Video-pillole sul turismo - parte 77

Un nuovo appuntamento per il nostro contest #ilFuturoNelleNostreRadici

Viene prima il viaggio o l’articolo?

La nostra Claudia Bettiol ha intrapreso un viaggio alla scoperta delle Marche, e dopo i grandi centri di una delle Regioni più belle d’Italia ha fatto tappa a Sassoferrato, più precisamente nella frazione di Cabernardi da dove ci è arrivato un bellissimo articolo.

La storia è scritta da Ugo, dove tra poesia, narrazione e fotografie ci racconta del passato di questo borgo famoso per le miniere di zolfo, dove un tempo ugo e i suoi amici giocavano spensierati tra bulloni e scorribande che oggi sarebbero alquanto “fuorilegge”.

Abbiamo scoperto che Sassoferrato, dove abbiamo incontrato il suo sindaco Maurizio Greci, e Cabernardi hanno una forte comunità di cittadini all’estero, la maggior parte nello Stato del Michigan, dove oggi hanno creato associazioni e gruppi dove ricordano la bellezza e le tradizioni del proprio paese.

Chissà quanti di loro avranno giocato in quelle miniere...

 

    

 

#italianisuperanotutto #IlFuturoNelleNostreRadici #sassoferrato #cabernardi

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Video-pillole sul turismo - parte 76

Un nuovo appuntamento per il nostro contest #ilFuturoNelleNostreRadici

Bagni 77, da vedere almeno una volta nella vita!

Nel mio viaggio nelle Marche, una delle tappe è stata l’incantevole Senigallia, città di mare e di innovazione, dove ho avuto il piacere di incontrare Filippo Borioni proprietario dell’omonimo stabilimento Bagni 77.

Un aperitivo al tramonto con amici e il racconto di un giovane imprenditore e innovatore. Infatti, oltre alla bellezza della struttura sono rimasta colpita dalla filosofia su cui Filippo ha impostato il suo stabilimento e la sua “hospitality”, cosa che lo rende uno degli stabilimenti più Green d’Italia.

Lo spettacolo del tramonto a Bagni 77 infatti, è anche dato dalla chiusura automatica degli ombrelloni, alimentati dai pannelli fotovoltaici che circondano lo stabilimento. Un evento a cui ho assistito e che per me è stato il segno che il Turismo sostenibile è nelle mani delle nuove generazioni...

Innovazione e tradizione, Filippo mi ha raccontato anche di come cerca sempre di incorporare i prodotti dei suo territorio, e dare uno spazio agli artigiani locali esponendo la loro arte e le tipicità del territorio al grande pubblico di turisti che frequenta ogni estate Bagni 77.

#italianisuperanotutto #IlFuturoNelleNostreRadici #Senigallia #Bagni77

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Pillole di Turismo con Claudia Bettiol dedicate ad Acquapendente

Un borgo che vive delle proprie tradizioni una volta l’anno, quanti ne conosciamo in Italia?

Le nostre feste popolari sono uniche al mondo, ma se non lavoriamo nell’incorporarle nell’identità del nostro paese, rischiamo di “vivere di turismo” e quindi aiutare l’economia del nostro piccolo borgo, soltanto una volta all’anno.

Come fare a destagionalizzare le nostre feste? Qual è il miglior modo per integrarle nella nostra identità?

Scopriamolo insieme nella pillola di oggi!

Nel programma radiofonico “Amico Comune” di Radio Radio in collaborazione con Anci Lazio, incontriamo ogni settimana il Sindaco di un Paese della nostra Regione e in diretta diamo indicazioni su come poter migliorare l’appeal turistico del proprio territorio.

Non importa quanto sia piccolo il borgo di cui stiamo parlando, c’è sempre qualcosa che rende unico il borgo che incontriamo. E questo, purtroppo o per fortuna, è un fenomeno tutto Italiano grazie al patrimonio acquisito nel coso dei secoli dal nostro paese.

E tutto questo può essere d’aiuto nel lungo periodo all’economia precaria dei nostri piccoli borghi.

