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Durante questi giorni di crisi e di tristezza, le mie orecchie soffrono nel sentir frasi, come: “non mando mio figlio a scuola, perchè in classe c'è un bambino cinese”, “non vengo in gita perchè, con tutti questi cinesi che sono in giro! Sai, non si sa mai. Meglio essere prudenti!”, “Tu lavori con i cinesi, che dicono di questo virus?”. 

Esatto, io lavoro con i bambini cinesi e ho amici cinesi, ecco cosa pensano i cinesi di questa situazione (per motivi di privacy non cito i loro nomi):

Ha 33 anni e vive a Foshan

Alla mia domanda, “cosa senti in questo momento?” ecco la sua risposta:

"Dal 23 Gennaio, il governo ci ha invitati a non uscire di casa, a non far visita ai nostri familiari e ai nostri amici. Io vivo sola e in questi giorni non ho mai potuto vedere i miei genitori. Ci hanno detto di lavarci molto spesso le mani e di indossare le mascherine. 

Il 26 Gennaio è spartita, come un soffio d'aria, la nostra splendida tradizione di festeggiare il Capodanno.

In questi giorni, usciamo solo per andare al mercato per comprare del cibo. Ormai, sono tre settimane che, sono chiusa in casa.

Ogni comunità è chiusa, alcuni cittadini che sono stati nei luoghi di Hubei si sono isolati in casa.

Poichè il virus è stato trasmesso da persona a persona ancor prima che ci si ammalasse, ci siamo resi conto che erano necessarie delle misure governative. Quando il nostro paese incontra difficoltà, come questa, siamo subito pronti a prendere misure necessarie e ciò che la gente comune nel paese può fare è non aggiungere caos e seguire rigorosamente le norme, ma i nostri compatrioti all'estero, sono purtroppo etichettati come VIRUS. Mi chiedo, chi sono queste persone nei paesi occidentali, con livelli di istruzione superiore, che sono in grado di identificare i virus in base al colore, al paese e chiamarli Virus Cinese e Virus Wuhan?

Nelle pagine di storia, leggiamo "la peste bianca", "virus Ebola", non virus africano o virus europeo, non capisco perchè bisogna dire "virus cinese" o " virus di Wuhan". 

Quando un paese è nei guai, queste etichette malvagie aumentano, a volte penso che, molte persone, stavano aspettando solo questa "giusta opportunità".

In questo momento, se non è possibile fornire alcuna soluzione, si prega di non opprimere i cinesi. Alle persone che credono che questo virus sia correlato direttamente alla razza, voglio dire che non è solo il popolo cinese a mangiare animali strani, il mondo è grande e con esso anche le varie usanze.

Non puntate il dico solo perchè qualcosa va storto! 

Nel processo di gestione di questa epidemia, i nostri cittadini stanno studiando molto approfonditamente il virus e le misure di protezioni. I medici curano disinteressatamente i pazienti per trovare modo di curarli, anche noi nel nostro piccolo, facciamo del nostro meglio e ci atteniamo a quello che ci dicono di fare. 

È vero, noi non siamo stati perfetti e si sono riscontrati problemi interni.
Il Governo sta rapidamente correggendo. Quest'anno sarà un anno difficile per il nostro paese, dovremmo affrontare questa epidemia e il suo impatto sull'economia. Quindi vi chiedo di non aggiungere, alla nostra difficoltà, le vostre frasi e atteggiamenti di bullismo! 

Infine, vorrei ringraziare anche i miei simpatici amici italiani che anche da lontano ci aiutano a respingere queste frasi discriminatorie. Voglio dirvi grazie per avermi chiesto "Come stai?", "Cosa senti?"
Grazie per il vostro sostegno!  

(una parte del testo in cinese scritto da C.) 

33 anni di Chengdu 

Tutti sanno che tutto questo è dovuto al fatto che alcune persone hanno mangiato un maledetto animale selvatico, che non ha nulla a che fare con la maggior parte dei cinesi, quindi credo che, questa discriminazione verso noi cinese non sia giusta. Siamo tutti vittime! 

22 anni di Suzhou 

Io credo che le mille notizie, i molti titoli di giornali " VIRUS CINESE", non fanno altro che aumentare il panico.
Io vivo a Roma perchè studio italiano, ma in questi giorni evito di uscire perchè vedo la gente intorno a me aver paura di me, così preferisco restare a casa. La Cina non è come ora la descrivono i media, non è Virus o l'inferno sotto la politica del socialismo. La mia Cina è un paese pieno di storia e di cultura come lo è Roma. 

19 anni, di Deyang (testo scritto in inglese a mano) 

Mi hai chiesto del virus che si sta diffondendo ampiamente in Cina, bene. Tutti in Cina stanno facendo del loro meglio per fermarlo e prenderne il controllo. Io, come tutti, devo restare chiuso in casa tutto il giorno. I medici stanno combattendo ogni giorno con il virus e stanno scommettendo la propria vita contro di esso. 

All'estero i cinesi sono trattati diversamente, la gente evita di incontrarli. Non lo so! Se non c'è virus nei nostri corpi SIAMO GLI STESSI, SIAMO TUTTI UMANI. Spero che quando andrò a studiare in Italia non sarò trattato diversamente, solo perchè sono cinese e ho attraversato il "disastro". 

Il virus ovviamente influenzerà la nostra economia, per quanto mi riguarda è solo questione di tempo. La nostra Cina è grande e forte e uscirà da questo problema. Credo nei tanti dottori e infermieri che ogni giorno sacrificano la loro vita per noi! 

