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Una bella chiacchierata con il sindaco Simona Guidarelli di Pergola splendido comune adagiato sulle belle colline delle Marche a due passi da Senigallia, dalle Grotte di Frasassi e dal sontuoso castello di Frontone.

Una intervista che è nata grazie stata all’adesione del comune di Pergola al contest #IlFuturoNelleNostreRadici che abbiamo lanciato per far conoscere i nostri borghi.

Per il sindaco e l’amministrazione comunale di Pergola, la vera sfida di oggi è quella di far conoscere sempre di più le bellezze e le attività uniche che offre il territorio. Un paese che è già nelle preferenze di olandesi e svizzeri che hanno comprato e gestiscono agriturismi molto apprezzati.

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Pergola - foto Fabrio Ceccarani[/caption]

Due parole per identificare in modo unico Pergola: colline, bronzi e vino.

La prima cosa che viene in mente arrivando a Pergola è la serenità delle colline dell’entroterra marchigiano, dove si vive a contatto con una natura non brutalizzata da costruzioni e fabbriche.

Una natura dove ancora si possono vivere i ritmi del sole e dove la terra profuma di buono. Un paesaggio dove i vigneti regalano un gustoso vino rosso, il Pergola DOC da pregiate uve Aleatico, perfetto in abbinamento alla cucina marchigiana, e soprattutto con il formaggio pecorino prodotto da allevamenti di pecore locali.

Ma ci sono tanti altri motivi per cui venire a visitare Pergola ci racconta il sindaco Guidarelli:

“Diversi anni fa, nelle campagne di Pergola è stato rinvenuto un complesso di statue che è unico nella storia dell’arte romana: 4 sculture in bronzo rivestite in oro che rappresentano due uomini a cavallo e due donne. Le sculture non sono tutte complete ma sono una vera rarità.
Per poterle avere nel nostro museo, 30 anni fa i pergolesi hanno combattuto e costruito simbolicamente anche un muro per non farle portare via.
Oggi siamo orgogliosi di averle esposte qui e del grande interesse che suscitano in tutti quelli che vengono a vederle!”

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Pergola - foto Marco Spadola[/caption]

Non è facile trovare statue in bronzo di epoca greca o romana perché il metallo veniva sempre fuso per creare nuovi manufatti o per soddisfare esigenze temporanee. Queste sculture rappresentano invece un vero capolavoro d’arte. Pensate che a Roma si è salvata la statua di Marco Aurelio perché si pensava che rappresentasse l’imperatore Costantino che aveva aiutato il Cristianesimo.

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Pergola - foto Marco Spadola[/caption]

Oggi Pergola si presenta con una offerta turistica integrata che unisce arte, natura e enogastronomia insieme ad almeno altre 2 eccellenze marchigiane conosciute in tutto il mondo: le grotte di Frasassi nella vicina Genga e il meraviglioso castello di Frontone.

“E questo anno, tra i Luoghi del Cuore del FAI votate gli affreschi dell’Oratorio al Palazzo, un capolavoro del XV secolo dipinto da Lorenzo d’Alessandro da San Severino Marche”.

E basta prendere la macchina per fare un tour nelle colline e in un’ora si è nella superba Urbino, nella Riviera del Conero o a Pesaro.

Cosa volere di più da una vacanza in una delle campagne più belle d’Italia?
Mi raccomando: aspettiamo storie per il contest che riguardano ricordi, ricette, racconti e storie divertenti. Così potremo sempre di più far conoscere Pergola ed invitare le persone a venirvi a trovare.

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Il nostro corallo di Sciacca è unico al mondo perché è stato reso fossile dalla presenza dell'Isola Ferdinandea, chiamata anche l'isola che non c'è.
Un’isola emersa al largo di Sciacca e inabissatasi in poco tempo.
L'isola sarebbe costituita da un vulcano attivo, i cui fumi hanno trasformato nel tempo la barriera corallina presente nel nostro mare (LEGGI ANCHE).
L'isola all'epoca dell'emersione destò l'interesse di molte nazioni che ne rivendicarono la titolarità di appartenenza.

Il Re Ferdinando di Borbone decise di inviare la corvetta bombardiera "Etna" per proteggerla dall'invasione e piantò una bandiera borbonica, battezzando l'isola "Ferdinandea".
Il 21 marzo del 2001 vengo chiamata al telefono dal mio amico Dario, un lupo di mare, capitano di un grande veliero d'altri tempi:

“vieni subito al porto, corri che dobbiamo andare in mare”.


