Video-pillole sul turismo - parte 62

Fenomeni meravigliosi e dove trovarli…

Torniamo nella bella Sicilia, con uno sguardo verso l’Etna, dove Paola ci racconta ha luogo un fenomeno naturale che tutti i Catanesi aspettano almeno una volta l’anno!

Amorevolmente viene chiamata la duchessa, una nuvola dalle forme particolari che fa da cappello al vulcano Etna.

Creata da fenomeni naturali, da intrighi di venti e correnti che coccolano questo grande simbolo Siciliano, la “contessa dell’Etna” è diventata un vero e proprio fenomeno social che abbiamo avuto l’immenso piacere di conoscere...e che ora condivideremo sicuramente!

Un nuovo appuntamento per il nostro contest #ilFuturoNelleNostreRadici

#italianisuperanotutto #IlFuturoNelleNostreRadici

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Video-pillole sul turismo - parte 61

Una storia d’amore ad Ascoli Piceno

Il nostro viaggio nelle Marche continua, anzi è appena iniziato!

Tra le tante storie che stiamo ricevendo, oggi vi vogliamo raccontare quella di Stefano, un giovane ragazzo e di sua moglie. Si sono incontrati ad Ascoli, e con questa poesia d’amore ci portano nei ricordi del loro primo bacio, consumato tra le mura ricche di storia e sotto le stelle dell’Ascoli Piceno Medievale. 

Una regione bellissima, molto amata dagli olandesi e dagli inglesi, che ha tanto da offrire a cominciare da questo capoluogo di provincia.

Il suo racconto ci ha stregato così tanto che adesso andare a visitare questa splendida città per noi è un’obbligo...se non per il primo anche per i prossimi baci! 

Un nuovo appuntamento per il nostro contest #ilFuturoNelleNostreRadici

#IlFuturoNelleNostreRadici

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Video-pillole sul turismo - parte 60

Alla scoperta dell’Isola che non c’è

Conoscete la storia dell’Isola Ferdinandea?

Torniamo nel mare della Sicilia, vicino le coste di Sciacca che in questi mesi abbiamo imparato a conoscere e amare grazie a tanti dei suoi cittadini che condividono con noi storie bellissime, come questa!

Insieme ad Angela De Michele e Giuseppe Di Giovanna andiamo alla scoperta di un’isola di origine vulcanica emersa solo per pochi mesi ed oggi scomparsa.

E pensare che è ancora contesa dai popoli che aspettano che riemerga per “conquistarla”. Un’isola misteriosa che oggi non esiste più, ma che nella sua formazione e scomparsa ha creato uno dei bacini di corallo più grandi al mondo. Un materiale prezioso, pregiato, e famoso in tutta Italia. A Sciacca gli hanno dedicato un museo, che ancora oggi vive grazie alle opere dei vecchi artigiani.

E potete comprarvi un gioiello unico fatto da maestri siciliani!

Una storia che non ci aspettavamo!

Un nuovo appuntamento per il nostro contest #ilFuturoNelleNostreRadici

 #IlFuturoNelleNostreRadici

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Cina e Italia vicine grazie ad un accordo fra Discoverplaces, OBOR e CPAFFC

C’è sempre un modo diverso, una angolazione originale da cui vedere la storia. Così se il 2020 era l’anno del Turismo tra Italia e Cina ma il Covid ha impedito i viaggi, Discoverplaces e Istituto Italiano OBOR si sono unite per creare nuovi legami tra i due paesi grazie al CPAFFC.

Andiamo per ordine. A novembre aderiamo ad una call dell’Istituto Italiano OBOR e del CPAFFC (Chinese People's Association for Friendship with Foreign Countries) e andiamo a Chengdu, una ‘piccola’ città di 17 milioni di abitanti capitale della Provincia del Sichuan.

Andiamo così a presentare la Fondazione Horse Museum  e le nostre attività di Discoverplaces.travel per lo sviluppo dei territori.

Poi il Covid arriva in Cina e chiude tutto, e noi iniziamo a scrivere storie sulla Cina per solidarietà e scopriamo le sue bellezze. Il nostro modo di scrivere incanta i Cinesi che ci ringraziano con bellissimi messaggi privati.

