Lo Spaghetto al Totano: una esperienza che parte dal mercato del pesce di Anzio

Cosa fare quando volete cucinare un piatto di pesce? Tutti sanno che gran parte del successo dipende dal prodotto e dalla sua freschezza e allora dove andare?

Se proprio volete preparare il miglior piatto di Spaghetti al Totano, il posto adatto per voi dove trovare il Totano perfetto è al porto di Anzio, all’arrivo dei pescherecci dal mare.

La storia di Anzio si perde nei tempi fondata dai Volsci, poi nobilitata dai romani. Qui nacquero gli imperatori Caligola e Nerone, e questi la elesse a residenza estiva ed era già famosa per il suo porto che collegava l’intero mediterraneo. I resti della Villa di Nerone sono ancora visibili e impressionano per la loro estensione: si trovano vicino alle rovine di un teatro.

Più recentemente Anzio è finita su tutti i libri di storia perché qui è avvenuto lo sbarco degli alleati durante la Seconda Guerra Mondiale.

Oggi ha una marineria importante ed il suo pescato è un’eccellenza della costa laziale. Sono nate le prime imprese di trasformazione e la loro qualità ha raggiunto il livello per essere definite una eccellenza italiana.

Ma torniamo al porto, che si trova proprio al centro del paese, e al mercato del pesce. Sui banchi ho scelto i totani appena pescati. Meno nobili dei calamari perché leggermente coriacei: ma che sapore!

La ricetta è molto semplice: faccio saltare i totani in padella con pochissime cose: aglio e olio. Ma l’olio buono, quello che mi vado a prendere da chi lo sa fare. Per questa ricetta ho scelto un olio fatto con oliva Itrana (o di Gaeta, dal nome del porto dove si spedivano i carichi di olive). L’olio è ricavato da olive raccolte dalla pianta all’inizio della invagliatura (quando l’oliva sta cambiando colore) e lavorato a freddo al frantoio.

I totani cuociono pochissimi minuti, e li faccio sfumare con il Cacchione, un vino antico come la città di Anzio e diffuso proprio su questo tratto di costa Laziale.

Gli spaghetti li scolo al dente e completo il piatto mantecandoli velocemente. Servite subito in tavola e gustateli con lo stesso vino nel bicchiere. 

Oggi molte cantine hanno rivalutato quest’uva e ho scelta una azienda della vicina Nettuno, Bacco, l’unica che coltiva quest’uva a piede franco. Questo significa che la pianta non è stata innestata e che radici e tronco sono dello stesso tipo. Sembra una sfumatura ma per chi ama il vino come me è un dettaglio importante.

A questo punto tutto è pronto per la presentazione a tavola. Ho scelto di arricchire l’esperienza visiva dando una nota di colore con una foglia di basilico. È solo una guarnizione ma il basilico fresco è uno dei simboli dell’estate.

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I migliori Festival Jazz vicino Roma sulla costa

D’estate sulle coste dei paesi del Lazio Meridionale vanno in scena alcuni festival di musica jazz tra i più interessanti e divertenti d’Italia. Una magia che si rinnova ogni anno nei suggestivi luoghi naturalistici e i bellissimi siti storici di cui il sud pontino e la costa tirrenica è piena.

Fra i suonatori è facile ascoltare i big del jazz italiano e straniero, e programmi musicali di altissima qualità sono il frutto di rassegne costruite negli anni e di una cresciuta credibilità internazionale. Spesso il jazz si unisce a diversi stili creando sonorità inedite e piacevoli. Per questo ‘non solo d’estate’, alcuni di questi festival hanno allungato la loro stagione e presentano concerti durante tutto l’arco dell’anno.

I festival di musica jazz in provincia di Latina promuovono una musica originale improvvisata che sposa i suoni freschi del jazz contemporaneo al mare. Nei concerti domina l’improvvisazione, la sperimentazione, la tradizione e la scoperta, proponendo al pubblico progetti musicali autentici con party in spiaggia. Alcuni di questi festival portano il jazz in spiaggia proponendo concerti in riva al mare al tramonto, per unire la bellezza del lungomare con la sensuale sonorità del jazz.

Questi festival di musica jazz sono anche un binomio tra musica e gusto e in alcune rassegne ristoranti selezionati propongono ai turisti e agli appassionati di musica menù speciali a un prezzo convenzionato ed economico in cui gustare i piatti del territorio.