Accompagnata da mia figlia Luisa, all’epoca di 9 anni, per la gioia di farle vivere una giornata di mare, corriamo al porto.
Una flotta di gente affollava la battigia e, con mia grande sorpresa, vidi che l'attenzione era concentrata sui principi di Borbone venuti a Sciacca, su invito della lega navale di Sciacca.
I principi dovevano porre una lapide di marmo sull’isola con il contributo dei sommozzatori della lega navale.
Partiamo alla volta dell'isola a bordo del veliero di Dario (da noi battezzato dei pirati), altri con motoscafi, barche e barchette. Stavamo assistendo ad un evento fantastico grazie all'invito di Dario.


Giunti alla volta dell’isola, Dario offre a tutti i presenti il “Nettare degli Dei”, il vino dolce passito di Pantelleria accompagnato da dolcetti di mandorle.
Assistiamo alla funzione. Il principe Carlo e la principessa Camilla testimoni importanti per la deposizione della lapide nei fondali marini.
La cerimonia durò una ventina di minuti e dopo la benedizione del prete, e la classica corona di fiori buttata in mare, tutte le imbarcazioni erano pronte per fare rientro procurando durante le manovre di avviamento motori un’onda anomala che fece cadere alcune suppellettili del veliero.
Per me è stata la più bella esperienza vissuta in mare ...irripetibile.
Al ritorno, complice un mare liscio come l'olio, Dario mi ha fatto vivere anche l'esperienza di usare il timone … seguire la bussola e le sue preziose indicazioni.
Quando vivi un’esperienza del genere si può solo dire ... “io c'ero”.
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L’arcipelago delle Eolie è composto da 7 meravigliose isole di origine vulcanica, le sette perle del Mediterraneo: Lipari, Vulcano, Salina, Filicudi, Alicudi, Panarea e Stromboli. Ricche di storia, cultura e bellezze naturali circondate da uno splendido mare incontaminato, sono una meta ambita da tanti turisti.

Io vivo a Lipari la più grande dell’arcipelago che conta circa 12 mila abitanti.
L’isola offre tantissime attrattive sia di terra che di mare ma anche piatti della tradizione con i suoi sapori e profumi tipicamente Eoliani.
La cucina Eoliana si distingue per l’uso sapiente di erbe aromatiche come rosmarino, origano, basilico, aglio, menta e soprattutto di capperi e malvasia.
I nostri dolci tipici eoliani sono molto conosciuti come i “gigi”, i “acauli”, i “sesamini”, i “pasticciotti” di zucca e “spicchitedda”.
Voglio raccontarvi una ricetta che facevo sempre insieme alla mia mamma che mi diceva: “impara, che poi quando io non ci sarò più potrai farli insieme ai tuoi figli”.
La ricetta dei Nacatuli Eoliani, pasticcini di frolla siciliana aromatizzati con vino Malvasia e farciti con un profumato ripieno di mandorle, zucchero, cannella e agrumi. Minuziosamente ricamati con il “pizzicarolo” attrezzo fatto artigianalmente da persone del luogo.

La ricetta dei Nacatuli di Lipari


Ingredienti per l’impasto:

    • 1 Kg farina

 

    • 150 gr strutto

 

    • 150 gr zucchero

 

    • 2 uova intere e 2 tuorli

 

    • un bicchiere di malvasia



Amalgamare la farina con lo strutto, lo zucchero, le uova e infine la malvasia (vi raccomando quella originale).
Mettere in frigo a riposare. Nel frattempo preparare il ripieno tritando le mandorle con lo zucchero, la cannella e il mandarino.
Stendere la frolla preparare dei dischi. Porre un po' del ripieno al centro di ogni dischetto e coprire con un altro dischetto, sigillando tutto attorno con le dita e rifilando i bordi con una rotella dentellata.
Pizzicare e intagliare la superficie dei nacatuli, in modo da abbellirla con disegni di fantasia e varie forme in rilievo.
Quindi cuocere i nacatuli in forno a 180 °C fino a leggera doratura (20 minuti circa).
Visitate queste splendide isole incontaminate ricche di cultura, natura e prelibatezze culinarie!!
Vi aspetto!

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Video-pillole sul turismo - parte 56

Emozioni che cambiano la nostra vita…

Torniamo in Sicilia, sulle pendici dell’Etna e nelle vallate che circondano questo monumento naturale, testimone di storia da chissà quanti miliardi di anni.

Andiamo in escursione insieme ad Alfio, nella splendida Valle del Bove, in sentieri e paesaggi a lui molto familiari, anche se ogni volta che li ripercorre nel suo cuore e nei suoi occhi riescono sempre a regalare emozioni diverse.

