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Sunset Jazz Festival nasce nel 2014 per portare il jazz nella spiaggia di Sabaudia. Unisce la bellezza del lungomare di Sabaudia con i suoi incredibili tramonti e la sensuale sonorità della musica jazz.

A luglio durante il festival, tutte le sere al tramonto un concerto jazz nelle spiagge più belle di Sabaudia.

Una magia che si rinnova ogni anno al cospetto del Monte Circeo, dimora della Maga Circe nei racconti di Omero. È incredibile l’entusiasmo del pubblico in ogni edizione ed è unica l’energia positiva che anima i concerti al tramonto.

Il Sabaudia Sunset Jazz Festival è l’unico festival di jazz italiano che si svolge in spiaggia in cui i musicisti e il pubblico che suonano spesso sono scalzi e in costume da bagno. Durante la settimana del festival sono migliaia le presenze.
[caption id="attachment_60217" align="center-block" width="960"] Foto di Giulio Verdecchia[/caption]

Il festival consiste in più di 10 concerti nei 4 stabilimenti balneari partner sulla spiaggia di Sabaudia (3 concerti per ogni location). I concerti iniziano un’ora prima del tramonto (alle 19) e terminano al calar del sole (intorno alle 20:40), salutando il sole che scompare nell’orizzonte tra mille sfumature di rosso e arancione.

Tutto il territorio di Sabaudia era in passato una palude ed è stata oggetto fin dal medioevo di opere colossali di bonifica, terminate con Mussolini. Fin dagli anni ’60 Sabaudia è diventata un luogo di vacanza nascosto di molte personalità del cinema, musica, pittura, letteratura. Sabaudia con il Monte Circeo è la terra della Maga Circe e di Ulisse, della villa di Domiziano sulle sponde del lago.

Sabaudia ospita la sede del Parco Nazionale del Circeo con 20 km di spiagge selvagge, dune e macchia mediterranea ed ettari di bosco. Cultura, storia e natura si fondono in tranquilla armonia.  Il ritmo della vita è lento. La natura, il mare e il vento sono i padroni della città.

Il festival invita i big del jazz italiano e straniero. Il Sunset Jazz Festival di Sabaudia nasce sull’onda dell’entusiasmo per la città e la musica. Offre un programma musicale di altissimo livello diventando, incredibilmente dopo solo poche edizioni, un evento importante del panorama jazz italiano.

Amor Fu, A. Di Cosimo Quartet, Jazz Tales, Belote Bar, Electric Mad, Revelation Quartet, Bossanova Projet, E. Lomasto Quartet, Infusion, Todis Quartet, Jane B, No Stop Jazz Quartet, Paolo Recchia & Triology, Ready Made Trio, Irio De Paula Trio, Aldo Bassi Quartet, Triology, E. Tonelli, Todis Quartet, Maria Pia De Vito Trio, Ettore Fioravanti Quartet, Alessandro Di Cosimo, Pierluca Buonfrate, Laura Taglialatela, Francesca De Fazi, Gypsy Blues Band, Fabio Zeppetella, Joy Garrison, Bossanova do Mar & Eleonora Bianchini, QuartetTomei & Laura Perilli, Walter Ricci Quartet, Les Chats Noirs, Frances and the Love Hackers, Augusto Alves, Simona De Rosa.
Nell’edizione del 2017 hanno suonato: la parigina Denise King, il newyorkese Jerry Weldon, l’olandese Deborah Carter, il newyorkese Benny Benack.

[caption id="attachment_60218" align="center-block" width="960"] Foto di Giulio Verdecchia[/caption]
Ogni anno i concerti sono gratuiti. Sunset Jazz Festival, l’amore per la musica e per Sabaudia. Appuntamento in spiaggia al tramonto a luglio!
 
http://www.sunsetjazzfestival.it
https://www.facebook.com/sunsetjazzfestival.it

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Un’antica chiesa e insediamento rupestre per appassionati di speleologia

Gallese, un borgo arroccato su una collina tufacea, a poca distanza da Viterbo con alcuni misteri come una chiesa e insediamento rupestre da scoprire.

Il borgo è stato elevato a rango di civitas già nel IX secolo, ed è un luogo ricco di monumenti antichi che raccontano la storia di nobili famiglie e anche di eremiti.

