La disposizione dei ruderi di ville rustiche, dei criptoportici e dei monumenti funerari risalenti al II secolo DC lascia presupporre un collegamento del territorio di Mompeo con la Salaria.
L'ipotesi viene avvalorata da un cippo miliario risalente al tempo di Augusto, (15-16 AC) che riporta il XXXV miglio da Roma.
 

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Collalto Sabino è inserito in un itinerario turistico e gastronomico: la Strada del Tartufo e della Castagna.

Lungo questo percorso si riscoprono le antiche tradizioni agricole, le tipiche architetture e la cultura della Valle del Turano.

La Valle del Turano è uno dei luoghi più suggestivi d’Italia in cui lo sguardo si perde dalla natura delle valli e delle colline fino all’asperità dei massicci del Gran Sasso e della Majella.
 

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Le terme si trovano a Cotilia, un’area immersa nel verde di valli, boschi e prati ancora incontaminati.
Qui si trova il più imponente complesso archeologico del II secolo a.C., rimasto in piena attività almeno fino al IV secolo d.C., le Terme di Cotilia o Terme di Vespasiano. Il complesso è descritto ed esaltato per la sua bellezza da vari scrittori del periodo romano e qui l’imperatore Vespasiano era solito recarsi per trascorrere le vacanze ed è l’ultimo luogo che vede prima di morire nel 79 d.C.

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Il borgo perduto di Antuni è situato su un colle completamente circondato dal lago del Turano e collegato alla terra ferma solo da un sottile istmo.

Si accede al Palazzo del Drago, l’ultima famiglia che ha avuto il controllo del feudo, passando sotto un archetto.

Era composto da un gran numero di sale, molte delle quali affrescate, da scalinate di pietra e da ben 365 finestre. 

Tutta la struttura è visitabile solo esternamente e, nella facciata, è rimasto nell’aspetto originale solo il portale d’ingresso.

Il borgo fu bombardato nel 1944 dagli aerei americani e abbandonato dagli abitanti.

Nel 1992 il palazzo del Drago fu acquistato dal Comune per impiantarvi un centro di recupero per tossicodipendenti.

La ricostruzione storica dei due castelli è stata possibile grazie alla testimonianza di un dipinto (1601) del pittore fiammingo Paul Bril.

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Le proprietà delle acque sulfuree di Antrodoco sono note sin dal tempo dei romani.

L’acqua sulfurea sgorgava dalle pendici del Monte Giano e i bagni avvenivano in pozze naturali riservate agli uomini e alle donne.

Nel 1865 venne realizzato uno stabilimento termale, oggi edificio storico, munito di vasche da bagno, locali per le cure e un ampio parco dove poter stare all’ombra degli alberi.

Nel 1943 lo stabilimento divenne un comando delle truppe tedesche.

Negli anni ’70 il paese visse i sui anni d’oro grazie alle Terme di Antrodoco che richiamavano tante persone.
 
 

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Ad Antrodoco, su una parete del Monte Giano (1820 m) si può leggere la scritta ‘DVX’ (duce) da diversi chilometri di distanza.

La scritta è formata da 20.000 alberi di pino e si estende per circa otto ettari.

Fu realizzata dalla Scuola Allievi Guardie Forestali di Cittaducale nel 1939 come omaggio a Benito Mussolini.

La scritta, è patrimonio artistico e monumento naturale.
 

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Ventotene. Manifesto di Ventotene

Uno strano destino accomuna Ventotene e Santo Stefano che la storia aveva destinato a luogo di punizione ed esilio, dove mandare chi non doveva più avere contatti con il proprio ambiente d’origine.

Dovevano essere ricordati solo per pene e dolori ed invece sono passati alla storia come uno il luogo in cui nasce l’Europa. Infatti qui è stato scritto il Manifesto di Ventotene alla base del sogno di rinascita dalle pene della Seconda Guerra Mondiale e di tutte quelle che la avevano preceduta.

Durante il fascismo il famoso carcere settecentesco borbonico venne utilizzato per confinare i politici ostili al regime.
Nel 1941, tra i circa 800 esiliati sull’isola di Ventotene vi erano anche Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Ursula Hirshman.

 Le privazioni, la pressione psicologica e la pessima qualità della vita non impedirono a queste menti eccellenti di trasformare l’esperienza dell’esilio negli spazi limitati dell’isola nel sogno di un mondo migliore.

Qui venne piantato il seme di una nuova comunità, con nuove regole di organizzazione, che avrebbe permesso a guerra finita al popolo d’Europa di riscattarsi da quella immane tragedia e di creare criteri e regole per nuove Istituzioni. È così che nacque “Il Manifesto di Ventotene” per un’Europa libera, unita e pacifica.

Lavorarono in segreto al documento per circa sei mesi, tracciando le linee guida di quella che diventerà la carta dei diritti, fondamento dell’Unione Europea. Nel manifesto si spiega che la Società delle Nazioni, organismo internazionale creato dopo la I Guerra Mondiale, non aveva evitato nazionalismi, autoritarismi e un nuovo conflitto mondiale perché aveva ricostituito le nazioni così come erano.

Per evitare questo errore proposero di creare una forza sovranazionale Europea in cui il benessere e le ricchezze delle singole comunità fossero redistribuite in maniera equa. Il governo di questo organismo doveva essere deciso con elezioni generali in cui si esprimevano tutti i popoli.

Questa unione di intenti in campo economico e politico avrebbe permesso il superamento delle contrapposizioni date da interessi particolari attraverso un ordinamento democratico come l’autodeterminazione dei popoli stessi.

Da qui la nascita di un Parlamento Europeo in grado di limitare gli interessi delle singole nazioni a vantaggio di un interesse comune. Altiero Spinelli è stato poi membro del parlamento italiano ed europeo e Commissario Europeo per gli Affari Industriali.
A lui è dedicata una delle due ali dell’edificio del Parlamento Europeo di Bruxelles.

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