Lacerno Folk Festival è la migliore manifestazione itinerante etno-musicale che sposa la musica con la scoperta di un territorio straordinario: quello del Lacerno e del Fibreno.

Sono 5 concerti serali distribuiti nell’arco di un mese nei Comuni di Pescosolido, Posta Fibreno, Fontechiari , Broccostella e Campoli Appennino.

Prende il nome dal torrente Lacerno, che scorre nei comuni di Pescosolido e Campoli Appennino, e dal fiume Fibreno che sorge dalle acque cristalline dell’omonimo lago presso la Riserva naturale di Posta Fibreno.

Nell’insieme è una terra meravigliosa, con sorprendenti strade panoramiche che lasciano godere della vista di una natura selvaggia e affascinante, al confine delle alture del Parco Nazionale d’Abruzzo dove è possibile fare magnifiche escursioni in posti incantevoli.

Lacerno Folk Festival dei comuni del Lacerno e del Fibreno è dedicato anche alla riscoperta delle arti popolari e dell’artigianato musicale. Ospita gruppi di musica popolare della provincia di Frosinone e del sud Italia.

L’idea nasce dal gruppo musicale “Radici Popolari” che, dopo il successo di “Brocco Etno Fest”, ha esteso la promozione delle attività dal vivo coinvolgendo tutti i comuni del Lacerno e del Fibreno.

Sono serate di festa che vedono i centri storici dei paesi coinvolti in musiche tradizionali e balli popolari in piazza. Sono serate di saltarello e tarantelle, in cui la musica popolare ciociara si mescola alle tradizioni salentine.
Nella prima edizione del 2017 si sono esibiti: gli Aria Corte, Radici Popolari, i Picarielli e altri.

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Palio del Saracino: a Nepi è di scena il Medioevo

Il Palio del Saracino è uno degli eventi più suggestivi della Tuscia e il più importante di Nepi, creato nel 1995 per onorare il vincolo tra la cittadina e la famiglia Borgia. Un sapiente mix di storia, leggenda, gastronomia e intrattenimento sulle tracce di un glorioso passato.
Correva l’anno 1499 quando il papa Rodrigo Borgia (Alessandro VI) investe sua figlia Lucrezia della Signoria di Nepi. Questo episodio, che tradizionalmente rappresenta la fine del Medioevo ed il passaggio del paese all'Era Moderna, ha dato lo spunto per creare la manifestazione attraverso un corteo storico in onore della bella Lucrezia.
Un periodo nel quale affonda la parte più eroica e nobile delle radici cittadine che si rivive in tutto il centro storico del paese, da Porta Nica a Porta Romana, dalla Cattedrale alla Piazza principale, fino al Castello dei Borgia, tra cortei storici, rievocazioni e sfide fra arcieri e cavalieri.
L’intento della festa medievale del Palio del Saracino è quello di promuovere e far visitare le bellezze storico-paesaggistiche di Nepi e ricordare le eroiche origini della cittadina viterbese.
Durante la festa, che si svolge per 15 giorni tra la fine di maggio e la metà di giugno, è coinvolto l'intero paese in una vera e propria rappresentazione storica con numerosi personaggi.
Il paese assiste alla sfilata di centinaia di figuranti, con stupendi costumi d’epoca, per le vie del centro storico addobbato a festa. Il tutto accompagnato dal rullare dei tamburi, dallo squillare delle trombe e dalle evoluzioni degli sbandieratori.
Protagoniste della manifestazione sono le 4 contrade di Nepi, La Rocca, San Biagio, Santa Maria, Santa Croce, che si sfideranno sia sul campo, con le varie competizioni, che in cucina.
Grande spazio viene dato anche alla gastronomia del territorio: ogni sera le taverne e le osterie delle quattro Contrade saranno aperte e pronte a servire i piatti tipici della cucina locale.
Ad attendere gli amanti della buona cucina tradizionale ci saranno piatti unici e genuini come il salame cotto affumicato e la scapicollata, l’acquacotta di verdure e gli ‘spuntafusi’ (un particolare tipo di pasta fatta con acqua e farina) con ragù di carne, fino ai dolci e ai vini della Tuscia.
Il ricchissimo programma prevede molti eventi suggestivi come l’Offerta dei ceri e Benedizione del Palio, il Mercatino storico “arti e mestieri”, la Sommossa Popolare, la corsa degli Arieti e lo sfondamento della porta, in attesa del gran finale: il “Bussolo” dei cavalieri per l’abbinamento alle Contrade e della Giostra dei Cavalieri per l’assegnazione del Palio.
I festeggiamenti si chiudono con lo spettacolare corteo storico, l’Infiorata e processione del Corpus Domini per le vie della città.
Una buona occasione per scoprire uno dei comuni più suggestivi di tutto il Lazio, un luogo dal fascino magico che conserva dei veri e propri tesori medievali, di cui il palio non è che una delle più entusiasmanti rappresentazioni.
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Ritorno a Casalvieri, il santo patrono chiama di nuovo

