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Se non possiamo celebrare in Cina il suo Capodanno, vogliamo dimostrare la nostra amicizia preparando in casa il pranzo tradizionale di queste feste con uno dei suoi piatti tipico.

Un modo di essere vicini in modo digitale a tutti i nostri amici chiusi in casa che sono nei nostri cuori.

Cominciamo da un po’ di storia: Pechino e Shanghai si contendono l’origine di questi ravioli che sono dai più ricondotti alla dinastia dei Song (960-1280).

Si dice che siano stati creati accidentalmente da un cuoco imperiale che aveva dimenticato sul fuoco i ravioli. Per paura di essere punito disse che si trattava di una nuova creazione.

dim sum sono parte dell’immagine della Cina e comprendono molte varianti che erano state create per accompagnare il tè cinese. Era molto probabile che i carovanieri che percorrevano la Via della Seta sostassero e si riposassero con te e dim sum.

Poi i ravioli sono diventati un piatto tipico delle feste in famiglia come la Festa della Mamma o il Capodanno Cinese.

Un piatto che quindi fa parte della tradizione più intima e che oggi si può gustare in quasi tutti i ristoranti del mondo.

Se andate in Cina, in molte parti come Hong Kong, il dim sum è riferito al rituale del tè della mattina con lettura giornale (oggi smartphone) nei tipici negozi.

I ravioli arrivano in tavola serviti nelle classiche cestine di bambù oppure adagiati in piattini e possono avere tanti ripieni diversi che vanno dalla carne al pesce, dalle verdure fino alla frutta.

Ricetta per i Dim Sun

La preparazione di questo piatto si divide in tre fasi: la preparazione del ripieno, della pasta dell’involucro e della salsa di contorno. Per facilitare la sua preparazione abbiamo diviso le dosi in queste fasi.

Dosi per l’impasto:

- 300 g di farina 00, setacciata
- 230 ml circa di acqua molto calda

Dosi per il ripieno:

- 300 g di bok choy (cavolo cinese), mondati e lavati*
- 300 g di carne di maiale macinata
- ½ cipolla fresca (compresa la parte verde), affettata sottilmente
- 2 cucchiaini di zucchero
- 1 cucchiaino e ½ di zenzero fresco grattugiato
- 1 cucchiaino e ½ di sherry
- 1 cucchiaino di salsa di soia
- 2 cucchiaini di olio di sesamo
- 1 uovo, leggermente battuto
- 1 cucchiaio di salsa di ostriche
- 2 cucchiai di amido di mais
- Pepe bianco

Dosi per la salsa d’accompagnamento:

- 2 cucchiai di salsa di soia
- 1 cucchiaio e ½ di aceto di riso
- 1 cucchiaio di olio piccante
- 1 cucchiaio di cipolla fresca (solo parte verde)
- 60 ml di brodo di pollo

Per la cottura utilizzare olio di arachidi (o d’oliva) e 300 ml circa di brodo di pollo.

Cominciamo a preparare il ripieno e sbollentiamo per pochi minuti le verdure in acqua bollente e salata. Le verdure vanno poi sminuzzate e unite agli ingredienti del ripieno.

Poi si lascia riposare l’impasto per 4 ore in frigorifero affinché i profumi si amalghino bene.

Per l’involucro si procede ad un impasto di farina setacciata e acqua. Si mette la farina in una ciotola e si versa pian piano l’acqua bollente mescolando con un cucchiaio di legno. Quando il tutto si è amalgamato, lo si trasferisce su un piano di lavoro infarinato e si lavora per 3-4 minuti, fino ad ottenere un impasto morbido, ma non appiccicoso.

Si copre poi l’impasto e lo si lascia riposare per circa 30 minuti. Ricordarsi di tenere coperta la pasta per evitare che si asciughi troppo.

Dopo il riposo, si stende la pasta sottile per ricavarne dei dischi e si confezionano i ravioli mettendo al centro di ogni disco un cucchiaio di ripieno. Poi si chiude il disco unendo le parti e si arricciano i bordi. Se è necessario, si possono bagnare i bordi dei ravioli con dell’acqua per chiudere meglio.

I ravioli vengono cotti in una padella antiaderente (o wok) dove avremo fatto scaldare 2-3 cucchiai di olio di arachidi. Si adagia nell’olio e si fanno cuocere per 3 minuti circa fino a doratura. Poi si irrorano con il brodo, si coprono e si abbassa la fiamma. Fate cuocere fino a quando il liquido sarà evaporato.

Spegnere la fiamma, capovolgerli in un piatto da portata e servirli con la salsa.

A parte avrete fatto la salsa mettendo tutti gli ingredienti in una ciotolina e lasciando riposare per circa 30 minuti.

E se volete rispettare la vera tradizione cinese, potete accompagnarli bevendo del tè.

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"La mia Cina, con il suo pezzo di cielo apparentemente diverso da quello sotto il quale sono cresciuta, eppure esattamente lo stesso". 

Fa parte dell'essere umano vedere sempre il lato negativo e quando questo ci viene servito con estrema facilità, l'uomo è subito pronto a sparare a zero. "Coronavirus", fa paura. Si, fa paura. È la stessa paura di quando sentiamo qualche nome di qualche altra malattia incurabile. 