Infatti è stato meta del pellegrinaggio di persone pie come San Famiano, patrono della città, che qui vi morì nel XII secolo.

Tutto intorno, le campagne custodiscono tracce della storia antica, più o meno conosciuta. Grotte eremitiche e preistoriche (le cavernette), fontanili, acquedotti, cunicoli e tombe falische sono solo una parte dei tesori custoditi nel territorio.

Avevo sentito parlare di un gruppo di grotte nei confini del territorio comunale, verso il Tevere e visto che avevo già iniziato le esplorazioni e i rilievi in quella zona ricca di testimonianze archeologiche e speleologiche, non mi restava che individuare il luogo preciso di questa segnalazione.

Percorrendo l’antica Via Flaminia, costeggiando dunque il Tevere e superando l’antico porto di Torricella col suo insediamento, un’alta parete tufacea delimita lo sguardo verso ovest.

A mezza costa s’intravede un ampio terrazzamento così, facendomi faticosamente largo tra smilax aspera e una rigogliosa natura, giungo sul pianoro. Davanti a me c’è una piccola cavità artificiale il cui ingresso è a un paio di metri da terra.
Possibile sia tutto qui?

L’alta parete tufacea che si vedeva da lontano, da un’analisi ravvicinata risulta molto lavorata e questo mi da un segno che la zona, da qualche parte, nasconde altre sorprese.

Inizio a percorrere faticosamente la terrazza verso nord e la parete mantiene la sua levigatura. Mi imbatto in un’altra piccola apertura, in piccole nicchie da lucerna ma continuo l’esplorazione finché, poco dopo, i miei occhi rimangono agganciati ad un liscio e ben conservato arcosolio, ossia un sepolcro con un arco che si usava nelle catacombe.

Vicino a questo ne vedo un altro oltre a strane aperture sulla parete che sono sicura nascondono una cavità all’interno. Dopo pochi metri, attraverso un rozzo ingresso, entro in un’ambiente che ha tutti i caratteri del sacro.

Davanti a me si trova un’ampia abside, a sinistra due colonne/pilastro e ancora oltre un’altra porzione di cavità piuttosto buia. Anche qui vi è una piccola abside con catino che si sviluppa fino al soffitto della cavità.

Sono assenti affreschi, ma le piccole nicchie ai lati dell’abside della navata principale, sicuramente avevano una funzione sacra.

Una chiesa rupestre tra i rovi!

Esco a malincuore dalla cavità e proseguo la mia esplorazione che non tarda a dare altri frutti: altre cavità si aprono in alto sulla parete tufacea, alta e levigata dalla mano dell’uomo, che mi conduce infine ad una scala rupestre.

La salgo, gli scalini sono consumati dall’usura. Raggiungo il livello delle cavità sopra dette, superando un breve corridoio dal curioso andamento a zig-zag, una prima stanza con ripiani scavati ad altorilievo e passando attraverso un piccolo e rozzo foro praticato sulla parte bassa della parete.

Si sviluppa un vasto ambiente con due pilastri, una lunga mangiatoia sul lato occidentale e numerosi fori alle pareti.

Sicuramente ho trovato il gruppo di grotte che mi erano state segnalate dai locali!

Il sito è conosciuto come “San Valentino”, un nome dato a tutta la zona. Sull’antica Flaminia i documenti testimoniano la presenza di una chiesa con lo stesso nome, della quale oggi apparentemente si sono perse le tracce.

Mi sono chiesta dunque, se la chiesa ritrovata tra i rovi e quella dei documenti fossero la stessa cosa?! Sono iniziati studi e ricerche e la recente scoperta di un documento d’archivio fa luce sulla questione: i due edifici sono diversi perché la chiesa rupestre è dedicata a Santa Maria delle Grotte.

Non solo chiesa ma anche qualcosa di più. Il documento, infatti, nomina anche le altre “grotte” che, attraverso un’analisi dei segni di scavo, la comparazione con altri siti e col sostegno delle altre scienze, è stato possibile ricondurre ad un insediamento monastico.

Una piccola cavità nel punto più meridionale del sito, può essere identificata come la prima cella eremitica, cioè la prima cavità che ho visto durante l’esplorazione.

Successivamente si sono aggregati altri monaci probabilmente venuti dall’Oriente, e approdati qui dopo un lungo viaggio, che hanno dato vita ad una fase semi-cenobitica: la cosiddetta laura.

