La chiesa romanica di San Sisto si trova proprio dietro Porta Romana.

E' una delle prime chiese di Viterbo, probabilmente nel IX secolo dove si era formato il borgo di Vico Quinzano.

Forse la chiesa è stata costruita su un precedente tempio pagano dedicato alla Dea Fortuna.

Il fatto che la chiesa sia frutto di successive modifiche appare subito evidente osservando il dislivello interno fra la zona dell’altare e il resto della chiesa che sono separati da una grande scalinata e da un arco. Sotto la chiesa si trova una cripta ed in genere anche questo indica una costruzione precedente.

Oggi nella cripta si trova un monumento in ricordo dei caduti di guerra.

E la chiesa è stata bombardata una prima volta dai soldati francesi nel 1799 e una seconda volta durante la seconda guerra mondiale. I restauri successivi la hanno riportata al suo aspetto originario eliminando tutti i decori e le modifiche apportate durante il periodo rinascimentale e barocco.

A chiesa termina con un’abside realizzato proprio attaccata alle mura della città e ha due campanili.

Uno in stile romanico è collegato alla chiesa ma non è più accessibile e uno dotato di orologio è invece stato ricavato da una trasformazione di una delle torri della cinta muraria.

Sulla parte destra della chiesa, nel 1964 è stato sistemato un grande organo e l’altare centrale è stato ricavato utilizzando un capitello di una colonna.

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Viterbo. Chiesa di San Pietro

La chiesa di San Pietro risale al XIII secolo e si trova in corrispondenza di Porta San Pietro a Viterbo.

Il suo attuale stile tardo barocco è frutto di successivi rifacimenti del XVI e del XVII secolo.

La facciata si presenta separata in due ordini architettonici e arricchita da un gioco di colori fra l’intonaco bianco o giallo e le decorazioni in peperino scuro.

Si accede all’ingresso attraverso una ampia scalinata larga come la facciata della chiesa.

Sul retro si distingue un campanile a vela con due ordini di campane che ricorda l’origine medievale.

Oggi la chiesa fa parte dell’Istituto Filosofico - Teologico S. Pietro affiliato al Pontificio Ateneo S. Anselmo di Roma dove vengono a studiare religiosi da tutto il mondo.

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Viterbo. Chiesa di Santa Maria della Peste - Sacrario dei Caduti

Il piccolo tempietto di Santa Maria della Peste fu costruito nel 1494 come voto per lo scampato pericolo dalla terribile pestilenza che aveva colpito la zona di Viterbo in quegli anni.

Da una iscrizione sul pavimento in maiolica smaltata si legge che è stata realizzata da Paolo Mazzatosta (famoso per un palazzo medievale nel centro storico) e un conciatore di grano di nome Martino.

La leggenda narra che in questo punto venne ritrovata una immagine sacra e che quelli che vennero ad adorarla furono salvati dalla peste.

L’edificio è un tempietto in stile quasi rinascimentale a pianta ottagonale e che termina con una cupola con un piccolo lanternino.

L’edificio nei suoi diversi lati presenta un elegante portone di ingresso in peperino lavorato e sormontato da una apertura circolare e due aperture.

Negli anni ’30, con la copertura del fiume Urcionio e il conseguente abbattimento di alcune abitazioni, il tempietto si trovò nel mezzo di uno spiazzo e venne scelto come sacrario militare per i caduti della Prima Guerra Mondiale.

Al suo interno si possono ammirare affreschi che rappresentano San Giovanni e San Sebastiano.

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Viterbo. Chiesa di San Bartolomeo e Monastero della Visitazione (detta della Duchessa)

La prima chiesa di San Bartolomeo a Viterbo risale al 1142 ed ospitava le celebrazioni di Santa Lucia e di Sant’Eligio, che era il protettore della corporazione degli argentieri, degli orafi e dei fabbri che si riunivano in una vicina casa.

Nel 1557, la duchessa Girolama Orsini costruì un monastero di clausura per ospitare le monache dell’ordine di Santa Chiara e inaugurò il Monastero della Visitazione. Per far questo comprò un palazzo adiacente alla chiesa di San Bartolomeo.