È semplicemente paura di morire e qualcuno prima di me ha detto: "se hai paura di morire, vuol dire che non hai vissuto". 

Non abbiate paura della Cina e dei cinesi. Non fermatevi solo alla parola "Coronavirus", superate la paura e scoprirete un mondo fantastico. 

La Cina per amarla, bisogna VIVERLA! 

La prima volta che sono stata in Cina, avevo 20 anni e ancora oggi, dopo ormai circa 10 anni, ricordo esattamente l'emozione che provai quando misi piede per la prima volta sul suolo cinese. È la stessa di quando assaggiai per la volta il gelato: speciale, unico, strano all'inizio ma poi non puoi più farne a meno. 

Ammetto di essere un pochino di parte, il mio viaggio in Cina per me ha rappresentato molto. Sotto quel cielo rosso mi sono innamorata, sotto quel cielo rosso ho conosciuto delle grandi amicizie, sotto quel cielo rosso ho iniziato a vivere. Per tutte queste ragioni, mi scuso per essere forse un po' troppo smielata. 

Non voglio soffermarmi a parlare delle bellezze che offre questa terra perché quelle le potete leggere sulle guide turistiche. Io voglio raccontarci delle persone, dei cinesi, perchè il cuore pulsante della terra sono loro. Sono i loro sorrisi i loro sguardi amichevoli, sono le loro anime che rendono questa terra speciale. 

Voglio raccontarvi un piccolo aneddoto:

durante il mio soggiorno in Cina, io con una mia amica incontrammo un giovane ragazzo cinese. Lui ci sorrise e fu subito gentile con noi. Ci diede le informazioni necessarie per risolvere i classici problemi che si possono avere all'inizio: scheda telefonica, cambio valuta, miglior ristorante ecc...

lo fece senza chiedere nulla in cambio ma la cosa che ci sorprese fu un'altra. Quando il giovane cinese ci mostrò il campus universitario, arrivammo in un’area aperta dedicata all'attività sportiva dove c'era una specie di dondolo. Il giovane ci invitò a sedere e iniziò a dondolarci. 

Io e la mia amica ci sentimmo le protagoniste di un episodio di "Kiss me Licia". Fu così romantico, ma allo stesso tempo nuovo, per noi che eravamo abituate a essere dondolate solo dai nostri padri o dalle nostre madri. 

Perché i ragazzi a cui eravamo abituate non si sarebbero mai immaginati di fare una cosa del genere. Il giorno seguente si presentò davanti al nostro dormitorio in giacca e cravatta e con un mazzo di fiori. 

Molti di voi che state leggendo questo articolo, penerete “che sfigato, questo ragazzo! Per me, invece, quel giovane cinese era tutt'altro che sfigato. Quel ragazzo, con i suoi modi gentili, con il suo sorriso genuino, con un romanticismo ormai dimenticato, incarna l'anima della Cina. 

A volte mi capita di pensare a quel ragazzo, chissà com'è andata e come sta andando la sua vita?

Verità, riservatezza, tradizione, rispetto, bontà, gentilezza, bellezza, tutto questo è la Cina e i Cinesi. Certo non voglio dire che tutte le persone cinesi sono delle brave persone, ma del resto, anche non tutti gli italiani lo sono. 

Ricordo che, sempre durante il mio viaggio in Cina, mi influenzai e la signora proprietaria di un bar del campus, mi preparò una tazza d'acqua calda e si prese cura di me, come fosse mia mamma. Invece la cosiddetta "fuwuyuan", la cameriera del piano, aveva l'abitudine di rimproverarmi proprio come fa una mamma, quando consumavo troppa acqua o non tenevo in ordine le mie cose. 

Non voglio allungarmi a raccontarvi il mio viaggio, ho voluto condividere con voi questi piccoli ricordi, perchè come diceva sempre mia nonna "tutto il mondo è un paese".

Abbiamo colore diverso, occhi diversi, amiamo cibi diversi, abbiamo tradizioni diverse, ma il cuore è sempre uno, e batte esattamente allo stesso modo per tutti. 

Non evitate di parlare con un cinese solo per paura che abbia il virus, non cancellate la Cina dalla lista dei vostri posti da visitare.

Io vi dico, aspettate che passi questo periodo e quando le acque si saranno calmate, fate la vostra valigia e prendete il primo volo per Pechino, per Shanghai, per Xi'an, per Hangzhou e godete quello che la Cina ha da offrirvi. 

Panorami da mozzare il fiato, i vostri occhi non crederanno a quello che staranno vedendo. Lasciatevi trasportare dal suo calore, lasciatevi catturare dalla sua millenaria storia, dai suoi colori: il giallo vi abbaglierà e il rosso conquisterà il vostro cuore. 

Visitate ogni tempio e imparerete cosa è veramente il rispetto e la devozione. Osservate il monaco che troverete seduto in un angoletto del monastero a leggere le sacre scritture, e soprattutto ascoltate il silenzio di quel luogo, vi renderà più sereni e più puri. 

