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Con alcune persone fidate (Nerchia, Tex Willer, Porcaccio, Sbattilana II e il Poeta) sono salito in cima al melo più alto della piantagione e abbiamo goduto della vista del frutteto in tutta la sua bellezza.


Il meleto ha 16 filari, contrassegnati con lettere dell’alfabeto, e la parte storica ha circa 500 piante di varie qualità. Dove c’erano dei vuoti ho messo a dimora le prime 110 piante di giovani meli del territorio: 50 limoncelle, 50 cerine e 10 annurche.

Studiando mi sono imbattuto in una notizia curiosa: a Geneva, nello Stato di New York, l’organizzazione governativa Plant Genetic Resources Unit ha in cura la più grande selezione mondiale di meli. Circa duemilacinquecento varietà provenienti da ogni parte del pianeta.
Questa notizia è stata lo spunto per iniziare quello che ho definito il “percorso didattico”.
Lungo la recinzione in basso, a confine con la strada vicinale che dal campo sportivo porta sotto le vasche che una volta venivano utilizzate per lavare i panni, ho messo a dimora le prime 21 differenti qualità di melo: limoncella, cerina, annurca, renetta, florina, tinella, san giovanni, antica, red delicious, sansa, mula, golden delicious, rosa, granny smith, fuji, gala, red love, abbondanza, janagold, stayman e imperatore.
Anche queste piante sono state oggetto di adozione e oggi recano tutte la targhetta attraverso cui risalire all’adottante.
Ma la storia continua e ho successivamente messo a dimora un kako mela (MM00K) e 7 nuove varietà di melo (gelata, elstar, zitella, astracan, pinova, paradisa e prima) che adesso aspettano un genitore.
È mia intenzione continuare a far crescere la famiglia che ha sposato questa iniziativa. Proverbio cinese:

“Il momento migliore per piantare un albero è vent’anni fa. Il secondo momento migliore è oggi”.


E adesso qualche novità sulla difesa fitosanitaria delle piante da frutto, fra i mezzi naturali per combattere afidi, acari e insetti nocivi, mi è stato consigliato un infuso d’aglio tritando i bulbi in acqua e portandoli a ebollizione.
Ho così preparato il prodotto che abbiamo nebulizzato sulle piante insieme alla poltiglia bordolese e all’olio bianco. Potete immaginare l’odore che ci siamo portati dietro dopo il trattamento!
Le piante sono sfiorite e ora aspettiamo i profumi dei frutti…
Flashback!
Qualche anno fa mi trovavo a passeggiare per un mercato di Boston quando riconosco in mezzo alla folla il volto di un ortonese emigrato molti anni prima in America.
Mi sembra strano, allora mi avvicino e gli domando a bruciapelo se avesse a che fare con Ortona dei Marsi.
Dopo un attimo di perplessità, gli si illuminano gli occhi e insiste perché accettassi tutta la frutta che aveva appena comprato: c’era anche un chilo di ottime mele che, forse, gli ricordavano quelle paradisiache della sua terra.
Che bella Ortona dei Marsi!

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Un tempo, quando ero ragazzo, il giorno e la notte erano ben distinti: l’uno era il tempo della luce, dei suoni, del lavoro, l’altra era il tempo del buio, del silenzio, del riposo.

Durante la notte il buio e il silenzio non facevano paura, anche quando scoppiava un temporale con pioggia fitta e il vento fischiava con forza. Allora veniva istintivo rannicchiarsi tra le coperte e questo bastava per sentirci sicuri.

In questi luoghi il buio era anche misura del tempo: qui non si dice “ho lavorato dalla mattina alla sera”, ma “da buio a buio” oppure “da un buio a un altro”.


