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Scrivo di Milano nei panni di una delle moltissime persone che negli anni passati si sono trasferite in questa città per motivi di lavoro.
Vivere e lavorare in una città diversa dalla propria, come emigrante pendolare, ci fa vedere tutto con occhi speciali. Anche se è naturale il confronto tra la città d’origine (nel mio caso Roma) e quella d’adozione per lavoro (Milano).
Ho iniziato cercando di cogliere le novità e gli stimoli di Milano in termini di differenze, ma questo è stato solo l’inizio.
Una delle prime cose che avevo notato era la scarsa presenza di alberi e parchi, sostituiti da qualche scarno giardinetto e rare aiuole.

Milano negli anni duemila ti catturava per le attività commerciali, le rutilanti vetrine, la concentrazione del lusso ed alcuni miti certi.


Il quadrilatero della moda, Corso Como, i Navigli, il Duomo, la Scala, le sedi di grandi aziende nazionali ed internazionali, tutto ciò costituiva il mito fondativo della città italiana dinamica per eccellenza.
Ricordo con tenerezza che nel percorso tra la mia abitazione e il mio ufficio c’era uno spazio misterioso che spiccava in mezzo al cemento dei palazzi e al grigiore degli uffici: il Bosco di Gioia.
Un frammento di verde nella zona della stazione centrale con più di 200 specie diverse di alberi: un’oasi lussureggiante, recintata e inaccessibile fin dal 2001. Una contraddizione lampante con il circondario.
Venni a sapere che si trattava di ciò che rimaneva dello storico vivaio Fumagalli, espropriato per costruire il nuovo Palazzo Lombardia, anche se nelle intenzioni della proprietaria (Giuditta Sommaruga) il bosco era stato lasciato in eredità ai cittadini milanesi per godere di un po’ di verde.
Ma un giorno del 2006, il bosco fu brutalmente eliminato per far posto al Centro Direzionale, che di lì a pochi anni avrebbero trasformato del tutto quella parte della città.

Era in costruzione la nuova sede della regione Lombardia, piazza Gae Aulenti, i grattacieli circostanti, la connessione tra il vecchio quartiere Isola (strade e piazze di sapore parigino a Milano) e la zona di corso Como e corso Garibaldi.


Nuove fontane, piazze con zona commerciale e un’area pedonale vastissima.
Negli anni dei cantieri mi domandavo spesso se ci sarebbe stato uno spazio verde per i cittadini che compensasse le tonnellate di acciaio e cristallo che venivano riversate nell’area.
[caption id="attachment_121384" align="center-block" width="1024"] Diversi anni dopo, i due innovativi grattacieli del Bosco Verticale (progettati dall’architetto Stefano Boeri e premiati come grattacieli più belli e innovativi al mondo nel 2014) e la più recente biblioteca degli alberi, hanno compiuto il miracolo.[/caption]
Sia come paesaggio che come fruizione da parte di tutti i milanesi.
Al vecchio concetto di parco urbano si è sostituito un paesaggio verde costituito dai due grattacieli del bosco verticale, con le decine di specie verdi perfettamente coltivate che catturano lo sguardo di tutti e migliaia di scatti fotografici.
Invece il parco vero e proprio, la biblioteca degli alberi, è uno spazio enorme pieno di verde, soprattutto piante basse, cespugli, lavande, rosmarini, che arricchiscono con la loro presenza le diverse attività (giochi per bambini, sport, attività commerciali, centri culturali, stazione ferroviaria) collegando le varie aree e rendendo una semplice passeggiata un’esperienza molto gratificante.
Lo sguardo spazia in tutte le direzioni e consente di abbracciare a 360 gradi la quintessenza delle attività di una città: lavoro, svago, gioco, acquisti, relax.
Ci sono perfino le sdraio con gli ombrelloni, in questo strano 2020.
Finalmente, dopo 15 anni, la trasformazione è quasi completata e questa parte della città è diventata bella, divertente e fruibile con facilità.
È sempre piena di persone e di vita, è passata da essere un “non luogo” alla Marc Augè a diventare un centro pulsante e integrato nella vita della nuova Milano con il suo nuovo skyline.