Rilassatevi passeggiando lungo i giardini incantati. Fatevi catturare dalle luci notturne dei giganteschi grattacieli. Fatevi dire dai tassisti i classici modi di dire in cinese. Divertitevi ad assaggiare vari piatti tipici e la sera cantate nei vari karaoke che troverete, perchè ne troverete molti. 

Fate "tachi" con gli anziani, che sicuramente incontrerete nei parchi. Fate amicizia con le persone del posto e una volta superato l'ostacolo della lingua, potrete portare con voi una nuova amicizia. 

Nella foto il signore che ho conosciuto ad Hangzhou, faceva quello che a Venezia si chiama "gondoliere" Hangzhou infatti è chiamata la piccola Venezia orientale.

Perdetevi nell'immensa "Grande Muraglia". Girate su voi stessi mentre siete a Piazza Tienanmen e respirate. Chiudete gli occhi, respirate ancora e poi riapriteli: vi sembrerà di sognare mentre vi renderete conto che state semplicemente vivendo il fascino orientale: la Cina. 

La Cina non è solo "Coronavirus", come l'Italia non è solo "pizza, mandolino e mafia". La Cina è tanto altro, potrebbe essere il vostro più grande e prezioso souvenir.

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Per essere vicini ai nostri amici Cinesi che stanno combattendo contro un virus “malefico”, abbiamo deciso di raccontare le loro storie, per non dimenticare. Storie di grandezza, di maestria, di capacità tecnologica e di grande fascino.

La Cina ha una storia talmente particolare che molte sue tradizioni fanno parte del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO, e quindi appartengono a tutti noi esseri umani.

Partiamo proprio dalle tradizioni che per secoli sono state tramandate di generazione in generazione: la sericoltura e l’artigianato della seta della Cina che sono patrimonio UNESCO dal 2009.

La leggenda della seta

Secondo un’antica leggenda cinese, che risale a più di 5.000 anni fa, l’imperatrice Lei-Tsu, o Xi Ling Shi, moglie dell’imperatore Huang Ti (chiamato anche l'Imperatore Giallo, vissuto intorno al 3000 A.C.), stava sorseggiando il tè sotto un albero di gelso quando un bozzolo accidentalmente cadde nella sua tazza, cominciando a perdere coesione e a mostrare i fili di cui era composto. 

L'imperatrice si innamorò immediatamente di quei fili così luccicanti e resistenti, capendo da subito che si prestavano ad essere tessuti. Ma non solo: rimosso il bozzolo, notò che al suo interno si nascondeva un baco e che quel baco si nutriva delle foglie del gelso che cresceva nel suo giardino.

Così, invece di liberarsi dei bruchi, chiese al marito il permesso di piantare gelsi per poter coltivare i bachi.

Fu così che Lei-Tsu divenne non solo la scopritrice della seta, ma anche la prima sericoltrice e l’inventrice del telaio per la seta. Si narra, infatti, che fu lei a insegnare alle altre donne della corte a tessere il bozzolo del baco da seta. 

Queste scoperte furono così importanti che l’imperatrice entrò nel pantheon delle divinità cinesi, con il nome di “Madre del baco da seta”, Can Nai Nai.

Oggi, grazie alle scoperte archeologiche, la leggenda e la tradizione vengono confermate da antichi reperti in seta riportati alla luce che provengono da siti della cultura tardo-neolitica di Liangzhu, fiorita in Cina tra il 3.300 e il 2.200 a.C. 

La sericoltura e l'artigianato della seta hanno, tradizionalmente, un ruolo molto importante per le donne, soprattutto nell'economia delle regioni rurali. Venivano tramandate all'interno delle famiglie attraverso l'apprendistato, con tecniche spesso diffuse all'interno dei gruppi locali. 

La fabbricazione della seta è complessa e comprende diverse fasi: la coltivazione dell’albero del gelso, la bachicoltura, ossia l’allevamento dei bachi da seta, lo srotolamento della seta, la lavorazione del filo, la progettazione e la tessitura del tessuto.

Verso l'inizio dell'anno lunare, il capodanno cinese, i coltivatori di bachi da seta invitano gli artigiani nelle loro case per raccontare la storia della Dea del Baco da seta, per scongiurare il male e garantire un raccolto abbondante. 

Poi, all’inizio di aprile, durante il Festival dei Fiori dei Bachi da Seta, le coltivatrici si adornano con fiori colorati, di seta o di carta, e fanno delle offerte agli dei come auspicio per un buon raccolto.

Il ciclo di vita del baco da seta, poi, viene visto, metaforicamente come una rappresentazione della vita, della morte e della rinascita degli esseri umani. Negli stagni che circondano i villaggi, i resti del baco da seta vengono usati per alimentare i pesci, mentre il fango degli stagni fertilizza gli alberi di gelso e le foglie a loro volta alimentano i bachi da seta.

Un vero cerchio della vita.

La Via della Seta

"La Via della Seta" indica quell’insieme di percorsi carovanieri e rotte commerciali che congiungevano l’Asia Orientale, e in particolare la Cina, al Vicino Oriente e al bacino del Mediterraneo. 