Poi sono arrivati l’illuminazione elettrica diffusa, i locali notturni, la movida, le discoteche e la notte è diventata una grezza appendice del giorno.
E il silenzio? Sparito!
Rimpiango queste dimensioni perdute, vissute e sperimentate a Sorano, un paese della Maremma toscana, sorto come per incanto sui fianchi di uno sperone di tufo, lanciato come la prua di una nave in una vallone solcato da un fiume d’acque limpide.
Un paese incorniciato da un incomparabile paesaggio fatto di canyon, di pareti a precipizio, massi enormi e creste emergenti da vallate verdeggianti.
In un simile scenario da Far West era facile fantasticare.
Noi ragazzi siamo cresciuti scorrazzando tra le rupi, i costoni, le valli, incuranti dei pericoli, anzi affrontarli ci rafforzava nel fisico e nel carattere. Quante volte sul ciglio di un precipizio ci fermavamo a contemplare le meraviglie naturali che avevamo intorno e in un simile ambiente nessuno di noi ha mai sofferto di vertigini.
Ma per noi ragazzi c’era a disposizione anche un centro storico straordinario, solcato da poche vie e molti vicoli che si intersecano dall’alto in basso, con scalinate di raccordo e piazzette seminascoste e con un mondo sotterraneo fatto di cantine, magazzini, stalle, antiche abitazioni rupestri.
Qui si sviluppavano i nostri giochi, molti inventati da noi stessi, stimolati da questo particolare ambiente in cui eravamo immersi tutti i giorni. Anche un gioco universale come “nascondino” qui non era la stessa cosa che altrove.
L’abitato di Sorano è un raro esempio di architettura spontanea, creato da un’originale cultura locale: la “civiltà del tufo”. Tanti anonimi muratori si sono susseguiti nei secoli, tramandandosi le stesse modalità costruttive, creando un insieme omogeneo e così ben inserito nel paesaggio che oggi nessun architetto, anche famoso, saprebbe realizzarlo.
Sorano è come un caleidoscopio, che cambia con il cambiare dei colori della vegetazione al passaggio delle stagioni e con tanti punti di vista diversi: se lo guardi da ponente ha un aspetto, se lo guardi da levante sembra un altro paese. Se non fosse per alcuni precisi punti di riferimento: il Masso Leopoldino e la Fortezza Orsini.
Il Masso Leopoldino è una gigantesca rupe, che emerge al centro dell’abitato, resa liscia intorno intorno dagli “scavini” soranesi, alla punta della quale si trova la Torre dell’Orologio, che fa il paio con il campanile della vicina chiesa di San Nicola.


La Fortezza Orsini, possente e ferrigna, si erge in alto con la sua mole tanto che riuscì ad impressionare il ministro plenipotenziario del Granduca di Toscana, venuto nel 1608 a prendere possesso della Contea Ursinea ceduta ai Medici:
“E sopra (a Sorano) risiede nobilissimamente una eminente e bella fortezza, che gli sta sopra come un falcone, veduta assai ben di lontano, e quando si è per la Terra, par cosa di stupore a rimirare una fabbrica e altezza tale che quasi pare che l’occhio vi si smarrisca”.


Questa fortezza, che rese Sorano imprendibile nonostante i numerosi assedi subiti nel tempo, fu la ragione principale dell’importanza militare e strategica della piccola Contea di Pitigliano, dominata dagli Orsini dal XIV ai primi del XVII secolo.
L’ambiente sociale di Sorano poi era come una grande famiglia. Eravamo quasi tutti poveri, ma nessuno toccava niente delle cose altrui. Era il tempo in cui si lasciava tranquillamente la chiave nella porta di casa.
C’era però chi era ancora più povero: un uomo, che non possedeva niente, salvo un misero tugurio e andava avanti a stento con un poco di carità. Tutti lo chiamavano “Cenciapane” perché spesso diceva: “Anche oggi so’ cencia (senza) pane”.
Un giorno d’inverno all’ora di pranzo se ne stava sbocconcellando un pezzo di pane duro su una panchina di fronte all’osteria, da cui provenivano gradevoli effluvi dalla cucina; passò un soranese che gli disse:

“Che fai lì al freddo, vai a casa tua a mangiare”, “Eh no -rispose Cenciapane-almeno qui mangio pane e odore!”.