Dal 2015, anno dell’Expo, Milano sembra non avere arrestato la sua metamorfosi e si proietta verso il prossimo traguardo: le Olimpiadi Invernali del 2026.


Ogni volta che sono tornata a Milano negli ultimi 5 anni, il volto della città mi appariva sempre diverso.
Si aggiungeva un cantiere, un nuovo palazzo, nuove insegne, nuovo arredo urbano... oggi mi sembra che lo spirito del vecchio bosco di Gioia, destinato simbolicamente ma senza fortuna al verde cittadino, ha agito come un genio della lampada meneghino, e quel sogno è diventato realtà.
La modernità urbana è finalmente vissuta pienamente da tutti e mi piace pensare che l’idea di Giuditta Sommaruga abbia ispirato quest’opera e aleggi nei dintorni....
Oggi Milano è una città che mi piace e dove torno sempre volentieri.

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Mare, mare, mare…
Volevo realizzare un progetto che mettesse in pratica una mia filosofia di sostenibilità e ho progettato i nuovi Bagni 77, uno stabilimento balneare a Senigallia.
Anzi il più intrigante di Senigallia e delle Marche.
Filosofia del rispetto verso l’ambiente ma anche mettere al centro le esigenze degli ospiti.
Partiamo dal rispetto dell’ambiente: eco-compatibilità ed eco-sostenibilità nella bellezza con un progetto architettonico ispirato ad una duna, un elemento caratteristico delle spiagge dell’Adriatico.


Una integrazione perfetta dove l’intervento dell’uomo valorizza l’ambiente riducendo le barriere visive che ostacolavano la visuale del mare mentre la piccola costruzione è integrata da piante ed essenze della macchia mediterranea.
Abbiamo piantato alberi e palme cercando di ricreare le macchie di vegetazione che si trovano nei tratti di costa incontaminati e scelto un legno ad alta densità che non richiede impregnanti chimici.
Crediamo fortemente che il territorio venga raccontato anche dalle eccellenze artigiane che vi risiedono. Rispettare il lavoro significa rispettare le persone. E nell’arredo abbiamo scelto giovani artigiani del territorio che vengono dalle grandi tradizioni delle Marche. Questa è sostenibilità a tutto tondo.

Ci alimentiamo con energie rinnovabili: le docce delle cabine suite sono alimentate da pompa di calore a sua volta alimentata da pannelli fotovoltaici con i quali produciamo circa il 40% del nostro fabbisogno, e presto arriveremo all’80%.
Abbiamo tolto la plastica monouso e utilizziamo acqua in lattina e tutti i nostri piatti sono serviti in contenitori compostabili.
Ed ora parliamo di accoglienza al turista e di eco-sostenibilità nelle scelte di gestione.
Per quanto riguarda i prodotti, abbiamo scelto di affidarci ad aziende del territorio preferendo quelli da agricoltura biologica o, come nel caso del caffè, certificati anche per il commercio sostenibile.
Nel rispetto delle persone, abbiamo voluto creare uno stabilimento che sia accessibile a tutti mappando i percorsi affinchè siano accessibile a persone con mobilità ridotta. Per loro e per permettere di muoversi sulla spiaggia e in acqua abbiamo acquistato una particolare sedia a rotelle.


A breve anche un menù in braille.
Piccoli accorgimenti dal grande valore simbolico: ogni persona deve poter aver i servizi più migliori in relazione alle sue necessità. Questo è nostro pensiero che esprime il significato più profondo della parola “accoglienza”.
Quando ho fatto queste scelte mi davano del folle, eppure ho sempre creduto nel potere delle persone di cambiare, o almeno di migliorare il mondo, con le proprie scelte quotidiane.
Profitto non vuol dire usurpare, fare impresa non significa sfruttare. E una impresa come la nostra a contatto con il pubblico può diventare una vetrina di un intero territorio. La mia scelta può raccontare chi siamo noi delle Marche.
“Summer is a state of mind”, come recita il nostro claim.
Ed ora molti aspettano il crepuscolo per vedere contemporaneamente gli ombrelloni chiudersi comandati da una centralina alimentata da fotovoltaico.


