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Fine settembre in Sicilia è il momento più bello per viaggiare.
Il cielo azzurro sgombro da nubi o talvolta adombrato da un temporale di fine estate con scroscio di pioggia, vento, lampi e tuoni e poi improvvisamente illuminato dal sole stagliato nell'aria limpida.

Il mare calmo o mosso dal vento che lo accarezza timidamente come un amante, i profumi intensi della nostra isola. Il gelsomino con il suo odore forte che si sprigiona nelle notti calde, il basilico, il geranio, la menta e le tamerici con le loro chiome umili scosse dalla brezza.
Il mio soggiorno a Cala Bernardo ha suscitato forti emozioni, la sua bellezza, la pace, i colori, i profumi.
La roccia chiara che rende il fondale marino bianco, la spiaggetta immacolata con le poseidonie, e dei candidi lettini in cui sdraiarsi per assaporare tanta bellezza, i sensi esaltati dal sole e dal blu del mare incorniciato dalle chiome degli arbusti marini.


Poche case adornate dal buganville dai colori vivaci, dal rosso al bianco, un luogo accogliente, la gente cordiale, la Sicilia di un tempo, autentica.
Sdraiati al sole giunge il profumo del pesce fresco, della paranza e dell'arrosto.
Cala Bernardo non è solo mare, non lontano infatti riecheggia la bellezza di Noto con il suo barocco, il teatro e le sue splendide chiese.

Noto, un gioiello del barocco siciliano, arroccato su un altopiano domina la valle della città, mentre passeggi puoi ammirare i resti medievali delle mura e del castello medievale.
Ma quello che ti colpisce è l'impianto della città barocca con le sue strade intervallate da splendide piazze con scalinate su cui si affacciano maestose chiese e palazzi. Ti aggiri per la città inebriato da forme armoniose e eleganti.
Tre le piazze principali, piazza dell'Immacolata con l'omonima chiesa, la piazza del municipio circondata dal palazzo comunale, dalla chiesa del Santissimo Salvatore, dal palazzo vescovile, e dallo splendido duomo di San Nicolò che domina dall'alto con una scenografica scalinata.
Il tempo scorre lento mentre ti addentri fra stradine illuminate e la gente che passeggia allegra.
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Paliano per me è aria di primavera e di cambiamento: colori, sapori e profumi d’infanzia. Custodisce il mio passato e il mio futuro.


Se c’è una cosa che ricordo in maniera nitida degli anni della mia meravigliosa infanzia è la condivisione di momenti, colori e profumi della campagna. Una campagna di dolci colline.
Discover Ciociaria! Tours Paliano
Da sempre ho vissuto in campagna. Lì abito io, i miei genitori, zii e cugini e lì abitavano i miei nonni… ed è da loro che voglio iniziare il racconto di uno dei periodi più belli della mia vita: l’infanzia.
Fin da bambina ho avuto il piacere di “sporcarmi” le mani con la terra. Anche per apprendere tante cose dai “nonni” che instancabilmente hanno coltivato e curato i terreni che avevano acquistato con i primi guadagni del dopoguerra.
Con il sogno di una casa di proprietà sicura e di un futuro sempre più roseo.
E questo clima di sogni e traguardi era quello che respiravo in quegli anni (forse anche per la spensieratezza dell’età). Ero pervasa da una piacevole tranquillità e la consapevolezza che il futuro sarebbe stato migliore. Che la famiglia era quel porto sicuro dove mi sarei sempre potuta rifugiare e che, nel bene e nel male, avevamo un pezzo di terra da coltivare.
Lo avevamo e quindi non saremmo mai “morti di fame”.

Era dunque necessario imparare “a coltivare l’orto, accudire gli animali, preparare le conserve ed altro”.


