Crudo di gambero rosa con insalata di Riberella ghiacciata

Ribera Questo piatto si lega a due città siciliane della costa mediterranea di grande importanza storica, Sciacca e Ribera, da cui il nome del piatto.

Sciacca è il secondo porto di pesca per importanza della Sicilia, ed è qui che si pesca il famoso gambero rosa. È un crostaceo che viene trovato nei fondali intorno al banco Graham, famoso per le vicende dei primi dell'ottocento riguardante l'isola Ferdinandea, quella comparsa un paio di volte e poi tornata ad inabissarsi nel mare.

L’isola Ferdinandea  è ancora contesa da diversi paesi europei seppure oggi non esista e deve il suo nome al sovrano Barbone che vi ha piantato una bandiera del Regno delle Due Sicilie.

 L’altra città siciliana è Ribera dove esiste una tradizione millenaria delle arance, le Riberelle, che erano state portate dagli arabi e coltivate nella Valle del Verdura.

Questo piatto prende questi due prodotti gastronomici di queste due città e li fonde in un matrimonio di sapori: un’insalata contadina invernale fatta di arance e finocchi poggiata su una base di gambero rosa.

Ricetta del Crudo di gambero rosa con insalata di Riberella ghiacciata:

Ingredienti:

  • Gamberi rosa sapore di Sciacca                    60 gr
  • Finocchi                                                         30 gr
  • Arance di Ribera DOP                                    30 gr
  • Cipolletta                                                       10 gr
  • Finocchietto selvatico                                   1 gambi
  • Succo di melograno                                       100 ml
  • Chicchi di melograno
  • Zucchero                                                        30 gr

Ingredienti per il sorbetto al finocchio:

  • Finocchio                                                       600 gr
  • Zucchero                                                        140 gr
  • Limone                                                           1\2
  • Sale                                                                pizzico
  • Ciuffi di finocchio

Per la preparazione della base, il disco di Gambero Rosa con il sapore di Sciacca, prendiamo i gamberi rosa e sgusciamoli avendo cura di togliere l’intestino nei gamberetti più grandi. Poi stendiamo i gamberi su uno strato di pellicola e ricopriamo con dell’altra pellicola e battere e battiamo con un batticarne fino a formare un disco.

A questo punto congeliamo la pellicola con il gambero battuto.

Per trasformare il succo di melograno in sciroppo di melograno, mettiamo il succo con 30 gr di zucchero in una pentola e riduciamo di un terzo fino a quando otteniamo la consistenza di uno sciroppo.

Per la preparazione del Sorbetto al finocchio dobbiamo tagliare il finocchio a quadrucci, amalgamarlo con tutti gli altri ingredienti e mettere il tutto sottovuoto a macerare per 3 ore.

Passate le 3 ore, frulliamo il tutto e mettiamolo in congelatore. Poi occorre ripetere l’operazione: uscire dal congelatore, frullare e ricongelare cosicché il composto rimanga granuloso.

Ed ora passiamo ad un aspetto non secondario per far godere tutti i commensali: la presentazione del piatto.

Togliere il disco dal congelatore e rimuovere un lato della pellicola, appoggiare quel lato sul piatto e rimuovere lo strato di pellicola opposto.

Tagliamo i finocchi sottilissimi su una mandolina e mettiamoli a bagno con acqua fredda qualche minuto. Scolare il finocchio e condire con la cipolletta tagliata finemente, le arance, olio EVO, sale e pepe.

Poi tagliare le arance a ‘vivo’, cioè togliendo la buccia e poi rimuovendo i segmenti delle arance stesse dalla parte fibrosa che le circonda.

Mettere questa insalatina sul gambero rosa e guarnire con delle foglioline di finocchietto selvatico.

Tirare fuori il sorbetto dal congelatore e, se troppo duro frullare, e fare una quenelle con il cucchiaio mettendola al lato opposto dell’insalatina.

Decorare il piatto con la punta di un cucchiaino con lo sciroppo di melograno.

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Gnocchi di Patate alla Gricia e Pere al Cesanese

La storia della ricetta degli Gnocchi di Patate alla Gricia e Pere al Cesanese coincide un po’ con la mia e quella dei miei fratelli.

Il vigneto, nelle dolci colline di Olevano Romano, venne dato dal nonno a nostro padre, il quale costruì il casolare e portò avanti la passione per la coltivazione del Cesanese.

