25 Ago: Video-pillole sul turismo - parte 83

Un viaggio nella storia di Lucca….Sicula

Oggi in questo video torniamo in Sicilia, grazie alla storia di Adelaide che ci racconta del folklore e delle tradizioni del suo paese Lucca Sicula.

Ci ha mandato due racconti bellissimi, il primo su un miracolo molto particolare, che vede come protagonista un paio di sandali d’oro, il secondo riguarda le “rivalità” e le goliardiche interazioni che avvengono tra contrade e quartieri dei nostri piccoli borghi.

#italianisuperanotutto #IlFuturoNelleNostreRadici #luccasicula #folklore #discoversicilia

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Video-pillole sul turismo - parte 82

Un nuovo appuntamento per il nostro contest #ilFuturoNelleNostreRadici

Una rana pescatrice...come non l’avete mai vista!

Il nostro Vanni Cicetti ci racconta una ricetta che viene dalle Marche: la coda di rospo in potacchio.

Una memoria di sapori che ci riporta da un suo recente viaggio a San Benedetto del Tronto, l’insolita rana pescatrice diventa protagonista di un piatto delizioso che è tutta tradizione, e noi siamo sempre ben felici di raccontare le sue ricette per la nostra rubrica.

#italianisuperanotutto #IlFuturoNelleNostreRadici #vannicicetti #ranapescatrice

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Hausfassaden in Eraclea Cattolica auf Sizilien
Sono nata a Cattolica Eraclea

Sono nata a Cattolica Eraclea, non voglio neanche pensare quanto tempo fa. Ma non molto perché è volato in pochi minuti. Almeno così mi sembra.
Non vivo lontano anche se ho girato tutta la vita. Alla fine una donna deve scegliere e non potevo immaginare la mia famiglia lontana da questo angolo della Sicilia.
Cattolica Eraclea, un nome un po’ strano per un paesino di poco più di 3.000 persone. Un nome che era un omaggio a re Filippo III di Spagna che era chiamato ‘il Pio’.
Era stato proprio il re a concedere l’autorizzazione a costruire un nuovo paese nel 1612 in una delle aree più belle della Sicilia.
Vicino Agrigento e il mare dove era stata costruita Eraclea Minoa. I Greci sapevano quello che facevano.
Noi abbiamo rimesso in funzione un teatro all’aperto proprio di fronte al mare… ma abbiamo scelto di vivere un po’ più all’interno. Il periodo degli attacchi dal mare ci ha segnato per molti secoli.
Cattolica Eraclea: due bellissime piazze circondate da palazzi barocchi e un eremo dedicato a San Calogero che sovrasta il paesello.
Un ermo che si affolla di gente l’ultima domenica di agosto quando, per ringraziare il Santo, tutti coloro che hanno ricevuto grazie offrono il pane con la forma della grazia richiesta.
È uno spettacolo vedere l’esposizione di braccia, gambe ed altro in forma di pane.
Potete avere una idea simile solo visitando un museo vicino a qualche tempio romano antico dove vengono trovati ex voto con la forma delle parti del corpo guarite.
Il paese è circondato di monti con numerose grotte dove si racconta che in tempi passati si nascondevano i malavitosi. Ma ogni grotta ha una sua leggenda.
Di rara bellezza il fiume Platani, che poi è quello che arriva al mare e sulla cui foce era stata costruita la città greca di Eraclea Minoa. Mica erano sprovveduti.
Le passeggiate nella natura immersi nei paesaggi intorno al fiume sono da provare, posti incantevoli che fanno riposare l’anima.
Il fiume ha un percorso lunghissimo e sfocia nel mare in quella che oggi è una riserva naturale circondata da alte montagne di marna bianca.
Sono bellissime e da scalare (io l'ho fatto). Molto simili alla famosa Scala dei Turchi.
Da vedere il museo dove sono conservati i resti dell'antica Eraclea che raccontano del mito di Minosse, dal quale prende il nome.
Il mio paese …. non posso raccontarlo senza passare ore… il solo consiglio è di venire a viverlo qui per godere delle sue bellezze.
E per assaggiare il suo cibo, ma questa è un’altra storia.