Margherita 19 anni (Un commento pubblicato su un social)

A dire la verità, quando ho saputo che c'era discriminazione contro i cinesi che vivono in Italia da mesi o da anni, solo perchè in Cina c'è ADESSO il Virus, mi sono sentita triste, fredda, delusa e anche un poco arrabbiata.

Non mi aspettavo che i Cinesi sarebbero stati trattati ingiustamente, quando già devono affrontare un momento difficile. 

Si, è vero che il virus è comparso in Cina, il numero delle vittime è spaventoso ed è necessario e indispensabile che gli altri paesi prendano le giuste misure per proteggersi. Ma proteggersi non è uguale alla discriminazione irrazionale.

Fortunatamente gli italiani che conosco io sono simpatici e gentili, credo che l'amicizia tra la Cina e l'Italia sia invulnerabile. I miei professori italiani ci hanno inviato lettere e messaggi per farci sentire il loro calore.

Comunque quello che dobbiamo isolare è il virus e non certo la solidarietà e i cinesi.

Sono sicura che tutto andrà meglio. Forza Cina! 


Queste, seppur poche voci, ci riescono a far capire che siamo esattamente tutti uguali, il virus è nato in Cina e si sta diffondendo e come dice la mia amica cinese: SIAMO TUTTI VITTIME DEL VIRUS, ma una cosa è certa il virus non è la persona cinese. 
 

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Qualche giorno fa vi abbiamo raccontato la storia e l’importanza, nella tradizione cinese, del Feng Huang ossia la Fenice d’Oriente, il mitico un uccello di fuoco ritenuto sacro, simbolo di longevità e buon auspicio.

Ma lo stesso nome, come qualche nostro lettore ci ha fatto giustamente notare, è anche il nome di un bellissimo villaggio sospeso nel tempo, una città considerata tra le più belle della Cina. Quindi oggi vi vogliamo raccontare la storia della città di Fenghuang, (凤凰古城) famosa per la sua bellezza naturale, la sua storia e il fascino senza tempo, tanto da guadagnarsi il titolo di Venezia d’Oriente.

L’antica città di Fenghuang si chiama come la famosa Fenice d’Oriente proprio perché la sua storia si intreccia con la leggenda di queste creature mitologiche. Infatti, si racconta che: 

"Dopo aver sorvolato il paese per molti chilometri, una coppia di giovani fenici raggiunse per caso una piccola città che sorgeva sul bordo di un fiume. La bellezza del piccolo paesino, incastonato come un diamante nel verde della natura rigogliosa, meravigliò a tal punto le due fenici che decisero di stabilirsi lì.”

Fenghuang si trova nella regione dello Hunan, in un'area dove i panorami naturali sono tra i più belli e mozzafiato di tutta la Cina. Tutti i viaggiatori che raggiungono questo luogo restano affascinati dalla bellezza senza tempo di questo antico villaggio, elegante e misterioso, circondato dal verde della natura rigogliosa.

Fenghuang è divisa in due distretti: la città vecchia e quella nuova. 

Le origini della città vecchia sono antichissime e risalgono al Periodo delle primavere e degli autunni (dal 770 al 476 a.C.), mentre la parte più recente risale al regno dell’imperatore Kangxi della dinastia Qing (1704), con edifici tipici del periodo e molto ben conservati.

La città è una combinazione perfetta tra la bellezza del paesaggio naturale di montagna e il fascino della storia tradizionale e della cultura dei gruppi etnici che vi abitano, in prevalenza le minoranze etniche Miao e Tujia. Entrambe ancora oggi mantengono i loro costumi tradizionali e parlano la loro lingua locale.

Il modo migliore per visitare Fenghuang è camminare, perché la città è un vero e proprio museo a cielo aperto. Andare in giro tra le stradine e le dozzine di antichi e tortuosi vicoli costeggiati da case tradizionali e residenze storiche, in tipico stile Ming e Qing, fa fare, letteralmente, un viaggio nel tempo e permette di scoprire com'era lo stile di vita in Cina prima della modernità.

La città vanta oltre 300 siti storici. Tra questi il Castello Huang Si Qiao (黄丝桥古城), una fortezza in pietra magnificamente preservata edificata nel 687 durante la dinastia Tang, e il muro perimetrale Xiangxi, costruito durante la dinastia Ming (1368 - 1644), considerato da molti come la Grande Muraglia della Cina meridionale. E poi ci sono il Palazzo della Longevità (万寿宫), il Palazzo Chaoyang (朝阳宫), il ponte Hong (虹桥), la Torre Orientale (东门城楼) e la Pagoda Wanming (万名塔). 

C’è solo l’imbarazzo della scelta!

Un altro modo per apprezzare al meglio le particolari architetture di Fenghuang è fare un giro in barca lungo le sponde del fiume Tuo Jiang: da lì si possono ammirare  i Diaojiaolou (吊脚楼), ovvero le tipiche abitazioni in legno costruite su palafitte, caratteristiche dell’etnia Miao. 

Lungo le rive del fiume è poi facile scorgere le donne che lavano i vestiti e gli uomini che pescano, mentre sulla banchina viene preparato il cibo quasi nello stesso modo da secoli.

Anche il panorama notturno di Fenghuang è incantevole: tutti gli edifici antichi che si affacciano sul fiume sono illuminati. Al tramonto i numerosi locali si riempiono e le strade brulicano di gente. 

