Porta del Carmine
Porta del Carmine

Porta del Carmine è una delle porte meglio conservate dell’antica cinta muraria del Duecento di Viterbo e viene citata per la prima volta nel 1290. Da questa porta è entrato papa Urbano V il 9 giugno del 1367 nel suo simbolico viaggio in cui riportava la sede papale da Avignone a Roma.

La porta appare con un doppio arco, uno più grande in peperino ed uno più piccolo in pietra intonacata. Sul lato interno, quello visibile dal centro della città, si può ammirare un bellissimo affresco di una Madonna con Bambino.

La porta prende il suo nome dalla vicina chiesa con convento dei Carmelitani Scalzi, un ordine di monaci contemplativi fondato nel Cinquecento.

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Porta Bove o Porta di Bonaventura non è più accessibile in quanto è stata inglobata da una abitazione privata e si apre in corrispondenza di una torre a pianta quadrata che oggi termina con una copertura piana senza merli.

Ci sono due ipotesi per il suo nome: la prima è che la porta risalga al 1215 quando era podestà un certo Bovo Oddonis Bovonis. La seconda ipotesi è che sia un omaggio al senatore e cardinale Bonaventura Papareschi, in carica come podestà nel 1255 quando la porta venne aperta, il cui stemma è scolpito nella porta.

La storia del cardinale Bonaventura è anche raccontata nella epigrafe che si trova nella parte esterna della porta, dove in genere vengono raccontate al visitatore le storie della città. Vicino allo stemma si riconoscono le feritoie da cui passavano gli argani di chiusura delle porte con il ponte levatoio. 

Un’altra epigrafe su un lato della porta ricorda un primo restauro del 1290 fatto dal podestà Rinaldo.

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Porta Romana
Porta Romana

Porta Romana è la prima porta che si incontra a Viterbo venendo da Roma e si trova lungo il tracciato originale della Via Cassia.

La porta risale al 1653 ed è stata costruita al posto della vicina porta di San Sisto, dal nome della vicina chiesa il cui campanile è stato ricavato da una delle torri della cinta muraria.

La realizzazione della porta è stata affidata al disegno di Francesco Maiolino e doveva essere un omaggio alla visita di papa Innocenzo X a Viterbo, come riportato dalla lapide sopra l’arco della porta. I decori della porta terminano con la statua di Santa Rosa, protettrice della città, due pinnacoli e gli stemmi pontifici.

Le schegge sui decori barocchi della porta sono una testimonianza dei bombardamenti del 1798 da parte delle truppe francesi.

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Viterbo. Porta Fiorentina

Porta Fiorentina a Viterbo è quella che si incontra percorrendo la via Cassia da Firenze e il suo nome originario era quello di Porta Santa Lucia. Dalla porta si arriva direttamente nella grande Piazza della Rocca con la magnifica fontana dove si affacciano la Rocca Albornoz e Palazzo Grandori.

La parte centrale della porta risale ad un rifacimento del 1768 sotto il pontificato di papa Clemente XIII il cui stemma si vede sulla sommità accanto a quelli del Comune e del Governatore Oddi. Lo stemma del comune è rappresentato dal leone coronato davanti ad una palma.

Nel 1886 la porta venne ampliata di nuovo con la realizzazione di due nuove aperture laterali per il passaggio dei mezzi e che venne finanziata dalla Cassa di Risparmio.

La porta è caratterizzata da un grande orologio che per anni ha scandito la vita cittadina.

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Porta della Verità o Porta dell’Abate
Porta della Verità o Porta dell’Abate

Porta della Verità prende il nome dalla vicina Abbazia di Santa Maria della Verità e dall’uso che ne facevano i suoi abati. La porta è inserita nel circuito murario e il suo stile neoclassico è esaltato dall’intonaco con cui è state rivestita una sezione delle mura di cinta.

La porta viene dalle sistemazioni Settecentesche durante il pontificato di Papa Benedetto XIII Orsini, il cui stemma di si trova sulla porta accanto a quello del governatore della città e del comune di Viterbo.

Una grande epigrafe sopra l’arco di accesso racconta la storia della porta.

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Torre del Borgognone
Torre del Borgognone

La torre del Borgognone si trova su uno dei lati di Piazza San Silvestro o Piazza del Gesù a Viterbo caratterizzata dalla chiesa del Gesù dove nel 1271 venne ucciso Guido de Monfort, cugino del re Edoardo d’Inghilterra.

Le torri medievali di Viterbo risalgono al XI e XII secolo quando furono costruite per difendere il quartiere San Pellegrino, il cuore della città.

Con l’espansione della città, soprattutto nel periodo in cui la corte papale si trasferì a Viterbo, alcune di queste torri furono inglobate nelle abitazioni divenendo un elemento distintivo dell’importanza della famiglia.

La Torre del Borgognone era situata nella parte della città dove si amministrava la giustizia ed è suddivisa in 6 livelli. Questi sono stati probabilmente costruiti in fasi diverse, alcuni sono infatti coperti da solai in legno ed altre da volte a botte in laterizi.

Il suo nome deriva dalla famiglia dei Burgondioni o Borgognoni, i cui membri sono stati anche parte del governo della città.

Ai piedi della torre si riconosce una impronta di Messer Angelo Borgognone che veniva usata come strumento di misura per le lunghezze di Viterbo. Un po’ come ancora oggi il ‘piede’ anglosassone deriva dalla misura del piede di Carlo Magno, così i Viterbesi usavano il piede di Borgognone come metro di paragone.

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Il ponte di Paradosso era stato costruito a Viterbo nel medioevo per unire i due quartieri di Pianoscarano e di San Pellegrino separati dal fosso Paradosso.

Oggi il torrente è interrato e lungo il suo corso è nata una parte della città antica, ma il ponte è rimasto e unisce ancora le due parti medievali di Viterbo.

Siamo nella parte più antica di Viterbo, tanto che il nome Pianoscarano deriva dal longobardo ‘squara’ (schiera) con cui si indicava il luogo dove si trovavano gli accampamenti delle truppe nell’VIII secolo. Molto spesso le città nascono sui posti dove un tempo erano organizzati gli accampamenti militari con i loro servizi.

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La torre della bella Galliana è una delle torri medievali di guardia inserita nella cinta muraria di Viterbo nella zona antistante Valle Favl. Il suo nome si ispira a quello di una leggenda che riguarda una bellissima ragazza di nome Galliana e al centro della torre di trova una piccola finestra da cui si dice si sia affacciata per l’ultima volta.

La leggenda narra che durante il medioevo, Giovanni dei Prefetti di Vico, un nobile romano di una potente famiglia si fosse perdutamente innamorato di questa ragazza di Viterbo al punto che decise di rapirla. 

Si arrampicò sulla parete della casa della ragazza, ma un fulmine colpì la campana della Torre Monaldesca che svegliò la città. Giovanni venne bandito dalla città ma vi tornò con un esercito e iniziò ad assediare Viterbo.

Giovanni chiese di poter vedere almeno una volta Galliana e la ragazza si affaccio alla finestra della torre, ma una freccia scagliata da un soldato la colpì alla gola e la uccise.

La rabbia e il dolore dei viterbesi fu tale che scacciarono gli assedianti e nella battaglia morì anche Giovanni di Vico.

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