A Radio Radio TV con il Sindaco di Acquapendente e i Pugnaloni

Giovedì abbiamo incontrato il Sindaco Angelo Ghinassi di Acquapendente e con lui abbiamo parlato delle opportunità turistiche di questo piccolo borgo della Tuscia.

Acquapendente è famoso per una festa in particolare, quella dei Pugnaloni, un appuntamento che unisce religione, folklore e divertimento popolare in una settimana di festeggiamenti che mettono in risalto anche l’unione della comunità di Acquapendente.

Ma finita la festa? Cosa succede?

Si può dire che il borgo viva il suo massimo splendore in quei giorni, per poi tornare in uno stato di dormienza fino alla prossima festa dei Pugnaloni.
E se questo non succedesse? 

Se fosse possibile far vivere la stessa gioia e benessere economico che porta questa festa 365 giorni l’anno?

Abbiamo parlato di come ottenere questa “destagionalizzazione” nel nostro articolo 5 Mosse Strategiche per il Turismo, dove dopo anni di studio e lavoro siamo arrivati alla conclusione che: Il segreto è lavorare sull’identità.

L’identità di un borgo ha molti aspetti. È il modo in cui si propone al turista, quello che scrive nel proprio materiale promozionale e come si propone a livello di marketing al mondo e alla propria Regione. 

Capire la propria Identità Turistica è un lavoro che deve cominciare da noi, un percorso fatto di tante strade che devono essere provate per capire veramente la direzione in cui si vuole andare.

Come per Acquapendente ci sono tanti borghi Italiani che ancora non l’hanno trovata, e voi? Sapete qual è la vostra identità?

Nei miei viaggi cerco sempre di capire cosa posso fare per il turismo e l’identità di un territorio come consulente di Sviluppo Turistico & Territoriale.

Non avete ancora trovato la vostra identità?

Pensate di essere sulla strada giusta, ma non sapete come mettere in pratica quello che avete in mente?

Io e il mio Team di Discoverplaces siamo qui per aiutarvi!Richiedete una consulenza al 338 676 7470 o inviandomi una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
RIPARTIAMO INSIEME!

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La famiglia Colonna è una delle più antiche famiglie nobili di Roma, e tanti palazzi e castelli portano il loro nome.

I discendenti abitano ancora nel grande palazzo accanto a piazza Venezia, iniziato 600 anni fa.

La storia dei Colonna inizia dopo l'anno 1000 quando è citato il loro castello nel paese di Colonna, sulla via Labicana (ora Casilina).



Nel 1250 erano già molto potenti e conducevano guerre contro le altre famiglie, soprattutto contro gli Orsini, arroccati nel viterbese.

Possedevano in città il Mausoleo di Augusto e Monte Citorio, intorno a Roma erano feudatari di Colonna, Palestrina, Zagarolo e Capranica.

Nel 1297 si misero contro Papa Bonifacio VIII Caetani il quale li sconfisse, confiscò tutti i loro beni e fece radere al suolo la città di Palestrina, loro centro.

I Colonna si dovettero rifugiare da Filippo il Bello re di Francia. Dal 1309 al 77 il Papato ebbe la sua sede in Francia ad Avignone. 


Tornata la Sede del Papato a Roma i Colonna riuscirono a far eleggere uno di loro papa con il nome di papa Martino V di Genazzano, in carica dal 1417 al 31) e la loro fortuna crebbe enormemente.

[caption id="attachment_44926" align="center-block" width="750"]Genazzano- Castello Colonna, Interno by Benedicta LeeBenedicta Lee Genazzano - Castello Colonna, Interno by Benedicta Mary Lee[/caption]

Crearono quasi uno stato nello stato, ai loro possedimenti si aggiunsero Paliano , Genazzano, Marino, Cave, Ardea, Lunghezza, Rocca di Cave, Amalfi, Salerno, ecc.

Ma spesso si misero contro i pontefici.

Nel 1484 Lorenzo Colonna venne giustiziato in Castel Sant'Angelo.