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Cattolica-Eraclea-1.jpg

Quanti ricordi della mia infanzia sono legati al borgo di Cattolica Eraclea!
Ci ho vissuto da piccolo e molti dei miei ricordi sono associati agli odori della cucina di casa.
Ricordo l'alosa, un pesce del fiume Platani, che i miei mettevano in una teglia a cucinare e il suo profumo si spandeva per la casa e oltre.
[caption id="attachment_122137" align="center-block" width="1024"] Che momenti indimenticabili, un profumo inebriante che se chiudo gli occhi posso ancora sentire.[/caption]
L’Alosa nasce nei nostri bellissimi fiumi per raggiungere subito dopo il mare. Poi ritorna ‘a casa’ quando è matura sessualmente (i maschi a 2-9 anni, le femmine a 4-5).
Nel periodo riproduttivo risale i corsi d'acqua dolce che sfociano nel Mediterraneo a Eraclea Minoa.
Si pesca soprattutto durante la risalita riproduttiva dei fiumi, le carni sono saporite anche se con molte spine…. il fiume Platani una volta ricco d’acqua ne era pieno.
Un altro momento indimenticabile era quando si facevano le bucce dei cannoli, ossia la parte in pasta che poi si riempie.
Si prendevano delle canne ad hoc attorno alle quali si avvolgeva la pasta dei cannoli e ... voilà.
Altro che adesso!
Ci sono delle ditte che fanno bucce per tutti i bar sarà più economico fare così, ma vuoi mettere il vecchio sistema? Quella sì che era vera gastronomia.
[caption id="attachment_122144" align="center-block" width="1024"] Dopo di che si riempivano i cannoli al momento con della ricotta profumata, come oggi, e il gioco era fatto.[/caption]
La carne di capretto era di primaria qualità, la migliore dell'intera provincia… infatti abbiamo molti terreni adibiti a pascolo. Due varietà di carne: quello alimentato a latte, più tenero e che si presenta con una carne di colore rosa chiaro e il capretto alimentato a erba, che ha una carne di colore più intenso.
Questo era la nostra pietanza domenicale o nei periodi pasquali.
Poi il profumo delle “mignulate”, una sorta di panini imbottiti con salsiccia, formaggio e olive nere. Erano fatti con la pasta di pizza e costituiscono un piatto della gastronomia cattolicese.
Anche questo piatto veniva spesso preparato con i parenti o il vicinato ed era un mezzo di convivialità.
Quando non esisteva l’industria alimentare, tutto era fatto in casa dal pane alla pasta ai dolci e la nostra cucina di Cattolica offre una bellissima varietà di gusti e profumi.
Vi invito a provare. Passeggiando per il paese si possono ancora sentire...
 

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Sassoferrato-Sacconi-2-768x1024.jpg

Mia nonna ripete sempre che fa brutto tempo la Settimana Santa. È così. È Dio che lo vuole.
Ma stasera ci sono le stelle sopra i tetti di Corso Rosselli a Sassoferrato, e la signora Maria (delle gassose) e Rina (la materassara) e il conte (nostro vicino) e Tullio (il pittore) hanno già messo i lumini alle finestre e tutti ci salutiamo in un coro di dirimpettai.
In questa notte di Venerdi Santo a Sassoferrato.
Mio padre ha chiuso da qualche ora la serranda del nostro negozio di ferramenta, anzi la bottega, e nel pomeriggio dopo la scuola anche io sono stata con lui ad “aiutare”.

Ma anche a guardare e ad ascoltare i discorsi dei clienti che, mentre comprano “un etto di chiodi” trovano il modo di raccontarti qualunque storia, spaziando delle guerre e i suoi sfollati, alle ricette dei maccaroncini fatti con il ferro e l’ovetto non fetato.
Il tutto con disinvoltura estrema riproponendo, poi, il medesimo copione dall’orologiaio, dal macellaio, dal fornaio, dal fotografo, lungo tutta la via e fino alla piazza, con una certa risentita convinzione.
I bottegai di corso Cavour si conoscono tutti e si rispettano, lasciano le porte dei negozi aperti per andare a prendere un caffè. Incustoditi, perchè tanto il vicino ci dà un’occhiata e ti manda a chiamare se serve.
Stasera, però, noi del Borgo restiamo tutti a casa perchè dal Castello parte la Processione dei Sacconi, e non possiamo perdercela.
Ho sempre segretamente un po’ invidiato i castellani, sempre un po’ più privilegiati di noi, un po’ più nobili, perchè da lassù parte sempre tutto per primo... Loro hanno la Rocca e il bar più bello del paese, il palazzo comunale e la grande scuola. Ed è sempre da lì, dalla chiesa di San Pietro, che parte la Turba con i suoi temibili personaggi.

Tuttavia, in questa sera di aprile ancora così fredda sento che non potrei essere da nessuna altra parte che qui, su questo davanzale di una delle tante finestre del corso.