Spesso ci sono delle feste molto belle e utili per conoscere le tradizioni e la cultura della popolazione di etnia Miao. Al contrario, durante le prime ore della giornata la città sembra un luogo completamente differente, silenzioso e tranquillo.

La città è curiosamente famosa anche per le sue caramelle allo zenzero, un mix di dolce e piccante, ancora oggi preparate secondo una ricetta molto antica. Inoltre è famosa per la sua cucina molto piccante. Alcuni piatti tipici sono il sanguinaccio con carne d'anatra e riso glutinoso (血粑鸭), la zuppa dell’etnia Miao (苗家酸汤) e il maiale affumicato (腊肉).

Il tempo di Fenghuang è caratterizzato da un clima umido sub-tropicale e monsonico, con quattro stagioni distinte, molte piogge e sole abbondante. Le stagioni migliori per visitare la città sono la primavera e l’autunno. Anche il periodo da settembre a novembre è consigliato perché la temperatura è ideale e le piogge estive sono terminate. I giorni sono caldi e le notti sono fresche.

La stagione delle piogge dura da aprile a giugno. Dopo la pioggia, il paesaggio avvolto nella foschia assomiglia ad un dipinto tradizionale cinese.

Nei mesi di dicembre e gennaio l’aria è fredda e spesso nevica, ma essendo bassa stagione ci sono meno turisti.
Quindi quando sarà di nuovo possibile viaggiare in Cina, non dimenticate di inserire nel vostro itinerario la meravigliosa Fenghuang, la Venezia d’Oriente.

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In Cina non si mangiano abitualmente pipistrelli o altri animali strani; esistono normalissimi supermercati e non solo mercati con animali vivi sulla strada.

Hanno costruito ospedali (in più) non perché non ce n’erano ma per risolvere il problema ancora più velocemente; il governo non nasconde le notizie, anzi; c’è molta solidarietà sia fra cinesi sia con le comunità di stranieri come noi che in Cina si sentono “a casa”.

Soltanto Wuhan e lo Hubei sono “blindati” ma nelle altre città e Province cinesi si può circolare abbastanza liberamente, sebbene ci invitino continuamente e a limitare al minimo indispensabile gli spostamenti. Supermercati e farmacie sono tuttora aperti, si possono comprare alimentari ed altri generi di prima necessità. Bisogna indossare la mascherina quando si esce e fare più attenzione del solito.

Ad ogni modo non abbiamo paura: siamo rimasti qui a lottare insieme agli amici cinesi. Questo Paese e questo popolo non si meritano quello che gli sta accadendo.

Il governo ogni giorno pubblica un bollettino aggiornato al giorno precedente (nella versione originale che noi leggiamo direttamente in cinese sono menzionate addirittura le generalità dei malati). Esistono perfino delle APP per vedere dove sono i casi più vicini a te, in più per noi stranieri in Cina hanno attivato su tutto il suolo nazionale delle hot-line in inglese e in altre lingue da chiamare in caso di bisogno. 

Anche se l’Italia attualmente ha bloccato i voli diretti da e per la Cina, noi come italiani non siamo affatto tenuti prigionieri: volendo, potremmo rientrare in patria facendo scalo in altri Paesi, tuttavia riteniamo che al momento sia più sicuro rimanere che mettersi in viaggio. 

In aggiunta a ciò, ormai il nostro lavoro e la nostra vita si basano in Cina, pertanto non vogliamo abbandonare tutto; per dipiù se lo facessimo non sapremmo con certezza quando potremmo ritornare. 

Precisiamo che soltanto gli italiani che si trovavano nello Hubei sono stati rimpatriati con aereo militare mentre nelle altre Province cinesi non è la stessa cosa, almeno per il momento.

In generale, le guarigioni sono in aumento, i contagi sono in calo, i decessi rimangono abbastanza stabili e in ogni caso la letalità del virus attualmente non risulta essere alta. La maggior parte dei contagi è nello Hubei che è tuttora isolato: chi si trova là a prescindere che sia del posto oppure di passaggio non può uscire e nessuno può entrare, salvo persone e merci inviate per questioni di emergenza. 

Quando saranno finalmente riattivati i trasporti da e verso lo Hubei chi uscirà da lì sarà sottoposto a quarantena, dicono le autorità locali. 

La nostra vita quotidiana

Io e il mio partner Roberto Tava abbiamo una società di import-export e consulenza a Changsha (circa 7 milioni di abitanti), capoluogo della Provincia dello Hunan con circa 70 milioni di abitanti. Lo Hunan confina con lo Hubei, il cui capoluogo Wuhan focolaio dell’epidemia di coronavirus dista circa 350 km da Changsha. 

Un po’ di numeri: ad oggi in tutto lo Hunan circa 23.000 persone hanno avuto contatti con persone infette di cui circa 6.000 sono sotto osservazione medica e circa 16.000 sono state dimesse, ammontano più o meno a 900 i casi confermati e 2 morti (uno a Yueyang e uno a Shaoyang), mentre nella città di Changsha i casi confermati sono circa 200 e 0 i morti.

La nostra azienda come molte altre in questa zona ha riaperto l’altro ieri, il 10 Febbraio, seppur non ancora a pieno ritmo.

Molti uffici pubblici e privati sono chiusi ma si lavora on-line, dal proprio posto di lavoro oppure da casa e fortunatamente la Cina è leader nel settore IT. 

Le scuole invece non potranno riaprire prima del 2 Marzo, nel frattempo alcune di esse hanno attivato i corsi on-line.