Nel 1502 Papa Alessandro VI incaricò il figlio Cesare Borgia di riconquistare i territori di cui i Colonna e le altre famiglie si erano impossessati.

Nel 1527 ci fu la pagina più buia, quando alcuni di loro favorirono il Sacco di Roma da parte dei Lanzichenecchi.

Dopodichè dovettero fuggire a Napoli.

Si riscattarono nel 1571, quando Marcantonio Colonna guidò la flotta vittoriosa contro i Turchi a Lepanto, diventando poi nel 1577 Vicerè a Napoli.

Dal 1600 la fortuna della famiglia iniziò una lenta discesa e nell'800 vendettero varie tenute ai nuovi ricchi, i Torlonia.
Palazzo Colonna è unito da una serie di archi al giardino di famiglia, che arriva fino alla piazza del Quirinale.

All’interno del Palazzo c’è la bellissima Galleria Colonna, visitabile il sabato mattina.




 

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Panorama di Lucca Sicula
Panorama di Lucca Sicula

Oggi è giorno di partenza e mi alzo all’alba.
Mio padre ha già preparato la colazione e dalla cucina arriva il profumo del caffè appena fatto. Mi avvicino e ne bevo un sorso dalla sua tazza. Lui mi guarda con aria triste, scuote la testa e mi arruffa i capelli.

“Non rimarrò per molto tempo. Sarò di nuovo a casa per le vacanze pasquali. Non ti accorgerai nemmeno della mia assenza”, concludo io scappando in fretta e furia.


Mamma è pronta per andare in ufficio, la saluto e sono già in macchina al volante della mia Alfa Cabriolet.
Imbocco la strada che porta alla statale e comincio a percorrerla in direzione Lucca Sicula, un paesino dell’entroterra agrigentino a 34 Km da Sciacca e da sempre scrigno delle tradizioni popolari.
Il luogo in cui si tramandano dialetti e storie antiche, ricette tradizionali e prodotti tipici.
Lucca Sicula si stende ai piedi della collina di Pizzo di Santa a circa 500 m di quota e da questa altura si può godere di una veduta paesaggistica sulla vallata del fiume Verdura.
Un tempo qui si trovavano i Sicani, gli antichi abitanti della Sicilia, che hanno lasciato testimonianze un po’ dappertutto.
Con il mio lavoro di insegnante alla scuola primaria, penso già di conoscere praticamente tutti i circa 2000 abitanti di Lucca Sicula.
Mi sono trasferita qui a settembre per una supplenza annuale, e in questo grazioso angolino sto riscoprendo una natura viva e rigogliosa al riparo dai frastuoni cittadini.
Ricordo ancora quando arrivai per la prima volta in paese.
Fervevano i preparativi per la Festa del SS. Crocifisso, che si svolge nei giorni tra l’11 e 13 di settembre con la caratteristica fiera del bestiame e la solenne processione con il simulacro del Crocifisso accompagnato da fuochi d’artificio.
La credenza popolare gli attribuisce il dono di essere miracoloso.

Una leggenda che mi affascinata narra di due simpatici vecchietti che, dopo le parole udite in Chiesa da un frate: “Il Signore dà cento a chi presta uno”, vendettero casa, campo, buoi e asino, ricavarono 2000 scudi e li dettero ai poveri.


Poi si recarono nella chiesa del convento di Lucca Sicula, dove c’era un Crocifisso. Rimasti soli si inginocchiarono a pregare.
Per ricompensarli del loro gesto, il Crocifisso lasciò cadere un sandalo che aveva al piede. Esso era tempestato di gemme preziose. Dopo un po’ gettò anche l’altro.
I vecchietti cambiarono i sandali con un sacco di monete d’oro, comprarono un podere e cominciarono ad ospitare viandanti e sperduti, lodando Dio. Da lì la grande devozione.
In occasione di questa festa non mancano sulla tavola dei lucchesi i tradizionali dolci fatti in casa a base di mandorle, come li napuli e la cubbata.
Nel pomeriggio, passeggiando per le tranquille stradine, mi dilettavo a sentire l’odore della salsa che viene fatta ancora in strada, all’aperto, in un grande pentolone di alluminio.
Ci partecipavano laboriosamente tutti i parenti e vicini, mentre i bambini si divertivano a rubare le mandorle “stinnuti ‘ncapu li tenni” (stese su tende tessute) ad asciugare sui marciapiedi.
Che scrigno di paese. Non me ne andrei più via!