Questo diceva il nonno a me a ai miei cugini, con i quali condividevamo l’avventura della scoperta del mondo e del nostro paese in cui abbiamo vissuto da piccoli. I legami sono e saranno sempre vivi anche se alcuni sono distanti oggi.
Arrivata davanti l’uscio della casa della nonna una cosa era certa: in qualsiasi momento della giornata io andassi a trovarla, le sue mani erano impegnate a “lavorare” qualcosa: pasta, pane, torte e crostate deliziose.


Tutte le sue ricette erano gelosamente custodite nell’agenda dalla copertina verde, costantemente aggiornata nel tempo e che ancora oggi conservo nella mia credenza di casa.
Tra le tante prelibatezze, metà ciociare e metà calabresi che la nonna preparava per essere solidale con il nonno, che si era trasferito in giovane età da Locri a Paliano, voglio raccontarvi di quella squisita marmellata di visciole e ciliegie delle piante dell’orto.
Ogni anno, pazientemente le sue mani operose confezionavano circa una cinquantina di vasetti di marmellata, tutti rigorosamente con un tappo di latta ricoperto da copri-tappo ricamati a uncinetto e punto croce.
Oggi voglio raccontare il suo segreto per condividere con voi il profumo inconfondibile e il sapore unico della sua marmellata che, unita con la pasta frolla, dava origine alla rinomata “crostata di Elide”.

Le dosi della crostata sono quelle del libro verde e gli ingredienti sono:

    • 400 gr farina,

 

    • 300 gr zucchero,

 

    • 150 gr burro,

 

    • 3 tuorli,

 

    • 1 uovo intero,

 

    • Limone

 

    • Un pizzico di lievito per dolci.



Provate e fatemi sapere se anche a voi suscita gli stessi sentimenti.
Quando io sento il bisogno di sicurezza e di immergermi nella pace della campagna palianese è proprio lì che vado: nella casa di Nonna Elide. Posso vedere Paliano in tutta la sua bellezza e distinguere il borgo medievale immerso nel verde delle colline, dove uliveti, frutteti e vitigni si alternano alle abitazioni.
Torno alle radici anche se abito nello stesso paese perché radici non significa soltanto qualcosa di lontano. Tutti abbiamo radici ma solo i più fortunati le possono sentire.
Possono provare l’emozione di sentirsi legati ad una storia, un profumo, un colore o un sapore dal quale trarre la grande forza che ci porta ad affrontare il presente senza paura. Magari sapendo come affrontare la paura.
Perché noi già siamo le radici dei nostri figli.
Stiamo già trasmettendo ad altri tradizioni e diamo loro una parte della forza delle nostre radici.
Per questo ho voluto condividere la ricetta di Nonna Elide. Perché questa forza che ho ricevuto la voglio ridonare. Perché insieme sarà più facile andare ad affrontare il futuro.
 

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Video-pillole sul turismo - parte 49

Un premio Nobel per un paese da Oscar!

Torniamo a Sciacca per raccontare il fantastico incontro che Betty Scaglione Cimò ha avuto nel 2013 quando ha avuto l’onore di fare da Cicerone al Premio Nobel Mario Vargas Llosa. 

Un racconto divertente e pieno di gioia dalla prima all’ultima riga, che vi invitiamo a leggere! Betty è stata in grado di far apprezzare la sua bellissima Sciacca a 360°, dalle sue meraviglie architettoniche alle tradizioni gastronomiche Siciliane come la granita e brioche da mangiare in un boccone, non con il cucchiaio!

La miglior guida è chi ama il proprio paese. 

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Video-pillole sul turismo - parte 48

Una storia d’amore che si “consuma” e che vive nelle braccia di bellissimi borghi!

In questo video andiamo prima in Puglia e poi in Basilicata, a Matera insieme alla poetessa Antonella Pagano. 

Una nostra carissima amica che ci racconta della sua vita iniziata con l’amore due suoi genitori, un matrimonio etereo e reale allo stesso tempo, e poi della sua gioventù fatta di allegria, dolore e cambiamento.