Ma per un problema con l’ordine religioso, il monastero venne affidato alle monache cistercensi, venute dal Convento di San Donato in Polverosa, che ancora lo conducono.

Nel 1574 la chiesa venne affidata alle monache chiudendo il vicolo che separava i due edifici.

Infine nei primi anni del Seicento venne abbattuta la chiesa medioevale per costruirne una nuova che viene chiamata ‘della duchessa’ in onore di Girolama Orsini Farnese.

Lo stile appare quindi neoclassico arricchito da decori floreali e da un elemento curvilineo che separa le due sezioni della facciata.

Sul portone di ingresso si trova lo stemma della famiglia Farnese, i famosi gigli mentre sul portone di ingresso si nota una colomba come simbolo dello spirito santo.

La chiesa ha una sola navata con un ricco soffitto a cassettoni del 1672 realizzato da Giovan Battista Magni di Modena.

Sopra l’ingresso si trova una cantoria del Seicento con un organo dell’Ottocento.

Un campanile barocco è posto sul retro della chiesa e dona leggerezza all’intero complesso. 

Nella chiesa è custodito il corpo di San Crescenziano, co-protettore di Viterbo.

Dopo l’Unità d’Italia il monastero ha rischiato la nazionalizzazione ma le monache sono riuscite nel suo riscatto e il complesso ha mantenuto la sua vocazione religiosa.

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Viterbo. Chiesa di San Francesco alla Rocca 

La chiesa e il convento di San Francesco alla Rocca risalgono al 1237 quando papa Gregorio X donò ai francescani un terreno a Viterbo su un colle con un piccolo presidio militare di origine longobarda.

San Francesco era morto da pochi anni e il papato era intento a riunire e riappacificare i numerosi ordini di eremiti che stavano nascendo per cui favorire lo sviluppo dei francescani sembrava un’ottima mossa politica.

La chiesa è chiamata anche il Pantheon di Viterbo perché vi sono le tombe monumentali di due papi, Clemente IV con un sepolcro realizzato da Pietro di Oderisio, e Adriano V morto dopo appena 39 giorni di pontificato con un sepolcro realizzato da Arnolfo di Cambio. 

Un altro importante monumento funebre è quello dedicato a Vicedomino de' Vicedomini che è stato eletto papa ma è morto prima di essere proclamato tale e una lastra racconta la sua storia: “in un sol giorno ebbe il soglio di Pietro e la pietra sepolcrale”. 

Nella chiesa si trovano anche altre tombe di cardinali morti durante i conclavi che si sono tenuti a Viterbo quando questa ospitava il papato e della nobildonna Tornabuoni di Firenze.

La facciata della chiesa è in pietra locale di aspetto austero con un portone di ingresso inserito in un arco con fregi e tre aperture lunghe e strette.

Su un lato della facciata si trova un pulpito in peperino da cui si predicava all’esterno della chiesa, tipico di altre luoghi di culto di Viterbo, realizzato nel 1426 per una visita di San Bernardino da Siena.

Fra le altre opere da ammirare una tavola del 1572 che raffigura la città di Viterbo con i Santi Antonio da Padova e Rosa da Viterbo e una grande finestra in stile gotico a forma di ogiva con una vetrata a mosaico colorata realizzata nel 1951.

Come molti edifici religiosi, la chiesa subì notevoli modifiche nel corso del XVII secolo con aggiunte barocche che sono state poi rimosse. Infatti la chiesa e il convento sono stati seriamente danneggiati dai bombardamenti della seconda guerra mondiale e nella fase di restauro si è scelto di ripristinare l’originario aspetto romanico medievale.

Il convento connesso alla chiesa è stato nazionalizzato nel 1873 con l’Unità d’Italia ed oggi ospita una caserma che ha inglobato anche il chiostro del convento. Per i frati è stata realizzata una piccola costruzione laterale.