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green palm tree covered with snow in unusually cold winter
Una insolita Palermo sotto la neve

La decisione di recarmi a Palermo con un mezzo pubblico si rivelò assennata.
Era un freddo mercoledì di gennaio e l’abbondante nevicata della notte dell'Epifania aveva lasciato il segno. Lungo i bordi della strada vi erano dei grossi cumoli di neve, una vista inusuale per il nostro territorio.
Il pullman era semi vuoto ed i passeggeri silenziosi, così mi immersi facilmente nella lettura di un libro acquistato la sera prima.
Ero così presa dalla storia che mi resi conto di essere arrivata a Palermo quando il pullman si fermò al semaforo di Corso Tukory.
Fu immediata la decisione di scendere approfittando di quella sosta. L'autista che mi conosceva, sorridendo mi disse:

“Oggi cu stù friddu un pari di essiri a Palermu (oggi con questo freddo non sembra di essere a Palermo)”.


L'aria fredda del mattino mi accarezzò il volto dandomi una carica in più. Avevo deciso: avrei trasformato quella giornata in un breve ritorno al passato.
Quel mattino ero andata a Palermo per recarmi a casa di una zia molto anziana che viveva in un antico palazzo vicino la chiesa di San Francesco di Paola. Scesi immediatamente dal pullman, attraversai la strada e andai in direzione di Piazza Indipendenza.
Percorsi alcuni vicoletti nel quartiere dell'Albergheria, a pochi metri del mercato di Ballarò da dove avrei proseguito a piedi per piazza Sant'Oliva. Durante il percorso avrei attraversato una delle zone più belle della Palermo storica.
Guardai l'ora, erano le sette e trenta del mattino e le strade erano semivuote.
Con passo lesto, giunsi nei pressi del Palazzo dei Normanni, attraversai Villa Bonanno e poi giunsi in via Vittorio Emanuele.
Rivolsi uno sguardo veloce alla superba Porta Nuova, e subito mi trovai davanti la magnifica e maestosa cattedrale di Palermo dedicata a Maria SS. Assunta.
Le grandi palme nello spiazzo antistante la cattedrale erano mosse da un leggero vento e nonostante il freddo ebbi la sensazione di trovarmi in un'oasi.
Conoscevo bene la cattedrale della città, ma, quel giorno, mi ritrovai imbambolata ad ammirarla come se la vedessi per la prima volta. Senza accorgermene iniziai, ad alta voce, ad elencare gli stili che la componevano: bizantino, romanico, normanno, islamico, gotico, rinascimentale, barocco e neoclassico.
Ad un tratto sentii un rumore inusuale, come quello di una spranga di ferro che scivola pesantemente. Girai il capo verso il portone e vidi un omino piccolo infagottato in un cappotto grigio, con sul capo una bella coppola a quadri e dei guanti di lana.
Appena mi vide, prima si fermò, poi mi venne incontro:

“Nun tinni potti sonnu, la prima missa è all'ottu emmezza. Cu stu friddu picchi un stavi a la casa (Non avevi sonno, la prima messa la celebrano alle 8,30. Con questo freddo perché non stavi a casa)”.


“Non sono qui per la messa. Posso entrare?”
L'uomo strinse gli occhi fissandomi bene e fece una smorfia di disappunto:

“M'ava scusari, sbaghiavi, la scanciavi pi la niputi di me cummari Rusina. Vassia unn'avi la facci di bacchittuna, ma di chiddri ca firrianu chiesi, musei e palazzi pì studiari li cosi antichi (Mi scusi l'ho scambiata per la figlia di mia commare Rosina. Lei non ha la faccia da bacchettona, ma di quelli che visitano chiese, musei e palazzi per studiare le cose antiche)”.


