

Sambuci si riconosce dal castello con quattro torri angolari che svetta su un colle ai piedi dei Monti Prenestini nella rigogliosa Valle dell’Aniene, il fiume che la attraversa prima di confluire nel Tevere a Roma. Sambuci si trova all’interno del Parco dei Monti Ruffi. Probabilmente il nome si collega a quello della pianta di sambuco.
La sua storia è legata a quella di Roma, i cui acquedotti si alimentavano in questa valle, e poi alla sua caduta quando sono iniziate le prime comunità monastiche fondate da San Benedetto e sua sorella gemella Santa Scolastica.
Di tutti i monasteri, quello attuale dell’abbazia di Subiaco si è affermato sugli altri fino ad avere il controllo di un ampio territorio che comprendeva numerose fortezze e punti di vedetta nella valle dell’Aniene ed oltre.
La storia di Sambuci nasce quindi con la caduta dell’Impero Romano e la nascita di un forte su una altura dove si rifugiarono gli abitanti della valle e un primo documento dell’858 di papa Nicolò I la descrive come sotto il controllo dell’abate.
Sambuci riveste poi un ruolo importante nel XII secolo durante la lotta tra guelfi e ghibellini, ossia tra papato e impero. Nel 1174 Federico Barbarossa era sceso in Italia e aveva distrutto alcuni dei castelli della Valle dell’Aniene scontrandosi proprio con esponenti papali.
Suo nipote Federico di Antiochia aveva sposato una donna della famiglia dei conti della vicina Poli e aveva governato per un certo periodo la fortezza di Sambuci. Questo trova riferimento in una targa nel castello e in una storia che narra come Corradino di Svevia si sia rifugiato per una notte a Sambuci dopo la sconfitta di Tagliacozzo. Oggi Corradino di Svevia è sepolto nella cattedrale di Palermo accanto al padre Federico II, Stupor Mundi.
La storia ha visto la sconfitta dell’impero, ma la famiglia Antiochia ha governato Sambuci fino alla sua estinzione. Saranno poi i marchesi Astalli a trasformare la fortezza in un castello e poi in un palazzo signorile alla fine del Cinquecento.
Il merito della trasformazione generale di Sambuci si deve soprattutto al cardinale Camillo Astalli Pamphili e a suo fratello Tiberio che si occuparono anche dell’assetto urbanistico del borgo. Il Seicento è anche il secolo in cui Sambuci diventa un punto di incontro culturale con il cardinale Fulvio Astalli che era membro dell’Accademia letteraria dell’Arcadia con il nome di Alasto Liconeo.
Anche la famiglia Astalli si estingue e, dopo alcuni passaggi, Sambuci arriva alla famiglia Piccolomini e poi per matrimonio ai marchesi Theodoli. Questa famiglia vive a Sambuci governando il territorio ed apportando migliorie alla vita agricola costruendo mulini e frantoi.
Dopo la Prima guerra mondiale inizia una forte emigrazione verso la città di Roma e Sambuci vive un primo fenomeno di spopolamento.
Nel 1943-44 i nazisti si nascosero nei giardini del castello e secondo alcune leggende metropolitane ricercavano tracce dei discendenti di Federico Barbarossa.
Oggi il castello di Sambuci è di proprietà comunale e i suoi giardini sono diventati un parco pubblico. Il castello è scelto come sede per girare film da molte imprese culturali audiovisive internazionali.

















Seguici sui social