Divenuti adulti decidiamo di continuare la loro passione e di aprire l’agriturismo Le Cerquette.

Trasformiamo il casolare con uno stile tra il tradizionale e il moderno dando spazio ad ampi vetrate per un gioco tra interno e esterno e dare l’immagine di mangiare tra i vigneti. Poi a ognuno di noi segue la sua inclinazione e la mia è la cucina.

Mi sento a mio agio fra i fornelli e sprigiono tutta la mia creatività ogni stagione seguendo i profumi e i sapori dei prodotti dell’orto, della campagna o del territorio.

Olevano Romano è la terra del vino e il principe delle nostre terre è il vino Cesanese DOC.

Per questo non potevano mancare piatti a base di vino o insaporiti con i suoi aromi e in autunno presento questa ricetta di gnocchi di patate, immancabili nelle campagne romane, conditi con una ‘Gricia corretta’ con aggiunte di pere insaporite al vino Cesanese.

Ricetta degli Gnocchi di Patate alla Gricia e Pere al Cesanese

Ingredienti per gli gnocchi per 6 persone:

  • 500 gr patate di patate lesse
  • 200 gr semola di grano duro rimacinata 1 uovo
  • 100 gr parmigiano
  • Noce moscata
  • Sale e Pepe.

Ingredienti per il condimento:

  • 150 gr di pere Abate
  • 200 ml di Cesanese
  • 200 gr di Pecorino Romano
  • 200 gr di Guanciale al Pepe

La preparazione degli gnocchi inizia mettendo a lessare le patate in acqua bollente. Una volta cotte passatele in un setaccio ancora calde e fate un impasto aggiungendo l'uovo, il parmigiano, il sale, le spezie e la farina un po’ per volta.

Arrivato alla giusta consistenza e tagliate gli gnocchi non troppo grandi per poter essere ben insaporiti con il condimento.

Nel frattempo tagliate la pera a dadini che si scottano in una padella calda con dell’olio d'oliva sfumandoli con il vino rosso. Abbassate la fiamma e aspettate fino a che il vino si ritiri.

Mentre fate cuocere gli gnocchi in abbondante acqua salata, metterete il guanciale tagliato fino fino a rosolate in una padella a fuoco lento. Poi togliete il guanciale rosolato dalla padella e ponetelo su una carta assorbente.

Scolate gli gnocchi e saltateli nella padella usata per rosolare il guanciale e spadellateli un paio di minuti a fiamma alta.

Aggiungete le pere e mantecate con il pecorino lontano dalla fiamma, all'occorrenza aggiungete un mestolino di acqua calda non salata.

Impiattare e rifinire con il guanciale croccante, pecorino grattugiato, una macinata di pepe nero e servire ben caldi.

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Moscato Rosa, perfetto dall’Alto Adige per il panettone

Il Moscato Rosa è un vino perfetto per accompagnare il panettone a Natale per i suoi profumi e per la storia che racconta.

Grazie ad una degustazione della FIS – Federazione Italiana Sommelier sono magicamente andata in Alto Adige a conoscere Franz Haas VII e il suo Moscato Rosa di da uve rosse 100% di moscato rosa.

Un vino demi sec dalla gradazione leggera, solo 11,5 %, che sprigiona sentori e sapori veramente unici e perfetti per i dolci.

La storia di questo vino è molto particolare e Franz Haas VII, del cui nome racconteremo dopo, ci racconta che è nato per scommessa.

Nel 1989 aveva assaggiato un superbo moscato rosa dell’Alto Adige e aveva trovato che il vino sapeva più di nocino che di moscato rosa e questo lo aveva infastidito e stimolato alla competizione.

Infatti Franz ama sentire nel vino gli stessi sentori e aromi che si sentono masticando l’uva, rispettando una filosofia di famiglia che continua da 7 generazioni. Un contatto diretto tra palato e i sapori del territorio.

Il moscato rosa è un vitigno aromatico che se ben coltivato e raccolto al momento giusto emana sapori e profumi caratteristici che sono una vera esperienza gustativa.

E’ un vitigno raro in Trentino e viene coltivato nei vigneti a quota più bassa (circa 250-300 metri) perché essendo tardivo arriverebbe ad essere vendemmiato troppo tardi con il rischio di gelate. Le cantine di Franz Haas sono note per essere le più alte dell’Alto Adige e alcuni pinot neri sono allevati alla straordinaria quota di 1100 metri.