In questa casa arroccata su ripide scale, incastrata tra tutte le altre, dove occhieggiano gli antichi portoni di tutti colori diversi. Da dove riesce a vedere il Borgo da entrambi i lati, ad aspettare trepidante che il rito si ripeta, ancora una volta.
Bum, bum, bum.
È il suono dei tamburi. Bum, bum, bum. Arriva la banda.
Ci siamo.
Sale un mormorio nascosto di preghiere e canti da dall’angolo del mercato coperto. La dove le logge, non più tardi di stamattina, hanno ospitato le banche brulicanti dei fruttivendoli, dei formaggiari, dei pescivendoli che popolano il venerdi del mercato paesano.
E poi eccola: mentre il suono aumenta e la musica (solenne, cupa) e si fa sempre più vicina.
Svetta la Croce che incede e precede il lento corteo.

E là, lugubri e spettrali, ci sono loro, i penitenti col saio bianco ed il cappuccio. Per noi tutti i Sacconi con in mano oggetti raccapriccianti (primo fra tutti un inquietante gallo morto!) ma anche chiodi, martello, frusta, teschi e una corona di spine.
E mentre le mani si incrociano per devozione e timore e le lingue srotolano preghiere mormorate all’unisono, ecco che passa anche la triste statua del Cristo morto seguita dall’Addolorata, l’immagine più potente della morte.
La coda di gente che segue il corteo è quella delle grandi occasioni: c’è il Sindaco, c’è il maresciallo, ci sono i personaggi più illustri e quelli venuti da fuori, che si rivedono solo a Pasqua e Natale... E poi i paesani, quelli di sempre, quelli sui quali tra il sacro e il profano mormorare appena appena, quelli da salutare con la mano dall’alto della finestra...
E mentre la processione passa e anche l’ultimo pellegrino ha svoltato l’angolo di Piazza Bartolo, rimaniamo ancora alle finestre per un ultimo commento. L’eccitazione un po’ svanita e qualche sbadiglio trattenuto, ché qua la mattina ci si sveglia presto.
La notte ora è di nuovo silenziosa su Corso Rosselli, le persiane si chiudono e i gatti si riappropriano del proprio posto tra i portoni e i vasi color terracotta.
Mentre permane nell’aria l’odore dei ceri nell’attesa che il borgo ed i suoi abitanti si sveglino di nuovo, domattina, all’ombra dell’Appennino.

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Lampedusa Isola dei Conigli
Lampedusa Isola dei Conigli

Quando mi arrivò la notizia che a breve io e la mia famiglia avremmo dovuto intraprendere un viaggio, iniziai a porre mille domande come solo i bambini alla scoperta del mondo sanno fare.
Dissero che era una sorpresa, ma con il mio solito fare insistente riuscii finalmente a scoprire il luogo misterioso e tanto atteso... era Lampedusa una delle isole più belle mai viste.
Sentii tanta gente raccontare di essere stata lì per una vacanza e quello che riscontrai fu davvero affascinante. Sentii nominare spiagge addirittura più belle dei noti Caraibi, una più bella dell’altra!!
Nei giorni antecedenti alla nostra partenza andai a cercare per filo e per segno tutto quello che c’era da visitare.
In prima posizione ovviamente tutte le spiagge e a seguire i posti più tipici. Magari quei posti speciali da dove ammirare un bel panorama al calar del sole perché, diciamolo, un’isola come quella avrebbe dovuto avere un panorama mozzafiato…
E così arrivò il tanto famigerato giorno, era il 16 settembre 2019.
Non si può comprendere quanto bella sia se non la si è vissuta a pieno.

Il calore che emana la terra in sé, gli innumerevoli paesaggi da visitare da una costa all’altra e l’altruismo delle persone fanno sciogliere il cuore.


Eccoci arrivati!
La casa, piccola ma allo stesso tempo accogliente…ed era un Dammuso, tipica costruzione locale.
Ed eccoci in giro per le stradine dove però la strada da principale, Via Roma, è il fulcro delle passeggiate serali… tra concerti, street-food, aperitivi e souvenir.

Svegli alle sette del mattino, i miei genitori organizzarono di visitare la spiaggia di Cala Creta. Ovviamente bellissima! Ma quel giorno la fortuna era a nostro sfavore poiché tirava un vento talmente forte da far risvegliare la potenza del mare.
Nel pomeriggio, dopo avere girato e scattato qualche foto alle varie spiagge, trovammo una spiaggia con parecchia gente. Chi prendeva il sole, chi faceva un bagno e chi si dedicava allo snorkeling.
Noi invece facemmo solo un paio di bagni, l’acqua era davvero meravigliosa, limpida e cristallina, così come Cala Pulcino, Cala Croce e Cala Pisana.
Ma Lampedusa è anche la Porta D’Europa, un vero e proprio monumento con incisioni e disegni, in memoria dei naufraghi dispersi in mare.
Imperdibile l’Isola dei Conigli, un vero e proprio paradiso terrestre. Difficile arrivare laggiù sotto il sole rovente, tra grilli che saltavano e farfalle che volavano a farci compagnia durante il tragitto, ma la spiaggia davvero singolare e con fondali meravigliosi.