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Viterbo. Chiesa di San Giovanni Battista (detta del Gonfalone)

La chiesa di San Giovanni Battista è uno dei massimi capolavori del Settecento neobarocco a Viterbo per il ciclo pittorico degli affreschi.

E’ chiamata ‘del Gonfalone’ dal nome della confraternita che la custodisce e che accogliere i visitatori alla scoperta delle opere e della loro storia.

La confraternita era nata per liberare i prigionieri cristiani catturati dai Turchi e per custodire il Gonfalone della città. 

Nel 1675 la Confraternita iniziò la costruzione di questa chiesa per spostare la sua sede in un luogo più prestigioso e arrivò a fare l’esterno e la sinuosa facciata barocca di forma concava e caratterizzata da un interessante gioco di colori fra l’intonaco e il peperino scuro. Poi si fermò per mancanza di fondi.

Fra alti e bassi, nel 1746 intervenne l’architetto Nicola Salvi che aveva già progettato la Fontana di Trevi a Roma. Venne così realizzato un unico ambiente interno con quattro altari laterali e diviso in una area iniziale e un oratorio separati da un altare centrale. I due spazi sono stati decorati ed affrescati con stili diversi in momenti diversi.

L’oratorio fu affidato a due artisti, Pietro Piazza di origine di Parma e l’emergente di talento Giuseppe Rosi di origine romana e l’incarico venne formalizzato nel 1747. Pietro Piazza aveva lavorato al Duomo di Perugia e a Palazzo Reale a Torino ed era lo scenografo del Teatro di Tor di Nona a Roma.

Per questo motivo a lui venne affidata la divisione degli spazi con le quadrature, l’ornato e la prospettiva geometrica mentre a Giuseppe Rosi venne affidata la fase figurativa. L’artista romano rappresentò un pregevole affresco della nascita di Giovanni Battista e della sua predica. Gli ultimi suoi lavori sono state le rappresentazioni monocromatiche con la vita del santo.

Nel 1755 venne poi bandito un concorso per gli affreschi nella zona della chiesa in cui furono scelti tre pittori figuristi di Viterbo: Anton Angelo Falaschi, Vincenzo Stringelli e Domenico Corvi. La parte relativa alla realizzazione delle cornici e della suddivisione geometrica con ornati venne affidata a Giuseppe Merzetti.

Vincenzo Stringelli venne incaricato di soprintendere ai lavori ma qualcosa andò storto: infatti Marzetti non si stava attenendo ai bozzetti e stava creando di sua iniziativa. Si andò in causa e la disputa fu vinta da Stringelli ma il pittore non doveva essere una persona semplice ed ebbe una nuova disputa. 

La questione questa volta riguardava direttamente la Confraternita che gli contestava di aver realizzato un minor numero di figure rispetto al bozzetto iniziale (i pittori venivano pagati a numero di figure) e si chiuse a favore dell’artista e con una spesa di 26 scudi e 95 bajocchi considerati dalla Confraternita nei suoi bilanci come "spese del tutto capricciose e superflue". 

In ogni caso l’effetto finale è quello di un capolavoro e le prospettive del Mazzetti e le figure dello Stringelli, Falaschi e di Corvi creano un gioco ottico e artistico che non ci si stanca di osservare.

Nella chiesa si può ammirare anche lo stendardo realizzato da Giovan Francesco Romanelli e dipinto su entrambi i lati. Infatti sul davanti è rappresentato il battesimo di Cristo mentre sul retro si ammira Maria Santissima del riscatto (detta Madonna del Gonfalone) con San Bonaventura. 

Lo stendardo è messo in modo che in primo piano si ammira il Battesimo di Gesù da 1° novembre (tutti i Santi) fino al 14 agosto, mentre i restanti giorni è la Madonna ad apparire come immagine principale.

Vista la delicatezza dell’opera, la Confraternita ha poi commissionato una copia di questa opera per portarla in processione.

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Viterbo. Chiesa di Santa Maria Nuova

La chiesa di Santa Maria Nuova si trova nel cuore medioevale di Viterbo e la sua antica storia è riportata su una stele all’interno della chiesa stessa e su una pergamena del 1080.