Il Moscato Rosa di questa cantina non è un vino passito ma proviene da uve raccolte quando l’acino inizia a raggrinzarsi. Non è un appassimento voluto ma un andamento naturale del grappolo che viene colto esattamente quando è pronto.

E questo momento Franz lo decide assaggiando gli acini.

La vendemmia non viene scelta quindi dalla fermentazione zuccherina ma dai sapori degli acini quando vengono assaggiati.

Poi occorre gestire il marciume in fase di maturazione e si fa fare una macerazione di sole 48-72 ore per evitare l’estrazione di tannini. Infine la fermentazione viene interrotta al momento opportuno con l’ausilio del freddo e il vino viene affinato in acciaio e in bottiglia.

D’altra parte la famiglia Haas è esperta e produce vini dal 1880 (https://www.franz-haas.it) a Bolzano.

Una vera curiosità è che il primogenito ha sempre lo stesso nome, Franz Haas, come se la famiglia e la cantina rinnovassero la promessa di amore ad ogni nuova nascita. E questo è il significato di VII dietro l’attuale capo-famiglia. Ma Franz VIII già scalpita.

Ci ha guidato alla sua degustazione Alessia Borelli, anzi ci ha incantato con le sue parole e il tripudio di sentori che ci ha fatto riconoscere. L’analisi parte dal suo colore rosso rubino lucente con riflessi rosa corallo molto caldi e continua nel naso.

A parte il profumo di rosa a cui deve il suo nome, nel suo intenso bouquet si riconoscono aromi di sottobosco, di felce, di pino mugo, di abete e di erbe selvatiche quasi amaricanti con note di cera d’api, chiodi di garofano, cannella e buccia d’arancia.

Un viaggio nei profumi che è il preludio di una incredibile esperienza del palato dove note di fresco e di sapido bilanciano il residuo zuccherino.

Nonostante la dolcezza, il Moscato Rosa di Franz Haas ha comunque una buona acidità che non lo rende stucchevole, lasciando la bocca molto pulita.

Questo gioco fra acidità, dolcezza e tannino lo rende perfetto per dolci secchi e per formaggi di capra. Ma noi lo abbiamo provato con un panettone Dolcemascolo ai Frutti di Bosco e l’esperienza è stata perfetta.

I sapori del panettone si sono fusi con quelli del vino in un connubio in cui si esaltano l’acidità, lo zucchero e anche la sapidità.

Ma le note di tannino del moscato rosa reggono il burro del panettone e lo rendono perfetto anche in abbinamento con il panettone tradizionale con i canditi. Abbiamo provato, per non credere alle parole di Franz, e gli abbiamo dato definitivamente ragione.

Ora ci procureremo del formaggio di capra per completare l’esperienza gustativa.

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Baccalà ghiotto, una tradizione della Sicilia

Oggi il baccalà fa parte delle tradizioni culinarie di ogni regione italiana, eppure questo particolare pesce dei mari del nord è arrivato in Italia seguendo rotte inusuali.

Forse molti conoscono la storia del commerciante veneziano naufragato nel 1432 nelle Isole Lafoten e che dopo il suo salvataggio iniziò il commercio di stoccafisso a Venezia e quindi in ogni parte delle zone dove arrivavano i commerci della Serenissima.

In realtà i Normanni, che venivano dal profondo Nord si portarono dietro alcune delle loro tradizioni alimentari come quella del merluzzo disidratato grazie ai venti nordici, lo stoccafisso o ‘pesce bastone’. Poteva essere facilmente trasportato in ogni modo ma non è il baccalà.

Il baccalà è sempre un merluzzo ma cambia il suo modo di conservazione e invece del vento si usa il sale. I primi ad usare questo metodo sembra siano stati i Baschi, il popolo guerriero tra Spagna e Francia.

Nonostante i Normanni, quindi, anche in Sicilia stoccafisso e baccalà sono arrivati grazie al commercio con Venezia e con gli altri paesi. Arrivati nell’isola si sono chiamati “piscistoccu e baccalaru” e hanno dato origine a tanti piatti della tradizione.

Oggi viene preparato in qualsiasi giorno dell’anno, ma un tempo era molto mangiato il venerdì e durante la quaresima. Per non parlare di alcuni giorni particolari delle feste Natalizie e il 7 dicembre (vigilia dell’immacolata) e a Capodanno.