Il personaggio è noto anche perché un giorno, stanco della sua indigenza, esclamò: “Voglio andà via da ‘sta schifa Italia, voglio andà a Roma!”. 
Il senso dell’umorismo e della battuta, anche paradossale, non mancava mai e rendeva piacevoli le relazioni con gli altri.
Noi ragazzi stavamo spesso ad ascoltare aneddoti e racconti degli adulti, un vero patrimonio orale, tra cui c’erano le storie delle “paure” notturne, legate a luoghi particolari come le “Grotte del Purgatorio” (antiche abitazioni rupestri) o le tipiche Vie Cave, antiche strade tagliate nella roccia, usate per superare i profondi dislivelli dei valloni intorno all’abitato.
Passandovi di giorno si ha l’impressione di entrare in luoghi arcani e misteriosi, figuriamoci di notte!

Le “paure” di cui parliamo non corrispondono alla “paura” cioè a quel “turbamento dell’animo, che suscita forte timore”, ma sono qualcosa di vago, di indefinito, un incontro con l’irreale, che mette addosso un senso di inquietudine o di spavento.


Le “paure” possono presentarsi nelle forme più varie: un albero che si contorce e si trasforma in un orrido mostro, un fuoco che serpeggia lungo un muro e non si consuma, figure diafane che appaiono in mezzo alla nebbia e così via.
Anch’io una volta ne ho fatto esperienza. Mio zio mi aveva portato con sé in un paese vicino per certi impegni, ma facemmo tardi e partimmo quasi a notte.
Camminavamo a piedi, accompagnati da un bel lume di luna, la “luna piena del cacciatore”, quando all’improvviso dalla mia parte apparve un grosso cane bianco che si mise a camminare con noi, senza sapere se poteva essere ostile o no.
Eravamo sconcertati e fummo presi da un certo timore, sentendo che il cane ad intervalli ringhiava sordamente. Avvertivo che mio zio era preoccupato e ad un certo punto mi prese per il braccio e mi spostò, mettendosi lui tra me e il cane.
Andammo avanti con il fiato sospeso per un tempo che ci parve infinito, poi all’improvviso il cane scomparve come era venuto. Allora cominciai a dire:

“Ma quel cane…” e mio zio subito replicò: “Era una paura!”. Non dissi altro.


Anche questa dimensione sospesa tra il vero e l’immaginario, un tempo patrimonio della nostra gente, è ormai perduta nell’attuale società tecnologica.
 

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Non so ma quando penso alla Sicilia la prima cosa che vedo è Lei, Catania. 
Come posso esprimere un mio pensiero?... quello che vedo in lei più che altro non è la città vista su una cartina geografica.
No. Io vedo i profumi di Catania ... i colori, il suo dialetto. E poi tutto insieme. È come l’arcobaleno, senza uno dei colori non c’è. La bellezza è l’insieme.
Quando si va in giro per i locali del centro, la prima cosa che si sente è il profumo delle verdure alla griglia. Cotte in modo molto tradizionale, fuori in strada con la brace come si usava fare ai vecchi tempi dai poveri.

Ma vi assicuro che è una bontà unica il profumo riempie le strade insieme la sua gente.
Insieme ai colori delle varietà uniche che solo la Sicilia offre, così belle! No non è roba assolutamente da negozi, ma bontà regionale.
Poi, passeggiando per questa incantata città ci si rende conto che il tempo in alcuni punti si è fermato. 
Perché è giusto così!
La prima cosa che osservo al mattino mentre sorseggio il caffè sul balcone, guardando l’immenso, è la cima del vulcano ricoperta di neve. 
Con il sole che non è proprio quello tedesco…. e mi rendo conto che provo un senso di libertà da tanti pensieri. Perché l’immagine ti cattura con il suo splendore!