Siamo anche state intervistate due volte dalla televisione cinese per la nostra attività.

Quando si cresce rapidamente come la Cina, spesso si rischia di lasciare indietro alcune generazioni o di non avere tempo di ricordare la bellezza delle proprie radici. E le nostre storie hanno scaldato i cuori di chi ci ha letto.

Poi arriva il Covid anche in Italia e lanciamo un contest di storie collegate ai paesi per due motivi, fare in modo che le persone siano impegnate su pensieri positivi e ricordare a tutti quanto siamo il paese più bello del mondo. Infatti noi traduciamo tutte le storie in inglese e le promuoviamo anche all’estero.

Ci sentiamo spesso con il grande Michele De Gasperis, fondatore di OBOR, per aggiornarci e ad un centro punto riceviamo la telefonata che tutti si aspettano:

‘Al CPAFFC (Chinese People's Association for Friendship with Foreign Countries) piace quello che fate e vogliono aderire al vostro contest. Vogliono promuovere anche le città cinesi’.

Mi tremano le gambe. Prepariamo una lettera con i loghi di Discoverplaces, OBOR e CPAFFC da mandare a tutti i sindaci della Cina, definiamo le regole e partiamo.

Con Michele e i suoi collaboratori abbiamo fatto diverse riunioni e ci hanno sempre incoraggiato ad andare aventi perché questo può essere l’inizio di un lungo cammino. 

Ci siamo spaventate perché stiamo facendo tutto questo come investimento della nostra piccola casa editrice (start-up innovativa perché ho il dottorato di ricerca). Abbiamo deciso di aderire chiedendo di mandare storie in inglese e ci siamo già attrezzate nel caso ne ricevessimo molte.

Mi sembra quasi di essere la protagonista del racconto di Kafka sul messaggio all’imperatore.

Noi, piccola società italiana che abbiamo deciso di metterci a disposizione gratuita dei territori durante il Covid con la nostra professionalità e preparazione, abbiamo fatto un accordo con il CPAFFC, l’organizzazione Cinese che riunisce anche le grandi città!

E il paradosso è che il nostro logo è sul tavolo del sindaco di Shanghai o Pechino ma non su quello di Roma.

Però ringraziamo la regione Marche che ha creduto in noi con la SVIM, e Gianluca Carrabs, e stiamo ricevendo tante storie da questa regione. 

Ringraziamo anche Paola Torrisi e Angela De Michele per il loro impegno con la Sicilia che ha il record di lettori e condivisioni in inglese da Catania a Sciacca, da est a ovest.

Chissà che non nascano gemellaggi fra città con storie simili (o magari opposte), con emozioni uniche che possono unire e incuriosire i nostri popoli.

Nel frattempo possiamo dire dove è romantico dare il primo bacio, un lettore ci ha raccontato un angolo magico di Ascoli Piceno e sembra che porti proprio fortuna!

Ricordiamo che tutti possono partecipare al contest #IlFuturoNelleNostreRadici e far conoscere così il proprio paese e dare l’opportunità di fare scambi culturali e turistici con la Cina. 

Basta scrivere una storia in prima persona che parli del paese del cuore (che non superi le due pagine di lunghezza) e inviarla a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Gli articoli verranno selezionati dalla redazione di Discoverplaces, tradotti in inglese e pubblicati in due lingue sul portale www.discoverplaces.travel. Le categorie di partecipazione sono 4: racconto divertente; storia di cibo o vino legata a un luogo; tradizioni; ricordi. Gli autori delle storie più lette e i loro Comuni saranno premiati con un riconoscimento.

Magari con un evento in Cina e uno in Italia. 

E chissà dove può arrivare il nostro messaggio all’imperatore!

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Un sabato mattina, in piena primavera agli inizi degli anni duemila, usciti dalla biblioteca comunale vicino Porta Romana in centro storico, abbiamo percorso un po’ emozionati qualche centinaio di metri tra rue e piazzette per raggiungere il luogo dove tantissimi ascolani si sono trovati innanzi a quell’emozione unica dell’inizio di una storia d’amore.