E nell’attesa dei concerti, i pomeriggi possono essere utilizzati per incontri di cultura, dj-set e laboratori per bambini. Quasi tutti i concerti sono gratuiti o, in alcuni casi, con un abbonamento economico si può partecipare a tutti gli eventi.

Di seguito l’elenco dei Festival Jazz del Lazio Meridionale con il link alla loro descrizione dettagliata per chi vuole assistere ad una delle rappresentazioni e fare un viaggio musicale anche alla scoperta dei territori:

Sunset Jazz Festival di Sabaudia

Jazzflirt Festival di Formia

Gaeta Jazz Festival di Gaeta

Festival Rumori nell’Isola di Ventotene

Terracina Jazz Fest di Terracina

 

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Sant'Eleuterio: un mistero che lega Maenza e la Sicilia

Una festa per un patrono particolare per Maenza, vicino Latina, dove è venerato Sant'Eleuterio vescovo e martire nato nella lontana Sicilia.

Nella chiesa dedicata in suo onore, c'è un rilievo in marmo bianco che raffigura Sant'Eleuterio nel giorno della sua ordinazione di vescovo, insieme a sua Madre Anzia. Altre due statue si trovano nella chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo e nella chiesa di Santa Reparata. Un culto veramente sentito!

Mentre sulla vita di Eleuterio si conosce poco, il suo culto è molto antico e ben noto. Probabilmente Eleuterio era nato a Messina il 18 aprile del 121 e sua madre presto restò vedova del console Eugenio. Fu ordinato diacono e prete presto in giovane età.  

Dopo essere diventato vescovo fu inviato nell’Illirico, che oggi corrisponde alla regione della Dalmazia in Croazia, dove venne apprezzato per la santità della vita e per il dono dei miracoli. Per queste ragioni subì le persecuzioni dell'Imperatore Adriano e venne portato a Roma al giudizio dell’imperatore.

Dopo essere stato rinchiuso in un'orrida prigione, venne sottoposto ad un incredibile numero di torture: condannato a giacere sopra un letto di ferro infuocato, poi su una graticola rovente, così come nella vasca bollente di olio, pece e resina, infine esposto anche ai leoni per essere divorato.

Sopportando queste terribili pene grazie all'amore di Dio riuscì a trionfare restando fermo nella fede. L'imperatore decise alla fine di condannarlo a morte e fu sgozzato il 15 dicembre insieme a sua madre Anzia. Santo e martire.

Eleuterio molto probabilmente è da identificarsi con il martire Liberale (forma latina di Eleuterio) sepolto nel cimitero "ad clivum Cucumeris". Per la sua grande missione svolta in Sicilia, è molto venerato sotto il nome latino "San Liberale".

La chiesa di Sant'Eleuterio fuori le mura a Rieti, fu edificata nel V secolo sul sepolcro dei corpi dei Martiri Eleuterio ed Anzia sua madre, trafugati a Roma da una spedizione di fedeli guidati dal vescovo Primo.

Altre reliquie sono presenti a Roma e a Maenza dove nella chiesa di Santa Maria Assunta in Cielo è custodita gelosamente una reliquia del Santo, un osso del braccio destro racchiuso in una struttura in oro e argento che raffigura un braccio e una mano che impugna un ramoscello di ulivo.

Recenti ricerche archeologiche hanno attestato che nel territorio di Maenza sono state trovate ceramiche risalenti alla Sicilia dell'età preistorica, il che mette in relazione il paese sui Monti Lepini e la sua presunta Sicilia.

Il motivo per cui viene festeggiato a Maenza è però del tutto sconosciuto. Altrettanto inspiegabile è il giorno in cui viene festeggiato in quanto i rituali greci fanno risalire il giorno della festa al 15 dicembre, quelli latini al 18 aprile, invece a Maenza viene festeggiato il 28 e 29 maggio.

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Cosa si mangia a Roma e nelle sue campagne a Ferragosto? Pollo con i peperoni

Se siete a Roma o nelle sue vicine campagne durante l’estate e se entrate in una delle tipiche trattorie di campagna sentirete un profumo particolare ma molto familiare a tutti i residenti: il pollo con i peperoni.

