Video-pillole sul turismo - parte 73

Siete pronti per un’avventura?

Lena Pepe ci trasporta nella sua esperienza sul ponte sospeso, o ponte tibetano, di Sasso di Castalda, un borgo della Basilicata.

Questa regione si è caratterizzata in questi anni per la creazione di tanti di questi ponti percorribili e di molte altre attività dedicate all’avventura che celebrano e valorizzano anche la bellezza delle sue aree naturali e dei paesaggi mozzafiato incontaminati dall’uomo. Un’esperienza che non vediamo l’ora di provare in redazione, degna di chi cerca una carica di adrenalina.

Il turismo cambia per accontentare tutti i gusti e valorizzare un territorio, e il cambiamento di Sasso di Castalda è uno di successo, molto gradito!

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#italianisuperanotutto #IlFuturoNelleNostreRadici #sassodicastalda

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Video-pillole sul turismo - parte 72

Con quanti profumi riuscite a descrivere la vostra vacanza?

Un bellissimo articolo da Marcia Ferreira, che ci racconta di come tutta la sua vacanza in Sicilia, dalla partenza al ritorno, sia scandita dai profumi di questa terra che l’accompagnano nel viaggio ogni anno.

Dall’aeroporto, agli odori del mare e della terra, fino all’immancabile enogastronomia.

La sua storia ci ha fatto pensare a quanto sia importante godere di una vacanza con tutti i nostri sensi, e di come l’olfatto sia quello più importante, malgrado sia anche quello più sottovalutato.

La prossima volta che andremo in Sicilia, proveremo anche a vederla...con il nostro naso!

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Per chi ama viaggiare e riscoprire sapori genuini, Ramacca è l'ideale.
Non ci sono molte attrazioni turistiche oltre al parco archeologico e al museo… ma che sagre e feste religiose!

Richiamano ogni anno molti turisti, soprattutto la Sagra del carciofo.
Per due fine settimana, di solito fine marzo-primi di aprile, oltre a poter degustare i carciofi preparati in svariati modi, si può passeggiare tra vari stand che offrono prodotti locali, e ci si può divertire con gli spettacoli organizzati per intrattenere i numerosi visitatori.
È così divertente vedere le strade principali brulicare di persone che pazientemente si dispongono in fila per soffermarsi agli stand, soprattutto in quelli dove ci sono gli assaggi gratuiti.
Oppure stare davanti a quegli stand in cui si dimostrano come si utilizzano determinati prodotti. Imbambolati davanti alla maestria del venditore che riesce a fare miracoli, ti convinci che anche tu ci riuscirai e alla fine, dopo esserci passato davanti più volte capitoli e compri il prodotto.
Molto caratteristica è la festa del patrono del paese San Giuseppe.
A marzo, il 18 sera e il 19 mattina si possono visitare gli altari, cioè tavole imbandite preparate da coloro che hanno ricevuto una grazia per intercessione del Santo, che poi vengono condivise con i meno abbienti del paese.
[caption id="attachment_120782" align="center-block" width="750"] Altare di San Giuseppe - Foto da Wikipedia[/caption]
È una tradizione la sera del 18 visitare gli altari nelle case.
Ci si riunisce tra amici e si parte per fare il giro. I più grandi naturalmente in auto, gli altri a piedi... è una atmosfera gioiosa, si gira per le strade parlando del più e del meno, trascorrendo una serata piacevole.
Molti altari si trovano ai piani superiori, quindi occorre disporsi pazientemente davanti ai portoni per permettere a chi scende di uscire e poi salire e ammirare la bravura di come i padroni di casa hanno addobbato e apparecchiato la tavola.
Questo fa sì che spesso si incontra con lo stesso gruppo di persone mentre si aspetta di poter entrare e si scambiano pareri su quale altare sia più bello...
Quest'anno non poterlo fare mi ha fatto capire quanto io sia legata a questa tradizione.


