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Se pensiamo all'autunno è la zucca uno dei prodotti della terra che ci viene in mente. Il suo colore arancione ricorda proprio quello delle foglie e la sua solo presenza in tavola crea una atmosfera anche senza cuocerla.

Se la diamo ad un bambino pensa a mascherarsi ma, portata in cucina, la zucca farà nascere subito degli ottimi risotti o delle fantastiche zuppe.

E questo vale dal nord fino al sud mentre ci sono delle zone come Mantova che ne hanno fatto un simbolo della loro cucina.

Ed è proprio una zuppa o meglio una crema il piatto che vorrei preparare perché è quella a cui sono più affezionato. Quella che mi ricorda la mia infanzia: la crema di zucca con funghi galletti profumati alle erbe aromatiche.

Stranamente esistono 500 varietà di zucca ma sono meno di 10 sono edibili. E tra queste ho scelto quella gialla per il nostro piatto.

In questo momento si possono vedere in molti campi della nostra zona dell’alta Ciociaria.

Ricetta della crema di zucca gialla con funghi galletti aromatizzati

Prendiamo un pezzo di zucca lo facciamo a dadini piccoli così cuocerà più velocemente.

Poi affettiamo un quarto di cipolla piccola e tagliamo sempre a dadini un pezzetto di patata.

Prendiamo un tegame, mettiamo dell'olio e facciamo scaldare poi aggiungiamo la zucca la patata e la cipolla. Facciamo rosolare il tutto e ad un certo punto aggiungiamo del brodo o dell’acqua calda e lasciamo cuocere.

Al termine della cottura prendiamo un frullatore ad immersione e facciamo la crema.

A parte puliamo i nostri funghi, li tagliamo alla julienne e li saltiamo in una padella con olio caldo per pochi minuti. A fine cottura aggiungiamo le erbe aromatiche come timo, maggiorana e prezzemolo ben tritate.

Prima di servire, si scalda la crema di zucca e si aggiungono i funghi.

Il piatto tenderà al dolce ma la salinità e la mineralità dei funghi bilanceranno il piatto.

Il Vino? Un classico nel bicchiere con la zucca è il Bianco di Custoza. Per non allontanarci troppo da Mantova.

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Mentre si avvicinava il nostro Festival di Primavera del 2020, molti cittadini cinesi che stavano per fare felicemente i loro acquisti per le festività  sono stati interrotti dall’improvviso scoppio della pandemia di COVID-19.
Strade che sarebbero dovute essere addobbate con lanterne e striscioni festivi, circondate dal trambusto delle persone che si preparavano a festeggiare. Tutta questa gioia, questa eccitazione si sono trasformate in chiacchiere silenziose e cupe. "Lockdown", "isolamento" e "mascherine per il viso" sono diventate le parole chiave del Festival di Primavera. Nessuno avrebbe mai immaginato che la pandemia avrebbe avuto un impatto così profondo su tutto il mondo.

Quando è scoppiata la pandemia a Guiyang, abbiamo ricevuto un messaggio di cordoglio dalla città italiana di Vicenza, città che in questi anni ha mantenuto un rapporto amichevole con Guiyang.  Il messaggio diceva che avrebbero preparato materiale medico e anti epidemico da inviare a Guiyang per aiutare i suoi cittadini.
A marzo, quando il lavoro di prevenzione e controllo dell'epidemia di Guiyang ha visto i primi progressi e risultati, la pandemia in Italia, al contrario, si è improvvisamente intensificata. Il vice sindaco del governo popolare del municipio di Guiyang, Sun Zhiming, ha scritto una lettera a Vicenza, chiedendo come si stesse sviluppando la situazione nella cittadina Italiana.
Leonardo De Marzo, assessore alle relazioni internazionali di Vicenza, rispose affermando che stavano incontrando enormi difficoltà e che le scorte di mascherine chirurgiche della città stavano per esaurirsi.
Un grido di aiuto, chiedendo sostegno e assistenza a Guiyang per affrontare quello che sarebbe diventato per l'Italia il periodo più duro e difficile di questa pandemia. Dopo aver ricevuto da Leonardo l'elenco dei materiali necessari, lo segnalai subito  a Zhang Mingquan, il direttore dell'Ufficio degli Affari Esteri di Guiyang.
Ci siamo sentiti in dovere di fornire più aiuto possibile, poiché la città di Vicenza aveva già fornito assistenza a Guiyang in quei tempi difficili.
È allora che il governo popolare municipale di Guiyang ha dichiarato che le città di Guiyang e Vicenza si sarebbero unite e assistite a vicenda tra le difficoltà causate dalla pandemia.

L'intero processo per inviare il materiale, è stato pieno di colpi di scena.
A causa della grave situazione epidemica all'estero, molti voli internazionali erano stati cancellati in quel momento e, sebbene avessimo fissato l'elenco dei materiali necessari, l'intero processo è stato una vera sfida.
Ma l’urgenza della situazione non consentiva alcun rinvio, quindi sia il partito cinese che quello italiano si sono adoperati al meglio per superare queste difficoltà.
Io e Leonardo abbiamo superato molti ostacoli, molti dei quali causati dalla differenza di fuso orario tra i nostri due Paesi. Abbiamo superato questo problema rimanendo attivamente in contatto tra di noi, insieme a molti uffici istituzionali e società logistiche, come il Ministero degli Affari Esteri e le Dogane di Milano. Io e i miei colleghi abbiamo anche contattato in modo proattivo il Consolato Generale della Repubblica Italiana a Chongqing e alcune società di logistica.
Io e Leonardo lavorammo giorno e notte per garantire che la nostra missione raggiungesse un esito positivo. Mentre io compilavo le informazioni e mi occupavo delle procedure durante il giorno, comunicavo con Leonardo il tutto di notte, scambiandoci le  informazioni necessarie per garantire il successo dell’operazione.
Ogni nostro pacchetto  partiva dalla Cina con un poster delle bandiere nazionali della Cina e dell'Italia, insieme ad una scritta "Uniamo le mani per combattere la pandemia e superare le difficoltà".
Grazie a entrambi i nostri sforzi, i materiali di soccorso arrivarono ​​con successo all'aeroporto di Milano Malpensa il 10 aprile, e poi a Vicenza lo stesso giorno.
Anche se eravamo separati da una differenza di tempo di 6 ore e da una distanza di decine di migliaia di chilometri, percepivo ancora la sua eccitazione al pensiero del completamento della nostra missione.
Quando nel pomeriggio arrivarono a Vicenza i mezzi che trasportavano i materiali di soccorso, il sindaco di Vicenza Francesco Rucco e altri funzionari comunali erano già lì in attesa.
Consegnarono i materiali di soccorso agli ospedali locali e ad altri reparti durante la notte, esprimendo a noi la loro estrema gratitudine ... il tutto arrivò giusto in tempo.
Una sensazione di sollievo passò attraverso tutto il mio corpo, sapendo che eravamo riusciti nell’impossibile, e provai una grande gioia vedendo sollevare il poster anti-epidemia autoprodotto da Vicenza, raffigurante la cooperazione “Guiyang-Vicenza”. Ero incredibilmente felice. Guardando indietro, ricordo ancora le difficoltà dell'intero calvario.