Un tramonto moderno, sostenibile e suggestivo. Magari bevendo un buon vino Verdicchio o un Bianchello delle Marche.

Foto di Bagni 77 Senigallia
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Video-pillole sul turismo - parte 75

Paese che vai, feste che trovi...e che feste!

Nel video e nella storia di oggi andiamo a Ramacca, un piccolo borgo Siciliano, insieme al racconto di Rosaria, che ci parla delle feste di paese e delle tradizioni che le accompagnano.

Dalla grande festa del Carciofo, a quella del pane, fino a quella molto sentita del Patrono San Giuseppe. Una festa che accompagna la Pasqua, e che mostra a tutto il mondo la nostra Italianità, unica nel suo genere.

Per la festa di San Giuseppe ogni famiglia del paese allestisce un altare, ricco di cibo in dono al Santo come il classico pane decorato. Dopo le famiglie come in una grande processione visitano a turno le case e gli altari gli uni degli altri, in un grande spettacolo di solidarietà e ospitalità.

Le feste patronali sono uniche, e qualsiasi straniero che viene in Italia e ne prende parte ne rimane colpito.

Un nuovo appuntamento per il nostro contest #ilFuturoNelleNostreRadici

#italianisuperanotutto #IlFuturoNelleNostreRadici #ramacca

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Palermo è una città universale, và vissuta con i suoi usi e costumi.
Il suo tempo scorre lento e nella quotidianità i palermitani celebrano riti antichi, inconsapevoli di avere ereditato il gene di tante civiltà.

Mentre passeggiavo per le sue strade pensavo alla storia di Palermo, al suo immenso patrimonio culturale, artistico ed architettonico ereditato dalle numerose civiltà che si sono succedute.
Fenici, Greci, Romani, Bizantini, Arabi, Normanni, Svevi, Angioini, Francesi, Spagnoli ed infine i Borboni.
Palermo signora e padrona del Mediterraneo, verso la quale hanno guardato gli altri popoli cercando di imitarla. La grande forza di Palermo è nella ricchezza variegata della sua storia e dei suoi costumi.
Palermo vive da millenni nella sua Conca D'oro, protetta dai monti calcarei e dal suo meraviglioso golfo dalle acque cristalline.

Da bimba visitai la cattedrale con i miei genitori e rimasi colpita dalle tombe dei sovrani che durante il loro regno contribuirono a rendere grande questa splendida terra. Un passo dopo l'altro, mentre percorrevo la navata centrale, sentivo intorno a me fede, storia, arte e tutta la cultura di una grande e regale città come Palermo.

Il sarcofago in porfido rosso dove riposano i resti di Federico II era il mio preferito.


A pochi metri si trova piazza Villena, meglio conosciuta come i Quattro Canti, poi via Maqueda con il Cassaro alla mia destra. Fino a Piazza Verdi.
Ricordo la prima volta a Piazza Verdi quando fui accolta dall'imponente ed elegante Teatro Massimo, tempio della buona musica. Mio padre mi portò a visitarlo per la prima volta e mi chiese di alzare lo sguardo per leggere la frase incisa sull'architrave del portico:

“L'arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l'avvenire”.


Inevitabile anche il bellissimo ricordo di quando andai ad assistere alla mia prima opera al Massimo. L'opera era la Turandot di Giacomo Puccini ed io avevo dodici anni.
Oggi il teatro ristrutturato e gli eleganti palazzi rimessi a nuovo, con un arredo floreale garbato di piante molto profumate, rendono Palermo ancora più bella ed accogliente.
Infinita città!

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Oliena, ai piedi del Monte Corrasi, è una continua scoperta con la sua splendida sorgente de Su Gologone, bellissima e allo stesso tempo misteriosa. Le sue acque profonde ancora non si fanno scoprire del tutto lasciando quel qualcosa di misterioso che ti fa innamorare.