Nel tempo, la comunità ha adottato un modello pienamente cenobitico, attuando importanti mutamenti strutturali al sito. I pochi monaci, dunque, lavoravano, pregavano e mangiavano in luoghi comuni.

La chiesa assolveva a funzioni di luogo di ritrovo per discutere l’organizzazione della piccola comunità, e permetteva la preghiera comune.

Visitare le grotte dell’antica chiesa di Santa Maria delle Grotte e l’insediamento di San Valentino è un tuffo nella storia ed è un’imperdibile occasione per farsi affascinare dalla cittadina e da questo territorio che cela molti altri segreti.

Per maggiori informazioni si può leggere il libro di Barbara Bottacchiari dal titolo “Santa Maria delle Grotte e l’insediamento di San Valentino,” Edizioni Youcanprint o scrivere all’autrice sulla sua pagina facebook….

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In inverno, tra Natale e fine gennaio, i migliori organi nelle chiese sono in festa nel Festival Organistico Pontino nato nel 2013 per far conoscere al grande pubblico l’organo e il suo repertorio.

E’ un genere musicale con tradizioni lontane e un immenso patrimonio organario nel basso Lazio. L’organo è uno strumento completo, capace di grande potenza e delicatezza allo stesso tempo e grandi compositori hanno creato musiche apposta per esaltare la sua espressività.

Con questa rassegna in tutto il sud pontino riecheggiano le suggestive e malinconiche note di uno degli strumenti più antichi del mondo.

Il festival prevede diversi appuntamenti e ha luogo nei maggiori centri della provincia di Latina con i principali organisti europei e i maggiori musicisti e strumentisti del momento.

I concerti si svolgono dal tardo pomeriggio fino all’ora di cena e durante la manifestazione ripropongono lo stesso concerto in più luoghi per dare a tutti la possibilità, gratuitamente, di ascoltare i talenti che vengono in provincia di Latina.

Di anno in anno vengono scelte location davvero suggestive, come la Cattedrale di Ss. Erasmo e Marciano di Gaeta, il Duomo di San Pietro Apostolo a Fondi, il Santuario della Madonna del Cielo a Formia e altri.

La rassegna, inoltre, ha un grande riscontro di pubblico e ciò è dovuto, oltre alla presenza del festival in diversi comuni nel sud pontino, alla varietà del repertorio e alla qualità dei musicisti ospitati.

Nelle ultime edizioni presso il Duomo di Fondi si sono esibiti organisti di fama internazionale come Mario Duella, Fredrik Albertsson e il russo naturalizzato polacco Jan Bokszczanin, il quale ha anche suonato, in quell’edizione, nella Chiesa di Ss. Lorenzo e Giovanni Battista a Formia.

Il festival non propone solo concerti di organisti ma anche formazioni di musica classica. Ad esempio nel 2018 presso il Santuario di San Nilo a Gaeta e la Chiesa di San Francesco D’Assisi a Minturno ha suonato il Coro Polifonico “Città di Formia”, il Trio Friedrich e l’Ensemble del M° Girolamo Frescobaldi.

Si può partecipare ad altri appuntamenti nelle chiese dei comuni di Amaseno e in altre chiese di Formia (San Giuseppe Lavoratore e Santa Maria dei Martiri).

Quasi sempre l’ultimo concerto a fine gennaio è a Monte San Biagio presso la Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, ed è un evento inserito all’interno del calendario per le celebrazioni della festività patronale di San Biagio.

Altri nomi di organisti di prestigio che si sono esibiti nel Festival Organistico Pontino: il famoso pianista e clavicembalista Alberto Firrincieli, il noto organista marchigiano Gianluigi Spaziani, gli organisti Paolo Bougeat e Christian Tarabbia.

La rassegna è diretta dal giovane Direttore d’Orchestra di fama internazionale, pianista e organista M° Gabriele Pezone, nato a Fondi e anche direttore artistico del Fondi Music Festival.

https://www.facebook.com/festivalorganisticopontino
http://www.gabrielepezone.it/it/progetti.php

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Lumache in umido: un piatto d'élite della tradizione italiana

Tutti conoscono le lumache (chiocciole) nella cucina francese ma la tradizione italiana ha radici più lontane nel tempo ed un gusto particolare che stanno scoprendo da tutto il mondo.