Una altra ricorrenza è il caratteristico incontro in piazza il giorno di Pasqua, in cui le statue della Madonna e di Gesù si incontrano al centro della piazza principale portate di corsa in spalla dai devolti.
Vedere le statue che si inchinano una di fronte all'altra, le colombe che volano e poi i fuochi di artificio, trasmette una emozione che non si può esprimere a parole.
Bisogna esserci per capire quanto il tutto sia coinvolgente... 
E poi la sera, dopo la processione per le vie principali del paese, rimanere rapiti a guardare i fuochi d'artificio che illuminano il cielo con i loro colori brillanti e le forme spettacolari.
In estate invece, per allietare le serate di coloro che non vanno in vacanza, ci sono spesso serate danzanti all'aperto, concerti di musicisti locali in cui ci si può rilassare e godere il fresco della sera gustando un buon gelato.

A metà settembre c'è la Sagra del Pane dove si può gustare il tipico pane cunzatu.
Il terzo fine settimana di ottobre, abbiamo la Fiera di Ottobre in cui le strade e le piazze del centro sono piene di bancarelle in cui si può trovare di tutto...
Quando ero piccola c'era un venditore di piatti che veniva ogni anno e si metteva sempre nello stesso posto. Per noi era come andare al teatro perchè lui mostrava i vari modelli disponendoli in modo acrobatico... Tutti stavamo in attesa pensando “adesso questo si rompe“ e invece, miracolosamente, i piatti rimanevano integri.
Oggi non occorre aspettare la fiera di ottobre per fare compere, visto che si trova tutto nei grandi magazzini, eppure alla fiera si compra sempre qualcosa... anche una sciocchezza.
Questa è la bellezza delle feste all’aperto a Ramacca!
Foto di Copertina by Wikipedia
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Il Cardinale Mazzarino è stato un personaggio davvero eccezionale. 

Era nato a Pescina in Abruzzo nel 1602. Era dotato di grandi doti diplomatiche e nel 1634 era già il Nunzio del papa a Parigi, dove instaurò ottimi rapporti con Re Luigi XIII e con il Primo Ministro di Francia, il famoso cardinale Richelieu, che nel 1639 lo assunse come segretario.

Nel 1641 Urbano VIII Barberini lo nominò cardinale, ma non fu mai sacerdote.

Nel 1642 morì Richelieu e Mazzarino divenne Primo Ministro di Francia, l'anno dopo morì anche il Re e dato che Luigi XIV (il Re Sole) aveva appena cinque anni, il cardinale Mazzarino si trovò ad essere per molti anni, come reggente, a capo del Regno di Francia.

Alcuni storici ipotizzano addirittura che Luigi XIV fosse suo figlio.

Nell'estate del 1644 dopo un faticoso conclave, seguito alla morte di Urbano VIII, venne eletto pontefice il cardinale Pamphili, che già aveva 70 anni e che prese il nome di Innocenzo X.

I Barberini pensavano di poter continuare la loro politica (LEGGI ANCHE) di potere ed invece furono subito messi sotto processo, anche perché odiati da Donna Olimpia, cognata di Innocenzo X (forse amante e per un decennio capo effettivo dello Stato).

I Barberini si rifugiarono a Parigi, ma tornarono presto in città con la protezione autorevole del cardinale Mazzarino.
La sorella del cardinale aveva quattro figlie molto belle e nel 1650 le portò alla corte di Versailles, contando sul fratello per sistemarle.

In effetti queste ragazze, con le loro cugine, crearono un allegro gruppetto chiamato “Les mazarinettes”.

Olimpia, nata nel 1636, sposò un Savoia e suo figlio divenne il famoso generale Eugenio di Savoia che, a capo dell’esercito austriaco sconfisse i Turchi e si costruì il Belvedere, il più bel palazzo di Vienna.

Maria sposò invece un Colonna, principe di Paliano, ma scappò al nord e fu anche amante di Luigi XIV.

E poi c’era Ortensia Mancini, nata nel 1646, la prediletta, per la quale il cardinale mirava al regno di Francia.