Ci siamo dati il primo bacio.
Qualche settimana prima un frutto ci aveva fatto conoscere, parlandomi chiaro mi fece capire che non era per me quella ragazza. Forse perché lui era caduto per primo d’albero, cercando di “coglierla”…
Vi domanderete chi eravamo e dove eravamo diretti?
Parto dalla prima domanda.
All’epoca eravamo due studenti universitari presso facoltà extracittadine, naturalmente, dato che Ascoli ha visto un proprio Ateneo più di sei secoli fa e per breve tempo.
Io stavo preparando la tesi, tra un disegno e l’altro del bozzetto per il fazzoletto del sestiere dove sono nato e cresciuto, dopo una “carriera” universitaria non troppo veloce e brillante.
La ragazza, che dopo poco più di un lustro sarebbe diventata prima la madre di mio figlio e dopo 11 mesi mia moglie nella stessa data inversa tra mese e anno, era all’epoca studentessa universitaria al primo anno.

Vi domanderete, due universitari dopo un sabato mattina di studio, dove potevano andare a fare due chiacchiere senza troppo disturbo nella città delle cento torri?


Immaginate il luogo più romantico all’interno del centro storico, dove da un lato scorre, nel suo letto verdeggiante ad oltre 30 metri di dislivello, il fiume Tronto e dall’altro lato muri in travertino che nascondono bellissimi orti medievali.


E tutto con la cornice di diverse torri, tra le pochissime rimaste di due centinaia e forte e austeri palazzi medievali. Così narra la storia bimillenaria della città penisola tra Tronto e Castellano.
E che dire della via, di cui il nome è cinto l’universo, naturalmente irregolare, nel fondo unico della città per dimensione e lunghezza, fatto di soli selci di fiume, che mani esperte hanno scelto per stare insieme e durare.
 
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Si sa che la memoria ingigantisce le immagini nei ricordi, specialmente quando si riferiscono al lontano periodo dell’infanzia o dell'adolescenza.
Eppure, immergendosi in esse, si provano emozioni difficili da descrivere.
Rivedere poi, anche solo per immagini, i luoghi dove abbiamo giocato fanciulli, dove abbiamo passato momenti spensierati, quando tutto ci sembrava bello e amico, significa veramente sentirsi diversi e la realtà che ci circonda non è più tale.

Non ci pesa più sulle spalle con il suo carico di vita vissuta. Vissuta lottando, e sempre in salita.
Il paese dove sei cresciuto, è sempre il più bello proprio perché è fatto dai ricordi più belli e anche a mille anni di distanza, magari fosse possibile, vivremmo i momenti della fanciullezza come fatti accaduti ieri.
Ieri sera, in una pizzeria del centro, in compagnia di amici, certo più giovani di me ma sono loro adesso classe dirigente di questa amata comunità, mentre ascoltavo il loro modo di vedere Pedara e di guardare a Pedara, ho preso ad osservare i dettagli intorno a me.

Ho preso ad osservarli quei luoghi che alla fin fine non sono cambiati più di tanto, almeno nel loro aspetto più tangibile. Pensavo invece a quanto sembrano cambiati i pedaresi.


Alcuni se ne sono andati per sempre. Se ne sono andate quasi del tutto quelle generazioni che hanno insegnato alla mia, l'amore incondizionato per Pedara. Nonostante i suoi vizi antichi e le sue antiche, irrisolte debolezze.
Ogni volta che mi avvicino ai miei ricordi di ragazzo di Pedara, tra gli anni ‘70 ed ‘80, il cuore mi batte forte.

Eravamo felici e non lo sapevamo.
Passavamo da una partita polverosa di calcio ad una schitarrata con il complessino beat dell'oratorio salesiano.
Da un impegno laborioso nei carri mariani ad una festa in casa con i dischi complici dei primi teneri baci.
Eravamo felici in un contesto che sembrava proteggerci dalla contaminazione di una realtà che comunque percepivamo distinta dal nostro essere paesano, già, paesano.
Come teneramente mi chiamava la fidanzatina al tempo del mio liceo.
Ed io ne andavo orgoglioso di quel mio modo di sentirmi parte di un organismo che altri non potevano capire, e di cui io parlavo con fierezza.