Queste misure non vanno fraintese, nel senso che sono mirate soprattutto a prevenire ulteriori contagi. 

Alle attività commerciali che non hanno mai chiuso nemmeno durante il Capodanno Cinese (come i supermercati), a quelle come noi che hanno già riaperto o che stanno per riaprire viene chiesto di procurarsi mascherine, guanti monouso, alcool o disinfettanti, termometri. 

Viene anche chiesto di mantenere una distanza di sicurezza con le persone che arrivano da fuori, di rilevare la loro temperatura corporea registrando i dati delle stesse su un apposito registro ed infine di evitare grandi raggruppamenti di persone, ad esempio facendo la pausa pranzo a turni anziché tutti insieme. 

I ristoranti nella nostra zona non possono ancora aprire al pubblico ma, previa approvazione del governo, possono fornire cibo da asporto consegnandolo a domicilio

I dati sui contagi

I dati su contagi e decessi a livello globale non vanno solo letti ma anche interpretati: i recenti contagi includono anche persone che magari si erano infettate precedentemente ma per cui la malattia non si era ancora manifestata, potendo avere fino a 2-3 settimane di incubazione. 

Le persone morte di coronavirus sono soprattutto anziani e/o pazienti con malattie pregresse. Del resto, gli esperti stanno dimostrando che questo virus è comunque una nuova forma influenzale non ancora conosciuta e in quanto tale è facilmente contagiosa ma, in attesa di un vaccino, con le dovute precauzioni può essere altrettanto facile evitarla. 

Il grande lavoro dei medici e degli infermieri cinesi


Va specificato che i primi morti sono stati medici ed infermieri impegnati in prima linea a salvare delle vite e per parecchi di loro ha inciso molto lo sfinimento dovuto a turni lunghissimi (spesso per propria scelta etica) sul campo nella lotta contro il virus. 

Un paio di giorni fa abbiamo visto su un canale cinese (CGTN), in lingua inglese, un servizio molto toccante sul lavoro del personale medico-sanitario a Wuhan: medici e infermieri lavorano senza sosta indossando maschere e tute anti-contagio che gli causano prurito e irritazioni sulla pelle del viso e sul corpo. 

Per evitare di sprecarle dato il costo non vanno nemmeno in bagno anche per 6 ore di fila (altrimenti dovrebbero gettarle ed indossarne di nuove) quindi lavorano indossando dei pannoloni e per ridurre al minimo il problema evitano di ingerire liquidi già 1 o 2 ore prima del proprio turno. 

È commovente vedere che pur essendo stremati fisicamente e mentalmente non perdono la forza né la speranza e si definiscono ottimisti. 

Terminato il loro turno in molti ricorrono all’ossigenazione indotta per rivitalizzarsi.

Associazioni italiane ed imprenditori italiani in Cina tentano di sostenere questo Paese moralmente e con donazioni di denaro o di materiale sanitario protettivo necessario soprattutto per la prevenzione. 

Le istituzioni Italiane in Cina (Ambasciata e Consolati) forniscono giornalmente notizie aggiornate a tutti noi italiani in Cina e sono disponibili in caso di emergenze, veniamo informati sia tramite e-mail sia tramite le APP istituzionali. 

Invece la sensazione che si ha in Cina, riferendoci alle decisioni del Governo italiano a Roma, è che col blocco dei voli si stiano creando forti disagi ed attriti fra i due Paesi. Infatti, leggiamo agghiacciati le notizie che arrivano dall’Italia e da altri Paesi che parlano di razzismo e violenza contro i cinesi all’estero.

Questi comportamenti incivili dettati dall’ignoranza sono gravissimi, insensati, inutili e danneggiano fortemente non solo i cinesi vittime di questi maltrattamenti ma anche i Paesi dove ciò sta accadendo: è un boomerang. 

Pure in Cina la gente comune è ovviamente al corrente delle decisioni di cui sopra e degli episodi di emarginazione (le notizie arrivano…), reagisce di conseguenza manifestando sui social cinesi la propria disapprovazione talvolta con parole molto pesanti nei confronti dell’Italia che, essendo noi italiani in Cina, ci fanno preoccupare molto… diremmo quasi di più del coronavirus. 

Le conseguenze nel breve e medio termine sono già visibili, ma ce ne saranno anche nel lungo termine. 

Preghiamo ad ogni persona che legge questo articolo di farlo girare: sono notizie vere di prima mano da chi sta vivendo il problema dalla Cina in diretta ed in prima persona. La Cina ha relazioni diplomatiche, commerciali e scambi culturali in essere con molti altri Paesi sia in Asia sia in Occidente. 

Questa lunga pausa conseguente all’epidemia sta causando ingenti danni non solo alle persone ma anche all’economia sia della Cina sia dei Paesi coinvolti direttamente o indirettamente: per quanto riguarda gli spostamenti di merci e di persone, sono e saranno compromessi viaggi studio, visite di delegazioni cinesi ed estere, turismo, trasferte, trasporti internazionali, eccetera. 

Chiediamo a ciascuno di voi di far sentire la nostra voce e quella della Cina: una nazione pacifica, con storia e cultura millenarie ma che l’Italia così come un po’ tutto l’Occidente purtroppo conosce ancora troppo poco. 

Con l’occasione rammentiamo che quest’anno c’è il cinquantesimo anniversario delle relazioni fra Italia e Cina: tifate per i cinesi e anche per noi italiani in Cina!