Un racconto che ci trasporta nei borghi della Basilicata, fino ad arrivare a Matera.

Una storia di vita, che ci trasporta un po’ nei ricordi comuni del nostro vissuto. La poesia è nel cuore di tutti, basta avere il coraggio di ascoltarla.

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Video-pillole sul turismo - parte 47

In questo video parliamo di futuro, di speranze e di come possiamo ripartire grazie ai nostri piccoli borghi. Insieme a Simone Corona andiamo a Sermoneta, un altro viaggio ricco di poesia, stavolta ma questo racconto è diverso.

Non parla solo della bellezza di un borgo qualsiasi, ma è un manifesto di idee e proposte da cui cominciare il cambiamento.

L’emergenza sanitaria ci ha tenuto a casa per mesi, ed ora che siamo “liberi” di ricominciare a vivere le giornate ma il nostro paese è sempre di più immerso nel dubbio e nell’incertezza di un futuro in cui non si sa come ripartire.

Sembra che l’Italia si sia fermata e non voglia ripartire con creatività.

Sempre più i media candidano i piccoli borghi come un trampolino di lancio per una ripartenza economica e sociale, non solo per il benessere del turista ma anche per quello di chi ha sofferto questi mesi di isolamento.

Come possiamo fare? Cosa succederà?

Non abbiamo le risposte, ma dobbiamo cominciare a pensare e ad agire per un futuro migliore. E per costruire il futuro, la prima cosa da fare è guardare al passato e alle nostre radici.

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Video-pillole sul turismo - parte 46

#ilFuturoNelleNostreRadici

Siamo arrivati al 50esimo articolo della nostra campagna!

Un numero che ci fa molto piacere, e ci rassicura che l’Italia e l’amore per il nostro paese è vivo nel cuore di tutti. Tra le tante difficoltà e gli l’iniziale timidezza dei nostri cari amici siamo arrivati a questo grande numero che è solo il primo passo verso un futuro più ricco di storie e memorie comuni.

Festeggiamo questo traguardo con la storia di Eleonora Campoli, assessore all’agricoltura del borgo di Paliano, in provincia di Frosinone.

Le radici di Eleonora sono profonde, e si intrecciano con anni di storia e tradizione, e si fondano nelle ricette della sua amata nonna. Oggi ci racconta quella della crostata di visciole, che in un boccone racconta una vita. Una vita e delle radici che Eleonora vuole condividere con i suoi figli.

E siamo felici perché Paliano è anche il nostro paese.

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Video-pillole sul turismo - parte 45

#ilFuturoNelleNostreRadici

Memorie che si nascondono in una musica senza tempo…

La storia di due Domenico, Domenico Lomelo e i suoi ricordi dell’ultimo concerto di Domenico Modugno.

Tutti e due nati e cresciuti nella splendida Polignano a Mare, musica e poesia di colori e sapori mediterranei del nostro paese.

Un nome e una musica che conosciamo tutti, ma che dipinge di blu il cuore del nostro caro amico, e delle sue memorie di un paese che è stato e sarà culla di grandi cuori.

Scopriamo Polignano, quella di Modugno e quella di Mimmo, nella speranza di poterci andare presto per vedere le meraviglie di un paese che sprizza creatività da tutti i pori.

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Quando ero piccolo, una volta al mese più o meno, i miei genitori la domenica mattina caricavano in macchina me e i miei fratelli.
Due ore di viaggio scarse e poi, aprendo lo sportello dell’auto, venivamo invasi dall’arietta frizzantina di Manziana.

La racconto così perché partendo da Velletri, a sud di Roma, arrivare all’estremo nord della provincia, significava anche un lieve sbalzo termico.
A Manziana faceva sempre più freddo che da noi… Ma non c’era tempo per pensare, io e mio fratello Valentino già dall’imbocco di via Tittoni ci preparavamo a chi usciva più veloce per entrare per primi a casa.
A Manziana infatti, all’epoca c’era ancora la chiave nella toppa e bastava girarla per entrare!