Dopo questa “avventura”, Leonardo è stato ricoverata per allergie,anche a me fu chiesto di riposare a letto dal medico, a causa dell'eccessiva stanchezza durante i primi mesi di gravidanza. Ma entrambi non ci siamo arresi.
Trenta giorni di tensione, stress e frenesia hanno finalmente dato i loro frutti. I materiali di soccorso inviati, da quel giorno in poi hanno svolto un ruolo importante negli ospedali di Vicenza. Hanno protetto il personale medico in modo che potessero curare più pazienti. Questo è il valore che ha portato la nostra tenacia.

Giorni dopo, Leonardo mi ha inviato un video, in cui 18 musicisti vicentini hanno eseguito "La marcia dei volontari" e "Inno di Mameli", mostrando l'amicizia tra Guiyang e Vicenza. Tra la Cina e l’Italia attraverso la musica. Nel momento in cui ho sentito l'inno nazionale, non ho potuto trattenere le lacrime.
Ho sentito profondamente che è stare insieme nel bene e nel male e guardarsi l'un l'altro ciò che conta di più nella diplomazia tra due paesi, l'amicizia tra le città o anche l'amicizia tra le persone.
Profondamente toccata dall'attiva assistenza di Guiyang durante la crisi, Vicenza ha proposto alle due città di stabilire formalmente un'amicizia internazionale tra le nostre due città.
Attraverso sforzi reciproci, abbiamo tenuto una videoconferenza a giugno 2020, dove Chen Yan, sindaco di Guiyang, e Rucco, sindaco di Vicenza, hanno scambiato le loro esperienze anti epidemiche  in videoconferenza. Questo incontro ha contribuito a raggiungere un importante consenso sull'approfondimento della nostra cooperazione post-epidemia, proponendo di avviare ufficialmente le procedure per consolidare i legami di amicizia internazionale tra Guiyang e Vicenza.
In qualità di membro del personale ordinario degli affari esteri, il mio lavoro durante l'epidemia non è nemmeno degno di menzione, se lo si confronta con il lavoro di medici, infermieri e ricercatori scientifici impegnati in prima linea nella prevenzione e nel controllo dell'epidemia, ma  provo davvero un senso di felicità e soddisfazione per aver potuto fare la mia parte.
Sebbene l'epidemia abbia temporaneamente bloccato gli stretti scambi di personale tra le due parti, credo che la nostra cooperazione amichevole non si fermerà.
Ora, il mio bambino sta nascere in questo mondo e non vedo l'ora che arrivi per guardarlo crescere.
Condividerò con lui questa esperienza indimenticabile, nella speranza che anche lui un giorno riesca a contribuire, come ho fatto io, agli scambi amichevoli tra Cina e Italia in un futuro. Mi aspetto anche io di riuscire a fare ancora più miracoli, durante il mio lavoro, e scrivere più storie che li raccontino!

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Yangzhou è una delle città più rinomate della Cina per il suo patrimonio storico e culturale.
Vanta molti onori e titoli,  come quello di Città Civile Nazionale, Città Foresta Nazionale e Pergamena d'Onore dell'Habitat delle Nazioni Unite.
Con la sua lunga storia, la sua brillante cultura, fiorenti imprese e le persone eccezionali che la abitano, non sorprende che, dopo essere stata elogiata da innumerevoli studiosi antichi e moderni, oggi è considerata una città sotto gli occhi dell'attenzione globale.
Sebbene sia solo un luogo, ha molte sfaccettature.
Trattandosi di una città attivamente impegnata negli affari esteri, vorrei raccontarvi oggi alcune storie su Yangzhou, che riflettono sul legame in particolare tra Cina e Italia.
Storie che svelano un quadro prezioso ricco di colori e di storia.
Un quadro che dipinge la bellezza di questa città, a partire dal Five-Pavilion Bridge (Lotus Bridge), la Pagoda Bianca nel lago dello Slender West e il giardino in riva al lago di Yangzhou.

