La chiesa di Santa Maria delle Farine si trova fuori Viterbo lungo la via Cassia.

La sua edificazione risale al 1320 per volere del Capitano del Popolo Silvestro Gatti, come è riportato in una targa sulla facciata.

Probabilmente la chiesa è stata edificata su un tempio pagano dedicato alla Dea Furina, protettrice dei ladri, da cui poi deriverebbe il suo nome.

Secondo altri studi il nome Farina viene dal latino ‘refarinae’ (furto) che indica che l’area era abitata da ladri.

La facciata è molto semplice in pietra peperino ed è arricchita da un rosone centrale scolpito in pietra del XIV secolo e da un tondo in maiolica policroma.

Nella facciata si distinguono disposizioni diverse delle pietre che rivelano come le facciate siano frutto di ampliamenti successivi.

Quella di sinistra è stata aggiunta nel Novecento.

L’interno è molto semplice in stile gotico italiano e l’altare è impreziosito da un bel baldacchino in peperino. 

La chiesa termina con un campanile a vela con due campane affiancate del 1612.

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Il santuario di Santa Maria della Quercia si trova nella frazione di Viterbo detta La Quercia.

Qui si sono verificati due miracoli dai quali è iniziato uno dei culti più sentiti d’Italia, quello della Madonna della Quercia.

Tutto inizia grazie a miracoli da cui si origina tutto il culto.

Nel 1417 il fabbro Battista Juzzante chiese al pittore Martello, detto Monetto, di dipingere una Madonna su una tegola da mettere su un ramo di una quercia a protezione del suo terreno.

Si dice che più di qualcuno in paese avesse tentato di rubare la tegola, ma la Madonna sarebbe sempre tornata fra i rami dell’Albero che si era piegato in modo tale da proteggerla dalle intemperie.

Nel 1467 avvenne il primo miracolo: un cavaliere inseguito da bande rivali si rifugiò sotto le fronde della quercia e improvvisamente divenne invisibile ai suoi nemici.

Il secondo miracolo, sempre lo stesso anno, è quello di aver fatto cessare la peste dopo che circa 30.000 persone si erano radunate a pregare sotto l’albero.

Al termine della peste iniziò immediatamente un grande pellegrinaggio e papa Paolo II decise subito di costruire una chiesa che fu affidata ai padri domenicani che la elessero a loro protettrice.

Grazie al grande arrivo di offerte, dopo due anni la chiesa venne rifatta completamente con un progetto disegnato dal grande architetto Giuliano da Sangallo.

Un altro episodio che ha contribuito a far crescere l’interesse religioso attorno alla Madonna della Quercia è stata la proclamazione di papa Pio V che la aveva eletta protettrice della armata cristiana nella battaglia di Lepanto del 1571.

La battaglia combattuta vicino una isola greca è stata decisiva per bloccare l’avanzata turca e musulmana in occidente. Al ritorno dalla battaglia, il comandante della flotta cristiana Giovanni d’Austria depose una cassettina con due bandiere turche ai piedi della Madonna.

Se la storia inizia a Viterbo, la sua importanza nazionale nei secoli si deve ai frati Domenicani, che la hanno custodita per secoli e la hanno eletta a loro protettrice, e alla Confraternita dei Macellari i cui membri erano mercanti di carne maremmana.

Questi commercianti erano soliti andare a Roma a vendere le loro carni e decisero di traferire la propria sede in una piccola chiesa al centro di Roma trasformando quella di Nicola de Curte di Campo dei Fiori dedicandola al culto della Madonna della Quercia.

Nel tempo i Macellari decisero di ricostruire la chiesa e grazie al papa domenicano Benedetto XIII iniziarono i lavori nel 1727.

Un altro evento ritenuto miracoloso è poi avvenuti durante la Seconda Guerra Mondiale quando tutte le bombe cadute su Viterbo e le aree limitrofe lasciarono intatto il santuario.

Nel 1873 il santuario, già eletto a basilica, fu dichiarato Monumento Nazionale dallo Stato Italiano.

La chiesa presenta notevoli differenze di stile fra l’esterno sobrio rinascimentale e l’interno barocco riccamente.

La facciata dei primi del Cinquecento è in bugnato e ha le semplici forme con tre porte di ingresso, un rosone centrale e un timpano di chiusura dove è riportato un bassorilievo con la quercia e i leoni (che rappresentano Viterbo).

Sulle tre porte si trovano tre lunette in ceramica realizzate dal grande Andrea della Robbia, ovviamente quella centrale riporta la Madonna della Quercia e quelle laterali San Tommaso d’Aquino e San Pietro.

Al lato destro della chiesa si staglia un campanile piuttosto basso con tre ordini di aperture realizzato da Ambrogio da Milano, con due campane originarie del 1578 e del 1655.