Ma nel 1661 Mazzarino morì dopo aver combinato l'anno prima il matrimonio tra il Re Sole e Maria Teresa d'Austria, e Ortensia, nominata duchessa, si dovette accontentare di sposare a 15 anni Charles de la Porte, l’uomo più ricco di Francia.

Matrimonio infelice, lui era geloso e violento, ebbero cinque figli uno dietro all’altro ma nel 1668 Ortensia fuggì a Roma dalla sorella Maria, e poi insieme scapparono in Savoia.

Qui Ortensia ebbe una storia anche con Carlo Emanuele di Savoia, finché non le fu offerto nel 1675 di andare a Londra alla corte del re Carlo II, di cui divenne l’amante.

Morì nel 1699 a 53 anni dopo questa vita così travagliata. E le fu dedicata questa epigrafe:

"l'11 giugno 1699 è morta la famosa Duchessa di Mazzarino. Era stata la donna più ricca in Europa. Nipote del cardinale Mazzarino, era di una bellezza e di uno spirito straordinario, ma dissoluto ed intollerante alle restrizioni del matrimonio".

Il cardinale Mazzarino aveva fatto costruire davanti alla Fontana di Trevi a sue spese, tra il 1650 ed il 1655, la Chiesa dei Santi Vincenzo ed Anastasio, con il volto della nipote prediletta Ortensia scolpito sulla facciata e due figure femminili a seno scoperto ai lati della chiesa.

Unica chiesa ad avere questi particolari.
 

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Aeroporto di Berlino-Tegel, 15 luglio 1990.
Una pioggerellina insistente accompagna il nostro cammino incolonnato per raggiungere l'aeromobile che ci avrebbe portati a Palermo-Punta Raisi.
Raggiungo il mio posto numerato e trovo già sedute due donne: una giovane di circa 30 anni e un'altra decisamente anziana.
Saluto entrambe e dopo avere riposto nella cappelliera il mio bagaglio mi siedo accanto alla signora.

Durante la fase di decollo, stiamo tutti silenziosi con lo sguardo fisso davanti a noi poi, dopo che l'aereo si è stabilizzato, ha inizio un brusio rassicurante. L'anziana signora seduta accanto a me espresse il suo timore con una frase tipicamente siciliana:
“Cori di Gesù aiutani tu (Cuore di Gesù aiutaci)”.
Poi, subito mi chiese “Torni a la casuzza beddra meia (torni a casa bella mia)?”. “Si”.
La ragazza seduta accanto alla donna interviene lesta. “Nonna lascia stare la signora, forse non le và di parlare”. ”Non mi disturba, anzi, ascolto volentieri”.
“Siciliana si? (Siciliana sei)?“
“Orgogliosa siciliana sono”.
“Accentu n'ai picca, un capisciu di quali paisi sini (Non hai accento e non capisco quale è il tuo paese)”.
”Sono di Sciacca”.
“Allura semu vicini: niatri semu di Caltabellotta (Allora siamo vicini, noi siamo di Caltabellotta)”.
La guardai e vidi i suoi occhi illuminarsi solo a nominare il suo paese.
La ragazza allungò la mano dicendo: “Sono Luisa e questa è mia nonna Pina, non vuole più vivere in Germania, vuole trascorrere il tempo che le resta al paese”.
“Vogghiu muriri a Cataviddrotta (Voglio morire a Caltabellotta)”.
La donna immediatamente cominciò a raccontare del suo amato paese descrivendolo come il luogo più bello del mondo ed iniziò uno strano monologo accompagnato di nostalgici sorrisi e lenti sospiri.
La nipote tentò, ancora una volta, di interromperla. “Nonna smettila, la signora conosce sicuramente il nostro paese”.
Inutile tentativo, la nonnina abbassò il tono della voce e continuò a parlare. Girai il capo, la guardai e pensai “chissà quante volte ha ripetuto le stesse frasi amorevoli raccontando la sua Caltabellotta”.