La scelta di dedicare una storia al pollo non è casuale, infatti è il piatto tipico di ferragosto della campagna romana e i protagonisti sono molto semplici. Il pollo con i peperoni è un piatto che evoca la campagna romana, c'è tutta l'estate lì dentro. 

Pomodori o non pomodori? Nel corso dei secoli queste varianti hanno caratterizzato le diversi aree e i paesi italiani.

Un modo di gustarlo è quello di andare a Isola del Liri, l’incredibile borgo vicino Frosinone dove il Liri forma una cascata proprio al centro del paese, e assaggiarlo durante la Sagra del pollo con i peperoni. L’evento è a luglio in occasione della Festa del SS. Crocifisso.

A Ravello in costiera Amalfitana, il pollo con i peperoni è il piatto della tradizione associato al patrono San Pantaleone e si mangia il 27 luglio. Si dice che la ricetta si tramandi dal ‘700 quando veniva cotto anche con l’aggiunta di mele cotogne.

La ricetta del Pollo con i peperoni

La ricetta che presento è rivista e alleggerita per una chiave moderna con l'occhio alla bilancia.

Ricordarsi che per un buon piatto bisogna scegliere gli ingredienti giusti e in questo caso il pollo migliore è quello ruspante che si può trovare nelle macellerie dove il macellaio vi racconterà dove si fornisce. Spesso ai macellai piace parlare molto ma questo è un modo in cui si imparano molte cose e si trascorre un buon tempo, una attesa che aumenterà il piacere del piatto.

Il peperone? Io consiglio quelli a pieno campo un po’ più brutti ma buoni da morire, gialli e rossi per dare colore al piatto.

Si comincia disossando il pollo e tagliandolo in bocconcini. Questi vengono poi saltati in padella con olio ed erbe di campo sfumate al vino. Ma cosa sono le ‘erbe’? Tritate le bave di un cipollotto fresco insieme alla maggiorana e ad un rametto di rosmarino, poi aglio e peperoncino fresco.

I peperoni vengono preparati a parte con il tradizionale processo in cui vengono leggermente cotti al forno e spellati per essere più digeribili.

Pollo e peperoni si uniscono solo all’ultimo per una breve mantecatura insieme nella padella in cui avete cotto il pollo.

Impiattatelo usando un coppapasta … e guarnitelo con una foglia di basilico. Immancabile in estate!

Quale è il vino migliore che consiglio per un abbinamento indimenticabile? Un vino bianco biodinamico e la mia scelta è Fatia di Palazzo Tronconi con uve malvasia puntinata e trebbiano per un connubio di rara eleganza.

Il vigneto e la cantina si trovano ad Arce, sempre in Ciociaria vicino Frosinone, un borgo la cui storia inizia prima dei romani e si sta affermando come uno dei centri della musica popolare ciociara. Da non perdere la Festa della Ballarella a maggio.

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Ad agosto un originale festival musicale e di cultura tradizionale, questo è La Montagna Armonica dedicato a uno specifico tratto della Via Francigena degli Aurunci nel territorio di Gaeta proprio sulle rocce a strapiombo sul mare della Grotta del Turco.

Siamo nell’area naturalistica del Parco di Monte Orlando di Gaeta e tra gli altipiani e le grotte sacre del Monte Altino di Maranola di Formia. Uno scenario mozzafiato che dalle montagne fa avere l’impressione di toccare il mare di fronte allo splendido Golfo di Gaeta.

Dal 2012 ogni anno ad agosto il festival offre esperienze per scoprire l’arte, la natura, le tradizioni, o semplicemente per intraprendere un cammino personale. Sono previsti vari momenti di incontro, musica, riflessione e bellissime esperienze nell’arco delle giornate del festival.

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Foto di Vincenzo Treglia[/caption]

All’interno della Chiesa del Santuario della Montagna Spaccata l’Orchestra Popolare Italiana propone l’opera musicale “Col piè calcar le stelle” che si compone di liturgie penitenziali, canti sacri e popolari e un sonetto di San Filippo Neri in cui ci parla dell’anima creata da Dio bella e libera e che continua a vivere in eterno in cielo “per calcar le stelle” dopo l’esperienza della vita terrena.