È tempo di festeggiare uno dei santi patroni preferiti. Sant'Onorio, a Casalvieri, uno dei magici paesi della Val Comino il cui patrono viene festeggiato poco dopo i festeggiamenti della fondazione del paese, poco più di 1000 anni fa.

Casalvieri è una cittadina nota come ideatrice, produttrice ed esportatrice mondiale di palloncini per ogni festa che si possa immaginare, ma non è sempre stato così, e il suo Santo Patrono la protegge da oltre 370 anni. Per trovare questo patrono, devi salire sulla collina nella piazza della città vecchia e poi passeggiare lungo la strada acciottolata fino alla chiesa sulla collina, quella di San Giovanni Battista. Sulla destra troverete un'ampia scalinata che conduce alla facciata e all'ingresso della chiesa, scale che vengono utilizzate anche come sedute per il pubblico per occasionali spettacoli musicali, ma non solo ora.

L'ultima settimana di maggio è la settimana della Festa di Sant'Onorio a cui sono dirette le cerimonie religiose e civili.

Un po' di come sant'Onorio si fermò a Casalvieri. Il luogo di riposo del santo è una bara di vetro sotto l'altare nella bella chiesa barocca. Il suo interesse non è solo il mecenate, ma include un organo con canne decorate, che ogni visitatore dovrebbe ascoltare. La musica che sale da quei tubi riempie di gioia la chiesa e il cuore degli ascoltatori.

L'arrivo di Sant'Onorio in questa chiesa è avvenuto qualche tempo dopo che la chiesa era stata completata nel 1746, e questa è la sua storia, quella che ci piace raccontare.

Nel 1746 padre Gianfranco Abati Oliviera, in viaggio verso Montecassino, fu ospite dell'arciprete di Casalvieri che desiderava accrescere la gloria della chiesa, preferibilmente con le spoglie di un martire. Una Chiesa con reliquia è più importante! Il problema era che non avevano reliquie di un Santo a protezione della città e il patrono originario San Nicola di Bari aveva davvero troppe città da proteggere.

Fortunatamente, padre Oliviera aveva un negozio di 3 santi nel suo "cassetto di guerra" derivante dalla volontà di suo zio. Così, il 27 maggio 1747, in pompa magna, giunse a Casalvieri il corpo di Sant'Onorio, che fu deposto sotto l'altare maggiore della chiesa di San Giovanni Battista – e lì lo si può trovare. Sabato 26 maggio, alle ore 2000 verrà aperta la bara di vetro per la visione delle sacre spoglie del santo.

Ma qual è l'importanza di Sant'Onorio per questa città? I suoi concittadini, i casalvieri, sono devoti al loro patrono e ogni ultima domenica di maggio e nei giorni precedenti si tengono una serie di processioni degli abitanti per renderle omaggio.

Il patrono è un elemento essenziale nella vita dei piccoli centri laziali. Molti dei suoi giovani e famiglie sono emigrati a causa di guerre e controversie, ma le sue famiglie all'estero hanno mantenuto forti legami con la loro città natale, tanto che il santo è sentito come un protettore degli emigranti. Molte persone tornano a festeggiare il santo a fine maggio. In questo momento c'è anche un servizio di commemorazione per i caduti in guerra.