Ogni volta che torno ci vado nonostante la conosca a memoria.

Oliena è un luogo ricco di grotte e di storia. Come la Sardegna.


Nella Valle di Lanaitho si entra nella Grotta di Corbeddu, un bandito sardo dello scorso secolo, e nelle grotte de Su Bentu e de Sa Oche ricche di laghi sotterranei, di stalattiti e stalagmiti. Non ci sono parole.
Poi ci sono le particolarità delle Sas Domus de Janas, piccole abitazioni antiche costruite nella roccia, e villaggio nuragico di Tiscali. Insomma di sicuro non ci si annoia.

Gli olianesi sono gente fiera e ospitale, un’ospitalità che non si trova in altri luoghi e di questo ne vado fiera. (LEGGI ANCHE) Salutiamo sempre chi passa per le vie del nostro paese, diamo tutta l’amicizia e il rispetto, ma attenzione a non farci un torto! Perderai di sicuro.
Ne sanno qualcosa i miei amici che sono venuti in vacanza con me. I miei parenti e amici sono diventati anche i loro.

Li hanno coinvolti nei loro spuntini in case di campagna o su al monte tra la natura più incantevole. Spuntini a base di maialetto allo spiedo, pane carasau, formaggio, vino cannonau a non finire.


Spuntini che si sa quando iniziano ma non quando finiscono.
Due estati fa sono tornata ad Oliena con degli amici di Ferentino, i miei cugini e i miei amici hanno organizzato per noi uno spuntino sopra il Monte Corrasi.
Siamo saliti sul monte con la macchina di mio cugino. Ero terrorizzata, la strada brecciata era stretta e sotto di noi c’era il vuoto. La macchina sembrava sfiorasse il bordo della strada e avevo il terrore che precipitasse da un momento all’altro.
In lontananza si vedeva il paese e, credetemi, per me che soffro di vertigini e stata una grande sfida. Mi rassicurava molto la tranquillità e l’esperienza di mio cugino, ma ciò non toglie che il mio sedile era diventato il tappetino della macchina.


Finalmente siamo arrivati al luogo dello spuntino e mi sono tranquillizzata.
Ci siamo accomodati su pietre e muretti e abbiamo mangiato a più non posso, dove stavamo noi c’erano, se così si può dire, accampamenti di altri spuntini.
Infatti appesi agli alberi c’era del formaggio, del sale, del vino… abbiamo preso in prestito un po' di sale.
Finito di mangiare abbiamo camminato ancora più su lungo un percorso in salita e sotto il sole ma per nulla stancante, anzi rilassante lo definirei.
Siamo arrivati su un grande spiazzo ed io mi sono fermata ad ammirare il paesaggio. Gli altri hanno proseguito esplorando il paesaggio, e anche il mio amico continentale è andato a farsi un giro scendendo e poi risalendo con al figlio per poi fermarsi ad ammirare quello spettacolo.

Fino a quando hanno sentito un rumore dietro di loro e, girandosi, si sono trovati davanti un muflone, un animale raro da vedere ma non impossibile. Direi una bella esperienza.
Tornando giù, dopo aver ripercorso il tratto di strada a piedi, siamo risaliti sulle macchine per tornare in paese e per me la discesa è stata più terrorizzante della salita.
Ad alleviare quella paura è bastato l’incontro con un piccolo di muflone che ci ha attraversato la strada alla velocità della luce.
Questi sono gli incontri insoliti che si possono fare durante uno spuntino e una passeggiata sul monte di Oliena.
 
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Come diceva Luis Sepulveda: “La Sicilianità è qualcosa di straordinario, l’aspetto che amo di più della Sicilia”.
Ecco questo è quello che voglio trasmettere io messinese doc e trapiantata a Milano.
Quando penso alla mia Terra, alla mia amata città mi riaffiorano subito gli odori. Odori caldi e insiti di ricordi e amore, amore si perché è questo che provo ripensando a tutta la mia infanzia e adolescenza trascorse a Messina.

