A Bagnoregio, la chiesa dell'Annunziata o di Sant'Agostino risale all’XI secolo e nel 1300 ha avuto un primo ammodernamento secondo lo stile gotico dell’epoca.

Accanto alla chiesa si trova il convento agostiniano con un chiostro del XVI secolo realizzato in cotto da Ippolito Scalza su disegno dell’architetto Michele Sanmicheli.

Il chiostro ha un pozzo centrale del 1604 e uno slanciato campanile costruito nel 1735.

All’interno della chiesa si trovano opere pittoriche di grande valore di Taddeo di Bartolo e Giovanni di Paolo e alcuni pregevoli affreschi del ‘400 raffiguranti S. Antonio di Padova e S. Antonio Abate, S. Monica, una Madonna con bambino, SS. Bartolomeo e Giacomo.

Dietro l’altare maggiore si trova un magnifico crocifisso ligneo del 1400.

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Bagnoregio. Cattedrale santi Nicola Donato e Bonaventura

A Bagnoregio, la cattedrale santi Nicola, Donato e Bonaventura è stata costruita sopra una precedente chiesa che risalente forse al 440, e nel passato era dedicata alla Madonna della Neve.

Nel 1581 il Vescovo Tommaso Speradio vi trasferì la parrocchia e collegiata della chiesa di San Nicola che aveva subito danni mentre si doveva procedere alla costruizione di una nuova chiesa.

Questa non fu mai realizzata e la Madonna della Neve fu ampliata e riaperta al pubblico nel 1606 con il nuovo nome di San Nicola di Bari.

Nel 1695 un violento terremoto compromise Civita di Bagnoregio e la cattedrale di San Donato venne trasferita nella collegiata di San Nicola per timore di crolli. Così nel 1700 terminarono i lavori di ammodernamento e la nuova chiesa venne consacrata ai Santi Nicola e Donato.

Infine, nel 1779, la chiesa fu ulteriormente ampliata e dedicata anche a San Bonaventura.

L’attuale facciata risale al 1841 e all’interno si trovano opere di grande valore come una teca in oro e argento forma di braccio benedicente che contiene le ossa del braccio di San Bonaventura.

Da menzionare anche un dipinto del Vanni che raffigura la Maddalena e una bibbia del XII secolo in pergamena, probabilmente appartenuta a San Bonaventura.

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Labro. Cappella di San Pancrazio

Adiacente sia al Teatrino che alla cappella del Rosario troviamo la Cappella dedicata al Santo Patrono di Labro, San Pancrazio che si festeggia il 12 maggio.
L’ingresso alla cappella è preceduto da un pregevole portale quattrocentesco che si trova al lato dell’ingresso del Teatrino sul Belvedere.

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Labro. Cappella del Rosario

Collocata sopra la chiesa di Santa Maria Maggiore e costruita precedentemente, si trova la Cappella del Rosario.
Questa piccola aula, sormontata da un soffitto con volte a botte e con un pavimento in pietra, è ornata da affreschi risalenti al XVI-XVII secolo.
L’altare è dedicato a Santa Caterina ed all’interno si può ammirare anche una bella edicola sorretta da una colonna romanica decorata

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Labro. Chiesa di Santa Maria Maggiore

Dopo l’uccisione di un sacerdote per mano di Giovanni de’ Nobili di Labro la famiglia viene scomunicata dal Papa, per recuperare la salvezza della loro anima i Nobili decidono di trasformare parte del Castello di Labro in un complesso religioso.
Per questo motivo la chiesa di Santa Maria Maggiore, eretta in Collegiata nel 1508, sorge dove in origine era la sala d’armi dell’antica rocca di Labro.
All’esterno la chiesa presenta un portale Cinquecentesco, internamente si può invece ammirare un fonte battesimale del Quattrocento decorato con tre pesci.

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Sermoneta. Giardini di Ninfa

Ninfa era una piccola ma florida città medievale nata sulle sorgenti del fiume Ninfa, abbandonata circa 600 anni fa i cui resti sono stati trasformati in giardino dalla famiglia Caetani. Oggi il parco è fra i più belli al mondo ed è aperto il primo fine settimana di ogni mese da aprile ad ottobre.
Ninfa aveva avuto momenti importanti per la sua posizione strategica e qui è stato incoronato papa Alessandro III. Il suo declino è iniziato con lo scisma d’occidente e Ninfa venne distrutta tanto che nell’Ottocento il Gregorovius la chiamò la “Pompei del medioevo”.
Nel 1921 Gelasio Caetani iniziò la bonifica della zona, il restauro dei ruderi e l’insediamento di alcune specie botaniche.
Oggi Ninfa è anche una oasi ornitologica.

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Sermoneta - Abbazia Valviscolo by Matteo Odargi
Sermoneta - Abbazia Valviscolo by Matteo Odargi

Dall’Abbazia di Valvisciolo, ai piedi del Monte Corvino che la protegge dai venti del nord, lo sguardo si spinge fino al mare attraverso la pianura pontina.

E’ dedicata al protomartire Santo Stefano e la sua storia risale all’inizio del XIV secolo.

Il nome Valvisciolo viene da un precedente monastero cistercense nella vicina Carpineto Romano e può significare Valle dell’Usignolo (vallis lusciniae) o Valle delle Visciole (una varietà di ciliegie selvatiche).

Secondo la tradizione il monastero fu abitato dai Cavalieri Templari che vi rimasero fino alla soppressione del loro ordine ai primi del XIV secolo.

L’intero complesso è costituito dalla Chiesa, dalla Sala Capitolare, dal Refettorio e dal Chiostro, che rappresenta il cuore e la parte più elegante di Valvisciolo.

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Anguillara Sabazia. Fonte acqua Claudia

Ad Anguillara Sabazia è presente la sorgente di acqua effervescente naturale Clavdia (Claudia).

Lo stabilimento di imbottigliamento è privato mentre la fonte è comunale.

La fonte ha un interesse storico perché si trovano i resti dell'antico stabilimento romani.

Il complesso Acque Claudia di Anguillara Sabazia è costituito da un grandioso semicerchio a forma di arco circolare.

Ha un raggio di 87 metri, di cui è visibile solo la metà sinistra, arricchito da una serie di nicchie semicircolari e collegate da semicolonne.

La parte posteriore dell'esedra (portico semicircolare) presenta un corridoio originariamente coperto da un pavimento ligneo calpestabile, che metteva in luce la serie di finestre che si aprivano sull'esedra.

Le estremità del corridoio erano chiuse da due ninfei, costruiti per creare giochi d'acqua, a loro volta alimentati dall'acqua contenuta nelle cisterne a monte del complesso.

Tutto l'edificio, ad eccezione della vasca circolare, è rivestito in quasi opus reticolatum (mattoni a forma di diamante) di selce, formato da blocchi quadrangolari irregolari a forma di cuneo.

Per questo è databile alla metà del I secolo a.C.

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