Ma questa non è solo una cerimonia religiosa anche se il culto del Patrono è serio. Nella vera tradizione italiana, le celebrazioni includono una festa con fuochi d'artificio ogni sera del fine settimana, accompagnati da bande musicali e intrattenimento per tutti. Per chi può venire a Casalvieri i padri della città e Sant'Onorio danno un caloroso benvenuto a “casa”.

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Una mostra a Casina Raffaello e un libro dedicati al cavallo per Piazza di Siena

Un libro e una mostra dedicata al cavallo a Casina di Raffaello in Villa Borghese a Roma in occasione dell’86° Concorso di Piazza di Siena, la competizione più importante in Italia dove si incontrano cavalieri da tutto il mondo.
La mostra “Cavalli, una passione di famiglia” espone oggetti raccolti in oltre 15 anni di collezionismo in varie parti del mondo. Oggetti artistici ma anche curiosi dagli utilizzi più disparati.
Il libro è scritto da Claudia Bettiol e Maria Vittori, mamma e figlia, e si intitola “Storie di donne, uomini, cavalli e arte” e racconta storie accanto ad alcuni dei pezzi esposti e ai paesi dove sono stati acquistati. Dall’introduzione del libro:
Chi ama il cavallo ha un gene particolare!
Quando si ha il gene del cavallo si plasma la vita attorno a quella di questo animale e si è felici. Non è possibile vedere qualcuno a cavallo triste, il cavallo trasmette gioia. Vedi le persone che si alzano in inverno alle 5 di mattina, con la pioggia o la neve, per dar da mangiare e pulire i cavalli e le vedi serene. Le vedi sudare in estate ... e sono felici.
Con questo spirito ci siamo avvicinate al mondo del cavallo da quando mia figlia aveva 5 anni e da allora non lo abbiamo più abbandonato. Ma essere un genitore di una ‘cavallerizza’ è anche faticoso, con ore al freddo a guardare le lezioni, alzate alle 4 di mattina per andare a fare le prime gare e tutti i fine settimana impegnati con raduni sociali.
Il rischio di avere dei figli così presi dal cavallo è quello di non aiutarli ad allargare gli orizzonti, di non fargli sperimentare altri sapori della vita legati alle espressioni creative dell’uomo come l’arte, la musica, la pittura.
Così ho iniziato un percorso parallelo in cui avvicinavo i bambini all’arte facendo leva sulla loro passione per il cavallo. Tutto è nato quando, girando per Roma, Londra o Bruxelles, mia figlia mi faceva notare tutte le statue equestri che adornano queste città.
Ogni volta che andavamo a Roma dovevamo passare per forza a Piazza Venezia dove ci sono ‘i cavali sul tetto’, le statue equestri sopra il grande monumento al milite ignoto.
Così abbiamo iniziato a frequentare musei soffermandoci solo sui quadri che avevano cavalli dove era mia figlia piccola che mi raccontava il cavallo. Infatti nonostante la sua età era in grado di farmi vedere dei particolari sulla posizione o sui morsi o altro che raccontavano una storia parallela a quella della bravura dell’artista.
Così ho iniziato a comprare solo racconti basati su storie di cavalli per avvicinarla alla lettura e a comprare oggetti artistici in giro per il mondo perché in quel periodo dovevo viaggiare molto per lavoro. Per i giocattoli invece non c’è stato problema perché ha sempre giocato solo con cavalli e negli anni il loro numero è sempre aumentato.
Ad un certo punto anche gli amici che viaggiavano hanno iniziato a riportarci qualche regalino di cavalli e negli anni si è formata la collezione. Per anni la abbiamo avuta esposta a tutti, quando vivevamo dentro un centro equestre, poi la abbiamo tenuta in armadi a casa fino all’incontro con il Museo del Giocattolo di Zagarolo.
La collaborazione con il museo permette a molti bambini di scoprire questo mondo e ci riempie di gioia per la strada che stiamo percorrendo insieme.