Mentre su un lato della facciata si può vedere un balconcino dal quale il papa mandava la benedizione ai fedeli, che risale al 1483 per opera dell’artista Vincenzo da Viterbo.

La chiesa ha tre navate divise da colonne con archi a tutto sesto e un prezioso soffitto dorato a cassettoni disegnato da Antonio da Sangallo. Ma tutta l’attenzione viene catturata dalla edicola centrale in marmo realizzata da Andrea Bregno nel 1490 e che custodisce la tegola con l’immagine della Madonna.

Un magnifico coro intarsiato del 1514 e un prezioso organo del 1613 completano l’immagine della chiesa.

Anche l’annesso convento è un capolavoro architettonico con i suoi due chiostri del XV e del XVI secolo e un refettorio disegnato da Antonio da Sangallo il Giovane. 

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La piccola chiesa di San Marco è una delle più antiche di Viterbo.

Da una targa sulla facciata si legge che è stata consacrata nel 1198 da papa Innocenzo III alla presenza di 15 cardinali.

In quel tempo il papa era impegnato nel cercare di trovare un equilibrio con San Francesco e nel sedare le tante anime di eremiti che chiedevano una chiesa più vicina al popolo.

La chiesa era stata edificata dai monaci benedettini di San Salvatore al Monte Amiata ed ha ancora mantenuto le sue piccole dimensioni di 16 x 8 metri.

La sua facciata semplice a capanna e appare rialzata rispetto al piano stradale probabilmente perché nelle vicinanze scorreva il fiume Urcione poi tombato.

L’interno molto semplice in pietra locale di peperino e un tetto a capriate in legno.

Su una parete si ammira una piccola parte degli affreschi che adornavano la chiesa: una Madonna con Bambino e una raffigurazione di Dio fra San Pietro e San Paolo nella zona dell’abside attribuito a Giovan Francesco d’Avaranzano detto il ‘Fantastico’.

Fra le opere si nota un dipinto su tavola del 1512 di Giovan Francesco d’Avaranzano che rappresenta una Madonna in trono col Bambino. 

La chiesa è stata bombardata durante la seconda guerra mondiale e successivamente restaurata.
 

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La chiesa di Santa Maria del Suffragio è stata costruita nel 1572 con la demolizione di una precedente chiesa medievale di Viterbo dedicata a San Quirico.

Il suo nome deriva dalla Confraternita delle anime del Purgatorio o di Santa Maria del Suffragio che la ha gestita dal 1618 operando diversi lavori.

La facciata barocca attuale risale al Settecento e si presenta con un gioco di colori fra il peperino chiaro e l’intonaco ed è divisa in due parti.

In quella inferiore è caratterizzata da un grande portone di ingresso sormontato da decori e da un affresco di una Madonna con le anime del Purgatorio.

Il significato del quadro richiama alla missione della Confraternita che era quella di raccogliere fondi per celebrare funzioni in suffragio delle anime nel purgatorio.

Ai lati della porta si trovano due nicchie vuote mentre sulla parte alta una serie di decori e di giochi architettonici tipici del Barocco si chiudono con un timpano con lo stemma del vescovo Brancaccio di Viterbo.

L’interno ha una sola navata e la sala è dominata da un grande dipinto sul soffitto che ancora una volta rappresenta Dio in gloria tra la Madonna e Gesù con le anime del Purgatorio.

La chiesa ha un aspetto barocco con ricche decorazioni e giochi di marmo policromo.

Oltre all’altare maggiore, sono presenti quattro altari laterali arricchiti da opere importanti come un affresco del 1730 di Luigi Vanvitelli che raffigura il profeta Abacuc e l'Angelo e il profeta Daniele nella fossa dei leoni.

Sopra l’altare maggiore si trova una pala del pittore Francesco Maria Bonifazi di Viterbo che rappresenta una Madonna con Bambino e un Angelo che le presenta un'anima che lascia il Purgatorio.

Il pittore è anche l’autore di un dipinto del 1630 inserito in una grande edicola barocca e che rappresenta San Giovanni Battista che battezza Gesù.

Sopra la porta di ingresso si trova una cantoria con un interessante organo del 1777 realizzato da Raffaele e Domenico Fedeli di Camerino.

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La piccola chiesa di Santa Maria della Carbonara si trova proprio nella parte medievale di Viterbo.

Deve il suo nome all’antica usanza di scavare fossi di difesa che venivano chiamati carbonaie o carbonare. 

La costruzione risale quindi al XII secolo ed è stata la sede dei cavalieri Templari, il più famoso ordine cavalleresco religioso cristiano.