La seta cominciò a uscire con una certa regolarità dalla Cina, gelosa custode del segreto della sua lavorazione, verso la fine del 200 a.C. sia come parte dei beni razziati dai nomadi a seguito delle loro incursioni sul territorio cinese, sia come dono ufficiale inviato ai capi nomadi dai primi imperatori.

La Via della Seta si snodava per circa 6.500 Km di lunghezza, e andava dalla Cina orientale al Mediterraneo seguendo la Grande Muraglia cinese, scavalcando il deserto Taklamakan (situato quasi interamente nella regione autonoma dello Xinjiang) salendo la catena montuosa del Pamir, attraversando il moderno Afghanistan, con un importante mercato di scambio a Damasco.

Da qui la merce veniva spedita attraverso il Mar Mediterraneo. 

Nel 200 a.C. la Corea vide la nascita di una propria industria della seta, grazie ad immigrati cinesi che lì si erano stabiliti. Nel 300 d.C. la sericoltura si era diffusa in India, Giappone e Persia (Iran). Nel 550 d.C. la seta raggiunse l’Europa tramite l’impero Bizantino (Turchia). 

Secondo una leggenda, i monaci dell’imperatore Giustiniano contrabbandarono le uova del baco da seta a Costantinopoli (l’attuale Istanbul), inserendoli in canne cave di bambù. Anche per i bizantini, come per i cinesi, la tessitura e la commercializzazione dei tessuti di seta rappresentava un segreto imperiale. 

Nel 600 d.C., gli Arabi conquistarono la Persia e confiscarono le loro magnifiche sete, permettendo di fatto la diffusione della sericoltura e della tessitura della seta attraverso l'Africa, la Sicilia e la Spagna. 

La Spagna è stata per anni il principale centro di produzione di seta in Europa fino al 1200, quando l’Italia diventò la protagonista della produzione della seta. I mercanti veneziani basarono la loro fortuna commerciale sullo scambio di tessuti di seta, ed incoraggiarono i coltivatori di seta a stabilirsi in Italia.

Nell’ultimo secolo, il 1900, vi è stata una caduta dell'industria della seta in Europa per la presenza di seta economica soprattutto giapponese, l’apertura del canale di Suez, l’avvento della fibra artificiale di nylon e le due guerre mondiali. Dopo la seconda guerra mondiale la produzione della seta riparte del Giappone grazie a politiche statali favorevoli. 

Dimostrando che la storia segue i propri principi e le proprie origini, la Cina oggi ha riconquistato il dominio nella produzione e nell’esportazione di seta. E la qualità delle loro sete non ha eguali nel mondo.

Lasciatevi accarezzare dalla seta e torneremo a visitare la Cina.

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[caption id="attachment_106450" align="center-block" width="750"] Cina amica da scoprire, conosci la Via del Tè e dei Cavalli?[/caption]

La Cina non è solo Coronavirus e vogliamo dimostrare la nostra amicizia continuando a scoprire curiosità, storie e luoghi che torneremo a visitare insieme. Un paese magnifico dalla storia millenaria che tutti dovrebbero conoscere meglio.

Ieri cercando storie sui cavalli mi sono imbattuta nella Via del Tè e dei Cavalli (Cha Ma Dao), un lungo tracciato di quasi 10.000 km che passa attraverso 20 catene montuose e 4 fiumi, tra cui lo Yangtse. Qualche volta è chiamata anche la Via della Seta del Sud ma per molti di noi è una storia sconosciuta.

Collegava lo Yunnan e il Sichuan, dove si coltivava il tè, con il Tibet passando per i Monti Hengduan. Le montagne dello Yunnan con la loro altezza di 1000-1500 metri, i loro suoli acidi e le nebbioline del mattino che davano umidità alle piante sono perfette per le coltivazioni del tè.

Sul Monte Mengding vicino Chengdu, la coltivazione del tè risale al 65 A.C.

Via del Tè e dei Cavalli è stata una delle strade più famose e pericolose al mondo, e forse per questo anche fra le più affascinanti, tanto che anche Marco Polo nel suo viaggio di ritorno a Venezia passò lungo la via del Tè e dei Cavalli.

In alcuni sentieri si passa uno alla volta, si attraversano i fiumi con ponti di corde e si scalano montagne alte 3000 metri: un tempo non era insolito incontrare banditi e contrabbandieri lungo la strada.

Carovane di oltre 300 uomini e 1000 cavalli per secoli hanno percorso questi sentieri sui quali gli zoccoli hanno lasciato le loro impronte nei sassi. Le carovane più lunghe arrivavano a quasi 8 km di lunghezza e impiegavano 6 mesi ad arrivare al mercato del tè di Lhasa.

Ma perché questo commercio e questa immane camminata?

Tutto ha inizio con la scoperta dell’albero del tè con le sue foglie che si iniziano ad usare in zuppe e in infusione, anche creando sciroppi curativi. Infatti, come la Coca-Cola, anche il tè inizialmente venne usato come elemento curativo e solo dopo diventò la bevanda che oggi conosciamo.

Una piccola storia: il tè nasce in Cina e lo testimoniano tutte le leggende cinesi, giapponesi e indiane. Sono gli inglesi a portarlo in India e a Ceylon per avere le loro piantagioni ed il tè è stato anche la fortuna della Compagnia delle Indie, le flotte commerciali inglesi che collegavano oriente e occidente.

