La fontana di piazza San Rocco la più antica mostra di acqua pubblica di Frascati ed è stata costruita nel 1480 dal cardinale d' Estouteville.

Era il punto di arrivo dell'acquedotto portato in città dal territorio di Grottaferrata. La fonata ha una pianta ottagonale con una elegante vasca in pietra sperone da cui zampilla l'acqua.

La lapide posta su di un lato ne ricorda la costruzione.

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La rocca di Frascati si trova sul terrazzamento tra le piazze San Rocco e Paolo III, ed è una robusta costruzione che risale al 1400.

Il nucleo originario è costituito dalla possente torre quadrata centrale. L' interno custodisce, oltre ad alcuni reperti archeologici dell'area tuscolana, una tela di Carlo Maratta sull' altare della Cappella e in un salone i medaglioni raffiguranti tutti i vescovi tuscolani, opera di Taddeo Kuntze.

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L'antico impianto della maestosa villa Torlonia a Frascati nasce da un piccolo podere concesso in uso per un esiguo canone annuo a Annibal Caro dalla potente Abbazzia di Grottaferrata. 

Tanti i passaggi di proprietà fino a che nel 1607 la Villa venne venduta al Cardinale Scipione Borghese che la ristrutturò grazie al fantastico lavoro dei maestri Giovanni Fontana, Carlo Maderno e Flaminio Ponzio.  I magnifici giochi di acque delle fontane vengono alimentati da un acquedotto creando un bellissimo legame tra acqua e natura.

Tante le famiglie che si succedono nella proprietà dagli Altemps, i Colonna, gli Sforza ed infine i Torlonia.

I bombardamenti hanno distrutto la villa e oggi all'interno del parco troviamo un edificio di moderno ma la fontana della parte alta ed il Teatro delle Acque rimangono ancora un'attrattiva che ricorda l'antico splendore delle casate che vi si sono succedute.

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Villa Lancellotti a Frascati è nata per accogliere i confratelli di San Filippo Neri la casa aveva dimensioni semplici e ridotte.

Trasformata in una bellissima villa nei passaggi di proprietà: prima nelle mani di banchieri e poi nel 1866 diventa di proprietà di Elisabetta Borghese Aldobrandini, moglie del Principe Filippo Massimo Lancellotti.

La residenza divenne un organismo produttivo circondato da vigne, tanto che nel 1591 venne definita magna domus.

L'ampliamento simmetrico delle ali rispettò il modello architettonico originario, tra il 1617 ed il 1619 venne costruito il ninfeo seguendo il modello del teatro delle acque di Villa Mondragone.

La facciata venne ristrutturata nel 1764 con l'aggiunta di una scala a due rampe. L'ultima fase di lavori, sotto i Lancellotti, riguardò le pitture interne ed arricchì la villa con la costruzione di una terrazza panoramica affacciata verso Roma.

All'interno la volta del salone al piano terra è decorato con affreschi del 1873 di Angelini e Forti, celebrativi della famiglia Lancellotti. in altre sale è possibile ammirare le opere di Cherubino Alberti come Elia rapito in cielo sul carro di fuoco e Abacuc trasportato in volo da un angelo. Nella volta del camerino settecentesco, è conservato l'affresco Diana con Edimione dormiente tra quattro piccoli paesaggi.

I bombardamenti del grande conflitto hanno danneggiato la struttura, che è stata sottoposta a restauro di recente. Una parte del giardino è oggi divenuto giardino comunale, il cosiddetto Parco dell'Ombrellino.

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La sala per mostre e conferenze, vicino Piazza Martiri d’Ungheria, è stata ricavata all’interno della ex chiesa di San Giovanni Battista a Viterbo.

La chiesa era stata ‘nazionalizzata’ dopo l’Unità d’Italia nel 1870.

Tutti gli arredi interni e una lunetta di Andrea della Robbia, nipote del grande Luca, si possono ammirare nel museo civico.

La chiesa è in stile rinascimentale e risale al 1510 quando Giambattista Almadiani, che era un prelato domestico di papa Leone X, decise di costruire un convento per i Frati del Carmelo (Carmelitani).

La decisione di costruire questa chiesa proveniva da una promessa fatta ad un cavaliere mantovano incontrato in Germania.

Il progetto venne affidato all’architetto Bernardino da Viterbo.

La facciata rinascimentale è adornata da un grande portone sormontato da una statua di San Giovanni Battista (da cui la chiesa prende il nome) e due nicchie laterali con le statue di San Pietro e San Paolo. Nella parte alta della chiesa, proprio sopra il portone, un grande oculo circolare adorna la facciata.

Accanto alla chiesa si può ammirare un elegante campanile in stile gotico con una base in peperino e la parte alta con fasce di peperino e di marmo bianco e termina con una copertura conica. Il campanile era stato smontato e spostato di 4 metri negli anni ’50.

L’ingresso alla sala è stato realizzato nella parte posteriore della chiesa.

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Santuario di Ercole Vincitore
Santuario di Ercole Vincitore

Il santuario di Ercole Vincitore a Tivoli era dedicato al dio protettore dell'antica Tibur, e ricopriva una superficie molto vasta estesa ai piedi della città.

Per la sua costruzione fu scavata una via coperta sotto il santuario, per far passare l'antica via Tiburtina Valeria.

Furono innalzate delle arcate per superare i burroni sul fiume Aniene.

Il santuario si articolava in tre ambienti: un tempio, un teatro e una piazza/area sacra.

All'interno del santuario si trovava la statua di Ercole, venerato dai Salii che organizzavano una cerimonia d'onore durante le Idi di agosto, come ci viene ricordato da Virgilio nell'Eneide.

Fino a una cinquantina di anni fa, tutta l’area era occupata dalle Cartiere Tiburtine.

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Tempio di Vesta
Tempio di Vesta

Il tempio di Vesta si trova al bordo dell'antica acropoli vicino l’importante Tempio della Sibilla a Tivoli.

Il tempio risale al I secolo A.C. ed è il monumento più conosciuto dell'antica città di Tibur.

E' dedicato a Vesta, la dea del focolare, il cui culto era affidato alle Vestali, o a Tiburno, l'eroe che avrebbe dato il nome alla città.

Ha una pianta rotonda caratterizzata da linee eleganti ed è immerso in un suggestivo scenario paesaggistico.

E’ stata una delle opere più dipinte dagli artisti del Grand Tour.

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