Era nato in Terra Santa durante la I Crociata per difendere pellegrini e i luoghi santi (Templari viene dal Tempio di Gerusalemme) e divenne monastico un ordine nel 1129 con Bernardo di Chiaravalle.

I cavalieri avevano quindi un doppio ruolo di monaco-soldato e nel tempo entrarono in ogni aspetto della vita sociale e religiosa occidentale fino a che il re di Francia sospese l’ordine nel 1312. 

La chiesa fu poi affidata ai Cavalieri di Rodi, che si stabilirono per qualche anno a Viterbo dopo la conquista dei Turchi. 

La chiesa oggi appare con un aspetto molto dimesso e semplice.

L’antico dipinto della Madonna della Carbonara si trova oggi nel Museo del Colle del Duomo.

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La chiesa dedicata a Sant’Ignazio, fondatore dei Gesuiti, venne fatta costruire a Viterbo dalla famiglia Bussi intorno al 1671, come è riportato da una lapide in facciata.

Ma negli anni molte altre famiglie hanno contribuito alla sua costruzione come quella degli Spadensi che è stata la protagonista di una vicenda alquanto complessa.

Infatti gli eredi contestarono il lascito di Donato Spadoni del 1638 ed andarono in causa con il seminario: la controversia si concluse con una riduzione della somma data al seminario.

Per la costruzione del seminario venne concesso di chiudere un vicolo e il complesso appariva così idoneo alla sua importanza.

La facciata fu poi rifatta nel 1837 da un progetto di Vincenzo Federici.

Oggi ci appare proprio con un austero stile Ottocentesco, in peperino ed intonaco e l’unica forma di leggerezza è data proprio dai giochi di colore fra la pietra e l’intonaco.

L’interno è stato invece restaurato nel 1893 da Castore Costantini ed è un ambiente unico con cappelle laterali e una cupola affrescata.

In questa chiesa ha ricevuto la prima comunione Papa Leone XIII il 21 giugno 1821, quando era seminarista. L’episodio è ricordato con affresco dello stemma del papa.

Oggi la chiesa è stata affidata ad una comunità terapeutica ed affidata alla parrocchia romeno ortodossa di "San Callimaco di Cernica".

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Viterbo. Chiesa di San Pellegrino

La chiesa di San Pellegrino si trova nel quartiere medievale Pellegrino, il più caratteristico e bello della città di Viterbo.

E’ una delle prime chiese e viene citata in un documento dell’Abbazia di Farfa del 1045 che ci racconta che in quel tempo dipendeva dalla Abbazia di San Martino al Cimino.

La chiesa ha perso il suo carattere originario romanico avendo subito molti rimaneggiamenti.

In particolare nel 1889 è stata realizzata una nuova facciata neogotica che si distingue chiaramente dallo stile del quartiere ma che lo caratterizza in modo diverso come sovrapposizione di esperienze di vita di secoli.

La facciata è in peperino ed intonaco ed è caratterizzata da un grandissimo arco neogotico che racchiude il portone e il rosone centrale.

Si accede in chiesa attraverso alcuni scalini e si entra in un ambiente unico con affreschi come una Annunciazione del XV e altri del XVIII secolo. 

L’ultimo restauro della chiesa è avvenuto dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale.

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La chiesa di Sant’Andrea Apostolo si trova nel quartiere medievale di Pianoscarano e risale al 1148 quando il comune di Viterbo ricevette un terreno dall’Abbazia di Farfa per allargare la città e costruire una chiesa. 

Nel corso dei secoli la chiesa ha avuto modifiche come quelle a seguito del crollo della cripta nel 1564.

Da quello che appare sembra che la cripta sia stata realizzata successivamente alla chiesa per adibirla a cimitero, infatti il suo aspetto è un gotico tardo medievale, e questo potrebbe essere uno dei motivi del crollo.

Un altro intervento architettonico di rilievo c’è stata nel 1902 dove si è cercato di ripristinare l’antico aspetto romanico della chiesa.

La facciata della chiesa appare coperta da un massiccio portico in muratura con tre piccoli archi di ingresso ed è caratterizzata da un campanile a vela con due campane.

L’interno è ad un'unica navata in pietra semplice senza affreschi e questa circostanza mette in rilievo la luce che penetra dalle aperture come quelle degli absidi.

La zona dell’altare è rialzata, segno della presenza di monaci, e ci si accede attraverso una scalinata che occupa tutta la chiesa.

Alcune porzioni resti degli affreschi originali si possono ammirare nella parete di sinistra con ‘San Lorenzo e Santo Stefano’ e nella sottostante cripta, questi risalgono al 1270 e sono attribuiti a Ranuccetto da Viterbo.

L’ultimo restauro della chiesa è avvenuto dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

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