Marco Polo e la Cina: l'inizio dei racconti dell'amicizia sino-italiana


Di fronte al Marco Polo Memorial Hall vicino all'antico traghetto di Dongguan a Yangzhou, si erge la scultura in bronzo di un leone, dall'aspetto fiero e raggiante, una statua che sembra quasi voler librarsi nel cielo. Un vero e proprio simbolo di forza e pace.
Si tratta di una replica del leone di bronzo che si trova in Piazza Venezia, un dono donatoci dalla Regione Veneto (dove si trova Venezia, città natale di Marco Polo), presentato a Yangzhou il 29 ottobre 1987 da Jacob Panosso, Direttore del Turismo, insieme ai saluti della Regione Veneto per i residenti di Yangzhou.
Come viaggiatore, Marco Polo è arrivato in Cina oltre 700 anni fa attraverso la Via della Seta, creando un ponte tra la Cina e l'Europa con le storie dei suoi viaggi leggendari. Ha prestato servizio come funzionario a Yangzhou per tre anni, un fatto ben documentato nel suo diario di viaggio, e che lo ha presentato al mondo come un vero "Ambasciatore di Yangzhou".
La città ospita inoltre il Marco Polo Memorial Hall, costruito per commemorare il suo grande contributo alla comunicazione sino-italiana. In quanto Marco Polo, non ha solamente raccontato dei suoi viaggi nelle tante testimonianze lasciate per iscritto da lui personalmente, ma anche episodi storici dei rapporti interpersonali tra il popolo Cinese e la sua cultura Italiana.
Per ricordare questa amicizia, la città di Yangzhou ha costruito anche il Marco Polo Flowers Ocean Park, con il tema dei fiori e della cultura per rappresentare e re- immaginare il percorso di viaggio di Marco Polo, mostrando la natura e i paesaggi che avrebbe visto durante i suoi viaggi. Come il detto diffuso nei giorni d'oro di Yangzhou "coltivare fiori per dieci li (una misura di lunghezza) è proprio come fare il contadino”.
Per onorare sempre di più questo rapporto indelebile nella storia, l'Ufficio municipale per gli affari esteri di Yangzhou sta collaborando con l'Università degli studi esteri di Pechino per raccogliere e pubblicare i loro lavori di ricerca su Marco Polo. Documenti che faranno luce sulle ultime scoperte riguardo la vita e le avventure vissute da Marco Polo in Cina. Testimonianze che forniranno anche una maggiore evidenza della sua esperienza lavorativa come funzionario a Yangzhou.

Yangzhou e l'Italia: le nostre relazioni di città gemellate che seguono il nostro legame millenario


Il profondo bagaglio di oltre 2500 anni di storia e cultura alimenta Yangzhou con la forza e la volontà di condividere la sua bellezza in tutto il mondo.
Yangzhou ha firmato un accordo di gemellaggio con Rimini, città considerata la "Miami d'Italia" nel 1999, anche un accordo di scambio amichevole di relazioni con Venezia e Siena, rispettivamente il 14 giugno 2013 e il 18 dicembre 2018.
La città di Yangzhou ha mantenuto stretti contatti con Parma (città parte di una rete creativa dell'UNESCO, nominata Città della gastronomia, città di forte vocazione per  industria idraulica).
Yangzhou sta creando un incredibile sistema di comunicazione e cooperazione con molte città italiane.

Cina e Italia: unite dal cibo e dalla cucina tradizionale


Il periodo migliore per visitare Yangzhou è marzo, un periodo interessante del calendario lunare, per via delle tante feste e la gioiosa atmosfera che le segue. Un ottimo momento per visitare i suoi splendidi paesaggi e assaggiare il suo delizioso cibo unico. Il cibo di Yangzhou ha fatto il suo debutto  in tutto il mondo, proprio come la cucina in stile Huaiyang, che compare spesso in molti festival gastronomici.
Alcuni ottimi piatti tradizionali includono lo Yangzhou Baozi (panini ripieni al vapore) e il riso fritto di Yangzhou, anche loro piatti ben noti in tutto il mondo.
Yangzhou è stata selezionata come UNESCO Creative Network City of Gastronomy il 31 ottobre 2019.
Una partnership forgiata con il giusto approccio sconfigge qualsiasi distanza geografica.
La cucina italiana ha una lunga storia, ed è vista come la “madre del cibo occidentale”, Yangzhou ha stabilito il suo rapporto con l'Italia principalmente attraverso queste tradizioni culinarie.
Lo Yangzhou Food Industrial Park ha preso l'Italia come sua sede spirituale, stabilendo le sue sedi europee a Rimini e Roma.
Nel settembre del 2016 Yangzhou ha ospitato il Silk Road Cuisine Show, in occasione della cerimonia di apertura, l'ex presidente della Chair of Italy China Friendship Association, Irene Pivetti, ha tenuto un discorso con decine di aziende italiane presenti all'evento.
Molti ristoranti italiani hanno scelto Yangzhou come città per aprire il proprio business.
Ecco una foto del "Pepper and Salt Restaurant", il ristorante italiano più autentico di Yangzhou, entrambi gli chef, i cui nomi sono Simona e Chris, sono originari dell’Italia.

Cosa è successo durante il Coronavirus? Un cuore contro la pandemia


Essere chiari e sinceri ti dona una vita di amicizie. Nelle prime fasi della pandemia di Yangzhou, le nostre città Italiane gemellate con noi hanno fatto ogni sforzo per cercare e donarci i dispositivi sanitari e i prodotti urgentemente necessari.
Man mano che la pandemia si è progressivamente indebolita nella nostra città, ha accelerato la sua diffusione in Italia.
Yangzhou ha raccolto rifornimenti nel più breve tempo possibile e ha donato molti oggetti di prima necessità, necessari alle città italiane gemellate con noi: un lotto di mascherine medico chirurgiche a Rimini (28.000 pezzi), Venezia (21.000 pezzi) e Parma (12.000 pezzi).
Anche le due contee sotto la giurisdizione della nostra città di Yangzhou, Gaoyou e Baoying, hanno donato mascherine medico chirurgiche alle rispettive città gemellate: Sarzana (6.000 pezzi) e Siena (16.000 pezzi).
Subito dopo aver ricevuto le donazioni da Yangzhou, Rimini ha pubblicato un report sul proprio sito ufficiale, e anche Venezia ha inviato una lettera di ringraziamento a Yangzhou.
Di fronte alle gravi sfide della pandemia, Yangzhou non si è fermata ma ha consolidato e approfondito gli scambi e le comunicazioni con l'Italia.
"Il caldo abbraccio di Yangzhou", una città che ha condiviso le sue difficoltà e i suoi successi con i suoi amici internazionali, creando nuove e consolidando le vecchie amicizie, costruendo una comunità internazionale per un futuro condiviso. 