Un salto indietro nel tempo, alle comunità di una volta. Anche per noi che semplicemente venivamo da un paesone più grande e già sulla via della modernità.


Se così si può definire quello sfilacciamento dei rapporti personali, quell’allontanamento sociale che viviamo da molto prima che l’emergenza sanitaria portasse anche al distanziamento fisico.
Aperta quella porta, per noi bambini, ma anche da adolescenti, si entrava in una realtà felice.
Era la casa, piena di affetti, di zia Antigone, la sorella della nostra nonna paterna, e poi dei suoi figli Margherita, Peppino e don Amedeo.
Poi sono arrivati anche i figli di Margherita e suo marito Peppino (anche lui), i figli dei figli, che avevano più o meno la nostra età… Insomma, un rapporto che non si è esaurito e che ci vede ancora uniti.
Perché, seppure non lo fosse badando alla parentela, Manziana è per me il (mitico) paese dei nonni. Soprattutto nel mio caso, visto che non ho ricordi di nessuno dei quattro “effettivi”.
La scomparsa di zia Antigone, forse la prima cerimonia funebre di cui conservo nitidamente memoria, ha fatto sì che le redini di questo intreccio di famiglie passassero a zia Margherita, che da cugina “maggiore” aveva cresciuto mio padre rimasto orfano di madre da piccolissimo, tanti e tanti anni prima.
E qui, d’altronde, sono i ricordi d’infanzia più belli che mio padre conserva.
Uscire con lui per il corso di Manziana significava andare a trovare Giulietto e tanti altri amici.
Quasi sempre bastava che zio Peppinello (il fratello di zia Margherita) indicando papà dicesse “lui è Ermannino” che la gente si aprisse in un sorriso e in un abbraccio.
“Ermannino” oggi ha 90 anni, e per lui Laura, la figlia di zia Margherita e quindi nipote di zia Antigone, prepara sempre la pizza di Pasqua, così come gli spaghetti con le noci a Natale.
Piatti forse simili ad altri (le fettuccine fatte in casa condite con cacao, rhum e noci magari non proprio) ma per noi assolutamente unici, dai profumi e dai sapori inconfondibili.
Senza dimenticare la famosa “minestra tanto bona che non sa’ di niente”!
Era la specialità di zia Margherita per la sera, quando si doveva ripartire per tornare a casa: “magari è meglio non esagerare che ti appesantisci per il viaggio…”. Ma come bontà… non ne parliamo!
Oggi la frequenza dei viaggi si è ridotta. Anzi è più probabile che vengano da Manziana a trovare i miei genitori. Sono cambiati i tempi e i ritmi. All’epoca noi avevamo un negozio di prodotti per l’agricoltura e la domenica era davvero libera.
Sono cambiate anche le persone ovviamente e quella generazione non c’è più.
Proprio poche settimane fa è scomparso l’ultimo dei tre figli di zia Antigone, don Amedeo, 103 anni di saggezza andati via in un momento strano, che ci ha impedito di poterlo salutare per l’ultima volta.
Però quando passo da Manziana, magari per andare a tenere qualche lezione ai corsi per sommelier, sono accolto e viziato come sempre: Laura e suo marito Mariano mi preparano cene speciali, quattro chiacchiere e un abbraccio di quelli che scaldano il cuore.

Ma mi sono rimasti alcuni misteri che devo ancora sciogliere come la visita alla Solfatara, un piccolo lago con geyser. Non potevamo andarci perché c’erano dei pericoli e soprattutto avevamo sempre tanta voglia di stare con gli zii-nonni.
Ci vado questa estate e osserveremo insieme le microesplosioni di acqua sulfurea! Tornerò a Manziana e porterò un po’ di Velletri con me, il vino fatto da papà ancora oggi.
Un modo per festeggiare le radici dei miei genitori ma anche le mie e quelle dei miei figli.

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