Negli anni ’90 Civitavecchia è stata al centro dell’interesse dei fedeli cattolici per un evento inspiegabile e miracoloso che ha suscitato l'attenzione perfino del Santo Padre. 
Dal 2 Febbraio 1995, in occasione della Festa della Presentazione di Gesù al Tempio e della Purificazione di Maria, una piccola statua della Madonna cominciò a piangere sangue. La statua era nel giardino di una famiglia nella parrocchia di S. Agostino e rappresentava la Regina della Pace e proveniva da Medjugorie.
Da allora, la statua ha pianto altre 14 volte in presenza di molte persone che hanno rilasciato la loro testimonianza giurata davanti alla Commissione Teologica istituita dal Vescovo. L’eco della Madonnina di Civitavecchia è arrivato fino al Papa che ha istituito una commissione.
La statuetta è stata esaminata scientificamente da molti esperti e non sono stati riscontrati trucchi o apparecchi nascosti. Le lacrime sono state analizzate ed erano di sangue umano. 
La Parrocchia di S. Agostino è oggetto di pellegrinaggio.
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La Chiesa dei Santissimi Martiri Giapponesi ha un suo sobrio stile neoclassico con la facciata che ricorda un tempio greco ma al suo interno nasconde un sorprendente stile unico nel suo genere che rappresenta una confluenza fra oriente e occidente.
La chiesa prende il nome da San Pierbattista e dai suoi 25 compagni martirizzati a Nagasaki nel 1597 mentre cercavano di evangelizzare il Giappone. La loro storia era iniziata nel 1549 con tre gesuiti partiti dalla Spagna per il Giappone dove incontrarono il daimyo di Kagoshima. Dopo un primo appoggio alla creazione di una missione, sotto la pressione dei monaci buddisti, il daymo ritirò il suo consenso.
Tutto questo processo va inquadrato nella espansione coloniale in Asia di Spagna e Portogallo e nel desiderio dei governanti giapponesi (Shogun e imperatore) di limitare il potere dei monaci buddisti.
In questa lotta di potere, il 5 febbraio 1597 a Nagasaki vennero martirizzati tramite crocifissione 26 missionari cattolici: 3 gesuiti giapponesi, 6 francescani europei e 17 terziari francescani giapponesi. 
Nonostante il mancato appoggio governativo, la missione ebbe comunque un certo risultato convertendo 300.000 cristiani ma nel 1630 la religione cattolica venne bandita dal governo e i pochi fedeli furono costretti a rimanere nell’ombra.
La chiesa è stata compromessa dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e dopo la sua ristrutturazione è stata affrescata dall’artista giapponese Luca Ryuzo Hasegawa. Luca è il suo nome dopo il battesimo cattolico in onore di San Luca patrono dei pittori.
E’ il pioniere della tecnica degli affreschi in Giappone ed è il fondatore della Associazione degli Artisti Cattolici Giapponesi.
Tra il 1951 e il 1957 ha decorato la chiesa di Civitavecchia con una serie di affreschi che raccontano la storia dei martiri e la loro crocifissione e una splendida Madonna con il Bambino che ha tratti del viso orientali e indossa un Kimono del XVI secolo.
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La chiesa dell’Orazione e Morte è stata costruita a Civitavecchia nel 1685 come sede della Confraternita della Morte e Orazione, una organizzazione nata nel 1500 per dare sepoltura ai cadaveri trovati fuori delle mura o riportati a riva dal mare. La Confraternita ancora custodisce la chiesa, che ha restaurata completamente nel 1702, e i suoi membri partecipano ogni anno vestiti di nero alla Processione del Venerdì Santo.
La Confraternita era conosciuta anche con il nome dei ‘Fratelli della Buona Morte’ per il lavoro che svolgeva e il suo stemma era un teschio con due tibie incrociate su sfondo nero e alla sua base due clessidre, che segnano il trascorrere del tempo, il Sacro Monte e una croce cristiana.
L’edificio all’esterno si presenta con una semplice facciata squadrata, arricchita da sole tre aperture semicircolari e da un piccolo timpano. Da un portone centrale si accede in un ambiente interno caratterizzato invece da linee morbide e curvilinee. 
L’interno della chiesa ha un tipico stile barocco con una pianta a croce greca che delimita una zona ellittica che ricorda la forma di un teschio. In questa zona si trovano tre altari in tre cappelle: uno in corrispondenza di quella centrale dell’ingresso e gli altri nelle cappelle laterali dedicate al SS. Crocefisso e ai Beati Benedetto e Anna. 
Nell’antico Oratorio o Cappella di San Michele, il protettore della Confraternita, si trova il Breve di Papa Pio VI che nel 1775 aveva dato alla Confraternita il diritto di liberare ogni anno (in occasione della Pasqua) un galeotto che non si fosse macchiato delle colpe di omicidio o furto. Sull’altare si trova anche una statua in legno dell’Arcangelo Michele che risale al XVIII secolo.
Originariamente questa cappella era ornata con scheletri ed era collegata ad un piccolo cimitero esterno.
L’edificio è caratterizzato da una splendida cupola ellittica decorata con affreschi del Cavaliere Giuseppe Errante di Trapani che è anche l’autore dell’affresco di una ‘Madonna con Bambino’. Fra le altre opere si segnalano due statue in legno che rappresentano Gesù Crocifisso e Gesù Risorto.
Una vera particolarità è il parapetto sopra l’ingresso che sembra la cantoria e che è stato ricavato da una poppa della nave ammiraglia della flotta Pontificia nella battaglia di Lepanto dove la Santa Alleanza riuscì a fermare l’avanzata Turca (e quindi Musulmana) in Occidente.
La chiesa ha un campanile barocco che risale al 1698 che termina con una particolare cupola a forma di bulbo.
La Chiesa dell’Orazione e della Morte è oggi la più antica chiesa di Civitavecchia tra quelle scampate al disastroso bombardamento della Seconda Guerra Mondiale che quasi rase al suolo la città.
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Ecco un altro canyon, profondo e articolato, a Est dell’abitato di Militello. Anche qui le grotte e le cavità naturali hanno offerto l’occasione per il ricovero e l’insediamento di gruppi umani sin dalla Preistoria. La peculiarità geologica di questa cava è data, soprattutto, dalla presenza di estesi banchi di coralli fossili.
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Il Vallone Loddiero è una sorta di “libro geologico” che consente di comprendere la complessa stratificazione di quest’area, in cui è caratteristica l’alternanza di depositi calcarenitici e di prodotti vulcanici, fra cui le appariscenti formazioni di lave “a cuscino” (pillow lavas).