Splendida anche la gita in barca con soste per la balneazione, tra la compagnia di meduse enormi ma innocue … alla scoperta di spiagge non accessibili diversamente.
Come la Cala della Tabaccara… soprannominata la cala delle barche volanti per quanto l’acqua è trasparente e sembra quasi che le barche siano sospese … attira turisti da tutto il mondo. Incluso gli orientali.

Anche l’arrivederci a Lampedusa rimane tra i ricordi… il volo ci ha regalato emozioni uniche!!


 

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Questa è la mia semplice ricetta della marmellata di cipolle fatta con quelle rosse, grandissime e speciali che arrivano ad agosto da Bisacquino, un gioiello siciliano sui Monti Sicani.

Bisacquino e la cipolla sono uniti da una storia molto lunga e la cipolla si chiama “busacchinara” come se fosse una bella donna. Una cipolla può arrivare a pesare fino ad un chilo e la si quasi abbraccia.
Praticamente si può fare una marmellata anche con una sola cipolla!
Con la marmellata ci accompagno arrosti, bolliti e formaggi. E per darle un sapore un po’ più agrodolce, prima di servirla in una ciotola a parte aggiungo dell'aceto balsamico.
C’è una bella storia legata alla sua coltivazione. Si dice, infatti, che risalga alla guerra degli dei che si erano trasformati in cipolle per sfuggire alle ire di Giove.
Non è neanche immaginabile da quanti millenni gli uomini mangiano cipolle, e certamente erano già famose in Egitto. Ma la sua vera diffusione in Sicilia è avvenuta nei quartieri ebraici, le giudecche.
E il quartiere ebraico di Bisaquino era particolarmente grande.
Oggi Bisaquino le ha dedicato una festa speciale, la Sagra della Cipolla dove si possono acquistare le marmellate e gustare addirittura il gelato alla cipolla.
A proposito, sembra che anche il grande Federico II ne andasse pazzo, specialmente nella versione agrodolce.
Questa è la mia ricetta della marmellata che preparo ogni estate per poi gustarmela con gli amici in inverno.

Ricetta della Marmellata di Cipolle di Bisacquino


Ingredienti: 

    • 1 kg di cipolla rosa di Bisacquino

 

    • 200 gr di zucchero

 

    • 200 dl di vino rosé

 

    • 50 dl di acqua

 

    • 4 chiodi di garofano

 

    • 5 grani di coriandolo o pepe rosa

 

    • 6 foglie di alloro



Affettare la cipolla sottile e farla macerare per 4 ore in una bacinella di porcellana o acciaio (no di plastica) con tutti gli ingredienti descritti sopra.
Passate le due ore, togliere le foglie di alloro e i chiodi di garofano.
Mettere tutto in una pentola di acciaio e con fiamma bassa portandola all'ebollizione.
Quando la cipolla sarà ristretta ed addensata, versarla nei barattoli. Poi tappare i barattoli e capovolgerli per 2 minuti, poi riporli in una cesta o scatolo bene avvolti nella carta di giornale. Tenerli così per 48 ore. Il barattolo aperto va conservato in frigo.

Divertitevi!

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Video-pillole sul turismo - parte 81

Un nuovo appuntamento per il nostro contest #ilFuturoNelleNostreRadici

Una statua dedicata ad un dirigibile?

Torniamo a Sciacca, un borgo Siciliano che in questi mesi grazie alle tante persone che ci hanno scritto abbiamo imparato a conoscere bene...ma questa proprio non la sapevamo!

Gisela ci racconta di un fatto accaduto nel 1923, quando il dirigibile DIXMUDE affondò nei pressi della costa di Sciacca. Un incidente disastroso che si trasforma in miracolo...e per scoprirlo vi invitiamo a leggere questa bellissima storia! 

A Sciacca vennero eretti due monumenti dedicati al miracolo del dirigibile che ancora oggi viene ricordato da tutti gli abitanti del paese.

Una storia veramente affascinante, come le origini dell’autrice che ce la racconta...  
#italianisuperanotutto #IlFuturoNelleNostreRadici #dixmar #sciacca

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