Cellino San Marco. Villa Valletta

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Villa Valletta prende il nome dalla famiglia che vi abitava in Cellino San Marco.

Probabilmente risale ai primi del novecento ed è stata costruita in stile liberty o floreale.

La villa è famosa per una statua di una giovane donna posta davanti l’ingresso e realizzata da Ricciotti.

L’artista ha voluto rappresentare la vendemmia mettendo un gran cesto con grappoli e foglie d’uva ai piedi della figura femminile.

Una storia locale racconta che la statua sia stata ispirata da una bellissima ragazza di San Pietro in Vernotico che era stata venduta dal padre al proprietario della villa in cambio di grano.

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Cellino San Marco. Ex Chiesa San Giovanni

Fra i tetti degli edifici di fronte al Palazzo Baronale di Cellino San Marco si può riconoscere un campanile a vela senza la sua campana.

Questo campanile segnala il luogo dove si trovava l’antica chiesa di San Giovanni.

E' stata la prima ad essere stata costruita nel primo nucleo di Cellino San Marco.

Probabilmente era la chiesa sia dei signori che del popolo.

E' stata costruita nel XVI secolo dalla famiglia Albrizzi.

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Cellino San Marco. Palazzo Bolognini

Palazzo Bolognini è stato costruito da Donato Stasi tra il 1853-1854 ed ha avuto una certa importanza perché ha ospitato il podestà di Cellino San Marco durante il periodo fascista.

Come tutti gli edifici del tempo, il pianterreno era adibito a scuderia mentre i piani alti erano quelli signorili.

Il palazzo si trova in un angolo ed ha due entrate in ciascuno dei lati su strada

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Cellino San Marco. Palazzo Scuole Elementari

Il palazzo delle scuole elementari di Cellino San Marco è stato edificato intorno al 1925, durante il periodo fascista.

La costruzione di due piani appare studiata architettonicamente secondo lo stile dell’epoca.

Il primo piano è caratterizzato da strisce di due colori che alleggeriscono la rigidezza della forma squadrata.

Tutte le finestre sono riquadrate con stucchi e sia gli angoli dell’edificio che la zona centrale del portone hanno fregi decorativi.

Sulla facciata al lato del portone di ingresso si vede lo stemma di Cellino San Marco.

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Cellino San Marco. Ex Palazzo del Comune

L'ex palazzo del comune si trova accanto alla chiesa di San Marco e Santa Caterina da cui è separato da una strada.

E' stato costruito nel 1880 dall’architetto Antonio Rubini.

Il palazzo si sviluppa su due piani separati da un marcapiano e termina con una piccola vela che ospita un orologio, di cui sono conservati i meccanismi originali, in corrispondenza del portone di ingresso.

Sopra il grande portone ad arco si trova un piccolo balcone realizzato secondo lo stile dell’epoca.

Il palazzo oggi ospita la Protezione Civile.

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Monumento del Paracadutista
 Monumento del Paracadutista

Nella zona moderna di Viterbo, subito dopo la parte medievale, c’è un’area riservata al ricordo della Seconda Guerra Mondiale che qui a Viterbo è stata particolarmente sentita anche per i numerosi bombardamenti che ha subito la città.

Fra gli elementi commemorativi, si nota subito la grande fontana dedicata ai paracadutisti, un monumento imponente eppure delicato.

Una grande vasca in peperino con una grande ala in bronzo che fuoriesce da massi posti al centro della vasca e un’altra ala adagiata sui massi stessi.

Sul bordo della vasca sono incisi i nomi che hanno fatto la storia della Divisione: Africa, Cefalonia, il fronte di Anzio-Nettuno (esercito RSI) e la battaglia per Filottrano (esercito del Regno del Sud).

Il monumento è stato realizzato dal tenente colonnello Paolo Caccia Dominioni, militare, ingegnere e disegnatore, nel 1966. 

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Monumento ai Granatieri di Sardegna
Monumento ai Granatieri di Sardegna

Di fronte alla chiesa di San Francesco alla Rocca a Viterbo si trova un grande monumento dedicato al 3° Reggimento Granatieri di Sardegna realizzato nel 1962 dall’artista Francesco Nagni.

Il 3° Reggimento era stato costituito nel 1849 e nel 1926 venne a stabilirsi a Viterbo nella Caserma La Rocca.

Nel 1943, alla firma dell’armistizio, il reggimento si trovava in Grecia e fu deportato in un campo di prigionia tedesco. Il comandante Castagnoli e i suoi ufficiali rifiutarono di collaborare e decisero di far a pezzettini la bandiera per non farla caderne in mani nemiche. Ogni ufficiale prese un pezzo della bandiera e promisero di ricostruirla a Roma. Oggi la bandiera assemblata è esposta al Museo Storico dei Granatieri a Roma.

Il reggimento è stato poi sciolto ed è confluito nel 1° Reggimento Granatieri di Sardegna.

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