Intanto lentamente la città si stava svegliando, la gente apriva le attività commerciali e dai bar e dalle caffetterie veniva fuori un buon odore di pastarelle sfornate da poco. Tutto era pronto per la prima colazione dei palermitani e non.
 

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Isola-di-Capri.jpg

Viaggiare non è solo una passione.
La maggior parte delle volte il viaggio è una medicina per la nostra anima, veniamo curati senza saperlo.
C'è chi a visto tutto il mondo, chi non ha visto nulla al di là della sua camera da letto.
Io non visto tutto il mondo ma nemmeno solo le pareti della mia camera, diciamo che mi trovo nel limbo del viaggiatore incompleto. Ma vi garantistico che i pochi posti che ho visto sono riusciti a farmi restare senza fiato.
[caption id="attachment_121408" align="center-block" width="1024"] Ricordo quando sono scesa dal traghetto e ho messo piede sulla bellissima isola di Capri. Sono stata subito avvolta da una brezza fresca, una brezza dal profumo di limoni e di gelsomino.[/caption]
I miei occhi erano troppo curiosi per quello che stavano guardando e cercavano di scrutare ogni minimo particolare, erano rimasti incantati dalle mura bianche, dalla divisa bianca dei carabinieri, dal vecchio pescatore che scaricava il pesce appena pescato.
Le persone erano tutte belle, tutte sorridenti. Solo dopo aver visto Capri, capisco il motivo di quei bellissimi sorrisi stampati nei loro volti.
Le strade di Capri erano così pulite e profumate. I colori, gli odori, i sapori: tutto insieme rendeva il mio animo sereno e rilassato come il mio, anche quello di tutti i visitatori.
[caption id="attachment_121405" align="center-block" width="1024"] Quando ho conosciuto gli abitanti dell'isola, mi resi conto che la loro bellezza era dovuta alla loro vita caprese, il sole e il mare, rendeva loro belli e leggeri. Un giovane ragazzo del luogo rese la mia permanenza a Capri ancora più magica, raccontandomi la famosa leggenda dell'amore tra Vesuvio e Capri.[/caption]

"Vesuvio era un giovane cavaliere famoso per il suo carattere impulsivo e anche violento, mentre Capri era una giovane donna timida e riservata.
I due si incontrarono e si innamorarono perdutamente. La dolcezza di Capri riuscì ad ammorbidire il carattere di Vesuvio, che grazie alla vicinanza di Capri divenne il migliore e il più buono fra tutti gli uomini.
Le famiglie dei due amanti, però, si odiavano e non accettarono l'unione fra i due, così la famiglia di Capri decise di mandarla in terra straniera.
Capri lontana dal suo amore si sentiva triste, il suo cuore soffriva così tanto da non desiderare più di vivere.
Ella decise di togliersi la vita e per farlo scelse il mare lanciandosi fra le onde”.


Secondo la leggenda, proprio nel punto in cui Capri si lanciò tra le braccia della morte nacque una bellissima isola azzurra: l'isola di Capri.

Cose da fare a Capri:


Capri è bella, ma la bellezza si paga e Capri lo sa bene. Bere il caffè nella famosissima Piazzetta di Capri è d'obbligo, anche se è leggermente dispendioso. Ma come si dice si vive una sola volta!
Dopo il caffè dovete passeggiare lungo la bellissima e famosissima via dello shopping Via Camerelle. Credetemi, vale la pena passeggiare lungo questa via anche se non farete shopping.
Le vie di Capri sono eleganti, belle, pulite, sembra di stare all'interno di un film.
Se percorrerete Via Targara scatterà qualcosa all'interno di voi. È difficile reagire dinanzi a troppa bellezza racchiusa in un solo luogo e i vostri occhi vi sembreranno troppo piccoli e inutili per ammirare tanta bellezza.
Immancabile, poi, è il giro dell'isola in barca, con la vista nella Grotta Azzurra e i Faraglioni.
Quando la barca, passerà sotto l'arco dei due Faraglioni, c'è la bellissima usanza di scambiarsi un bacio con la dolce metà, io ero sola e ho voluto lanciare un bacio ai Faraglioni, almeno ho potuto baciare una vera bellezza!
Un’isola sofistica, un’isola che sembra un sogno, un’isola di un bianco candito, un’isola che come la freccia di cupido, scocca la sua freccia e ti fa innamorare perdutamente di lei.
Quest'isola è in grado di regalarci un sogno!
 