Per non ferire il suo orgoglio paesano dissi: “Non importa, lasciala raccontare, l'ascolto volentieri”.
Dopo alcuni minuti, non udii più le parole della donna perché̀ nella mia mente riaffiorarono episodi lontanissimi legati a Caltabellotta.
Svelta inforcai i miei Ray-Ban, socchiusi gli occhi e come in un vecchio e scolorito filmato rividi i luoghi dell'incanto di Caltabellotta.
Nella mia prima infanzia, durante i soggiorni caltabellottesi, ascoltavo volentieri i racconti della zia Virginia che amava narrare la storia dell'antica Triocala arricchendola di eroi, gran signori, belle dame, cavalieri, cortigiani e santi.
Nelle storie che raccontava riusciva a mescolare, con grande maestria, avvenimenti storici, avventure amorose e fenomeni mistici da fare invidia al grande William Shakespeare.
[caption id="attachment_120730" align="center-block" width="966"] Caltabellotta sorge su di un pianoro roccioso e alle sue spalle si erge severo e solenne uno sperone di roccia conosciuto come “il pizzo o monte Castello”.[/caption]
La cittadina è un immenso contenitore di ricchezze archeologiche, artistiche e storiche.
L'antica necropoli Sicana, la chiesa di Sant'Agostino, la chiesa del Carmine, la villa comunale, la Pietra e la Badia, sono sempre stati i luoghi della memoria, ma i luoghi del cuore sono e saranno sempre l'Eremo di San Pellegrino e la Chiesa Madre. L'eremo credo sia uno dei tanti posti più carichi di mistero e di fede che io abbia mai visitato.
La leggenda narra che San Pietro mandò il monaco Pellegrino in Sicilia affinché convertisse i pagani. Giunto a Triocala, il monaco Pellegrino si rese conto che la popolazione era terrorizzata da un drago che viveva in una grotta sul monte e che si nutriva di umani.
Pellegrino si recò sul monte e con il suo miracoloso bastone minacciò il drago che scivolò nelle viscere della terra. Il monaco liberò il paese dal drago e rimase a vivere nella grotta.
I caltabellottesi grati, scelsero San Pellegrino come loro protettore.
Un altro dei luoghi del cuore è la basilica, chiesa madre che sorge su un suggestivo pianoro solitaria e maestosa nel suo stile normanno.


Quella immensa spianata nei racconti della zia diveniva teatro di giostre, di incontri tra dame e cavalieri e soprattutto il luogo dove venivano accolti gli eroi.
Da ragazzina tornavo spesso nei due luoghi tanto amati e rimanevo ore intere a fantasticare con la mente, così, come aveva fatto la zia Virginia con me, anche io inventavo delle storie che poi raccontavo ai bimbi.
Al magnifico territorio caltabellottese oltre ai luoghi del cuore mi legano i ricordi del cuore, episodi che racchiudono odori, sapori, colori e sentimenti.
Voglio ricordarne uno dei tanti. Come ogni anno, la sera del 23 giugno, la vigilia di San Giovanni, nei quartieri di Caltabellotta, era usanza imbandire delle grandi tavole con buone pietanze cucinate dalle famiglie e con i prodotti dei loro orti.
Da bimba, con gli zii, partecipavo a queste feste dell'antica tradizione popolare. Lungo la strada per arrivare sul luogo della tavolata, tenevo lo sguardo in alto per vedere un filo di fumo innalzarsi sopra i tetti spioventi delle casette; quel fil di fumo mi faceva capire che la brace era già stata accesa.