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 “Sotto il cielo non esiste alcuna difficoltà per gli uomini di buona volontà”

Oggi nel mondo sono in uso circa 6.800 lingue, io tra queste ho scelto di studiare la lingua cinese e non mi sono pentita! Ricordo la reazione di mio padre e mia madre quando dissi loro che volevo studiare il cinese, mi dissero: “No! Poi dovrai andare in Cina, ed è lontana. Molto lontana!” 

In questa semplice frase, di genitori ansiosi e protettivi, è racchiuso il problema principale, ossia: "LA DISTANZA".
La lingua cinese, non è difficile, è semplicemente lontana dalla lingua italiana. Fidatevi, per un cinese, imparare la nostra lingua è molto più difficile. 

La lingua Cinese: La scrittura

La scrittura cinese è una delle più antiche del mondo, la sua grafia è unica. I caratteri cinesi vengono divisi in tre categorie: 

PITTOGRAMMI: derivano da un disegno che, con un po’ di fantasia, ricorda un oggetto. 
IDEOGRAMMI: derivano da un'immagine che rappresenta un'idea. 
FONOGRAMMI: composti da due parti, una allude al concetto e l'altra alla pronuncia. 

Le leggende sulla nascita della scrittura Cinese

Le molte leggende sulle origini della scrittura cinese sono interessanti e terribilmente affascinanti. I protagonisti di queste leggende sono i tre imperatori: Fu Xi, Shen Nong, Huang Di. La leggenda più interessante è quella legata all'imperatore Huang Di, vissuto nel XXVI secolo a.C. 

Si narra che un ministro dell'imperatore, un certo Cang Jie avrebbe inventato la scrittura cinese cosi come la conosciamo oggi.

Huang Di, conosciuto come ‘L'imperatore Giallo’, avrebbe chiesto a Cang Jie di trovare un modo più semplice del famoso sistema di annotazione che era in vigore durante l'era dell'imperatore Shen Nong. Il sistema delle annotazioni consisteva nell’annodare le cordicelle per registrare gli eventi e fare i conti. 

La leggenda racconta che Can Jie, dopo aver ricevuto questo incarico, si diresse verso la riva del fiume per restare solo e pensare ad un nuovo sistema più semplice. 

Propriò lì, una fenice fece cadere un pezzo indurito di terra con un’impronta. In quello stesso momento un cacciatore passò per quella strada e Can Jie vedendo l'uomo, approfittò della sua abilità da cacciatore e gli chiese se conoscesse l'animale che aveva lasciato quell'impronta. Il cacciatore rispose che l'impronta apparteneva a Pixiu. 

Un Pixu è un animale mitologico, è uno dei nove figli del drago, ed è rappresentato con il corpo di un leone alato e il viso di un drago. Si nutre solo di oro e di argento e viene utilizzato come amuleto. Lo potete trovare comunemente posto a guardia di palazzi o templi.

Da quel momento Cang Jie, cominciò ad osservare qualsiasi cosa che lo circondava e a cercare dei segni che potessero rappresentare ciò che vedeva. 

Le origini della scrittura cinese

Abbandoniamo le leggende e tuffiamoci nella storia. I primi ritrovamenti archeologici risalgono al 1898-1899 in un villaggio vicino Anyang. Dopo la piena di un fiume che trascinò via alcune zolle di terra, emersero frammenti di scapole di cervo e gusci di tartaruga con delle iscrizioni.

In seguito tra il 1954-1957, nei pressi della città di Xi'an, nello Shaanxi, sono stati ritrovati 113 cocci e vasi di ceramica aventi delle iscrizioni. 

Le tappe fondamentali dell'evoluzione della scrittura cinese sono tre: il cinese antico, quello degli Han Orientali e quello medio.

Il Cinese antico risale al periodo storico della dinastia Shang, dinastia Zhou, Primavera e Autunni, Stati Combattenti. Il Cinese degli Han Orientali risale al periodo storico della dinastia degli Han orientali. Il Cinese medio risale al periodo storico della dinastia Sui, dinastia Tang, dinastia Song. 

Nel corso della loro storia, i caratteri cinesi hanno conosciuto una grande evoluzione stilistica, determinata da un processo di semplificazione delle linee e dalla codifica di forme più regolari e facilmente riconoscibili.

La semplificazione dei caratteri, però, non veniva ufficialmente riconosciuta tanto che, durante la dinastia Ming e Qing, l'uso della grafia semplificata era motivo di bocciatura negli esami del mandarino. 

Inoltre il processo di semplificazione ha contribuito a rafforzare le distanze tra i cinesi che vivevano nella Repubblica Popolare Cinese e quelli di Taiwan, dove è in uso ancora oggi la grafia tradizionale.

Oggi, è possibile trovare persone acculturate che padroneggiano entrambi i sistemi. 

Esempio:
美麗 bello (cinese tradizionale) 美丽 bello (cinese semplificato) 

Scrittura dei caratteri 

Il carattere cinese è in sè un disegno artistico ed è composto da un determinato numero di tratti. I tratti sono segmenti di linea retta, e dobbiamo stare attenti a rispettare l'ordine di scrittura dei tratti. 

Perchè ho voluto presentarvi in breve, molto in breve, la storia della scrittura cinese è 

molto più vasta, se sarete interessati scriverò un nuovo articolo interamente dedicato alla sua storia e ai vari stili. Torniamo ora però, al perchè ho voluto introdurre questo vasto argomento e introdurvi a questa lingua? 