Quando sono salita verso il maestoso vulcano, che ho visitato più volte con mio marito, allora mi sono resa conto di quanto piccoli siamo rispetto a tanta natura.

Sentivo sotto i mi miei piedi tanta forza che mi afferrava fino in fondo e mi lasciava tanto da pensare.  


Scalando l’Etna poi, osservo sempre Catania come si estende ai suoi piedi. 
E in quel momento non vedo il caos di una metropoli, ma solo una grande piacere a poterla osservare anche dall’alto.
Catania, una città tanto movimentata e stressata ma che tutto e tutti amano per la sua magia.
Allora?
Non so, ogni angolo di essa ti offre un nuovo capitolo tutto da leggere. 
Da assaporare con tutti i suoi piatti tipici, dal sapore del mare. Quello autentico che ti raggiunge ovunque.
Bruciata dal sole ma tanto verde .... in primavera quando tutto rinasce a vita. Tutta la natura da il meglio di sé stessa per regalarsi una città così floreale. 
Mi auguro che il sole abbia un po’ di pietà.
Un’amica mi ha detto che non bisogna essere poeti ma ognuno può scrivere un racconto. 
Beh, spero che con le mie poche e povere parole sia riuscita un po’ a trasmettere quello che vedo in questa città magnifica e piena di segreti da scoprire ... ogni volta uno nuovo ....

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La perla nera del Mediterraneo: Pantelleria non è solo mare, è molto molto di più.
Sono stata a Pantelleria nel mese di ottobre ed è un periodo assolutamente meraviglioso per visitare questa isola.
Nel cuore del Mediterraneo: le coste della Sicilia e le coste della Tunisia in lontananza la rendono un luogo che nei secoli è stato crocevia di popoli, culture e tradizioni.

Sono atterrata a Pantelleria con un volo diretto da Milano Malpensa e la pista è già una caratteristica particolare: una lunga striscia di cemento che si tuffa nel mare blu. 
Emozionante! 
All’arrivo noleggio un’auto, una Panda giallo canarino come ce ne sono molte, che mi permette di avere grande libertà ed autonomia negli spostamenti… e così, mi sento subito un’autoctona a casa. 
La combinazione che ho scelto per le vacanze è auto con affitto di un appartamento... in questo caso mi garantisco massima libertà, nessun orario... e per i pasti so che o preparo qualcosa di veloce o ancora meglio scopro i ristoranti di cucina tipica! 
Sull’isola infatti, soprattutto nel vivace centro cittadino, sono tantissime le possibilità e i locali che mi permettono di gustare le molte prelibatezze, dolci e salate!
Essendo un’isola, Pantelleria ha il mare come elemento predominante. Ma è un mare autentico e nudo. Le coste sono infatti scogliose e le acque sono cristalline e cangianti. 
Sull’isola ci sono molti i punti di ingresso in acqua facilitati, quindi con gusto mi immergo nelle acque rinfrescanti e mi godo il relax e l’esperienza.
In una giornata nuvolosa, scopro con grande stupore le sorgenti di acqua calda che caratterizzano alcune località. Protette da vasche permettono di immergersi e sfruttare il tepore che risale dalla terra creando piacevoli piscine. 
In una meravigliosa giornata di sole invece, scelgo di gustarmi le sue acque e i suoi colori grazie ad una meravigliosa escursione in barca che mi permette di godere di panorami e scorci davvero suggestivi da una prospettiva diversa ed impagabile. Il giro dell’isola si può fare in giornata e la navigazione è intervallata da rigeneranti tuffi in acque cristalline.
 Con il sole scopro anche l’incredibile bellezza del Lago Venere, simbolo indiscusso di Pantelleria. 
Questo lago vulcanico è uno specchio in cui si riflettono i colori del cielo e della natura e la potenza della stessa trasmette energia e benessere. 
Il lago ha colori sgargianti che incantano e contrastano con coste bianche e luminose: questo occhio magico ha infatti le uniche spiagge di sabbia presenti sull’isola, che grazie alle proprietà benefiche si trasformano, in alcuni tratti, in preziosi fanghi con cui accarezzare e purificare la pelle.  
Durante la vacanza cerco di alternare il riposo alle attività per scoprire l’interno: il parco e la Montagna Grande mi offrono percorsi trekking e per mountain bike che non mi aspettavo... Le camminate o passeggiate sono molteplici e si adattano al livello di preparazione.
Ma sicuramente singolare ed immancabile è la sosta alla sauna naturale: all’intero di una grotta particolare si creano degli effluvi e posso godermi ed apprezzare questa esperienza alla fine di una bella escursione!  
Nell’entroterra la natura boschiva si intervalla a terrazzamenti con coltivazioni di capperi e vigneti che rendono il paesaggio molto diverso e suggestivo! 
La terra è infatti molto generosa con Pantelleria: sono molti i frutti pregiati che poi lavorati regalato gustosi sapori all’enogastronomia tipica. 
Sulla tavola i piatti locali sono molti e saporiti. In alcuni ritrovo l’autenticità dell’isola con ingredienti semplici lavorati con maestria, come l’insalata pantesca, in altri assaporo la cultura antica e le dominazioni passate che si trasformano in piatti arabeggianti. 
Il tutto naturalmente sempre generosamente accompagnato ed annaffiato da vini di produzione locale che sono un’eccellenza isolana, come il Passito di Pantelleria. 
Per chi ha fame e sete di cultura, scoprirà un gioiello dal grande fascino storico. Pantelleria è un museo archeologico a cielo aperto. Dai diversi punti di interesse storico e dagli scavi effettuati, ogni anno emergono pezzi archeologici che parlano di civiltà antichissime. 
Per gli appassionati di sub, molte le possibilità di vivere questa emozione anche immergendosi e ammirando i fondali.