Oggi preparo quello che è il piatto tradizionale della mia famiglia di Sciacca, un Baccalà Ghiotto di cui tutti andavamo pazzi.

Ingredienti e ricetta per il Baccalà Ghiotto:

  • baccalà
  • cipollotti freschi
  • pomodori pelati
  • olive denocciolate
  • patate
  • pepe nero
  • coriandolo
  • uvetta
  • pinoli
  • alloro
  • prezzemolo

Tutto inizia dalla dissalatura che è la fase più lunga senza la quale non potremo mangiare il baccalà. Si mette a mollo il baccalà il giorno prima e si cambia acqua regolarmente per togliere tutto il sale e per renderlo più morbido.

A questo punto inizia la vera ricetta: si fanno soffriggere i cipollotti in olio d'oliva. Una volta dorati si aggiungono i pomodori pelati e si continua con una cottura lenta. Poi si aggiunge il baccalà tagliato a pezzettoni.

Quando il baccalà avrà raggiunto la metà della cottura, si aggiungono le patate tagliate a tocchi grossi e le spezie. Si mantenere la fiamma leggera fino a completare la cottura.

Impiattare e spargere prezzemolo fresco triturato finemente.

 

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Come avvicinarsi in modo proficuo all’ e-commerce?

Il Covid ha portato ad una grande rivoluzione del commercio mondiale spostando sempre più l’interesse da sistemi tradizionali di vendita con mediatori a sistemi dis-intermediati.

Fino alla prima chiusura per pandemia, le aziende produttrici si organizzavano con agenti, grossisti e rivenditori al dettaglio per raggiungere i loro clienti finali.

Con la chiusura dei negozi, il cliente si è spostato sempre di più negli acquisti online privilegiando le grandi catene come Amazon che erano già organizzate e pronte nel loro sistema di logistica integrata.

Improvvisamente molti piccoli produttori e imprese hanno (finalmente) riscoperto l’importanza del web, dei social e di una loro presenza digitale. Con ‘presenza digitale’ intendiamo l’insieme di tutte quelle attività digitali che devono essere fatte dalle imprese per essere trovate sul web dai loro clienti.

Quindi se da una parte si sono ridotti i costi dovuti alla intermediazione, dall’altra viene chiesto alle imprese di acquisire nuove competenze per poter vendere il proprio prodotto ad un prezzo dignitoso sul web.

Queste conoscenze comprendono le dinamiche digitali del web, il sistema di immagazzinamento, l’organizzazione della logistica e il trasporto delle merci e la gestione finanziaria delle vendite (soprattutto quando sono rivolte all’estero).

A queste vanno a sommarsi infine tutte le attività di promozione e di studio dei comportamenti di acquisto dei clienti per capire come innovare il proprio prodotto e poter aumentare il prezzo finale di vendita.

Praticamente per le imprese produttrici si è passati da una vendita B2B a un processo B2C.

Queste nuove dinamiche dei processi di vendita online impongono nuove professionalità e costringono le imprese a comprendere le opportunità e successivamente a formare del personale interno o a rivolgersi a professionisti esterni.

La comprensione è il primo passo necessario alla crescita, bisogna imparare a riconoscere il problema per poi poter cogliere le opportunità di crescita e di espansione. Un po’ come bisogna riconoscere di avere un problema per andare dallo psicologo ed iniziare il percorso di rinascita.

Scrivetemi per avere maggiori informazioni e consigli a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Vini per il panettone? il connubio con il Moscato Passito di Saracena

Ad ogni festa la scelta più difficile è la combinazione fra il dolce e il giusto vino capace di esaltarne il gusto. Quante volte il nostro palato è stato rovinato da un vino secco che trasformava i sapori rendendo tutto aspro?

Per accompagnare il panettone di Natale serve un vino dolce e la scelta in Italia è molto vasta, ma ci sono delle particolarità che meritano di essere conosciute ed apprezzate non solo per la qualità del vino ma per la tradizione che raccontano.

Questa è la storia del Moscato Passito di Saracena, un paesino della Calabria fra il Mar Ionio vicino la Piana di Sibari e le montagne del Pollino, e di alcuni vitigni autoctoni che crescono sfruttando la sinergia fra mare e montagna.

Questa posizione crea un microclima particolare con giornate calde e notti fresche anche in estate fresche per cui i vini riescono ad avere una bella freschezza e una buona acidità.