Le lumache sono state oggetto misterioso e rappresentano uno degli alimenti più controversi, ora elevato a cibo raffinato, ora disprezzato come pasto dei poveri. Gli esperti di gastronomia sono però riusciti a trovare un’opinione condivisa da tutti riguardo alle lumache, considerate oggi come un alimento nutriente e raffinato.

Le chiocciole, lumache di terra, sono da sempre uno degli alimenti più consumati sin dall'età della pietra.

Sono molti i saggi e gli autori greci e romani che hanno inserito le lumache all’interno delle loro opere, confermando quindi quanto fossero note ed apprezzate già molti secoli fa.

I Greci ed i Romani le consideravano prodotti prelibati e ne apprezzavano particolarmente le virtù afrodisiache. A lungo furono servite nei banchetti dell’Impero, in quanto ritenute cibo di moda.

Varie sono le leggende legate alle chiocciole. Si narra che un soldato romano, durante l’assedio di Cartagine, inseguendo delle chiocciole di cui era ghiotto abbia scovato il passaggio segreto sotterraneo che permise ai suoi di penetrare dentro le mura della città.

Nel Quattro e Cinquecento le chiocciole erano soprattutto un cibo popolare, consumate principalmente come “carne di magro”.

Rimasero cibo “povero” fino al primo decennio dell’ottocento, quando in seguito ad una carestia finirono per riconquistare un posto d’onore nell’alta cucina francese.

I francesi avrebbero apprezzato le chiocciole talmente tanto da inserirle addirittura tra le ricette più elitarie, come dimostrano i piatti raffinati a base di escargot, ancora oggi molto in voga.

La tradizione gastronomica italiana delle lumache in umido le vuole preparate con salsa di pomodoro utilizzata poi per condire un primo piatto di pasta o da gustare sopra fette di pane rigorosamente artigianale.

Un piatto da provare almeno una volta. Un tempo era tradizione soprattutto a San Giovanni a giugno, oggi con gli allevamenti di qualità nati un po’ in tutta la penisola italiana si può gustare praticamente tutto l’anno.

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Sei gradi (o meno) di separazione - La vita dei nobili della Ciociaria

È vero, sono australiana e le mie origini sono in un piccolo paese del Lazio chiamato Sonnino. Non ditemi che sono maniaca ma mi capita di ritrovarlo ovunque. Pure in una mostra a Perth sulle nobili famiglie italiane. Ha ragione le regola che dice che soli “6 gradi di separazione ci dividono!”.

Se avete mai letto libri di storia o articoli sulle famiglie reali o nobili, avrete capito che erano la quinta essenza fra gli esperti in matrimoni combinati. A volte l'amore a distanza ha avuto una ‘visione’ che non era necessariamente dentro i confini di quel matrimonio!

Questo non è stato il caso di due sorelle della famiglia Colonna Barberini - Anna Maria e Luisa. Si sposarono a metà del 1800 con due fratelli Corsini - Tommaso e Pier Francesco - che provenivano da una famiglia nobile della regione fiorentina.

Come i Colonna, i Corsini hanno ricevuto e perso i loro feudi grazie all'aver avuto papi nelle loro famiglia. Alla morte dei papi, le famiglie avrebbero potuto perdere o tenere i loro beni terreni a seconda di chi fosse il successore. 

Lo zio dei giovani uomini era Lorenzo Corsini, altrimenti noto come papa Clemente XII, il papa che dal 1730 al 1740 ha presieduto la crescita delle finanze pontificie e ha dato il via a importanti sviluppi edilizi a Roma come la costruzione della nuova facciata della Basilica di San Giovanni in Laterano e l'inizio della costruzione della Fontana di Trevi. Ma è stato anche il papa della prima condanna pubblica alla Massoneria che si opponeva della Chiesa cattolica.

Il papa delle sorelle Colonna era invece Otto (Oddone) Colonna, noto come papa Martino V che resse il pontificato dal 1417 al 1431. Riportò luce a Roma sul seggio apostolico dopo il periodo molto buio noto come il "Grande scisma d'Occidente" che aveva diviso il papato tra Avignone e Roma. 