L’isola ha infinite ricchezze. Il valore più grande ed inestimabile che ho trovato però sono i suoi abitanti, con l’accoglienza che mi riservano e la disponibilità che non vorresti mai lasciare. 


Ma quando è tempo di tornare, mi godo un ultimo magico ed indescrivibile tramonto. 
Ammiro il sole che mi saluta, una palla infuocata che colora il cielo con tonalità vive, sapendo che con Pantelleria non è un addio, ma è…
ARRIVEDERCI Pantelleria, a presto.

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Video-pillole sul turismo - parte 51

Un accordo per crescere.

Discoverplacese e Take it Slowly di Un’Altra Sicilia si uniscono per raccontare la Sicilia ed in particolare la zona di Catania.

Dalla Sicilia (e da tutto il mondo) con furore!

Take it Slowly di Un’altra Sicilia è un tour operator specializzato in viaggi lenti e ricchi di emozione in Sicilia. Con la sua fondatrice Paola F.J. Torrisi abbiamo stretto un accordo per ospitare i racconti dei suoi clienti che vogliono raccontare le emozioni del loro viaggio in Italia.

Un modo per ricordare quante emozioni hanno provato nel loro viaggio e per stimolarli a tornare a visitarci.

Abbiamo cominciato con il racconto di Paola che ci ha illustrato il suo legame con Catania, la sua città, e poi sono arrivate molte storie da viaggiatori provenienti da varie parti d’Europa. 

Da Catania, ad Agrigento fino in Pantelleria, ogni giorno scopriamo la Sicilia con gli occhi di chi la ha già assaggiata e di chi la ricorda nei viaggi di un’estate indimenticabile.
LINK VIDEO
#italianisuperanotutto #IlFuturoNelleNostreRadici

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Video-pillole sul turismo - parte 50

Sabato 30 Maggio abbiamo pubblicato il video numero 50 nella nostra serie dedicata al contest #IlFuturoNelleNostreRadici. In questi mesi l’interesse è cresciuto in modo esponenziale e oggi è diventato con contest internazionale con 70 storie, 60 paesi e 13 regioni attivamente coinvolte.