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Le mongolfiere di Santa Candida: la tradizione vola sopra Ventotene

Le mongolfiere di Santa Candida sono una delle più belle feste del Mediterraneo che richiama appassionati e turisti da tutto il mondo per le emozioni che lascia nel cuore di grandi e bambini.

Nel 2011 la festa di Santa Candida è stata insignita dal Ministro del Turismo con il riconoscimento di “Patrimonio d’Italia per la tradizione” per la capacità di mantenere vivo il folclore del proprio territorio, rinnovando le rappresentazioni tradizionali, adeguandole ai tempi e trasformandole in attrattori turistici.

Se non siete mai stati a Ventotene, il momento migliore è il fine settimana che anticipa la Festa di Santa Candida, santa protettrice della piccola isola. Un evento in cui si mescolano tradizioni religiose ed elementi artistici unici. Le processioni e i canti della banda locale riempiono le strade mentre il cielo si riempie di colorate mongolfiere di carta.

Attrazione turistica ed ormai icone di Ventotene, le mongolfiere (chiamate “O pallon/ pallò”) di carta hanno le loro origini nei ‘voti’ alla Santa. I giovani dell’isola si cimentano in una serie di lanci di mongolfiere realizzate con carta velina e decorate a mano, che diventando dei veri e propri capolavori anche se dal destino segnato.

Dopo il lancio, infatti, le mongolfiere alimentate dallo “stuppolo”, stracci e carte imbevuti di nafta, si spengono e cadono in mare aperto lasciando spesso a bocca aperta le centinaia di spettatori venuti qui appositamente per lo spettacolo.

Il programma religioso ha inizio con la celebrazione della Messa Solenne il 10 settembre durante la quale la statua della Santa è esposta davanti ai fedeli riuniti, ed ha il suo culmine il giorno 20 settembre con la processione per le vie dell’Isola.

Ogni 19 settembre, durante i Giochi Tradizionali, si tiene la tanto attesa gara durante la quale i ragazzi dell'isola si sfidano per ottenere il premio di miglior mongolfiera. Quella che per tanti può apparire un'attrattiva turistica dell'isola di Ventotene, per molti isolani rappresenta ancora una sinergia con il momento religioso e di raccoglimento.

Il 20 settembre l’aria si fa più solenne. Ventotene si sveglia al mattino presto, con canti e suoni che accompagnano il cammino della patrona, di casa in casa, dove è tradizione allestire, come simbolo di offerta, un piccolo banchetto per la colazione.

È il giorno della processione per le vie del paese. Tutti fremono per il passaggio di Santa Candida. L’atmosfera rimane allegra per tutta la giornata, in cui continuano i lanci delle mongolfiere ed i giochi tradizionali: un modo per rallegrarsi dell’evento e per unire le diverse generazioni dell’isola.

A chiudere i festeggiamenti, uno spettacolo pirotecnico dipinge il cielo e lascia i suoi spettatori senza fiato. Un appuntamento ricco di fede, cultura, tradizione e divertimento, legato in maniera indissolubile al nome di Ventotene.

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Non mollare mai! Tulloch, un grande cavallo da corsa

Oggi questa è una vecchia storia che è cominciata nel 1956 quando avevo quasi 9 anni e un cavallo da corsa aveva iniziato la sua carriera arrivando secondo nella AJC Breeders Plate, la prima gara classica della stagione che si tiene nell'emisfero australe poco dopo il compleanno "ufficiale" dei cavalli del primo agosto.

Sì, eravamo a Sydney, in Australia, per essere precisi al Royal Randwick Racecourse. Poco dopo, questo cavallo sarebbe diventato uno dei più grandi cavalli da corsa di tutti i tempi. Vinse la sua prima gara, la Canonbury Stakes e vinse, o arrivò secondo, in tutte le gare nella stagione 1956/57 e ripeté la grande stagione con 14 vittorie e due piazzamenti l’anno successivo quando aveva tre anni.