In Cina che si celebrava il Dio del Tè, con il Libro del Tè, e il tè è protagonista di molte usanze locali tanto che un albero si piantava al matrimonio, proprio come in Italia si piantavano alberi di noce per il corredo dei mobili. L’albero era un regalo che avrebbe dato frutti (e quindi ricchezza) generazione dopo generazione.

Per le popolazioni locali il tè diventò presto parte della loro dieta e la notizia delle sue proprietà benefiche si diffuse rapidamente. Soprattutto il fatto che il te è ricco di vitamine e rompe i grassi lo rende perfetto per chi ha una dieta ricca come quella delle popolazioni di montagna dell’Himalaya che si nutrivano di latte, burro, montone e carne di manzo.

E come molte delle storie del mondo, anche questa inizia con un matrimonio quando, nel 641, la principessa cinese Wen Chen, figlia dell’imperatore Taizong, si sposò con Songtsen Gampo, il re del Tibet e fece conoscere il tè alla sua corte.

E qui inizia la storia della Via del Tè e dei Cavalli

Le popolazioni del Tibet avevano bisogno del tè al punto che inizia a venire usato come moneta di scambio per l’acquisto dei famosi cavalli dei mongoli, che lo bevevano unito al latte di cavalla.

Le carovane si mettevano in marcia in primavera dopo la raccolta delle foglie che venivano pressate e lasciate fermentare ancora sulla groppa del cavallo. Si dice che la fermentazione duri 14 giorni nei magazzini o 100 giorni sulla groppa cavallo.

I cavalli e i muli venivano caricati e nutriti abbondantemente per affrontare il viaggio e forzati a mangiare: il migliore cibo era destinato agli animali prima che all’uomo.

La storia del Via del Tè e dei Cavalli

La Via del Tè e dei Cavalli era percorsa da venditori di tè che dalla pianura andavano in Tibet per barattarlo con dei cavalli che servivano per usi militari e di prestigio. Il baratto era una forma di economia di scambio ed è stato descritto in trattati che lo regolavano e lo favorivano.

La via è stata utilizzata a partire dal 600 d.C., durante il periodo della dinastia Tang (618-907), e poi ha avuto un grande sviluppo quando durante il periodo delle Cinque Dinastie (907-960 d.C.) servivano molti cavalli per le numerose guerre in corso.

Infatti i pony tibetani sono stati importantissimi soprattutto per arginare l’avanzata delle popolazioni dal nord, al punto che il commercio venne gestito direttamente dal governo durante il periodo dalle Cinque Dinastie fino alla dinastia Song (960 – 1279 d.C.).

Dopo questa data, finì la mancanza di cavalli e la tratta venne usata soprattutto come una rotta per vendere il te in cambio di denaro o altri beni.

La Via del Tè e dei Cavalli venne ripristinata durante la dinastia Ming (1368-1644 d.C.) che la utilizzava come un sistema per controllare il Tibet attraverso l’istituzione di quattro agenzie e per rifornirsi di cavalli per contrastare i Mongoli. A quel tempo un cavallo corrispondeva a circa 60 kg di tè.

Nel 1702, l’imperatore Kangxi istituì una dogana del tè a Dajianlu (oggi Kangding nel Sichuan) che diventò il centro più importante della Via del tè e dei cavalli dove le carovane sostavano e venivano controllate.

La Via del Tè e dei Cavalli è stata poi molto importante per la Cina durante la seconda guerra sino-giapponese tra il 1937 e il 1945 quando era rimasta come l’unico accesso internazionale per la Cina. Da qui sono passati aiuti e merci e ha contribuito alla resistenza cinese contro l’invasore.

La storia della Via del Tè e dei Cavalli è stata documentata nel 1899 dal francese Auguste Francois con la sua macchina fotografica che la percorse in circa 5 anni annotando tutto sui suoi diari.

Cosa ci ha lasciato la Via del Tè e dei Cavalli

Su ogni strada passano merci ma anche idee, usanze e culture. E la Via del Tè e dei Cavalli ha messo in comunicazioni la cultura Cinese e Indiana portando, ad esempio, alla conoscenza del Buddismo e di tutta la cucina speziata.

Alcuni paesi lungo la via dove sostavano le carovane e si facevano spettacoli come quello delle Ombre Cinesi, sono nelle liste dei candidati ad entrare nel Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.

Ed ora ci spieghiamo perché a Chengdu, capitale del Sichuan, è nata la tradizionale festa della corsa dei cavalli tibetani di Tagong ad agosto.

Chengdu: torneremo a visitarti e ad abbracciare tutti i suoi abitanti!
 

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2020: Un modo nuovo per celebrare l’Anno del turismo e della cultura Italia-Cina

Se il 2020 è stato dichiarato anno del turismo e della cultura fra Italia e Cina, l’insorgere del Coronavirus non fa finire l’amicizia ma ci porta solo a cambiare il modo di comunicare e promuovere la conoscenza reciproca.