Vi rispondo subito, mi sta molto a cuore la Cina, come mi sta a cuore l'Italia ovviamente e allora, vorrei fare un piccolo gesto insieme a voi. Scriviamo insieme un semplice messaggio per tutti i nostri amici cinesi e per i nostri amici italiani che stanno combattendo contro questo virus: " amore".

Scrivete insieme a me il carattere "ài" che vuol dire "amore"  爱 

Ho scelto questo carattere cinese per due motivi; il primo perchè non è molto complicato da scrivere e il secondo perchè la soluzione ad ogni problema è " l'amore". 

In questo caso, l'amore per il prossimo, l'amore per questa nazione che sta attraversando un periodo difficile, l'amore per le persone che, come già hanno detto molti giovani cinesi sui social, loro sono persone e non sono il virus

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5 anni fa feci un'esperienza unica, di cui me ne ricorderò per sempre: la mia prima volta in Cina. In questo periodo di diffidenza contro questo meraviglioso popolo fa sempre bene ricordare tutte le cose belle della Cina. 

Oltre per il coronavirus, la Cina è famosa per le sue bellezze sia naturali che quelle create dall’uomo, come ad esempio la muraglia cinese. Fu un'emozione indescrivibile salire su questa meraviglia, guardarsi attorno e ammirare tutto il panorama, secco e arido di inverno e rigoglioso e colorato di primavera. 

Scalare ogni gradino senza vederne mai la fine, ma poi rimanere basita davanti tutta la struttura e tutto ciò che la circonda, questo ripaga la fatica della scalata. 

Non sapevo bene che cosa mi avrebbe aspettato ma non mi importava, stavo facendo tutto quello che desideravo fin dal primo giorno dell'università, soggiornare in Cina e studiare. 

Ma in fin dei conti cosa mi è piaciuto di più di questa Cina? 

Sicuramente la gente che, nonostante qualche no e qualche sguardo diffidente da qualcuno che non accetta gli stranieri, sono stati sempre calorosi e curiosi di conoscere la civiltà occidentale. Se c'era qualche problema erano sempre disponibili e simpatici. 

Mi ricordo quando l’università di Pechino ci ha organizzato una gita a Chengde. Oltre a vedere le bellezze della città e la parte della Muraglia non ristruttura abbiamo fatto uno scambio linguistico con l’università di Chengde. 

Appena scesi dal pullman c’erano gli studenti ad aspettarci ed ognuno di loro doveva scegliere uno di noi. Sono stata scelta da due ragazze. Erano curiosissime di sapere che facevo nella vita oltre che studiare, se avevo qualche hobby, se praticavo qualche sport, come funzionava l’università. 

Tutta questa curiosità e questo interesse verso l’altra persona e l’altra cultura mi hanno lasciato un bel ricordo vivido nella mente. 

Inoltre mi hanno portato a fare un tour dell’università e avevano organizzato per noi molte attività tipiche cinesi: una seduta di calligrafia cinese, la cerimonia del tè, una mini lezione di Kung-fu. 

È stata una bellissima giornata che porterò sempre nel cuore come una tra le più belle di quel viaggio.

Adesso a distanza di 5 anni tante cose sono cambiate. Frequento il primo anno magistrale e sto programmando il mio secondo anno in Cina, con il programma del doppio titolo a Wuhan. Proprio lì dove purtroppo è iniziato questo maledetto coronavirus. 

Nella speranza che si risolva tutto al più presto, questa Cina e i suoi cittadini mi hanno sorpreso ancora una volta. Sono rimasta senza parole davanti a tutto questo ottimismo e unità che hanno avuto nei confronti di questo brutto virus. 

Forse è proprio questo quello che accomuna me a loro, il continuo ottimismo e il non arrendersi davanti nessuna avversità. Andare sempre avanti e sempre uniti. 

Nel frattempo che si combatte questo mostro, io sogno ad occhi aperti la mia amata Cina e voglio dimostrare la mia vicinanza a tutti i cinesi.

Ce la farete, ce la faremo e torneremo insieme

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Purtroppo a causa del famigerato e “malefico” coronavirus, quest’anno milioni di cinesi non hanno potuto celebrare la festività più importante del loro calendario: il Capodanno Cinese

Una festa conosciuta anche come Capodanno Lunare o Festa della Primavera, le cui origini risalgono a più di 3.500 anni fa e che quest’anno cadeva il 25 gennaio.

Come rispettoso omaggio al loro sacrificio e con l’augurio che l’anno prossimo le celebrazioni del Capodanno siano semplicemente memorabili, abbiamo pensato di raccontare le origini e la storia di questa festa così importante, provando a spiegare alcuni miti e leggende ad esso legate.

La leggenda più conosciuta è sicuramente quella del terribile mostro Nian (年 o Nianshou 年兽), che aveva una testa lunga e le corna appuntite, abitava nelle profondità del mare e usciva dalla sua tana solo a Capodanno per mangiare il raccolto, il bestiame e qualche volta anche degli umani. 
La cosa interessante è che il nome “Nian” si pronuncia esattamente come la parola “anno” in cinese…vi abbiamo incuriosito?

Le origini del Capodanno Lunare

L’origine precisa del Capodanno Cinese non è conosciuta, ma secondo gli storici risale a circa 3.500 anni fa, durante la Dinastia Shang (1.600 – 1.046 a.C.) quando si facevano cerimonie sacrificali per onorare gli dei e gli antenati all’inizio di ogni anno. La festività aveva quindi una connotazione prettamente religiosa.