Questo fu di breve durata in quanto il successivo papa, che era alleato con la famiglia Orsini e nemico della famiglia Colonna, portò la rivalità tra le due famiglie in scontri continui fino al pontificato di papa Borgia, Alessandro VI. Questi sanguinosi scontri finirono con il trattato di pace, "Pax Roman" del 1511, che fu ulteriormente cementato dal matrimonio tra Marcantonio II Colonna e Felice Orsini nel 1552.

Marcantonio II, essendo un po' ribelle, fu diseredato dal padre Ascanio ma fu sostenuto da Papa Pio VI, e riuscì a riconquistare i feudi di famiglia. Era così nelle grazie del Papa, che fu nominato comandante della cavalleria spagnola durante la guerra contro Siena (1553-1554) e in seguito ammiraglio della flotta papale nella famosa battaglia di Lepanto nel 1571.

Nella famosa battaglia ha portato altri membri delle famiglie nobili della regione Lazio, come è oggi conosciuta. Una di queste famiglie erano i Mancini che provenivano dalla città di Sonnino, una città su un alto colle che diventerà famosa per il famigerato brigante Antonio Gasbarrone circa 300 anni dopo. Sotto il pontificato di Oddone Colonna / Martino V, la cavalleria sarebbe diventata la specialità delle famiglie. Francesco Mancini era il vicecomandante di Marcantonio durante la battaglia di Lepanto.

La paterna zia di Marcantonio II, Vittoria Colonna, era una rinomata poetessa. Dopo la morte di suo marito conobbe e sviluppò una stretta amicizia con Michelangelo per il loro comune interesse per la religione e l'arte e la convinzione che il modo migliore di migliorare tali esperienze religiose fosse attraverso le opere d'arte.

Vittoria commissionò un disegno della Pietà che Michelangelo disegnò usando gesso nero su carta. Questo può essere ammirato all'Isabella Stewart Gardner Museum di Boston in Massachussetts, USA.

La loro amicizia era così stretta che Michelangelo dipinse la principessa nel suo capolavoro del Giudizio Universale nella Cappella Sistina. La prossima volta che vi trovate a Roma e riuscite a visitare la Cappella, guardate dietro l'altare e vedrete una donna in alto a destra di Simone di Cirene che sta tenendo la croce. Qui potete vedere anche l'autoritratto del pittore non troppo lontano dalla principessa.

Questa foto è racchiusa in una cornice in legno e oro con le due sorelle amorose Colonna Barberini che hanno sposato due fratelli Corsini, anche per amore.

Questa foto delle amorevoli sorelle della famiglia Colonna di Paliano mi ha portato in un breve viaggio non solo attraverso la storia, ma anche in diverse città da Firenze, Siena, nella regione Lazio fra Roma, Paliano e Sonnino, e a Palermo in Sicilia. Poi mi ha portato a Boston USA a Perth, in Australia, il luogo dove è stata scattata questa foto. 

Attualmente è esposta nell'ambito della mostra "Una finestra d'Italia - La collezione Corsini" presso la Galleria d'arte dell'Australia occidentale.

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Una nuova esperienza per tutti coloro che amano le attività all’aria aperta in aree incontaminate dove storia e natura si fondono. Stiamo parlando della Val di Comino, parte del versante laziale del Parco Nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise dove sono stati aperti 120 km di sentieri praticabili a cavallo, in mountain bike o a piedi.

I sentieri hanno un punto di riferimento nella città di Alvito ma interessano anche il territorio di Posta Fibreno, Campoli Appennino, San Donato Val di Comino, Vicalvi e Gallinaro. Una rete che collega l’Abruzzo con anelli che raggiungono Opi e Pescasseroli. Alvito infatti si trova alla congiunzione della Valle del Liri, il fiume nasce in Abruzzo, con la Valle di Comino che condivide molte montagne con l’Abruzzo.

In parte sono gli antichi percorsi della transumanza, i cosiddetti ‘tratturi’ che utilizzavano pastori e greggi per raggiungere i ricchi pascoli di montagna in estate e le verdi pianure costiere in inverno. I tratturi fanno parte della cultura del nostro paese tanto da essere stati candidati a patrimonio immateriale dell’UNESCO (come è accaduto per la pizza napoletana) e ha superato già la prima fase di selezione.

Percorrerli significa veramente provare emozioni ancestrali, millenni di storia che tornano presenti e che si possono sentire. Soprattutto perché in molti dei borghi della Valle di Comino sono rimaste intatte le antiche tradizioni e si può prendere parte ad alcune esperienze uniche.