Useremo di più le storie scritte e le immagini digitali e meno i viaggi reali. Useremo più fantasia e creatività ma non possiamo smettere di lavorare e farci vincere dalla paura.

Italia e Cina sono accomunate da quasi tremila anni di storia in cui ciascuna a suo modo è stata l’ispiratrice di grandi storie e cultura. Cosa sarebbe il mondo occidentale senza Roma e l’Italia? E cosa sarebbe l’Oriente senza la Cina?

Su queste semplici domande lavoreremo nei prossimi mesi per raccontare storie che non sono conosciute e per mantenere accesa la luce della nostra vita. In fondo, il grande poeta Dante faceva dire ad Ulisse nel canto 26° dell’Inferno: “fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza” (non siete stati creati per vivere come animali, ma per seguire la virtù e la conoscenza).

E con questo vogliamo affermare che ci sentiamo esseri umani nel profondo dei nostri cuori e che perseguiremo la conoscenza della Cina sperando di dare sollievo a tutti i nostri amici cinesi costretti a stare a casa, fra tristezza e paura, e a tutti i nostri amici italiani affinché siamo emotivamente vicino ai cinesi.

Supereremo anche questa e, se saremo tutti uniti (emotivamente), la supereremo prima e meglio. Siamo state avvolte dalla cultura cinese e dalla profondità della filosofia di Confucio che assomiglia tanto al nostro modo di vivere in Italia.

Personalmente sono stata già 5 volte in Cina e mia figlia ha vissuto a Pechino 3 mesi per i suoi studi della lingua cinese.

L’ultima volta siamo state a Chengdu con l’istituto OBOR – One Belt One Road e abbiamo avuto modo di visitare la zona dei Panda, il Buddha di Leshan e la montagna sacra Emei. 

Siamo state a teatro all’Opera delle Facce Cangianti e abbiamo assaggiato la famosa cucina di Chengdu, con il particolare pepe del Sichuan che abbiamo poi regalato a tutti i nostri amici gourmet italiani, che l’UNESCO ha dichiarato città della gastronomia.

Non avevamo raccontato questo viaggio nel nostro portale e nel nostro blog ma avevamo solo fatto dei post sui social network. Da questo momento inizieremo a raccontare delle storie sui posti che abbiamo visitato della Cina per dimostrare la nostra vicinanza a questo splendido paese.

Saranno storie che speriamo riaccendano la luce su una civiltà che non ha eguali e su una cultura che ancora è in parte sconosciuta a molti di noi.

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Ho avuto il desiderio di visitare un mercato di Pechino per i molti anni in cui sono venuto in questa megalopoli. Ma la mancanza di tempo libero o quella di essere nel posto sbagliato mi ha fermato fino ad ora, 20 anni dopo.

Non è che non ci siano molti mercati, se cerchi in un qualsiasi motore di ricerca ne trovi molti con promozioni come "i migliori 8 mercati". Eppure, anche ora che sto trascorrendo del tempo a Pechino Nord, tutti i mercati fortemente pubblicizzati sono un po' distanti.

Così, mi sono rivolto alla gente del posto, l'autista universitario, che non sorprendentemente sapeva di uno nel giro di 10 minuti dal mio hotel. Con un po' di trepidazione su ciò verso cui mi stavo dirigendo, ho accettato l’offerta di andare insieme, almeno avrei avuto una guida anche se le nostre uniche parole comunemente leggibili erano ciao e grazie in cinese.

Senza approfondire i dettagli, ho scoperto che questo piccolo mercato occupa diversi magazzini molto grandi, ciascuno dei quali è dedicato ad un settore diverso di merci. La mia prima sorpresa? il mercato è enorme, ma senza il trambusto che mi aspettavo.

Poiché mi era stato detto che si trattava di un mercato di prodotti freschi, non sono stato sorpreso di trovarmi in un vicolo di venditori di mandarini vicino all'ingresso. Intorno ai lati esterni di ogni magazzino ci sono piccoli negozi che vendono al dettaglio le merci che mi aspettavo di trovare in quel magazzino, o almeno così credevo.

E ciascuno di questi negozi era pieno zeppo di prodotti, oli e semi, spezie e salse e una varietà di bevande che assomigliavano alle bevande di un negozio Eurospin, solo più densamente confezionate. Ma torniamo in questo settore più tardi.

Il secondo magazzino non era stracolmo di cibo ma una fonte di tutti i possibili beni per la casa di cui non potevi mai immaginare di aver bisogno. Credo che le uniche cose che mancassero fossero mobili e grandi bianchi. C’era ogni utensile da cucina che esiste sotto il sole: piatti e stoviglie, merceria, indumenti speciali e quant'altro, merci locali e persino importazioni.

Cercando ancora, entrammo attraverso una porta nel terzo magazzino e grande sorpresa. Sulla destra c'erano quelli che sembravano 100 metri di macellai su entrambi i lati della strada, mentre a sinistra c'erano i fornitori di pesce. Adesso fa freddo a Pechino, quindi ci sono poche possibilità che queste carni e questi pesci si degradino, ma mi chiedo come questi macellai e rivenditori di pesce gestiscano l'estate.