Per il futuro: prospettive per una meravigliosa cooperazione


Un solo fiore non fa primavera; ma cento fiori in piena fioritura portano la primavera in un giardino.
Yangzhou sta lavorando alla costruzione della "UNESCO Creative Network City of Gastronomy", "Culture" e "City of World Canals", in preparazione per il 2021, insieme all'Esposizione internazionale dell'orticoltura a Yangzhou e i campionati mondiali di mezza maratona di atletica leggera per il 2022. Tutto questo mentre continua ancora a rafforzare la sua comunicazione e collaborazione con l'Italia grazie a molte altre iniziative.
In quanto città con una storia molto complessa, Yangzhou ha assistito a tre epoche brillanti e gloriose, rispettivamente nella dinastia Han (202 aC-220), nella dinastia Tang (618-907) e nella dinastia Qing (1636-1912). Ora Yangzhou è proiettata nel futuro, desiderosa di un posto sulla scena mondiale.
La città di Yangzhou con le sue numerose risorse continuerà a creare nuove opportunità per il futuro, anche di fronte a crisi come quelle che abbiamo visto nei mesi scorsi. Creerà modi nuovi ed entusiasmanti per cooperare e rafforzare l'amicizia tra Cina e Italia, nel corso degli anni e attraverso tutti i cambi di scenario.
Con un ricco bagaglio storico e una forte volontà di una maggiore promozione culturale, un'esigenza abbracciata da entrambe le nostre culture, Yangzhou è destinata a svolgere un ruolo più importante nelle relazioni presenti e future tra Cina e Italia.
 

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Pietro Abiuso
Pietro Abiuso  di Gambatesa

Premio Town Ambassador di Gambatesa al molisano Pietro Abiuso per il suo grande amore per le sue radici italiane e la costruzione di un fortissimo ponte fra la cultura italiana e quella americana.

Qualche tempo fa avevamo pubblicato la storia di Gambatesa e siamo rimaste sorprese quando le fotografie ci sono arrivate da Pietro Abiuso, un signore di origine italiana che oggi vive in Florida.

Pietro ha speso tutta la sua vita avanti e indietro fra Gambatesa e varie parti degli Stati Uniti, e la storia della sua famiglia è veramente sorprendente.

La prima ondata migratoria della sua famiglia si era verificata nell’Ottocento, poco dopo l’Unità d’Italia, e sua nonna paterna era nata in Pennsylvania. Poi, durante la Grande Depressione, la famiglia tornò in Italia, dove nel frattempo avevano comprato un casciale, e la nonna si sposò nel suo paese d’origine vicino Campobasso.

Sono molto orgogliosi perché il casale apparteneva alla famiglia di Prosdocimo Rotondo, i nobili di Gambatesa.

Hanno 8 figli e la situazione diventa difficile anche in Italia, così decidono di tornare negli Stati Uniti mandando in avanscoperta il primo figlio Pasquale. Per superare la burocrazia italiana ed accelerare i tempi, il padre di Pietro va in America illegalmente passando per il Canada, nonostante sia nato da genitori americani.

Arriva a New York ed acquista una casa a due piani a Brooklyn da una signora anche lei originaria di Gambatesa. Arrivano poi gli altri 7 fratelli e la famiglia si riunisce tutta in America. Ma una signora un po’ invidiosa lo denuncia perché immigrato irregolare e Pasquale viene arrestato.

È quindi costretto a tornare in Italia anche se tutti i suoi fratelli restano negli Stati Uniti. Poco male, la vita va presa con le giuste misure e Pasquale crea la sua famiglia a Gambatesa dove sposa Nicolina e nasce Pietro.

 

Ma ancora una volta il legame con l’America è destinato a continuare. Infatti, nel 1976 una ragazza americana di origine di Gambatesa viene in Italia e si innamora di Pietro e dopo un po’ di lettere i due decidono di convolare a nozze e di stabilirsi in America.

Pietro era geometra e in America non esiste un corrispettivo per questa professione, inoltre non parla inglese e deve accontentarsi di quello che trova. Così il suo primo lavoro è alla macchina da cucire in una fabbrica di vestiti.

Ma guadagna abbastanza da pagarsi il College e per i numerosi viaggi che sempre lo collegano all’Italia.

E la voglia di tornare almeno un paio di volte l’anno in Italia e il costo dei biglietti aerei, per tutta la famiglia che cresce, sono elementi che condizioneranno tutta la sua vita. Pietro non ha mai esitato a fare sempre un paio di lavori pur di mantenere vivo il suo legame con Gambatesa.

Un aneddoto definisce bene il suo carattere: aveva trovato un buon lavoro come disegnatore tecnico in uno studio di ingegneria ma non gli davano molte ferie. Era il periodo di Natale e Pietro voleva andare con la sua famiglia per 3 settimane in Italia.

Per lui era importante partecipare alle ‘Maitunate’, una tradizione di Gambatesa in cui tutta la notte e la mattina del primo gennaio le persone vanno di casa in casa a declamare poesie ironiche sui comportamenti degli altri paesani. Una grande presa in giro collettiva in cui si rinsalda il senso della comunità, un giorno dove è possibile dire tutte le verità per poi ritrovarsi in un grande abbraccio.

Quell’anno Pietro era il ‘capo banda’ e si dimette dal lavoro pur di non perdere la sua tradizione di Gambatesa e volare in Italia.

In realtà nella sua vita si licenzierà altre 3 volte per andare in vacanza a Gambatesa.

Tornato America trova molti altri lavori, sempre facendone almeno un paio alla volta per potersi pagare i viaggi in Italia e crescere i figli nel migliore dei modi. Alla fine trova pace lavorando per il sistema postale americano, dove diventa ispettore, e come allenatore per le scuole calcio.

E la vita continua con i figli che ogni anno festeggiano prima il 4 luglio in America e poi volano per un paio di mesi a Gambatesa. Da notare che i figli hanno nomi tipici della tradizione di Gambatesa: Pasquale e Nicolina.

L’altra grande passione: Cavallo Pazzo

Quando era piccolo era un accanito lettore di Tex, di cui suo zio aveva una collezione, ed era attratto dalla storia americana del rapporto con gli indiani Navajo. Una passione così forte che dopo aver comprato un libro sulle varie tribù indiane, una notte sogna Cavallo Pazzo che lo conduce alla sua tomba.

Cavallo Pazzo era un Sioux ed è l’unico capo indiano che ha sconfitto l’esercito americano. La sua storia è in parte avvolta nel mistero anche perché il periodo di coabitazione con l’uomo bianco è stato molto breve.

Era stato ucciso a 37 anni e suo padre aveva seppellito il corpo in un posto speciale. Non si era mai fatto fotografare perché diceva che la fotografia rubava l’anima, ma di lui si avevano diverse fotografie ma le persone sembravano differenti.