È stato in quell'anno che Tulloch ha battuto il record per il miglio e mezzo che era stato tenuto da Phar Lap per 29 anni e poi ha continuato conquistando la seconda grande gara in calendario, la Caulfield Cup. Fu in questa stagione che mio padre mi portò, eravamo solo noi due, all'ippodromo di Warwick Farm, a sud-ovest di Sydney, per vedere Tulloch vincere le Chipping Norton Stakes di oltre 10 lunghezze.

Ma la gloria non viene sempre a coloro che sono grandi, e il proprietario tolse Tulloch dalla Melbourne Cup ritenendo che la gara di 2 miglia fosse troppo lunga per un cavallo di 3 anni. Anche se aveva messo avanti gli interessi del cavallo, che ha continuato a vincere praticamente ogni altra gara del calendario, i fan e i sostenitori del campione ritennero che gli fosse stata negata la gloria.

A quel tempo Tulloch non si limitava a gareggiare in eventi a peso fisso ma anche in handicap, dove la sua "schiena paludosa" e la sua statura relativamente piccola sembravano portare il peso con facilità.

E poi il disastro: un'infezione allo stomaco che avrebbe dovuto uccidere il cavallo e che lo ha lasciato nel paddock per quasi due anni. Ho provato una forte connessione ed emozione nei confronti del cavallo in quanto questo periodo è coinciso con i miei disturbi ai bronchi che mi hanno fatto ricoverare in ospedale e ho dovuto fare un recupero che è durato molti mesi.

Tuttavia, il cavallo ha recuperato ed è tornato a vincere la sua prima gara. Da parte mia ho vinto borse di studio per le scuole superiori.

Era il 1960, quando Tulloch tornò di nuovo al suo apice e io avevo imparato come "gestire un libro" da mio padre contabile. Per una settimana prima della grande gara, la Melbourne Cup, ho preso scommesse sul campo, ma le probabilità erano SP (prezzo iniziale), quindi non ho potuto controllare il 'libro'.

Sembra che se Tulloch avesse vinto, tutte le scommesse "zac" (6 centesimi) e " tray’" (tre penny) su Tulloch, queste mi avrebbero rovinato. Tulloch portava 64 kg, circa 7 kg in più dell'impostazione più pesante dell'era attuale.

Alle 14:40 abbiamo ascoltato durante la lezione di Fisica il richiamo della gara - e in qualche modo, il fantino di Tulloch ha convinto il cavallo a perdere. Mentre le mie tasche si gonfiavano, il mio cuore affondò. Sentivo di aver venduto l'anima del mio eroe per un penny d'argento.

Sì, Tulloch ha poi recuperato da questa esperienza sconvolgente e ha continuato a vincere la sua ultima gara, la Brisbane Cup, oltre le stesse 2 miglia di distanza, in un tempo più veloce e con oltre 62 kg di peso. Ha dimostrato che per il grande c'è solo una legge:

Non mollare mai!

Eppure, mi chiedo come si sentisse il grande cavallo da solo nei paddock, lontano dagli applausi e dall'adulazione delle migliaia di fan e sostenitori.

Ho ancora una grande foto incorniciata del mio eroe che è stata data nel 1969, un mese dal mio primo matrimonio.

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19 mag: a Villa Borghese inaugurazione della mostra ‘Cavalli una Passione di Famiglia’ e presentazione libro

Iniziamo da oggi una collaborazione con Zetema, il sistema museale della città di Roma, in modo originale.
Da una parte le nostre Guide dei Borghi d'Italia saranno vendute nel book-shop del Museo di Palazzo Braschi e dall’altra abbiamo organizzato una mostra dedicata ai cavalli, "Cavalli una Passione di Famiglia" in occasione del maggiore evento equestre della capitale.
Dal 24 al 27 maggio a Piazza di Siena (all’interno di Villa Borghese) si svolgerà l’86° Concorso Ippico Internazionale di Piazza di Siena, uno dei più emozionanti al mondo. Sport e storia si fondono per questo evento che questo anno si arricchisce di arte grazie alla nostra collezione.
Il giorno dell’inaugurazione, il 19 maggio, sarà poi presentato il volume “Storie di Donne, Uomini, Cavalli e Arte” di Claudia Bettiol e Maria Vittori, nel quale le due appassionate raccontano la storia della collezione che è già stata esposta al Museo del Giocattolo di Zagarolo.
L’attore Maurizio Mosetti interpreterà la favola di Alessandro Magno e del suo cavallo Bucefalo.
Inoltre sarà offerta a tutti una fetta della speciale torta a forma di cavallo della chef e cake-designer Lucia Tiziana De Luca.
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La più antica festa di Artena: la intrigante storia della Madonna delle Grazie