Ieri sera i miei amici parlavano, e molto bene, di una Pedara di domani.
Io, per evitare di sentirmi straniero nel mio paese, ho fatto un giro nei ricordi, usando la bicicletta delle mie sensazioni.
Poi, ho alzato gli occhi al campanile della chiesa matrice, ed ho trovato casa alle mie emozioni.
Fatelo bello questo paese, amici miei, ma ricordatevi di ascoltare la sua anima.
Quella che ci faceva dire, orgogliosi, ‘dapidarasugnu’ e ‘bello il mio paese’!

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La città di Roma, caso unico al mondo, è sempre stata abitata per oltre 2700 anni, e i suoi monumenti sono stati nei secoli riutilizzati più volte ed adattati a diverse situazioni.

L’esempio più antico sono gli obelischi egizi, portati a Roma durante l’Impero, crollati per invasioni e terremoti, recuperati e rialzati nel ‘500 e nel ‘600 per abbellire le piazze.

L’obelisco di San Giovanni ha avuto molte vite nei suoi 3500 anni d’età.

A partire dal tempo di Costantino si iniziò a recuperare statue e colonne da edifici precedenti per abbellire i monumenti dell’epoca.

Ad esempio nel 315 d.C., quando il Senato decise di erigere un Arco di Trionfo in onore dell'Imperatore Costantino, vennero recuperate statue e bassorilievi da edifici del tempo di Traiano e di Adriano. Quindi già vecchi di 200 anni.


I primi cristiani per edificare le loro chiese presero le colonne ed i marmi dagli edifici imperiali abbandonati.

Dal 392 d.C., con i decreti di Teodosio il Cristianesimo diventò obbligatorio e venne sancita la possibilità di distruggere i templi pagani, o di trasformarli in chiese cristiane.

Anche se fino al 750 la Chiesa non ebbe il potere civile e quello giudiziario, che rimasero competenza dello Stato.

Fino dall’Alto Medioevo, molte fortificazioni vennero edificate su tombe e ruderi dell’antica città, come fecero i Caetani che edificarono la loro fortezza utilizzando la Tomba di Cecilia Metella, a via Appia.

I Cavalieri di Rodi, poi di Malta, costruirono il loro Palazzo nel Foro Romano sui resti dei Mercati di Traiano.

Invece la Chiesa di San Lorenzo in Miranda nel Foro Romano è stata edificata all’interno del Tempio di Antonino e Faustina, mantenendo il colonnato esterno.

Castel Sant’Angelo venne edificato sul Mausoleo di Adriano.


Un esempio clamoroso di riutilizzo di un antico edificio è il Teatro di Marcello.

Intorno all'anno 15 prima di Cristo, Giulio Cesare aveva fatto costruire un grande teatro per dedicarlo al nipote Marcello.

A Roma a quella data c'era solo il Teatro di Pompeo, del 55 a.C.

Il Teatro di Marcello aveva 15.000 posti e tre ordini di arcate, funzionò fino al 420 d.C., poi fu abbandonato per secoli.

Intorno al 1350 i Savelli costruirono sui ruderi, da cui erano stati sottratti marmi e statue, la loro fortezza.

La fortezza divenne un palazzo acquistato nel Settecento dagli Orsini.

Dal 1926 al 1932, quando venne aperta la via del Mare e demolito il quartiere circostante, il teatro venne restaurato, fu tolta la terra che aveva coperto la base, furono tolte le botteghe e furono ricostruiti alcuni archi del secondo livello.

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A Roma nel Seicento nasce quel movimento artistico che verrà chiamato Barocco, e che si diffonderà anche a Napoli, in Puglia, in Sicilia, poi in Europa ed in Sud America.
Sarà l'arte della Controriforma Cattolica e verrà diffuso soprattutto dai Gesuiti.
Adesso l'arte doveva essere stupefacente, mentre il Rinascimento aveva puntato alla ragione ora si ha come obiettivo il sentimento e l’irrazionale.