Così Pietro ha iniziato a fare ricerche e viene riconosciuto come un esperto tanto che viene intervistato dal Billing Gazette. E questa intervista cambia la sua vita.

Infatti dopo averla letta viene contattato dal un discendente di Cavallo Pazzo e da Cesare Marino, un antropologo che lavora allo Smithsonian e che anche lui è di origini italiane.

I due insieme continuano le ricerche, vanno in Nebraska dove trovano un archivio particolarmente ricco e alla fine scrivono un libro rivoluzionario: ‘The face of Crazy Horse’ (il volto di Cavallo Pazzo).

Con questa sua passione e le sue ricerche che non terminano mai, Pietro oggi è stato ammesso all’interno della comunità indiana e partecipa ai loro riti. Lo sciamano Francis White Lance ha scritto la prefazione a questo libro implicitamente riconoscendo ai due ricercatori italiani la massima credibilità.

Ma Gambatesa è sempre prima nel cuore.

E per questo motivo insieme al sindaco Carmelina Genovese siamo ben lieti di consegnare il Premio Town Ambassador a Pietro Abiuso per il suo amore incontaminato e infinito per Gambatesa.

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Kenny Palazzolo
Kenny Palazzolo

Conoscete la storia della Madonna del Soccorso di Sciacca? Magari non tutti la conoscono in Italia ma è molto sentita e festeggiata a Boston.

Anzi a Boston la celebrano con una grande festa che segue l’antica tradizione siciliana e comprende anche il Volo dell’Angelo.

Tutto questo è possibile grazie alla Madonna del Soccorso Society di Boston e al suo attuale presidente Kenny Palazzolo.

Un uomo dal sorriso smagliante e dal cuore diviso fra le sue due città: Boston e Sciacca.

Un uomo dalle mille risorse che da qualche anno ha avviato anche una intensa promozione della cucina italiana e siciliana partecipando a show televisivi come Masterchef 10 USA e Gordon Ramsay's The FWord season 1.

 

Ma partiamo dall’inizio.

Kenny è la 4° generazione di emigrati italiani in America. La prima era arrivata a Boston intorno al 1910 portandosi dietro il sapere di pescatore e le emozioni della festa più grande del paese.

I suoi progenitori arrivarono in realtà da varie parti d’Italia (Avellino, Napoli, Mirabella Eclano, Montefalcione in Campania e ovviamente Sciacca in Sicilia). Le famiglie si stabilirono tutte nella Little Italy di Boston.

Ogni comunità si portava dietro le proprie tradizioni e soprattutto le celebrazioni religiose del patrono.

Una volta a Boston si svolgevano circa 13 Festival Italiani, feste dalla durata di qualche giorno legate ad un particolare santo. Oggi questo numero è sceso a 4 e una delle feste più belle è certamente quella della Madonna del Soccorso di Sciacca.

Le altre sono collegati ai comuni di Montefalcione, Mineo e Cava dei Tirreni).

La Madonna del Soccorso Society di Boston raccoglie oltre 80 membri con una età che varia dai 18 agli 80 anni. Ma non è aperta a tutti! Bisogna dimostrare di essere discendenti o di aver sposato qualcuno di Sciacca.

Non solo, a Boston fanno le cose sul serio!

I bambini che prendono parte al Volo dell’Angelo, e ‘volano’ collegati ad una fune sospesa, devono dimostrare di parlare l’antico dialetto di Sciacca.

Due delle tre figlie di Kenny sono state ‘angeli’ e ora la sua nipotina è stata l’angelo custode, quello che ancora non ‘vola’ ma che si posiziona ad un capo della fune.

Nel 1994 e nel 2014 la Madonna del Soccorso di Boston è volata in Sicilia a Sciacca (questa volta con un aereo e non con una fune) per prendere parte ad una processione comune e per creare ponti fra le due comunità.

Ed è bello sentire le storie dei due racconti e quanto la tecnologia possa fare oggi per mantenere vivi i legami.

Nel 1994 non c’erano ancora i social network e si restava in contatto con telefonate intercontinentali o lettere. Un percorso difficile in cui la differenza di lingua costituiva una vera barriera.

Nel 2014, invece, era già nato Facebook e le persone potevano diventare amici virtualmente e restare collegati anche attraverso le immagini, che sappiamo arrivano al cuore in modo diretto e non hanno bisogno di intermediari.

Così sono nate profonde amicizie, e ora Kenny e suoi amici americani di Sciacca hanno tantissimi legami che mantengono vivi ogni giorno.

Tramettono in diretta e si scambiano emozioni in tempo reale.

Oggi, dopo oltre un secolo di lontananza, le due comunità hanno un linguaggio comune con cui mantengono vivi i legami (e i traduttori automatici danno un grande aiuto!).

Ma la Festa della Madonna del Soccorso è entrata prepotentemente un’altra volta nella vita di Kenny.

Per non perdere l’emozione della figlia che era protagonista della festa, nel 2015 Kenny ha rinunciato a partecipare a Masterchef 8 dove lo avevano chiamato dopo aver passato le fasi preliminari.

La California era lontana da Boston e lo show iniziava proprio lo stesso giorno della Festa quando sua figlia volava lungo la fune.

La cucina è la sua passione, ma la famiglia viene prima e le tradizioni vanno rispettate.

E forse il destino ama chi rispetta i suoi punti fermi e due anni dopo è comunque arrivato il momento della televisione prima con Gordon Ramsey – con un live show con tutti i suoi cugini di Sciacca - e poi con Masterchef 10.

Oggi Kenny ha un suo canale Youtube dove promuove la cucina italiana ‘Live, Laugh and cook italian’ (https://www.youtube.com/channel/UCw4E49o4x8p8wFplFG8iMog/featured?disable_polymer=1) e soprattutto le tradizioni della sua terra di origine. E siamo sicuri che la sua carriera di chef non è finita qui ma questo è solo l’inizio.

Con il suo sorriso e il suo ottimismo esprime la parte migliore dell’Italia e dell’America. Ed è capace di trascinare tutti!