La rete è stata riorganizzata dalla associazione ‘I Cavalieri dei Tratturi della Valle di Comino’, un gruppo di appassionati che negli ultimi anni ha trascorso il loro tempo a riscoprire e ricreare collegamenti fra sentieri e luoghi di interesse.

Questo ha fatto nascere una serie di percorsi organizzati in modo da poter essere fruiti da persone con diverse esperienze e aspettative. Hanno vari gradi di difficoltà e di impegno che vanno dal più semplice di un paio di ore a quello che può durare più giorni e che richiede un pernottamento in tenda, in rifugio o in uno dei B&B affiliati.

Quello che è certo è che tutti  passano in luoghi di interesse particolari come il castello di Cantelmo di Alvito, che è stato anche un presidio tedesco della Linea Gustav durante la II guerra mondiale, a tutti i castelli e palazzi della Valle di Comino.

Da un punto di vista naturalistico da non perdere la Fossa Majura, la seconda dolina più grande d’Europa a confine con Campoli Appennino, il paese famoso per la presenza di orsi bruni Marsicani chiusi all’interno di un’oasi faunistica, anche se gli orsi sono un po’ ovunque. Un altro suggestivo parco da segnalare è la Riserva Naturale del lago di Posta Fibreno con la sua isola galleggiante.

Le esperienze insolite sono innumerevoli e si segnalano anche i passaggi di alcuni sentieri per due antichi borghi abbandonati di Alvito, quello di Curtignale e di La Capputtine.

Ricordarsi che se si va a cavallo per i sentieri che passano per il Parco Nazionale bisogna essere in gruppi con guide autorizzate del parco che sanno come conciliare la presenza dell’uomo con quella di una natura incontaminata che ancora segue i suoi ritmi.

Per le soste non c’è problema. Ci si può dissetare con l’acqua fresca, o con il vino cabernet di Atina DOC, e si possono gustare le delizie della valle: dai fagioli cannellini di Atina DOP al famoso formaggio Pecorino di Picinisco DOP fino allo zafferano di Casalvieri. Per dolce? Se non conoscete il Torroncino di Alvito allora è proprio arrivato il momento di provarlo.

Per gli appassionati di sport equestri segnaliamo una grande realtà nel mondo del cavallo della Valle di Comino, il Circolo Ippico di Atina dove si svolgono concorsi internazionali e dove nella seconda metà di luglio partirà il Summertour di Fieracavalli di Verona con fiere e con rassegne del mondo equestre.

Spettacoli che illustrano tutte le diverse discipline sportive e che avvicinano ad un mondo unico. Si può conoscere il mondo e i paesi attraverso la conoscenza delle diverse relazioni che hanno legato uomini e cavalli. Da non perdere per un fine settimana unico.

Una esperienza originale? Quella di percorrere a piedi questi sentieri con un asino a capezza carico di vettovaglie per i viaggi che durano più di un giorno. Con tutte queste attività la Valle di Comino si è proiettata da protagonista nel turismo e nello sport equestre dove la storia e la bellezza dei luoghi rendono unica l’esperienza di viaggio.

Per maggiori informazioni Fb @cavalierideitratturi

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Irish Fest di Casalattico: il travolgente incontro di due culture musicali

L’Irish Fest di Casalattico è la festa più internazionale della Valle di Comino in cui si incontrano due paesi e due stili musicali.

La sera del 14 agosto la musica italiana e quella irlandese si fondono e le persone si divertono a contaminare ritmi e tradizioni. Per quell’occasione il paese ciociaro si tinge di verde e diventa un angolo di Irlanda.

La festa nasce negli anni 2000 nella piazza del centro storico che ogni anno ad agosto si anima con i tanti emigrati che dall’Irlanda tornano a respirare l’aria di Casalattico per qualche giorno. Una rassegna in cui le tradizioni ciociare e quelle irlandesi si uniscono per ricordare chi agli inizi del ‘900 emigrò nella “terra verde” in cerca di lavoro.

L’Irish Fest è una rassegna di musica, costumi e gastronomia del popolo irlandese che richiama migliaia di persone da tutta la provincia e fuori regione. È un appuntamento estivo molto atteso perché si può assistere a spettacoli nelle diverse vie del paese e assaggiare deliziosi piatti inusuali.