I nostri amati ospiti Bastiano e Palma, come ogni anno, avevano apparecchiato nella loro strada una tavola strapiena di ottime pietanze: vascelle di ricotta, formaggi freschi e stagionati, frittate, verdure selvatiche cucinate e crude e una grande quantità di dolci e sempre mi ponevo il dilemma da cosa iniziare e cosa mangiare.
Riti antichi, sempre uguali che si ripetevano ogni anno. Vecchie tradizioni tramandate dalle famiglie che purtroppo sono andate scemando negli anni.
Caltabellotta è per me un insieme di eventi bellissimi e di persone speciali che avranno sempre un posto nel mio cuore.
Fu la voce della hostess che ci chiedeva di allacciare le cinture a distrarmi dai miei ricordi caltabellottesi. La donna mi guardò e disse: “Hai intisu quanti cosi qelli ti cuntai di lu me paisi? Mi riccumannu venimi a truvare. (Hai sentito quante cose belle ti ho raccontato del mio paese, vieni a trovarmi)”
“Certo lo farò, verrò”.
Sembra facile raccontare di Caltabellotta, ma non lo è!
Leggenda, storia, arte, tradizioni, fede e mistero avvolgono quello che per me è sempre stato il paese delle fate in estate ed il paese del presepe d'inverno.
Non trovo le parole giuste per raccontare i sentimenti che suscita la salita al Pizzo.
La vista del fumo che esce dal cratere dell'Etna quando il cielo è limpido; la passeggiata alla madrice nei luoghi dove hanno combattuto eroi e hanno amoreggiato dame e cavalieri. Rimanere in silenzio sotto l'eremo, dove viandanti santi hanno vissuto la misticità di San Pellegrino.
Caltabellotta non si può solo narrare, bisogna viverla.
Caltabellotta è simile ad un grosso diamante incastonato nella montagna, che ammiri nella sua immensa bellezza nelle magiche albe e nei romantici tramonti quando il sole la illumina mostrando le sue mille sfaccettature.
Dopo essere scese dall'aeromobile salutai le due donne e promisi loro che sarei tornata a Caltabellotta...
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Gli sguardi raccontano storie e, attraverso quelle narrazioni, respiriamo la vita.
Mi soffermo spesso a guardare a Segni il luogo della mia infanzia serena e spensierata.

Ambientazione delle fatiche e dei sacrifici dei miei nonni Francesco Milani e Giovanna Colaiori (Giulia per tutti) e della loro straordinaria avventura che li ha visti, per quasi mezzo secolo, gestori di una locanda prima e di un ristorante successivamente (1960).
Le locande e le taverne erano, e sono, posti di ritrovo come lo sono i baretti. In una storia possono anche venir utilizzate come centro operativo, il luogo dove ha inizio l’avventura e dove ci si ritrova subito dopo, per aggiungere, magari, particolari.
Così è stato per i miei nonni.



La prima locanda era ubicata nel centro storico di Segni, sulla Via Dritta (Via San Vitaliano per intenderci) poco distante dalla Cattedrale di Santa Maria Assunta. Lì i miei nonni dimoravano nella loro casa, affiancata al Palazzo di Sor Domenico Milani.
I locali sottostanti erano adibiti a locanda. Ancora oggi ce la ricorda una insegna di legno con la scritta Cantina Milani.
Ci sono rimasti fino al 1960, anno in cui si sono trasferiti a San Pietro sulla passeggiata al Monte Pianillo dove, nel frattempo, in posizione privilegiata era nato il nuovo Ristorante Pizzeria Bar Milani assieme alla casa arroccata sulla roccia.
La passione per la cucina, l’accoglienza e lo spirito imprenditoriale avevano dettato il nuovo ulteriore passo permettendogli di realizzare il sogno della loro vita.

Fregiandosi di un legame con le tradizioni più antiche del posto ci si poteva bere del vino schietto e mangiare saporiti cibi locali, festeggiare ricorrenze e cerimonie della vita personale e popolare.
Inaugurato il 7 Giugno 1963, il ristorante fin da subito è stato il punto focale di tutta la famiglia completamente assorbita dall’attività che ha assicurato, per oltre venticinque anni, il (buon) gusto tra sapori, piaceri, incontri, relazioni.
Ricorrenti erano le feste danzanti nel parco-dancing. Si, perché, salendo, nello spazio sovrastante l’edificio, si arrivava sulla terrazza e nel giardino.