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Cerco di tornare ogni anno almeno una volta a Oliena, soprattutto in occasione delle feste. (LEGGI ANCHE)
Mi sento proprio a casa quando vado a spasso per il paese e vedo i bei murales che adornano i muri delle case e i colori delle feste.
[caption id="attachment_121722" align="center-block" width="750"] Foto Murales by Salvatore Zola[/caption]
[caption id="attachment_121669" align="pull-left" width="199"] Foto di Salvatore Zola[/caption]
La mia gente e fatta di grandi lavoratori che amano la famiglia, ma quando hanno del tempo libero lo passano insieme agli amici tra spuntini, canti e balli. Sempre accompagnati da chitarra e organetto.
A Oliena ci sono delle feste bellissime come S’Incontru che si celebra a Pasqua, una processione ricca di tradizione. In autunno la festa della Barbagia che richiama molti turisti e il paese si riempie in maniera impressionante.
Il 21 agosto c’è la festa di San Lussorio organizzata nei minimi particolari dai ragazzi della leva, ogni anno la festa viene organizzata dai ragazzi del paese in base all’anno di nascita ’80, ’81, ’82 e cosi via.
Per il patrono, il paese si riempie di colori e non c’è angolo che non sia circondato da bandierine colorate. Si organizzano giochi per bambini, ragazzi, e un po' meno giovani, come la corsa degli asinelli, la cattura del maialino. A questa ha partecipato anche mia figlia.


 
I concerti, la poesia in sardo, i canti di tenores sono il momento in cui la tradizione e il moderno si incontrano regalando agli spettatori una settimana piena di eventi.
Il giorno 21 si svolge la processione per il santo in giro per tutto il paese. I cavalieri in costume sardo precedono il santo aprendogli la strada, poi c’è la processione che lo segue con donne e uomini vestiti in costume tradizionale.
I ricami bellissimi dei vestiti sono cuciti da mani esperte che mantengono la storia e la bellezza della Sardegna invariata nel tempo.

Forse, se non sicuramente uno dei più bei costumi tradizionali della Sardegna!


Queste feste tradizionali sono sentite nel profondo da tutti gli abitanti e in special modo dai giovani. Le coltivano con amore, non perché devono ma perché vogliono.
Eppoi, ad Oliena la cucina è buonissima, e non c’è solo il maialetto o il Nepente, ci sono i dolci.

Dolci per ogni festa e per ogni occasione: sas rugliettas per Carnevale, sos papascinos per i Santi, il torrone rigorosamente bianco di una bontà estrema. Infine ci sono gli amaretti, sos marigosos, e tanti altri fatti soprattutto di mandorle e miele.
Da assaggiarli assolutamente.
Ma la cosa intrigante dei dolci e che non sono solo buoni, sono anche belli da vedere. Vere e proprie opere d’arte, come quelle della nostra Anna Gardu ormai diventata famosa.
Ma di famoso ad Oliena non c’è solo lei … c’è anche il bravissimo Gianfranco Zola, grande calciatore e grande uomo che sfortunatamente non ho avuto ancora il piacere di conoscere.
Essere cresciuta ad Oliena è una grande fortuna.
Puoi portare via un olianese da Oliena, ma non puoi portar via Oliena da un olianese.

Foto di copertina di Dolci sardi di Puligheddu Gianfranca
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