Kenny Palazzolo è la persona migliore per promuovere Sciacca nel mondo e il Premio Town Ambassador è un doveroso ringraziamento a questa sua intensa attività.

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Nancy Campbell
Nancy Campbell

Premio Town Ambassador a Nancy Campbell per il suo amore per Piglio e la Ciociaria e tutto quello che ha creato dopo aver scoperto le sue radici italiane.

Ci sono state varie ondate migratorie dall’Italia verso le Americhe e nella zona poco a sud di Roma non vi è stato un vero flusso ma tante singole persone che ai primi del novecento sono andate a cercare fortuna dall’altra parte dell’oceano.

Siamo nelle zone che prima dell’Unità d’Italia facevano parte dello Stato Pontificio e che mai avevano avuto una famiglia reale in cui riporre il loro destino.

Qui si diceva (e si dice ancora) ‘morto un papa se ne fa un altro’. Un misto di rassegnazione e di incitamento a prendersi cura da soli del proprio destino.

E questo è quello che deve essere capitato al nonno di Nancy che partì da La Forma di Serrone ai primi del Novecento verso la speranza degli Stati Uniti. Piglio è un piccolo paese a circa 50 km ad est di Roma che oggi è particolarmente famoso per l’ottimo vino Cesanese del Piglio DOCG.

Ma prima del vino la sua identità era simile a quella di tanti altri splendidi borghi che puntinano questa zona chiamata Ciciaria.

Era il 1907 e aveva 17 anni quando lasciò il suo paese e la sua fidanzata per imbarcarsi per New York. Ma la sua vita era alquanto avvolta nel mistero perché non si sa chi fossero i suoi genitori, ma pensavano che il padre venisse dalla famiglia Marconi e la madre dagli Orsini.

Nobili e alti prelati sentivano di poter fare tutto e non era solito che mettessero incinta persone del popolo che poi si trovavano costrette a mantenere la prole, magari fra gli sguardi inquisitori delle persone del luogo.

Giovanni doveva essere un tipo originale, magari veramente con un portamento signorile, perché il suo primo lavoro è stato di servitore alla Casa Bianca, proprio quella dove risiede il presidente degli Stati Uniti.

Un bel passo da figlio sconosciuto in Italia a lavorare non lontano dai presidenti americani!

Ma siamo sicuri che la sua vita non è stata facile, e solo dopo 10 anni aveva messo da parte i soldi per far arrivare dall’Italia la sua fidanzatina e sposarla in America ad Ellis Island proprio il giorno del suo arrivo per poi andare a Philadelphia dove nel frattempo si era trasferito.

Insieme si stabilirono a Brooklyn ed entrambi lavorarono per crescere i loro 9 figli di cui 2 lasciarono ben presto questa terra.

Purtroppo Giovanni morì improvvisamente e sua moglie Annunziata non aveva mai imparato l’inglese per cui si interruppe la trasmissione della storia e i racconti dell’Italia.

Annunziata vendette la casa di Brooklyn e preferì vivere con le figlie. Aveva raccontato alle figlie solo piccole storie su Giovanni.

Fino a Nancy Campbell, una pittrice che vive a Saugerties, 2 ore a nord di New York. E’ stata il direttore della Woodstock School of Art ed ora ne è la co-presidente.

Del padre abbiamo già raccontato la storia familiare, ma anche la madre ha misteriose origini italiane da Napoli. Ma questa è un’altra storia.

Intorno ai primi del 2000 è nato il desiderio di conoscere meglio le sue origini e si è rivolta su internet a ricercatori italiani che hanno fatto ricerche che la hanno portata tra Piglio e Ferentino, entrambi splendidi paesi della Ciociaria.

Poi, nel 2006, approfittando di un viaggio di lavoro a Roma di suo marito, Nancy arriva in Italia ed inizia il classico viaggio di tutti i ‘Turisti delle Radici’.

Visite ai municipi guardando i registri anagrafici e poi nei registri delle varie chiese.

E tutto indicava mistero ma una connessione con Vicolo Ponte Gattone 9 a Piglio, la casa di sua nonna materna Grili.

E qui Nancy scopre l’Italianità! Scopre cosa vogliono dire i legami con il proprio paese.

Le persone restano prima sorprese di questa americana nel loro piccolo vicolo, ma poi iniziano ad aiutarla a trovare connessioni: lontani cugini, zie e discendenti. Bussano alle porte, chiamano dal vicolo della strada, trovano vecchi album di fotografie, …

E fra i tanti cugini, Nancy trova Giulio, dottorato di Ricerca e capacità di esprimersi in inglese, e i due diventano amici.

Nel 2007 un altro viaggio di lavoro del marito la riporta in Italia e questa volta inizia a scoprire di più i territori della Ciociaria e nasce l’idea con Giulio di aprire una piccola impresa che possa portare turisti in quest’area.

In America gli amici di Nancy conoscono l’Italia attraverso la Toscana e già pronunciare la parola Ciociaria li metteva un poco a disagio.

Ma i due cugini decidono di portare artisti a dipingere la Ciociaria (http://halfmoonartstudio.com/?page_id=14).

Nel 2012 arriva il primo gruppo e vengono coinvolti 6 paesi: Piglio, Paliano, Fiuggi, Acuto, Serrone e Trevi nel Lazio.

Gli artisti dipingono i borghi e i paesaggi della Ciociaria ed espongono le loro opere.

Un successo.

Un successo tale che spesso gli artisti sono tornati negli altri viaggi perché quello che dipingono non è solo l’Italia, ma il senso allargato del vivere familiare e sociale italiano.

Due pittrici californiane hanno partecipato a molti viaggi in Ciociaria che ha organizzato Nancy e una è tornata ogni anno!

Hanno seguito Giulio attraverso il suo matrimonio e la nascita dei suoi tre figli con i rispettivi battesimi. Hanno imparato a cucinare grazie a Francesca dell’Agriturismo Polledrara, che è diventato la loro casa quando sono in Italia.