Questo vino dolce è realizzato secondo una tradizione unica non solo della Calabria ma di tutta Italia, e infatti è stato selezionato come Presidio Slow Food per la tecnica di vinificazione unica e la qualità di un prodotto che era quasi scomparso. Per raccontare la sua storia, questo era il vino preferito da Pio IV nel Cinquecento.

Il Moscato Passito di Saracena che abbiamo degustato è prodotto con metodo biologico dalle Cantine Viola, a 350 metri di altezza.

Ed è proprio a Luigi Viola, padre dei fratelli che oggi conducono l’azienda, che si deve la riscoperta e la valorizzazione di questa antica tradizione di Saracena dove il vino viene prodotto da uve provenienti da 4 vitigni e con una lavorazione unica nel suo genere che può essere divisa in 3 fasi.

 

Luigi era un maestro e non riusciva a sopportare l’idea che questo vino prodotto con un procedimento così complesso, rischiasse di scomparire per sempre. Per questo intorno all’anno 2000 ha deciso di piantare i vitigni e di recuperare il sapere locale.

Il suo lavoro metodico e il particolare gusto unico di questo vino Moscato Passito hanno generato una attenzione positiva che ha portato altri produttori a recuperare il sapere e oggi questa area sta diventando DOP anche a livello europeo.

Ma veniamo al particolare metodo di produzione del vino che può essere diviso in tre fasi che corrispondono alla raccolta delle uve dai 4 vitigni selezionati e ad una seconda fermentazione.

I vitigni sono la Guarnaccia al 50 % e Malvasia al 50 %, con le quali si produce il mosto, poi uve aromatiche di Moscatello di Saracena e di Addoroca, quest’ultimo in piccole percentuali.

La prima fase inizia a fine agosto quando viene raccolta l’uva del Moscatello di Saracena (un vitigno autoctono) e l’Odoacra o Adduroca (che significa odorosa, profumata in dialetto). Le uve vengono colte leggermente oltre la maturazione sulla pianta e i grappoli vengono poi appesi in una cantina arieggiata con gancetti di ferro, il cosiddetto metodo dell’impiccagione.

Nell’arco di una settimana i grappoli appassiscono e restano in questo modo per quasi un mese.

La seconda fase inizia nella prima decade di ottobre con la raccolta delle altre due uve a bacca bianche: la Guarnaccia (ancora un vitigno autoctono di Saracena) e la Malvasia Bianca.

Il loro mosto viene fatto bollire a fiamma diretta (mosco cotto) ed in questo modo si concentra l’alcol, si eleva il tenore zuccherino e aumenta la resistenza all’ossidazione per cui non serve aggiungere solfiti.

A questo punto il mosto viene messo in vasche di acciaio e si lascia raffreddare naturalmente.

Nella terza fase, infine, le donne selezionano i singoli chicchi dei grappoli passiti levando quelli che si sono inaciditi. Il restante lo schiacciano con le mani per evitare di rompere i vinaccioli secondo un ‘saper fare’ che per secoli si tramandava a Saracena e che rischiava di andare perduto.

L’uva passita viene quindi finalmente messa nel mosto concentrato e da inizio ad una nuova fermentazione lenta con i lieviti indigeni dell’uva per un paio di mesi.

Le uve passite permettono di profumare il mosto cotto concentrato restando per circa 6 mesi. Vengono ceduti i profumi e poi avviene il filtro e un nuovo affinamento in acciaio per 12 mesi e in bottiglia per 1 anno.

Grazie a questo complesso metodo di produzione, il Moscato Passito di Saracena ha profumi unici ed una spalla acida importante che equilibria il dolce e si abbina bene ai panettoni e alla pasticceria secca. Ma anche a formaggi stagionati o erborinati.

Abbiamo partecipato ad una degustazione organizzata dalla FIS, Federazione Italiana Sommelier dove il grande Luciano Mallozzi ci ha introdotto a tutte le sfumature dei sapori del Moscato Passito di Saracena.

L’abbinamento perfetto per la degustazione è stato quello con il panettone classico di Dolcemascolo di Frosinone, considerato dalla critica uno dei panettoni più buoni d’Italia e Matteo Dolcemascolo è il migliore pasticcere giovane d’Italia.

Sensazioni odorose particolari di frutta disidratata e secca con note resinose, di zagara, camomilla, miele di tarassaco, nota della macchia mediterranea, note iodate, di dattero e una speziatura delicata con sentori di cannella e cardamomo. Questa è una parte del tripudio di sensazioni che ci ha donato questo vino e che ha lasciato una piacevole persistenza.