Abbiamo stretto collaborazioni con università, agenzie di sviluppo regionale e tour operator.

Ma ripercorriamo come siamo arrivati a questo traguardo.
Tutto è iniziato da una riflessione strategica e abbiamo seguito una intuizione.

Il progetto ha attirato anche un’attenzione internazionale. All’interno della campagna sono stati raccolti molti racconti provenienti da Italiani all’estero, e da emigrati che hanno condiviso con noi nella loro lingua i loro ricordi dell’Italia che hanno nel cuore.

Questo coinvolgimento e interesse internazionale ci ha permesso di avviare una collaborazione con l’Istituto Italiano OBOR, con cui proporremo la nostra campagna nei comuni Cinesi.

La campagna è iniziata con un obiettivo: quello di risollevare lo spirito delle persone, dei piccoli imprenditori nel periodo dell’emergenza coronavirus, partendo dalla promozione dei nostri territori con le storie di chi li vive o li ha vissuti.

Però ti dico: cancella tutto il passato e mettilo nel tuo cuore. Poi chiudi gli occhi e guarda il prato che hai davanti e pensa a correre e a divertirti. Usa tutta la tua creatività e vedrai che troverai le risposte che cerchi. Pensa diversamente perchè il mondo è diverso e la maggior parte dei discorsi che sento è vecchia e puzza di stantio.

LINK VIDEO
[embedyt] https://www.youtube.com/watch?v=l6AnUchwKhs[/embedyt]
 
#italianisuperanotutto #IlFuturoNelleNostreRadici

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Paliano si attorciglia dentro le sue mura.
Si aggroviglia arruffata in un gomitolo di vicoli, gradini, salite, sottopassi. Un'improvvisazione jazz in forma di architettura medievale e rinascimentale.
[caption id="attachment_48878" align="center-block" width="750"]Paliano- Panorama paese by Benedicta Lee Paliano - Panorama by Benedicta Mary Lee[/caption]
Un quadro impressionista visionario e furioso, da osservare a distanza per coglierne l'essenza.
Poi, fulminea e imprevista, scopri invece la sua ariosa vocazione agli spazi aperti, alle vedute prospettiche e agli orizzonti dilatati.
Una viuzza si spalanca in una piazzetta che sembra un proscenio da commedia dell'arte.
Un vicolo scende dalle case più alte, scorre tortuoso come un fiume, imbocca un'ampia scalinata e sembra scrosciare tra i suoi gradini come una cascata di pietra.
Un altro ancora, umbratile e nascosto, pare risucchiare una scintilla di luce da un punto indefinito dello spazio e del tempo, finché, alla fine, si spalanca sull'intera Valle del Sacco.
Un inatteso tripudio di cielo, di sole, di montagne distanti, di rondini che ballano su nuvole bianche e paffute. Paliano è così. Pieni, vuoti, abissi, vertigini.
Una pietra preziosa incastonata su un colle e levigata dai secoli. E dai Colonna, i suoi signori che ne definirono l'estetica attuale attraverso la Collegiata, la Fortezza, Palazzo Colonna.
Qui nel 1606 dimorò Caravaggio, in fuga da Roma dopo l'omicidio di Ranuccio Tomassoni.
E i chiaroscuri, l'alternarsi di luci e di ombre di queste stradine lastricate sembrano usciti dalle sue tele, quasi fossero una sorta di lascito generoso e inatteso al popolo che l'ha protetto.
Un popolo che oggi, ogni 16 di agosto, si ritrova nel Palio dell'Assunta. Una giostra medievale che è un'esplosione di colori, di vitalità, di tavoloni di legno che traboccano di Cesanese e piatti della tradizione.
Un canto corale, un potente inno alle proprie radici, che in una calda notte d'estate arriva fino alle stelle, sparse sulla valle a guardia di una città antica e orgogliosa.