A Maranola di Formia, in una straordinaria terrazza sul Golfo di Gaeta, viene allestita una grande “area del pellegrino” in cui si possono gustare deliziosi prodotti tipici pastorali.

La sera c’è un grande concerto dedicato alle danze popolari degli Aurunci, chiamato “La notte della Ballarella” con l’Orchestra Popolare Italiana dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, diretta da Ambrogio Sparagna.

Di notte nell’Area del Pellegrino è a disposizione dei visitatori un Planetario e Osservatorio Astronomico per ammirar le stelle. Sempre di notte ci sono eventi musicali e concerti che durano fino alla mattina seguente.

Di mattina presto parte il trekking musicale che attraverso l’antico cammino del pellegrinaggio di San Michele conduce i partecipanti alla Chiesa di San Michele Arcangelo, sotto il Monte Altino, a circa 1.220 m di altezza, con un poeta che legge poesie dedicate ai cammini e al pellegrinaggio.

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Foto di Vincenzo Treglia[/caption]

Giunti dopo 2 ore di trekking su un percorso di grande suggestione a strapiombo sul Golfo di Gaeta, nell’area adiacente la Chiesa di San Michele viene rappresentata la seconda parte del progetto “Col piè calcar le stelle”. A conclusione dell’evento viene offerto ai partecipanti il Pane di San Michele, alcune piccole pagnotte di grano integrale realizzato da fornai locali.

Nel pomeriggio ci sono una serie di escursioni sui Monti Aurunci con passeggiate a piedi, a cavallo, con gli asini, e in mountain bike, attraversando sentieri che raggiungono le vette degli Aurunci per osservare il volo delle poiane. Inoltre ci sono anche escursioni guidate all’interno di alcune grotte calcaree.

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Foto di Vincenzo Treglia[/caption]

Tra le tante esperienze la manifestazione prevede anche percorsi guidati tattili e olfattivi dedicati a ciechi e sordi con traduzione in linguaggio dei segni, percorsi con K-Bike e Jolet dedicati a persone con ridotta mobilità, accessi facilitati all’acqua e giochi di spiaggia per ragazze e ragazzi diversamente abili.

Nell’area del pellegrino ci sono seminari e incontri di cultura sul tema dei cammini dei pellegrini e viene allestita anche una mostra di dischi, libri, strumenti musicali tradizionali. “I custodi dei tesori” è la dimostrazione di antichi mestieri e abilità artigiane della terra e del mare. “Vento in poppa” è un’attività dedicata ai bambini per conoscere gli sport acquatici. Inoltre c’è uno spettacolo di teatro musicale popolare con la compagnia teatrale “Il Setaccio”.

“La notte dei Tamburi” è un originale concerto di percussioni in cui si esibisce un’Orchestra spontanea di giovani musicisti al suono di pizziche e tammurriate. “La notte delle zampogne” è un concerto con un’orchestra di zampogne formata da tanti giovani musicisti.

Di mattina presto agli ospiti viene offerto il “caffè delle stelle” per salutare l’arrivo del sole, e poi la “colazione del pellegrino”.

Di sera nello spazio dei concerti ci sono spettacoli musicali con gruppi di musica tradizionale provenienti dai comuni del comprensorio e oltre, come Malerva, Canzoniere dell’Appia, Organetti di Maranola, Coro Popolare, Marco Ciampi, Leone Keith Tuccinardi, il soprano Alessandra Krogh, , il coro “Voci all’Aria” di Maranola diretto da Anna Rita Colaianni, Mimmo Epifani & Josè Barros Quartet, Peppe Servillo, l’arpista Giuliana De Donno, il cantante popolare Raffaello Simeoni, il M° Nicola Piovani. Infine da ricordare ogni anno le letture con l’attore Edoardo Siravo e i racconti di Gianni Aversano dedicati alle storie di santi e briganti del territorio, le letture e le poesie del poeta Davide Rondoni.

Nelle vicinanze dell’Area del Pellegrino si può campeggiare liberamente. Tutti gli eventi sono a ingresso gratuito.
Cosa aspettare? Musica, trekking, cavallo, MTB, enogastronomia … ce n’è per tutti!

http://www.finisterre.it/
https://lamontagnaarmonica.wordpress.com
 

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Palestrina - Mosaico del Nilo
Palestrina - Mosaico del Nilo

Il Mosaico del Nilo, uno dei maggiori capolavori dell’arte ellenista, è il protagonista del documentario ‘il Nilo di Pietra’ di Gian Luigi Rondi. Il mosaico si può ammirare nel Museo Archeologico Nazionale di Palestrina dove è arrivato dopo un lungo peregrinare fra guerre e restauri.

