Il Museo è dedicato alla musica e al canto popolare che hanno scandito il tempo di Arsoli e si trova nell’ex Granaio Massimo. L’esposizione si articola in quattro sezioni: la tradizione bandistica, la tradizione pastorale, la tradizione artigiana, le antiche Confraternite e la musica nella religiosità popolare.
Nelle quattro sezioni sono espostigli strumenti pastorali (flauti di canna, clarinetti di canna, zampognetta di canna, flauti di corteccia, corni di animali e vari tipi di campanacci usati per le greggi e gli animali da stalla) e gli strumenti artigiani (organetto, tamburo a frizione, triangolo e tamburelli) usati nelle feste.
Nella sezione bandistica, oltre agli strumenti musicale dell’ottocento, si trova una ricca raccolta di spartiti musicali autografi trascritti a mano e documenti fotografici.
Mentre l’ultima parte è dedicata soprattutto al pellegrinaggio alla SS.ma Trinità e alla musica, al canto e agli strumenti nella religiosità popolare con fotografie, filmati e riproduzioni sonore.
 

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Il Museo della II Legione Partica è dedicato alla Seconda Legione Partica creata dall’imperatore Settimio Severo intorno al 196 DC per combattere i Parti, gli antichi Persiani.

Nel 202 il quartier generale della Seconda Legione fu stabilito ad Albano Laziale.

Questa scelta rappresentava un’eccezione alla regola generale secondo cui le legioni stazionavano ai confini dell’impero, ma questa legione aveva particolari doti belliche e fu eletta Guardia Personale dell’imperatore.

Il museo si trova nell’area dove Caracalla, figlio e successore di Settimio Severo, fece costruire le terme per i legionari.

Il museo inizia con una serie di fedeli ricostruzioni di equipaggiamenti e vestiari frutto dei risultati dell’archeologia sperimentale.

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Greccio. Museo dei Presepi

Il Museo si trova nell'antica chiesa di Santa Maria e in un altro edificio e ospita molte espressioni artistiche provenienti da tutte le culture sul tema della natività.
Vicino al museo è possibile ammirare una statua di San Francesco alta 5 metri opera dello scultore siciliano Santo Paolo Guccione e del maestro reatino Guido Carlucci.

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Il museo è collocato in una sala che era parte dell'antica chiesa di Santa Maria in Castello, all’interno nell'edificio seicentesco del Monastero delle Clarisse Eremite e racconta in modo originale ed emotivamente toccante la vita di clausura.
Si accede dall'esterno del monastero e la sala è completamente buia: le teche si illuminano a piccoli gruppi secondo uno schema definito. Sono stati scelti alcuni temi significativi nella vita quotidiana delle monache: la preghiera, il silenzio, la cucina, la farmacia, la disciplina, ecc...
I temi sono accompagnanti da una serie di proiezioni sulle volte della sala che sottolineano la funzione degli oggetti.

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Nel Museo dell’Olio della Sabina vi è una sezione in cui cinque artisti di fama mondiale – Alik Cavaliere, Gianandrea Gazzola, Maria Lai, Hidetoshi Nagasawa e Ille Strazza – hanno interpretato tramite la scultura e la musica, l’olio e la sua tradizione nella civiltà contemporanea.
Fra gli altri strumenti, il museo ospita una rara collezione di presse olearie sabine che testimoniano l’evoluzione delle produzioni in questa regione nell’arco di quattro secoli.
A Canneto (fraz. di Fara in Sabina) c’è l’olivo più grande d’Europa con un’età stimata di circa 2.000 anni e un tronco che misura circa 7.20 metri di circonferenza.

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Il Museo è curato dall’Ufficiale Giuseppe Centra e raccoglie una innumerevole mole di testi, cimeli e documenti fotografici. Il pezzo più importante è il diario di Francesco Baracca.
Il viaggio comincia con la mostra permanente sul Generale Umberto Nobile e segue con le bacheche sulle due guerre mondiali. Una sezione è dedicata alla ricostruzione fotografica e documentaria dell’incidente aviatorio del 1936, quando un Savoia Marchetti dell’Aeronautica militare si schiantò per un’avaria sul centro abitato di Roccagorga.

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Il Museo del Brigantaggio è allestito in una moderna struttura ed è uno dei pochi che racconta un periodo oscuro della unificazione d’Italia: quello dei briganti nel sud del Lazio e nel sud Italia in generale.
Il percorso storico è illustrato da pannelli interattivi sugli usi e dei costumi dell’Italia pre- e post-unitaria e da una teche con le armi dell’epoca.
Dalla vasta sezione fotografica e dai documenti si percepisce le crudeltà delle truppe regolari (piemontesi) che fu più selvaggia delle azioni degli stessi briganti, i quali esprimevano il disagio profondo di una popolazione depredata ed emarginata.
Particolarmente interessanti i racconti degli anziani di varie zone del Lazio, in dialetto locale, attraverso i quali si rivivono le memorie di persone vissute nel medesimo periodo storico a cui il Museo si riferisce.

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