa dopo l’anno mille.

La chiesa si trova rialzata rispetto al piano stradale e vi si accede attraverso due scalinate laterali. La facciata è in intonaco semplice e termina con una copertura a capanna. Il campanile è stato realizzato nel 1677 dal vescovo di Tivoli.

L’interno ha tre navate e quella centrale termina con una zona altare sotto una volta a crociera ed è incorniciato da un affresco del XVI secolo. Sopra l’ingresso si trova una cantoria.

La chiesa era utilizzata come luogo di sepoltura prima della riforma cimiteriale voluta da Napoleone.

È stata utilizzata dai garibaldini come loro sede e alloggio prima della caduta di Roma.

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