La spensieratezza che si vive durante l’estate e le andate “u piluni”, la punta di Messina. Lì dove l’Isola saluta Reggio, da dove si scorgono le Feluche e ad ogni loro movimento strano ci si chiede se abbiano preso “u bellu pisci”.
Messina è grande e comprende nel suo territorio dei borghi semplicemente stupendi, ma questa è un’ovvietà, quello che non lo è invece è crescere e vivere le abitudini dell’entroterra.
E qui, su un caratteristico colle sorge Tripi, il paesino dove un giorno di venticinque anni fa i miei genitori decisero di comprare un terreno e di costruirvi quella che oggi è la casa dei piccoli sogni.
Una villa in una vallata completamente isolata. Troppo isolata per la mia indomabile adolescenza ma perfetta in questa fase di maturità, dove riesco ad essere grata semplicemente per l’amaca montata con amore da mio padre, dal suo dondolio accompagnato dal suono delle cicale…
Ah, le cicale!
In questo borgo riesco a passare sempre le mie ferie e mi ritrovo a fare passeggiate per questi vicoletti deserti e non illuminati, a cercare in quelle casette e in quelle pietre la storia che potrebbero, anzi, che sicuramente nascondono.
Com’è che diceva Camilleri “u scrusciu du mari”….
Il mare, quello non smetterà mai di mancarmi, il mare è bello sempre e ovunque nella mia Messina. Non vado mai via senza una gita ai laghetti di Marinello, in quella lingua di sabbia che divide il mare e che affascina e incanta solo a guardarla.
La leggende che da piccola mi raccontava la mia nonna per farmi addormentare narra che una madre chiese la grazie per la figlia malata, la Madonna accolse la sua supplica e la guarì, ma quando la donna si recò sull’altare per ringraziare la Madonna vistala nera rimase delusa ed esclamo: ”hajuvinutu di luntana via pividiri a una chiù brutta i mia!”
All’improvviso la bambina cadde dalla cima del promontorio, ma la madre chiese nuovamente la grazia alla Madonna e la Vergine fece il miracolo, fece trovare la bambina in un piccolo arenile formatosi nel mare sottostante.
Io vengo da questa terra ricca di storie, leggende e fiabe della buonanotte tramandate di figlio in figlio.
Questa è la mia Messina, questa è Tripi, questa è la Mia Sicilia.

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“Il più lungo cammino comincia con un piccolo passo”, questo è quello che ci è accaduto quando abbiamo lanciato il contest #IlFuturoNelleNostreRadici e partendo da Paliano siamo arrivate a Shanghai.

Ma come si fa ad entrare nel mercato cinese?

Oggi fare impresa significa avere una visione di lungo corso e poi muoversi a vista nel quotidiano. Ci sono talmente tante variabili e cambiamenti di cui tener conto che la resilienza è diventata la parola più usata e ricercata.

Così, nella nostra riunione strategica di inizio anno, avevamo stabilito che ci saremo concentrate sul 2020 come Anno della Cultura e del Turismo tra Italia e Cina.

Erano stati i governi dei nostri due paesi a stabilire che questo fosse l’anno dedicato all’amicizia fra i due popoli, ma non credevo che saremo arrivati così lontano.


Ci eravamo preparati a lungo andando in missione a Chengdu, poi pubblicando un libro in 3 lingue, organizzando un evento di presentazione del libro dell’ambasciatore Alberto Bradanini e infine partecipando ad un incontro all’Auditorium di Roma dove erano presenti i ministri della Cultura e del Turismo dei nostri due paesi.

Il COVID cambia le carte in tavola e spariglia tutto. Ma noi iniziamo a raccontare storie della Cina in modo sempre costante e lanciamo il contest dedicato ai paesi italiani.

Grazie al CPAFFC (Chinese People's Association for Friendship with Foreign Countries) e all’Istituto Italiano OBOR alcune città cinesi hanno aderito al contest che abbiamo lanciato e non sono proprio piccole città da far conoscere….

Oggi iniziamo dalla città di Shanghai.