Ed è un movimento anticlassico, nel senso che le memorie dell'antichità vengono rielaborate e stravolte: le colonne si attorcigliano, il cerchio diventa ellisse.
Così come anticlassico era stato secoli prima lo stile gotico, arrivato nel 1200 dalla Francia.
Ora si vuole colpire la fantasia per dare l'idea dell'infinito.
Le opere di Bernini, Borromini e le pitture del Caravaggio devono dare l'idea del miracolo. Nelle costruzioni c'è anche uno sfoggio di ricchezza, con oro e marmi preziosi, e grandi spese.
A Roma nell'architettura avvengono operazioni diverse: si costruiscono nuove chiese partendo dal modello della Chiesa del Gesù, fatta dal Vignola a fine 500, oppure si interviene sulle chiese medioevali rifacendo le facciate e riempiendo le pareti con strutture superdecorate.
Nelle nuove chiese spariscono le navate, c'è un unico salone con cappelle laterali.
Nelle basiliche paleocristiane si aggiungono invece cappelle laterali, come in Santa Maria Maggiore.
In San Giovanni in Laterano al Borromini viene dato l'incarico di rivestire le colonne con paraste e statue.
Unendo architettura e scultura si ottengono effetti scenografici prima sconosciuti.  
Fortunatamente vengono conservati i pavimenti cosmateschi ed i campanili del 1200, le absidi con mosaici, i cibori marmorei come quelli di san Giovanni e san Paolo.
Nel ‘700 il Barocco si alleggerisce nel Rococò, diventando anche l'arte della Corte.
In molte chiese poi, dal 1890 al 1935, queste sovrapposizioni barocche e rococò sono state eliminate, in modo discutibile, per scoprire le forme antiche, come è successo a Santa Sabina, a Santa Maria in Cosmedin e in tante altre.
I più grandi artefici del Barocco Romano sono stati Bernini e Borromini.
Gian Lorenzo Bernini arrivò a Roma da Napoli nel 1606, con il padre Pietro e tutta la famiglia. Aveva 8 anni, il padre era scultore e anni dopo scolpì insieme al figlio la Fontana della Barcaccia di piazza di Spagna.

A 20 anni Gian Lorenzo ricevette dal cardinale Scipione Borghese, nipote di Paolo V, l'incarico di scolpire le statua per la sua grande Villa.
Dal 1618 al 25 realizzò il David, il Ratto di Proserpina, l'Apollo e Dafne....e divenne famoso.
Nel 1623 fu eletto papa Urbano VIII Barberini, che sarà il suo sponsor fino al 44, e gli affiderà l'incarico per il Baldacchino di San Pietro.
Nel 1644 subentrò papa Innocenzo X Pamphili, famiglia fieramente avversaria dei Barberini, per cui ci fu una pausa lavorativa, e Borromini divenne l’architetto ufficiale della famiglia.

Nel 1651 Gian Lorenzo realizzò però la Fontana dei Quattro Fiumi, uno dei suoi capolavori.
Nel 1655 cambiò di nuovo Papa, fu eletto Alessandro VII Chigi, e Bernini progettò la chiesa di Ariccia, quella di Castel Gandolfo e Sant'Andrea al Quirinale. Nel 1665 si recò per alcuni mesi a Parigi su invito del Re Sole, cui consegnò un progetto per il Louvre.
Tornato a Roma, ormai viveva come un principe, con decine di allievi.

Progettò le statue sul Ponte di Castel Santangelo e la sua opera più impegnativa, il Colonnato di Piazza San Pietro. Morì nel 1680.
Francesco Borromini invece era arrivato a Roma nel 1619 mescolato con i pellegrini, facendo tutta l'Italia a piedi.
Era nato venti anni prima in un paese sul lago di Lugano, poi aveva cominciato a lavorare a Milano. A Roma iniziò la collaborazione con il Maderno, poi fino al 1630 fece l'architetto insieme al Bernini, che aveva un anno più di lui ma era già ricco e famoso.
Nel 1634 ebbe il primo incarico autonomo con San Carlo alle Quattro Fontane, ed iniziò qui la rivalità col Bernini.
Ebbe l’incarico dall’Università di disegnare Sant'Ivo alla Sapienza, quindi per i Pamphili fece Sant'Agnese a Piazza Navona, la Galleria Spada, l'Oratorio dei Filippini e curò il rifacimento interno della Cattedrale di Roma, San Giovanni in Laterano.
Ma dal 1655 il suo rivale tornerà ad avere tutti gli incarichi e il Borromini andrà in depressione. Nel 67 morì trafitto da una spada, forse suicida.
È stato un grande architetto barocco, il suo stile molto originale si basa sulla contrapposizione tra curve concave e convesse.
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