I profumi del Moscato Passito di Saracena si sono fusi con quelli del panettone accompagnando la piacevolezza dell’assaggio, e il colore ambra-mogano con nota ramata ci ha riportato al calore e ai colori delle feste.

Un vino che merita di essere assaggiato e una storia unica che merita di essere raccontata per scoprire sempre di più quanto sono belli i nostri territori e quanti viaggi possiamo fare alla loro scoperta.

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Sono una normale ragazza di campagna nata negli anni '70 nel villaggio di Yucun e attualmente lavoro come narratrice per il villaggio.
Al momento della mia nascita, l'economia mineraria di Yucun era nei suoi giorni di gloria. Per quanto posso ricordare, tutta la mia famiglia era così impegnata ogni giorno.
Mio padre lavorava nella cava e mio fratello maggiore, un trattore, portava materiali come il minerale alla cementeria. Entrambi uscivano di casa per andare al lavoro alle 3 del mattino presto e tornavano verso le 19 o le 20 di sera, entrambi esausti e coperti di polvere.

Mia madre era impegnata a fare sacchi di cemento sulla sua macchina da cucire ogni giorno. A quel tempo lavorare alla cava era la principale fonte di reddito della mia famiglia.
Negli anni '80, la mia famiglia costruì una casa a due piani, comprò una motocicletta e godette di una vita che era l'invidia di tutti gli altri abitanti del villaggio.
Ma con la ricchezza arrivava un costante senso di paura. Ogni volta che venivano usati esplosivi per far saltare le rocce nella cava, gli edifici del villaggio erano soggetti a forti vibrazioni.
Ogni anno, gli abitanti dei villaggi sono rimasti feriti e persino uccisi da incidenti all'interno della cava. Così ogni notte, fino a quando mio padre e mio fratello maggiore non erano tornati a casa, io e mia madre aspettavamo lungo la strada e fissavamo la direzione verso la cava, finché non lo facevano.
Durante quel periodo di tempo, gli abitanti dei villaggi locali avevano guadagnato molti soldi, ma sacrificando l'ambiente.

Grave inquinamento dell'aria e dell'acqua si è verificato a causa della cava, del cementificio e dell'impianto chimico. Invece di essere cristallina, l'acqua di Yucun era bianca come il latte e sempre più abitanti dei villaggi prendevano malattie dopo aver bevuto o fatto il bagno.
Ricchezza o morte, gli abitanti dei villaggi locali hanno dovuto affrontare una scelta difficile di fronte a loro.
Nel 2000, la contea di Anji ha lanciato l'iniziativa della contea ecologica e le cave e le fabbriche di cemento sono state chiuse una dopo l'altra.
Di conseguenza, abbiamo perso lavoro, reddito e ci siamo trovati intrappolati.
Tuttavia, quando il destino chiude una porta, apre una finestra. Nello stesso anno, un'attrazione turistica di classe AAAA chiamata Jiangnan Heaven Pool e altri punti panoramici come Hidden Dragon Hundred Falls e Changgu Valley sono stati aperti nella nostra città. Questo ha fatto vedere agli abitanti del villaggio il promettente futuro dell'ecoturismo per lo sviluppo del villaggio di Yucun.

