il 'Convitto Principe di Piemonte'  ad Anagni è una struttura creata originariamente per ospitare giovani ragazzi

Dopo il convitto femminile dedicato alle maestre elementari e il collegio per seminaristi, nel 1909 il comune di Anagni assegnò il terreno dove si trovava la chiesa di San Pietro in Vineis e il convento dei Cappuccini per l’edificazione di un convitto dedicato agli orfani dei dipendenti comunali il 'Collegio Principe di Piemonte'.

Il progetto fu affidato all’architetto Calza Bini e fu inaugurato nel 1930 che rispettò i tesori architettonici della chiesa e del complesso.

10 Fabbricati collegati fra loro che ospitano aule, laboratori, palestra e teatro., ed anche uno spazio verde di 14.000 mq con giardini ed impianti sportivi.

La chiesa di San Pietro in Vineis risale al XII secolo e prende il nome dall’area che era ricca di vigneti. Al suo interno un incredibile ciclo di affreschi e un pavimento cosmatesco.

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Il Pontificio Collegio Leoniano per formare i giovani sacerdoti ad Anagni è nato da papa Leone XIII in un momento di tensione con lo stato italiano che aveva incamerato il convento domenicano e lo aveva trasformato in un convitto nazionale femminile.

La risposta del papa è stata quella di creare un’altra istituzione educativa dedicata ai giovani che si avviavano alla carriera ecclesiastica e di farlo gestire dai Gesuiti. Per far questo trasformò l’originario progetto di una scuola agraria.

E’ stato progettato dall’architetto Bonanni e costruito dove un tempo si trovava la piccola chiesa della Madonna della Mercede (demolita) ed inaugurato il 28 ottobre 1897 con la bolla Etsi paternam.

L’architetto aveva lavorato con il papa a Carpineto Romano, paese di nascita di papa Leone XIII. La lunga facciata di 108 metri ha tre piani e domina il profilo di Anagni verso la Valle dei Latini.

All’interno, oltre alle 80 camere, si trovano sale per conferenze, teatro, una vasta biblioteca ad indirizzo filosofico-teologico e una grande cappella. Nella cappella maggiore si trova un arazzo raffigurante la Mater Salvatoris, donato dalla Diocesi di Ratisbona proprio a Papa Leone XIII.

Oggi il collegio è gestito dal clero diocesano.

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Il 'Convitto Regina Margherita'  è una struttura dedicata ad ospitare le persone che frequentano scuole e/o università circostanti

Il convitto dedicato alla prima regina italiana è stato realizzato nelle strutture dell'antico convento di San Giacomo dei Domenicani, che era stato espropriato alla chiesa dopo il 1870. E’ stato inaugurato nel 1888 e inizialmente era dedicato alle figlie degli insegnanti elementari.

I convitti nazionali erano nati per permettere a persone disagiate di frequentare la scuola e accedere alle università e il Convitto Regina Margherita di Anagni era caratterizzato da un innovativo sistema pedagogico di insegnamento.

Il complesso si trova all’inizio della città, vicino la chiesa di San Giacomo che un tempo faceva parte del convento, ed è dotato di giardini e impianti sportivi, laboratori e sale conferenze.

Al suo interno si possono trovare ancora alcuni ambienti con arredi di fine ottocento e una bella biblioteca.

La facciata è imponente e regolare e si arriva all’ingresso attraverso una importante scala che sottolinea l’austerità del complesso.
 

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Anagni. Porta Cerere

La 'Porta Cerere'  permette un accesso ad Anagni venendo da Roma sin dal periodo ernico, come viene raccontata da Marco Aurelio.

Era stata dedicata alla dea Cerere, la dea della fertilità, della maternità e della nascita e si riteneva che tutti i fiori, i frutti della terra e gli esseri viventi fossero suoi doni.
Un tempo era inglobata nel sistema murario, e protetta da torri, distrutto una prima volta dall’assedio spagnolo del 1556.

E’ stata poi ricostruita assieme al nuovo sistema murario dei bastioni in posizione diversa dalla precedente. La sua forma attuale staccata dalla muratura che la fa sembrare un arco di trionfo è dovuta ai restauri Ottocenteschi.

Sopra la porta si nota lo stemma della città con l’aquila che afferra il leone e le chiavi pontificie mentre sui due lati due grandi aquile.

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Porta Santa Maria era la porta di accesso all’Acropoli di Anagni, la parte più alta della città dove oggi si trova la Cattedrale di Santa Maria, e veniva chiamata anche Porta degli Idoli. 

La porta attuale non è quella originaria andata danneggiata durante l’assedio degli spagnoli nel Cinquecento. La sua forma e la sua posizione sono state determinate nel rifacimento del sistema di protezione murario voluto da papa Pio IV, il cui stemma si trova proprio al centro dell’arco della porta.

Porta Santa Maria ha quindi uno stile cinquecentesco con decori in bugnato e una lastra ricorda le parole dell’imperatore Marco Aurelio durante la sua visita alla città.

La porta è stata danneggiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale e ricostruita fedelmente.

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L’attuale Porta San Francesco è quella costruita dopo la distruzione del sistema murario medioevale durante l’assedio spagnolo del Cinquecento.

La porta è stata ricostruita sotto il pontificato di papa Pio IV e lo stemma del papa è nella chiave di volta dell’arco.

La porta è composta da un arco costruito in blocchi di travertino bugnati e da due passaggi pedonali laterali. Fra le mura che la circondano si riconoscono in rilievo altre forme architettoniche tipiche del Cinquecento che ingentiliscono la costruzione.

La porta un tempo si chiamava Porta del Sole e oggi prende il nome da una statua di San Francesco che si trova accanto e vicino ad un rilievo con le insegne e il motto del condottiero Torquato Conti.

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La biblioteca Mariana si trova all’interno del Palazzo del Seminario di Anagni, di proprietà della diocesi.

Il Palazzo del Seminario risale all’inizio del Settecento anche se costruito modificando edifici preesistenti medioevali.

Al suo interno sono conservati manoscritti, codici, e circa 20.000 volumi ed opuscoli oltre a incunaboli  (libri stampati prima del 1500), e circa 1.000 edizioni del 1500 ed edizioni del 1600, 1700 e 1800.

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Il palazzo Traietto è stato realizzato nel XIII secolo e commissionato direttamente da papa Bonifacio VIII dopo che la sua famiglia aveva acquistato praticamente tutti gli edifici dell’area di Anagni. Il nome attuale viene dalla famiglia dei marchesi Traietto che lo avevano comprato nel 1872.

La facciata principale dell’edificio è su Via Maggiore ed è stata rifatta in stile settecentesco con grande portone di ingresso neoclassico con due colonne ai lati che sorreggono un piccolo balcone.

Ma se si gira intono all’edificio e si va sul retro si può ritrovare l’originario aspetto medioevale con due grandi archi in stile gotico-cistercense che fanno da contrafforte alla struttura e che gli conferisce un aspetto imponente. Gli ampi saloni sono chiamati ancora ‘Stalle di Bonifacio VIII’.

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