Per questo suo amore e per tutta l’attività di promozione della Ciociaria che continua con libri e mostre in America, Nancy ha meritato il premio Town Ambassador conferitole da Discoverplaces e dal sindaco Mario Felli in rappresentanza del Piglio.
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Durante le ventidue ore di volo ho dormito poco, ma ho fantasticato tanto. L'aeromobile della Jetstar Airway atterra al Tullamarine di Melbourne in perfetto orario.
Dopo un accurato controllo ai bagagli da parte delle autorità aeroportuali, finalmente mi avvio all'uscita e la prima cosa che vedo è lo smagliante sorriso di Carmela D’Amore. Ci incontriamo per la prima volta. Primo sguardo, primo sorriso e grande simpatia.
[caption id="attachment_124579" align="center-block" width="712"] Carmela D'Amore - foto di Joe Vittorio[/caption]
- Dove andiamo?
- A Sorrento, a casa mia.
- Che strano, una città in Australia che si chiama Sorrento!
- Siamo nello stato di Vittoria, Sorrento è una deliziosa cittadina turistica sulla baia di Port Phillip. Vedrai, ti piacerà.
- Ne sono certa.
Inizia l'avventura australiana. Prima di lasciare Melbourne andiamo da Brunetti a mangiare qualcosa. Quando entriamo da Brunetti ho la netta sensazione di trovarmi nel regno dei golosi.
Tantissimi banconi da esposizione strapieni di dolci, trionfo dell'Italia pasticcera. Un cannolo e un caffè sono la mia prima colazione nella terra dei canguri.
Lasciamo quel paradiso di leccornie e ci immettiamo su un'autostrada a più corsie, credo a cinque. Il paesaggio è bellissimo, da lontano vedo le vette innevate dell’High Country ma siamo sulla costa.
Lasciamo l'autostrada direzione Sorrento. Pochi minuti e siamo a casa di Carmela. Mi sento subito a mio agio.
- Ti andrebbe di cucinare qualcosa insieme?
- Certo.
[caption id="attachment_124576" align="center-block" width="750"] Da un enorme frigo Carmela prende delle verdure. Il piano da lavoro della cucina si colora del viola delle melanzane, del rosso dei pomodori, del giallo dei peperoni, del verde delle zucchine e del sedano, dell'arancio delle carote e del rosa delle cipolle.[/caption]
Mi guarda sorridendo.
- Tutti questi colori mi ricordano la nostra terra.

Lancio la mia proposta di preparare una lasagna rustica siciliana e Carmela sfodera uno dei suoi smaglianti sorrisi e acconsente.


Ricambio il sorriso e ostento sicurezza. Confesso a me stessa la paura di dover cucinare con una cuoca internazionale molto famosa, ma non lo dico.
Iniziamo a pulire le verdure ed a chiacchierare come due amiche che non si vedevano da tempo.
- Di dove è originaria la tua famiglia?
Sorride ancora e le si illuminano gli occhi. Così inizia quello che doveva essere un dialogo ed invece è un monologo.
- Nel lontanissimo 1954, i miei genitori Sarina e Salvatore giunsero in Australia da Milazzo, un paese dalla Sicilia. Erano giovani, avevano pochi bagagli, ma tanti sogni. Anche i miei nonni paterni sono venuti in Australia fuggendo da guerre e carestie.
Questa terra lontana, sconosciuta ed immensa era per loro il domani sereno, un lavoro sicuro e una buona vita tanto sognata.
Nonno Stefano, il papà della mia mamma, era un Rais della tonnara di Milazzo, anche mio nonno e il bis e tris-nonno lo erano.

La mia nonna materna era una cuoca, figlia di cuoco, tutti nella famiglia materna erano dei cuochi, non potevo io non essere una cuoca.


La guardavo fiera nel narrare la storia della sua discendenza, tra Rais e cuochi traspariva l'orgoglio di una siciliana lontana dalla sua terra. Smette di parlare ed inizia a sbucciare le cipolle.
- Sai, sono cresciuta nel ristorante dei miei genitori tra il gustoso e profumato cibo che cucinavano. Mi hanno portata sempre con loro, quando ero una bimba di poche settimane, la mia mamma mi metteva a dormire in una bacinella.
Come vedi sono cresciuta in mezzo al cibo. Ho sempre cucinato le antiche pietanze delle donne della mia famiglia per non dimenticare e soprattutto, per non fare dimenticare la Sicilia. Ho visto sempre ricette, pietanze e dolci come se fossero delle lunghe e robuste radici che mi legano a quella lontana terra tanto amata.
Carmela rimane in silenzio alcuni secondi, si ode solo il rumore del coltello sul tagliere dove sto affettando le carote. Poi riprende a raccontare con voce squillante e sopraffà il rumore del coltello.
- Dopo la morte dei miei genitori ho sofferto molto, ma è stato anche un momento di crescita e di grandi decisioni. Ho conservato le ricette delle donne cuoche della mia famiglia e ho deciso di raccontare la storia della cucina povera siciliana.
Da questa mia idea è nato il mio primo libro ”Cucina povera di Carmela”. In quel periodo sono entrata a far parte della Federation of Italian Chef e sono stata Presidente della Lady Chef.
Ho imparato ad amare tutte quelle pietanze ed a pensare al grande patrimonio culturale che portavano con loro. Poi ho scritto il mio secondo libro “Il cuore della tavola”.
Faccio parte di un'organizzazione di donne che hanno lo scopo di promulgare la cultura siciliana attraverso la cucina per mantenere vive le tradizioni, così periodicamente organizziamo dei viaggi culturali in Sicilia per le nuove generazioni.
Da questa esperienza prende vita il mio terzo libro “Unstoppalbe Women of Faith”. Donne che hanno sofferto e che attraverso la fede hanno combattuto quel dolore trasformandolo in fonte di sostegno per chi soffre.
Poi, per quelli che non sanno cucinare, ho scritto “101 modi per trasformare il modo con cui cucini”.
Nel mio ristorante si mangia siciliano e sono ben lieta di quello che cucino perché piace ai miei ospiti.
Tutto ad un tratto smette di raccontare e mi invita a cucinare questa lasagna.
- Tra un po' verrà Marco, mio marito, lui è palermitano, apprezzerà questa pietanza.
La osservo muoversi con velocità e maestria, tra le padelle, la pentola e la spianatoia dove sta tirando la lasagna.
Mentre ascoltavo il suo racconto, ho pensato ad una bimba in terra straniera che parla solo il dialetto siciliano affrontando e superando tante difficoltà.
Chiudo gli occhi e cerco di immaginare la famiglia di Carmela. Le donne cuoche e gli uomini Rais. Tutti hanno lasciato in lei il seme delle profonde radici della Sicilia.
Carmela ha un'indole socievole e collaborativa, frutto dei grandi valori inculcatele dalla sua splendida famiglia. Da grande chef ha scritto dei libri di cucina molto interessanti, dove oltre al cibo ha dato risalto all'infinito amore per la terra dei suoi antenati.
Carmela D'Amore vive in Australia, ma, conosce i segreti dell'accoglienza siciliana e si sta prodigando affinché le nuove generazioni non dimentichino le proprie radici.
La osservo mentre sta mettendo la teglia di lasagne nel forno e le chiedo:
- Carmela hai un sogno nel cassetto?
- Si, come tutti. Vorrei abitare parte dell'anno in Sicilia, cucinare siciliano come i miei avi, costruire le fondamenta per un legame invisibile ma reale tra la mia generazione ed i giovani attraverso il cibo.
Un buon odore viene fuori dal forno, la lasagna rustica siciliana è pronta. Due donne e una lasagna.
L'Australia e la Sicilia. 
Carmela, la grande chef che sogna di cucinare nella terra dei suoi avi le loro antiche e povere ricette.