Per chi non lo sapesse ancora, Shanghai è una ‘piccola’ città di quasi 30 Milioni di persone ed è la seconda più popolosa della Cina e del mondo dopo Chongqing, che tra l’altro ha aderito anche lei al contest.

[caption id="attachment_44861" align="center-block" width="750"]Grattaceli di Shangai- Li Yen Grattaceli di Shangai - Li Yen[/caption]

Infatti tutte e due queste città sono considerate una sorta di città-stato da un punto di vista amministrativo, oltre a Pechino e Tientsin. 

Si trova sul delta del Fiume Azzurro ed è la città più occidentale della Cina, sicuramente la più dinamica e fashion. Qui si trovano le migliori scuole di design al mondo e tutti i più grandi professionisti stanno aprendo loro sedi in questa città.

Il suo porto è il più trafficato al mondo e competono con lei solo quelli di Rotterdam in Europa e Singapore in Asia.

Dovete esserci per capire quanto questa città esprime il meglio della Cina e dell’Occidente.

Ci sono stata quattro anni fa e due anni fa, questa volta con Lazioinnova per un incontro di scambio sulla gestione del turismo culturale e avevo alloggiato al Bund, il quartiere più antico di Shanghai che in alcune parti ha uno stile decisamente occidentale dei primi del Novecento. 

Pensare in grande e agire in piccolo… la nostra proposta è arrivata al tavolo del sindaco di Shanghai che ha aderito e ha detto che ci farà arrivare le storie della sua città entro la data di scadenza che abbiamo indicato.

E questo sarà una grande mole di lavoro per la quale ci stiamo attrezzando ma anche aprirà ad una serie di opportunità incredibili. Quando abbiamo ricevuto la notizia ci tremavano le gambe per l’impegno che comporterà ma siamo anche eccitati dall’idea.

Pensate a quante idee potranno venire leggendo la storia e i diari di persone cinesi che raccontano della loro vita, del loro modo di vivere e di intendere la vita e le vacanze.

Intanto abbiamo aperto un canale su Weibo ed abbiamo iniziato la promozione dei nostri territori e della nostra cucina.

Se volete pensare in grande con noi dovete entrare in un ‘frame of mind’ (stato mentale) diverso da quello a cui siamo abituati come italiani. 

La cultura e il turismo sono parte della parte sociale della nostra vita e dobbiamo progettare il divertimento con professionalità.

Tenere conto di come le differenze culturali sono un valore aggiunto a patto di saper rispettare le differenze. Il mondo è pieno di esempi di imprese occidentali che hanno sbagliato il loro approccio al mercato cinese e ne sono rimaste deluse.

Ma anche di imprese vincenti che hanno fatto la loro fortuna entrando in un mercato che ha più ricchi di tutto il resto del mondo. 

E pensate che Shanghai è grande come la metà dell’Italia ma enormemente più moderna, vivace e ricca.

Avere visione di lungo periodo e compiere tutte le azioni preparatorie per diventare attraenti turisticamente e saper cogliere le opportunità. 

In fondo noi abbiamo innovato nella tradizione, lo dice il nome del nostro contest #IlFuturoNelleNostreRadici e lo dice il mezzo di comunicazione scelto, quello della storia scritta.

L’innovazione è nel fatto che sia scritta in prima persona e che il nostro ruolo di editor e di mediatori culturali diventa fondamentale per poter far dialogare due culture antiche e lontane come quella cinese e quella italiana.

Siamo facilitatori culturali e stiamo interpretando in modo totalmente innovativo il nostro ruolo di editori di storie e contenuti,

Ma se volete essere protagonisti della innovazione nelle relazioni con la Cina possiamo aiutarvi, scrivete a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

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A Cabernardi, nel territorio di Sassoferrato, avevamo la miniera di zolfo più grande d’Europa e anche la nostra vita di bambini ruotava intorno allo zolfo e, in qualche modo,alla realta’ mineraria.
[caption id="attachment_121148" align="center-block" width="1024"] Cabernardi Sassoferrato - Parco Archeominerario di Cabernardi[/caption]
Ripenso a quando ero un ragazzino quando nel pomeriggio dopo la scuola avevamo l’abitudine con gli amici di andare per il paese per soffermarci nelle botteghe degli artigiani.
Si, perchè allora eravamo una grande famiglia ed era bello fermarsi a curiosare e a chiacchierare. Si passava dai due falegnami di quei tempi,” Orlandi e Caverni”, dove incuriositi seguivamo la loro abilità nel costruire, verniciare, piallare. 
Poi passavamo dalla giornalaia ed alla ferramenta di “Tuta” dove compravamo il carburo.

