Campagnano di Roma. Fontana dei Delfini

Al centro di Campagnano di Roma è possibile ammirare la spettacolare Fontana dei Delfini, dalle inconfondibili forme barocche.

La fontana è attribuita al Vignola e prende il nome dalla scultura di due delfini in travertino posti alla base di un piedistallo con una grande campana in peperino.

Il contrasto tra il colore del marmo e quello del peperino creano un emozionante gioco che dà risalto alle curve sinuose dei delfini che originariamente spruzzavano l’acqua in una vasca a forma di conchiglia.

La vera fontana era invece alimentata da mascheroni che la gettavano nelle vasche ai piedi della struttura e negli abbeveratoi che oggi sono stati demoliti.

La fontana termina con una grande campana in peperino.

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Il castello di Bracciano è stato edificato dagli Orsini intorno al XV secolo attorno ad una rocca medioevale. Presenta tre cinta di mura esterne di forma pentagonale e cinque torri, una per ogni vertice della fortificazione esterna.

Nel 1696 diventò di proprietà degli Odescalchi, una antica famiglia di origine comasca collegata a papa Innocenzo XI.

Dal 1952 il castello è aperto al pubblico, è visitabile e viene spesso usato per ricevimenti, matrimoni e altri eventi privati e culturali.

Le sale del castello conservano una ricca collezione di oggetti d'arte raccolta dal principe Baldassarre Odescalchi che, nella seconda metà dell'Ottocento, si impegnò in una grande campagna di acquisti per ri-arredare il castello saccheggiato dai francesi.

L’idea del principe è stata sin dall’inizio quella di creare una fondazione e un museo.

Oggi nel museo sono visitabili i busti dei dodici Cesari, la rara clessidra del XVI secolo e molti mobili del Quattrocento e Cinquecento.

Il museo possiede inoltre una preziosa raccolta di ceramiche italiane Cinquecentesche, che illustrano un panorama dei principali centri di produzione della maiolica.

Segue una ricca collezione di armi che, per l'importanza dei pezzi che la compongono, pone il castello Orsini-Odescalchi fra le più prestigiose istituzioni.

Infine una vasta selezione di pitture del primo Rinascimento, per lo più dell'Italia centrale.

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Il Museo è dedicato alla musica e al canto popolare che hanno scandito il tempo di Arsoli e si trova nell’ex Granaio Massimo. L’esposizione si articola in quattro sezioni: la tradizione bandistica, la tradizione pastorale, la tradizione artigiana, le antiche Confraternite e la musica nella religiosità popolare.
Nelle quattro sezioni sono espostigli strumenti pastorali (flauti di canna, clarinetti di canna, zampognetta di canna, flauti di corteccia, corni di animali e vari tipi di campanacci usati per le greggi e gli animali da stalla) e gli strumenti artigiani (organetto, tamburo a frizione, triangolo e tamburelli) usati nelle feste.
Nella sezione bandistica, oltre agli strumenti musicale dell’ottocento, si trova una ricca raccolta di spartiti musicali autografi trascritti a mano e documenti fotografici.
Mentre l’ultima parte è dedicata soprattutto al pellegrinaggio alla SS.ma Trinità e alla musica, al canto e agli strumenti nella religiosità popolare con fotografie, filmati e riproduzioni sonore.
 

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Questa struttura di Arsoli era originariamente di proprietà dei principi Massimo che la utilizzavano come deposito per il grano.

Negli anni cinquanta il Partito Comunista vi aveva messo uno dei primi televisori del paese e le persone potevano portarsi una sedia da casa e, pagando una piccola quota, guardare programmi televisivi come “Lascia e raddoppia”.

Negli anni ‘80 fu acquistato dal comune e ospita la biblioteca, il museo e sale per manifestazioni.
 

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Il castello di Arsoli nasce come monastero fortificato dei Monaci benedettini di Subiaco intorno all’anno mille e subito diventa il punto di riferimento del nascente borgo.

Intorno al 1280 passa alla famiglia Passamonti che lo ingrandisce.

L’attuale forma è datata a cavallo fra il Cinquecento e Seicento ad opera dei principi Massimo che, subito dopo la grave pestilenza, trasformarono il castello nel centro della ripresa creando attività artigianali, realizzando una farmacia e un teatro aperto al popolo.

Gli ultimi interventi sono nel 1800 quando in Italia andarono di moda i rifacimenti in stile gotico.

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Nell'Area archeologica Casarinaccio di Ardea sono stati riportati in luce i resti di un tempio dedicato a Venere risalente al VI secolo AC. Sono visibili il podio del santuario, costituito da tre filari di blocchi di tufo poggianti direttamente sulla roccia.
 

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Ardea. Palazzo Sforza-Cesarini   

Il palazzo Sforza-Cesarini, si trova sulla Rocca di Ardea, ed è stato edificato dai Colonna nel 1421 proprio sopra la Torre d’Ardia.

Nel 1564 venne venduto ai Cesarini e ha ospitato i Borgia e Papa Gelasio II che si rifugiò tra le sue mura per sfuggire ai tedeschi.

Il castello era circondato da fossato e vi si accedeva tramite un ponte in muratura.

Secondo la leggenda, il palazzo ospita il fantasma di Ludovico Colonna che venne ucciso nel 1436 con una pugnalata alla gola da parte del cognato.

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Torri medievali
Torri medievali

L’originario castello di Arcinazzo Romano è andato distrutto nel corso dei secoli e sulle sue fondazioni è nato l’attuale borgo medievale. Arcinazzo è sempre stata sotto il controllo diretto della chiesa, prima della vicina abbazia di Subiaco e poi della Camera Apostolica.

La mancanza di un feudatario non ha portato alla realizzazione di edifici di rappresentanza e palazzi signorili e la bellezza del borgo antico è proprio nelle piccole case nate una accanto all’altra.

Dell’originario sistema difensivo sono visibili due torri: una porzione di due lati di una torre proprio sul punto più alto di Arcinazzo Romano. Si dice che su questa torre alloggiassero gli emissari dell’abate che venivano a controllare i possedimenti della abbazia.

La seconda è invece stata trasformata nel campanile della chiesa di Santa Maria Assunta ma si può riconoscere perfettamente l’antica sagoma.

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