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Nancy Bruno
Nancy Bruno

Gorga è un piccolo borgo di montagna a 80 km da Roma che si raggiunge dopo 12 tornanti e Croton Falls si raggiunge guidando 80 km a nord di New York.

Cosa hanno in comune questi due paesi?

Il punto di contatto è Nancy, origini italiane e cuore diviso fra America e Italia.

Nancy Bondatti Bruno e i suoi genitori sono nati in America ma le loro radici sono saldamente ancorate al piccolo borgo di Gorga, arroccato sui Monti Lepini a sud-est di Roma.

Gorga è famoso per i suoi paesaggi montani e per un particolare osservatorio astronomico. Infatti, il cielo limpido e la lontananza da forme di inquinamento luminoso lo rendono perfetto per i cercatori di stelle e per tutti gli appassionati che amano fotografare gli astri.

Amanti dell’astronomia arrivano da ogni parte del mondo per osservare il cielo stellato da questa prospettiva e insieme alla vicina Colleferro, dove ha sede una delle principali imprese spaziali italiane, è stata dichiarata Città Europea dello Spazio per 2021 (LINK:::J.

La strada tortuosa dei 12 tornanti finisce proprio nella piazza del paese, e a Gorga ci arriva solo chi vuole arrivarci e non ci sono passanti occasionali.

Per questo in piazza si conoscono tutti e quello che colpisce sono proprio gli sguardi delle persone la prima volta che arrivi: tra il sorpreso e il curioso. Vogliono sapere subito chi ha deciso di percorrere i 12 tornanti che li separano dalla Valle del Sacco per arrivare ‘a casa loro’.

La nonna paterna e il nonno materno di Nancy vengono da Gorga, mentre il nonno paterno veniva dal vicino comune di Sgurgola e la nonna materna da San Giorgio, in provincia di Benevento.

Per chi è del luogo si riconoscono subito i due cognomi e le due differenti radici.

Suo nonno Pietro Maiorani arrivò a New York nel 1905 e subito si creò una piccola comunità di persone originarie di Gorga che si aiutavano a vicenda ad ambientarsi in questo nuovo mondo. Sua nonna paterna Annunziata Folchetti era già in America.

Tutto era diverso: la lingua, i paesaggi, il modo di interagire con gli altri… fare comunità era il modo migliore per ambientarsi più rapidamente. Ognuno imparava dall’esperienza degli altri e, se c’era bisogno di aiuto, sapevano a chi rivolgersi.

Il nonno era tornato a Gorga una sola volta perché aveva paura di volare e il viaggio in nave era decisamente troppo lungo. I legami sono venuti a perdere di intensità ma non le tradizioni familiari e l’amore per il piccolo paese.

Nancy è cresciuta in America e la sua lingua preferita è certamente l’inglese, ma nel suo cuore le tradizioni italiane sono ancora molto forti e il suo ritorno a Gorga è sempre emozionante.

In uno dei suoi viaggi, circa 5 anni fa, durante una sosta da ‘zio Ettore’, la sua figlia più giovane ha potuto sperimentare lo stile di vita italiano. Era rimasta particolarmente sorpresa dal fatto che tutto quello che avevano mangiato nel ricco pranzo di famiglia era stato tutto prodotto dallo zio.

“Il prosciutto di Zio Ettore e il più buono di tutta Italia”!!

E subito sono tornati i ricordi del padre perché in questi piccoli centri la vita ha mantenuto alcuni sapori nel corso degli anni: il suono delle campane, il belato delle pecore e quello delle mucche al pascolo.

Quando era pastore suo padre stava 5 giorni nella valle e 2 saliva in paese dalla famiglia. Tornavano in montagna il venerdì per il week-end.

Poi l’arrivo e il matrimonio in America dei nonni di entrambe le famiglie, ma tutto era stato arrangiato dall’Italia. In particolare da Gorga. Ed è nel nuovo mondo che Nancy nasce e cresce secondo lo stile di vita americano ma con le tradizioni italiane.

Tutti i nonni sono ora morti, ma Nancy continua a mantenere vive le tradizioni italiane.

La Pizza Pasquale a Pasqua, le Frittelle o Zeppole alla vigilia di Natale, il sugo della domenica. E non si scherza con il pranzo della domenica!

I suoi attrezzi di cucina sono fra le poche cose portate dai genitori da Gorga e la tavola per la pasta è la sua preferita. Ha visto le generazioni dei Maiorani/Bondatti succedersi.

Poi il web e l’attività sul web per ricordare a tutti le sue radici e per ricostruire un gruppo di discendenti. Un modo per mantenere vivi i legami fra le due sponde dell’oceano.

E per questa sua attività che insieme al sindaco Andrea Lepri e alla giunta di Gorga le abbiamo consegnato il Premio Town Ambassador per la sua città!

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