Secondo il calendario lunare, il Capodanno Cinese corrisponde con il primo giorno del primo mese lunare e questa consuetudine venne stabilita durante la dinastia Han (202 a.C. – 220 d.C.). Durante questo periodo diventarono popolari alcune curiose attività per la celebrazione, come quella di bruciare del bambù per fare dei suoni scoppiettanti

Come mai? Continuate a leggere e lo scoprirete.

Nel corso dei secoli, grazie al prosperare della cultura e dell’economia, si svilupparono nuovi usi e costumi: oltre ad adorare divinità e antenati, la gente cominciò a stare insieme per divertirsi. Riunirsi in famiglia, pulire la casa (avete presente le nostre pulizie di Pasqua?), visitare parenti e amici, mangiare insieme ravioli. 

Anche stare alzati fino a tardi e accendere petardi, divennero una parte importante dei festeggiamenti!

Nacquero anche altre attività di intrattenimento come la Danza del Leone, la Danza del Drago e la Festa delle Lanterne. Il Capodanno Cinese iniziò a perdere i connotati originali di festa religiosa e diventò sempre più un'occasione per festeggiare con amici e parenti. 

Le celebrazioni iniziarono a diffondersi nei villaggi e nelle città e nacque quel clima di festa tipico di questo periodo che si sente ancora oggi.

Nel 1912 il governo della nuova Repubblica decise di abolire il calendario lunare e il Capodanno Cinese per adottare il calendario gregoriano, e proclamò il 1° gennaio come l’inizio ufficiale del nuovo anno. Ma dopo il 1949, con la fondazione della Repubblica Popolare Cinese, il Capodanno Cinese fu reintrodotto con il nome di Festa della Primavera e diventò una delle feste nazionali. 

Oggi in Cina si celebrano sia il capodanno del 1° gennaio, sia il Capodanno Cinese, che resta però il più importante.

Le leggende sul Capodanno Cinese

Ora cerchiamo di capire il perché di alcune usanze cinesi che riguardano il Capodanno. Ad esempio, perché si fanno scoppiare dei petardi per festeggiare? E perché tutte le decorazioni sono di colore rosso?

In cinese, la frase "festeggiare il Capodanno Cinese" si dice guonian (过): ‘guo’ significa passare, superare, oltrepassare, mentre ‘nian’ 年 può riferirsi sia alla parola "anno", sia al nome del leggendario mostro Nian, di cui abbiamo detto prima.

La leggenda racconta che nel giorno di Capodanno, le persone, terrorizzate dall’idea che il terribile mostro Nian uscisse dalla sua tana, risalisse dalla profondità del mare e mangiasse non solo il raccolto e il bestiame, ma anche loro, lasciavano delle offerte di cibo fuori di casa e fuggivano verso le montagne

Dopo secoli di terrore un vecchio, con i capelli bianchi e la carnagione rubiconda, trovò la soluzione: invece di scappare, iniziò a bruciare bambù per fare dei suoni scoppiettanti (i precursori dei petardi) e appese ovunque drappi e lanterne di colore rosso. 

Il mostro infatti era terribilmente spaventato dal rosso e dai rumori forti!

Quando le persone scesero dalle montagne, si resero conto che il vecchio era riuscito a tenere lontano il temibile mostro. Da quel momento, ad ogni vigilia tutti fecero quello che aveva fatto il vecchio e il mostro non si presentò mai più. Ancora oggi la tradizione dei petardi e delle decorazioni rosse è sicuramente il cuore dei festeggiamenti per celebrare il Capodanno.

Un’altra usanza particolare del Capodanno cinese riguarda delle buste rosse che gli adulti donano ai più giovani della famiglia e agli anziani che contengono denaro e che si chiamano yasuiqian (denaro per sopprimere Sui). 

Quale leggenda si cela dietro le buste rosse?

Si racconta che alla vigilia del Capodanno, oltre al mostro Nian, ci fosse anche un demone di nome Sui che spaventava i bambini mentre dormivano. I bambini toccati dal demone non riuscivano più a piangere ed erano colti da una febbre altissima che li faceva impazzire. 

Per proteggere i bambini da Sui, i genitori accendevano candele e stavano svegli tutta la notte. Dei genitori decisero di dare al loro bambino otto monete con cui giocare per restare sveglio ed evitare che il demone lo spaventasse. 

Il bambino si divertì ad avvolgere le monete in una carta rossa, scartandole e incartandole, finché si addormentò. I genitori allora misero il pacchetto con le monete sotto al suo cuscino. Quando Sui cercò di toccare la testa del bambino, le monete sotto al cuscino tintinnarono e spaventarono il demone. Da quel giorno in poi, dare buste rosse diventò un modo per proteggere i bambini e portar loro fortuna.

Potremmo continuare all’infinito, ma vorremmo solo che l’anno prossimo, quando inizieranno i festeggiamenti per il Capodanno Cinese, ricordiate quanto antica e complessa sia la cultura di questo popolo meraviglioso.

E vogliamo poterli festeggiare tutti insieme!

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Andiamo all’Opera? 

Per far conoscere la Cina in un momento difficile in cui tutti hanno paura del contagio e aumentano le diffidenze, vogliamo raccontare le bellezze del Teatro Kunqu. Racconteremo la sua storia e poi potrete gustare uno spettacolo andando sul web.

Per fortuna che il mondo digitale ci aiuta a mantenere forte l’amicizia fra Italia e Cina e fra le persone. 