La più antica festa di Artena, la fede per la Madonna delle Grazie è testimoniata dai Cristi Infiorati e da un tripudio di fiori che cingono la statua e che segnano il percorso e le vie del borgo.

Da un’icona su un muro lungo la via che arriva al borgo di Artena, si capisce che il culto per la Madonna delle Grazie è molto antico e risale ad un periodo incerto fra il 1400 ed il 1500.

La storia della statua è invece diversa e non si hanno notizie fino alla metà del 1600, quando alcuni contadini ascoltarono il suono di una campanella provenire da una voragine e la trovarono. La statua in legno di tiglio rappresenta una dolce Vergine in piedi che sostiene il Bambino benedicente.

I contadini riuscirono a portare la statua nella Chiesa di Santa Maria delle Letizie, dove venne posta nella cappella di San Lorenzo. Non si sa con precisione l'anno dell'arrivo dell'immagine a Santa Maria, forse tra il 1682 ed il 1685.

La prima Processione avvenne il 19 maggio 1731, e da allora il culto per la Madonna delle Grazie è cresciuto a dismisura fra gli abitanti di Artena, diventando un collante della comunità ed un evento irrinunciabile.

Un’osservazione, quasi ossessiva, che si avvera annualmente. Ogni artenese sente il dovere di donare qualcosa alla “sua” Madonna delle Grazie. Alcuni lo fanno per grazia ricevuta, altri invece in segno di affetto verso Maria Vergine. Così scrisse a quel tempo un ministro di casa borghese:

“Quanti sono e saranno i Montefortinesi, tanti sono e saranno i fondi per mantenere la festa e la confraternita di Santa Maria”
Montefortino è l’antico nome di Artena. Per un artenese, parlare della Processione della Madonna delle Grazie è come parlare di un pezzo della sua vita, poiché è la vera padrona di tutto il popolo, che la venera e la adora. Pochi fenomeni religiosi sono così duraturi in questo modo forte.

La festa dedicata alla Madonna delle Grazie di Artena, si celebra ogni anno il sabato della terza domenica di maggio.

La statua "esce" dalla Chiesa di Santa Maria delle Letizie e attraverso le vie del centro arriva fino alla parte nuova della città. A tarda sera la statua "risale" fino alla Chiesa di Santa Croce, dove resta esposta per una settimana. La domenica successiva la Sacra effige è "ricondotta" nella Chiesa di Santa Maria delle Letizie, dove rimarrà per un intero anno.

Prima della processione, la statua della Madonna deve essere adornata con un vestito di broccato e con un manto sontuoso da una ragazza nubile che la deve ricoprire di collane e braccialetti d’oro donati dal popolo.

Il corteo è aperto da un tamburino che scandisce il tempo dei passi. Seguono immediatamente lo stendardo retto dai bambini più piccoli, vestiti da angioletti, fratini e suorine. Ecco dunque le comunicande vestite di bianco e subito dopo una schiera di paggetti, quindi le spose e tutte le altre donne.

Nel 1857 furono introdotti i personaggi degli “infioratori” che avevano il compito di addobbare con i fiori la cappella nella piazza principale, realizzando un pannello di fiori che riproduceva un mistero della Vergine.

Da allora nacque l’idea di ornare i Cristi Infiorati, delle confraternite con una moltitudine di fiori, arte poi appresa da un membro di ogni confraternita.

Nata come puro abbellimento per festeggiare la sacralità del rito, oggi questa tradizione è diventata parte essenziale della processione e offre uno spettacolo unico di amore, fede e folclore religioso.

Da non perdere assolutamente!
 

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