Anche questa valle è scavata da un fiume, il torrente Loddiero, e ha la morfologia “a canyon”.

Il nome “loddiero” deriva dal toponimo arabo ad-dyar, che significa case, a indicare la consuetudine all’ingrottamento, cioè all’abitazione in grotta.

Qui intorno, come del resto in tutta l’area di Militello e degli Iblei, si possono ammirare numerose grotticelle artificiali usate a scopo funerario e abitativo per millenni.

Il Vallone, in cui il Loddiero e il Carcarone confluiscono, si estende nel territorio confinante tra Militello e Scordia: qui la valle si allarga, complice una maggiore morbidezza della roccia e la conseguente maggiore opera di modellazione delle acque.

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Militello in Val di Catania. Le cascate del fiume Oxena 

A Militello in Val di Catania, la cava dove scorre il fiume Oxena è caratterizzata dalla particolare morfologia a canyon ed è un lLuogo di estrema bellezza.

Questo fiume, che scorre sugli Iblei nordorientali, ha scavato nei millenni una gola sinuosa con splendidi basalti colonnari, più antichi persino di quelli formatisi nel territorio etneo.

Il suo letto è costituito da rocce basaltiche di antichissima formazione vulcanica.

Scorrendo, il corso del fiume incontra un grosso masso di lava, che l’acqua supera con spettacolari cascate.

Olivastri, olmi, frassini, querce, ficodindia, carrubi, tamerici e oleandri crescono rigogliosi, rendendo verdeggiante questa cava, che può essere perlustrata percorrendo controcorrente il fiume.

Le piscine naturali che vi si formano consentono anche di immergersi nell’acqua limpida e pura dell’Oxena (al punto che vi prolificano i granchi di fiume!), circondati da ambienti naturali che creano spettacolari gallerie vegetali.

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L’abbazia è il cuore e il centro lungo la Via Francigena attorno al quale si è formato il centro di San Martino al Cimino, compreso nel territorio di Viterbo, dalla storia fascinosa.

Un centro nato nel IX secolo vicino ad una piccola chiesa dei benedettini, su un terreno donato all’Abbazia di Farfa nel 838, che poi venne spostata.

La costruzione della abbazia venne favorita da papa Eugenio III che era un cistercense e la affidò ai monaci dell’ordine di origine francese.

Un forte impulso è stato poi dato da Innocenzo III molto attivo nella zona di Viterbo per cercare di riunire le comunità monastiche sparse e favorire il riavvicinamento dei numerosi eremiti.

Innocenzo III è il papa che ha incontrato San Francesco e ha dovuto ricreare un legame con tutti coloro che predicavano contro le ricchezze della chiesa.

L’abbazia di San Martino è stata consacrata nel 1225 ma già nel 1300 iniziarono i primi problemi e il complesso venne in parte abbandonato anche per le condizioni metereologiche del posto.

Il massimo splendore si ebbe poi sotto papa Innocenzo X Pamphilj che nominò sua cognata Olimpia Maidalchini principessa di San Martino al Cimino.

Olimpia diede vita ad un rinnovamento urbanistico e architettonico di tutto il borgo e alla costruzione di un magnifico palazzo dove un tempo si trovava il convento dell’abbazia.

Risale a questa fase il passaggio dai monaci ai preti che ancora la gestiscono.

La facciata della chiesa presenta quindi dei caratteri Seicenteschi con due grandi torri campanarie, con orologio e meridiana, ai lati dell’ingresso in stile gotico. Le due torri avevano anche una certa funzione statica di supporto.

Sopra la porta di ingresso si distingue immediatamente lo stemma di Papa Innocenzo X.

La pianta della chiesa è a croce latina con tre navate di cui quella centrale è illuminata da un grande finestrone gotico centrale scolpito ed arricchito da un prezioso rosone. 

La chiesa presenta ancora i caratteri austeri dei monaci cistercensi uniti in alcune zone con alcuni stili successivi.

Al suo interno è custodito lo Stendardo Giubilare per l’anno santo 1650 fatto realizzare da Donna Olimpia dall’artista Mattia Preti e qui sono seppelliti Donna Olimpia e suo nipote Gerolamo Pamphilj, ultimo discendente della casata e morto nel 1760.

Di tutto il convento, in gran parte trasformato nel palazzo Doria Pamphilj, resta la Sala Capitolare che si presenta ancora con i caratteri tipici degli archi ogivali gotici dell’architettura cistercense. Anche se ha un pavimento in marmo bianco e nero realizzato dal Borromini e gli affreschi del Seicento.

Questa è la sede della Confraternita del SS. Sacramento e S. Rosario.

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