Una festa che è un “unicum” nel suo genere e un esempio di multiculturalismo dove le nuove generazioni sono riuscite a legare usi e costumi dei due luoghi. Le persone di Casalattico appartengono a entrambe le culture e al turista che visita Casalattico capita di vivere un’esperienza particolare sentendo nelle vie del paese la gente del luogo parlare indistintamente dialetto ciociaro e inglese.

È una festa per tutti dai sapori irlandesi consigliata anche per le famiglie. Grazie al gemellaggio con la città irlandese di Naas, ad allietare la serata ci sono spettacoli di musica folk irlandese con le sue danze tradizionali. Durante la serata gruppi di giovani si esibiscono nelle diverse vie del paese suonando dalla musica celtica al folk fino ad arrivare al saltarello ciociaro e alla musica italiana da ballo.

Nel centro storico è possibile trovare stand per degustare hamburger, i tipici fish and chips irlandesi, bacon cucinato alla piastra, salmone affumicato, salsiccette irlandesi e birra a fiumi, tra cui spicca la nota birra Guinness.

Negli stand locale, invece, è possibile gustare pietanze tipiche ciociare come polenta, pasta e fagioli, coratella, il gustoso formaggio Pecorino Dop di Picinisco e i vini Atina Doc.

Gran parte del territorio di Casalattico è costituito da montagne ed è bagnato dal fiume Melfa che scorre fra suggestive gole. Casalattico e le sue piccole frazioni offrono sorprese al visitatore nel suo paesaggio rurale dove spiccano i sergi pagliari, caratteristiche costruzioni circolari costituite da muri in “pietra a secco” coperte da un pagliericcio a forma conica. Si trovano soprattutto nell’oasi di Campo del Popolo.

Forse per questo paesaggio l’Irlanda è apparsa subito familiare agli emigrati. In pochi sanno che la più vasta comunità di italiani in Irlanda proviene dal piccolo paese di Casalattico da cui, fin dagli inizi del secolo scorso, emigrò gran parte della popolazione fino a diventare un fenomeno di massa. I primi a friggere pesce e patate in Irlanda sono stati gli italiani e tutta la comunità di chipper esistente ancora oggi proviene quasi per intero da Casalattico.

In quell’epoca in Irlanda molti abitanti di Casalattico si diedero alla gastronomia aprendo piccole botteghe di fish and chips: un filetto di pesce (normalmente merluzzo) fritto in pastella e attorniato da abbondanti patatine fritte.

Da Carmine Forte a Lord Charles Forte 

Agli inizi del ‘900 un abitante di Casalattico, Carmine Forte, partì in cerca di lavoro raggiungendo la sua famiglia, emigrata pochi anni prima in Scozia. In seguito andò in Irlanda perché aveva saputo che, pochi anni prima di lui, un tale Giuseppe Cervi di Picinisco aveva lasciato il paese natio senza conoscere la lingua ed era riuscito ad aprire il primo Fish & Chips Shop d’Irlanda a Dublino.

Sembra che la moglie di Cervi si rivolgesse ai clienti in un inglese letterale chiedendo: “uno di questo e uno di quello”, riferendosi a patatine e pesce. Si dice che dalla sua frase sia nata l’espressione “one and one”, un tipico modo dublinese di ordinare fish & chips.

Dopo Giuseppe Cervi arrivò, quindi, Carmine Forte che poi in Irlanda fece fortuna e nella sua vita fondò una delle catene di ristorazione più importanti al mondo, dando lavoro a centinaia di migliaia di persone.

In Irlanda il nome di Carmine venne anglicizzato in Charles e ben presto Carmine Forte divenne per tutti Lord Charles Forte. Nel 1981 infatti fu nominato Barone dalla Regina d’Inghilterra e, dopo aver lasciato il suo impero al figlio Rocco, si ritirò nelle sue proprietà sparse per il mondo prima di spirare a quasi 100 anni nella sua casa di Londra.

Da pochi anni è stato cambiato nome alla frazione di Casalattico dove Charles nacque ed è stata rinominata in suo onore “Monforte”.