Il carburo, i minatori lo usavano per fare luce nelle loro lampade ad acetilene in miniera nelle gallerie, noi per fare "gli scoppi" con barattoli bucati, innescati con una fiammella.


Ma avevamo trovato un altro giochetto pero’ era necessario andare nella nostra farmacia. 
I più grandi, con la scusa del mal di gola, compravano il perclorato di potassio in compresse che, miscelato con un po’ di zolfo in polvere, formava una miscela che in compressione faceva dei botti notevoli. 
Per fare questo venivano usati i grossi dadi e bulloni dei binari della miniera. Si lanciavano in aria e ricadendo a terra facevano dei rumori tremendi simili alle mine. 
Insomma noi ragazzini eravamo attratti dalle alchimie che si usavano in miniera.
Oggi saremmo definiti pericolosi…allora eravamo solo vivaci!
Passavamo dal fabbro “Rigucci” per ammirare la forgiatura del ferro con il fuoco di carbone ravvivato dal mantice.  Poi da “Basili”, un ometto con gli occhialini che sapeva riparare dagli ombrelli agli arnesi di lavoro.
Ci sembrava Archimede Pitagorico che seguivamo sui fumetti. Gioivamo nel vedere le mietiture e le battiture del grano, la gente in festa ed in allegria…Raccoglievamo i fiori per infiorare le strade per il giorno del “Corpus Domini”.
Arrivavamo con i miei amici di allora vicino alla miniera di zolfo col suo febbrile e duro lavoro dei minatori. Ma anche con le gioie del ‘dopo-lavoro’. La “Dela” per 5-10 lire ci vendeva lupini e “becche” abbrustolite da mangiare ,si portava un banchetto ed una sediolina di fronte al Circolo. Seguivamo il gioco delle bocce e le partite a carte.


In questo scrigno di ricordi c’è la mia vita, completato dai tanti amici di quei tempi, dalla spensieratezza della gioventù.
Quanto amore portava quell’amicizia, quei muri di Cabernardi!
Poi l’incantesimo si ruppe,iniziarono i primi trasferimenti tra i quali rimase coinvolta anche la mia famiglia, iniziarono le lotte a difesa del lavoro... infine la miniera fu chiusa.L’esodo colpì intere famiglie che vennero sparse per l’Italia in altre attivita’ minerarie ed industriali. Sicilia, Puglia, Emilia Romagna,Toscana, Veneto, Trentino Alto Adige, Lombardia.
Il nostro paese si spopolo’ e ci si vedeva d’estate nelle vacanze scolastiche…
Se mai un giorno passeggerai per le piccole vie del mio paese e vedrai le foglie di autunno che secche e color marrone verranno sollevate in un turbinio dal vento, quel giorno potresti avere le mie stesse sensazioni di amore e malinconia.
Poi scorrendo tra le case dai portoni chiusi ricorderai come me i momenti trascorsi …dove predominava una gioventù che si voleva bene, unita nella povertà e nel lavoro.
Rivivrai visi conosciuti, l’aria fresca e libera, ancora forse con un po’ di odore di zolfo...
E a notte fonda, quando le luci si attenuano e si spengono il silenzio della notte si riappropriera’ del suo spazio, è la stessa notte di quando a Cabernardi eravamo tanti.

La notte  si addormenta con noi, in fondo siamo stati tutti attori di questo teatro…
Cabernardi, eri qui prima di me e lo sarai anche dopo. Vorrei che le prossime generazioni ti amassero come ti ho amato io.
Foto di Copertina da Sassoferrato Turismo
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