La gestione di una pensione era il tipo di attività che sia la città che il villaggio incoraggiavano i suoi cittadini a portare avanti. Tuttavia, a quel tempo, gli abitanti del villaggio erano più o meno preoccupati per le novità, temendo che avrebbero speso troppi soldi, non avrebbero avuto ospiti e non sarebbero stati in grado di recuperare i costi.
Grazie alle politiche preferenziali attuate dalla città e dal villaggio, insieme nei loro sforzi congiunti, la mia famiglia ha deciso di essere la temeraria della situazione e ha preso l'iniziativa di costruire la prima pensione del villaggio nella città.
Da allora, abbiamo intrapreso per la seconda volta la strada dell'avvio di una nuova attività.
Ma come potrebbe essere così facile gestire una pensione?
Il primo passo è stato la ristrutturazione della casa. In effetti, rispetto ai 600.000 yuan necessari per gestire una pensione, il nostro deposito di soli 30.000 yuan era tutt'altro che sufficiente.
Abbiamo preso in prestito denaro da parenti e amici, abbiamo anche ricevuto un grosso prestito dalla banca. Avviare un'impresa con questo enorme debito non è mai stato facile. Come abbiamo osato! Ma in questo modo, la Chunlin Mountain Villa è stata aperta al pubblico il 1 maggio 2005.
Insieme c'erano altre 9 guesthouse nel villaggio di Yucun tra i primi gruppi ad aderire all'attività. All'inizio, il numero esiguo di ospiti non era sufficiente a coprire i costi.
Per affrontare il problema e rafforzare la nostra fiducia, la città e il villaggio hanno preso l'iniziativa e hanno istituito un'associazione di pensioni, incoraggiando modelli di gestione del gruppo e lanciando una serie di corsi di formazione per gli operatori di pensioni.
Tuttavia, l'attività della pensione era ancora in circostanze difficili.
Il 15 agosto 2005, il presidente Xi Jinping, allora governatore della provincia di Zhejiang, visitò Yucun per indagare e parlò molto bene della decisione del villaggio di chiudere le cave, adottare il business dell'ecoturismo e delle pensioni e perseguire lo sviluppo verde.
Quello che ci ha detto è stato come un'iniezione di speranza in noi, per diminuire le nostre preoccupazioni. Ancora una volta, avevamo piena fiducia nel futuro della nostra attività di guesthouse in città.
Da allora, più corsi di formazione sulle operazioni della pensione sono stati organizzati dal villaggio e dalla città. Oltre al marketing online, alcuni operatori di guesthouse si sono recati insieme in grandi città come Shanghai e Wuxi per esplorare le possibilità del mercato.
A poco a poco, c'erano sempre più turisti nel villaggio e anche l'attività delle pensioni stava migliorando sempre di più.

Quegli anni sono stati davvero dolorosi ma felici per noi. Solo in pochi anni avevamo saldato i debiti e il nostro risparmio cresceva.
Nel 2007 mio fratello maggiore, che aveva assaporato il dolce sapore del successo, non poteva essere soddisfatto di quello che avevamo ottenuto, ha reinvestito 3 milioni di yuan per espandere la nostra pensione da 3 stanze a 23 stanze.
Gli abitanti del villaggio venivano spesso a casa nostra per avere
ounsel e conoscere la nostra esperienza aziendale. Secondo noi, fare soldi per te stesso è un'abilità, e aiutare tutti a fare soldi è un'altra, ancora più grande.
Su iniziativa di mio fratello maggiore, è stata fondata un'alleanza di pensione di sei fattorie con Chunlin Mountain Villa come centro. All'interno dell'alleanza, è stata condotta la gestione del gruppo e abbiamo condiviso tra loro le risorse turistiche e delle camere.
Il momento più felice di tutti è stato il periodo bonus delle vacanze del fine settimana, ovvero quando mio fratello maggiore è diventato il "Dio della ricchezza" ai nostri occhi.
Ora gestiamo un'agenzia di viaggi, una società di trasporti e un centro di lavaggio delle forniture alberghiere, che costituiscono il servizio di un pacchetto per il turismo.
In tutti questi anni, abbiamo assistito a un drammatico cambiamento nel nostro sviluppo.
Invece di vivere di cave, stiamo approfittando del bellissimo paesaggio e dell'aria pulita per guadagnare i nostri soldi, che è anche un modo molto più semplice, sicuro e conveniente per rilanciare l'economia locale.
La mia vita è cambiata rispettivamente con Chunlin Mountain Villa e Yucun Village.
Prima ero un operaio di una fabbrica di abbigliamento, ora sono una guida turistica del villaggio e una cameriera a casa. Porto spesso i visitatori al ristorante di casa mia e mi affretto sempre a prendere gli ordini dei clienti e a servire i piatti, non ho nemmeno il tempo di togliermi l'auricolare.
Sebbene sia impegnato ogni giorno, sono così orgoglioso, soddisfatto e felice di presentare lo Yucun Village e la Chunlin Mountain Villa agli ospiti di tutto il mondo!

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La gloria internazionale di Tony Vaccaro non gli ha mai fatto dimenticare le sue origini italiane e Bonefro è per sempre nel suo cuore.

New York e Bonefro sono intimamente legate grazie a quest’uomo energico che ha attraversato il Novecento conquistando una fama perenne.