A onorare la romantica storia d’emigrazione degli abitanti di Casalattico a Dublino ci ha pensato Nino Tropiano con Chippers, un film-documentario del 2008 dal sapore epico. Il film parla in modo divertente della comunità di Casalattico che si inserì a Dublino. Mettendo a confronto le diverse identità ed esperienze personali, il film offre il ritratto di un popolo alla ricerca di un futuro e della città di Dublino che li ha accolti.

Grazie all’amore degli irlandesi che si sono riavvicinati alla terra da cui partirono un secolo fa, negli anni Irish Fest di Casalattico ha assunto sempre di più l’aspetto di una festa prevalentemente irlandese. Oggi il turista che arriva in questo delizioso paese ha la possibilità di immergersi per una notte in un angolo d’Irlanda nel bel mezzo della Ciociaria.

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Il Monte Circeo è l’esperienza di trekking più spettacolare del Lazio. Il panorama che si ammira nel salire fa dimenticare la fatica spesa.
Ci sono due percorsi. Quello sperimentato da Discoverpleces con la guida fantastica dell’associazione culturale La Miangola è quella con partenza dal mare. Il sentiero più panoramico del Lazio parte da Torre Paola e si arrampica sul Monte Circeo
Noi come Discoverplaces, abbiamo partecipato a quella del Monte Circeo. Il percorso si dimostra variabile:

Inizialmente dovrete affrontare una salita di almeno 2 km, con una pendenza di 10 gradi. Non possiamo mentirvi! ma dobbiamo ammettere che come inizio è veramente faticoso...il primo pensiero è di tornare indietro!

Successivamente si deve affrontare una vera e propria arrampicata.

Aggrapparsi alle rocce e cercare gli appigli migliori... La fatica in quel momento si fa sentire, dalle gambe sino alle braccia.

Quando però, il primo Step è superato, il bisogno d’acqua e di riposo prendono il sopravvento...proprio in quel momento, si raggiunge il primo spazio. Una piccola area dove si ammirerà la bellezza del Circeo.

In quell’istante con il corpo stanco e sudato, tutto passa in secondo piano! Quel panorama ti ipnotizza e ti ricarica per continuare...! Da quella postazione privilegiata, si ammira tutta San Felice dall’alto.

Da quel punto in poi, i terreni e il paesaggio cambiano... Salite, discese, rocce e piante... circondati da paesaggi completamente selvaggi e da un mare cristallino, che fa venir voglia di buttarsi.

La salita con passo medio, si può affrontare in circa due ore. Ovviamente questo tipo di attività, devono essere svolte con tutti i materiali tecnici... dalle scarpe, cappello ed acqua.

Arrivati in vetta, dopo la foto di rito, ci si concede uno spuntino sostanzioso, per recuperare le forze. Occhio però! a non portarvi alimenti pesanti... altrimenti la discesa risulterà più difficile. Altra cosa importante, è il cambio di maglietta... che sicuramente sarà, bagnata.

La discesa, per i meno esperti potrebbe sembrare più facile... non c’ è cosa più sbagliata! Anche durante il ritorno bisogna stare molto attenti. Non è detto che sia un sentiero facile.

Discoverplaces con l’aiuto delle 3 guide della Miangola ha seguito il sentiero della Direttissima. Il nome vi annuncia già, che non è stato un gioco da ragazzi. Infatti, anche qui, si dovranno affrontare diverse avversità.

    • Aggrapparsi a una corda e scendere di schiena...
    • Aggrapparsi ai rami e alberi per non cadere...visto il terreno morbido e scivoloso.

Qui il panorama non è affascinante come all’andata. La concertazione e la forza che dovrete applicare, vi rendere comunque orgogliosi e fieri.

Arrivati giù si provano un misto di sensazioni: si rimane come incantati dalla bellezza di un panorama così emozionante, che la fatica seppur tanta, passa in secondo piano. Guardando la montagna da giù, si rimane stupiti delle fantastiche sensazioni che questo monte possa donare.

Per finire in bellezza, vi consigliamo di portare un costume. Finita l’escursione potrete rilassarvi con un bel bagno e una fantastica spiaggia.

Questa è un’esperienza dove poter unire montagna, fatica, bellezze e mare.

L’associazione Miangola è di giovani ragazzi, che spinti dalla passione della montagna e per l’amore per il loro piccolo borgo, Segni in provincia di Roma, organizzano delle uscite. Dove tutti possono partecipare. Semplicemente tesserandosi con un piccolo contributo annuo.

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