Su, in un punto accessibile alla grazia, passando dalla terra al cielo, l’orizzonte regalava allo sguardo una spazialità senza uguali.


Da una parte la terrazza con l’affaccio privilegiato sulla Valle del Sacco, con scorci residui fino alla Valle dell’Aniene e del Liri. Dall’altra, il giardino circoscritto all’orizzonte dalle cime dei Monti Lepini cui Segni è incastonata come una perla.
Nella magnificenza di questo scenario, si è tenuto il Gran Galà danzante nel ’70 per l’assegnazione del Premio Saracena D’Oro 1970 e la consegna a personalità del mondo del cinema, teatro, musica, televisione, giornalismo, medicina, meteorologia, sport.

Alle 22 del 29 Agosto 1970, presente la RAI, Enrico Urbini per Rai TV apre la serata invitando a salire sul palco noti personaggi della cultura e dello spettacolo. Nel manifesto che gelosamente conserviamo si leggono i nomi di:
Edmondo Bernacca per la meteorologia
Franco Cetta e Maurizio Riganti per la televisione
Alfredo Sepe, personaggio storico segnino, per la medicina
Marisa Solinas e Soluy Stubung per il cinema
Enrico Polito per la musica
Tony Del Monaco e Vareria Moncardini maestro compositore
Nando Martellini per il giornalismo sportivo.
Il complesso The Lions regala musica di contorno e sottofondo.
Ancora oggi i ricordi più belli svettano su quella collina, sull’antica Acropoli di Segni vicino la Cisterna Romana e la Chiesa di San Pietro, dove i tratti dell’esperienza vissuta, anche tra le macerie della guerra, sono stati sempre connotati dal senso di forza, desiderio, giustizia, sacrificio e sacralità.
È sui ruderi della vecchia casa che sorgeva sul territorio occupato dal nemico durante il secondo conflitto mondiale, che mio nonno (accanito partigiano, ottimo interprete di quei sani valori che tanto lui predicava e che con amore ci ha tramandato) ha edificato quella sua e nostra dimora.
Quartier generale ancora oggi per noi di famiglia.
La pietra nelle mani, la pietra sotto i piedi: metafora del senso di una vita.
 

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Video-pillole sul turismo - parte 71

Gaeta raccontata come un’avventura di Sandokan!

Ci sono posti che rimangono nel cuore fin dalla nostra infanzia. Micaela ci racconta delle sue vacanze passate nelle spiagge e nel borgo di Gaeta, lo splendido paese della Riviera D’Ulisse. Un nome che già testimonia il mito e la leggenda che caratterizzano le spiagge di questo splendido borgo.

Micaela ci racconta delle avventure e scorribande che nei tre mesi di vacanze estive riempivano le sue giornate, e che ancora oggi sono tra i suoi ricordi più cari.

Un turismo del cuore, un tuffo nelle acque limpide delle nostre coste e di un passato che ci trasporta in paesi lontani, giungle misteriose e coste piene di “pirati”, anche se siamo a due passi da casa. Questo è il Lazio, questa è l’Italia!

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Video-pillole sul turismo - parte 70

Un viaggio in Puglia, passando per Picinisco.

Una storia di deviazioni dalle consuetudini e di piacevoli sorprese che si provano solo esplorando.
Michela ci racconta dei suoi viaggi in Puglia, dove va puntualmente ogni anno con la sua macchina. Questa volta cambia percorso, e decide di passare nell’entroterra invece della costa, e di visitare la nostra amata Ciociaria. Prima a Montecassino, e poi Picinisco.

Si ferma una notte nello splendido albergo diffuso del nostro caro amico Cesidio di Ciacca, e vive una giornata nel piccolo borgo di Picinisco, che come ci racconta nel periodo estivo si parla più inglese che Ciociaro, e noi lo sappiamo bene!

È sempre bello riscoprire i nostri borghi attraverso le esperienze degli altri, e tornare a Picinisco è sempre un piacere...

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