Un prete di nome Biterbo con la sua famiglia dona al clero una chiesetta con annesso ospedale, che allora era un luogo di sosta e cura per i pellegrini lungo la via Francigena o Via Cassia (in questo tratto le due vie si sovrappongono).

La chiesetta si trovava interna al castello e il nome di Santa Maria Nuova le fu dato per distinguerla da quella più antica della vicina Santa Maria in Cella.

L’originario edificio fu ingrandito per accogliere le riunioni dell’organo di governo della città e qui si conservavano le chiavi delle casse comunali e gli archivi cittadini.

Qui si trovava anche una colonna che era il riferimento per il sistema di misurazione di tutti i cittadini, un elemento indispensabile per le relazioni commerciali.

Intorno al Duecento era così importante che ospitò San Tommaso d’Aquino che venne a predicare nel 1267 su un pulpito che si può vedere all’esterno sul lato sinistro della facciata. San Tommaso si trovava nella vicina Bolsena per dirimere la questione del Miracolo dell’Eucarestia.

Un episodio miracoloso è poi legato alla chiesa e alla Festa del Santissimo Salvatore che ancora si celebra a Viterbo la seconda domenica di maggio.

Nel 1283 due contadini che stavano arando il loro campo con dei buoi, osservarono che gli animali si fermarono davanti ad una cassa di pietra interrata che conteneva un trittico. L’opera era in ottimo stato e rappresentava un Salvatore Benedicente fra la Madonna e San Giovanni. Sul retro di questa opera si possono poi ammirare i dipinti di San Pietro, San Paolo e un Cherubino.

Il clero si recò sul posto e si formò poi una processione per portare questa opera in chiesa: da questa processione è nata la festa attuale.

Dal 1567 la chiesa ha Iniziato un suo declino con la decisione di papa Pio V di aggregarla alla cattedrale. Negli anni la chiesa era poi stata decorata in stile barocco coprendo anche i suoi preziosi affreschi, ma un intervento di restauro del 1906 la ha riportata alla sua primitiva bellezza romanica.

Solo su due maioliche del tetto si possono notare le immagini di Garibaldi e di Mazzini. La chiesa ha anche un chiostro in stile longobardo-romanico e una cripta.

Al suo interno si può ammirare un vero capolavoro dell’arte moderna: un elemento in bronzo scolpito che delimita la zona dell’altare. L’opera risale al 1964 e l’autore Carlo Canestrari ha scolpito una mirabile scena dell’ultima cena rappresentando Gesù fra i 12 apostoli. Nella chiesa si trovano altre due opere dello stesso artista: un crocifisso in bronzo sopra l’altare e una Pietà in Peperino che segna la tomba dell’artista.

Un’altra opera moderna è una terracotta che racconta il ritrovamento del trittico e che è stata realizzata dall’artista Mario Vinci.

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Viterbo. Chiesa di Santa Maria in Poggio detta della Crocetta

La chiesa medioevale di Santa Maria in Poggio detta della Crocetta risale all’XI secolo e prende il nome dal fatto che era stata eretta su un piccolo poggio.

Il nome crocetta deriva invece dalla croce disegnata sulla tunica dei monaci che la custodiscono dal 1603.

Nel piccolo cimitero accanto a questa chiesa era stato seppellito il corpo di Santa Rosa poi fatto riesumare da papa Alessandro IV. Il papa lo volle spostare in una chiesa più grande, oggi santuario di Santa Rosa.

Dalla processione di questa traslazione nel 1258 ha avuto origine la processione che tutt’ora si celebra ogni inizio di settembre e che è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

Per la sua posizione su un pendio, si accede alla chiesa attraverso una doppia scalinata che parte da una piazzetta medievale dove si trova la Fontana della Crocetta.

La scala a doppia rampa elicoidale è posteriore e risale al 1738.

La chiesa è stata poi distrutta dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

E' stata poi ricostruita fedelmente all’esterno mentre all’interno si ritrova uno stile più moderno. 

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