Ma partiamo dall’inizio e dalla sua nascita nel 1922 a Greensburg in Pennsylvania da genitori oriundi di Bonefro nel Molise. Una regione tanto piccola che in Italia chiamiamo curiosamente il Molise come la ‘regione che non esiste’.

Nel 1926 la famiglia torna in Italia per sfuggire alla mafia, e poco dopo i genitori di Tony muoiono e il piccolo a quattro anni viene preso in custodia e cresciuto dalla nonna paterna mentre la sorella venne messa in un orfanatrofio.

Una infanzia non felice costretto dallo zio paterno a lavorare sin da bambino, ma una solitudine interrotta dalla bellezza del borgo e delle campagne molisane. Una bellezza che lo legherà per sempre alle sue radici italiane.

Con la crescita del fascismo e l’avvicinarsi della Seconda Guerra Mondiale, Tony lascia l’Italia per sfuggire alla guerra grazie al suo passaporto americano e si diploma al liceo di New York. Ma il suo destino è un altro e si troverà coinvolto in ogni caso nella guerra ma nelle file dell’esercito americano.

Così, nel 1943 vede la proposta dell’esercito americano di esperti di fotografia che potessero documentare la guerra e Tony si candida. Manda come esempio le fotografie che aveva fatto durante il liceo e viene scartato per la sua età.

Viene però poi mandato come privato cittadino a seguito della 83° Divisione Fanteria e combatte in Normandia, Belgio, Lussemburgo e Germania. Il suo ruolo era quello di andare in avanscoperta e di scattare alcune fotografie con la sua Argus C3 compatta.

Da Omaha Beach a Berlino, questo il suo percorso!

Bellezza ed ironia sono le lenti con cui decideva le pose e gli scatti e le sue foto mai banali riuscivano a penetrare nell’animo di chi le guardava. Ha documentato tutta la vita al fronte ma anche la quotidianità dell’esercito e delle persone che incontravano nei vari paesi.

La dignità dell’uomo è sempre stata rispettata e scatti come Kiss of Liberation, Last Step of Jack Rose e Death in the Snow fanno parte della storia della fotografia e sono un patrimonio di tutto il mondo.

Alla fine della guerra, Tony Vaccaro decide di restare in Germania e ottenne il suo primo lavoro come fotografo per una impresa di Francoforte e poi per la rivista Stars and Stripes dell’esercito americano. Resterà in Germania fino al 1949 fotografando e documentando la vita post bellica di questo paese.

Per questa sua capacità di vedere oltre l’apparenza, tornato negli Stati Uniti, Tony diventa un fotografo molto richiesto da riviste di attualità come Life. E viene conteso da tutte le celebrità del mondo della moda e dello spettacolo che vogliono essere immortalate dalla sua macchina fotografica.

La lista delle celebrità e dei capi di stato che si sono fatti fotografare è impressionante!

Dal 1973 al 1978, poi, Tony sarà un professore di fotografia alla Copper Union nell’East Village.

Tutto questo mentre Tony cercava in ogni modo di trascorrere le sue vacanze in Italia e di trasmettere il suo amore per il nostro paese ai suoi figli nati da un matrimonio con una modella finlandese.

Il Molise è sempre presente e il comune di Bonefro gli ha dedicato un museo che raccoglie parte del suo immenso archivio (anche se circa 4.000 fotografie sono andate perdute nel 1947).

Ha pubblicato diversi libri di fotografie ed è stato insignito di riconoscimenti in moti paesi come America, Italia, Francia, Germania e Lussemburgo e premiato al Boston Film Festival per un documentario che racconta la sua vita.

Molte delle sue immagini non sono state viste ed ora ha allestito un grande studio a New York dove è possibile vedere una grande selezione del suo archivio personale. Il Tony Vaccaro Studio è curato da uno dei figli che lo segue amorevolmente nella promozione del suo lavoro perché sia di esempio per le nuove generazioni.

Abbiamo incontrato Tony in videochiamata e ci ha raccontato della sua vita ma anche del suo amore per il Molise. Sogna ancora la fattoria circondata dalle piante di olivo e che apparteneva alla famiglia Vaccaro sin dal tempo di Dante Alighieri.

Sogna di tornare a Bonefro per le vacanze e trasmette questo suo amore in ogni sguardo e in ogni parola. Per questo motivo, Tony Vaccaro ha ricevuto il Premio Town Ambassador da Discoverplaces e dal sindaco Nicola Giovanni Montagano di Bonefro.
 

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