La storia del suo arrivo al museo è molto inusuale e ricca di colpi di scena. Molto probabilmente venne ritrovato tra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo all'interno della cantina del vecchio Palazzo Vescovile.

Nel 1625 il Vescovo di Palestrina, resosi conto dell'importanza di quel mosaico, lo fece staccare dal pavimento, poi lo fece dividere in pezzi quadri e infine diede ordine di trasportarlo a Roma, in cambio di paramenti.

Quando il feudo di Palestrina fu acquistato dalla Famiglia Barberini nel 1630, il Cardinale Francesco Barberini, grande collezionista di opere d'arte, fece di tutto per entrare in possesso del Mosaico. Ci riuscì nel 1635 grazie allo zio materno, il Cardinale Lorenzo Magalotti, che a sua volta lo aveva ricevuto in dono dall'Abate Francesco Peretti.

Il Mosaico fu fatto restaurare da Battista Calandra, rinomato mosaicista e autore di alcuni mosaici della Basilica di San Pietro.

Nel 1640 l'opera restaurata fu riportata a Palestrina e collocata nella sua posizione originale, in una stanza che intanto era stata fatta restaurare dal Principe Taddeo Barberini.

Ma quella sistemazione non si dimostrò la migliore. L'oscurità e soprattutto l'umidità della stanza resero necessario un secondo restauro. Nel 1853 il Principe Francesco Barberini affidò l'incarico al Cavalier Giovanni Azzurri, architetto di casa Barberini, così il Mosaico del Nilo venne diviso in 27 lastre di varia grandezza e riportato a Roma per il restauro.

Tornate di nuovo a Palestrina, le lastre furono ricomposte su un piano leggermente inclinato in una delle sale del Palazzo Colonna Barberini.

Nel 1943, il Sovrintendente alle Antichità del Lazio, Salvatore Aurigemma, d'accordo con la Principessa Maria Barberini, decise di far trasportare il Mosaico di nuovo a Roma, per timore che gli eventi bellici potessero danneggiarlo.

Finita la Seconda Guerra Mondiale, il Mosaico del Nilo sarebbe dovuto tornare immediatamente a Palestrina. Non fu così. Secondo il Soprintendente Aurigemma la sua ricollocazione su quello stesso piano lievemente inclinato, dove era già stato posizionato tra il 1855 e il 1943, non era più accettabile.

Per ammirarlo in tutta la sua bellezza, era ora necessario posizionarlo in verticale, come un meraviglioso quadro da appendere alla parete. Ma per questo nuovo restauro era necessario un finanziamento rilevante, difficilmente reperibile dallo Stato, che in quel periodo era impegnato nella ricostruzione del Paese. Fu un contributo privato che permise la realizzazione di quest'impresa.

Nel 1952 la storica società cinematografica Ponti-De Laurentis, che in quell'anno produceva anche il primo film a colori girato in Italia, propose alla Sovrintendenza la realizzazione di un documentario a colori sul Mosaico di Palestrina per la regia di Gian Luigi Rondi, grande critico cinematografico e documentarista.

La proposta fu accettata da Aurigemma, ad una condizione: la società cinematografica si sarebbe dovuta fare carico di tutte le spese del restauro.

I lavori iniziarono nell'estate del 1952. Oltre a catturare la bellezza del Mosaico del Nilo, le telecamere ripresero anche le varie fasi del restauro. Il documentario, intitolato “Il Nilo di Pietra”, fu completato nel 1954.

Fu solo nel 1956 che il Mosaico del Nilo fu collocato all'interno del Museo Archeologico Nazionale di Palestrina.

Nonostante i numerosi restauri, la grande scenografia del Mosaico del Nilo ha conservato una singolare delicatezza nei colori, illuminati da una sorprendente luce che accende e spegne rocce e figure, alberi e animali, una luce che sfiora le acque del Nilo e diventa il filo conduttore di tutta la rappresentazione.

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