Alfio ci fa entrare nello spirito di un bosco magico dove si perde per ritrovarsi. Un luogo creato da una eruzione del vulcano dove la natura è particolarmente rigogliosa ed entra fino nel nostro cuore.

Caro Alfio ci hai convinti e verremo a visitare il tuo posto magico del cuore. 

Un nuovo appuntamento per il nostro contest #ilFuturoNelleNostreRadici

#italianisuperanotutto #IlFuturoNelleNostreRadici

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Video-pillole sul turismo - parte 55

Ogni paese ha il suo “custode” della storia... e anche Torre Cajetani ha il suo!

Andiamo in Ciociaria, in un borgo che abbiamo avuto il piacere di conoscere più volte in questi anni. L’abbiamo scoperto anche grazie alle storie di uno storico “mascherato”, che si fa chiamare ‘Storicamente Torre’.

 Un nome e una garanzia che mettono ancora di più in risalto l’amore che questo grande amico di penna prova per il suo paese.

Per noi e per il contest #ilfuturonellenostreradici ha scritto un articolo che unisce storia e cultura, e tutto lo spirito dei Torrigiani.

Ogni paese ha il suo Storicamente Torre, e noi vogliamo aiutarli a raccontare il proprio paese insieme a noi!

#italianisuperanotutto #IlFuturoNelleNostreRadici

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Nel 1650, papa Innocenzo X Pamphili bandì una gara d'appalto per la costruzione della Fontana dei Quattro Fiumi.

Questo pontefice era stato eletto nel 1644 e aveva subito sconfessato le opere del suo predecessore Urbano VIII Barberini, per cui i principali esponenti della famiglia dovettero fuggire in Francia, protetti dal potente cardinale Mazarino.

Per tutti i grandi lavori previsti in città quindi venne preferito Francesco Borromini a Gian Lorenzo Bernini, considerato architetto dei Barberini.

Il progetto della fontana fu inizialmente affidato al Borromini, ma con uno stratagemma il Bernini riuscì ad aggiudicarsi il lavoro.

Egli fece recapitare a Donna Olimpia, vedova del fratello del papa e sua ascoltata consigliera, un modellino d'argento della fontana con grotte, leoni, palme e sopra l'obelisco. Il Pontefice, vedendo "per caso" il modellino, ne rimase entusiasta e gli affidò i lavori.

La fontana fu pagata con i proventi delle tasse sul pane, sul vino e su altri generi di consumo e inaugurata nel 1651.
Francesco Borromini progettò per la famiglia il grande Palazzo su Piazza Navona, dove ora si trova l’Ambasciata del Brasile, e la Chiesa di Sant’Agnese.  

Papa Innocenzo X si preoccupò, nei dieci anni di regno, di arricchire enormemente la sua famiglia, ma anche di arricchire la città di opere d’arte.

A dirigere queste acquisizioni fu Donna Olimpia, vedova del fratello del papa e secondo le voci popolari amante del papa.

Donna Olimpia fu molto avida e per un decennio fu la persona più potente dello Stato, chi voleva parlare con il pontefice doveva prima passare da lei.

Le proprietà di famiglia andavano dal palazzo di piazza Navona, al Palazzo su Via del Corso, alla immensa Villa Pamphili, con il Casino del Buon Respiro. Fino al feudo di San Martino al Cimino.

Nel 1647 il cardinale Camillo Pamphili, figlio di Olimpia e nipote (o figlio) del Papa, conobbe un'altra Donna Olimpia Aldobrandini, giovane vedova del principe Paolo Borghese.

E nonostante il parere contrario della madre, ottenuta la necessaria dispensa papale, la sposò abbandonando così la porpora cardinalizia.

Il papa accettò il matrimonio, ma temendo litigi tra le due Olimpie, mandò gli sposi a vivere a Frascati a Villa Aldobrandini.

Li richiamò a Roma alcuni anni dopo, ed in effetti le due Olimpie vennero a contrasti ma fu sempre la suocera ad avere la meglio e restare unica signora alla corte pontificia.

Nel 1654 Donna Olimpia si comperò anche il feudo di Alviano con il suo castello.

Ritiratasi da Roma dopo la morte del papa nel gennaio del 1655 la curia romana tentò di rientrare almeno in parte in possesso delle ricchezze accumulate da Donna Olimpia a spese dello Stato Pontificio, ma inutilmente.

Lei si rifiutò di pagare persino le spese del funerale. Il nuovo papa, Alessandro VII fece confinare Donna Olimpia a San Martino al Cimino dove morì due anni dopo per la peste, lasciando miliardi agli eredi e materia per tante leggende popolari.