I grandi tagli di carne sembrano deliziosi e di alta qualità, carne di maiale, manzo, agnello e montone. In lontananza c'erano i venditori di pollo e anatra. Ma ero molto attratto dai venditori di pesce.

I crostacei, a quanto pareva, erano tutti vivi, in lotta per uno spazio nei vassoi pieni zeppi di acqua, forse cercando di raggiungere il fondo del vassoio per essere l'ultimo selezionato per un pasto questa domenica. C'erano così tanti pesci da poterne sfamare milioni, ma immagino che questo sia il ruolo del mercato.

Non me l'aspettavo, ma i venditori di frutta vendevano anche ogni tipo di delizie esotiche e fuori stagione, ciliegie, kiwi, bambù e frutta tropicale, tra cui grandi meloni cornuti e qualche mela cotta. Sì, le mele meno esotiche erano in abbondanza e le noci abbondavano, specialmente le castagne. Ho visto un venditore al di fuori vendendo grandi fette di torta di castagne.

Quindi, qual è stata la mia più grande sorpresa. Nel settore delle bevande, tra i cartoni di birre e bibite locali c'erano alcuni scaffali con alcolici, liquori e vini. Per il mio occhio allenato è stato facile trovare una bottiglia di uno dei miei rossi preferiti di tutti i tempi, Penfolds 389, da Adelaide. La mia unica delusione è stata il prezzo, RMB 420, pressappoco lo stesso di quello in Australia. È ancora lì.

Questa visita di esplorazione ha aperto i miei sensi alla notevole varietà di cibo e prodotti che ho potuto trovare passando molte ore in questo mercato nascosto di Pechino Nord.

Devo tornare.

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Chinese Hot Pot: la cucina cinese dai contadini agli imperatori

Si dice che la tradizione dell'Hot Pot (pentola calda) sia cinese e provenga dai primi anni della dinastia Qing (forse intorno al 1650). Anche se non posso credere che i gusti imprenditoriali dei cinesi non avessero provato questo sano e gustoso modo di cucinare molti secoli prima.

Ma se crediamo agli storici, l'originale Hot Pot era cibo per i barcaioli contadini e consisteva nel cucinare le interiora e il sangue degli animali in acqua bollente.

Sembra che i contadini cinesi abbiano subìto lo stesso destino alimentare dei romani medioevali ossia si cibavano di quelle parti di una pecora (montone) che non interessavano ai ricchi: da qui teste di pecora, reni, fegato, cuore, trippa.

Ma per i Romani questi erano alla griglia mentre i barcaioli della provincia di Chongqing facevano bollire i loro piatti. In entrambi i casi le spezie erano un additivo essenziale per questo cibo economico e ogni "società" favoriva questo pasto nei mesi più freddi.

In Cina, è stato riferito che un imperatore Qing ha poi gradito questo piatto e, sostituendo le frattaglie con fette di carne e verdure di qualità, lo ha reso popolare ad un pubblico più ampio, compresi i ricchi. Proprio come le teste di pecora sono diventate una prelibatezza a Roma, il Chinese Hot Pot è diventato un piatto alla moda in Cina, mangiato non solo in inverno.

E ora, il Chinese Hot Pot non è solo un piatto di carne o di frattaglie, anche se la carne di montone è ancora la carne di base per i tradizionalisti, dal momento che il cibo spazia dalla selvaggina al pollo, dai crostacei ai pesci dell'oceano, dai vegetariani ai vegani.

Lasciatemi raccontare un'esperienza con un buffet Hot Pot a base di pesce e crostacei, accompagnato, anche in Cina, da un bicchiere di vino bianco.

Il ristorante era adatto a tutte le persone, offrendo un buffet "mangia tutto quello che puoi" di carne cruda e pesce che poteva essere preparato in vari modi, sia a tavola che dallo chef nella cucina a vista.

C'era anche una serie di ingredienti per l'insalata, piatti di verdure preparati e la tavola obbligatoria degli ingredienti per il Cinese Hot Pot, la pentola calda. Ho scelto di avere un piatto caldo privato al tavolo e ho informato il mio cameriere cinese con una serie di segnali a mano che avrei voluto un piatto caldo di pesce.

Sembrava confuso ma ho insistito. Mi mostrò due mense di brodo, una "calda" e l'altra "mite". Ricordando che il piatto tradizionale cinese è un piatto molto speziato, ho guardato due volte il brodo rosso e arancione e selezionato la versione delicata.

Mentre attendevo la preparazione del tavolo e l’arrivo del piatto, mi sono aggirato per il ristorante e ho selezionato alcuni "antipasti", cozze cotte, involtini primavera e involtini di salmone affumicato (2 di ciascuno). Poi ho riempito un piatto con verdure crude, patate, radice di loto, cavolo cinese, bok choy e l'immancabile tofu a fette e blocchi, essendo incerto quale versione fosse.

Il mio bicchiere di bianco è arrivato subito e ho preso un sorso, non male.

Finalmente il brodo arriva e si accende la fiamma.

Quando sembrava vicino all'ebollizione ho aggiunto la patata e la radice di loto. Poi sono andato a selezionare il mio pesce. Mi è stata presentata una varietà e ho scelto filetto di pesce bianco, sezioni di un pesce di lago e seppie.