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La Sicilia è la mia terra.
Prima colonia greca siciliana e seconda colonia italiana, la più ricca di siti materiali e immateriali: è un vero patrimonio dell’umanità e non solo perché lo ha riconosciuto l’UNESCO.

Una delle più belle giornate la posso descrivere come un quadro.


Chiudi gli occhi e comincia ad immaginare di salire sull’Etna, passando da tanti piccoli paesini e borghi. Tutto intorno uno splendore di piante grasse e rampicanti, dai bordi delle rocce fino ai più piccoli balconi.

Il primo quadro da dipingere è quello di un vulcano che sembra vicino e sembra lontano. Imponente ma intrigante che puoi scoprire in tanti modi, magari sugli sci su piste ancora innevate nel mese di maggio. Oppure con un paio di scarpe da trekking o una MtB per percorre i suoi sentieri odorosi.


E a maggio potrete inebriarvi anche solo con la forte ginestra dal suo colore giallo intenso che contrasta superbamente la pietra lavica nera... È proprio questo quello che cattura i turisti che vi arrivano per la prima volta!!
Scendendo, dopo aver ammirato anche il costone della Valle del Bove che a molti è sconosciuto, decidiamo di andare a pranzo a gustarci un autentico arancino catanese o una granita con la brioche col “tuppo”?

È dura la scelta tra dolce e salato… ma mi deciderò al solito sul momento!
Poi cambia la scena e si dipinge un quadro totalmente diverso. Un salto ai faraglioni di Aci Trezza in una delle spiagge più belle dove andare a fare il bagno… il profumo del mare lo conosci?
Sono con alcuni accompagnatori. Con tutto il loro stupore sono costretti a dirmi che è emozione rara ma magnifica, che inonda l’anima. Come altre località segrete della Riviera dei Ciclopi, dove la storia ed il mito si fondono dando vita ad immagini eterne.

Mi sento stanca. Ma ho ancora energia e allora un altro quadro: Catania Sotterrranea o Catania di sopra?
Una città inaspettata con le sue chiese barocche, un altro quadro d’arte. Il contrasto tra la pietra bianca siracusana e la nostra pietra lavica è un binomio che lascia senza parole, come un bimbo davanti al mare.
Passo davanti ad un chiosco, non ci facciamo mancare un selz al limone per rinfrescarci mentre sorrido con lo sguardo ai miei accompagnatori che increduli mi domandano come si fa ad avere un gusto così pregnante dei limoni verdelli.

Per capirlo basta respirare i profumi durante la fioritura dei limoni, ma questo lo puoi sapere se vieni a Catania quando la fragranza della zagara riempie di profumo così intenso da non voler più andar via...
Se sei in città ad una certa ora puoi cominciare a sentire altri profumi, quelli della pizza fritta siciliana, del pesce di Capomulini o del tipico arrosto cucinato su foglie di limone.
Tutti i sensi sono coinvolti e puoi trovare un concerto all'aperto che ti fa scatenare. 
L’ultimo quadro è quello del dopo-concerto, quando gli accompagnatori mi sorridono ringraziandomi e mi propongono rosolio a conclusione della giornata.
Vi sembra un sogno? Lo vivo ogni volta che accompagno turisti e preparo un viaggio su misura per loro. In quei momenti mi sento un’artista che trasforma sogni in meravigliose emozioni.
Oggi le racconto ma domani torno a realizzarle, come un sarto che cuce addosso il più bell'abito di sartoria artigianale.
E mi sento felice quanto chi indossa l’abito per aver saputo ricamare ogni singolo pezzo di stoffa di questa prima giornata siciliana. Per aver regalato ricordi, immagini, emozioni, profumi e colori porterà dentro la sua valigia.
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