Camillo Pamphili nel 1651 acquistò il feudo di Valmontone. Sua figlia Anna sposò un Doria (di Genova) ed inizierà la dinastia dei Doria Pamphili, che cesserà nel 2000 con Orietta e continuerà con i suoi figli adottivi.

Villa Doria Pamphili del Comune di Roma è il parco pubblico più grande della città, dopo quello dell’Appia Antica, ma l’edificio della Villa è riservato in quanto utilizzato dal Governo per incontri ufficiali.

È incredibile notare come da corruzione e ruberie siano nati i più grandi capolavori di questa città.

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Crema di ceci con tagliolini e baccalà, questo è il piatto che più mi rappresenta e che perseguita i miei amici da quasi trenta anni. 

Era la fine degli anni '80 quando venne alla luce questo piatto, una ricetta che rappresenta in pieno il periodo con le sue creme e vellutate. 

All'epoca lavoravo in un ristorante stellato e, nonostante io fossi il responsabile della sala, ero ben visto anche in cucina dove mi insegnarono le basi per una cucina professionale e non di casa. 

E il piatto nasce proprio per una mia esigenza di creare qualcosa che ricordasse la ristorazione e non la cucina casalinga. Così in questo piatto c'erano tutte le conoscenze acquisite in quel periodo, non solo di cucina ma anche della frequentazione di altri chef stellati. 

In particolare, nella mia ricetta c'era la voglia di emulare un grande chef dell'epoca Fulvio Pierangelini con il suo ristorante il Gambero Rosso a San Vincenzo (LI) che faceva una crema di ceci con gamberi, chiaramente non paragonabile alla mia.

La mia crema di ceci rimaneva ancorata alle radici con l'uso di prodotti tipici nostri, i ceci, la pasta all'uovo e il baccalà. Nel tempo la ricetta è stata raffinata e resa più delicata, ma io vi propongo la versione iniziale a cui sono affezionato.

Ricetta della Crema di ceci con tagliolini e baccalà 

Per prima cosa dobbiamo ammollare il baccalà 2 o 3 giorni prima, poi possiamo passare ai ceci che vanno messi in ammollo per una notte sola.

A questo punto possiamo pensare di iniziare a cucinare lessando i ceci che vanno salati solo alla fine.

Preparare dei tagliolini all'uovo, impastando le uova con la farina e stendendo la pasta.

Iniziamo la vera cottura e prendiamo un tegame in cui mettiamo aglio, olio e peperoncino e facciamo dorare l'aglio prima di aggiungere i ceci e lasciarli insaporire.

A questo punto aggiungiamo acqua calda e facciamo cuocere 15 minuti. Poi togliamo tutto dal fuoco, eliminiamo l'aglio, frulliamo i ceci e rimettiamo sul fuoco aggiungendo acqua calda.

Quando tutto riprende il bollore, allora mettiamo i tagliolini.

Nel frattempo sfaldiamo il baccalà e lo saltiamo in padella con poco olio.

Quando i tagliolini sono cotti, serviamo nella scodella dove aggiungeremo il baccalà.

Su questo piatto mi piaceva moltissimo bere il Cervaro della Sala, un vino da uve Grechetto e Chardonnay che viene prodotto in Umbria nella tenuta Castello della Sala della famiglia Antinori.

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Video-pillole sul turismo - parte 54

https://www.youtube.com/watch?v=83wMkiS3fdU&feature=youtu.be

Il premio Town Ambassador viene assegnato a Tony Malizia, italo-canadese che vive a Toronto ma è nato a Settefrati (FR) per il suo ruolo di 'costruttore di ponti': ponti interculturali e ponti d'amore per connettere due mondi e due culture...

Un'intervista e il racconto di una vita fatta di sacrifici, la storia di Tony Malizia e del suo amore per Settefrati, paese natale che non ha smesso di portare nel cuore anche dopo essersi trasferito in Canada all'età di 21 anni.

Un grande imprenditore, un uomo di infinita positività che ha costruito la sua vita secondo il grande sogno di tutti gli emigrati italiani. Un sogno che si è sempre unito al sogno "Ciociaro", creando la Canneto Society nella sua città di Toronto.

Una storia e un video che parlano di speranza, e di come oggi Tony cerchi di avvicinare i giovani canadesi di 3° e 4° generazione di origini italiane alle tradizioni dei loro nonni, alla nostra lingua e al nostro Paese.

E la speranza è che un giorno questi ragazzi affollino le strade dei paesini della sua amata Val di Comino!

#italianisuperanotutto #IlFuturoNelleOradici #townambassador

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