Ogni paese del mondo possiede una propria elegante e raffinata “Arte dello Spettacolo” che esprime in profondità lo spirito e il cuore della nazione. I greci hanno la tragedia antica, gli italiani l'opera lirica, i russi il balletto e gli inglesi i drammi di Shakespeare. Tutte queste arti sono fonte di orgoglio e sono riconosciute a livello internazionale e anche la Cina ha una sua forma artistica che da secoli emoziona milioni di persone.

Il Teatro Kūnqǔ

Il Teatro Kūnqǔ è un'opera tradizionale cinese così particolare che nel 2001 l'UNESCO l’ha inserita nell’elenco dei Patrimonio Immateriale del mondo.

Il termine Kūnqǔ è l’unione di due parole e deriva da “Kun" (ossia Kunshan) il distretto dell'attuale provincia di Jiangsu, e da “qu" che significa musica. Si tratta di una delle più antiche forme di opera cinese e ha avuto un’influenze di vasta portata, non solo sull’evoluzione del teatro cinese, ma anche sulla letteratura, sulla musica e sulla danza.

Il Kunqu ha una storia di oltre 600 anni e i suoi testi sono noti per la loro raffinata bellezza lirica. Opere come “Il Padiglione delle Peonie” (1598) di Tang Xianzu e “Il Palazzo di Lunga Vita” (1649) di Hong Sheng sono considerate capolavori della letteratura e della poesia cinese. Nello spettacolo, canto, recitazione, movimento, tecniche di arti marziali e esercizi acrobatici si fondono in un'unica esibizione dinamica, fluida e armoniosa.

Il Kunqu è infatti molto più di un semplice dramma musicale: è una combinazione di recitazione, opera, balletto, declamazione di poesie e commedia musicale. Inoltre, prende spunto da spettacoli teatrali ancora più antichi: mimo, farsa, esercizi acrobatici e ballate, alcuni dei quali risalgono al terzo secolo a.C. o anche prima. 

Nell'esecuzione dell’opera Kunqu parole, musica e danza lavorano simultaneamente e in armonia.

Il linguaggio del Kūnqǔ è unico: non è né cinese mandarino, né il dialetto del Kunshan. È un linguaggio artificiale, creato ad arte, una forma modificata di mandarino con degli apporti dialettali.

Il testo e la musica sono di due tipi diversi, facilmente distinguibili. Da un lato, ci sono le “arie” che vengono cantate con l’accompagnamento dell'orchestra. Sono veri e propri poemi di elevata qualità letteraria. Dall’altro lato, ci sono dei passaggi di prosa, cioè dei monologhi e dei dialoghi, che non sono né cantati né parlati, ma scanditi ritmicamente.

La musica è un elemento essenziale dell’opera Kunqu, ma al contrario di quanto succede da noi in Occidente, le musiche non sono composte appositamente per l'opera, ma vengono scelte dall'autore all'interno di un repertorio esistente e consolidato, secondo particolari convenzioni e i testi sono scritti in modo da adattarsi ad un gran numero di melodie. 

Esiste una delicata relazione tra parole e melodie: il cinese è un linguaggio tonale, ogni parola ha una "melodia", per così dire, e l'aria musicale si sovrappone alla melodia della parola, senza interferire con essa.

Oltre alla musica e alle parole, c'è il terzo elemento: i movimenti della danza. 

Il ballo nel teatro Kunqu è diverso dal balletto occidentale: l'intero corpo è impegnato in un linguaggio intricato di gesti e movimenti. Il significato di alcuni movimenti è immediatamente comprensibile anche dagli spettatori non esperti e rende piacevole seguire la storia dello spettacolo, mentre altri movimenti sono stilizzati e seguono strutture convenzionali. 

I movimenti delle danze coinvolgono non solo il corpo ma anche il costume di scena, in particolare le maniche, e gli oggetti tenuti in mano dagli attori, come ad esempio i ventagli. 

Anche i costumi sono molto elaborati, seguono delle convenzioni che sono nate nel corso dei secoli e non sono proprio realistici.

Ad esempio, in spettacoli di argomento storico, i costumi non seguono il periodo della trama, ma piuttosto si adattano e caratterizzano il ruolo del personaggio, soprattutto dal punto di vista del rango sociale. 

In fondo questo appare anche in alcune rappresentazioni di opere liriche italiane moderne dove registi/artisti decidono di dare interpretazioni personali della storia ambientandola in periodi diversi da quella dell’autore originario.

Gli attori non portano maschere, ma i loro visi sono truccati vistosamente, in modo da suggerire le qualità del personaggio. Anche la scenografia segue le convenzioni dell'opera cinese ed è quasi del tutto assente. In scena ci sono solo pochi oggetti reali, come un tavolo e una sedia, e oggetti simbolici che si richiamano nelle varie situazioni.

I personaggi delle storie sono divisi in varie categorie: Shēng (ruoli maschili), Dàn (ruoli femminili), Jìng (visi dipinti), Mò (uomini anziani) e Chǒu (clowns). Ed anche questo è un parallelismo con l’opera italiana in cui in genere alle diverse voci corrispondono ruoli particolari.

Oggi il Kūnqǔ è ancora rappresentato in sette fra le maggiori città della Cina: Pechino, Shanghai, Suzhou, Nanchino, Chenzhou, Wenzhou e Hangzhou, oltre che a Taipei. Compagnie amatoriali sono inoltre attive in molte altre città, in Cina e all’estero e siamo sicuri avrà un futuro roseo perché per andare nel futuro bisogna avere solide radici nel passato.

E presto anche noi torneremo in Cina e andremo a provare l’esperienza dell’opera Kunqu.

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