Alla fine il cameriere insisteva che fossero seppie, ma ero certo che fossero calamari.

<<Cucinalo per 2 minuti>>, mi è stato detto, così ho cucinato i pezzi di pesce per circa il doppio e il calamaro un po' più a lungo. Ho poi ricevuto un mestolo per rimuovere il pesce e le verdure dal brodo.

Come ho rimosso progressivamente gli oggetti, sono stati sostituiti dalle verdure, che in realtà richiedevano solo un paio di minuti per essere cucinate.

I compiti simultanei di aggiungere, cucinare, rimuovere e mangiare il pesce mentre era caldo era un po' agitato.

Tuttavia, il coregone era delicato e delizioso. C'era solo un modo per mangiare il calamaro, intero, cominciando con i tentacoli relativamente corti.

La sfida era il pesce del lago, ossa, ossa e altre ossa, quindi non ho fatto giustizia. Devo essermi perso qualcosa con la patata e la radice di loto perché entrambi erano blandi, ma forse è perché le mie papille gustative erano state allertate dagli altri creatori di sensori.

Dopo aver finito di cucinare e mangiare ho avuto il tempo di finire il vino e sono rimasto piacevolmente sorpreso di ricevere un altro bicchiere in omaggio con cui ingentilire il resto delle verdure.

In parallelo ho potuto assaggiare il brodo ora che aveva assorbito i sapori di tutte le mie selezioni. Sazio, è tempo di ritirarsi.

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FOTO STOCK PER LARTICOLO DI GAVIN SUL CIBO COSTOSO IN CINA
Costosa Cina: una stravagante storia di delusione a Pechino

Sì, questo è un quiz: come fa un turista a trovare cibo fresco a prezzi accessibili in Cina?

Sono a nord di Pechino a circa metà strada da Piazza Tienanmen, il centro della politica e della cultura cinese, a Badaling, il centro turistico - che ora è una città turistica - della Grande Muraglia.

La terra è piatta come è tutta Pechino e il traffico è una caratteristica permanente. Mi piace camminare dove posso e le passerelle sono pulite, per lo più sollevate dal tappeto di foglie dell'autunno e dai venti autunnali, dagli immancabili pulitori di strade con le scope di vimini.

Devo schivare le biciclette, abbandonate ovunque e in qualsiasi luogo da coloro che hanno raggiunto le loro destinazioni o semplicemente rinunciato. Sta diventando freddo, quindi uno spezzatino piccante è gradito. Ma questo è per la fine della giornata. È tarda mattinata, prima che i soliti 11:30 arrivino all'ora di pranzo e io sto cercando cibo fresco.

Sono un amante di gran parte della cucina cinese, tranne forse il famoso granchio del lago d'autunno e le immancabili zuppe di testa di pesce. Forse la mia educazione occidentale mi ha paragonato più a verdure fritte e grigliate e frutta fresca e in più, oserei dire, Anatra alla pechinese.

La signora Google mi ha informato che ci sono molti mercati di alimenti freschi a Pechino, ma nessuno a circa 20 minuti di taxi da dove mi trovo, quindi ho invitato un amico dell'Istituto a condividere una passeggiata di 2 km al supermercato più vicino, lungo la strada principale vicino alla metropolitana, che è stranamente di proprietà dei giapponesi e assomiglia a un centro commerciale in "No Place" - in qualsiasi parte del mondo.

Entrando, cerco immediatamente un affare nella sezione alimenti freschi. Dopo una rapida scansione dei mandarini delle dimensioni di una pallina da golf, la mia eredità australiana mi ha attratto da un'esibizione di rockmelons tagliati a metà, fuori stagione qui al nord, ma sicuramente cresciuti nel sud più tropicale.

Cercando i prezzi, noto che vanno da oltre 30 RMB a circa 38 RMB che, con il tasso di cambio a circa 8, è 4/5 euro. Il mio connazionale vede il mio stupore e mi ricorda che in Cina non c'è niente di più economico.

Eppure penso ai negozi di abbigliamento e di merci in genere di proprietà cinese in tutta Italia, e decido di controllare alcuni altri articoli che normalmente avrei nella lista del fine settimana. Con mia delusione,non c'è niente al supermercato che sia meno caro di Aldi o di Coop in Italia, nemmeno il sapone Lux. E la mia enoteca locale vicino a Roma ha ottime gocce locali per meno della metà della varietà Great Wall più economica.

 

Ho un po' di nostalgia per un caffè italiano e un caffè espresso, ma trovo solo Starbucks in No Place, per ordinare un piccolo piatto nero e un piccolo latte - e non ho ricevuto alcun resto da una nota da 50 RMB.

Come si può permettere questo lavoratore medio cinese? Tornando al mio albergo decido, con le gambe stanche, di mangiare a buon mercato, almeno il più economico che posso fare, in albergo. Sì, un club sandwich è di 87 RMB e un buffet cinese di 180 RMB.

Per completare il tutto una birra al bar, l'unico bar, è di 46 RMB. Forse posso mettermi a dieta!

Ovviamente devo effettuare un'altra ricerca, dato che devo aver perso la vera Cina.

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